lunedì 30 agosto 2010

Pillole (95)

 IL FATTO LOMBARDO


:lettura: Mercato: ultimi aggiornamenti
Le novità rispetto ai roster pubblicati nella puntata n° 94. Riguardano tutti la B1.

Cremona: Pedron non arriva più, ci sono invece Aschedamini (83, c, inattiva ex Montichiari) e Marulli (86, a, Sanga Milano).
Cantù: Monticelli non viene, nemmeno Frate (resta a Cucciago in B2), possibile arrivo di Dell’Orto (88, a, inattiva ex Biassono).
Usmate: via di definizione con Chiara Bonfanti.
Carugate: fumata nera per Picotti. Arriva la ’93 Lamperti dal Geas U17.
Vittuone: presa Verri dall’Idea Sport Milano.

:lettura: Prealpina: argomenti d’estate
Per chi, colpevolmente, non si fosse fatto in quattro per non perdersi la Prealpina neppure durante le ferie, riepilogo gli articoli pubblicati nella sezione basket femminile tra fine luglio e tutt’agosto, oltre agli ovvi e consueti aggiornamenti di mercato:
- 19/7) Malnate: vetrina societaria (promossa in C)
- 26/7) uscita dei gironi A2-B1: le reazioni delle società lombarde
- 26/7) pillole di torneo di Binzago dal punto di vista femminile
- 2/8) uscita dei calendari A1-A2-B1: commenti
- 9/8) Pro Patria Busto, Tumminelli Milano, Pallacanestro Milano: vetrina societaria; progetti giovanili nel comasco: Cantù & Lariorosa, Comense & Vertemate
- 16/8) pausa del giornale per Ferragosto
- 23/8) Opsa Bresso: vetrina societaria
- 30/8) bilancio dell’estate delle nazionali con intervista a Luca Visconti, vice di College Italia; Varese: piani per la nuova stagione



MONDO SPICCHIO

:lettura: Luca Visconti: bilancio dell’estate azzurra e idee sui settori giovanili [dalla Prealpina del 30/8]
La Nazionale femminile di Ticchi è rimandata al girone di ripescaggio [...] Si conclude così l’estate delle Nazionali azzurre, nobilitata dallo storico oro agli Europei Under 18, il primo dal 1994. Con le U20, dodicesime, e le U16, tredicesime, siamo andati così-così ma non malissimo.
Il brianzolo Luca Visconti ha invece guidato al 9° posto un quartetto azzurro classe ‘93 (si giocava 3 vs 3) ai Giochi mondiali giovanili. «Un’atmosfera straordinaria, eravamo sotto i riflettori come se fosse un’Olimpiade vera... Abbiamo vinto 6 partite su 7, ma per un canestro di differenza in classifica avulsa siamo rimasti fuori dai quarti», racconta.
E proprio con Visconti (ex-Biassono e Azzurrina lombarda, oggi “vice” a College Italia, il team giovanile federale che dopo l’anno di battesimo in B1 farà l’A2) tracciamo un bilancio complessivo.
Le ’92 di Lucchesi (più qualche ’93) hanno vinto 2 medaglie in 3 anni, le classi dall’81 al ‘91 neanche una: casualità o è cambiato il metodo di lavoro?
«C’è la fortuna di avere tanti talenti nello stesso gruppo, al punto da aver vinto nonostante assenze importanti. La differenza, però, è anche che oggi chi entra in una selezione giovanile segue un percorso tecnico unitario, in cui già in Azzurrina regionale le viene indicato su quali aspetti lavorare, gli stessi in tutt’Italia, e gli allenatori non cambiano troppo spesso come una volta».
Su Azzurrina e College, gli addetti ai lavori si dividono tra pro e contro...
«Per me sono la via maestra per produrre giocatrici di livello nazionale (Azzurrina) e internazionale (College), facendole lavorare con compagne alla pari, anziché dominare in contesti poco competitivi. So che qualcuno vorrebbe che i soldi spesi per il College fossero impiegati per stimolare l’attività di base, in crisi di numeri, ma i due binari non si escludono a vicenda».
Per la base, qual è la ricetta?
«Una chiave è lavorare sulla dispersione tra minibasket e basket. Io, comunque, sono fiducioso che l’oro delle U18 porti entusiasmo, aiutando a trovare nuove leve; certo però una Nazionale maggiore vincente, come nel volley, farebbe di più».
In Lombardia come siamo messi per il futuro? Tra le neo-campionesse d’Europa non c’erano elementi nostrani.
«Nell’annata ’92, in effetti, siamo poco presenti, ma il ’91 ha prodotto bene, e in College Italia, col prossimo arrivo di Elisa Penna dal Geas che si aggiunge a Bona, Mandelli, Melchiori e Meroni, la nostra regione è la più rappresentata. E tra i club, vedo che a Biassono e Costa si prospettano spazi abbondanti per le ’92-93».
Ma qual è la categoria senior più adatta a far crescere le giovani? L’A2, la B1, o magari far panchina in A1?
«L’ideale è giocare, purché a un livello che ti metta alla prova in ogni momento. A College Italia ci siamo accorti che la B1 non era ottimale a questo scopo, quindi si è optato per l’A2. In generale, conta trovare una società che abbia il coraggio di dare spazio in minuti che contano».


