Da anni, come sa chi segue questo forum, c'interroghiamo su quando sia esattamente iniziata la Grande Decadenza della Gioventù. A partire da quando, cioè, i "giovanidoggi" siano diventati pigri, incolti, irrispettosi mentre prima erano tutti lavoratori strenui, coltissimi, onoratori del padre, della madre e di ogni veterano in squadra.
Credevamo, dopo aver raccolto per anni testimonianze al riguardo, che il deprecabile fenomeno si collocasse in un punto imprecisato fra gli anni '80 e '90, oppure, per i più passatisti, già nei '60-70 a causa del Sessantotto. Qualche tempo fa, però, avevamo riportato le parole di un rugbista classe '84, intervistato dalla Gazzetta, il quale sosteneva che "loro sì erano rispettosi dei veterani ecc. ecc.", deducendo quindi che fino al 2000-2005 fosse tutto ancora sano.
Ebbene, la grande Giorgia Sottana ci spiega invece che la degenerazione della nuova generazione è avvenuta ancor più di recente, ovverosia subito dopo di lei e le sue coetanee; potremmo dire verso il 2010-2015. Infatti, su "Basket Magazine" appena uscito, alla domanda "Ha la sensazione che stiamo regredendo come civiltà?", la neo-montpellierese risponde sicura:
"Siamo già regrediti. Quando andavo a scuola io, facevamo la gara a chi leggeva più libri in una settimana, ora si fa la gara a chi prende più like. Mi ricordo che ci nutrivamo della nostra voglia di sapere, e non ce ne fregava niente di niente di piacere. Ora pensiamo che avere un cellulare ultimo modello in mano sia lo specchio della nostra evoluzione, invece stiamo semplicemente diventando dei burattini del sistema malato che porta chiunque a voler apparire invece che essere".
Che dire? A parte che Sottana è stata fra le giocatrici una pioniera dell'uso sistematico della comunicazione via social, e da anni rastrella (anche meritatamente) tonnellate di "like" con le sue pubblicazioni, quindi o ha cambiato idea o usa i social ma non gliene frega niente, quello che mi sconcerta sempre è che ognuno sia convinto che la decadenza sia iniziata un minuto dopo di lui, e che ricordi la propria generazione come nobile, incontaminata, immensamente superiore all'attuale. Infatti, se pigli una rivista a caso di 10, 15, 20, 30 anni fa, trovi lo stesso pronunziato con altrettanta sicurezza dagli allora coetanei di Sottana (o più anziani).
Per fortuna io mi ricordo bene, invece, di quanto la mia generazione (10 anni esatti più di Sottana) fosse già zotica, svogliata, allergica a ogni cosa che sapesse di cultura, massaiola nel seguire le mode, orgogliosa di non studiare un cazzo e fottere i professori copiando o facendo il minimo sindacale per il 6 meno meno. E non è che senza cellulari non si buttasse il tempo in cagate anche peggiori. Ma ho l'impressione di essere in minoranza, da quel che leggo sui socials e sento nei discorsi dei quasi 40enni par mio. Mi consola il fatto che tra 10 anni leggerò le future 30enni auto-incensare la propria generazione (ora vituperata da Sottana) e denigrare la successiva...
Mi chiedo come si possa credere a Sottana quando garantisce che "Quando andavo a scuola io, facevamo la gara a chi leggeva più libri in una settimana, ora si fa la gara a chi prende più like. Mi ricordo che ci nutrivamo della nostra voglia di sapere, e non ce ne fregava niente di niente di piacere".
Probabilmente valeva per lei, che dubito fosse un'adolescente-tipo, visto che a 14 anni stava in palestra giorno e notte, giocava 8 o 9 campionati contemporaneamente e in effetti di tempo per cercare di piacere ne aveva pochino... Ma che le sue coetanee fossero così e invece quelle di adesso cosà, ci credo zero.
Un problema che noto spesso, quando parlano campioni in età matura o ex campioni, è che prendono se stessi a metro di paragone rispetto alla media dei "giovanidoggi". Il che è sbagliatissimo perchè loro erano eccezionali, in quanto campioni, anche rispetto ai propri tempi.
Dicono costoro: "I giovanidoggi non hanno un grammo della voglia che avevo io". Ma forse si sono scordati che, se sono diventati campioni, è perché probabilmente (oltre al talento), mentre le coetanee andavano a passeggio per il corso, o i coetanei maschi in sala giuochi, loro stavano chiusi/e in palestra per ore al giorno. Cioè avevano una passione e una determinazione del tutto fuori norma.
Esattamente come adesso ci sono le 13-14-16-18enni che cazzeggiano al centro commerciale (la maggioranza) e quelle che al sabato fanno allenamento extra al mattino, partita al pomeriggio in U16 Elite, partita la domenica mattina in U18 e assistono alla partita della prima squadra la domenica pomeriggio. E tra 10 anni diranno: "Uh, ma 'ste giovanidoggi non hanno un decimo della voglia che avevamo noi".
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