mercoledì 29 maggio 2013

I titoli (del 27 maggio)

Nazionale - Due amichevoli vinte con la Bulgaria a 3 settimane dall'Europeo

A1 - Allarme sempre più forte a Taranto, date a rischio pure Chieti, Pozzuoli e Priolo

A1 - Qualcuno che fa mercato c'è: Ruzickova a Venezia

A1 - Schio saluta Lasi: problemi con le veterane (si dice)

A2 - Qui i campanacci d'allarme suonano per Marghera, Muggia, Viterbo, mentre più logico sarebbe il passo indietro della Termo Spezia

B - Finiti gli spareggi: in A3 vanno Pescara, Albano Pavona, Bergamo, Acilia, Mestre, Castel S. Pietro del talento '97 Santucci

Fip/Lega - S'odono borbottii di società; a inizio giugno un incontro con Petrucci

Wnba - Stagione al via, riflettori sulle super-matricole: Griner 2 schiacciate al debutto, Delle Donne 22 punti

venerdì 24 maggio 2013

Una misteriosa americana

Qualche spizzico e boccone. Il primo è che oggi sono 5 anni dalla promozione del Geas in A1, mentre ieri erano 4 anni dalla promozione in A2 del Sanga.

A tal proposito, m'è tornato in mente un episodietto capitato 3 settimane fa, subito dopo la fine di gara-2 tra Milano e S. Martino. Mentre parlavo con Pinotti Franz, s'è avvicinata una tipa che parlava solo inglese, chiedendo se c'era l'allenatore americano del Sanga. Dopo un attimo di smarrimento, Franz ha capito che doveva intendere Luigi Cesari, il vice dell'anno scorso, che a quanto pare c'entra qualcosa con l'America. La tizia, da quanto ho capito (se ho capito), è rimasta delusa perché voleva chiedere di allenarsi col Sanga, ma solo se c'era "l'americano", invece così non se ne faceva nulla. Diceva di essere lì in Italia perché il suo fidanzato "plays for money" dalle nostre parti. Chissà, magari ci siamo persi una fenomena, ma tanto se non ha il passaporto comunitario in A2 non ci può giocare. E non sapremo mai chi è il suo uomo, evidentemente un giocatore di A o Legadue in Lombardia. Però mi piace la schiettezza della lingua americana: "plays for money". Noi non diremmo "mio marito/mia moglie/il mio fidanzato gioca per soldi", diremmo "fa il professionista". Però in effetti cos'è il professionismo, se non giocare per soldi?

martedì 21 maggio 2013

I titoli (del 20 maggio)

Nazionale - Prime amichevoli, sonore sconfitte dalla Francia (-81 in 3 partite)

Nazionale - Ma la Francia è forte, siamo incompleti e oggi "abbiamo chiuso in crescendo" (si legge), cioè da -33 siamo passati a -24 :blink:

A1 - Quo vadis Taranto? Il deus ex machina Basile lascia. Morituri te salutant?*

A3 - Ultimo verdetto, Civitanova espugna di nuovo S. Marinella e sale

B - Andata spareggi interregionali per l'A3: la vittoria esterna più cospicua è di Bergamo a Parma. Manca ancora una partita

Giovanili - U19, Venezia sfata il tabù Geas, lo batte in finale 64-55

Giovanili - U19, tra tanti "fisici bestiali" è la piccola Scaramuzza (21 con 14/14 ai liberi) a svettare. Zandalasini stecca: 3/16 (Gambarini 17)

Giovanili - U19, in precedenza meglio il Geas: +24 su Bologna, +16 in semi su Battipaglia (Zandalasini 23+12 contro Treffers 17+17)

Giovanili - U19, Venezia salva solo all'overtime di rincorsa con Bologna. Ma in finale comanda sempre tranne un mini-sorpasso nel 3°

Giovanili - U19, la "querelle Treffers" ha tenuto banco ma per la Fip le regole danno via libera

Giovanili - Scudetto n° 6 (compreso il Join) per la Reyer negli anni Duemila contro 7 per il Geas. In finale era 0-3 per Sesto

(* = tanto per fare la tripletta in latino)

lunedì 20 maggio 2013

Considerazioni sui vivai

Non credo che c'entrino le velleità di A1 e A2 (da parte dei club) sugli abbandoni delle ragazze dei settori giovanili. Il 99% delle società sul territorio sanno benissimo che da loro non verrà mai fuori nessuna giocatrice di vertice. Che poi magari qualche allenatore o qualche club faccia giocare solo le migliori, non gestisca bene il gruppo eccetera, e quindi qualcuna smetta, è sicuramente vero ma non per ambizioni di vertice.

Penso che le tesserate calino soprattutto perché il basket femminile ha scarso appeal presso le famiglie e fare basket femminile è difficile, in quanto i primi anni quasi sempre li fai con i maschi (che ruzzano e puzzano) e in seguito spesso la società femminile più vicina è a distanze chilometriche cospicue: non tutte le famiglie possono sobbarcarsi il trasporto, per cui se la società di volley o ginnastica è sotto casa, e non c'è una gran passione per il basket, non si può neanche biasimarle se mollano il canestro per il tutù.

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In questi giorni si legge spesso il termine "prodotto": questa è prodotto mio, quella non è prodotto suo, la tal squadra vince coi suoi prodotti, la tal altra squadra ha preso i prodotti da fuori. Ma quali sono i criteri per stabilire quando una è prodotto proprio o altrui? Perché di giocatrici che partono dal minibasket e arrivano fino in U19 con la stessa società ce n'è pochissime.
Ad esempio il Geas ha scritto sul suo sito che Penna è un "puro prodotto" del Geas medesimo, sebbene abbia fatto 2 anni al College dai 15 ai 17 e in precedenza credo provenisse dal Lussana Bergamo o dintorni; ma con tal criterio, allora anche i vari importi veneziani da Pordenone o giù di lì non sono prodotti Reyer? Si stabilisca un criterio chiaro per poter etichettare una giocatrice come prodotto di qualcuno, e poi lo si applichi con coerenza.

venerdì 17 maggio 2013

Finali nazionali U19: di nuovo Geas-Venezia (+polemica su Treffers)

E allora sarà Geas-Venezia come tutti s'attendevano e, credo, auspicavano per vedere il nuovo duello tra le due superpotenze.

Intanto, qualche ora fa, divertente siparietto su Facebook, di cui ometterò i nomi dei protagonisti. Un alto dirigente di una squadra, aggiornando il parziale della seconda semifinale, definisce Treffers "la straniera irregolare". Un membro della federazione lo rimbecca prontamente dicendo che "la straniera è regolare e t'ho pure spiegato perché". Allora quel dirigente ribatte che "straniera irregolare" è solo il soprannome con cui tutti chiamano Treffers lì a Spoleto (anche se in questi tempi di clandestini picconatori mi suona un po' inquietante, a dire il vero).

lunedì 13 maggio 2013

C lombarda: BFM promosso con Rios

 Aggiornamento su un dettaglio del resoconto di Sanga-S. Martino: il Basket Femminile Milano ha effettivamente conquistato la promozione in B, con 17 punti di Rios nella partita decisiva stravinta ieri.
Grande annata per la famiglia Contestabile...

