venerdì 10 luglio 2015

La week en rose (122)

Mercoledì 1/7 – Nuovo mese, voltiamo pagina dopo la maratona dell'Europeo senior. Inizia il turbinio di competizioni Fiba, che ogni anno ne inventa un paio nuove, roba che il globo è percorso per tutta l'estate da giocatrici onorate di rappresentare la propria nazione per pubblici di una dozzina d'unità e un centinaro d'appassionati che le seguono in patria. :alienff: Il reverendo Naismith inventò il basket come sport invernale: ora siamo giunti a estremi come l'Europeo U20 alle Canarie di luglio. Cioè, tu pensa a quanti matti avranno voglia di chiudersi in un palazzetto in piena estate alle Canarie per seguire un Belgio-Olanda.

Eppure l'estate giovanile di quest'anno, per noi Italia, è importante non solo per le solite medaglie, ma perché siamo a un bivio, un fine ciclo. Questo per l'ormai prossima uscita delle ultime due annate della generazione del nostro rinascimento giovanile in Europa, inaugurata dalle '92 con l'ormai mitico argento U16, e proseguita sino alle '96 che furono argento sempre U16 tre anni or sono. (Occhio che considero solo l'annata portante, tralasciando le '97 che vinsero quella medaglia a supporto delle sorelle maggiori.)
Ci troviamo dunque, in due categorie su tre, a dover dimostrare di essere da podio con annate che non ce l'hanno ancora fatta se non, appunto, le '97 come scudiere delle '96. In caso contrario, si potrebbe delineare uno scenario di riflusso per noi dopo la brillante epoca recente, il che ci può stare per chiunque non si chiami Spagna e Francia, che hanno un eterno ricambio.
In tal senso l'Europeo U20 in arrivo è il meno significativo, perché di quel gruppo '95-96 sappiamo già il valore, che se le cose buttano bene è da podio (4 anni fa bronzo U16), se un po' meno bene da prime otto (2 anni fa in U18). L'anno scorso fummo di bronzo nelle U20 ma eravamo in casa e c'erano le '94 più Gambarini e Crudo che sono le nostre grandi assenti. E poi in U20 ormai le migliori sono, com'è giusto che sia, più nell'orbita del basket senior che di quello under. Parlo anche di chi c'è, costretto a regredire al giuoco giovanile dopo aver sperimentato financo l'Eurolega, vedi Zandalasini ma anche Tagliamento, protagonista in A1. Zanda io avrei voluto vederla con la Nazionale maggiore, a prepararsi a diventarne la leader del futuro, anziché inseguire l'ennesimo piazzamento, nobile o mediocre che sia, con e contro le coetanee, costretta a evoluire in maniera diversissima da come ha fatto a Schio per tutto l'anno. Ovviamente, se le ragazze ci regaleranno una medaglia, ne godremo ma sarebbe più significativo se arrivasse da U18 e U16.
Una nota sul roster U20: Ercoli è l'unica vera pivottona, ma abbiamo 7 ragazze su 12 sopra l'1.80, sopra la nostra media recente, e abbiamo 3 belle ali di statura, quelle che all'Europeo senior ci sono terribilmente mancate (potevano essere Macchi e Cinili; oppure vedi le greche Dimitrakou e Kaltsidou, che ci han fatto il paiolo forse non a caso), ovvero Zanda, Penna e Tagliamento. Credo quindi che non avremo né l'alibi del nanismo né quello del "poco spazio delle nostre giovani in serie A mentre negli altri paesi fin dai 14 anni sono tutte titolari fisse ecc. ecc."), :wacko: giacché di gente con minutaggio serio in A1, ma pure A2 di vertice come Barberis e Kacerik, ne abbiamo. Vedremo infine se il trio americano Botteghi-Peresson-Mosetti è migliorato o meno.

Giovedì 2/7 – Una robetta da dire c'è anche sulle Universiadi, che iniziano domani. Ci va la famosa "Sperimentale", che non è ben chiaro cosa sperimenti o cosa rappresenti, ma è un'etichetta utile a poter dire: "Ne abbiamo prese tante? E bè, eravamo sperimentali". Spediamo in Corea un manipolo di giocatrici ai margini dell'azzurro, fra il '91 e il '95, con Carangelo, C. Dotto, Melchiori come giocatrici dal maggior spazio nell'ultima A1. Allena lo stesso Ricchini, quindi la speranza è che se ne ricavi qualcosa per il futuro della Nazionale maggiore, anche se non è da qui che possiamo trarre elementi che ci trasformino da zucche in carrozze (discorso fisicità: qui solo 5 su 12 sopra l'1.80, di cui Gombac e Bona appena appena).
Va notato però un dato importante: solo due elementi del '91 figurano in questa Sperimentale; del '90 nessuna (era annunciata Bestagno, ultimo taglio della Senior, ma poi che fine ha fatto? Meurlock indagherà). Le annate '90-91 non erano presenti nemmeno all'Europeo senior (contro una '92 e due '93). Sono due classi di vuoto totale (o subtotale) per il nostro basket donne, schiacciate tra un '88-89 prolifico (Sottana, Crippa, Gatti, Fassina, l'assente Cinili) e le successive annate del rinascimento giovanile di cui parlavasi prima.
Fornisco questo elenco: Bandini, Fiascaris, O. Milazzo, Quarta, Spreafico, E. Bestagno, Pasqualin, Barlassina, Tognalini, Cerri, Rulli, M. Bestagno. Che è? La Nazionale '90-91 agli Europei U20 di 4 anni or sono. Ebbene, da queste, ora che sono 24-25enni, non abbiamo ricavato nulla per la Nazionale senior, ma addirittura parte di queste sono oggi sprofondate nelle categorie minori o hanno persino smesso. Sarà stata sfiga ma di fatto, nel prossimo biennio, mentre le ultime veterane tipo Ress e soprattutto Masciadri usciranno di scena, dovremo coprire un vuoto di ricambi nell'età più adatta. :( Ottimismo.