SPECIALE – LETTERE DEI LETTORI – 1. parte

Come annunciato l’altro giorno, abbiamo dato spazio alle lettere dei lettori del forum. Siamo stati inondati, sepolti, subissati di mail e messaggi in maniera commovente, tanto da dover spezzare la mole di corrispondenza ricevuta in due puntate. La seconda sarà pubblicata presumibilmente domani sera. Ma c’è ancora tempo se volete scrivere, amici. :tifosi:

Nazionale e critica
Non capisco perché quest’entusiasmo nei confronti della nazionale di Ticchi… alla fine non siamo qualificati, e da sesti in Europa che eravamo l’anno scorso siamo passati a non essere tra le prime 14. Un bel passo del gambero, non trova?
Ciro Pasticca, Gragnano (Na)

Mi sembra esagerato parlare di “entusiasmo”, ma le do ragione, c’è stata un’insolita concordia d’umori positivi nei confronti delle prestazioni azzurre in queste qualificazioni.
Lei ha ragione a far notare che la sostanza, cioè l’esito, è un fallimento (seppur temporaneo), visto che agli Europei non ci siamo qualificati, però, come abbiamo già fatto notare qualche giorno fa (vedi puntata 94), ci sono anche altri fattori nella valutazione: tante assenze nostre, girone difficile, valorizzazione di giocatrici nuove, carattere mostrato dalle nostre, giocandosela alla pari con tutte. E comunque Ticchi s'è guadagnato credito col 6° posto agli Europei 2009.
Due anni fa, le ricordo, fummo sì altrettanto terzi (con assenze paragonabili), ma perdendo 4 partite su 4 contro Polonia e Turchia e senza mai arrivare vicini a batterle, se non forse una volta. Stavolta siamo fuori per demeriti contro la Croazia, ma anche per sfiga, perché abbiam battuto 2 volte l’avversario sbagliato (la Lituania) e perso 2 volte con quello giusto (la Croazia).
Può darsi che ci sia un eccesso di benevolenza da parte della critica così come altre volte si peccava di severità, però contano molto anche le attese, e stavolta, obiettivamente, si temeva di prenderne un sacco e una sporta e invece, dopo le prime 2 sconfitte, la squadra è andata bene.
Chiaro che poi l’anno prossimo bisogna qualificarsi, però per il momento ci possiamo (dobbiamo) accontentare dei segnali positivi.


Ticchi e Donvito
Il suo interesse di bottega nel criticare Ticchi per aver portato Donvito anziché Arturi (...) Arturi aspetti che maturi (...) Donvito utilissima e rodata (...) Finiamola col pompaggio di gente che non ha dimostrato nulla.
Adolfo Molteni, Bulgarograsso (Co)

Ho dovuto tagliare la sua lettera perché dopo 3 righe non faceva che ripetere la stessa roba. Non capisco di quali interessi di bottega parla. Qui nessuno ha criticato Ticchi nel senso di dire che doveva assolutamente convocare questa o quella perché i risultati sarebbero cambiati. Casomai il c.t. è da biasimo per essersi appena tagliato il pizzetto... sembra un altro.
Però resta la perplessità sulla chiamata di una giocatrice ferma da un anno e mezzo, Donvito (e non parliamo di una Macchi, da chiamare anche se stesse ferma 5 anni...), quando c’erano play che venivano da una stagione con minutaggio importante.
Se Arturi la fa sospettare di partigianeria posso dirle Buccianti o magari pure Battisodo, anche se non mi pare fossero candidature sufficientemente credibili.
Donvito sarà anche utile per motivi tecnici e magari anche di buon inserimento nel gruppo, non stròlogo su questo; ma di play “razzenti” come lei avevamo già una Sottana e una Pastore, mentre una d’ordine come Arturi poteva portare qualcosa di diverso, oltre alla maggior futuribilità.
Se non ci sono motivi al di là della scelta tecnica, dei quali non sono a conoscenza, mi pare un bello sfregio preferirle Donvito, come a dire: credo talmente poco in te, che piuttosto scelgo una ferma da un anno e mezzo, e il fatto che tu venga da un campionato con più di 20’ a partita in una squadra da playoff conta nulla...
Almeno, così ci suonerebbe la cosa, fossimo noi a subirla. Per dire, 7 anni fa fui escluso dai dieci per la partita decisiva della stagione, a favore di uno che era fuori da 2 o 3 mesi per problemi fisici, e mi brucia ancora adesso. Figuriamoci a un’atleta d’alto livello, e se l’altra è fuori da 18 mesi...
Immaginiamo possa essere uno stimolo ulteriore per Arturi in vista della stagione, anche se, per quel poco che la conosciamo, è quasi impossibile che lei lo dichiari esplicitamente. <_< Comunque, già alla seconda giornata abbiamo un bel Comense-Geas...