I titoli (del 12 maggio)

Nazionale - Partita l'operazione Europei, le tenniste Errani e Vinci (che seguono il basket) fanno da madrine

A1 - Primi movimenti di mercato: Iurlaro coach a Parma non accolto benissimo dalla stampa; dubbi societari a Taranto

A3 - Finali, Torino e Vicenza chiudono 2-0 con Genova e Ferrara; a gara-3 S. Marinella che passa a Civitanova

Giovanili - Finali nazionali Join The Game: titoli a Pink Basket Terni (U14) e Reyer Venezia (U13). Una ragazza mette in fila i maschi nella gara di tiro da 3

Giovanili - Al via le finali scudetto U19 (Spoleto): favorite le solite Geas e Venezia, alternative Bologna e Battipaglia dove impazza il caso-Treffers

Leghe estere - In Turchia 8° titolo di fila per il Fenerbahce (battuto Galatasaray); in Francia vince Bourges

Leghe estere - In Russia Ekaterinburg spazza 3-0 lo Spartak; in Spagna clamorosa rimonta per Salamanca sul Rivas (da -12 vince con 2 liberi a tempo scaduto)

venerdì 10 maggio 2013

L'ultimo ballo (racconto su Sanga-S. Martino G2)

Quando, a pochi secondi dalla fine, è stato chiaro che San Martino aveva vinto, sul volto di Giulia Pegoraro, che stava palleggiando, è apparso quell’attimo. Lo stesso che avevamo visto, ad esempio, su Francesca Schiavone subito dopo il punto decisivo al Roland Garros del 2010. O su Marianne Vos, la grandissima ciclista, mentre tagliava per prima il traguardo olimpico di Londra 2012, dopo essere arrivata seconda per 5 Mondiali consecutivi.
È il momento della felicità suprema. L’istante in cui realizzi di aver raggiunto il tuo massimo obiettivo, e senti sciogliersi ogni tensione, ogni fatica e ogni paura di fallire che ti hanno attraversato fin lì. Non solo durante la gara, ma per tutti gli anni in cui hai lavorato per arrivarci.
Poi finisce. Sì, l’euforia rimane, per qualche ora, giorno o mese; ma nel frattempo subentra la razionalità e ti rendi conto che i grandi problemi dell’umanità non sono stati risolti dalla tua vittoria, e magari neanche i tuoi, fuori dal campo. Si torna alla realtà, è normale.
Ma tutto vale la pena per quel singolo istante di felicità. È una sensazione che accomuna, credo, tutti gli atleti, da quelli olimpici a quelli di buon livello che vincono un’A2 di basket, fino a quelli dei piani più bassi. Forse però le donne danno veramente tutte se stesse per raggiungere un obiettivo, e quindi quella sensazione sanno esprimerla in modo più intenso. Anche per questo è bello seguire lo sport femminile. Almeno per chi si scalda poco per le gesta di belluino atletismo virile, e s’emoziona invece molto per persone che lottano al massimo delle loro possibilità, vivendo la felicità o il dolore a seconda di come va a finire.
E difficilmente si sarebbero potuti vedere espressi questi sentimenti estremi come il 1° maggio, ore 19.40 circa al PalaGiordani, periferia nord-est di Milano. In una metà campo, le giocatrici di San Martino tra esultanza e lacrime di gioia. Stoppa viene issata a tagliare la retina: lei, la capitana, ragazza del paese come varie altre di una squadra che, l’abbiamo visto nei giorni successivi, ha fatto impazzire una cittadinanza.
In gara-2 i loro tifosi avrebbero potuto riempire il palazzetto intero: gli è stato chiesto di limitare le presenze. Se la sono un po’ presa, a quanto s’intuisce dal loro sito, dove han scritto, in sostanza, “noi abbiamo ospitato entrambi i pullman portati da Milano all’andata, e mo’ loro non ci danno più di 50 posti”.
Eh sì, ma ignorano, forse, che Milano, negli impianti sportivi al coperto, è al livello del Burkina Faso, perché solo nell’Africa più malmessa (ma forse neanche lì) esiste un comune da 1 milione e 400 mila abitanti senza un impianto con parquet dalla capienza superiore ai 300 posti. Trecento, non tremila.
Quest’occasione l’ha messo a nudo con imbarazzante evidenza. Perché il Palalido (dove il Sanga si recò nella gloriosa serata del 23 maggio 2009, quando fu promosso in A2) è in ricostruzione, e non passa settimana che non si oda di ritardi nei lavori, altra specialità milanese. Nel tempo in cui qui si fa una fermata nuova della metropolitana, a Parigi o Londra fanno una linea intera.
E in tutto il territorio cittadino non c’era un posto più grande del PalaGiordani dove si potesse andare. Ci saranno state 400 persone, forse 500, a vedere gara-2, stipati come sardelle in tribuna e in parte delocalizzate a bordo campo; ma potevano essere di più se molta gente non avesse rinunciato per disperazione di trovare un posto (e ovviamente se la partita avesse potuto assegnare la promozione a Milano, cosa che invece non era). Quaranta minuti prima dell’inizio era già pieno. Bellissimo, ma anche terzomondiale, perché il PalaGiordani non è un “pala” ma una palestra.
Da vergognarsi. La nuova realtà emergente cittadina, il Basket Femminile Milano, potrebbe essere promossa domenica in B, con papà Contestabile come presidente e Giadiletta Fiumi Buono giocatrice, meglio nota come Yadiletsy Rios Bueno, l’ex nazionale cubana che trascinò il Geas in A1. Ebbene, hanno casa in una palestra dove una decina d’anni fa giocavo pure io; e c’era un compagno di squadra che veniva da Padova o dintorni e la prima volta mi fa: “Ma cos’è ‘sto cesso?”. E io: “Be’, veramente è uno dei migliori impianti della città…”.
Questa è Milano. Altro che l’Expo 2015, la Fashion City e compagnia. Negli ultimi 10 anni hanno costruito una selva di condomini e grattacieli sugli spazi industriali dismessi. Ma nessuno che abbia voluto costruire una palestra con spalti. L’unica che conosco, che sia stata creata di recente, non ha gli spalti. Chi fa sport a Milano è spesso una via di mezzo tra l’eroe e il masochista.

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E comunque. Dopo la sirena, la gente di San Martino girellava per il campo sventolando enormi lettere “A” colorate di giallo e nero, abbracciava giocatrici e scattava foto a mo’ di turisti giapponesi. È una bella storia questa delle Lupe, che con un gruppo di ragazze tutte venete (tranne Aleotti e Jagodic), e alcune, come detto, proprio del paese, senza talenti straordinari (l’ha ammesso anche Stoppa ai microfoni di RaiSport durante la finale scudetto) ma tanta applicazione e durezza, stile triveneto, hanno fatto un campionato della madonna. Uniche a battere Venezia, da cui hanno perso solo al supplementare nel ritorno.
Del resto anche Milano aveva quasi vinto entrambe le volte con la Reyer (con infortunio a Frantini all’andata e a Stabile al ritorno), e dunque era giusta questa finale. Così come è giusto l’esito. Nella stagione e in questa serie, San Martino ha fatto un pizzico di più: non tanto di più, ma quel centimetro che basta a vincere. D’altra parte ha fatto 6-0 nei playoff contro il 4-4 di Milano: ineccepibile il verdetto, per quanto sofferto sia stato il 2-0 in finale.
Ammetto di non aver pronosticato, a inizio stagione, San Martino tra le favorite. Ma a volte in A2 tendi a sopravvalutare la sommatoria dei nomi delle singole e a sottovalutare la possibilità o meno di allenarsi forte, nonché l’alchimia più o meno riuscita di un gruppo (che del resto difficilmente puoi conoscere a bocce ferme). Se n’erano andate le Dotto, due talenti cristallini, anche se in effetti Granzotto e Aleotti non erano affatto male come rimpiazzi. Aleotti ha fatto un’ottima gara-2: incisiva nel break iniziale, fondamentale nell’ultimo quarto con un contropiede più fallo subìto, che ha riportato San Martino a –1. Poi Abignente è uno dei migliori coach della categoria. Sandri uno dei migliori pivot, Sbrissa come cambio un lusso. Ma era più difficile sapere che Lea Jagodic, la giovane slovena, si sarebbe rivelata il pezzo perfetto in quell’ingranaggio: meno forte e con meno mestiere della pari-ruolo Zanon, chiaro, ma più fresca e con mano forse più morbida; in ogni caso una killer silenziosa e concretissima. In gara-1 17 punti e 18 rimbalzi, in gara-2 16+7 con il canestro della staffa, per il 55-62 a 1’20” dalla fine. Anche lei è stata immortalata in lacrime.