Venerdì 3/7 – Meno di una settimana al fatidico 9 luglio, giorno di funerali per i clubs che rinunceranno ai campionati nazionali. Tra voci che s'incrociano e a volte si contraddicono, aspetteremo le ufficialità confidando nel fatto che la moria sarà minore dell'anno scorso grazie all'abolizione dell'A3 (se qualcuno dice: "grazie al c...", gli rispondo: "hai ragione"). Si registra in questi giorni l'appello disperato del presidente Besana di Genova, ancora privo di qualsivoglia aiuto dal territorio dopo la perdita dello sponsor. Purtroppo, cavar soldi dai genovesi è impresa fuori portata per chiunque nella storia patria: :huh: non sarà certo per incapacità sua se non troverà soluzione al nodo che l'affligge.
Cagliari sempre sull'orlo del baratro in A1. Ma altrove non è che si stia meglio. Non luccica tutto quel che è oro, ovvero ad esempio la Spagna, che di ori ne ha collezionati dozzine ma perde pezzi da Eurolega: dopo Valencia, due anni fa, collassata da campione d'Europa, ora s'apprende della defezione del Rivas Ecopolis, che si auto-retrocede in seconda serie: :cry:
"El primer equipo del Rivas Ecópolis no se inscribirá en la máxima categoría del basket femenino español para la próxima temporada. Fuentes de la Junta Directiva del Club Baloncesto Rivas, propietario del equipo, aseguran que la decisión ha sido tomada debido a la situación de falta de apoyos, ni de patrocinadores ni de instituciones”.
Capito? Mancanza di appoggi, sponsor e istituzioni che siano. Uguale a Genova e a mill'altri posti. La morale è semplice: o hai l'abilità e il culaccio di trovar sempre chi ti foraggia, oppure ti conviene essere ricco di tuo. Anche perché, con le false fatturazioni che, ci risulta, sono sempre più ardue e un ritorno d'immagine incerto, convincere qualcuno a darti soldi senza contare nulla o quasi nulla a livello decisionale, è impresa titanica. <_<

Sabato 4/7 – Sorteggio qualificazioni Europei 2017 senior: siamo in girone con Montenegro, Gran Bretagna e Albania. Si leggono commenti ottimisti; poteva andar peggio ma il Montenè stava per andare in semifinale 10 giorni fa; la GB non è più terzo mondo cestistico già da tempo; l'Albania forse sì ma okkio che l'anno scorso perdemmo in Portogallo. La grossa novità è che si gioca durante la stagione, in autunno-inverno: e ora che alibi accamperà chi vuole smarcarsi dalla naja azzurra? :P

Sabato 4/7 – Conclusa la prima fase dell'Europeo U20 alle Canarie. Siamo in linea con la tabella di marcia, avendo perso in apertura con la Spagna perenne favorita per l'oro e poi battuto Rep. Ceca e Ungheria. Severa la scoppola rimediata dalle iberiche, più di quanto dica il 43-54 finale: a fine 3° quarto eravamo 24-39, soffocati in attacco dove solo Zandalasini (14 ma con 5/18) e in parte Penna (9) hanno trovato varchi dall'asfissiante pressione iberica. La colorata Nogaye Lo (nata a Maiorca, peraltro) ha dominato. L'indomani, con le ceche, abbiamo pagato probabilmente un po' di tensione all'inizio, non potendo fallire, ma dopo il +1 all'intervallo siamo stati folgoranti con un 51-13 nella ripresa; forse una delle metà gara più brillanti della nostra storia giovanile recente (Zandalasini 18, Tagliamento 14). Più sofferta la vittoria sull'Ungheria (71-66): qualche brivido nel finale perché da +14 a 3' dalla fine ci siam fatti rimontare sino a +3; Tagliamento però ha sigillato dalla lunetta. Da notare che coach Molino ha asciugato la rotazione a 8 giocatrici, di cui Ercoli solo 9 minuti. Tagliamento 13, Penna 12+13 rimba. Insomma, per ora niente d'esaltante né di deprimente, tutto da decidere nella seconda fase.

Domenica 5/7 – Al torneo di Binzago, dove siamo installati in permanenza da 8 giorni, arrivano news di mercato, seppur frastagliate e disomogenee. In A1 s'ode di una grande risposta di Ragusa allo scippo di Walker da parte di Schio: sarebbe in arrivo addirittura Rebekkona Brunson, ex califfa assoluta di Taranto. Al Geas andranno, sebbene ancora da ufficializzare, Mandache e Giulia Rossi, gran scalatrice di categoria dalla B all'A1 in due anni tramite Sanga. In A2, anche Jasmine Keys va a Vicenza; da queste parti cambiano forse più di quanto avessero preventivato Milano e Carugate. Altre notizie e notiziole, ma è inutile snocciolare la litania.
Meglio parlare di Binzago, appunto, delizia dei palati cestistici che si può gustar dal vivo per poi scambiar due chiacchiere con le protagoniste. Però è ancora presto per dar resoconti significativi, per cui dico solo che nella prima settimana si sono messe in luce Marcella Filippi, tirata a lucido dopo la preparazione con la Nazionale; la solita "Prezze" De Cristofaro che a Binzago diventa una Taurasi dei poveri; Carolina Bossi, discorso simile (fortunatamente, dopo un iniziale forfait per imminente matrimonio ci ha ripensato); una sorprendente Arnaboldi pur reduce da due anni di inattività; e la sempiterna Maiorano che s'avvicina alla mitica quota 1000 punti al torneo.
Chi è in zona e vuol venire venga, dura fino al 19 luglio, il calendario è sul sito (link in mia firma, guardare in colonna sinistra apposito riquadro), c'è bella gente in campo e fuori, male che vada si mangia al ristoro.

