martedì 15 settembre 2026

Mondiali (appendice) - Dati di audience all'estero

Per quanto riguarda l'audience della finale in Francia, risulta 1,42 milioni sul canale in chiaro TMC, non disponibile il dato della pay-tv (BeIn).

Spagna-USA del 12 settembre, in Spagna ha avuto 430.000 spettatori medi su Teledeporte* (5,5% di share) con 1,1 milioni di contatti; risulta la trasmissione più vista sul digitale terrestre nell'arco di quella giornata.

Spagna–Germania, finale 3º posto del 13 settembre, ha avuto 339.000 spettatori medi (3,7% di share) sempre su Teledeporte.

*equipollente del nostro RaiSport

Negli Usa la finale del Mundiàl berlinese, che per loro era alle 14 ora atlantica e 11 del mattino ora pacifica, e sfortunatamente era in concomitanza con la finale degli US Open di tennis in cui era all’opera l’americano Shelton (che poteva diventare il primo americano dopo 23 anni a vincere uno Slam), ha avuto 1,2 milioni di audience su TNT, mentre non è noto il dato dell’altro canale HBO/Max che trasmetteva.

Da considerare che la finale di 4 anni fa, Usa-Cina, fece solo 446.000 spettatori su Espn, anche se l'orario era più scomodo (notte atlantica e tarda serata pacifica).

lunedì 14 settembre 2026

Mondiali (11) - Finali: masterclass Usa con Stewart mvp; ennesimo argento Francia; bronzo Spagna con vista sul futuro

 *_* - Ci sono stati due momenti, nel corso della giornata finale del Mundiàl berlinese, in cui s'è intuito che le sensazioni della vigilia erano sbagliate, e che il vento spirasse ancora in direzione degli Usa. Il primo è stato quando la Spagna ha chiuso la finale per il bronzo con un +23 pressoché identico al +22 sciorinato dalla Francia sulla stessa avversaria (la Germania); il che rivalutava la pur sofferta vittoria americana sulle iberiche (lasciando perdere il complottismo su tiri liberi, arbitro panamense ecc.) e svalutava quella che pareva un'esibizione di forza stellare delle transalpine; e a quel punto l'essere state due volte spalle al muro, rispetto al fin troppo facile cammino francese, diventava un vantaggio per le americane. È sempre meglio, nell'arco di una competizione, avere almeno una partita che perdi o rischi di perdere, perché ti sviluppa anticorpi sotto forma di capacità di reazione all'avversità.
Il secondo momento è stato nell'intervallo della finale, quando le cifre dicevano che la Francia aveva 8/14 da 3 eppure era avanti solo di 2: non ci voleva Nostradamus (connazionale delle francesi, tra l'altro) per prevedere che una percentuale così sarebbe calata se non crollata, mentre le americane stavano sì tirando bene pure loro da fuori, ma non solo, stavano anche martellando da vicino, cosa che, quando la stanchezza inizia a roderti, è un'arma molto più affidabile rispetto alle triple.

*_* - E così non si cambia: 97-79 perentorio, il golpe francese è rinviato a data da destinarsi (forse a giammai), le jour de gloire non est arrivé, gli Usa sono oro per la decima volta di fila tra Mondiali e Olimpiadi, mentre la Francia è d'argento per l'ottava volta nelle sue ultime 8 finali, cioè tutte quelle disputate dal 2010 in poi (2 olimpiche, 5 europee e ora questa mondiale). :woot: Chiaro che noi faremmo carte false per essere così perdenti di successo, però stavolta alle nipoti di Giovanna d'Arco brucia più che mai. Perché le aspettative non erano mai state così alte; erano davvero convinte di essere alla pari se non superiori agli Usa. E del resto il campo aveva (o sembrava aver: vedi considerazioni sopra) detto che la squadra migliore era la loro.
Ma "all'apparir del vero, tu misera cadesti", direbbe Leopardi (mi sa che l'ho già citato altre volte ma pazienza). :wacko: E il vero che è? Primo, che se sfidi le americane a chi segna di più, cioè mettendola sul piano del talento, anziché del collettivo, al 99,9% ti scotti, anzi ti ustioni, perché a livello di talento è ovvio che una squadra di tutte stelle Wnba sia superiore a una che ha sì varie giocatrici che stanno facendo bene in Wnba, però ci sono due o tre gradini di differenza nel complesso. Secondo, che le yankees difficilmente sbagliano due partite di fila; non che la loro prova contro la Spagna fosse stata del tutto storta ma senza dubbio non erano in serata al tiro; era quasi garantito che stavolta avrebbero fatto bum bum e anche pum pum; e a quel punto diventano ingiocabili. Il c.t. franco, Toupane, ha provato la zona nel 3° quarto ma gliel'hanno smontata in un amen.
Ah, aspè: mica solo grande attacco, gli Usa, in questa finale. La loro difesa ha imbarcato acqua nel primo quarto e mezzo ma poi ha iniziato a macinare e a tritare le francesi, soprattutto nel terzo quarto, quello decisivo con un bestiale 12-30 per le americane. Grande prestazione di squadra a 360 gradi. Tra le individualità vedi sotto (discorso sul quintetto ideale) per l'immensa Stewart e la perfetta spalla Young; ma anche Gray è stata un pneumatico (sottinteso martello) con i suoi arresto-e-tiro, e Caitlin Clark dopo un inizio preoccupante, sulla falsariga della semifinale (tant'è che l'unità giovane con lei, Reese e Bueckers aveva incassato buona parte del super-parziale di 16-0 per la Francia), è venuta fuori bene con la tripla allo scadere del 2° quarto (dopo un recupero procacciato da una chiusura da mastino di Reese su Astier: azione-simbolo del cambio di direzione della partita), un arresto e tiro sulla sirena del terzo e altri spunti.