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Aldo Giordani, che m’immagino incapsulato da qualche parte nella targa che gli dedica la palestra, avrà osservato la festa con sguardo benevolo, lui che simboleggia l’epoca in cui non c’era questo stolto muro di Berlino tra il maschile e il femminile, visto che prima d’essere il guru del giornalismo di basket vinse uno scudetto donne allenando la moglie nella squadra di Roma.
Così come il “Jordan” avrà spiritualmente applaudito e confortato le ragazze di Milano, che hanno onorato il basket nella sua palestra.
Una crudeltà dello sport è che il tempo separa progressivamente i vincitori dagli sconfitti. Ovvio, anche sul momento c’è un abisso tra l’esultanza dei primi e la frustrazione dei secondi. Però, nell’immediato, sono accomunati dall’onore con cui hanno combattuto. Gli applausi maggiori vanno a chi trionfa, ma ce n’è anche per chi ha perso, a meno che non abbia fatto proprio cagare.
Inoltre l’adrenalina della partita, anche quando è andata male, ti lascia un fondo di euforia che anestetizza almeno in parte il dolore. Che ti viene fuori solo dopo, in tutta la sua forza devastante.
Ma il tempo aumenta il divario, dicevo. Perché più passa, più condanna all’oblio gli sconfitti, risparmiando solo i vincitori. Geas e Crema, nel 2008, diedero entrambe vita a una finale meravigliosa. Solo d’un soffio il Geas fu meglio. Ma con la vittoria si prese tutti gli onori, e ora, 5 anni dopo, ci si ricorda delle eroine in bianco-rosso-nero e ben poco di quelle in biancoblù che persero gara-3 di 4 punti appena.
No, questa squadra di Milano non merita l’oblio. A maggior ragione se questo è stato l’ultimo ballo insieme.

Anche dall’altra parte del campo, ora, si mescolavano pianti e sorrisi. C’era almeno la consolazione (magra o grassoccia che sia) di aver dato tutto e di ricevere applausi convinti dal popolo. La scena era per Silvia Gottardi, che al suono della sirena, in lacrime, mostrava un panno arancione con la scritta “Grazie” e sotto una I, un cuore e una palla da basket. Cioè la sua ultima dichiarazione d’amore per il gioco. A noi in realtà qualche spiraglio di ripensamento l’ha lasciato. E però da ogni altra parte (Gazzetta, Giorno eccetera) si dà per sicuro che smetta. Si vede che con noi scherzava per risparmiarci una crisi depressiva.
Quando si dice, a scopo motivazionale, “cerca di giocare ogni partita come se fosse l’ultima”… be’, lei lo ha interpretato, in questi playoff. 15 punti di media, lampi di grande classe, come se stesse attingendo fin dal fondo del suo serbatoio, sapendo che non ci sarebbero stati altri chilometri da percorrere.
In realtà stava già giocando molto bene nel finale di stagione regolare. Meglio dello scorso anno, quando non recuperò mai davvero la condizione dopo il viaggio in Africa. Però non pensavo che sarebbe riuscita a fare due grandi partite così, contro San Martino, a distanza di 4 giorni. Invece, dopo i 19 punti in gara-1 (con 8/11) eccone 16 in gara-2 con uno sprazzo meraviglioso nel 2° quarto, in contropiede, in entrata, dalla media, con quel suo stile unico che interpreta (non riesco ancora a dire “interpretava”, al passato) azioni maschili con grazia femminile, tipo lo slalom intorno alla lunetta con triplo cambio di direzione, arresto e tiro sopra le braccia avversarie; o il tiro cadendo fuori dal campo dopo l’arresto al limite dell’area.
Penso che a volte l’"appariscenza" di Gottardi, quella che magari l’aiuterà in una carriera da personaggio extra-basket, come sembra possibile, non l’abbia fatta pienamente apprezzare per la sostanza e la serietà che ha sempre messo nel suo gioco. Sostanza perché, se pure non è mai stata una mastina in difesa (almeno in questi suoi ultimi anni) e non si può negare qualche deragliamento individualistico, quando vai a vedere le sue voci “rimbalzi”, “recuperi”, “falli subiti”, in tutta la carriera ma anche oggi che ha 35 anni e svariati acciacchi, ti accorgi di quanto sia consistente il suo basket, non soltanto in fase realizzativa.
Serietà perché, nonostante le piaccia fare la brillante, avendone i mezzi (in quella pubblicità dell’And1, una decina d’anni fa, non era venuta male, a proposito; e probabilmente molti l'hanno conosciuta per quello, nonostante all'epoca fosse una delle migliori giocatrici italiane), quello che dice non è mai banale, la passione e la voglia di vincere e di giocare bene le sono rimaste intatte fino all’ultimo e non si sono mai fatte annacquare dalle distrazioni extrabasket, che ne hanno condizionato sì il rendimento, ma non più di qualsiasi altra donna che oltre a giocare deve lavorare.
Ma ecco la risposta del pubblico alla scritta di Gottardi: ovazione in piedi, poi gli ultras tirano fuori uno striscione in cui le chiedono un altro anno in campo, scendono in campo ad abbracciarla e cantano in coro “C’è solo un capitano”. Curioso: fino a dicembre costoro sapevano a malapena dell’esistenza del Sanga, ora sembra che la loro vita sia una festa se Gottardi rimane e una tristezza se Gottardi smette. Si sono sbattuti come matti, tra trasferte, coreografie e martellante sottofondo sonoro. Ma nel femminile è così: arrivi spesso per caso ma ti affezioni in fretta. Poi, magari, altrettanto per caso un giorno te ne devi andare, e sparisci dall’oggi al domani.

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Uno dei fascini del femminile, ma ovviamente anche una sua debolezza, è proprio il caso, che regna molto più che nel maschile. Non sai mai cosa può succedere. Dal meglio nasce il peggio (una promozione può essere la tua morte), ma anche viceversa. Io ci credo da quando, un pomeriggio di giugno 2004, ero in un supermercato a far la spesa (cosa c'è di più deprimente?) e improvvisamente mi telefonò Masha Maiorano per chiedermi se c'era posto in squadra per il torneo di Binzago.
E anche qui ne abbiamo avuto un esempio così evidente. Se la sorte non avesse azzoppato l’A1, necessitando il raddoppio delle promozioni dall’A2, sarebbe salita Venezia, probabilmente in finale su San Martino, e Milano avrebbe più anonimamente perso in semifinale. O magari Milano finalista e San Martino fuori prima. Ma in ogni caso, senza quelle disgrazie e quei rimestamenti di formule, non avremmo avuto nulla di questo fiume di sentimenti vissuto il 1° maggio.
E poi il caso è anche quello che – almeno in parte – ha messo insieme il Sanga di quest’anno, premiando la tenacia di Franz Pinotti nel resistere alle buriane economiche della tragica estate 2012. Ne è uscito, per puro miracolo, con una squadra più forte dell’anno scorso, la quale costava almeno il doppio (per quanto possiamo saperne dei conti).

Il caso, davvero: crolla il mercato, Frantini non trova l’accordo con alcune lombarde di A2 che l’avevano cercata, Gottardi e Stabile resterebbero comunque per lavoro, il Geas s’autoretrocede, Manuela Zanon sta per ritirarsi perché di offerte buone dall’A1 non arrivano e l’A3 con Sesto non la vuol fare. Ma le amiche in squadra al Sanga la tentano, e alla fine lei si decide e diventa il super-acquisto in extremis, quello che ti cambia la stagione.
Zanon: il catalizzatore, cioè quello che aggiunto a un materiale buono ma insufficiente crea una reazione chimica che produce qualcosa di esplosivo. Dove sarebbe arrivato il Sanga senza di lei? Avrebbe fatto (credo) i playoff in fascia bassa, vincendo quando le esterne fossero state in giornata e le lunghe avessero dato una mano, ma avrebbe perso tante volte per mancanza di solidità. Con lei, era una squadra da promozione. Chiunque ha assistito ai playoff (dove, a parte le prime 2 partite contro Broni, ha dominato in lungo e in largo), se già non l’avesse capito prima, ha visto quanto conti avere Zanon.
I 20 punti con 17 rimbalzi in gara-2 di finale, spesso lottando da sola contro due o tre avversarie addosso, riaprendo la partita nel primo e nel terzo quarto e rischiando di chiuderla nell’ultimo (prima di fondere nel finale) sono solo la produzione più evidente. Ma una statistica che non ci sarà mai è quella sui tiri che Zanon fa sbagliare alla squadra avversaria. Ogni partita ci sono almeno 4-5 errori altrui sotto canestro che si devono esclusivamente alle sue chiusure magistrali. Vuol dire 8-10 punti.
È vero che lei quest’anno ha avuto parecchi problemi di falli, ma quelli che evita di commettere pur andando tostissima a contrastare sono il doppio. Poi, l’ancata sapiente per sbilanciare l’avversaria, il tocco a rimbalzo per addomesticare la palla in due tempi, il blocco al granito per la compagna, magari aggiustato in extremis senza farsi beccare dall’arbitro, sono ferri meno appariscenti ma altrettanto importanti di un mestiere che ha reso il commento “figa, ma Zanon è illegale per l’A2” quello più frequentemente udito in tribuna quest’anno [va pronunciato “figa” con l’inflessione milanese, in cui la “i” è quasi una “e” stretta].
E ora Zanon, con la sua consueta espressione a metà tra il calmo e lo scornato quando perde, stava salutando qualche sorella che s’affacciava dalla tribuna, con la sua voce “soft”, cioè sorprendentemente vellutata rispetto al suo fisico massiccio da degna figlia di Lorenzo, il pugile da Novedrate che seppe resistere 6 riprese prima di andare al tappeto, ma con onore, contro un Larry Holmes all’apice, in palio il titolo mondiale dei pesi massimi WBC. Era il 3 febbraio 1980 a Las Vegas: Manuela era nata meno di un mese prima e per nostra fortuna avrebbe avuto più voglia di menar le mani sotto canestro che sul ring.

