sabato 8 dicembre 2018

Sull'articolo di Sportweek contro Crespi

L'articolo in questione, che ho appena finito di leggere, è tutto all'insegna del "una volta uno ha molestato una". Nessun tempo preciso, nessun nome di molestatore né di vittima. L'unico che finisce imputato con nome e cognome, paradossalmente, è Crespi che è reo di tutto quello che si vuole, tranne che di violenza sessista.

PS: uno dei punti più bassi dell'articolo è dove Passaro, replicando all'obiezione di Petrucci secondo cui nessuna giocatrice si è lamentata di aver subito violenze sessiste da Crespi, pur di non ammettere che forse ha esagerato ribatte "eh certo, perché loro hanno una corazza grazie a cui sono arrivate in nazionale". Come a dire: fanno le omertose e/o sono disposte a subire tutto. Lo trovo offensivo nei confronti delle azzurre. Ma va be', visto che loro 'hanno la corazza', manderanno giù anche questo.

La realtà sembra un optional, per chi vuole sostenere una tesi. E' questo che forse mi crea più depressione. Ma non è una novità, casomai una conferma. Poi, per carità, chi è senza pietra scagli il primo peccato; ma qui la cassa di risonanza è enorme quanto deleteria. Per tutti, compresi quelli che per ammirazione verso Masciadri e antipatia verso Crespi (sentimento probabilmente spontaneo del 99% del pubblico) danno acriticamente fuoco alle polveri.

E se il caso di Crespi non è violenza sulle donne, allora crolla tutta la cagnara costruita a partire dal caso Crespi. Non si può sostenere una causa giusta con l'esempio sbagliato; e non si può farlo con accuse generiche, soprattutto quando è inconsistente il rischio di chissà quali rappresaglie. Così non si giova ad alcuna causa di giustizia. Se io dico, parlando di politica: "una volta uno ha corrotto un altro", dico una cosa vera? Certo che sì, la corruzione esiste. Ma che consistenza ha la mia accusa, senza circostanze, senza nomi? E' solo uno sparare nel mucchio per far clamore.

Tanto per continuare la disamina di quanto afferma Passaro (nell'inchiesta di oggi): se Crespi faceva così con un Dino Meneghin - dice lei -, cioè "umiliarlo" in panchina nella partita di addio, gli arrivava un cartone. Il che dimostrerebbe che Crespi ha discriminato in base al sesso.
Anche qui non si capisce come si possa accettare acriticamente un'affermazione del genere (che peraltro è solo un'ipotesi, non un fatto avvenuto): intanto, il caso di Spalletti che lascia in panca Totti nella sua ultima partita a San Siro (simile a quella che era per Masciadri a Spezia, cioè non l'ultima partita in assoluto ma l'ultima volta su un palcoscenico importante) dimostra che pure tra gli uomini ci sono casi del genere, e stiamo parlando di Totti. Non credo poi che Passaro si ricordi di quando Nick Galis, inteso come l'eroe nazionale del basket greco, a 37 anni fu sbattuto in panchina dal suo allenatore del Panathinaikos e finì la carriera andandosene dalla squadra per la rabbia. Cazzate di allenatori insensibili? Può darsi, ma non violenze di genere. Tocca agli uomini come alle donne, prima o poi. Un brutto giorno il coach di turno ti considera inutile, anche se sei stato il più grande di tutti i tempi.

Secondo punto, nel maschile solitamente non si aspettano i 38 anni per dare l'addio alla Nazionale, ma un po' prima, presupponendo con sana autovalutazione che, se pure si è ancora validi per giocare in campionato, il livello azzurro sia un attimino più alto. Infatti Meneghin Dino, che con tutto il rispetto per Masciadri ha rappresentato ben di più per il nostro basket (soprattutto a livello di vittorie internazionali), si ritirò a 34 anni, dopo le Olimpiadi di Los Angeles. Peraltro lo ricordiamo ancora importante a 38 anni, seppur in declino, per vincere la Coppa Campioni. Ma se la sua ultima partita in azzurro fosse coincisa con una decisiva per la qualificazione a un Europeo o simile, dubito che si sarebbe scatenato un putiferio per un suo mancato ingresso. O forse sì, come per Totti, ma allora vedi sopra: scelta antipatica dell'allenatore ma non violenza di uomo su donna.

Cioè, capito? La prova del fatto che quella di Crespi è stata violenza di uomo su donna sarebbe, secondo Passaro, che "se l'avesse fatto con Meneghin, Crespi si sarebbe preso un cartone". E bisogna accettarlo per certo. Quando invece il dato reale, perché l'ha raccontato lo stesso Crespi, è che a Masciadri è stata garantita la convocazione già dall'estate scorsa, a prescindere da quanto e come avesse giocato in campionato (vedi ritaglio sotto: dal Corriere.it, 27/11). Casomai su questo ci sarebbe da fare le pulci a Crespi: privatizzazione di un posto pubblico, qual è una maglia azzurra; altro che la violenza sulle donne.

Nessun commento:

Posta un commento