giovedì 22 settembre 2022

Mondiali in Australia, la vigilia: USA e poi? Europa di rincorsa

S'accinge a cominciare il Mundobasket femminile 2022, meglio noto come FIBA Women's Basketball World Cup. Tutti dall'altra parte del mondo, in Australia, a Sydney, dove una delle due arene utilizzate è addirittura da 21.000 posti; vedremo se riusciranno a riempirla.


Si fa tutto abbastanza in fretta, come d'abitudine negli ultimi anni per le competizioni femminili: 22 settembre-1 ottobre. Quello di pallavolo (Dio ce ne scampi), che inizia in contemporanea, va avanti fino al 15 ottobre, per fare un confronto. Del resto quello di basket è stipato tra le fine della stagione WNBA e l'inizio di quella europea di club, e nel nostro sport si sa che le nazionali (al di là della retorica) non sono il culmine e il fine massimo dell'attività.

Comunque sia, qualcosa d'interessante si vedrà (in streaming su Eleven per quanto riguarda l'Italia; su Sky per ora non si hanno notizie, nonostante risulti che i diritti li abbia) :unsure: . 12 squadre, 2 gironi, quindi 5 partite di prima fase, poi si va ai quarti, semifinali e finali in 3 giorni consecutivi (non il top per lo spettacolo, probabilmente, né per aiutare chi è forte ma è corto di panca, che potrebbe finire la benzina). C'è il piccolo problema del fuso orario, anche se le partite in serata da loro sono intorno al nostro mezzogiorno.

Prospettive. E' un'edizione che arriva un anno dopo le Olimpiadi, quindi per alcune squadre è l'inizio di un nuovo ciclo finalizzato a Parigi 2024. Sembra soprattutto l'Europa in una fase di transizione: la Francia bronzo a Tokyo è molto rinnovata (via Gruda e altre veterane), la Serbia campione d'Europa idem (ritirate Vasic e Brooks), la Spagna non si è qualificata, la Russia sì ma è stata cacciata per la guerra. Sembrano stabili il Belgio di Meesseman e la Bosnia di Jones, entrambe reduci dai playoffs WNBA. Ma, almeno secondo il super-esperto Paul Nilsen, non sono da medaglia.
Sembra quindi un affare per extra-europee, il podio. Ovviamente le solite super-favorite sono le eterne imbattibili USA, che hanno un roster non proprio con le 12 migliori come farebbero per le Olimpiadi, però è pur sempre un ben di dio allucinante: Stewart, Wilson, Plum, Copper, Gray, Ionescu, e anche il resto è tutta gente che sarebbe titolare fissa in qualsiasi altra squadra. Il problema è il solito: se giocano come sanno non ce n'è per nessuno, il che ammazza metà dell'interesse. Sì, sono quasi tutte appena arrivate dai playoff WNBA mentre le avversarie si stanno facendo il pajolo insieme dall'inizio dell'estate, però la supremazia teorica è tale che anche se si trovano in campo il giorno dell'inizio, senza mai vedersi prima, possono dominare lo stesso. L'ultima sconfitta americana, ricordiamo, è stata proprio ai Mondiali, ma nel 2006, una vita fa.

Le altre top annunziate sono:
- l'Australia, che a Tokyo era in calo ma qui gioca in casa; nuovamente non avrà Lizzona Cambage ma recupera, rullo di trombe, l'immensa Lauren Jackson, 41 anni, tornata dal ritiro, a far coppia con la nuova stella Magbegor;
- le due asiatiche, entrambe in grande ascesa alle Olimpiadi (purché non fosse solo l'effetto di essere là da loro): il Giappone, meraviglia d'argento a Tokyo col suo gioco tutta spuma ma anche arrosto (risulta però assente la funambola Machida); e la Cina delle torri, che l'anno scorso buttò nel cesso un quarto di finale già vinto ma è uno squadrone.

Per il resto, occhio anche al Canada, eternamente sul punto di esplodere, con Achonwa e Kia Nurse; la Corea non è malaccio ma è già molto se arriva ai quarti; da segnalare che al posto della Russia (spiace soprattutto per due grandi giocatrici come Vadeeva e Musina) c'è Porto Rico, che aveva fatto abbastanza pena al Preolimpico ma ha avuto fortuna a trovarsi nello stesso girone delle reprobe russe; e al posto della Nigeria (auto-esclusasi dalle manifestazioni Fiba per ordine del governo, pare) c'è il Mali, movimento in crescita come abbiamo visto nelle competizioni giovanili.

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