lunedì 30 giugno 2025

Appunti europei (12) - La madre di tutte le rimonte, il padre di tutti i suicidi: Belgio ancora campione, la Spagna butta un +12 in 3 minuti

- L’Eurobasket dell’incredibile - perché già solo la medaglia italica basterebbe a definirlo tale; oppure le due semifinali decise all’ultimo tiro con quasi identico punteggio - finisce oltre ogni soglia dell’improbabile. Il Belgio si conferma campione, e fin qui nulla di eclatante, ma lo fa dopo che la partita era tecnicamente morta e sepolta con la vittoria della Spagna, che aveva 12 punti di vantaggio a 3 minuti dalla fine. Con pieno merito, in pieno gas e con le belghe in piena depressione. Poi è successo l’insuccedibile (si dice? Boh). :woot:

Anche se, a ben guardare, di rimonte clamorose sono stati pieni i playoff Nba appena conclusi, c’è stata quella pazzesca nella finale tennistica tra Alcaraz e Sinner all’inizio di giugno; e mettiamoci pure il nostro rimontone col Belgio anche se poi vano. Non so se c’è un filo conduttore ma insomma il famoso detto “Non è finita finché non è finita”, del nostro paisà e stella del baseball Yogi Berra, è quantomai veritiero in questo periodo.

- E dunque i 7.827 spettatori del Pireo (ufficiali, forse un po' meno in realtà, ma comunque una buona affluenza, dopo le magre per quarti e semifinali) e l’immensa platea televisiva mondiale, tra cui quella italica nella differita di RaiSport oltre che nelle dirette Sky e Dazn, hanno visto l’ormai certo trionfo della Spagna delle gregarie - giacché le top scorer iberiche in finale sono state tre oneste lavoratrici del parquet (senza offesa) come Ginzo, Pueyo e Ayuso - e delle giovani stars Carrera, Fam, Buenavida, tramutarsi, senza una logica comprensibile, nel trionfo del quintetto d’oro delle vallon-fiamminghe, le ormai 30-32enni che dal nulla hanno portato il Paese al top del basket femminile globale.
Immaginiamo i cronisti. Chi stava legittimamente vergando l’elogio del collettivo, della profondità, delle “peones” che diventano decisive, ha dovuto gettare via tutto e celebrare il trionfo di 5-giocatrici-5, giacché la panchina belga ha prodotto la miseria di 2 punti (contro 28), collezionando disastri. La morale, se ce n’è una in mezzo alla casualità folle degli episodi, è che quando si arriva al momento estremo in cui si decide un oro continentale, avere le fuoriclasse conta più che disporre di un’abbondanza di buone ma non ottime giocatrici.

- Sulla cronaca dei primi 35 minuti si potrebbe andare spediti, ché tanto non sono serviti a nulla. Ma almeno qualche spunto.
Nel 1° quarto equilibrio a sprazzi alterni; spicca un assist dietro la schiena da Torrens a Carrera, la star veterana e quella emergente; Fam non è scintillante come in "semi" ma si fa sentire. Meesseman e Allemand le più sul pezzo per il Belgio, mentre latitano Linskens e Vanloo; 19-18 Spagna al 10'.
Nel 2° periodo, fisiologici minuti in cui il Belgio deve giocarsi i cambi, per non asfissiare le titolari, e paga subito dazio, mentre le comprimarie iberiche, come detto, sono gagliarde. Si va sul 30-22 per la Spagna; il risveglio di Linskens aiuta il Belgio a cristallizzare il distacco ma le iberiche hanno un onesto +6 all'intermezzo (37-31).

Terzo quarto a due fasi: dapprima 6-7 minuti del miglior Belgio, con tutto l'arsenale, dalla classe a 360° di Meesseman alle sportellate mai fini a se stesse di Linskens; da un'Allemand ancora ispirata all'unica tripla di serata di Vanloo; è sorpasso sul 43-47.
Il finale però arride alla Spagna che, dopo qualche frangente confusionario su ambo i fronti, firma il controsorpasso con un 9-2, ispirato nuovamente dalle seconde linee; spicca un'acrobazia della 2004 Buenavida: 52-49 Spagna al 30'.

- Ci si attende una nuova reazione del Belgio, più avvezzo (con questo gruppo) ai momenti in cui sale la posta; e invece nell'ultimo quarto è padrona del campo la Spagna, che sciorina la zona che ha già intortato la Francia; pure la divina Meesseman sembra irretita; è una difesa che se non la stappi da 3 ti chiude fatalmente ogni spazio. Mentre di là continua la giornata di gloria delle eroine inattese: tripla di Ayuso, conclusione di classe a una mano sola di Fam (lei, ormai, non tanto inattesa), entratona di Pueyo e si è sul 65-53 a ormai solo 3' dalla fine.

- Qui inizia un'altra partita. Il parziale di 0-14, di lì alla sirena, strapperà l'oro dal collo delle spagnole consegnandolo alle belghe.
Nella "scatola nera" del disastro, che ha mandato alle ortiche il suo capolavoro, cosa avrà rintracciato il c.t. iberico (ex scledense) Mendez? Well, al di là ovviamente degli episodi finali, è successo che le sue, dopo aver speso il massimo sforzo, hanno tirato il fiato con un attimo d'anticipo, mollando quell'intensità massima che aveva costruito il vantaggio. Fisiologico, ma se lasci un minimo spiraglio a quelle satanasse delle belghe, anche quando ormai sembrano spacciate, loro s'infilano e ti fottono. Magari non sempre, giacché hanno perso pure loro partite dolorose in volata nel passato (vedi la semifinale olimpica con la Francia), ma contro una squadra meno navigata come questa Spagna c'era forte possibilità che finisse com'è finita.
Doveva rimettere prima Torrens? Forse la veterana avrebbe fiutato in anticipo sulle compagne l'aria di pericolo e avrebbe messo tutte in guardia, ma non si può dire che la venerabile Alba avesse prodotto granché fin lì: 2 punti in una ventina di minuti. Mendez si è fidato di chi lo stava portando all'oro, purtroppo per lui sono le stesse che lo hanno affondato.

