Sono reduce da Sesto S. Gianni, dove ho assistito a gara-2 dei quarti-playoff tra la locale compagine del Geas e la lagunare Reyer Venezia.
Trovandomi a dover usare i mezzi pubblici a partire dall'estrema periferia sud-ovest di Milano, quindi agli antipodi di Sesto che si trova nell'hinterland nord, un po' spostato a est, impiegavo un'ora per giungere alla stazione della metropolitana di Sesto Rondò (Nonino, non scassa', lo so che Sesto F.S. è più vicina, ma per motivi miei preferivo Rondò).
Essendo emerso in superficie che erano ormai le 20.26, traversavo trafelato il centro della ridente ex Stalingrado d'Italia, con quella sua tipica aria mista fra paese e sterminata periferia, giungendo al PalaNat che erano le 20.37 ora locale.
"Vabbè, mi perdo i primi 4 minuti di partita, ma che sarà mai? Non si decide nulla nei primi 4 minuti", pensavo.
Ultime parole famose. Entro e si è già sul 2-16 per Venezia. Apprenderò poi che trattava di un parziale di 0-16 scattato dopo il primo canestro del Geas. Anderson già a 9 punti e un'indemoniata De Pretto a 5.
La storia era già finita lì.
C'era il sospetto, in effetti, che il dominio di Venezia negli ultimi 25 minuti di gara-1, dopo che Sesto s'era sorprendentemente issata a +14, fosse spia d'una benzina in riserva per il Geas. In quei casi il crollo, quando ormai capisci che non ne hai più, può diventare verticale. Succede.
Da parte sua la Reyer, bisogna dire, ha impressionato per qualità della circolazione di palla, spietata precisione nelle esecuzioni da 2 (nello score gentilmente fornitomi da Nonino nell'ufficio Geas a fine gara spicca un 19/27 da dentro l'area per le suddite di Brugnaro), unico neo, volendo, il 6/21 da 3, ma altrimenti quanto sarebbe finita...?
Tra i vari indicatori della versione "killer" in cui si sono presentate in gara-2, da segnalare che le lagunari hanno segnato allo scadere di tutti i primi 3 quarti (due volte Steinberga e una Bestagno).
Nell'ultimo quarto, gradito spazio anche per Madera e Crudo, che si scrollano la naftalina di dosso e fanno registrare un 5/6 al tiro in coppia (Madera applaudita per un tiro a una mano dalla media dopo giro dorsale, elegante).
Per Venezia tutte bene; anche chi non era in vena al tiro ha contribuito all'ingranaggio collettivo. Macchi in versione passatrice, assai apprezzabile anche se mi dà ancora l'impressione di essere un'appendice (di lusso) più che una parte integrante. Ma ora c'è la serie con Ragusa, vero test per confermarlo o smentirlo.
Una De Pretto così può essere una buona notizia per la Nazionale.
Per il Geas né da condannare né da salvare le singole, nel senso che è stato un kaputt di squadra; chi ha mostrato qualcosa lo ha fatto a... partita finita, cioè dopo quei 4 minuti di fuoco. Williams quella che ci ha provato di più (a prescindere dall'esito non sempre lieto); idem fra i cambi Ercoli e Barberis; molto ben chiuse dentro l'area, da parte della difesa ospite, Brunner e Nicolodi, che han combinato poco o nulla (2/15 in due); e a Loyd hanno impedito di attivarsi, dopo i 31 punti di gara-1 (solo 5 tiri stavolta).
Finiva quindi 59-94, con uno scarto di 35 punti, che sommato ai 33 con cui Venezia era passata da -14 a +19 in gara-1, fanno 68 in 65 minuti circa. Se questo fosse il divario reale, dovremmo concludere che la famosa semifinale di Coppa Italia è stata la più grossa sorpresa d'ogni epoca. Ma è probabile che la vera differenza fra le due squadre sia una via di mezzo, quella che si è vista nel ritorno di stagione regolare, una decina-dozzina di punti.
Da sottolineare il pienone da circa 500 spettatori, forse anche di più, potremmo azzardare 600 (nessuno da Venezia, apparentemente).
Tornando ai personalismi, dopo aver stretto la mano a qualche vecchio amico m'incamminavo solo e ramingo verso la metropolitana, per poi prendere il treno dalla stazione Cadorna verso la mia umile cittadina di residenza, in provincia di Monz'ebbrianza. Senonché il treno risultava avere una tratta limitata per lavori, continuando poi con autobus sostitutivo, il quale s'impegolava in giri infiniti fra le strade dei vari comuni a nord di Milano (giacché, ho scoperto, un treno sui binari va più dritto e veloce di un bus su percorso avviluppato e tortuoso).
Giungevo nella mia magione a mezzanotte e mezza.
Il bilancio personale dunque parlava di oltre 5 ore impegnate (19.20-0.30) per vedere una partita già chiusa nel momento in cui sono entrato nel palazzetto, e che comunque avrei potuto guardare su Sportitalia. :amen:
Il bilancio stagionale del Geas, invece, risulta in attivo grazie soprattutto alla finale di Coppa Italia, che varrebbe da sola il segno "+"; per il campionato c'è stata qualche zoppia iniziale, sia per infortuni a Loyd e Brunner sia per qualche occasione sprecata; il 7° posto, che sarebbe stato ottavo con Napoli, non è male ma nemmeno meglio di quanto l'organico consentisse, cioè era difficile che finisse dietro a Vigarano (per quanto le ferraresi abbiano rifilato due secche sconfitte), Battipaglia, Empoli e Torino.
Vediamo se il presidentissimo Penati vorrà (e riuscirà ad) alzare le ambizioni per la prossima annata o solo a conservare l'attuale livello, pienamente dignitoso.
Ricordo-flash prima che la seduta sia tolta: anche 10 anni fa il Geas (di Penicheiro, Tillis, Machanguana e una giovine Arturi) fu eliminato nei quarti da Venezia, dopo una gara-2 in cui dominò all'inizio ma venne rimontato da una gragnuola di triple di Ballardini (leggenda narra che le due "divine" Ticha & Ice avessero già l'aereo prenotato per l'indomani...). :huh: La fine di una stagione è il momento in cui maggiormente si misura il trascorrere del tempo. Cosa che dopo un tot di anni converrebbe evitare...
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