Susanna Stabile stazionava invece, nel dopopartita, intorno alla panchina del Sanga, con la sua aria stravolta di quando ha tirato la carretta per 40 minuti, cioè quasi sempre quest’anno (se non erano 40, erano 38… ma a volte 50, come in gara-1 a San Martino). S’arrossa parecchio in faccia, la siciliana bionda trapiantata al Nord, quando ha finito di giocare. Diceva di aver dato tutto, ma è falso: ha dato di più. Non è stata la sua miglior partita, gara-2: 2 punti, 1 su 10 al tiro e in regia ha fatto il suo ma senza guizzi particolari. A San Martino però era stata grande.
In questi due anni mi è sempre parso che le veterane del Sanga prendessero ogni sconfitta come un affronto personale, forse pagandolo poi in termini di eccessiva tensione, ma dimostrando quanto ci tenessero; e lei è stata tra quelle che maggiormente mi ha dato quest’impressione.
Non so esattamente perché, non so se abbia passato più notti insonni delle altre dopo le sconfitte; ma so che mi ha fatto capire cosa fosse, realmente, il Sanga di quest’anno quando, nel dopo-partita di gara-3 con Broni, un mercoledì, spiegava che il mattino dopo doveva svegliarsi alle 6.30 per andare a scuola, dove insegna. Perché non è che al lavoro puoi dire “Eh, ieri ho vinto una serie di playoff, quindi mi piglio 2 giorni di permesso-premio”. Come lei anche altre compagne, quelle più blasonate. Va bene che sono femmine alfa, e quindi sanno sopportare più sforzi delle donne qualunque; però è dura essere sempre al 100%.
Roba che, insieme a una certa ammirazione, ti fa venire anche voglia d’incazzarti perché queste donne non sono uomini. Lo so, da un lato è meglio che siano donne, così le apprezziamo di più. Ma per loro, lo dico. Se fossero uomini, col medesimo livello di gioco, avrebbero guadagnato abbastanza da campare 50 anni, altro che doversi alzare alle 6.30 e lavorare tutto il santo giorno all’indomani di una gara-3 di playoff.
Quante volte ho sentito dire in giro, quest’anno, cose tipo “Eh, Milano ha preso i fenomeni, vuole andare in A1 a tutti i costi”. Ma quando mai. Milano si è ritrovata, per le circostanze che dicevo prima (e per bravura nel perseverare), con quattro giocatrici straordinarie ingaggiabili a prezzo modico perché lavorano in zona. Sono state professioniste, tre di loro per anni e anni e anche ai massimi livelli, ma adesso sono dopolavoriste, anche se di lusso. Non sto dicendo che giochino gratis; per Zanon un certo investimento è stato fatto. Ma altrove avrebbero chiesto molto di più.
Hanno lottato fino in fondo per vincere, perché il loro patto era di regalarsi una soddisfazione, forse l’ultima. Ma solo con salti mortali, carpiati e avvitati avrebbero potuto tornare a giocare realmente in A1. Così come solo con salti mortali, carpiati eccetera, il Sanga avrebbe trovato i mezzi e la struttura per fare il campionato.
Ciò non significa fare la volpe e l’uva, perché la sconfitta brucia lo stesso, però non è che si sia perso il treno per il paradiso. 5 anni fa, col Geas, c’erano timori in parte simili, però c’era un gruppo di giocatrici con l’età e le condizioni giuste per poter provare il grande salto. Per Annalisa Censini (presente in tribuna in questa gara-2) non fu possibile: lavorava full time. Le “Fab Four” del Sanga di quest’anno erano come quattro Censini, dal punto di vista degli impegni personali. Poi non metti mai limiti alla provvidenza, ma la realtà diceva quello. “Truth be told”, la verità sia detta.

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In fondo ha ragione, dal suo punto di vista, Pegoraro. “Quelle di Milano sono la storia del basket, ma l’A1 l’hanno già fatta. Ora tocca a noi”, ha detto al microfono della ‘Sanga Tv’ su YouTube. Arrivando al palazzetto, un paio d’ore prima (mentre il cielo, dopo aver cambiato idea una dozzina di volte nell’arco della giornata, s’era deciso per il sole), avevo visto giungere nello stesso momento Martina Crippa e Veronica Schieppati, e ho pensato alla loro promozione di 5 anni fa col Geas, e a tutte le altre avventure di basket che hanno vissuto. Ma loro due hanno 24 e 23 anni: figurarsi quanta vita cestistica in più hanno alle spalle Zanon, Stabile e Gottardi, che giocavano in A1 già alla fine degli anni ’90, quando gente come Granzotto, Cattapan, Pegoraro, Jagodic, che le ha battute questo 1° maggio, andava alle elementari.
Era uno scontro generazionale; e simbolicamente, l’azione che ha segnato la vittoria delle giovani di San Martino è stata, in gara-1, una stoppata in contropiede di Valentina Stoppa (peraltro una delle più anziane delle Lupe, 28 anni) su Silvia Gottardi. Poteva essere il +8 per Milano a 4’ dalla fine, e se avesse segnato forse oggi staremmo parlando della promozione del Sanga.
Invece Stoppa è rinvenuta forte, e in quel momento, avrebbe scritto Enzo Biagi, “la vecchiaia ha raggiunto Gottardi in fondo ai 28 metri di San Martino”. Il totem del giornalismo italiano lo sentenziò nel 1948 su Gino Bartali ed era “in cima al Pordoi”, non su un campo da basket; ma era una solenne minchiata perché pochi mesi dopo il Ginettaccio Brontolone trionfò al Tour de France. E sarebbe stata una minchiata anche nel caso di Gottardi perché lei in gara-2, almeno per 35 minuti, era giovane e fresca come quando Pegoraro – ha raccontato lei – l’andava a vedere da bambina con la maglia di Venezia.