- Ma lasciamo le congetture e stiamo ai fatti. L'inversione di tendenza inizia con una tripla di Linskens e due liberi di Meesseman. Mentre l'attacco spagnolo va in apnea irreversibile. Linskens fa 1/2 in lunetta ma Meesseman guadagna una contesa a rimbalzo, con freccia pro-Belgio: e che succede? Che Allemand infila una tripla. In un amen è 65-62 a -1'25".
Poi c'è Fam che segna un gran canestro: è la firma della giovane sul titolo? No, perché il tiro è stato scoccato un attimo dopo la sirena dei 24". :woot: Però poi sembra davvero che il destino si compia quando Meesseman sbaglia una conclusione dai 3-4 metri, forse difficile per le comuni mortali, ma non per lei, non in quelle situazioni critiche. Sacrilegio.
Ma la sorte non vuole che la divina condanni il suo popolo. La Spagna sbaglia dalla media, poi concede con fin troppa facilità un'entrata ad Allemand (presumibilmente volendo evitare una tripla, ma così regala due punti rapidi): 65-64 a -17".

- Sarebbe, però, tutto ancora nelle mani delle biancogiallorosse. Le quali, però, combinano una frittata da quindici uova sul pressing, nemmeno troppo arcigno, delle avversarie: Ortiz tenta un malaccorto retropassaggio a Torrens che si muove intorno alla metà campo: fuori misura, non ci arriva, sbuca Delaere, già killer delle nostre, e s'invola in contropiede, depositando il clamoroso sorpasso: 65-66 a -4".
Si sprofonda poi nel caos più assoluto: la Spagna rimette frenetica, Carrera si butta in palleggio verso metà campo, tenta una specie di tiro, viene contrata, gli arbitri fischiano, non si capisce chi esulta e chi si dispera. Per un attimo sembra di capire che ci sia stato un fallo sulla spagnola e quindi tiri liberi per ribaltare tutto un'altra volta. Invece no: infrazione di passi.
Rimessa Belgio, fallo su Vanloo che, come Linskens in semifinale contro di noi, segna il primo e sbaglia ovviamente il secondo: sirena, 65-67 Belgio, secondo titolo consecutivo, Spagna nel dramma, che un conto è perdere una finale per l'oro (che già non è allegro), un conto è gettarla alle ortiche... anzi, alle Ortiz. :blink:

Statistiche: Belgio 20/36 da 2, 6/22 da 3, 9/13 ai liberi contro 20/36, 5/16 e 10/14 della Spagna; si nota identico dato da 2, più tentativi dal campo per le belghe grazie a qualche rimbalzo offensivo in più e persa in meno.
Le bi-campionesse hanno 19 punti da Allemand (4/4 da 3, 3/7 da 3, direi mvp della finale), Linskens 17 con 7/9 (e indubbiamente la sua decisione "last minute" di venire a Eurobasket anziché stare in Wnba ha cambiato la storia di questa edizione), Meesseman 16 con 7/17 + 11 rimba (non al suo meglio ma quando lo è ti fa comunque un 16+11, il che dà l'idea), Delaere 9, Vanloo solo 4 con 1/9.
Le bi-argentate hanno 11 da Ginzo, Pueyo e Ayuso (la classe operaia va quasi in paradiso, come dicevamo), 10 da Carrera, 9 da Fam, solo 3 da Torrens.

Premi. Quintetto ideale: Allemand, Zandalasini, Torrens, Carrera e Meesseman, la quale viene eletta mvp per la seconda volta di fila. Nel complesso del torneo, difficile eccepire. Così come è sacrosanto il premio di miglior allenatore a Capobianco.
Nel secondo quintetto han messo: Vanloo, Uzun, Geiselsoder, Ayayi e Linskens. Miglior giovane: Jocyte.
La poco slovena ma molto prolifica Shepard ha chiuso come top scorer del torneo a 22.7 di media, davanti alla svedese Lundquist, poi Meesseman, quarte a pari merito Zandalasini e McCowan (16.8).

Pubblico: è andata sicuramente meglio della scorsa edizione ma ci voleva poco (era stato un flop micidiale). Dividere in 4 sedi ha giovato perché così si sono avuti 4 pubblici locali anziché solo due (o uno come ai vecchi tempi). La Grecia ha fatto il botto per le sue partite, clamorosi i 10.500 contro la Turchia; purtroppo però la plebe locale non era interessata a vedere le altre, sicché una volta cadute le proprie idole se n'è stata a casa. Le semifinali hanno fatto 2.495 e 4.121 spettatori ufficiali, a occhio sembravano meno ma in ogni caso il palazzone da 11.000 era sproporzionato. Forse si poteva tenersi un'alternativa: con la Grecia qualificata, ok il palazzone, altrimenti si andava in un impianto da 5-6.000, che là ci sono, mica è Milano o Roma. Amen, nulla toglie alla nostra euforia per il bronzo né all'apoteosi delle Belgian Cats che si confermano eroine sportive d'un paese.

Collocazione in calendario. Esaurire tutto in una settimana e mezzo è un po' penalizzante per l'interesse; e in questo periodo si entra in collisione con la Wnba, che ha creato problemi alla partecipazione di alcune stars e probabilmente ne creerà ancora di più in futuro. D'altra parte che alternative ci sono? In settembre c'è ancora la Wnba, in autunno inoltrato o inverno si dovrebbero interrompere i club nostri. Eurobasket rischia di essere vaso di coccio tra vasi di ferro.

Nella foto: il trionfo del Belgio sulle prime pagine dei loro giornali.


domenica 29 giugno 2025

Appunti europei (11) - Magica Italia, le jour de gloire est arrivé: demolita la Francia per il bronzo

- "Più probabile lo sbarco degli alieni o l'Italia che batte di 15 punti la Francia in una competizione ufficiale femminile?": :blink: c'avessero fatto questa domanda fino a due o tre settimane fa, non avremmo avuto dubbi a scegliere il primo. E invece è successo l'insuccedibile, l'inconcepibile, l'inammissibile: abbiamo non solo battuto, ma triturato, schiantato, maciullato la squadra al cui solo nome tremavamo come vermi della terra.
Altrettanto inopinatamente (rispetto alla vigilia dell'Europeo, non rispetto a quanto dimostrato nel corso di questa magica settimana e mezza) siamo medaglia di bronzo, dopo 30 anni senza podio, passando dalla porta principale, cioè dopo aver affrontato due top d'Europa fra semifinale e finale, rischiando di battere l'una e facendo a fette l'altra. Il tutto in diretta nazionale su Raidue.

