- Penso che la Rete sia già molto totalizzante e ancora più lo diventerà. Gli smartphone secondo me hanno segnato la svolta. Quando, pochi mesi dopo che erano sbarcati da noi, mi accorsi che un mio amico, in 5 minuti di conversazione, s'era distratto 3 volte per guardare: il meteo, le ultime notizie sulla Juve, un video con un trailer di film, ho capito che qualcosa di preoccupante stava succedendo. Non è che sia del tutto negativo, ma forse chi ha plasmato il proprio cervello in un'epoca diversa non riesce a trovarlo così naturale e inevitabile.
- La considerazione sulla necessità da parte delle società di autopromuoversi è vera, e non è una novità di oggi. La novità è che oggi ci sono molti più canali e possibilità per farlo in modo massiccio, cosa a cui difficilmente si rinuncia, col risultato però che tutto si frammenta nell'auto-abbuffata di cavoli propri, cioè ognuno è impegnato a cantarsela da solo e non ha né tempo né voglia di seguire gli altri. Ci sono anche molti lati positivi nella disponibilità di mezzi, però è l'abbuffata, l'eccesso, che mi preoccupa. E non mi piace quando non si distingue più ciò che vale davvero da ciò che è mediocre. Per me questa tendenza è simboleggiata dalla fine di Superbasket e dal fatto che nessuno si sia realmente mosso per farlo rinascere. Vero, esistono molti siti online che fanno informazione "totale" a mo' di Superbasket. Ma non possono avere lo stesso ruolo di riferimento, lo stesso peso, lo stesso valore giornalistico. O forse in realtà ce l'hanno ma io resto nostalgicamente legato al vecchio modello cartaceo, boh.
Prendo spesso in giro chi piange disgrazia come se un tempo si stesse bene e ora da cani, non vorrei scadere anch'io sul versante lagnoso. Dico solo che Internet "totalizzante" ha cambiato molte cose e questa, per quanto banale, è una realtà, visto che prima Internet non esisteva e poi c'era ma in modo più blando.
- Non vorrei fare il pessimista, mi limito anch'io a dire che la tendenza è quella. Ho sentito anche Ferruccio De Bortoli (direttore del Corriere della Sera di cui mi piace ascoltare, su YouTube sue varie riflessioni sul giornalismo attuale) notare come oggi si cerchi di semplificare tutto, di comprimere nei famosi 140 caratteri di Twitter, eccetera, e come però di tutto questo rutilante chiacchiericcio e immaginificio dei social network alla fine non si capisce cosa rimanga davvero.
Quindi presumo che sia innegabile questa realtà. La velocità, la battuta mordi e fuggi, sono inevitabili se non hai tempo di leggere un articolo perché devi pubblicare su Facebook le 158 foto della grigliata di ieri sera, se sei in chat con 3 persone da una parte e intanto ti vedi il film scaricato dalla Rete o l'"imperdibile spettacolo" del campionato burundiano su Sky. Sempre De Bortoli notava che ormai la gente legge il giornale di sera, e spesso dà solo una sfogliatina, anziché, come una volta, pigliarsi un cospicuo tempo già al mattino per leggere a fondo il quotidiano.
Tradotto questo nel basket femminile, io penso che, se questa fotografia della situazione è corretta, bisogna adeguarsi, anziché pretendere che siano gli altri ad adeguarsi alla solita pietanza che funzionava nel 2001 o dintorni. Il giornalismo del futuro, ho la sensazione (magari sbagliata) è un giornalismo fatto su misura del lettore. Cioè si parla esattamente di ciò che interessa a lui, confezionandogli la pubblicazione come se fosse un vestito su misura, anziché produrre un bubbone da 100 pagine uguale per tutti, di cui però a ciascuno interessa mezza pagina e butta via le altre 99,5.
In poche parole: "dimmi esattamente che argomenti vuoi e io ti parlo di quelli". Non sarà giornalismo da Pulitzer ma credo che si vada in quella direzione.