“Il giovane sorge quando il vecchio tramonta”, ha scritto Shakespeare; ma più che un tramonto m’è sembrata una resa sportiva dopo aver combattuto alla pari. Non è un tramonto se sfiori la vittoria in entrambe le partite. Se in gara-2 prendi 21 rimbalzi in attacco, battendo ripetutamente in reattività e voglia la pur fisicissima e determinatissima San Martino. Che ha rischiato di perdere col 62% da 2 contro il 40% e il 30% da 3 contro lo… 0%, perché a causa di questa intensità del Sanga ha avuto 17 tiri dal campo in meno, proprio lei che della quantità di possessi fa uno dei suoi punti di forza. Milano non ha nemmeno sofferto, se non sporadicamente, il famigerato pressing luparense. Nonostante la temperatura nello stipato PalaGiordani fosse pericolosamente salita (c’erano esperti che strologavano: sotto i 20 gradi all’esterno vince il Sanga, sopra vince San Martino).
Queste vegliarde sono di acciaio dentro, ma anche fuori. Ok, ci sono stati mille guai e guaietti fisici, durante l’annata. Però vai a vedere le presenze stagionali di Zanon, Gottardi, Stabile e Frantini, età media 32 anni e tre quarti: non hanno saltato neanche una partita, su 34 disputate dal Sanga!
In gara-2 mi sembravano sulle ginocchia già nel primo quarto, quando sono andate a –9. Poi nel terzo, ancora –9, sulle ginocchia e con la lingua per terra. E invece ne avevano ancora, come se avessero estratto da qualche parte un polmone di riserva. Approfittando, magari, anche del fatto che San Martino ha sentito la tensione del traguardo vicino, e ha commesso qualche errore di troppo, anche in difesa.
Io non so se quella paralisi offensiva, 3 punti in 7 minuti, che ha condannato il Sanga nel finale di gara-2, sia stata solo cottura avanzata. Sì, è la spiegazione più probabile. L’età media del quintetto, la panchina corta che ha costretto a spremersi oltremisura già in stagione regolare, e poi le 8 partite di playoff affastellate in un’incredibile apnea fisica e mentale di 28 giorni.
Se non avessero sciupato occasioni a Broni e a Crema, risparmiandosi quindi 2 partite extra, le milanesi sarebbero arrivate fino in fondo con San Martino?

Non lo sapremo mai. È vero che certi errori da sotto, la serie di infrazioni di passi nell’ultimo minuto e mezzo, e prima i ritardi nelle chiusure a zona sui 3 canestri decisivi di San Martino (Stoppa dai 6 metri in angolo sinistro, Sandri dai 4 metri stesso lato, Jagodic da centro area), sono tutti indizi di bollitura.
E però c’è anche una sorta di maledizione delle volate finali. Lo pensavo vedendo Susanna Padovani, anche lei lì rimasta a lungo intorno alla panchina, nel dopo-gara2. Aveva lo sguardo perso nel vuoto, la vice di Pinotti, come forse tante altre volte dopo le brucianti sconfitte della pur grande Milano degli anni ’80, che lei visse in campo. Tant’è che per andare a cogliere il massimo alloro della sua carriera dovette trasferirsi a Priolo e battere proprio Milano nella finale scudetto 1989. Milano che poi retrocesse nel ’92 e non tornò mai più in A1, anzi cedette i diritti nel ’93 e da allora fu il buio.
Anche in questa Milano attuale c’è una storia di sconfitte casalinghe in volata che l’hanno fermata a un passo dai traguardi. Per fortuna fanno eccezione la vittoria in finale di B1 del 2009 e la salvezza ai playout del 2011, entrambe ottenute in casa e nell’ultimo minuto. Tre anni fa, però, l’inopinatissimo k.o. con Alghero nel primo turno di playoff (ma c’erano solo Gottardi e Pastorino delle attuali, quindi consideriamolo solo in parte). Poi l’anno scorso quello con Muggia all’ultima di andata, che costò una “final four” di Coppa Italia già in tasca (Coppa sfumata pure quest’anno per un soffio: sconfitta interna all’ultimo tiro con Cremona); e quello in gara-3 di playoff, sempre con Muggia, sempre in volata.
Quest’anno, su 10 sconfitte stagionali, il Sanga ne ha subite 9 in partite punto a punto, contro solo 4 vittorie di stretta misura. Non penso che si tratti sempre e solo di stanchezza. L’ha ammesso anche il d.s. Bianchetto in uno dei suoi comunicati stampa: “a questa squadra manca il killer instinct”. Anche i grandi hanno un tallone d’Achille. Valentino Rossi, nei suoi anni migliori, era un motociclista quasi perfetto, ma aveva il neo delle partenze. Le venerabili del Sanga sono giocatrici quasi perfette, ma forse (ripeto forse) hanno il neo dei finali.

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Alessandra Calastri era appoggiata alla balaustra della tribuna, salutando un’amica del pubblico. Dispiaciuta per quel paio di errori da sotto che hanno frenato Milano sul +4 nell’ultimo quarto. Ne aveva commesso qualcuno anche in precedenza, dopo aver iniziato con un paio di bei canestri nel 2° quarto. Purtroppo quelli sono gli errori che scatenano la bestemmia facile, perché tu vedi una alta e grossa, che va su bene, tutta sola, e pregusti già i 2 punti. Ma nel femminile non si schiaccia, e nessun canestro è mai scontato.
Purtroppo, a proposito di talloni d’Achille, “Cala” ha sempre avuto quello degli errori apparentemente inspiegabili da sotto. Anche Pastorino, per la verità, soffre di questa patologia, piuttosto comune nelle nostre lunghe che ogni tanto faticano a coordinare il loro corpo. Il fatto è che Calastri, più di altre, dà l’idea di poter essere dominante. È la sua maledizione, perché quello che fa sembra sempre, o quasi sempre, insufficiente rispetto a quello che potrebbe fare. Perché lei non è tutte le volte come in gara-3 con Broni, quando ha offerto una lezione di gioco in post alto, o come qualche altra volta che ha fatto la voce grossa in area come poche lunghe italiane?
Lo sa solo lei o forse nemmeno lei, ma non è giusto che si sia presa lei l’80% dei sacramenti del pubblico (e anche dei telecronisti Sanga). Ha sbagliato ma c’era. Contro le lunghe di San Martino, mica scarse, ha spadroneggiato a rimbalzo d’attacco imitando Zanon. Io preferisco Calastri quando sbaglia, ma è lì pronta e volitiva, rispetto a quando s’eclissa, accontentandosi di fare da gregariona alle blasonate compagne. Era la sua prima finale di A2, perché 5 anni fa non la giocò: Arnetoli le aveva spaccato il naso in gara-3 di semifinale, in cui lei tornò in campo dimostrandosi guerriera, ma dovette poi dare forfait perché il volto era ridotto peggio… di quello di Zanon (Lorenzo) dopo il trattamento-Holmes. Le auguriamo di tornarci, in finale. Lei ha l’età giusta per avere altre occasioni. Ancor più probabilmente ne avranno Alessandra Pastorino e Irene Lepri, le più giovani tra le sette della rotazione del Sanga: un’annata di progressi per loro, di sicuro valgono più di quando hanno iniziato la stagione. Hanno imparato come ci si rende utili al fianco di compagne più blasonate, facendo ciò che serve. Mi spiace se mi soffermo poco su di loro, ma questa è una storia soprattutto di veterane.