Cosa re-ste-ràààà?
Sta per iniziare il 2010/11, ma cosa resta da salvare del 2009/10?
Telma Rodilosso, Fossano (Cn)

Non è stato un brutto anno. La finale scudetto Taranto-Schio è stata una delle più appassionanti tra le ultime. L’estate ci ha regalato uno storico oro giovanile, con le Under 18: mancava da 16 anni, ricordiamolo. In precedenza direi la semifinale di Eurolega tra Spartak e Ekaterinburg, con la prova stellare di Taurasi. Eurolega in cui le due italiane non hanno sfondato ma hanno tenuto botta dignitosamente. Perlomeno un po’ meglio di prima va. Insomma le prime 3-4 cose da salvare che mi vengono in mente sono queste. Va là, c’aggiungo le buone prove delle under 22 Sottana, Cinili e Consolini con la Nazionale: ora abbiamo un po’ meno ansia per il ricambio generazionale.
PS: ci metto pure una cosetta campanilistica: il duello Milica Micovic-Masha Maiorano al torneo di Binzago, a luglio.


Difetti muliebri
Cosa non le piace del modo di giocare delle donne?
Una delle hostess di Gheddafi, Roma

Se lei è una hostess di Gheddafi io sono Lauren Jackson... Mi faccia il piacere, va’. Comunque la domanda è interessante, anche se preferirei parlare di cosa mi piace.
Lasciando perdere il problema del gioco a livello terra, per mancanza di verticalità su cui non c’è niente da fare, abbiamo già avuto modo di sottolineare che dall’introduzione dei 24” il ritmo si è velocizzato drasticamente, portando, tra le donne (probabilmente per motivi fisici di difficoltà a mantenere il controllo a quelle velocità), le palle perse a un livello di guardia. Ci sono tante partite con 25 perse a testa o giù di lì, e sono tantissime: rendono frammentario il gioco, etichettando come fallimentari metà delle azioni o anche più.
Un’altra cosa che non va sono gli errori banali nel tiro da sotto. Sono diminuiti, secondo me, rispetto ad anni or sono, però la distanza verticale tra giocatrici e ferro fa sì che anche un appoggio da un metro non sia scontato, specie se l’avversaria ti è addosso. E soprattutto, troppe lunghe italiane danno un’idea di impeditaggine, o comunque di goffaggine, innaturalezza, legnosità, che irrita (annoso problema, direi, ad esempio mi ricordo che Pina Tufano era un tormento da veder giocare).
A livello agonistico-caratteriale, debbo dire che una tendenza spiacevole che noto, più nelle donne che negli uomini, è di cedere prematuramente quando la partita si mette male. Troppe volte chi fa il break lo porta fino in fondo perché l’altra squadra si lascia andare. Non so se dipenda dalla psiche delle donne o altri discorsi sessisti del genere, ma mi pare un dato di fatto.
Infine, ultimamente stava dilagando vieppiù l’abuso del tiro da 3, sia tra le senior che nelle giovanili. Uno dei massimi pregi del femminile è che c’è ancora molto spazio per il gioco interno e quello dalla media (quest’ultimo quasi scomparso nel maschile): ma se dilaga il tiro al piattello (fatalmente più impreciso che tra gli uomini), si perde una delle migliori peculiarità. In tal senso sono curioso di vedere l’effetto dell’allontanamento della riga dei 3 punti, che secondo gli esperti avrà più effetto tra le donne.