*_* - Dove poteva e doveva far meglio, la Francia? Soprattutto in difesa e nella testa. In difesa perché, se è vero che le stellestrisciate hanno fatto i numeri, la Francia non è stata capace di complicargli la vita, come invece erano state brave a fare nella finale olimpica, e se sui pochi errori avversari al tiro concedi pure parecchi rimbalzi offensivi (12 contro 6 alla fine, ma molti nei momenti-chiave), sei pressoché spacciato. Nella testa, perché quando la partita, dopo essersi messa alla grande per loro (+14 al 2'30" del 2° quarto, 17-31), è deragliata dai binari in cui la Francia s'illudeva di averla già indirizzata, le macroniane hanno sbandato malamente, soprattutto negli ultimi 5 minuti del terzo quarto, incassando un parzialaccio di 18-6 che ha compromesso tutto (meno 16 al 30', irrecuperabile con quell'inerzia ormai definita). :woot: E' mancata, cioè, la capacità di reagire a un cambio di scenario rispetto a quello che ti aspettavi alla vigilia e che sembrava confermato all'inizio. C'è un dato pazzesco sul crollo francese: da quel 17-31 all'86-59, massimo vantaggio Usa a 6' dalla fine, il parziale è stato di +41 per gli Usa in poco più di 20'. :ph34r:
In attacco, sì, 79 punti segnati contro gli Usa, puoi dire "non l'abbiamo persa lì"; però, però, c'è stata troppa dipendenza da Gabby Williams nei primi 3 quarti, per cui finché lei faceva magie (16 punti all'intervallo) la Francia stava davanti, poi quando è calata vistosamente, è scesa la notte. Nell'ultimo quarto si è scatenata Malonga ma i buoi erano scappati. A parte loro due, le altre francesi sono state fra il così-così e il negativo; e duole il cuore ma Johannès è quella che ha deluso di più, toppando per la seconda volta il test supremo contro le americane, dopo aver giocato male già la finale di Parigi. Resta una grande giocatrice ma con limiti quando il gioco si fa duro.
E questa Francia stellare si è ritrovata ad essere una fotocopia minore degli Usa; dove tante cantano ma nessuna porta la croce; e dove 8 giocatrici su 12 sono arrivate alla vigilia dell'evento senza poter lavorare su meccanismi comuni. È bastato e avanzato per arrivare in finale ma non per salire sul trono supremo.

*_* - Dati nudi e crudi: per gli Usa, Stewart 22 con 7/10 e 10 rimbalzi; Young 18; Copper 15; Gray e Clark 12; 28/45 da 2, 8/19 da 3, 17/25 ai liberi; per la Francia, Malonga 21, Williams 20; 15/30 da 2, 11/24 da 3, 16/25 ai liberi (stavolta nulla da eccepire su sperequazioni nei falli). Atroci in negativo i plus/minus di Badiane, Salaun e Lacan.

*_* - In precedenza finale 3° posto vinta dalla Spagna che smaltisce le scorie del logorante e vano sforzo con gli Usa e legna di nuovo la Germania come aveva fatto all'esordio; scatto iberico in avvio (+13), rientro teutonico nel 2° quarto (40-36 al 20' dopo anche un pareggio), poi però come già ieri in semifinale la Germania cala vistosamente alla distanza, pagando le solite palle perse (18) e un complessivo deficit di talento rispetto ai top-team assoluti. Ma anche il fatto di essere alla settima partita in 10 giorni (Fiba, ma un paio di giorni in più per 'sta World Cup ti costavano troppo?) mentre le mangiapaella "solo" alla sesta.
Finisce 81-58 (Martin 22 con 8/15 al tiro e 9 assist, pazzesca e ha 20 anni, ricordiamo; Carrera 15; di là N. Sabally e Peterson 13).
Sorride di più ovviamente la Spagna col bronzo al collo, e che ha rimesso la freccia verso l'alto coi nuovi talenti dopo qualche anno di ricambio generazionale; ma anche la Germania merita complimenti, tenendo conto che non ha avuto il suo maggior talento individuale (S. Sabally) e che non aveva mai respirato un'aria d'alta quota come questa.

*_* - La collezionista d'mvp colpisce ancora. Breanna Stewart lo era già stata nel 2018 oltre che delle Olimpiadi 2021; mettici poi tutti quelli che ha vinto tra Ncaa, Wnba ed Eurolega... Stavolta, sapendo di non essere più una ventenne, si è gestita alla grande, giocando di conserva nelle prime 4 partite per poi dominare semi e finale; non assomiglierà mai alle piacione da social che fanno vendere scarpe e patatine ma se c'è da vincere chiamate lei e non altre. Vincente pura è anche Jackie Young, l'altra americana nel quintetto ideale; diventa la prima nella storia a conquistare Ncaa, Wnba, oro olimpico 3x3, oro olimpico 5x5 e oro mondiale; mai protagonista assoluta ma non sbaglia un appuntamento. Poi Fiebich per la Germania, il prodigio Martin per la Spagna e ovviamente Gabby Williams per la Francia; nell'arco del torneo sarebbe più lei che Stewart l'mvp, però è quasi inevitabile premiare la leader di chi vince l'oro.
Nel secondo quintetto han messo: Han Xu, Meesseman, Talbot, N. Sabally e Salaun. Facile ipotizzare che se avessimo battuto l'Australia ci sarebbe stata Zanda al posto di Talbot.

*_* - Spicciolata finale a mo' di bilancio.
1) Quattro anni fa si giocò in Australia e le top-4 furono due americane e due asiatico-oceaniche; sembrava che l'Europa fosse in crisi; stavolta si è giocato in Germania e si sono piazzate 3 europee fra le top-4. Non trarrei quindi conclusioni perentorie su chi sale e chi scende nel borsino dei continenti. Nel 2030 si va in Giappone e può darsi che saranno di nuovo le asiatiche a rimbalzare su.
2) Chi è più delusa fra chi è rimasto fuori dalle top-4? Well, l'Australia direi di no, poveraccia, con tutti i guai che ha avuto. Le altre hanno reso più o meno secondo il potenziale. Noi possiamo essere delusi di non essere arrivati ai quarti ma il più incazzato è il Belgio. Si è letto che Allemand ha fatto mea culpa (come collettivo) dicendo che si sentivano già la medaglia al collo prima di giocare con la Germania; se lo dice lei sarà vero ma mi sembra strano, per una squadra così esperta e mai, credo, presuntuosa. Dire "l'abbiamo persa noi" può essere un modo inconscio di coprire la realtà, e cioè che contro le tedesche, più energiche e profonde, il gruppo storico delle Cats ha mostrato la corda e forse non avrà più un altro treno per il vertice mondiale.
3) Bella gioventù. Ok, alla fine la solita Stewart vince l'mvp e la solitissima Meesseman è top scorer. Però di facce nuove (o seminuove) interessanti se ne sono viste tante: Martin ovviamente su tutte, ma anche Fam, Leite, Malonga, M. Villa, Borlase, Tanaka, nate fra il 2004 e il 2006 e tutte in doppia cifra di media (ok, i punti non sono tutto, ma indicano quantomeno l'essere già protagoniste), più la sconfinata Zhang Ziyu del 2007. E non considero debuttanti già un po' più mature d'età come Caitlin Clark.
4) Gran pubblico per questo Mundiàl. Non sempre (anzi) possiamo dirlo per gli eventi Fiba femminili, dove va già di grassa se i palazzetti si riempiono per la squadra di casa. Stavolta a Berlino risultano 6.500 spettatori a partita, contro i 3.800 di 4 anni fa in Australia, che era già considerabile un successo. Ma al di là delle presenze in tribuna, c'era un "hype" complessivo, tra social e media tradizionali, che non si riscontrava di solito. Sembra che il boom della Wnba si sia ripercosso (o ripercuotuto se piace di più) anche sulle nazionali.
5) Incredibile a dirsi, l'ultimo risultato dell'Italia contro le 3 medagliate di questi Mondiali è stato rispettivamente: sconfitta di 3 con gli Usa, vittoria sulla Francia (a Euro '25), vittoria sulla Spagna (al PreMondiale). Ma non so se fa più piacere o mordere le mani. Perlomeno, stavolta, non siamo stati costretti a guardare il gran ballo iridato dal buco della serratura.

