- Mentre le palestre si ripopolano di squadre che sudano nei primi allenamenti della nuova stagione, di cui ormai viene pubblicato ogni fotogramma sui social network, possiamo dire due parole sull'estate trascorsa?
"Se proprio volete, giusto un paio... Quanto alla battuta sui social, è vero che col profluvio di foto scattate dopo 7 minuti di allenamento, e le dirette su Facebook che paiono la novità di quest'anno, si è già a rischio d'indigestione, ma fa sempre piacere assistere al nostro mondo che riparte; e poi due anni fa, di questi tempi, eravamo sepolti da video di gente che si tirava secchi d'acqua ghiacciata in testa, quindi c'è un progresso e nemmeno lieve."
- Entriamo nel vivo, va'. Eravamo rimasti a giugno con gli aggiornamenti.
"Non è successo poi molto: Mondiale Under 17, i tre Europei giovanili più quelli minori U15 e U14; il torneo di Binzago, le iscrizioni ad A1 e A2 con ballettuccio di gironi, le Olimpiadi, più altre robette".
- Alla faccia! Primo in ordine di tempo è il magico Mundial di Saragozza. Quanto vale questo argento?
"E' una delle pagine più importanti della storia del nostro basket femminile. Forse ce ne renderemo ancora più conto col tempo. Va ricordato che non avevamo mai vinto una medaglia fuori dai confini dell'Europa; naturalmente U17 non è come senior, ma pensate solo all'idea di finire davanti agli Usa in una competizione iridata. A pensarlo prima era pazzesco, non dico solo finire secondi ma essere lì tra le prime 4. Potevamo ipotizzare un quarto di finale come buon punto d'approdo. Invece per quello che si è visto durante la rassegna, è stato un secondo posto perfettamente logico e meritato, per quanto l'ordine giusto dei valori fosse con gli Usa secondi e noi terzi. C'è stato un pizzico di fortuna nel fatto che l'Australia e le mangia-hamburgers siano finite dalla stessa parte di tabellone, ma alle ragazze e a coach Lucchesi + staff va fatto un monumento equestre".
- Già, anche perché poi, unitamente all'argento Under 20, si è risollevata la baracca abbattuta dal fiasco olimpico maschile.
"Non sarebbe giusto mescolare mele con pere, ma in effetti il settore femminile ha salvato l'estate azzurra del movimento, che altrimenti sarebbe in profondo rosso, considerando le Olimpiadi mancate e i soliti risultati così-così delle giovanili maschili. Con le elezioni alle porte, Petrucci dovrebbe essere ben riconoscente... Tra l'altro non sono lampi occasionali ma il prodotto di una continuità impressionante. Roba da pazzi pensare che, nonostante la moria di tesserate, siamo giunti a 9 medaglie in 9 estati, cioè da quando il mitico Europeo U16 del 2008 ci rivitalizzò come un elettroshock".
- E' curioso notare come, di queste 'maggiche 9', gli argenti siano ben 6, contro un oro e due bronzi. C'è qualche spiegazione al riguardo?
"Può essere solo una coincidenza. C'è da dire che spesso ci siamo scontrati in finale contro una Spagna che lascia le briciole. A volte, magari, arrivando in finale da outsider, ci sentivamo involontariamente appagati, oppure avevamo speso tantissimo per andare oltre i nostri limiti. Qualche piccolo rimpianto c'è, perché sono 6 ori mancati di un soffio, però più propriamente sono 6 argenti vinti. Tanto più quello del Mondiale U17, dove in finale non c'era modo di battere l'Australia".
- Riusciamo a ripercorrere dall'inizio il cammino saragozzese?