Così come potrebbe ottenere altre occasioni Michela Frantini. Nel dopopartita, seduta in panchina a parlare con qualcuno, aveva la sua solita aria imperscrutabile. Poche persone, come lei, sanno mascherare le proprie sensazioni reali dietro un’apparenza d’imperturbabilità. Persino nel suo giorno di massima gloria, nel 2008, quando segnò la tripla più importante in gara-3 di Geas-Crema, era impossibile vederla esultare sopra le righe (così come l’incazzatura, in lei, anche quando è forte, non è mai plateale). Quel canestro sarà sempre l’immagine della sua carriera, un’immagine vittoriosa. Però in questa serie finale è soprattutto lei a essere mancata. Puoi gettare la croce addosso a Calastri per quegli errori banali, ma ripeto, Calastri c’era, in gara-2. Frantini no. Era inspiegabilmente assente, come svuotata. Con pochi palloni, poche iniziative e quelle poche riuscite male. Dopo 4 punti nei primi 7 minuti non ha più segnato, finendo con 2/8.
Veniva dai 6 punti con 2/15 al tiro in gara-1, e avrei scommesso la casa che stavolta avrebbe fatto una grande partita. Come in gara-3 contro Crema dopo aver steccato gara-2. Lì aveva risposto attaccando il canestro fin dal primo pallone, prendendosi ogni tiro prendibile e finendo con 24 punti. Tant’è che Flavio Suardi della Gazzetta, il quale ha visto solo quella partita, l’ha definita “attaccante di razza” nel suo bilancio stagionale, sulla “rosea” del 3 maggio. Verità. Ma se la miglior realizzatrice della squadra (peraltro ora superata in extremis da Zanon: 13,1 contro 13,0 di media dopo che Frantini era stata davanti tutto l’anno) segna 10 punti in 2 partite di finale con 4/23 dal campo, è chiaro che è un problema. Milano ha collezionato un fatale 1/23 da 3 in quelle due gare: molto è dipeso dall’eclissarsi della sua bocca da fuoco principale.
La difesa dura di San Martino è certamente una spiegazione. Triple con spazio non ne concede, e Frantini non è una specialista dell’1 contro 1. Al tempo stesso la squadra non è parsa lavorare granché per costruirle dei tiri buoni. D'altronde, se col suo "sacrificio" si aprivano più spazi per le compagne, non era un delitto accettarlo, visto che Milano ha sfiorato due volte la vittoria. Però è anche vero che Frantini in gara-2 non ha aiutato le compagne ad aiutarla: sembrava impacciata anche nel palleggio e nello smistaggio-palla.
Forse più di tutte è stata lei a pagare il conto della stanchezza stagionale. Perché nei primi mesi, quando Gottardi era in ritardo di condizione dopo il viaggio in Asia, e Zanon stava prendendo le misure all’A2, era Frantini a trascinare la truppa, con cifre sbalorditive tra media punti, percentuali al tiro, recuperi e pure assist. Faccio fatica a ricordare una prestazione migliore dei suoi 33 punti in 26 minuti contro Broni all’andata. Ma più che gli exploit occasionali, è un segnale di maturazione per lei il fatto che per la prima volta da quando sono tenute le cifre dal sito della Lega, Frantini ha più tentativi da 2 che da 3.
Un allenatore avversario, che sentii in quel suo periodo di grazia in autunno, profetizzò: “Non potrà giocare così per tutto l’anno”. Mannaggia a lui. In effetti l’arlunese dalle spalle massicce già nel ritorno era calata (o semplicemente aveva lasciato spazio a qualche compagna in crescita); ma contro Broni e Crema aveva fatto 4 partite buone su 6, e quindi era imprevedibile il suo venir meno nella finale, se non nella misura in cui la difesa di San Martino era più consistente di quella delle due squadre lombarde. Anche perché, ti aspetti, una campionessa c’arriva con la volontà là dove non c’arriva più con lo smalto. Non è andata così, e forse non c’è un vero perché. Può succedere a tutti, stavolta è successo a lei.

Franz Pinotti era sereno. Non sempre lo è, dopo una sconfitta. D’altronde, approcciare un allenatore che ha appena perso, magari in modo bruciante, è sempre una delle situazioni più imprevedibili. Così capita qualche volta di trovare Franz con la mosca al naso. Non stavolta. Chi si figurava un Pinotti ferocemente proteso alla conquista dell’A1, sempre per la serie “Milano ha fatto lo squadrone perché vuol salire”, si figurava male.
Probabilmente il coach-patron del Sanga, durante la partita, avrebbe voluto, almeno per qualche attimo, estraniarsi dalla battaglia, sedersi in panca e godersi lo spettacolo delle tribune strapiene. Ma non poteva. Almeno per un attimo, però, avrà ripensato alla strada fatta da quando nel ’97 iniziò il primo corso di basket all’oratorio di San Gabriele Arcangelo e fu un fiasco galattico perché a parte le sue figlie se ne presentarono altre due. Oggi, a parte le svariate decine di tesserate del vivaio, ha la squadra senior numero 1 di Lombardia. Nel femminile, indubbiamente, è più facile scalare le categorie che nel maschile, e poi tale primato si deve all'inopinato liquefarsi della Comense; ma per arrivare a creare quel senso d’importanza intorno a un evento di basket donne a Milano, che era ciò che si respirava il 1° maggio al PalaGiordani, ci voleva una resistenza infinita, una capacità di seminare nel deserto e aspettare anni. E ciò a mio parere vale più di un risultato sportivo.
Ha perso la finale, Pinotti. Ma il suo campionato più importante l’ha giocato e vinto nell’estate 2012. L’estate nucleare del basket femminile lombardo. Quando le notizie più liete che t’arrivavano – uno strazio quotidiano – erano che la tal giocatrice aveva smesso o che la tal squadra tagliava il budget del 50%. Le più liete. Perché se no si trattava della vaporizzazione della Comense o del doppio salto indietro del Geas. Al torneo di Binzago, classico meeting generale di luglio, vedevi giocatrici con l’aria smarrita, senza squadra, con offerte pari alla metà scarsa dello scorso anno, come se il loro basket di colpo valesse poco o nulla. E il Franz che crebbe in Catalogna combatteva a mo’ di don Chisciotte, in quei mesi, con qualche polemica e tanti triboli, lasciato in mezze braghe dallo sponsor dell’anno scorso, costretto a smantellare un organico ambizioso che gli aveva dato più dolori che gioie.
Poi c’è stato il giorno della mongolfiera. Quella mattina all’ippodromo del Trotto, di fianco allo stadio di San Siro. Adesso, a proposito della “grandeur” milanese, l’hanno chiuso, quell’ippodromo. Ma a inizio settembre era ancora aperto, e lì il Sanga ha fatto la sua prima presentazione stagionale salendo in un pallone allestito da uno sponsor. Il cielo era azzurro, non proprio terso perché a Milano il cielo è quello che è, ma insomma faceva caldo come in agosto, e salire in quella mongolfiera è stato come alzarsi sopra un’estate di merda con tutte le sue disgrazie, e sopra quel rumore di fondo, insopportabile e martellante, che ripeteva “siamo alla canna del gas”, “il movimento sta implodendo”, “gli altri sport femminili decollano, qui si cammina sulle macerie”, “nell’indifferenza generale, per la cronaca Taranto ha vinto lo scudetto”, eccetera. Era come se tutte quelle campane a morto fossero rimasto giù al suolo e noi invece si salisse su insieme al Sanga.
Da quel momento la ruota ha ripreso a girare dalla parte giusta. Poche settimane dopo è arrivata Zanon. Poi a Valmadrera l’inizio di una lunga cavalcata. Che se il 1° maggio fosse finita con la promozione, sarebbe stata una storia più bella. Ma anche così ha regalato molto. Ha regalato, soprattutto, la voglia di crederci ancora, che non tutto va di merda.
Alla stazione della metropolitana di Piola, c’è una formella dedicata all’ingegner Ercole Bottani, ideatore della metropolitana milanese, la prima in Italia. Hanno inciso una sua frase: “Certe cose si possono fare solo a Milano e perciò si devono fare”. Apparentemente pomposa, in realtà riflette lo spirito della Milano migliore. Orgoglio di appartenenza, ma soprattutto mettersi all’opera.
Pinotti è architetto e non ingegnere; ma penso che abbia applicato quello stesso spirito nel basket femminile, in questi anni. Ovviamente non è l’unico a essersi dato da fare, ma più di tutti ha cercato di pensare e agire su scala cittadina. A costo di farsi sfottere da qualcuno per i suoi slogan tipo “Milano siamo noi”, o le felpe stile Lapo Elkann con “Milano” scritto a caratteri cubitali; ma a volte bisogna essere un po’ visionari, a patto di sapere dove condurre la visione.
Milano è facile da denigrare, e infatti ci sono cascato pure io all’inizio di questo breve scritto. Chiaro, non succederà mai che si faccia un consiglio comunale straordinario, come a San Martino, per celebrare la promozione. Ma a Milano c’è una passione sotterranea per il basket (anche se mortificata da 17 anni senza vittorie nel maschile), che se c’è l’occasione giusta viene fuori. Nel 2009 al Palalido e il 1° maggio di quest’anno al PalaGiordani, per quanto possibile nel femminile, la Milano che ama il basket era lì.
È stato probabilmente l’ultimo ballo di qualcuna del Sanga, ma non l’ultimo ballo del Sanga. Magari prima o poi lo farà in A1. Non quest’anno. Ma gli ultras della “Gradinata Agitata”, che fuori dall’uscita degli spogliatoi, nel cortile del centro sportivo, aspettavano le ragazze per dedicar loro gli ultimi cori, erano contenti lo stesso. Si sono divertiti, a seguire queste tipe. Tutti noi, penso. Non ci credevo, prima del giorno della mongolfiera.

