Nuova mazzata all'immagine della Wnba. L'ex giocatrice Candice Wiggins, ritiratasi di recente a 29 anni dopo una carriera a metà del guado (buona ma non eccellente), lancia pesanti accuse di discriminazione alla maggioranza gay (secondo lei il 98% delle giocatrici) che detta legge nella Lega. Asserisce di essere stata discriminata in vari modi, dai falli violenti all'antipatia fuori dal campo. Come sempre, impossibile in questi casi discernere verità da mitomania, per cui quel che rimane è solo il danno d'immagine.
Evidente che la tipa non considera più la Wnba la sua casa, quindi si sente libera di sparare a zero. Così come ha fatto George Karl, l'ormai ex allenatore Nba che ha recentemente sparacchiato sui giocatori dopati e altre magagne.
Ma chi può stabilire se le accuse sono vere o false, nel caso della tipa? C'è forse un misuratore oggettivo di discriminazione e bistrattamento, in assenza di episodi dettagliati (si citano genericamente "falli duri", "messaggi trasversali" ecc.)? Per questo alla fine rimane solo l'idea "ecco, la solita Wnba covo di lesbiche litigiose" (vedi caso Brittney Griner che prima si sposa e poi in un amen divorzia da una collega, eccetera).
Nessun commento:
Posta un commento