- Ma limitiamoci qui alla nuda cronaca di questo divino pomeriggio di domenica 29 giugno. Dinnanzi a 3.123 spettatori ufficiali nella cattedrale pireota (cifra dignitosa per una finalina), il 1° quarto è frizzante sul piano realizzativo, con le nostre subito gagliarde, a mostrare di non essere né fossilizzate sulla beffa della semifinale (peraltro destino comune alle francesi) né per nulla intimorite dal blasone avversario.
E dunque meniamo noi l'andatura; Zanda con una tripla fa 7-11 Italia, poi ubriaca la prossima compagna di club Badiane con un balletto perimetrale concluso in plastica sospensione dalla media più fallo subito. Poi Pan mette una tripla, Pasa penetra; siamo 13-18 al 7'.
Tocca alla Francia contrattaccare con un 7-1 di Ayayi-Touré-Lacan, ma il sorpasso è effimero, giacché André e allo scadere Verona replicano, 22-23 al 10'.

- Il nostro 2° quarto è ancora meglio. Segniamo leggermente meno, ma inizia a salire di tono la difesa. Le triple di Verona e Zanda ci riportano a +5, ritoccato a +6 dopo una fase di stallo (25-31 dopo 6' della frazione).
Si riaccende la partita con la Francia che minaccia di mettere la freccia (30-31) ma l'Italia è brava a ricacciarla subito indietro con Zanda in entrata e uno sprazzo di Madera (tripla e appoggio da sotto): 34-38.
Il finale di frazione è ancora marchiato Zanda, prima in botta-e-risposta con una peraltro scialba Rupert, poi con due liberi che portano lei medesima a 15 punti personali e l'Italia alla pausa sul +6 (36-42). Peccato per un errore di André allo scadere ma per essere avanti di 6 sulla Francia all'intervallo avremmo messo ogni tipo di firma (anzi, temere una mattanza a nostro sfavore non era sfiducia verso le nostre ma prudente realismo).

- Il 3° periodo è di stallo su entrambi i fronti: appena 9-11 il parziale, comunque per noi, ed è molto positivo perché non solo conteniamo l'ipotizzata reazione transalpina, ma guadagniamo ancora qualcosina di margine.
E' Verona la trascinatrice al ritorno dagli spogliatoi: segna su rimbalzo offensivo di scaltrezza, poi due volte in arresto e tiro (38-48); rincara la dose Keys in entrata (38-50 al 24'). A quel punto ci fermiamo offensivamente; la Francia ne profitta con un 5-0 ma poi a sua volta s'inceppa. Racimoliamo 3 punticini in 6 minuti, dalla lunetta, ma tanto basta a tenerle a bada (45-53 al 30').

- Ecco il nostro capolavoro nell'ultimo quarto. All'inizio, in realtà, sembra buttare male, con noi ancora nelle secche offensive e la Francia in rimonta, non travolgente ma più che minacciosa (50-53 al 31' e rotti).
Ci sblocca una tripla di Fassina, che in queste ultime partite ha preso gusto nel mettere tiri importanti. Poi c'è uno stallo su ambo i fronti dal 52-56, per circa 2'30": bene per noi perché contribuisce a spezzare la fase favorevole alle nostre oppositrici.
A inaugurare lo sprint finale verso la medaglia è Zanda con una tripla, cui segue un canestro da sotto di André (52-61 al 35'). Ma è soprattutto la difesa l'arma letale per le francesi, le quali ci mettono pure del loro, con un attacco confusionario e nuovamente impreciso da 3 (come già nel finale con la Spagna).
La splendida realtà che siamo più "sul pezzo" di loro diventa palese quando Santucci sbaglia due volte nella stessa azione, ma prendiamo sempre il rimbalzo e alla fine segna Keys dal limite dell'area (52-63 a -3'50").
C'è un altro stallo di oltre due minuti, grasso che cola per noi che cristalizziamo il vantaggio; le francesi rompono infine la siccità ma quando Fassina segna ancora, da sotto, appare ormai, gigante e meraviglioso, lo striscione del bronzeo traguardo: 54-65 a -1'30".
Rimane solo da temere una crisi di follia collettiva, oppure lo sblocco improvviso delle tripliste francesi, ma nulla di tutto ciò succede, anzi arrotondiamo il margine con Cubaj due volte a segno, in entrata e dal mezzo angolo: 54-69 a -30 secondi, finisce con questo score.

- Gioia esplosiva per le nostre, quella di chi ha raggiunto il top della carriera. Le francesi escono meste, un po' stizzite, forse incredule d'essersi fatte saccagnare così dalle italiane, mai considerate al loro livello.
Nelle cifre cosa troviamo? Di squadra l'Italia tira 18/35 da 2, 7/15 da 3, 12/18 ai liberi contro 14/30 da 2, 2/20 da 3, 20/23 in lunetta per la Francia. Quindi le triple scavano la maggior differenza. Ma anche da 2 siamo stati più ficcanti ed è un termometro della qualità difensiva. Quasi uguali le perse: 17 noi, 18 loro.
Marcatrici: per le azzurre Zanda 20 (3/8 da 2, 3/4 da 3, 5/7 ai liberi), Verona 11 (5/7), Cubaj 10, Pasa 6, Madera-Keys-Fassina 5; per le "bleues" Touré 13, Salaun 9, Ayayi 8, Rupert appena 4 ma non è la sola delle big ad aver steccato. Fatti loro. Noi godiamo, celebrando euforici le nostre eroine.


Appunti europei (10) - semifinale/2: il Belgio si salva da un'Italia oltre ogni attesa. Spaccacuore Delaere

- Non sai come rimanerci. Con l'orgoglio per aver messo alle corde le campionesse in carica davanti a un Paese intero incollato alla tv (va be', esageriamo), e per aver guadagnato il rispetto generale, oppure di merda per l'occasione persa e perché "andare vicino" conta solo nelle bocce? :cry:

Le sensazioni oscillano ma a caldo prevale la seconda, tanto più se la Spagna perderà malamente la finale col Belgio, anche se la proprietà transitiva nei confronti diretti non vale e quindi chissà cos'avremmo fatto con le iberiche. Ma nulla ci sarebbe sembrato impossibile, se avessimo eliminato la diva Meesseman e le sue scudiere.