giovedì 9 maggio 2013

[A2] - Resoconto di Biassono-Cremona (playout G2)

Intanto due righe su Biassono-Cremona vista sabato scorso.
Partita intensa, con alternanza di vaccate e belle cose su entrambi i fronti (ma tutto sommato per essere un playout decisivo è stata qualitativamente buona), con Cremona che paga gli acciacchi di Maffenini e Brusadin mentre alcune di Biassono riescono a giocare sul dolore disputando prove consistenti. Per Biassono a turno risolutive Gargantini (3 triple nel 2° quarto), Fumagalli (8 punti decisivi nell'ultimo e 19 totali) e Colombo (canestro cruciale per il +4 a -1'20" su pick and roll ben eseguito con Brioschi), ovvero 3 classe '93 del vivaio e questa è una scommessa vinta, perché era lecito dubitare durante una stagione di scoppole, e invece hanno compiuto la missione quando contava.
Cremona perde l'attimo sul +7 a inizio ultimo quarto. Colico, che aveva appena dispensato classe, viene richiamata qualche minuto in panca (non ricordo se per aver appena commesso il 4° fallo o per riposo fisiologico) mentre Fassina mette Porro per una Brioschi che stava esagerando per eccesso di volitività (si dice?) e dopo una tripla di Castorani s'accende appunto con Fumagalli; il parziale di 15-2 ribalta partita e stagione.
Brava Biassono perché non molti c'avrebbero scommesso, ma credo che nella situazione in cui s'è giocata la serie, non fosse inferiore a Cremona (Castorani grande acquisto); sono state 2 partite sempre sul filo e in entrambe Biassono ha saputo piazzare la zampata vincente. D'altra parte con questa formula si sapeva che contava poco avere una vittoria o due in più in stagione: bisognava farsi trovare pronti tra fine aprile e inizio maggio, e Biassono l'ha fatto. Per Stefano Fassina il terzo obiettivo centrato di fila nel femminile: promozione Milano 2009, salvezza Biassono 2012 e 2013. Cos'abbia fatto nel maschile nel 2010 e 2011 francamente non ci ricordiamo ma il maschile non conta. :shifty:
A fine partita Cipo Brioschi annuncia il suo probabile ritiro.

mercoledì 8 maggio 2013

Brevi mediatiche + Carugate attacca la riforma

Alle 22.45 il Sanga Milano è ospite della trasmissione calcistica su Cielo.

Sulla rivista "Glamour" c'è un servizio fotografico con giocatrici di Biassono che indossano vestiti.

La Gazzetta di oggi (pagine Milano & Lombardia) celebrava i 4 titoli regionali del Geas, sottolineando lo straordinario bilancio di 64 vittorie in 65 partite, il record di scudetti giovanili e così via.

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Comunicato stampa di Carugate:

Sono state oggi pubblicate dalla FIP le nuove norme che regoleranno i campionati 2013/14. Per la nostra A3 femminile, ultimo anno di vita, infatti dalla stagione 2014/15 sarà cancellata e le squadre ora partecipanti, saranno suddivise tra A2 allargata e B regionale. La riforma, NON VOLUTA NE RICHIESTA DALLE SOCIETA' ma decisa univocamente dalla FIP, prevede per la A3 , tre gironi da 12 squadre, dove le prime 4 classificate, accederanno direttamente in A2, mentre dalla 5° alla 10° faranno un playoff per altri due posti in A2. La 11° e 12° retrocederanno, insieme alle perdenti dei playoff, alla B Regionale.

Questa riforma che cancella la A3 o B Eccellenza come era chiamata sin dal 2003, è l'ennesima riforma confusionaria e senza un piano programmatico futuribile, che la Federazione decide unilaterlamente, contro la volontà delle società. L'ennesima beffa per "l'altra metà del cielo" alla quale si chiede sempre più tasse, vincoli e paletti e non si offre nessuna vera promozione e sviluppo. In un periodo dove è difficile per non dire quasi impossibile reperire nuovi sponsors ( e trattenere gli attuali ) la Federazione non fa altro che complicare le situazioni, non permettendo alle società di programmare a medio-lungo termine, secondo le proprie possibilità e esigenze.

ASD Castel Carugate

lunedì 6 maggio 2013

L'equilibrio non c'entra con l'interesse

Se nel femminile si dovesse smettere di seguire un campionato solo perchè c'è una chiara favorita e quella vince, sarebbe dura trovarne qualcuno da seguire. In A2 Nord si sapeva che avrebbe vinto Venezia, e ha vinto con 1 sconfitta in tutto l'anno. In A2 Sud idem con Ragusa. In A3 Nord il Geas era favorito e ha vinto, forse giusto con un po' più di suspense visto che ha perso 3 partite. In A3 Centro si sapeva che vinceva Vigarano e ha fatto una passeggiata. In A3 Sud era favorita Brindisi e ha fatto corsa a sé. Nelle giovanili in quasi tutte le regioni non c'è altro che la timbratura del cartellino da parte della favorita di turno, a questo punto cosa si dovrebbe seguire?
Forse si fa prima a dire che l'A1 femminile non interessa perché evidentemente scalda poco vedere delle professioniste di giro, di cui molte straniere, che non fanno poi 'sto gran spettacolo in più rispetto alle semi-dilettanti di A2 e A3. Che è un problema concreto per quanto riguarda l'attrattiva che l'A1 può suscitare al di fuori della cerchia dei tifosi d'ogni squadra. Giacché per seguire qualcuno di cui non sei tifoso devi trovare motivi validi d'interesse.

domenica 5 maggio 2013

I titoli (del 5 maggio)

A1 - Finale gara-3: Schio scudetto numero 5, stavolta domina dall'inizio

A1 - 17-6 nel primo quarto, poi scivola via liscia (67-48); Lavender 15, Macchi 12 ma l'mvp della serie è Wambe

A1 - Una sola sconfitta in tutto l'anno (comprese Supercoppa e Copp'Italia): monologo doveva essere e monologo è stato

A1 - Brava Lucca, ma ora serve che il campionato si rivitalizzi. Se non in alto (Schio ancora unica coi soldi?) almeno in basso

A1 - Masciadri, quanti scudetti hai? Mascolo dice 10, lei dice 11. In ogni caso è la top in attività e terza di sempre (Fullin 15, Pollini 12)

A2 Sud - Trionfo Virtus Spezia, domina Battipaglia in gara-3 di finale (60-42, già 40-20 all'intervallo, Favento 20 in 26')

A2 Sud - Sinergia vincente tra il "vulcanico" Brunetto e l'"antipatico" Barbiero. Una piazza importante torna in A1 (anche se la plebe finora era con l'altra squadra)

A2 Sud - Playout, per il College una platonica salvezza prima di sciogliersi: batte Siena, forse la peggior squadra di sempre in A2

A2 Nord - Playout, Biassono salva con i prodotti di casa (Fumagalli 19, Gargantini 12): 65-60 su Cremona della sempiterna Colico (15)

A2 Nord - Dopo 3 vittorie in 28 partite, Biassono sa cogliere l'attimo. In gara-2 risale da -7 nell'ultimo quarto

A3 - Finali, 1-0 per Torino su Genova e (in trasferta) per Vicenza su Ferrara e per Civitanova su S. Marinella

Giovanili - Lombardia, il Geas vince anche l'Under 14: poker di titoli regionali. Solo l'U13 sfuggirà

venerdì 3 maggio 2013

Le pagelle di Ezio Parisato a Sanga-S. Martino G2

 
SANGA MILANO (6.5):

Pastorino 2 (0/2 – 0/0 – 2/2) : 6 solita combattente. Utile a rimbalzo aiuta anche a portar palla. Soliti problemi in fase conclusiva.
Gottardi 16 (5/10 – 0/2 – 6/6) : 6.5 da capitana coraggiosa cerca di buttare il cuore oltre l’ostacolo ma alla fine non ne ha proprio più.
Stabile 4 (1/4 – 0/6 – 2/2) : 6 costretta agli straordinari si cucca 40 minuti. Logico che alla fine a “ghe se smorza i ciar…”.
Zanon 20 (8/19 – 0/0 – 4/6) : 7 è giocatrice di categoria superiore. E si vede! 17 rimbalzi…
Frantini 4 (2/4 – 0/4 – 0/0) : 5 non c’è modo di farla rifiatare e lei ne avrebbe bisogno a questo punto della stagione. Non riesce neanche a trovare il canestro sul suo movimento referito.
Lepri 4 (2/4 – 0/0 – 0/0) : 6 da unico cambio agibile delle esterne fa quel che può. Due bei canestrini li mette
Calastri 6 (3/10 – 0/0 – 0/0) : 5 come presenza in campo (rimbalzi e difesa) meriterebbe la sufficienza ma almeno tre erroracci da sola sotto canestro chiamano vendetta.
Pulvirenti, Falcone e Montuori : ne

Coach “Franz” Pinotti (21/53 – 0/12 – 14/16) : 7.5 voto alla stagione. Arriva a sfiorae l’impresa ma con una panca così corta e con una squadra non proprio di sbarbate alla fine si paga pegno.