domenica 13 settembre 2026

Mondiali (10) - Semifinali: la Francia convince, gli Usa s'arrangiano. Rematch di Parigi '24

 3_3 - Due anni dopo la finale olimpica, il tetto del mondo è ancora questione tra Usa e Francia. Ma qualcosa è cambiato. Forse, per la prima volta nella storia recente, sono le americane le sfavorite. Non così la pensano i bookmakers, che danno le suddite di Trump a 1.30 circa e quelle di Macron a 3.20. Il blasone pesa; l'abitudine a vincere anche; o semplicemente i quotisti non hanno seguito il torneo. Perché se vale quanto dimostrato finora nel torneo, la Francia merita i favori del pronostico: entrambe le finaliste hanno vinto 5 partite su 5, ma la Francia ha 35,6 punti di scarto medio e soprattutto +22 di distacco minimo (oggi con la Germania); gli Usa hanno +27,8 di scarto medio ma, soprattutto, hanno ciancicato due volte, contro di noi e oggi con la Spagna.

3_3 - Però, però... intanto, è raro che gli Usa non reagiscano di rabbia dopo una prestazione sottotono; inoltre la Francia dovrà fronteggiare una pressione inedita: finora un argento perdendo con gli Usa era tanto di guadagnato; stavolta, nonostante Johannès abbia detto che non hanno nulla da perdere, starebbe stretto. Perché l'occasione è enorme e non è detto che il treno ripassi. In Francia, lo si percepisce dai loro media, si aspettano la vittoria, non solo la "bella figura" come fu a Parigi, quando persero solo di 1. Solo che per battere gli Usa, pure questi Usa meno inarrivabili che in passato, ci vogliono 40 minuti non necessariamente perfetti, ma senza pause d'intensità; e allora il rischio di arrivare bolliti alla fine, contro di loro, è elevato, com'è successo alla Spagna oggi.
Di sicuro per fisicità, profondità (10 forti vere) e fuoriclasse (fra cui la più attesa, curiosamente, è un'americana, seppur francese di madre, Gabby Williams), le transalpine sono solo leggermente inferiori, se non addirittura alla pari, della corazzata a stelle e strisce. Ma la vera differenza la Francia deve farla con il suo collettivo vero e rodato, rispetto alla selezione di stars americane assemblate per l'occasione.

3_3 - La Francia spegne il sogno della Germania e dei 12.650 di Berlino (tranne i pochi non tedeschi sugli spalti, ovviamente) e lo fa con padronanza notevole. Gabby Williams, che ha dominato la partita con classe assoluta, apre rubando palla sulla prima azione avversaria e segnando da 3 dall'altra parte: in 10 secondi tutta la sua doppia dimensione. La Francia fa 10 punti nei primi 2 minuti ma la Germania non si fa impressionare e nel 1° quarto tira con alte percentuali. La Francia invece spreca qualcosa di troppo con la torre Malonga che sembra stranamente priva, nell'occasione, di controllo neurologico sulla mano che tira, come fosse un ferro da stiro (unica spiegazione per una di quasi due metri, e dalla verticalità pazzesca, che sbaglia di mezzo metro una serie di appoggi da sotto). :blink: Sicché la Germania piazza l'unico sorpasso, che dura una manciata di secondi: Johannès con una tripla fissa il 25-23 al 10'.
Il 2° quarto marca già la differenza; la Francia non fa cose eclatanti, ma macina le avversarie con una difesa che fa calare le percentuali ma soprattutto fa perdere palloni alle teutoniche, le quali sono fisicate e tecniche, ma difettano di portatrici di palla (a parte la naturalizzata Peterson che però non è un fenomeno), e in effetti di questa lacuna aveva profittato l'Italia per batterle due volte nelle qualificazioni a Euro '25 (quanto brucia veder loro in semi e noi a casa? Tanticchio, anche se loro sono cresciute da allora). :cry: Il dato dei punti in contropiede è la differenza più eclatante in favore della Francia; a sprazzi la Germania risale ma la solita Williams la ricaccia: 45-38 al 20'.
Super-ripartenza francese nel 3° quarto con un 9-0; da meno 16 N. Sabally scuote le sue, poi Guelich (la centrona ex-Reyer), peraltro tra le migliori delle sue, sbaglia due volte la tripla del -6 e la Francia dopo 4 minuti a secco riaparte con una tripla di una concretissima Salaun e un classico contropiede di Williams; al 30' è 64-50.
Il 4° quarto è a elastico senza cambiare la sostanza. Batte un colpo Buehner, la 2004 che era stata ottima nelle scorse partite ma evanescente oggi, ma la coetanea Leite risponde con una tripla, poi Williams, ancora una volta, ciula palla e s'invola (69-55). La Germania si riporta ancora un paio di volte a meno 9 ma s'esaurisce, mentre si sblocca Malonga dalla lunetta e Johannès mette la bara nei chiodi con due triple. Ingeneroso l'86-64 finale per le tedesche (parziale di 15-2 negli ultimi 5 minuti) ma il verdetto è nitido.
Applausi scroscianti e meritati per le teutoniche, andate oltre le previsioni nel torneo; però forse oggi è mancata un'idea in grado di rovesciare il tavolo, nel senso che, giocando a viso aperto entrambe, il potenziale francese era inevitabilmente superiore a quello tedesco.
La Francia ha: Williams 22 con 8/12 al tiro, mvp; Salaun, seconda migliore, 14+11 rimba; Johannès 13 anche se a sprazzi; Ayayi 10; Leite 9; 19/38 da 2 e 10/27 da 3.
La Germania ha: Guelich e N. Sabally 12; Fiebich 9, calata strada facendo; 17/34 da 2 (buono) ma 7/21 da 3 e soprattutto 24 perse.