- Una partita incredibile, questo Italia-Belgio, che sembrava scivolare verso il copione più scontato, con le pluridecorate avversarie che dopo un po' di equilibrio ci sgommavano via e ci tenevano a cuccia senza troppo sudare. Invece tutto si è ribaltato nel clamoroso parziale nostro dell'ultimo quarto.
Poi quello che non era successo contro la Turchia, cioè di pagare gli errori con la ghigliottina, è successo stavolta, ed è finita con le solite lacrime di ogni edizione. Anche se stavolta molto diverse, perché qui si piange per il paradiso mancato d'un'unghia, non per essere sprofondati all'inferno sottoperformando contro un'avversaria più debole.

- La cronaca bruta, per il gusto di girare la piaga nel coltello. Italia gagliarda in avvio, senza riverenze verso i totems avversari; andiamo 9-4 con Cubaj e una tripla di Keys. C'è una reazione belga (10-13 per loro) ma torniamo a comandare per il resto del 1° quarto, con 5 punti di Zanda e anche una tripla della rispolverata Spreafico (20-17 al 10').
Ancora avanti noi per più di metà del 2° periodo, con un duello di triple che ci vede tener botta con Pan e Santucci (26-25); poi André con 4 punti e Zanda con un'invenzione di talento dai 6 metri in angolo.
Da 32-29 con 4'45" sul cronografo andiamo però in crisi. E' in realtà uno di quei momenti in cui il Belgio, che deve gestire gli sforzi sui 40 minuti perché in sostanza sono 5 giocatrici più oneste manovalanti, piazza quelle spallate che ti stendono. Così ci confezionano un parziale di 1-11 chiuso da un contropiede di spettacolo puro: Allemand che alza per l'appoggio al volo di Vanloo (33-40). Sulla sirena Meesseman stoppa Madera, come a dire "non ce n'è, care mie".
Paghiamo, in particolare, alcune concessioni di troppo nei tagli in backdoor, e in generale canestri "facili" concessi (su cui recriminerà Capobianco nel dopopartita), che una squadra come il Belgio ti fa pagare col sangue.

- Il 3° quarto è piatto. Nulla sembra succedere che dia la svolta. Vanloo e Delaere colpiscono da 3; Meesseman, anche se lavoriamo sodo su di lei, va in ufficio con un appoggio su lob e una tripla; troppo poco gli squilletti di Cubaj e Fassina per noi. Si è sul 43-57 al 30' e sembra pazzia immaginare che una squadra come il Belgio si faccia sfuggire il controllo della partita. Tanto più quando, giocati un paio di minuti dell'ultimo quarto senza che si muova il punteggio, Meesseman stoppa un'entrata velleitaria di Santucci con la facilità con cui un'adulta stoppa una bimba. :cry:

- Invece l'imponderabile succede. Prima in sordina, con Santucci che realizza un contropieduccio su palla rubata nostra (45-57). Poi fragorosamente, con Fassina due volte a segno dall'arco: angolo sinistro e 45° destro in transizione (51-57). Ma la chiave è la nostra difesa, che ruba palloni, costringe a tiri brutti, in poche parole irretisce il Belgio. Segna pure Pan da 3 ed è tutto riaperto in un amen: 54-57 a 7' dalla fine.

- Non bastano timeout e urlacci reciproci a scuotere le belghe dallo stato confusionale in cui le abbiamo fatte finire. Non è facile nemmeno per loro riprendere il filo della partita quando cambia tutto così in fretta. Ne approfittiamo per cavalcare il momento magico con un altro 6-0: "fade away" di Zanda su piede perno, magistrale; infrazione di 24" di un Belgio sempre più stordito; Cubaj torna eroica come nell'overtime con la Turchia: piazzatone dai 6 metri in angolo per il sorpasso (58-57), 1 contro 1 uccellando Linskens. 60-57, parziale di 17-0, da stropicciarsi occhi, orecchie e quant'altro.

- Ovviamente però il Belgio non è di primo pelo e sa come uscire dalla buca. Si sblocca con Linskens che rende la pariglia a Cubaj: canestro e fallo: 60-60 a -3'25". Lì attacchiamo male un paio di volte, e finiamo sotto per un giro-e-tiro di Meesseman, peraltro l'unico suo lampo in un ultimo quarto in cui siamo stati perfetti su di lei. Zanda sbaglia ma Delaere pure. Così Verona pareggia con una bell'entrata a fendere la difesa (62-62 a -1'25").

- Thriller atroce per le coronarie, l'aorta in particolare. Due capolavori difensivi di fila nostri, intercettando passaggi di Meesseman: nel primo caso sprechiamo con uno 0/2 di Pan dalla linea, nel secondo però Fassina vola in contropiede per un appoggio mancino da ovazione: 64-62 per noi a -28". Incredibile, siamo a un centimetro dalla finale.

- Purtroppo gira tutto in un'azione. Vanloo punta l'area, è chiusa da Cubaj e Pan in aiuto, ma anche da Zanda, che abbandona Delaere in angolo. Puntuale lo scarico dall'ex Ragusa (e Moncalieri, persino) all'ex Venezia che dall'arco ci pugnala (64-65 a -18").
Ma il tempo c'è per replicare. Palla a Zanda che attacca l'area. Scontato il raddoppio con scarico per Pan, la quale riapre sul perimetro per Verona. La costruzione è ineccepibile, o comunque simile a quella del Belgio nell'azione precedente. Solo che poi conta l'esecuzione. Cocca... scocca la tripla che può portarci in finale, ma va sul ferro. Mischione a rimbalzo, ci arriva Linskens che viene abbattuta a 1 secondo.
Non c'è più nulla da fare. La belga mette il libero ma cambia poco; in ogni caso avrebbe sbattuto sul ferro il secondo negandoci ogni possibilità, cosa che avviene. Finisce 64-66 e il Belgio si conferma in finale dopo 2 anni, noi non ci torniamo dopo 30.

- Si hanno: Italia 16/36 da 2, 8/28 da 3, 8/14 ai liberi (qualche rimpianto su questo); Cubaj 13 + 10 rimba; Zanda 11 con 4/11 + 4 assist (sorvegliata speciale, come Meesseman da parte nostra, ovviamente), Fassina 11 con 4/5 (il jolly di serata); Verona, Pan e Santucci 6; Belgio 16/31 da 2, 8/28 da 3 (identico), 10/11 dalla luna; 13 perse loro e solo 8 noi; Meesseman 15 con 6/16 + 12 rimba (nonostante l'abbiamo limitata), Vanloo 15 con 3/12 da 3, Allemand 11, Linskens e Delaere 8.