"Be', gli appassionati hanno seguito pezzo per pezzo i vari streamings, e ormai sono passati 2 mesi, ma val la pena rivivere qualcosa di un'impresa così grande. Ripartivamo dal gruppo di bronzo dell'Euro U16 dell'anno scorso, con l'aggiunta di Chicchisiola, emergente della stagione di A2 e giovanile con Marghera. E' stato fondamentale partire col piede giusto, battendo la tignosa Rep. Ceca che ci aveva soffiato in semifinale un oro più che possibile, 10 mesi prima. Non tanto perché servisse a qualificarsi, visto che passavano tutte agli ottavi (tranne la Nigeria che ha dovuto ritirarsi, se ho ben capito per un problema di passaporti), ma perché ci ha dato subito una carica notevole, un segnale che le cose sarebbero andate bene. Anche perché così ci siamo garantiti un tabellone più abbordabile. E' stata anche la prima di una serie di vittorie in volata, indice non di culo (se non in parte minoritaria) bensì di carattere e capoccia. Alessandro Minotti, coach delle giovanili di Costamasnaga in procinto di passare al Geas, ha così commentato, lui che ha assistito dal vivo: "La vinciamo di fatto grazie a due fattori: i continui cambi di difesa e il tiro da 3. Il primo fattore è stato fondamentale per togliere iniziativa, fiducia e punti di riferimento ad una squadra che ormai ha imparato a conoscerci. E finché questo è stato fatto con la giusta qualità, anche nella metà campo offensiva se ne sono visti i frutti. Il secondo ci ha permesso, grazie a sontuose percentuali (quasi 45%, per complessivi 24 punti), di togliere parecchie castagne dal fuoco quando la manovra d'attacco stentava ad acquisire fluidità". Fattore a sorpresa, qui, è stata Del Pero, ad affiancare le più attese Fassina (16) e Pinzan (12).
C'è poi toccata la Corea, che ne aveva beccati 60 dagli Usa ma s'era fatta notare per un giuoco iper-garibaldino, fatto di corse folli e triple a raffica. A rimbalzo però abbiamo dominato noi, e da un certo punto in avanti abbiamo controllato il ritmo, prendendo un vantaggio che è giunto sino in fondo. Ottima la 2000 Vella (18), poi ancora Fassina (14).
La prima fase si è chiusa il 25 giugno con gli Usa. Abbiamo perso con uno scarto onorevolissimo (55-59), anche se frutto di un forcing finale iniziato da -14 a 4'30" dal termine, quindi non abbiamo avuto mai la palla del pareggio, al massimo quella del -2 o -1 con una doppia occasione allo scadere. Da ricordare che all'intervallo eravamo a +2 noi. Un'altra iniezione forte di fiducia, anche se non potevamo sapere che fosse un'altra, cioè la compagine dei canguri, la vera corazzata del torneo. Queste Usa non erano trascendentali (a differenza dei colleghi maschi che hanno demolito la competizione nel loro contemporaneo torneo), un po' carenti nel tiro da 3 e a volte farraginose nelle conclusioni interne, anche se in grado per fisicità e ritmo di imporsi su tutti (tranne appunto le australiane). Non avevano dominato neanche con le ceche. Buona la reazione nostra da quel -14, iniziata da un triplone sidereo di Pinzan e proseguita con altre triple. Nell'ultimo minuto e mezzo abbiamo difeso benissimo e ci siamo portati a -4 con un piazzato di Madera, poi nei 50" finali non s'è più segnato. Pinzan la top con 16, Fassina 11. Madera finora meno in evidenza, ma sarebbe prepotentemente emersa nella fase a eliminazione diretta".
- Tre sfide thrilling, tre gradini verso il paradiso saliti uno dopo l'altro.