3_3 - Gli Usa arrancano con la Spagna ma la stroncano alla distanza. Merito delle americane, in una giornata senza luce, è quello di mantenere comunque una produzione costante, intorno ai 20 punti per quarto o poco meno, cercando e trovando soluzioni interne con le lunghe o mezze lunghe, a fronte di una serata in cui da fuori non entrava nulla. Il che spiega in parte (ma solo in parte) la sperequazione nei tiri liberi. Ma come qualità del gioco, spirito, eccetera, la Spagna è stata superiore. Solo che nell'ultimo quarto le pile erano esaurite dallo sforzo prodotto nei primi tre per stare al passo, come un mezzofondista che s'è tirato il collo nei primi giri per stare incollato a un avversario più forte e poi cede di schianto.
Il fatto è che la qualità di questa Spagna non è altissima (perlomeno in confronto ad altre Spagne del decennio scorso): la migliore insieme alla scledense Conde è stata la 2006 Martin, funambolica ma inevitabilmente inesperta, così come la coetanea Fam, che poteva essere più intraprendente per dare alle sue una pericolosità interna più costante; anche Gustafson ha deluso. E almeno 6 elementi sono solo oneste gregarie.
Scelte opposte nei quintetti di partenza: gli Usa con le veterane, la Spagna con le due ventenni più la '01 Carrera. Le iberiche avevano sbandierato alla vigilia di non aver paura e lo dimostrano con uno scatto sul 9-1, poi 16-9 a suon di tagli e triple. Gli Usa, inizialmente con l'aria di chi sta prendendo le misure, macinano con calma e ribaltano la situazione nel giro di 3 minuti, e a suon di tiri liberi, già 13 contro zero nel 1° quarto, che finisce 18-21 per le yankee.
Nel 2° quarto entra la veneranda Torrens, ma solo per un cameo che non incide; sono invece le giovani Buenavida, Carrera e soprattutto Martin (ubriacante un suo balletto con finte, passo e tiro contro Stewart) a riportare a contatto la Spagna, da meno 7 a 27-29 al 15'. Lì si fa imbarazzante la questione dei tiri liberi. Ok, non sta scritto da nessuna parte che debbano essere distribuiti in parti uguali; non si può nemmeno dire che ci siano singoli episodi clamorosi. Però la sommatoria surreale è di 27 liberi contro 4 a metà gara. :woot: Le spagnole comprensibilmente s'innervosiscono perché per come stanno giocando meglio delle americane dovrebbero essere avanti, ma un fallo dopo l'altro rimangono dietro; anzi è già grassa per loro essere solo a meno 3 all'intervallo, 36-39.
Scoppiettante l'inizio del 3° quarto con 3 triple spagnole, di cui due di Conde, per il sorpasso (45-44) ma anche con la replica Usa sulle spalle delle veterane, Stewart in testa. La divina Breanna, che a mio ingeneroso parere sta mostrando da un paio d'anni qualche segno di declino, è pur sempre migliore del 99% delle giocatrici del pianeta, ed è magistrale nella sua prova tutta sostanza e zero fronzoli, stile suo. Anche Collier si fa sentire. La Spagna resta 4 minuti a secco, poi torna a fiammare con Buenavida che fende una spaesata Clark con un'entrata più aggiuntivo (52-56); poi l'ineffabile Martin e la risvegliata (per poco) Gustafson fanno addirittura pari, mentre la zona iberica denuda la legnosità dell'attacco Usa. Si va all'ultimo riposino sul 58-58. Ah, inutile dire che gli arbitri, avendo probabilmente consultato le cifre di metà gara e capendo che se replicavano i primi 2 quarti finivano con 54 liberi per le americane e 8 per le spagnole, roba da linciaggio, ora sono un po' più equilibrati. :wacko:
Si pregustano emozioni fino all'ultimo ma non sarà così. Carrera apre il 4° quarto con una magia difensiva su Stewart (stoppata con recupero) ma è fuoco di paglia. Le americane, come detto, vista la mala parata da fuori vanno in area con Stewart e Boston (60-68). La Spagna scopre di avere la spia della riserva accesa, ma non c'è distributore alcuno che possa erogarle nuovo carburante: si pianta inesorabilmente, segnando 8 punti nell'ultima frazione. Le esperte Copper e Young firmano l'allungo & chiusura dei conti per le americane (66-76).
La Spagna ha: Martin 17 con 5/8 (se non vince il "rising star" è una rapina), Conde 17 con 6/13; Fam 9+7 rimba ma, come detto, poteva osare di più; 19/40 da 2 e 6/26 da 3 (troppo poco).
Gli Usa hanno: Stewart 16 con 4/6 + 8/11 ai liberi; Copper 13; Young 12; 20/40 da 2 e 3/18 da 3. Poco palpabili le nuove eroine: qualcosa da Bueckers (6) e Reese (5), quasi nulla da Clark (1) che ha fatto smistamento palla. Anche se poi vai a vedere il plus/minus e il suo è il migliore dopo Stewart. Ma l'impressione è che la diva Caitlin non dia il suo meglio quando non si sente la squadra in mano (ricordiamo che al PreMondiale è stata mvp); e qui per ora comandano le veterane, specie adesso che il gioco s'è fatto duro.
Ah, i tiri liberi? Alla fine 27/35 gli Usa, 10/11 la Spagna. A onor del vero, sui siti dei giornali spagnoli non ho trovato invettive contro gli arbitri. Forse hanno ragione o forse gli hanno fatto capire che ribellarsi è peggio: da quando il Petrux ha detto sarcasticamente, sugli arbitri di Usa-Italia, "meritano di dirigere la finale", noi non abbiamo più vinto una partita, e il fischietto panamense ha avuto sia Usa-Spagna che la finale di domani. :woot:

sabato 12 settembre 2026

Mondiali (9) - Appunti disordinati prima delle semifinali e dopo lo shock-Italia

- Poche ore dalle semifinali del Mundiàl berlinese. Quando un oro è contendibile, tutto aumenta d'interesse. Ma lo è davvero? Se togliamo la partita con l'Italia, gli Usa sono stati i soliti bulldozer, specie nel quarto con l'Ungheria, letteralmente passata sotto un rullo. Restano la squadra più profonda, che può giocare 40 minuti alla stessa intensità a prescindere da chi sta in campo. Rimangono però dubbi sulla forza sotto canestro, dove non hanno un centro dominante alla Brittney Griner ma solo ali grandi, e sulla chimica tra l'anima giovane e quella veterana, non per cattiva volontà delle giocatrici ma perché manca una cerniera tra le ultratrentenni del basket classico come Stewart, Young, Gray, e le semi-debuttanti dell'"era supersocial" come Clark, Bueckers e Reese.

