mercoledì 21 settembre 2022

WNBA: Las Vegas campione per la prima volta

Si è conclusa la stagione 2022 del campionato americano di pallacanestro femminile, meglio noto come WNBA. Ha vinto per la prima volta Las Vegas, franchigia storica (anche se prima stava a San Antonio e in Utah), allenata dalla grande Becky Hammon, che quindi ha debuttato alla grande come head coach professionista a tutti gli effetti (finora aveva avuto qualche esperienza in singole partite NBA e di summer league). La città dei casinò e del peccato ha dunque un successo cestistico da celebrare a oltre 30 anni di distanza dal trionfo della mitica UNLV (University of Nevada, Las Vegas) nell'NCAA maschile 1990.


Stella principe delle Aces è A'ja Wilson, già da qualche anno consolidata come la nuova lunga di riferimento del basket Usa; è stata lei l'MVP della stagione regolare. MVP della finale invece è stata Chelsea Gray; tra le protagoniste anche gli ori olimpici 3x3 Jackie Young e Kelsey Plum; in roster anche qualche volto ex o futuro-italico: Riquna Williams, Dearica Hamby e la neo-bolognese Iliana Rupert.

Già in stagione regolare Las Vegas ha primeggiato, alla pari con Chicago (entrambe 26-10). Stagione allungata, va notato, a 36 partite per compagine (sempre 12 le partecipanti). Con l'ottavo e ultimo posto si è qualificata Phoenix di Taurasi (tuttora capace di prodezze a 40 anni tondi) e in teoria ma purtroppo non in pratica, anche di Brittney Griner, la cui prigionia in Russia ha messo una patina di tristezza sull'intera stagione; è stata ricordata in vari momenti, segnatamente l'All Star Game.
Breanna Stewart, tanto per cambiare, è stata la miglior marcatrice della regular; quintetto ideale lei, Plum, Skylar Diggins, la veteranissima Candace Parker e ovviamente l'MVP Wilson.

playoff tornavano quest'anno ad ampliarsi, abbandonando il format delle partite secche nei primi turni, introdotto qualche anno fa: 1° turno al meglio delle 3, semifinali e finali "best-of-5".
Tutte avanti le prime quattro; colpo fallito per New York della nuova stella Sabrina Ionescu (e dell'ex veneziana Howard), che dopo aver vinto gara-1 aveva la "bella" in casa (il format prevedeva gara-3 sul campo della peggio classificata, dopo 2 gare in casa della meglio) ma la perdeva seccamente.
Seattle eliminava 2-0 Washington di Delle Donne; fuori subito anche Phoenix, 2-0 da Las Vegas.

La serie-top di questi playoff giungeva in semifinale, tra Las Vegas e Seattle. C'era un'aura mistica dovuta all'annunciato ritiro di Sue Bird, la donna dei 5 ori olimpici, in caso di sconfitta. Dopo un colpo delle Storm in gara-1 e la risposta delle Aces in G2, cruciale era una gara-3 da leggenda, finita 98-110 dopo un supplementare per Las Vegas, dopo che negli ultimi 30 secondi dei regolamentari si erano segnati qualcosa come 11 punti tra botte e risposte. Una tripla di Bird dall'angolo sembrava vincente (e sarebbe stato da cinema), ma una maldestra difesa su rimessa lasciava il pareggio a Las Vegas che poi dominava il prolungamento con 34 punti di Wilson. In G4 altro partitone ma altra vittoria delle Aces, 92-97 con 31 di Gray e nonostante 42 (!) di Stewart. Si è chiusa così, con una delusione ma anche molti tributi, la carriera di Bird, a 43 anni. Si è ritirata anche un'altra grande assoluta come Sylvia Fowles.
Bella anche l'altra serie di semifinale, vinta 3-2 da Connecticut (di Jonquel Jones, Courtney Williams, Alyssa Thomas) su Chicago campione uscente, la quale bruciava un 2-1 di vantaggio.

In finale Las Vegas ha ben sfruttato le due gare di apertura in casa, si è presa una pausa in G3 perdendo di 29, ma ha espugnato il campo avverso in G4 (71-78) conquistando il titolo.

Come sempre, parlando di WNBA è significativo valutare i passi avanti o indietro sul piano dell'interesse, giacché al di là di chi vince o chi perde, la vera battaglia della Lega da sempre è quella.
Ebbene, la media di spettatori nei palazzetti, nella prima stagione senza restrizioni dopo le due condizionate dal Covid, è risultata di 5.700, in calo rispetto al pre-pandemia. Va notato che c'è stata pochissima omogeneità tra una piazza e l'altra: Seattle ha avuto oltre 10.000 di media, Indiana meno di 2.000.
Notevole invece l'aumento di audience televisiva, anche se chiaramente parliamo di numeri molto relativi (per essere gli USA): circa 400.000 di media per la stagione, 530.000 per le finali su ESPN, quest'ultimo dato in realtà in leggero calo, ma l'annata complessiva ha registrato un +20%.
Si parla di possibili espansioni (cioè nuove squadre) per i prossimi anni, che sarebbe una novità dopo parecchio tempo.

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