"Già, tra l'altro battendo avversarie di 3 continenti diversi: Mali-Africa, Canada-Nord America, Cina-Asia. Se infilavamo pure l'Australia-Oceania, era un capolavoro anche geografico. Ma accontentiamoci. Anche perché tutto poteva finire già negli ottavi. Il Mali era tutt'altro che primitivo, anzi deve aver trovato uno staff notevole, perché le ragazze erano ben addestrate, mostrando non solo l'atletismo naturale che ti aspetti dalle africane, ma anche una micidiale ficcanza nelle triple, che ormai sono la cartina di tornasole di molte prestazioni (ovvero: dove vai se le triple non le fai?, questo è il mantra del basket moderno). La sola Coulibaly ne ha segnati 22 con 6/16 da 3. Stavolta noi eravamo negli scomodi panni del favorito e quindi magari c'era anche un po' di tensione in più. Siamo scivolati a -8, poi un bel 3° quarto salendo a +7, così siamo entrati in dirittura d'arrivo sul +5 (dopo un 2/2 di Madera a -1'30") ed è stata una fortuna perché nel finale la spia della benza c'è andata in rosso. Madera ha fatto un altro 2/2 ma il Mali, che prima aveva segnato in penetrazione, ci ha piazzato l'ennesima tripla (56-54) per poi avere la palla del pareggio, fallita. Lì Madera ha segnato ancora due liberi (58-55 a 12 secondi), abbiamo trattenuto il fiato dopo il timeout, o meglio abbiamo difeso benissimo impedendo ogni idea di tripla, sicchè il Mali ha sparacchiato un tiraccio dalla media, sbagliandolo. E così eravamo ai quarti, spartiacque già superato tra successo e delusione. Madera ha chiuso con 19+12 rimba, iniziando la sua strada verso il quintetto ideale.
Il 29 giugno ci siamo ripetuti col Canada nei quarti, con un punteggio finale quasi identico (58-56). Il finale è stato ancora più rocambolesco. Il Canada, che è una potenza emergente del basket a tutti i livelli (buona Olimpiade con le senior, e anche nel maschile sarà a mio parere la novità dei prossimi anni, pur avendo gettato barbinamente la presenza a Rio), è un misto, tentando una semplificazione, tra le caratteristiche di Usa e Australia, naturalmente un gradino sotto per qualità. Stavolta il tiro da 3 ci ha tradito (2/15 anche se nel finale ne abbiamo trovate due d'oro), sciupando anche dalla lunetta ma l'interpretazione tattica della gara forse è stata la nostra migliore nel torneo. Siamo sempre stati avanti di poco. A 5' dalla fine andiamo a +7 con una tripla di Vella (53-46) ma entriamo in crisi offensiva, pastrocchiando molto e concedendo pure un paio di giri in lunetta evitabili alle canadesi, che si riportano a -1 (53-52). Il momento chiave è quando il Canada fallisce il sorpasso mentre Ianezic, altra 2000 d'oro, infila la tripla del 56-52. Così anche stavolta abbiamo il vantaggio, sia concreto sia psicologico, di entrare in volata al comando e non al traino. A 30" dalla fine però rischiamo di prendere la tripla del sorpasso; va sul ferro. Pinzan fa 2/2 ai liberi (58-54) a 25" ma non è finita. Il Canada segna lesto in entrata, Madera rischia la frittata facendo 0/2 ma nell'ultima mischia le suddite dell'acero sbagliano dalla media, prendono il rimbalzo, non va, riprendono il rimbalzo, non va. Ed è festa sfrenata, anche per la manciata di nostri tifosi, per la verità in minoranza rispetto al drappello canadese (d'altronde chi molla l'Italia durante gli Europei di calcio?), ma comunque lodevoli anche loro. Madera chiude con 14 + 14 rimba, Cubaj e Vella con 10".
- E quindi sontuosa semifinale. Tra l'altro come unica squadra europea rimasta in corsa.
"Già, e questo dava ancora più valore. Non è stata un'edizione fortunata per le altre del nostro continente. La Spagna padrona di casa ha perso nei quarti con la Cina (51-55); la Francia ha incocciato sempre nei quarti con gli Usa (45-56), pagando la sconfitta inaugurale con le discendenti di Mao; la Rep. Ceca è stata fatta fuori dall'Australia. Al di là delle variabili dovute alle circostanze, dopo l'Europeo U16 dello scorso anno (in cui finimmo dietro a Rep. Ceca e Portogallo ma sembrammo le migliori come potenziale) può essere la conferma che, nell'annata '99, siamo noi il top d'Europa, e che forse le solite duopoliste Spagna e Francia hanno un piccolo buco in quella classe, fermo restando che possono maturare negli anni a venire. E questo è molto promettente per noi, anche se per ora non garantisce nulla".
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