SAN MARTINO LUPARI (8):

Pegoraro 3 (1/2 – 0/0 – 1/2) : 6.5 mette ordine e distribuisce bene la paffutella
JAGODIC 18 (4/8 – 2/2 – 2/2) : 8 IMBEDONNA ARRIVATA. Lotta e la mette da ogni dove. La straniera che mancava dall’altra parte.
Stoppa 6 (3/3 – 0/2 – 0/0) : 7 si fa trovare dove serve.
Aleotti 12 (3/3 – 2/7 – 0/0) : 7+ mano calda e una presenza continua.
Sandri 9 (3/5 – 0/0 – 3/4) : 7 si fa valere sotto canestro ed in difesa con 12 rimbalzi.
Granzotto 3 (0/0 – 1/1 – 0/0) : 6.5 la “Big-eight” entra e fa un paio di belle cose. Finisce la stagione un po’ in calando ma rispetto a Debrecen è un’altra cosa.
Cattapan 5 (1/2 – 1/7 – 0/0) : 6.5 porta il suo mattoncino.
Sbrissa 8 (3/6 – 0/0 – 2/5) : 7.5 da un gran fastidio col suo fisico alla difesa avversaria. Acchiappa rimbalzi con Jagodic e Sandri e non molla un centimetro.
Costacurta e Morao : ne

Coach Abignente (18/29 – 6/19 – 8/13) : 8 grande stagione per coach “AB Nothing” . Non è mai facile raggiungere una promozione. Lui lo fa gestendo al meglio le sue risorse e mettendo le basi per una A1 dignitosa. Il materiale non manca

Arbitri: 6.5 discreti

La Partita: (7): confronto a quella della volta scorsa un bijoux… Appassionante comunque

giovedì 2 maggio 2013

I titoli (del 2 maggio)

A1 - Finale gara-2: Schio ci sei quasi, 69-52 (Macchi e Wambe 14, la belga fa 27 di valutazione)

A1 - Scarto bugiardo, Lucca crolla solo negli ultimi 5' (19-4 nell'ultimo periodo), troppi sparacchiamenti dopo 3 quarti assennati

A1 - Ma Lucca fa quel che può: per stare in partita con Schio tira troppo la corda e finisce in apnea

A1 - Polemica per un possibile sfondo su Bagnara diventato 5° fallo della lucchese: schermaglie tra i coach ai microfoni Rai: Diamanti "Computo falli squilibrato"; Lasi: "Lucca mena"

A2 Nord - E' il momento del Veneto: San Martino vola in A1

A2 Nord - In gara-2 battuta Milano in un PalaGiordani al doppio della capienza: 56-62 (Jagodic 16, Aleotti 12)

A2 Nord - Il Sanga s'aggrappa alla voglia di tutte (21 rimbalzi offensivi) e alla classe di Zanon (20+17 rimba!) e Gottardi (16 alla sua ultima partita?), passa da -9 al 25' a +4 al 32', ma poi fa solo 3 punti

A2 Sud - Battipaglia impatta, 61-54 in gara-2 con un +7 costante negli ultimi 3 quarti (Treffers 17+10, Granieri 14)

A2 Sud - La Virtus Spezia tira male, non bastano 16+10 di Favento. Tutto in 40 minuti sabato

A3 - Le "belle" di semifinale vanno a Genova (Nord), Ferrara e Vicenza (Centro, ambedue in trasferta) e Civitanova (Sud)

mercoledì 1 maggio 2013

S. Martino-Milano: domande fra G1 e G2

Domani, cioè ormai oggi giacché le luci dell'alba non sono lontanissime, anche se in questi giorni prevalgono il buio e la pioggia, avrebbe potuto essere e non sarà. Poteva essere il ritorno dell'A1 femminile a Milano dopo 21, lunghissimi anni in cui, chiaro, nessuno ha sofferto particolari pene al riguardo, però a ben pensarci è una brutta roba, 21 anni senza basket donne di vertice, con tutta la bella tradizione che c'era.
Invece domani, se ci sarà una festa promozione, sarà di San Martino. Oppure Milano festeggerà il pareggio e si tornerà tutti in terra luparota, sperando che magari per gara-3 facciano funzionare il "live score" (come si fa a non avere il live score funzionante in una finale?).
Non c'è molto da dire su gara-1: in fondo cosa c'è da dire su una partita di finale che finisce dopo 2 supplementari? Ben poco. No, ovviamente ci sarebbe un sacco, però qualche cronaca sparsa è già uscita in giro, e posso segnalare anche quelle su Pink Basket & Panorama Lombardo (cliccare prima riga mia firma, c'è l'anteprima della Settimana 30).
M'interessa di più, ora, porre qualche domanda in vista di gara-2.

- Sarà davvero l'ultima partita di Silvia Gottardi in caso di sconfitta di Milano? In realtà lei al prestigioso Pink Basket ha dichiarato (notizia fresca) che se salgono in A1 si ritira sicura, se restano in A2 ne deve parlare con Pinotti perché lei a dicembre-gennaio sarà via per il suo ormai solito viaggio.
- Riuscirà Milano a piazzare l'affondo nel 1° quarto (o al massimo nel secondo, in gara-3 con Crema) come ha saputo fare nelle precedenti 4 partite casalinghe di questi playoff?
- Chi risentirà di più delle fatiche di gara-1? La logica direbbe la "vecchia" Milano, ma forse, tra le temperature fresche, il viaggio a carico delle avversarie, la voglia di rivalsa che moltiplica le energie, potrebbe anche darsi diversamente.
- San Martino pagherà la pressione di essere a un passo dalla vittoria o Milano pagherà la pressione di non poter perdere?
- O magari inconsciamente San Martino mollerà se azzannata subito, confidando nella bella in casa?
- Milano in casa ritroverà la vena perimetrale che non ha avuto in gara-1 (1/11 da 3)? Ovviamente Frantini è la più interessata da questo discorso, avendo fatto 2/15 al tiro. Quanto dipenderà ciò da eventuali scelte diverse della difesa di S. Martino?
- Calastri e Pastorino riusciranno stavolta a incidere, riequilibrando la battaglia in area dove, seppur solo alla fine, S. Martino ha avuto la meglio?
- Gottardi e Stabile hanno in canna un'altra partita super come gara-1?

- Ma soprattutto, anche se forse è lana caprina: al di là del fatto che ovviamente S. Martino s'è presa la vittoria ed è ciò che conta, cos'ha detto l'equilibrio di gara-1? Che Milano ha sprecato un'occasione irripetibile o che la differenza immaginata a favore di S. Martino non c'è (azzerati 27 punti di scarto nel giro di un mese) e quindi Milano può fare 1-1 e poi andare a sbancare in gara-3?

Il record di Giulia Scala (51 punti su 55)

In una partita dello scorso weekend, Under 13, Giulia Scala di Sondrio, già in evidenza il 25 aprile al Trofeo delle Province, ha realizzato 51 punti su 55 delle sue contro Biassono. Credo sia un record di percentuale di punti individuali sul totale della squadra (93%). Sì, lo so, non bisogna cantare le lodi di una tredicenne perchè non è educativo. Ma non me ne importa granché.