Nella foto: gruppi femminili interessanti al torneo di Binzago. In allto: Gariboldi-Degradi-Schieppati-Arnaboldi-Carta; al centro: Filippi-Francione-Dal Verme; in basso: Sforza-Bossi-Pulvirenti-Bonalumi-Brino.


martedì 7 luglio 2015

La week en rose (121 - Serbia campione d'Europa + Binzago: inizio)

Sabato 27/6 – E' iniziato il torneo misto di Binzago e quindi siamo là in permanenza fino al 19 luglio. :wub: :wub: :wub: "Siamo" chi? Be', non sono più i tempi in cui ferveva il mercato a bordo campo, perché il mercato attuale è quello che è (o forse perché ormai alle giocatrici puoi fare offerte via Facebook); ma ci sarà come sempre un viavai di gente bella, chi interiormente chi anche esteriormente.

Il dato più positivo è che sono iscritte 80 ragazze contro le 70 che hanno partecipato lo scorso anno; qualcuna poi finirà per non partecipare ma il "segno +" nelle iscritte ci sarà comunque, e assicuriamo che non è semplicissimo coinvolgere quel numero di giocatrici in questo periodo dell'anno per 3 settimane di fila. Livello qualitativo suppergiù stazionario, in quanto figurano 3 giocatrici di A1 (l'azzurra Filippi, Valentina Gatti, Sara Canova), 9 di A2 (Schieppati, Giunzioni, Casartelli, Tibè, Marulli, Calastri, Picco, Bottari, Contestabile), 8 di A3 (Bassani, Codispoti, Farinello, Pogliana, De Bernardi, Del Pero, Maiorano, Castiglioni) più tutta una serie di rispettabili elementi di B, C e Promozione o anche inattive. Un fritto misto non solo di categorie ma anche di età: si va dal 1963 dell'immortale Elena Ceriani al 1999 della biassonese Mariani, della vittuonese Corbetta e delle masnaghesi Cincotto e Del Pero. Come sempre, purtroppo, ci sono gli uomini di mezzo ma si sa, la perfezione non esiste. :wacko:

Domenica 28/6 – Serbia, sei tu l'astro nel firmamento del basket femminile. :inchino: Titolo europeo clamoroso per la compagine balcanica, prima volta per qualsiasi team dell'ex Jugoslavia, la quale nemmeno unita era mai giunta all'oro. C'è riuscito questo manipolo talentuoso e scanzonato, condotto dalla figlia d'arte Maljkovic ben più in là di quanto potesse sperare, specie dopo una fase eliminatoria ondivaga. Ma quarti e finale sono stati due capolavori, inframmezzati da una semifinale un po' più affannosa ma non certo giocata male.
Ancora d'argento, come due anni fa, una Francia che forse pensava che il più fosse fatto dopo aver sconfitto l'eterna rivale Spagna, ma invece si vede gettare sabbia negli ingranaggi da una Serbia con più imprevedibilità e più talento fra le esterne, settore che ha messo a nudo il tallone d'Achille delle possenti transalpine.
Nel pomeriggio la Spagna aveva vinto piuttosto agevolmente (74-58) sulla Bielorussia per il bronzo. Medaglia certo pregevole, da unire al semaforo verde per il Preolimpico 2016, ma un passo indietro per le iberiche rispetto all'oro di 2 anni fa. E se ha vinto la Serbia, sonoramente battuta da loro durante le eliminatorie, qualche rimpianto viene. La Bielorussia, con 5 vinte e 5 perse, porta a casa il massimo ottenibile, con buone chances di andare a Rio.