- C'è interesse anche negli Usa stessi, dove di solito le nazionali di basket sono poco seguite, per due semplici motivi: 1) per loro il basket è quello Nba/Wnba e quello dei college; 2) quando vinci sempre ti annoi. Ma stavolta, sarà per Caitlin Clark o per il fatto che non è scontato l'oro, pare che le 3 partite di girone abbiano fatto registrare le 3 migliori audience di sempre per gli Usa donne ai Mondiali, con un picco di 1,3 milioni per Usa-Italia (che per loro era alle 14.45 costa Est e 11.45 costa Ovest). Il che non è tanto in rapporto alla sterminata platea tv americana, ma per le loro abitudini sì.

- A dire il vero, dopo i quarti a senso unico, le quote per le semifinali, secondo i bookmakers, non sembrano promettere incertezza: la Germania è data a 6,50, la Spagna a 11, che vuol dire quasi impossibile. Insomma tutti vedono una finale Usa-Francia con le francesi persino favorite, secondo l'ultimo "power ranking" pubblicato dalla Fiba. La Francia in effetti come potenziale è la più forte di sempre, persino più di Parigi '24 quando spaventò gli Usa sino all'ultimo secondo. Però vediamo come reagisce se viene messa in difficoltà, cosa che finora non è successa. Aspetto al varco Marine Johannès, l'artista del parquet e regina degli highlights (contro la Cina ad esempio ha regalato uno slalom ubriacante sulla mastodonte Zhang e una tripla "no look", anche se a gioco fermo), di cui però non riesco a scordare la tremenda magra nella finale olimpica, quando sbagliò quasi tutto. La Germania è cresciuta verticalmente durante il torneo, ha fisico e completezza di ruoli per dar fastidio alle francesi, è in gas dopo aver steso il Belgio, ha avuto avversarie più allenanti (fin dal girone duro) e avrà un'atmosfera bestiale intorno.

- Quanto alla Spagna, c'è molta baldanza nell'ambiente, come s'è visto dalle prime pagine dei quotidiani sportivi; il mito Pau Gasol è andato a galvanizzare la squadra, lui che due volte impegnò seriamente gli americani in finale olimpica; e le iberiche con le giovani leonesse 2006 Martin e Fam, più la yankee iberizzata Gustafson, sono cresciute rispetto al Preolimpico, quando non fecero gran paura alle americane, ma sarebbe davvero una sorpresa grossa se stendessero le suddite di Trump. Certo, uno dice "se l'Italia stava per batterle..."; ok, ma se guardiamo le situazioni occasionali, la Spagna ha perso col Mali.

- Passate una sessantina d'ore dal nostro surreale ottavo con l'Australia, resta ancora difficile giudicare un'Italia che (al di là dell'esito nudo e crudo di 1 vinta-3 perse con uscita ai "barrages", che era quello più pronosticabile alla vigilia ma che alla luce dei guai delle Marsupiali, e della non irresistibilità delle cinesi, poteva diventare un quarto di finale, perdendo con la Spagna o con la Francia) ha giocato in modo troppo incostante per poter trovare un filo logico.
Di quale Italia stiamo parlando? Di quella che ha portato all'ultimo tiro gli Usa imbattuti da 20 anni e che ha rimontato 26 punti in 11 minuti all'Australia, oppure di quella che s'è fatta asfaltare dalla Cina e ancora peggio dai resti delle Cangure fino alla scossa finale?
Qualche "leit motiv" c'è stato, ma soprattutto in negativo: difficoltà offensive (a parte la fiammata con l'Australia), inizi sofferti finendo sempre sotto e condannandosi a rimontare, carenza di palloni finalizzabili dalle lunghe.
In positivo c'è la difesa (ma non contro la Cina né per 3 quarti con l'Australia), un tasso di talento che non sarà stellare ma nemmeno modestissimo, e soprattutto che quando ci scatta qualcosa nella testa diventiamo capaci di tutto. Ma non so fino a che punto sia una buona notizia, se abbiamo bisogno di trovarci in situazioni estreme per estrarre il meglio, perché a volte succede, ma se non succede?

- Al Premondiale di marzo eravamo stati molto più lineari: solidi contro le medio-scarse, bastonati dagli Usa, dato il meglio contro la Spagna battendola. E quindi non voglio rifiutare a priori l'insinuazione che ha serpeggiato da parte di qualcuno: possibile che con M. Villa (la principale differenza tra il gruppo di San Juan di Portorico e quello di Berlino) giochiamo peggio, ovvero i meccanismi di squadra in qualche modo girino meno bene?
"Risposta non c'è o forse chi lo sa, perduta nel vento sarà", come diceva la versione italiana di Blowin' in the Wind di Bob Dylan. :blink: E' chiaro che con lei aumentiamo il tasso di talento individuale. Ha dimostrato di saper uccellare anche la difesa americana con le sue gambe, il controllo del corpo, l'arte di finalizzare anche fuori equilibrio e tutto quello che già si conosceva di lei. Ha dimostrato di essere tornata quella del pre-infortunio (o quasi). Ha chiuso con 10 punti tondi di media (seconda azzurra dietro i 13.5 di Zanda); è candidata al premio di "rising star" anche se non lo vincerà perché ci sono le spagnole o Malonga; inutile sottolineare che è idolo delle plebi giovanili. Insomma tanti aspetti positivi.
Però resta la sensazione che Villa e Verona insieme non si sommano ma "o l'una o l'altra"; lasciamo perdere che la lombarda abbia un -3,8 di plus/minus di media nell'arco del torneo e la siciliana +3,3 (è dovuto solo a Italia-Australia), e lasciamo perdere che gli auspicati miglioramenti nel tiro da 3 della 2004 ancora non si vedono (ha tentato solo 5 triple e ha segnato solo quella più difficile, lo step-back sulla sirena con la Cechia), ma il punto è che in qualche modo nel nostro gioco c'era più bilanciamento fra interne e esterne, e fra Zanda e il resto del gruppo, quando non avevamo Villa. Inoltre: con i 4 play che abbiamo, siamo costretti ad averne sempre due in campo, e se a volte non lo paghiamo, altre volte se di là c'è una guardia vera (che noi non abbiamo) ci fa il culo, come Borlase contro l'Australia. Sono problemi da risolvere, data l'importanza che Villa ha già adesso e che avrà ancora di più in futuro per l'Italia.

