In realtà lui era intervenuto nella prima parte della polemica, cioè quando era limitata al mancato utilizzo di Masciadri, rimanendo invece in silenzio dopo il focolaio innescato dalla lettera di Passaro e dal "dossier" del magazine-Gazzetta sulla violenza sulle donne.
Forse ha avuto ragione lui rispetto a quanti di noi, qui (compreso il qui scrivente), auspicavano un ulteriore e più nitido intervento in questa seconda parte della diatriba. Meglio lasciar sgasare il gas, e sfumare il fumo, anziché apparire come un bastian contrario quando i "grandi media" cavalcano un filone. A fine novembre c'era la violenza sulle donne, mo' c'è il razzismo dopo il caso Koulibaly. Se uno interviene per puntualizzare tipo "ma non è razzismo, sono solo insulti a un avversario", così come a novembre "ma non è violenza sulle donne, era solo scarsa sensibilità verso la giocatrice + eccessi di focosità verso tutte", vero o falso che sia, fa brutta figura, si piglia le bacchettate.
Mi è piaciuto, però, quel che ha scritto "Gek" Galanda, l'argento olimpico di Atene, nella sua rubrica sul numero di dicembre di Basket Magazine. Equilibrato nell'esprimere rammarico per il mancato ingresso di Masciadri senza per questo gridare al mostro e gettarlo nel calderone dei violenti sulle donne.

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