- Dovremo battere la Francia per tornare a casa con un metallo. Di solito si dice che vince la finalina chi ha meno rimpianti dalla semifinale. In questo caso siamo ad armi pari. Resta il fatto tecnico che ci vede sfavoriti e non di poco. Non vinciamo con la Francia da 20 partite ufficiali. Potremmo dire che ci asfaltano di sicuro, per completare un disfattismo scaramantico.



Appunti europei (9) - semifinale/1: la Spagna ha più... Fam e intorta la Francia un'altra volta

 - Dopo l'antipasto delle gare di classificazione per il pre-Mondiale, che non risolvono nulla (perché vincono Cechia e Germania, che però sono già ammesse l'una al Pre e l'altra al Mondiale stesso, per cui servirà lo spareggio Turchia-Lituania), il Big Friday delle semifinali s'apre con la classicissima per eccellenza tra i due movimenti cestistici più massicci del continente.


Francia favorita, Spagna che vince. "Déjà vu", per dirla alla francese; "ya visto", sembra che si dica in spagnuolo secondo il traduttore automatico. :blink: Fatto sta che la Spagna è sempre capace di mettere sabbia negli ingranaggi francesi, il che non significa che vinca ogni volta (specie negli ultimi anni la freccia si è un po' invertita), ma l'impressione è quasi sistematicamente che, in queste sfide fra titane, la Spagna renda quanto vale e spesso di più, mentre la Francia sotto-performi nei momenti chiave, finendo con l'aria stranita di chi non capisce come abbia fatto a perdere.
E incredibilmente sono 7 edizioni di fila che la Francia non vince l'oro: non che fosse ogni volta la favorita numero 1, ma non aver portato a casa nemmeno un Europeo, con tutto il ben di Dio che ha messo in campo in questi 15 anni, è uno spreco inaudito.

- Questo Eurobasket, la Francia l'ha perso al 50% prima, al 50% durante. Come già snocciolavamo alla vigilia, le superstars Gabby Williams e Johannès hanno preferito stare in Wnba anziché fare la parentesi in nazionale come la nostra Zanda o la belga Linskens; idem le giovani rampanti Malonga e Leite. Aggiungi Chery (ex Chartereau) in maternità e Fauthoux, la regista titolare, k.o. al ginocchio come la nostra M.Villa, e hai 6 assenti da quintetto/primi cambi, roba che avrebbe steso qualunque nazionale; il loro serbatoio è talmente profondo che comunque potevano arrivare almeno in finale, ma hanno scherzato col fuoco e l'hanno pagato. Rispetto allo squadrone che stava per battere gli Usa alle Olimpiadi, questa Francia era lontana parente.
D'altra parte la Spagna era senza le 3 "big C" (Conde, Cazorla, Casas), ha perso per strada la giovane Martin Carrion per virus intestinale (o qualcosa del genere; forse torna per la finale) ed era comunque in ricambio generazionale. Non a caso aveva rischiato grosso contro la Cechia nei quarti.
E quindi ecco il restante 50% dello spreco francese, cioè la gestione della partita. Ok, stiamo parlando di una sconfitta di 1 punto, con tiro libero sbagliato allo scadere: se si andava all'overtime magari parlavamo di un'altra storia. Però la Francia non ci doveva arrivare, in volata.

- La scuola francese, alla quale vanno riconosciuti grandi meriti (superficiale sarebbe liquidarla con "grazie tante, con quei talenti fisici dalle ex colonie è tutto facile", anche se in parte è vero), ha però due difetti grossi, a mio parere: non concepisce che le partite si possano vincere anche con la tattica (e quindi fa sempre lo stesso tipo di partita, puntando a imporre il proprio gioco, la propria supremazia, non adattandosi all'avversaria che ha di fronte) e non ha punti garantiti nelle mani, difficile dire se perché seleziona talenti più fisici che tecnici (ma in realtà ha anche fior di giocatrici tecniche) o appunto come conseguenza della scarsa propensione alla tattica. Così succede che fai 9/11 da 3 in un quarto con la Lituania ma la volta dopo 5/30 totale contro la Spagna e perdi.
Anzi, a ben pensarci c'è stata una volta in cui abbiamo visto la Francia lavorare bene con la tattica: lo scorso anno in finale olimpica con gli Usa. Forse perché è l'unica volta che ha riconosciuto la superiorità delle avversarie e quindi ha accettato di escogitare alchimie per ridurre il gap. Per il resto, forse ha sempre pensato "siamo più forti, le battiamo". E a volte lo prendono "in that place". Speriamo che succeda anche con noi nella finalina. :wacko:

- Detto questo, bravissima questa Spagna "operaia" ad arrivare in finale sfruttando, come detto, ogni oncia del suo potenziale ed estraendo dal cilindro protagoniste nuove, su tutte Awa Fam, classe 2006, che l'anno scorso avevamo visto in quintetto ideale all'Euro U18, e stavolta esplode all'improvviso come protagonista assoluta in una semifinale senior. Non è nuova invece, anzi è eterna, un'Alba Torrens che ovviamente a 36 anni non può più dominare in lungo e in largo, ma si è presentata in forma smagliante ed è stata decisiva in tanti momenti.

- Giusto un po' di cronaca. Saltando a pie' pari il 1° quarto (18-18), si entra nel vivo col break francese verso metà del secondo: la neo-scledense Badiane mette una tripla, ma è soprattutto Ayayi la protagonista (già 13 punti all'intervallo). Vari contropiedi per le francesi che, come prevedibile, dominano anche a rimbalzo offensivo. La Spagna si aggrappa a Fam, che inizia a palesare la sua giornata di grazia con 8 punti di fila. All'intervallo tuttavia è 38-31 per le suddite di Macron.
Il 3° quarto segna la svolta. Dapprima una tripla di Touré fa +10 (43-33) e sembra che la Spagna sia destinata a cedere. Ma lì, inopinatamente, la Francia stacca la spina, smette di fare quello che le stava garantendo la supremazia; di fronte a una difesa spagnola che chiude meglio gli spazi, si affida pigramente a triple che non entrano e si fa fregare palloni che alimentano il contropiede. E' magistrale Torrens con due scippi dal palleggio, convertiti in contropiede, il secondo quasi sulla sirena per il 46-49 al 30', ovvero un ribaltone da 3-16 di parziale in 8 minuti-choc per la Francia. Contribuiscono anche Pueyo e la puntuale Fam, bravissima nel farsi trovare dagli assists delle compagne ma anche "in proprio" con movimenti di scuola classica come il passo d'incrocio.