Ma arriviamo alla partita che conta. Finalmente l'arena di Budapest si riempie (5000 spettatori, chissà dove s'erano nascosti finora), l'atmosfera trasmette l'idea di un evento importante. La Serbia tiene l'asso Petrovic dalla panchina, accettando il rischio di partire al traino. Ed è quello che succede: dopo uno scambio di triple Tchatchouang-Page nelle prime due azioni, la Francia sembra più pronta, con una difesa fisica che "mura" i pesi leggeri serbi. L'ondivaga ma talentuosa Tchatchouang (1991, annata che per noi, tra parentesi, è totalmente nulla ai fini azzurri) è scatenata nei primi minuti. Gruda le viene dietro con un coast-to-coast per l'8-15.
L'ingresso di Petrovic cambia subito volto alla partita, portando al 15-15: sono le triple a propellere le slave. Che però poi si bloccano e la Francia ripristina un +7 (15-22) a fine 1° quarto, con l'impatto dell'upupa Epoupa. Gioco veloce, pochi falli, tutto molto piacevole.
Seconda frazione cruciale per indirizzare la partita. Continua l'alternanza di folate: il talento di Petrovic e Ana Dabovic (quest'ultima peraltro sottotono fino all'intervallo) riavvicina la Serbia sul 24-26. Ma sembra che le slave, se non riescono ad accelerare a manetta per impedire alla difesa francese di schierarsi, soffrano tremendamente. E quando s'abbassano le loro percentuali, la Francia riallunga: 25-32 al 17'. Ma ecco una nuova svolta, con Marina Maljkovic che azzecca una mossa (zona adeguata ingabbiando Yacoubou) e Valérie Garnier che la sbaglia: leva Dumerc, Tchatchouang e Gruda, lasciando a nudo l'inadeguatezza di certe sue piccole, come Lardy, Salagnac, Skrela, le quali sfidate al tiro collezionano ferri (ovviamente, se segnavano era geniale Garnier a far rifiatare le leader senza pagare dazio). :blink: La Serbia confeziona un 8-0 (33-32), Yacoubou si mangia un appoggio da sotto sulla sirena. Certo, solo un punto di differenza ma il vento è cambiato.
A inizio ripresa, tegola per la Francia col 3° fallo di Tchatchouang, peraltro spentasi dopo l'inizio crepitante. Ma per qualche minuto c'è un'alternanza di sorpassi. Poi la Serbia mostra di aver rotto ogni briglia e perso ogni riverenza (ammesso di averla mai avuta). Ci si accorge che Milica Dabovic, la sorella meno talentuosa ma più mastina, è k.o. per un infortunio al gomito subìto, evidentemente, nel 1° tempo. Eppure questo non frena in alcun modo l'impeto delle connazionali di Djokovic: è soprattutto Petrovic, qui, a trascinarle, con canestri di pura classe, come un giro e tiro dalla media, sublime, per il 49-42 al 26'; e lei è già a 17 punti. Ma anche Ana Dabovic non è da meno. A talento va risposto col talento, ed ecco allora Dumerc prendere iniziative in proprio, e Gruda, dopo un lungo silenzio, inventarsi un miracolo cadendo all'indietro sulla sirena dei 24". La Francia torna a -2, che diventa -4 al 30' (53-49).
Che partita: sembra che più sale la stanchezza (e siamo alla decima gara per ciascuno), meno le due squadre sbaglino. Ana Dabovic prende in mano la situazione, è una sinfonia il suo ultimo quarto; sigla il 57-51 in arresto e tiro. La Francia deve aggrapparsi ai suoi totems: Yacoubou in area, dove non ha rivali di peso (ma la sua coach, adeguandosi anziché costringere le serbe ad adeguarsi loro, la utilizzerà solo a singhiozzo, attirandosi successive critiche), e Dumerc con la sua classe. La regista firma la tripla del 59-57 al 33'.
Ma la Serbia è implacabile: ogni volta che la Francia si riavvicina, la ricaccia indietro con percentuali frustranti. Petrovic torna a colpire con una tripla su scarico costruito benissimo dalla squadra: 67-59 a 5' dalla fine. Le galliche hanno l'ultimo sussulto: tripla di Tchatchouang per il 67-64 a -3'30".
Potrebbe darsi che la Serbia, esordiente a questi livelli, si faccia cogliere da tremori. :o: Ma quando mai. Perlomeno, non Ana Dabovic: meraviglioso il suo 1 contro 1 uccellando con un giro dorsale la modesta Skrela, per il 71-64. Senza Isabellona nostra, non c'è il babau in area. E Gruda e Dumerc, proprio loro, sbagliano tiri fatali. La Serbia ormai vede la Madonna, e Page segna a -1'30" il 73-64, dalla media su scarico di Milovanovic. Come a mettere a tacere definitivamente ogni dibattito sulla sua naturalizzazione a Belgrado e dintorni. :P
E' il k.o., finisce 76-68 con una scaramuccia tra le due allenatrici per un timeout chiamato da Marina a 20" dalla fine, per la furia di Valérie (la serba spiegherà che voleva far entrare Milica Dabovic come omaggio). Ma è dettaglio da poco; conta solo la festa serba. Esito clamoroso quanto però logico per quello che si è visto in finale. Ana Dabovic chiude a 25 punti con 8/12 da 2 e 9/9 ai liberi, Petrovic a 22 con 9/15. Di là Gruda 16 con 7/11, Tchatchouang 15 con 3/3 sia da 2 che da 3. Percentuali altissime che danno l'idea della qualità offensiva della disfida.
Il grandissimo merito della Serbia, nella fase finale, è stato di costringere le stazzate e compassate Turchia e Francia a giocare la partita che voleva Marina e non quella che volevano loro. Con un gioco moderno, quello che quest'anno ha sbancato su tutti i fronti (vedi Golden State in Nba, Sassari in Italia), ovvero ritmi alti e spazio libero alle improvvisazioni, la Serbia ha massimizzato il talento di Petrovic e A. Dabovic, nascondendo i difetti di stazza e raziocinio.
Terzo argento in 4 anni per la Francia, compreso quello olimpico 2012: ovviamente per chiunque sarebbe manna, a loro sta un po' stretto, soprattutto stavolta perché la teorica superiorità sull'avversaria in finale c'era. Dumerc potrebbe essere al capolinea e non è cosa da poco (nel "timeout della discordia", quello finale della Serbia, la si è sentita arringare le compagne con parole tipo "voi siete giovani, ci riproverete, non siate tristi", belle ma dal sapore d'addio), ma il resto non è affatto d'età avanzata, il loro ricambio è continuo.
Il quintetto ideale è obbligatorio per quattro quinti: le due divine serbe di cui sopra (Dabovic poi scelta come "mvp"); Gruda e Torrens, che hanno cantato e portato la croce per Francia e Spagna; come play hanno scelto Dumerc, un po' regalato, anche se quando è servito si è fatta sentire. Ci stava magari una bielorussa (Harding o Leuchanka), oppure Prince della Russia, o Sanders ma due non erano nel ruolo giusto e poi a quanto pare non c'era trippa per naturalizzate. :huh:
Le graduatorie individuali: nei punti prima Torrens (19,7 di media) davanti a Gruda e alle tre "strangers" Toliver, Sanders e Robinson; nei rimbalzi svetta Leuchanka; negli assist Skerovic.
L'ultima immagine è la felicità delle serbe mentre cantano l'inno sul podio. Una squadra coinvolgente, di forte espressività, con le due Dabovic adattissime come donne-copertina, ma tutte capaci di trasmettere emozioni e nazionalismo. Compresa Danielle Page, che canta l'inno della sua patria adottiva: e far imparare una lingua slava a un'americana è un'impresa quasi maggiore della medaglia d'oro... :P