- Dopo anni a roderci il fegato perché le nostre azzurre erano viste da pochi intimi in pay-tv (o quando andava bene su RaiSport), stavolta, complici gli orari che per casualità ci hanno messo sempre in prima serata, abbiamo avuto 4 "prime time" su Rai2, più di qualsiasi sogno bagnato. Okkio che negli altri Paesi, pure alcuni di quelli che noi giustamente celebriamo per come coltivano il basket femminile, è più normale l'esclusiva pay-tv che la tv di stato.
Ci resta pure il rimpianto che dopo il "volano" dell'eroica resistenza con gli Usa abbiamo offerto una prestazione e tre quarti (cioè tutta quella con la Cina e 30' di quella con l'Australia) da far scappare metà dei neo-aficionados, così non ci siamo schiodati dai dintorni del 3% di share, per l'esattezza nell'ordine:
- 456.000 (3,1%) vs Cechia
- 502.000 (3,6%) vs Usa
- 580.000 (3,3%) vs Cina
- 483.000 (2,9%) vs Australia
che diventano circa 600.000 totali (stando forse bassi) sommando le pay-tv.
Lasciando perdere confronti con altre discipline più consolidate come prodotto televisivo Rai, e considerando invece la miseria nera in cui ci siamo dibattuti per decenni, possiamo solo ringraziare Iddio per l'inattesa grazia. Sarà sprecata? Forse, ma per ora l'inopinata realtà è che la nostra Nazionale femminile, quest'anno, ha avuto molta più visibilità di quella maschile che ha avuto solo una manciata di partite in pay.

- Ma ancor più dell'audience, che è appunto grassa rispetto ai nostri standards ma non eclatante rispetto al canale di trasmissione, è l'Ital-mania scoppiata a Berlino a lasciarci sorprendentemente basiti. Ha scritto Giancarlo Migliola sul sito Fip: "Quel meraviglioso rumore è arrivato a Berlino con l’incessante vociare davanti al Radisson Hotel, i cori nelle Arene, con “Cubaj Libre”, “Sono Pasa di te”, “Meno Fassona, più Fassina”, “Passito e Santucci”, con le mille maglie azzurre nelle quali ci si imbatteva per strada. È arrivato perché qualcosa, ma non abbiamo sinceramente ancora capito cosa, è cambiato".
L'estroso Giancamiglio centra due punti: 1) c'era un'atmosfera da concerto pop, ovvero una folla di ragazzine italiane che vedevano nelle nostre atlete degl'idoli come fossero cantanti o... pallavoliste. Per anni ho sentito (non a sproposito) nostri addetti ai lavori lamentarsi che mentre i maschi che fanno basket avevano personaggi di riferimento, soprattutto nell'Nba, alle nostre praticanti mancavano figure a cui ispirarsi. Improvvisamente a Berlino tutto questo è cambiato. 2) Abbiamo solo visto che è cambiato ma senza capire perché. :shifty: Le dirette Rai dell'Euro '25? La bravura delle nostre giocatrici ad autopromuoversi sui social che ha sopperito alla latitanza dei media tradizionali? Qualunque cosa sia stata ha prodotto frutti inattesi e ben più eclatanti dei risultati sul campo che, a 'sto giro, per le nostre sono stati dignitosi ma non brillanti.
Nessuno s'illude che il nostro basket femminile abbia fatto un salto stabile di popolarità. Senza una solida base di tesserate e, dal lato opposto della piramide, senza un campionato di A1 dove si possa entrare senza rischiare la sopravvivenza, qualsiasi exploit occasionale è una casa sulla sabbia. Ma, se non altro, le ragazzine d'Italia hanno visto che pure giocando a basket possono sognare di vivere qualcosa di grande.

- Qualche giorno fa hanno pubblicato una classifica delle giocatrici più cliccate nei loro profili social (o più ricercate in Rete durante il periodo dei Mondiali, non ho capito bene); well, la nostra Ceci Zanda risultava settima assoluta, prima europea dopo le torri cinesi Zhang e Xu e le americane Clark, Bueckers, Reese e Stewart.
Chiaro che in buona parte si deve probabilmente alla cagnara post-fattaccio con gli Usa, di cui la nostra avrebbe fatto volentieri a meno, però è un altro segnale di riflettori accesi su di lei come sull'Italia nel suo complesso. I video dell'inno italiano che rimbomba nella Berlin Arena prima di Usa-Italia ("sembrava di giocare in casa dell'Italia", ha detto Bueckers) hanno colpito anche gli americani. Siamo riusciti a sembrare, pensa te, un Paese che fa del basket femminile una religione. :ride:

venerdì 11 settembre 2026

Mondiali (8) - Quarti: c'è solo Europa oltre agli Usa. L'onda tedesca sommerge il Belgio

:b: - La giornata ideale per i cardiopatici, non per chi cercava emozioni. I quarti di finale del Mundial berlinese finiscono "tanto a poco" tutti quanti, e con andamento simile a certe gare di Formula 1 in cui uno prende il comando al primo giro e lo mantiene fino all'ultimo con ampio margine e senza mai rischiare. La sorpresa, ma solo per i pronostici della vigilia e per il blasone di chi ha perso, è l'uscita del Belgio per mano della Germania, ma la superiorità sciorinata dalle tedesche è stata lampante, cioè non dovuta a occasionali oscillazioni di rendimento.

:b: - Gli Usa fanno a pezzi l'Ungheria e questo era ampiamente prevedibile, forse non in modo così brutale. Il 1° quarto si chiude 36-12 con un assist schiacciato a terra di Clark per l'accorrente Reese sulla sirena: tra le due presunte nemiche in realtà l'intesa è ottima perché l'una è un metronomo nei passaggi, l'altra seppur non raffinata tecnicamente è ottima concretizzatrice d'occasioni e sa sempre dove farsi trovare. Ma ovviamente non è questione di loro due o di altre singole, è una superiorità collettiva schiacciante. Le magiare, già paghe d'essere arrivate ai quarti, si rassegnano con fin troppa passività ma, come sovente diciamo citando non ricordo più chi, "è difficile combattere nella certezza di perdere". Finisce 108-56 (Collier 19 in 15', Clark 10+9 assist; Lelik 12, annullata Juhasz, 2 con 1/12). :cry:
Per la seconda volta dopo lo spavento contro di noi, le americane tornano ad essere i trattori di sempre. Basterà per arrivare al solito oro? Quantomeno sembra meno scontato di altre volte.