- L'ultimo quarto è una corrida bestiale. La Francia esce dall'ipnosi, con Ayayi che torna a suonar la carica, ma la Spagna tiene botta; una tripla di Buenavida (altra giovine) su rimbalzo offensivo iberico fa 56-61 a -2'40". Lì arriva la reazione che sembra riportare le sorti dalla parte francese: Salaun fa 3/3 ai liberi, Bernies infila una tripla frontale per il sorpasso: 62-61 a -1'45".
Ma vale oro l'arresto-e-tiro di Ortiz a -1'25". Poi sbaglia Salaun da 3, sbaglia pure Torrens da 3 ma poi stoppa Ayayi sull'ennesimo tentativo dall'arco (ma perché sempre da 3, perdio, con le cristone che avete?). Torrens poi va in lunetta sul fallo sistematico e mette due liberi: 62-65 a -16".
Pazzesca poi l'ultima azione perché Rupert sbaglia da 3 (stavolta ovviamente la tripla era d'obbligo) ma la Francia arraffa il rimbalzo e Bernies trova fallo a -2". Segna il primo e non può far altro che sbagliare apposta il secondo sperando nel rimbalzo offensivo. Cosa che avviene con Rupert che precede tutte e viene fallata a 8 decimi dalla sirena.
Ora è la Spagna che rischia la beffa, anche se alla peggio andrebbe al supplementare. L'ex bolognese segna il primo ma manda sul ferro il secondo. Finisce 64-65, dramma francese e festa spagnuola. Poche ore dopo si ripeterà la scena, quasi con identico punteggio, e sappiamo a favore e a danno di chi. Ma questa è un'altra storia.

- Si hanno: per le iberiche Fam 21 (9/13) + 9 rimbalzi, impagabile; Torrens 12 (5/10), venerabile; di squadra 20/35 da 2, 4/12 da 3 (giudiziosa distribuzione), 13/14 ai liberi, solo 3 rimba offensivi, 15 perse; per la Francia 19 di Ayayi (8/18), 14 di Touré, sottotono altre, a partire da Salaun e Rupert; 19/35 da 2, folle 5/30 da 3 non tanto per la percentuale quanto per la massa di tentativi; 11/16 ai liberi; 17 rimba offensivi (un dominio assoluto che sa ancor più di spreco), 13 perse.

Nella foto: l'attimo seguente all'errore fatale di Rupert.


venerdì 27 giugno 2025

Appunti europei (8) - Spagna (a fatica) e Belgio completano le top 4: per la medaglia ci serve almeno un'impresa

- Ha visto i fantasmi, la Spagna, ma li ha scacciati, nel quarto di finale con la Cechia che vedeva favorite le iberiche, ma con le dovute incognite per un gruppo che, tra rinnovamento generazionale e assenze pesanti (le già citate "tre C" Conde, Cazorla e Casas), non aveva la garanzia di passare il turno solo perché si chiama Spagna.
E in effetti suda svariate camicie, la compagine iberica, costretta a inseguire una gagliarda Cechia (già ostica per il Belgio nella partita precedente), che va al riposo sul 33-44 in suo favore. E quando la Spagna l'agguanta verso la fine del 3° quarto, ha la forza di rilanciarsi di nuovo al comando, sinché però, dopo il nuovo aggancio all'inizio dell'ultimo periodo, si ha un prolungato testa-a-testa ad alto punteggio che negli ultimi 3 minuti si risolve a favore della Spagna, con un parziale aperto da Ginzo e alimentato dalle matadoras di giornata, Ayuso (20 punti) e soprattutto la 2001 Carrera (31): finisce 88-81; ne mette 14 la sempiterna Torrens; non bastano 23 di Holesinska e 20 di Hamzova.
La Spagna, insomma, come già contro la Svezia, dà un'impressione di vulnerabilità ma la porta a casa con un'arte di vincere che, pur cambiando le interpreti, rimane se non intatta, quantomeno viva. Basterà per rovesciare il pronostico contro la Francia in semifinale? Well, a loro volta le transalpine hanno qualche fuoriclasse in meno e una storia ancora da scrivere ai massimi livelli col gruppo attuale.

- A noi tocca il Belgio, dunque. Ventiquattr'ore dopo la nostra serata di gloria con la Turchia, eravano vagamente gufanti contro le pur venerabili Cats fiammingo-vallone, che tante volte abbiamo ammirato, ma che da avversarie in semifinale avremmo preferito evitare, in favore di una Germania che certo scarsa non è, ma senza le Sabally appariva ben abbordabile per le nostre. Serviva, è chiaro, una giornataccia di Meesseman e socie, abbinata a una molto sopra le righe per le teutoniche.
Non è successo. Anche se per due quarti il Belgio ha faticato a scrollarsi di dosso la resistenza germanica; si era sul 21-21 al 10' e 41-36 al 20'. Insomma non una rullata dai primi minuti com'è stato per la Francia contro la Lituania. Però il Belgio è così, non ha una profondità sterminata per cui non punta a fare 40 minuti col piede sull'acceleratore; punta invece a macinare alla distanza, scegliendo con chirurgica precisione il momento in cui piazzare l'affondo-killer. E sa concentrare una qualità stratosferica in quei minuti giocati al massimo. Il decollo fra 3° e 4° periodo contro la Germania è stato impressionante. Azioni collettive da applausi; scientifica la distribuzione delle parti fra le regina Meesseman (sontuosa con 30 punti, 13/19 dal campo, 9 rimbalzi, 5 assist, 39 di valutazione) e le sue fide scudiere Allemand (15), Linskens (14), Vanloo (12). Troppo per una Germania onesta ma, complice la giornata sottotono della leader Fiebich (8) non in grado di andare oltre una soglia di rendimento tale da reggere al livello stellare raggiunto dal Belgio nella seconda metà. Finisce 83-59.
L'obiettivo tedesco, peraltro, è il Mondiale casereccio del 2026, in cui, presupponendo il ritorno delle Sabally, ha un futuro notevole davanti se si considera che le migliori marcatrici contro il Belgio sono state la 2000 Geiselsoder (13), la 2004 Buehner (13) e la 2001 Bessoir (12).