Lunedì 29/6 – Mentre assistiamo ai festeggiamenti della Serbia, rientrata a casa, davanti a migliaia di persone in piazza a Belgrado (Ana Dabovic si conferma di grande carisma arrigando la folla con maestria) e ci chiediamo se mai si vedrà una cosa simile in Italia (la risposta è appunto: mai), <_< viene però da ricordarsi che, se oggi le serbe sembrano di un'altra galassia rispetto a noi, in realtà due anni or sono eravamo allo stesso livello, tant'è che ci batterono solo di un'incollatura nei quarti di finale, e altri due anni prima avevamo fatto meglio noi, nell'ultima apparizione di Macchi e della precedente generazione di azzurre.
Cos'è cambiato dal 2013? Loro hanno inserito Petrovic e Page, mica bruscoli, ma sono anche cresciute con l'ottima annata '89, che oggi gioca con maturità invidiabile. Temprata da esperienze nei top team europei. Noi non abbiamo inserito elementi di primo piano, ma non siamo nemmeno sembrati progrediti in chi c'era già due anni or sono, a partire dalla stessa Sottana. E più passano i giorni, più le assenze mi risultano difficili da digerire nel momento in cui c'era da inseguire il traguardo delle Olimpiadi.
A chiusura di questa maratona europea, la sensazione che ci resta è di aver assistito all'edizione più bella tra quelle che ricordiamo. Difficile dire fino a che punto dipenda dall'alta definizione di Sky (la confezione non conta più della sostanza, ma conta) e quanto dalla reale qualità del gioco. Ma con mille partite terminate punto a punto, quasi sempre per meriti di chi ha vinto e non per contro-prestazioni di chi ha perso, viene da propendere per la seconda ipotesi. :B): Un basket "anni 2000", cioè con pochi schemi e molta libertà, ma anche "femminile", cioè con un sano bilanciamento tra gioco interno, esterno e intermedio (qui il tiro dai 4-5 metri esiste ancora, nel maschile meno); un basket in grado di piacere anche a chi non lo segue abitualmente.

Nella foto: collage dalla finale: Serbia sul podio, il quintetto ideale, Ana Dabovic in entrata, la disperazione di Dumerc.


sabato 4 luglio 2015

La week en rose (120 - Eurobasket: semifinali + spareggio Olimpiadi)

Venerdì 26/6 – Ritmo martellante all'Europeo ungaro, senza soste fra quarti e semifinali. Mentre le grandi deluse Russia e Turchia si guadagnano la finale per il 5° posto, ovvero l'ultima spiaggia per il Preolimpico (16 punti e 10 rimbalzi per la gemma Vadeeva nella semifinaluccia di consolazione contro il Montenegro), Serbia e Bielorussia battagliano per un posto in finale del tutto inatteso alla vigilia.

Sono le slave a spuntarla, con un serratissimo 74-72, ennesimo verdetto in volata (e a punteggio alto) di quest'edizione, cosa che ci appassiona ma fa anche sospettare che le gerarchie siano dovute spesso più a episodi che a valori reali.
Qui la Serbia era favorita dopo la gran prestazione contro la Turchia; forse ha sentito la pressione del cambiamento di ruolo da outsider che era; ma credo ci sia una spiegazione più tecnica, e cioè che la compagine della seriosa quanto simpatica Marina Maljkovic si trova più a suo agio contro squadre compassate come la Turchia, nei cui ingranaggi versare sabbia col suo gioco poco convenzionale, fatto d'improvvisazioni e accelerate, rispetto a una Bielorussia che a sua volta sa piazzare zampate a sorpresa da 8 metri, invenzioni fuori schema eccetera. Con in più la presenza di una torre agile come Leuchanka, in grado, a differenza del totem turco Yilmaz, di tener botta contro i pesi leggeri serbi in difesa e dominarli in attacco. Non a caso la statuaria bionda suddita di Lukashenko ha finito con 22 punti e 11 rimbalzi, ben bilanciandosi con l'8/14 da 3 di squadra (Likhtarovich e Snytsina ficcanti). Anche 21 assist per la Bielorussia, a indicare una prova di gran qualità.
Dal canto suo, la Serbia replicava con individualità di maggior pregio nei ruoli dal 2 al 4, cioè Ana Dabovic (21 dopo i 31 nei quarti), Petrovic (14) e Milovanovic (12), in grado di colpire sia da fuori che in avvicinamento; e poi con le palle rubate dall'astutissima Milica Dabovic.
Insomma nessuna delle due squadre riusciva né a spegnere il giuoco altrui né a imporre saldamente il proprio: inevitabile una partita tutta di minibreaks e contro-sorpassi. Serbia avanti in avvio ma raggiunta a fine 1° quarto; poi ancora prima Serbia e poi Bielorussia (anche +4) nel secondo. Parti invertite invece nel terzo, il più prolifico, con le russobianche a scappare sul +7 ma le serbe a riprenderle e sorpassare al 30' (59-57) grazie al risveglio di Petrovic e A. Dabovic. Le quali sono come abili capitane di una squadra ciclistica che fanno lavorare le proprie gregarie all'inizio della corsa, per poi prendere in mano la situazione quando il traguardo s'approssima.
Ultimo quarto con minor precisione ma emozioni quante se ne vogliono. Serbia a +6, poi raggiunta, poi di nuovo a +5 con uno dei sontuosi palleggio-arresto-tiro di Petrovic; ancora pari a 3' dalla fine (69-69).
Fase convulsa e cruciale: la Bielorussia perde sanguinosi palloni, la Serbia allunga con un 5/6 ai liberi e sembra avercela fatta (74-69 a -50"). Ma tocca alle slave pastrocchiare: consentono a Harding un'accelerazione con canestro e fallo (74-72), si fanno rubare palla allo scadere dei 24" e sono costrette a trincerarsi nell'ultima azione, rischiando la beffa. Ma, almeno stavolta, la difesa serba lavora forte e le bielorusse impiegano quasi tutto il tempo per poi trovare solo un'ardua conclusione di Leuchanka in mezzo alla mischia, sulla quale gli arbitri non fischiano fallo, probabilmente a ragione.
E dunque è la Serbia la cenerentola che si trasforma in principessa, la zucca che si fa carrozza (esagerando, perché da anni era una potenza emergente). Certo, però, qualche rimpiantuccio a noi potrebbe venire, ricordando che con la Bielorussia andammo a un passo dalla vittoria e adesso loro sono giunte a un tiro dalla finalissima, così come la Lituania e il Montenegro, squadre non di un altro pianeta, si sono fermate a uno schioppo dalla semi, come noi 2 anni fa. Tutto per dire che la pur giusta consapevolezza che "non siamo le più forti" (come dicevano le nostre nel video promozionale) non pre-determina per forza un risultato scadente.