Il coraggio svizzero
In Isvizzera, come le ha ben spiegato coach Manfré, abbiamo ridotto a 2 le straniere. Quand’è che lo fate anche in Italia?
Guglielmo Tello, Bellinzona (Svizzera)

“In Isvizzera”? Ma come parla? Roba da cestinarla subito. Ma non vorrei che, visto il nome, mi centrasse con una freccia. :blink: Quindi le rispondo lo stesso. Anzi, ha già risposto bene l’illustre Kaysay all’altrettanto illustre Manfrè: arduo da attuare, se non altro per la questione delle coppe. Che magari sono un pretesto per non ridurre le straniere nemmeno a 3, ma in effetti imporne 2 creerebbe troppi problemi. Non solo a chi fa le coppe, peraltro, ma probabilmente a tutti, se non mente chi dice che le italiane costano di più (e il prezzo salirebbe, visto che sarebbe necessario averle per riempire i roster).
La Svizzera ha fatto una scelta coraggiosa (vediamo i risultati) ma temo anacronistica in un contesto europeo di liberalizzazione.
Detto ciò, il ritorno a 3 straniere è più che auspicabile. Così come l’eliminazione progressiva delle passaportate. Oppure si fa 3 straniere + 1 passaportata. O 2+1. Non perderebbe nulla lo spettacolo (tanto, più di 3 straniere in campo non si possono tenere, ammesso che straniere sia per forza equivalente a spettacolo), e una dozzina/quindicina/ventina di posti in più per le italiane. Si farà a breve? Boh.


Riforma
La riforma dei campionati [...] Voi dovete dirlo che è uno schifo [...] Distruggono il femminile e prendono pure i soldi del contribuente [...] Vedrete le società morire come mosche, con ‘sta roba [...] Ma vi rendete conto, 136 squadre senza promozioni e senza retrocessioni [...] In certe regioni giocheranno cagne e porce [...]
Marco Tullio Marmiffone, Arpino (Fr)

Prima cosa, converrebbe che si dia una calmata: ho dovuto censurare il 90% della sua lettera. Capisco la passione, ma lo stile è importante, veda di ricordarselo. Ma cosa crede, che in Fip ci sia gente che si alza al mattino con la volontà di fare danni al movimento? Tutti possono sbagliare ma lei non si deve permettere d’insinuare la malafede.
Le rispondo per pura carità cristiana. Cosa si può dire della riforma, ovvero, in sostanza, dell’unificazione di B d’eccellenza e B regionale prevista per il 2011/12? Una premessa: non ho sentito ancora nessuno che sia favorevole, solo contrari, e questo vorrà pur dire qualcosa, perché di solito almeno uno che la pensi diverso si trova, invece qui sono tutti d’accordo nello stroncare.
Detto ciò, debbo fare due discorsi: uno in linea di principio e uno in ottica lombarda. 1) In generale sono favorevole al maggior numero di categorie possibili e contrario all’appiattimento. Sia perché ci sono tanti gradini di valore tra le squadre, e uno dei problemi del femminile è lo squilibrio tra forti e deboli di una categoria (troppe partite in cui si sa già chi vince, e con la B a 136 sarà ancora più evidente), sia perché gran parte dell’interesse viene dato dalla lotta per salire o non scendere. Che emozioni dà, una roba in cui si rimane tutti sullo stesso livello, non si può salire (2 promozioni su 136! Ma siamo matti?) e nemmeno scendere (perché in certe regioni, sotto la B non ci sarà nulla...)? Quindi da questo punto di vista condividiamo il “no” dei club.
2) In ottica lombarda, però, dico una cosa: che un girone di B tutto lombardo, da 14, mi piace molto di più che 10 squadre spezzate in 3 gironi come quest’anno. 7 derby lombardi ogni giornata m’interessano di più che un Carugate-Valdarno o un Vittuone-Genova, sinceramente. Quindi non tutto il male verrebbe per nuocere, almeno per noi.
In ottica nazionale, c’è da rimaner perplessi su come è fallito l’allargamento da 64 a 72 per la B1 della stagione che viene. Lei saprà bene che, oggi come oggi, tra un forfait e l’altro sono rimaste 65. Che senso aveva portarle a 72, per poi rimanere con gironi monchi? Sfugge. Di certo, la B1 che si prospetta quest’anno, dove alcune squadre rischiano di giocare 18 partite in tutto (!), è uno spot a favore dell’abolizione della categoria...
C’è poi chi dice: ma se non sono riusciti a trovarne 72, come fanno a rastrellarne 136 per la B dell’anno dopo? Gireremo l’obiezione alla consigliera Angela Albini che ci risponderà a breve. La Fip assicura che questa è l’unica via per salvarsi dalla moria di società, le società (almeno quelle del nord) dicono che questa è la via per distruggerle, le società. Noi vorremmo che si trovasse un accordo, altrimenti non resterà che gestire il cambiamento e vedere chi ha ragione.

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