- Ma delle sorti tedesche c'importa relativamente. Veniamo a noi. Semifinale Italia-Belgio. Stasera un paese intero si fermerà dinnanzi alla tv fra le 19.30 e le 21 e rotti. Non ho specificato quale paese, s'intende. :wacko: Freddure a parte, di sicuro a casa Sottana-Mestdagh seguiranno con interesse.
Che si può dire di serio? Non molto, se non "vediamo come va". Gli imparziali ci danno sfavoriti e non di poco: per i bookmakers siamo quotati a 5 contro 1.12 per il Belgio, che tradotto significa vittoria quasi sicura per le nostre avversarie. Anche i commentatori non sembrano prendere in seria considerazione l'ipotesi che l'Italia sappia mettere ingranaggi nella sabbia belga (ho invertito volutamente la metafora per vedere se il lettore è attento). Del resto, loro sono campionesse in carica, stanno dimostrando di tutto di più da 8 anni, noi siamo novizi al gran ballo e siamo scampati all'eliminazione solo dopo un supplementare. Riusciremo a non subire lo stesso trattamento della Germania, cioè stare in partita per un po' salvo poi vederle solo col binocolo?
Non so, ormai siamo in un territorio inesplorato in cui scenari prevedibili non esistono, se non l'ovvia consapevolezza che loro sono quelle da battere e noi le sfidanti. Ma se riusciamo a resistere alle loro spallate, portandole fin dove non pensano di essere costrette ad arrivare con noi, cioè il finale punto-a-punto, potrebbe anche succedere l'inopinato. La strada dev'essere quella del collettivo; inutile chiedere a Zanda di surclassare Meeseman, a Cubaj di irretire Linskens o a Verona di ubriacare Allemand (poi, se lo fanno, tanto meglio); il bello di questo gruppo è che Capobianco le sta rendendo tutte utili. Se loro sono superiori con le prime 6 giocatrici, noi lo siamo fra la settima e la dodicesima. Non basta? Ovvio che no. Serve (tra le mille altre cose) eliminare i nostri passaggi a vuoto. Perché se hai 5 minuti di blackout contro Slovenia o Turchia, recuperi. Se ne hai anche solo 3 contro il Belgio, ti ammazzano.

- La certezza è che, se fatto 30 vogliamo fare 31, cioè uscire con una medaglia da quest'Eurobasket, almeno una delle 3 "megabig" dobbiamo batterla. Il che finora non ci è toccato di fare, perché abbiamo collezionato un pur lodevole 4 su 4 contro avversarie della nostra fascia. Ora che abbiamo scoperto di non essere condannati alla perpetua sfigaggine, non mettiamo limiti ai miracoli...

giovedì 26 giugno 2025

Appunti europei (7) - Analisi più emozionale che tecnica della vittoria dell'Italia

- E' da una trentina d'ore che cerco di cucire un discorso coerente post-vittoria contro la Turchia, ma l'impresa è ardua (quasi più che battere il Belgio in semifinale), complice il torneo di Binzago che con malaugurato tempismo mi crea una perniciosa sovrapposizione di eventi internazionali da seguire.

Non che l'umanità senta il bisogno di una mia analisi, dialisi o diuresi, ma dopo aver passato 20 anni a raccontare rovesci, disgrazie, beffe, fallimenti e occasioni alle ortiche della nostra Nazionale maggiore, sarebbe il colmo non dire nulla sulla massima gioia da trent'anni a questa parte. Quindi affastello qualche pensiero.

- La sceneggiatura della partita è stata incredibile. Sembrava l'ennesima riedizione di un film horror già visto e rivisto dal basket azzurro nell'ultimo ventennio, forse più ancora dagli uomini che dalle donne: sull'orlo dell'impresa, commettere follie e pagarle al prezzo della ghigliottina. Vedi l'Europeo maschile 2022 contro la Francia, proprio nei quarti di finale. Il turno che rappresentava, fino a ieri, un tabù micidiale per le nostre Nazionali maggiori. Che sia stata quella femminile a spezzarlo, riportando l'Italia fra le prime 4 d'Europa dopo 22 anni (parlo sempre di uomini e donne compresi; ovviamente per noi gli anni erano 30), è una soddisfazione clamorosa.

- Il quarto di finale è classicamente il turno-spartiacque tra l'anonimato e il successo. Tant'è che ora siamo a meravigliarci degli echi social e mediatici, enormi rispetto alle nostre miserande abitudini; echi probabilmente effimeri, chi lo nega? Ma tuttavia inattesi e tali da procurarci uno stato d'ebbrezza e stordimento, come quello che coglie chi improvvisamente veda la luce dopo anni di reclusione in un tunnel buio pesto.
Prime pagine e articoloni sui giornali sportivi (e non), diretta su Rai2, Facebook & c. inondati di post e commenti anche di chi se n'è sempre fottuto del femminile: viene quasi il sospetto che non ci fosse nessun pregiudizio negativo nei confronti del basket-donne in Italia, e neppure fosse questione d’incapacità nostra nel farci propaganda: semplicemente non avevamo risultati concreti da proporre all’attenzione generale. Adesso, almeno stavolta, sì. Anche per questo non mi sembra il caso di reclamare rivincite di corto respiro su "chi sale sul carro soltanto adesso" o su altri sports italici che collezionano medaglie mondiali e olimpiche.