Venerdì 26/6 – Ma veniamo a chi di un altro pianeta effettivamente lo è. Francia-Spagna, scontro fra titani, le due migliori scuole attuali d'Europa, rivincita della finale di 2 anni fa. E se la prendono le ex suddite di Napoleone, di stretta misura ma dopo aver sostanzialmente sempre condotto nella ripresa. Fossimo stati nel pugilato, una vittoria ai punti con verdetto unanime.
Purtroppo un disguido del decoder Sky ci ha privati della visione della partita, che sarebbe un diritto costituzionale. :angry: Ma la serata era complessa, alla vigilia del via del torneo di Binzago e con gara-7 di finale maschile in contemporanea.
Ricostruendo dagli highlights e dalle cronache si può dire quanto segue. La Francia è partita 7-0 e ha condotto per tutto il primo quarto. La Spagna si è riavvicinata per poi sorpassare nel secondo, mai però oltre il +3 e con la Francia comunque in grado di rimettere il naso avanti prima del 29-31 per quelle della paella all'intervallo.
Terzo quarto importante per indirizzare la gara: testa a testa ancora per qualche minuto, poi +7 Francia con Miyem, Gruda e Dumerc; la Spagna si riportava a -1 ma negli ultimi 15 secondi segnava Gruda, rubava palla l'upupa Epoupa a metà campo e, dopo uno scambio con Gruda, realizzava da sotto allo scadere per un 51-46 certo non risolutivo ma galvanizzante.
Nell'ultimo quarto infatti il timone della partita restava nelle mani delle suddite di Hollande: piccoli vantaggi oscillanti ma con la Spagna mai in grado di annullarli del tutto. Si segnava poco, il blackout iberico con soli 4 punti tra il 33' e il 38'30" risultava fatale perché la Francia si sbloccava con una tripla di Dumerc per il 61-54 con appunto 1'30" da giocare. La forza della disperazione spagnola e qualche ansia francese (due perse di fila) producevano un riavvicinamento a -3 con persino la tripla del pareggio nelle mani di Torrens, fallita però a -15". A quel punto non c'era ancora bonus e la Spagna riusciva a mandare in lunetta Dumerc solo quando mancavano 8". Il 2/2 della veterana sigillava la contesa (63-58). Gruda 16 (+12 rimba) e Dumerc 10 da una parte, Torrens 13 (con 6/15) e Xargay 10 dall'altra.
Le chiavi. Si è giocato il tipo di partita voluto dalle amanti della baguette, cioè a difesa schierata, fisica, con poco spazio per le improvvisazioni letali di Torrens o per sventagliate di triple delle piccole spagnole. A proposito, però, va osservato che se la Francia è tutt'altro che eccelsa fra le "piccole" perimetrali, la Spagna (che un tempo aveva Valdemoro in quel ruolo) a sua volta non è esaltante. Insomma, una volta "normalizzata" Torrens, le transalpone avevano il resto dei duelli a loro favore, perché, in area (dove, a questo livello sommo, la differenza per le transpirenaiche tra avere Lyttle e avere Ndour è inevitabilmente emersa), la superiorità di Yacoubou, Gruda e socie era una garanzia: infatti il 54% da 2 contro il 43% risultava cruciale in una gara a basso punteggio.
Forse ha influito anche la gran voglia di rivincita della Francia su chi le aveva scippato l'oro nell'Europeo casalingo, quando a sua volta le iberiche avevano fame di rivalsa per aver mancato le Olimpiadi dell'anno prima.
Interessante che in finale siano andate le uniche due squadre allenate da coaches donna, Garnier e Maljkovic, ma la vedo più come nota di colore che come segnale di qualcosa.

