martedì 2 luglio 2013

Considerazioni sul gioco italiano agli Europei

Veramente mi è parso che l'Italia andasse in velocità ogni volta che era possibile. Il piccolo problema è che per fare il contropiede, a parte ovviamente quelli da palla rubata, devi prendere i rimbalzi. Se le avversarie prendono dozzine di rimbalzi in attacco, perché fisicamente ci sovrastano, il contropiede lo possiamo fare solo sporadicamente.
Non è questione di "giustificare la scuola italiana". E' che a livello internazionale si vince avendo squadre complete. A livello giovanile si riesce a mascherare la carenza di centimetri, come ha fatto la famosa U18 di Lucchesi quando vinse l'oro nel 2010. Ma tra le senior non si può arrivare a un oro europeo senza un vero reparto lunghe. I proclami e la buona volontà non bastano a diventare capaci di prendere sistematicamente rimbalzi sopra avversarie più alte di 10 cm, né di impedire loro di far canestro da sotto se non hai la stazza per fermarle. Tanto è vero che nelle partite più importanti abbiamo dovuto spendere un sacco di falli, ma non perché non sapessimo difendere.
Dopodiché, se "sfrutti il patrimonio", come dici tu, si fanno buone o discrete figure come quelle che abbiamo fatto in questi Europei. Ma se il patrimonio è da decimo posto sì e no, non si capisce per quale grazia divina noi dovremmo essere in grado di cavare il sangue dalle rape e arrivare all'oro, per il quale lottano squadre di un altro livello. Per carità, niente è impossibile ma se batti le corazzate è per congiunzione astrale del momento. Rassegnarsi è sbagliato, provarci è doveroso, ma non riuscirci è normale.
Si provveda, piuttosto, a naturalizzare una bestiona capace, una Sancho Lyttle nostrana. Perché la Spagna, sempre lodata per come gestisce il movimento, ha vinto l'oro anche grazie all'import estero, non solo grazie alla propria valida scuola. Purtroppo la Idem è stata fatta fuori (o si è fatta fuori da sola) prima di poter portare avanti il suo progetto sulla naturalizzazione per meriti sportivi.

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