:b: - Anche la cavalcata della Francia sulla Cina era nell'aria, a meno che le transalpine non pagassero l'impatto con l'eliminazione diretta dopo un girone fin troppo dominato (mentre gli Usa avevano avuto quel sano spavento che ti alza l'attenzione per il prosieguo). Ma la Francia è sul pezzo e la Cina non ha armi per mettere granelli negl'ingranaggi. 48-31 all'intermezzo, 90-61 finale, punteggio quasi identico a quello che avevano fatto le americane contro il medesimo team asiatico. Johannès e Salaun 15, di là Xu Han fa la solita bella figura (21+9 rimba) ma la sua incidenza sul risultato è nulla. La Francia imperversa in contropiede, denudando la lentezza cinese; ingabbia l'immane Zhang Ziyu a mo' di panino (7 punti e 8 rimbalzi ma anche 7 perse), insomma sciorina una padronanza totale.
Strano a dirsi (considerate le mille medaglie europee e l'argento olimpico), per la Francia è la prima semifinale mondiale; aveva perso 6 volte su 6 nei quarti.

:b: - "Le jour de gloire est arrivé"; ma qui parliamo della Germania, a sua volta alla prima semifinale della storia, e nel suo caso è il massimo picco raggiunto dal basket femminile. I tedeschi hanno vinto la scommessa di organizzare il Mundial e fare anche bingo col risultato di squadra. Dinnanzi a 10.537 spettatori festosi, le crucche strapazzano un Belgio che ora, col senno di poi, possiamo definire ingiallito, con le eroine stanche dopo mille battaglie negli anni, ma che finora aveva fatto percorso netto e veniva dato favorito (circa 1.40 contro 2.60 nelle quote prepartita). In realtà non è che il Belgio sia stato molto al di sotto del suo standard; è che non ha trovato risposte a un meccanismo tedesco davvero scintillante e con chiunque entrasse in campo (10 elementi con almeno 10' d'uso e tutte a segno), mentre le Cats come al solito hanno avuto poco o nulla dalla panca a parte Lisowa-Mbaka. Qualche momento in cui le belghe si riavvicinavano c'è stato, ma la Germania le ha ricacciate con teutonica martellanza (11/31 da 3 ma anche eccellenti giocate collettive per l'appoggio da sotto). 42-35 all'intervallo; 93-74 finale (Fiebich 17+10 rimba, N. Sabally 16; Meesseman, solita immensa ma predicatrice in semi-deserto, 29 con 12/21).

:b: - Infine la Spagna maramaldeggia sui resti dell'Australia, ancora priva di Alanna Smith e delle due che avevano giocato solo pochi minuti contro di noi, cioè Magbegor (addirittura crociato rotto, risulta) e Melbourne. In sostanza tre quinti dello starting five. Le iberiche approcciano feroci, segnano sempre (anche per loro, come la Germania, eccellente circolazione-palla) e fanno 58-37 all'intervallo; le Marsupiali possono solo limitare i danni ma cambia poco o nulla; 89-66 (Gustafson 16, la 2006 Martin 14; Bibby e Wilson 13).
Dobbiamo dirlo o tacere per non soffrire? Un'Australia così era un'occasione enorme per noi e l'abbiamo gettata. Almeno per arrivare ai quarti. Oltre, credo fosse impossibile, almeno per la qualità che le quattro vincenti di giovedì hanno messo sul piatto.

:b: - Dunque nelle semifinali, sabato, si avrà: Francia-Germania, inedito (a questi livelli) derbone centroeuropeo, favorita la Francia ma la Germania avrà tifo e fiducia dopo 4 vittorie in continuo crescendo (lontanissima la debacle dell'esordio contro le iberiche) e Usa-Spagna, favorite ovviamente le yankees ma avranno di fronte un'avversaria con armi e mentalità per provare almeno a giocarsela fino all'ultimo.

giovedì 10 settembre 2026

Mondiali (7) - Ottavi: inguardabili per 27', eroiche per 12', beffate in 1': Italia fuori con l'Australia. La Cina doma il Porto

;_; - Per contratto con gli sponsors milionari che supportano questo topic, <_< sono costretto a scrivere anche stasera.
Ma cosa puoi dire, dopo una partita che ha frantumato il limite dell'assurdo, già avvicinato, se non superato, nella partita con gli Usa? Forse da quella sera siamo entrati in un mondo parallelo in cui tutto è possibile e nulla è logico. Di sicuro, per quasi 3 quarti, 27 minuti di cronografo per l'esattezza, eravamo ancora preda di quello stato di catalessi che ci ha colto dopo la romanzesca seppur perduta battaglia con le americane, e che ci era costata la scialbissima prestazione contro la Cina e il conseguente abbinamento all'Australia anziché con Portorico (che poi s'è dimostrato tutt'altro che materasso, vedi sotto, ma questa è altra storia). E dopo un giorno di riposo in mezzo, è chiaro che stavolta non poteva essere stanchezza ma uno stato mentale collettivo, che ovviamente si rifletteva anche in un rincitrullimento tecnico.
Fatto sta che la stessa squadra capace di tenere a 55 punti in 40 minuti gli Usa, ne ha concessi 48 nei primi 20' a un'Australia certo da applausi per pulizia ed efficacia delle esecuzioni, ma menomata come mai avremmo potuto sognare: ancora fuori Alanna Smith; k.o. Magbegor per un infortunio al ginocchio dopo 4 minuti (torsione malevola dopo un fallo subìto per mano di Cubaj); influenzata Melbourne, play titolare, impiegata 3 minuti. Chiaro che se alla vigilia eravamo sfavoriti (le quote erano 1.35 Australia e 2.85 noi, all'incirca), lo scenario reale dei rapporti di forza era mutato.
Con le avversarie così conciate - anche se non certo menevelle erano le superstiti - dopo l'ennesima partenza al fulmicoglione (contrario di fulmicotone), 13-26 al 10', un'effimera risalita sul 28-35 ricacciata a 31-49 all'intermezzo, ci trovavamo sotto di 26 punti, 38-64, a 3' dalla fine del 3° quarto, maciullati dalle folate di Borlase (classe 2004 come Villa e Blasigh, da notare), 23 nel solo 1° tempo, e dalla ruvida ma infallibile aborigena Aokuso sotto canestro.
Ma soprattutto facevano cadere le braccia una serie di canestri incassati per dormite difensive su loro tagli in backdoor, dai-e-vai, insomma robe elementari anche se ben fatte. "Perdio, abbiamo annullato Clark, Stewart e compagnia e ci facciamo inculare così da queste?", si pensava non senza rossore per lo spettacolo offerto alla platea di Rai2, tale da indurre almeno metà a cambiare canale o andare a letto presto. :cry:

;_; - Poi i 4.559 spettatori della Berlin Arena e i milioni di telespettatori asisstevano all'imponderabile. Una reazione c'era stata anche contro la Cina, ma era stata fuoco di paglia; invece stavolta si tornava dapprima sotto i 20 di scarto (seppur ricacciati a 20 tondi con una quasi-tripla dall'angolo per le Marsupiali sulla sirena del 3° periodo), poi sotto i 15, sotto i 10, finché, incredibile ma vero, una tripla di Verona da 8 metri allo scadere dei 24" ci dava la parità, 77-77, a 1'09" dalla fine. Che era successo? Che Verona e la più inattesa delle protagoniste, Blasigh, erano divenute martelli, André aveva tolto il tappo che otturava il nostro gioco interno e la difesa era tornata quella dei giorni migliori, producendo anche recuperi e finalmente contropiedi.
Non so se l'Australia - che come sempre succede nelle maxi-rimonte c'ha messo del suo - abbia tirato i remi in barca per risparmiarsi in vista della partita dell'indomani (con una esperta come Sandy Brondello non credo), più probabilmente ha pagato di colpo la sua menomazione plurima; e noi siamo diventate delle ire d'Iddio, come contro il Belgio lo scorso anno, quando toccato il massimo svantaggio avevamo rimontato tutto, e persino la diva Meesseman e compagne non sapevano più che pesci pigliare contro le nostre, salvo poi fotterci in volata quando era scoccata la mezzanotte sul nostro incantesimo e le carrozze erano tornate zucche. E' purtroppo finita allo stesso modo. Dopo un doppio errore delle Marsupiali abbiamo avuto addirittura la palla del vantaggio; lì Verona si è forse fatta prendere troppo dalla sua trance e ha forzato dalla media; di là Borlase, astuta, ha attirato un raddoppio e servito Aokuso in taglio per il 77-79.
Altra occasione mancata da noi con Zanda in giro-e-tiro; 2/2 ai liberi per loro e sembrava finita. Invece Blasigh ha fatto un miracolo da 9 metri, roba da non credere: 80-81 a -5".
Borlase in lunetta fa 1/2; riceve Pasa da rimessa da fondo (timeouts esauriti), giusta scelta di Capobianco che le avrà detto "piglia palla e beviti il campo"; la veneta con le sue gambe atomiche se lo beve effettivamente, l'Australia non riesce a spendere il fallo residuo dentro il bonus, Pasa arriva al ferro, appoggia di sinistro, è dentro: miracolo, overtime. No, col cazzo. La sfera, maledetta, ballonzola sul ferro ed esce. Si resta di sale; 80-82, siamo fuori.

;_; - Fossimo andati al supplementare avremmo vinto? Essendo la partita dell'assurdo non è detto, ma noi eravamo in stato di grazia e loro in sbando. Sull'onda della rimonta del secolo, si poteva sommergere anche la Spagna l'indomani, e perché no?, pure gli Usa in semifinale e la Francia o il Belgio in finale. Vola, Pindaro, vola. Poi senti "pof" e il sogno svanisce.
Dunque Borlase 30, Aokuso 15, Talbot 14 per loro; Verona 23, Blasigh 13, André 11 per noi. In una partita dall'escursione termica così estrema, è quasi inevitabile che i "plus/minus" siano estremi anch'essi: Blasigh +19, Pan +16, Villa -20, Keys -12.
37 tiri liberi per le Marsupiali, solo 16 per noi.
Scontato ma doveroso dirlo, c'è mancata la vera Zandalasini: 9 punti con 2/7, merito anche della difesa australiana che, fin troppo facilmente, l'ha francobollata confidando che le compagne non fossero in grado di punirla (cosa che per quasi 30' è avvenuta), ma quando lo sforzo collettivo aveva prodotto l'incredibile rimonta, la tavola era apparecchiata perchè la Divin Bronese prendesse in mano la situazione e facesse la differenza. Invece no, una tripla per il 70-77 è stato il suo unico squillo. Fossimo andati all'overtime, magari a giochi rotti e alchimie saltate, sarebbe giunto il suo momento; ipotesi che è un ulteriore coltello nelle nostre piaghe e quindi chiudiamola qui.

;_; - A caldo non c'addentriamo in bilanci della nostra kermesse iridata, a parte la constatazione che l'uscita agli ottavi era probabilmente l'esito più pronosticabile alla vigilia dell'evento (nei power rankings eravamo decimi), ma per come si sono messe le cose ci sta parzialmente stretto.

;_; - Se gli ottavi di ieri erano stati piatti nell'andamento, quelli di oggi decisamente no; a parte il nostro folle ottovolante, c'è stata la vittoria di misura per la Cina su Portorico. Bisogna riconoscere alle caraibiche di essersi rianimate rispetto alla versione penosa (ancorché qualificata) del PreMondiale di marzo; il trio formato dalla ben nota Guirantes (14 punti), dalla torre Stafford-McGee (16) e soprattutto dalla pungentissima peso piuma Trinity San Antonio (24; nome e cognome super, fra l'altro), è di tutto rispetto e il resto ci mette tigna.
La Cina da parte sua mette sul piatto la superciclope Zhang Ziyu (13 in soli 9') e la ficcante Yang Shuyu (15) che aveva fatto male pure a noi l'altroieri; poi nel finale sale in cattedra Han Xu (21+11 rimba), che sul 66-66 segna una tripla di classe pura, replicata poi da una compagna; Portorico da meno 6 torna a meno 2 ma dalla lunetta la Cina non trema (75-72).

;_; - Come già detto ieri, purtroppo la Fiba sembra sempre voler chiudere la baracca più in fretta possibile e dunque le qualificate di oggi devono già tornare in campo domani, in una giornata ipercompressa con tutti e quattro i quarti in programma; difficile da fruire per il pubblico, in un giovedì lavorativo di settembre. :angry: Ma tant'è. Sulla carta il cozzo più interessante è Belgio-Germania: la classe delle pluridecorate contro l'entusiasmo delle locali; sarebbe tutto da seguire anche Spagna-Australia ma se le Marsupiali non svuotano l'infermeria, sommando lo sforzo di oggi, devono fare un miracolo; gli Usa tritureranno l'Ungheria e presumibilmente lo stesso farà la Francia con la Cina.