Sabato 27/6 – Drammatico spareggio tra Turchia e Russia per non restar fuori dalle Olimpiadi 2016: la finale 5° posto assegnava infatti l'ultima qualificazione al Preolimpico. Lo vincono le islamiche 68-66 dopo un supplementare, e per le suddite di Putin è il secondo atroce fallimento consecutivo dopo l'esclusione dai Mondiali 2014. Partita a punteggio medio-basso con margini minimi da ambo le parti, ma la Russia prevalentemente avanti; nell'ultimo quarto però è la Turchia a prendere il sopravvento, arrivando all'ultimo minuto e mezzo sul +4. La Russia perveniva al pareggio a -10" su assist di Vadeeva per Osipova.
Nel supplementare la Russia sembrava, sulla scia del pericolo scampato, volare verso il traguardo con un +5 frutto di due canestri dell'impagabile bebè prodigio Vadeeva. Ma negli ultimi 2'50" la Russia non segnava più, mentre negli ultimi 40 secondi la Turchia trovava una tripla della giovane Cakir (66-66) e, dopo un errore di Vadeeva, la veterana Alben congelava palla per poi trafiggere le ex sovietiche in penetrazione, appoggiando alto sulla tabella, magistrale, per eludere l'aiuto di Vadeeva a -4". Quindi 68-66 e Turchia che salvava il sogno olimpico mandando in frantumi quello russo.
Monumentale Sanders, 28 punti e 13 rimbalzi; Vadeeva con 19 + 10 (anche se 7/18 da 2) largamente la migliore per le sconfitte. Straordinario quanto fatto da questa non ancora 17enne, che chiude l'Europeo con 12,3 punti e 5,9 rimbalzi di media in 16 minuti (!): :woot: tanto per non fare confronti, la nostra Zanda (due anni più grande) totalizzerà suppergiù quelle cifre all'Europeo U20, mica quello senior. Ma è quella là ad essere un mostro. Solo che è imbarazzante, per la Russia, che la sua miglior giocatrice si sia progressivamente rivelata un'adolescente, l'ultima arrivata, mentre le altre (a parte l'esotica Prince), come abbiamo già notato, sono mezze figure al massimo livello europeo.
Fosse un uomo, Vadeeva potrebbe già contare i milioni di dollari pronti dalla Nba nel giro di qualche anno; invece, essendo femmina, magari tra due anni sarà inchiodata ai banchi di scuola a fare la maturitovski (equivalente russo degli esami che hanno bloccato Zanda) e salterà gli Europei 2017. :blink:
Quanto alla Russia, lo smacco è doppio se si considera che al Preolimpico ci va la Bielorussia, cioè la sua sorella povera.

Nella foto: Sandrine Gruda, ancora una volta la migliore della Francia, qui spalle a canestro contro Ndour in semifinale.

giovedì 2 luglio 2015

La week en rose (119 - Eurobasket: quarti)

Giovedì 25/6 – Stava per crollare il mondo, ma non è successo. La Spagna si salva col Montenegro di un punto, nel primo dei due quarti di finale di oggi all'Europeo ungaro.

Partita stranissima in cui le imbattute iberiche, incantevoli nella seconda fase, rischiano di farsi impallinare da una compagine balcanica che s'era qualificata solo grazie a un tiro sbagliato dalla Grecia allo scadere, peraltro di una partita persa di 14 punti... E in più mancava la miglior giocatrice montenegrina, Dubljevic, fuori già da alcuni giorni. Insomma, quello che sembrava il più scontato dei quattro matches è diventato un thriller all'ultimo tiro, che avrebbe potuto partorire la più grossa sorpresa degli ultimi anni. :o:
Che è successo? La Spagna non ha giocato male in attacco, anche se non con veemenza ciclonica come ad esempio con la Serbia; ma ha evidenziato smagliature difensive che hanno consentito al Montenegro, sia dal perimetro con la coppia di piccole corto-capellute Skerovic (quella ossigenata) e Jovanovic, sia sotto canestro o dal limite dell'area con Robinson (23 punti), di pungerla. Anche in questo caso, quindi, sembra che le indicazioni più veritiere arrivassero dalla prima fase - che aveva visto una Spagna alle corde in un paio di partite, pur vinte - e non dalla seconda.
Ma soprattutto il Montenegro è stato bravissimo ad agire da succhiaruote. Mille volte la Spagna ha proposto minibreaks, mille volte s'è vista le balcaniche tornare a ridosso, come un Marc Marquez che non riesce più a staccare i concorrenti con la sua Honda e traballa. Nel finale stava succedendo l'apocalisse: dopo un +10 a 7' dalla fine, che sembrava per l'ennesima volta il preludio a una fuga ispanica, le slave con tenacia rimettevano tutto in piedi fino al clamoroso sorpasso a -2'40".
Grande testa-a-testa in volata, finché una tripla frontale di Jovanovic firma il 72-74 per il Montenegro a -22". Il mondo si prepara a uno shock che in confronto l'uscita greca dall'euro sarebbe nulla. Ma Cruz "si butta dentro" (come amano dire i telecronisti) e pesca il jolly col fallo e l'aggiuntivo (75-74). Mischia selvaggia nell'ultimo assalto montenegrino, che in qualche modo la Spagna respinge. Panico a lieto fine per le suddite del neo-re Felipe. Torrens 28 anche se con 10/26 (ma cosa imputarle?), Nicholls 16 rimbalzi, Ndour 12 punti ma è in difesa, dicevamo, che la Spagna ha peccato.
Onore al Montenegro, ma tutto sommato è un esito di cui rallegrarsi, perché un eccessivo ribaltamento dei valori, per effetto della roulette dell'eliminazione diretta, non era auspicabile. Se una squadra che fa un brillante 7-0 esce contro una che si qualifica con un 4-3 per pure circostanze, si toglie senso a 10 giorni di (troppo) lunga competizione. E in chiave olimpica è giusto che l'Europa porti le più forti vere e non le più abili nell'occasione. -_-

