martedì 10 maggio 2005

La rinuncia del Geas a salire in A1

(dopo la sconfitta del Geas in casa con Broni nella partita decisiva per salire in A1)

La vicenda del Geas mi ha sgonfiato buona parte dell'inspiegabile botta di entusiasmo che mi aveva preso l'estate scorsa per il basket femminile. Meglio, così non rischieremo di disturbare quelli che "il basket femminile è una cosa seria".

Ma quale seria? Che ci sia una società che festeggia di non essere stata promossa in A1, è serio? Ahò, so che è facile fare i discorsi con i soldi degli altri: chiedo solo se è serio che questa roba si chiami "serie A", sia pure "2".
Ma forse ho sbagliato a non capire che "A2", nel femminile, non vuol dire un livello di eccellenza appena sotto il massimo, come nel maschile, ma qualcosa di poco più che amatoriale, in cui dover diventare "professionisti" è visto come la massima disgrazia. E si festeggia di non doverlo diventare.

E' serio un mondo in cui hai la fortuna e la bravura di essere a un passo dal salire in A1, cioè la massima serie, ma ci sputi sopra? Quando ci sono tante squadre e tante giocatrici che possono solo sognare una cosa del genere? Ma forse nel femminile è così, non si sogna, si gioca per avere un bel fisico, fare un po' le fighe, guadagnare qualche soldino e mangiare una pizza con le compagne, che ne so?

E sui giornali la dirigenza definisce "ragazze intelligenti" le giocatrici che hanno capito che era meglio perdere che vincere.
Spero che mia figlia, se giocherà a basket, non si trovi mai in una situazione del genere. Perchè se sapessi che ha giocato la partita che può valere la A1 con l'idea che è meglio perdere che vincere, mi darebbe un dolore pazzesco. Dato che io, a mia figlia, vorrei insegnare che salire in A1 con la sua squadra sarebbe la cosa più bella del mondo. Ma ho scoperto, da domenica, che sei "intelligente" se capisci che invece è la peggior disgrazia del mondo.

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