La sorte e il merito. Ci sono momenti, nello sport, in cui tutto resta in bilico prima che il destino separi il vincente dal perdente. Momenti in cui chi ha sempre fallito può riscrivere la sua storia: e a volte è solo questione di una palla che dopo essere rimasta in sospeso rimbalza dalla parte giusta, come in quel famoso film di Woody Allen sul tennis. Questa è la sorte.
Ma devi avere anche il merito. Di essere lì a crearti un'altra occasione dopo averne gettate cento. Buttare via la vittoria in quel modo nei regolamentari, come ha fatto l'Italia, avrebbe ucciso qualunque nostra versione del passato recente. Limitandoci agli ultimi 40 secondi: Verona che si fa scippare in pressing. Keys che lancia alle ortiche la rimessa in zona d'attacco a -5". La difesa che non riesce a fermare Uzun in un arresto e tiro ben fatto ma tutto sommato scolastico, che s'insacca puntuale sulla sirena. E quel canestro annullato a Keys per fasulla infrazione di 24", con l'instant replay guasto, seppure fosse solo il terzo quarto riecheggiava sinistramente l'antisportivo di 8 anni fa con la Lettonia.
Ci siamo ribellati alla sceneggiatura horror di cui sopra. La donna della provvidenza è stata Lorela Cubaj con quei tre clamorosi 1 contro 1 di fila contro la legnosa ma tignosa Senyurek.
E siamo così arrivati al passo e tiro finale di Cecilia Zandalasini, su punteggio pari a 15 secondi dalla fine del supplementare, dopo un'azione che stava rischiando di finire nel nulla; invece la nostra si crea spazio, il suo tiro s'arrampica sul ferro, dove sbatte due volte, dando una prima impressione di finire fuori, condannandoci, se andava bene, a un secondo overtime; se andava male, a subire una nuova purga, stavolta fatale, sulla sirena.
E invece è entrato, quel tiro, riportandoci in vantaggio. Poi la difesa, ben fatta, sull'assalto estremo delle mezzelune, negando corridoi verso l'area, costringendo a una riapertura per la tripla di Fitik, complicata ma - se la sfiga continuasse a vederci benissimo - destinata a entrare confezionando per noi la beffa suprema.
Ma è andata sul ferro. La regia televisiva poi, preda di qualche fumo, quando manca ancora un secondo, ha inquadrato il pubblico anziché la lotta a rimbalzo, ma s'è intuito che ce l'avevamo fatta, ed è scattato il delirio.

- Purgatorio più degno, per riscattare le nostre colpe passate, non si poteva concepire; 45 minuti in cui ne abbiamo combinate di cotte e di crude, ma sempre col grande pregio (mostrato sin dalla prima partita) di non fossilizzarci sui momenti di negatività, anziché farci travolgere dallo psicodramma come in passato. Da ogni blackout usciamo con un rilancio. Come a inizio ripresa quando siamo finiti sotto di 9 ma siamo rimbalzati alla grande, sorpassando nel giro di pochi minuti.
C'è da sottolineare, però, che la forza mentale è legata alla forza tecnica che questo gruppo ha dimostrato. Cioè, siamo stati solidi nei momenti difficili perché (o anche perché) non eravamo inferiori alle quattro avversarie affrontate finora. Dice: ma prima perdevamo anche col Montenegro, appena la posta saliva. Verissimo, ma il passo avanti mentale che abbiamo compiuto consiste proprio nel fatto che ora, se valiamo X, rendiamo X, non “X meno" una zavorra fatta di elementi extra-tecnici che ci fottevano.
Dimostrazione plastica ne è questo "4 su 4" in partite che potevamo vincere tanto quanto perdere, e che in passato, almeno una, probabilmente due, avremmo perso.

- Abbiamo un poker di play che, sommando i pregi delle singole e potendosi intercambiare a seconda dei momenti, è stato in grado di non farci risentire dell’assenza di M. Villa. Non mi aspettavo di arrivare in semifinale (come credo tutti) ma ero fiducioso sul fatto che l'infortunio del nostro asso giovane fosse sì doloroso (perché meritava di esserci e perché era il personaggio in rampa di lancio) ma non fatale per i nostri esiti sul campo. Abbiamo poi un reparto lunghe che da storico tallone d’Achille s’è trasformato addirittura in un punto di forza: ieri il lavoro combinato di Keys, André e Cubaj è stato decisivo in attacco come in difesa. In altri tempi una McCowan ci avrebbe fatto a pezzi, ma anche una Senyurek che non è un fulmine di guerra; stavolta le abbiamo messe sotto.
Zandalasini - già lo dicevamo - ha come in passato il ruolo della fuoriclasse, ma ora siamo in grado di aspettare che venga fuori alla distanza, come ieri, senza che una sua partita sofferta (com’è stata per 35 minuti, sostanzialmente, complice il braccaggio subito dalle turche) ci costi il naufragio.

- Nelle prossime due partite, semifinale e finale qualunque essa sia (1° o 3° posto) sarà qualcosa di diverso perché troveremo le "superbig" evitate finora. E allora servirà l'impresa vera, ché finora si è trattato di non gettare occasioni alla portata; ora bisogna andare oltre. Quello che abbiamo dimostrato finora non è abbastanza per battere il Belgio. Proveremo ad andare oltre la logica che ci vede sfavoriti, e forse nemmeno di poco.

- Stando coi piedi per terra, non abbiamo ancora niente di concreto in mano: né una medaglia, né il Mondiale vero e proprio, ma solo il bigliettuccio per le qualificazioni iridate. Né c'illudiamo che all'improvviso l'italica plebe, dopo aver ignorato l'esistenza del basket femminile per decenni, se ne scopra improvvisamente innamorato; o che legioni di ragazzine si presenteranno in palestra il prossimo settembre, per aver visto in tv quest'epica vittoria. E tuttavia, "lasciateci cantare con la chitarra in mano", almeno sino a venerdì, per questi 300.000 di audience (tra i 259.000 di Rai2 e almeno 40.000 sulle altre due piattaforme) e tutto il resto del can-can.

- Chiosa finale. Una soddisfazione aggiuntiva, per noi seguitori del femminile di lunga militanza, sta nel vedere finalmente tradotti in risultati senior quegli anni gloriosi di medaglie giovanili. Il gruppo attuale azzurro è la sintesi delle annate dal '96 al '99-2000 che ci hanno regalato ori, argenti e bronzi. Che poi però sembravano non sfociare in nulla; e ci chiedevano "perché siamo forti negli Europei under e non combiniamo una mazza con la Nazionale senior"? Oggi finalmente abbiamo trovato il filo conduttore tra le speranze alimentate da quei risultati di allora, con Lucchesi e colleghi, e quelli odierni con Capobianco. Il sogno (o meglio l'obiettivo) è che diventino la normalità le semifinali senior così come lo sono per noi quelle giovanili da 15 anni abbondanti a questa parte.