Giovedì 25/6 – Ed eccoci al "quarto di nobiltà". Francia e Russia, entrambe reduci da una seconda fase poco convincente (transalpone battute dalla Turchia nell'unico test davvero probante; russe k.o. con Lituania - imperdonabile leggerezza da +14 al 30' - e Spagna, facendosi asfaltare nella prima metà), ma entrambe con un potenziale da medaglia. Ne viene fuori una gran partita, vinta in modo convincente dalla Francia pur finendo in affanno contro un'assatanata Prince.
Buon primo quarto della Russia, che comanda 16-20 sull'asse Prince-Vieru; ottime le percentuali delle suddite di Putin mentre la Francia sparacchia ma tiene botta coi rimbalzi d'attacco.
Secondo quarto con la Russia a zona e le tre giganti Kuzina, Osipova e Vadeeva insieme, in modo da non patire la fisicità avversaria. Così però l'assetto delle ex sovietiche è un po' legnoso, mentre l'agilità delle ali Tchatchouang (grande talento, ma di quelli che incantano più per la leggiadria che per quanto concretizzano) e Miyem, rientro-chiave dopo 3 partite fuori, regala ficcanza alla Francia senza farle perdere in fisicità. Si scatena, soprattutto, Gruda, il faro transalpino, già a 14 punti all'intervallo; ma Prince è ancor più caliente, e sarebbe a quota 18 se la tripla del pareggio sulla sirena non arrivasse un centesimo dopo lo scadere. Quindi 38-35 Francia al riposo.
Nella ripresa la Francia s'affida all'upupa Epoupa (il play tascabile che fu "mvp" agli Europei U20 lo scorso anno) per braccare Prince, e almeno a tratti funziona; Gruda intensifica il suo show arrivando già a 22 punti per il 46-39. La Russia riprova le 3 lunghe e la zona, stavolta con buon esito. Torna a colpire Prince per il -1, anche se Tchatchouang segna in layup per il 57-53 al 30'.
L'ultimo quarto si apre con la bebè prodigio Vadeeva che segna dal gomito per il pareggio: secondo piazzato per lei, con disinvoltura; i suoi 8 punti di oggi valgono quasi quanto i 22 con la Slovacchia, visto il livello della partita. :B): Ma la Francia reagisce alla grande con un 10-0 decisivo: la difesa morde e consente di allungarsi in velocità; Tchatchouang e Miyem tornano a colpire.
Sembra sufficiente ad arrivare in porto, ma negli ultimi 2' la disperazione rende infallibile la Russia. Prince segna un'entratona beffando l'aiuto di Yacoubou, poi con una tripla pareggia a 71-71. :woot: E Isabellona sciupa da sotto; fortuna per la nostra connazionale adottiva che le russe pastrocchino in contropiede. Palla ancora a Isabù sotto canestro e Osipova la falcia con un antisportivo, peraltro non così lampante. La Francia ne ricava un 3/4 ai liberi: 74-71 a -15 secondi.
Prince serve un assist per Osipova (74-73 a -8"), fallo su Miyem che fa 2/2, fallo su Prince per evitare la tripla, l'americana di Russia segna il primo e sbaglia apposta il secondo, ma la Francia prende il rimbalzo e chiude con un libero (77-74).
Grandi sia Gruda (24) che Prince (31) ma la Francia ha avuto più frecce rispetto a una Russia che con l'alzarsi del livello ha visto alcuni suoi cardini dimostrarsi non all'altezza del top d'Europa, come paventavamo vista la promozione di ex "luogotenenti" a "generali".
Come nel caso di Sanders per la Turchia, notiamo poi che nel momento della verità le compagne si sono troppo affidate alla pur grande Prince, manco fossimo in un club dove per contratto le aborigene devono fare da vassalle all'americana. Così, quello che la naturalizzata ti dà individualmente, finisce per sottrarlo al resto della squadra, e il risultato non è molto migliore che se il "rinforzone" non ci fosse. Ma non è tanto questo il cruccio della Russia quanto, lo ripetiamo, lo spreco con la Lituania che è costato un accoppiamento di ferro anziché quello con la Bielorù. :angry: Chi è causa del suo mal, pianga se stesso, soprattutto se aveva già buttato l'Europeo di 2 anni or sono per scarsa cura dei dettagli (il famoso quoziente canestri con l'Italia).
Intanto, bilancio dei 4 quarti di finale: 3 partite risolte all'ultimo tiro, punteggi alti e prestazioni individuali di grande spessore, pur all'ottava partita nelle gambe delle superstiti. Non male davvero.

Venerdì 26/6 – Mentre la sfibrante maratona degli Europei proporrà già oggi le semifinali, aggiornamento di mercato A1 rispetto alla scorsa settimana: a Lucca arriva Valentina Gatti; a Vigarano (come anticipato dalla nostra utente Inaltostatvirtus) anche Cigliani, Capoferri (contento che abbia la sua occasione di A1) e Tognalini (peccato la sua partenza dal Geas, dopo la bella storia del suo rifiorire a Sesto; il vecchio Meurlock indagherà sulle cagioni); Pertile va a Umbertide; sempre spifferi d'aria gelida, nonostante le calure estive, da Cagliari, a meno di due settimane dal 9 luglio in cui scadono le iscrizioni.
Tralasciamo anche stavolta le nuove straniere che non conosciamo, ma Schio ha in canna il colpo-Ashley Walker, che vale doppio perché strappata a Ragusa, la quale però si vocia che stia per piazzare botti ancora maggiori. In A2, ancora attivissima Vicenza, col duo ex liparese Stoppa-Pegoraro. Milano, dopo Gottardi, rilascia anche Contestabile e Calastri, ovvero le uniche altre due non nate negli anni '90. Silva torna ad Albino da Bologna.

Nella foto: la gioia della Spagna per lo scampato disastro col Montenegro.