La derogata in questione è Carlotta Zanardi, classe 2005 della Brixia Brescia. Effettivamente è un talento, al punto che è già andata in doppia cifra un paio di volte, se non tre. La curiosità è che gioca con la madre, l'ex A1 Laura Marcolini.
A proposito di parentele, sempre alla Brixia gioca l'altra nobile veterana Roberta Colico, la quale 10 giorni fa ha affrontato il fratello, presidente di Giussano (che ha anche la nipote, Cecilia classe 2001, ma nell'occasione era indisponibile), e ha segnato il canestro della vittoria, facendo quindi chiagnere il parente.
mercoledì 24 ottobre 2018
domenica 21 ottobre 2018
L'urgenza di far vedere il basket in tv (dopo il trionfo del volley)
Mi piacerebbe sentire qualcuno di chi guida il movimento mettere fra le priorità quella di riportare le nazionali di basket sui canali Rai visibili a tutti. Non mi pare invece che ci sia consapevolezza di quanto sia grave tenere perennemente confinato il proprio sport nella nicchia.
Nell'ultimo mese e mezzo il pubblico generico, cioè quello che non segue uno sport specifico ma s'interessa a ciò che passa il convento (sì, esiste ancora, nonostante chi s'ingozza d'internet e pay-tv fatichi a rendersene conto), si è nutrito di pallavolo. Debbo confermare il dato ma leggo di un'audience boia per la finale di ieri, tipo 6 milioni di media e 14 milioni di contatti. Ma sono gli stessi che ai tempi di Atene 2004 mi davano di gomito, con sorrisoni sempliciotti ma genuini, per dirmi che avevano visto la nazionale di basket battere la Lituania in semifinale olimpica.
Da 14 anni questa gente non ha più idea dell'esistenza del basket. E' una cosa deprimente ma sembra non fregare a chi governa. Perché vuoi mettere quanto son belle le immagini di Sky e quanto bravi i commentatori? Ho capito, ma non lo vede nessuno, se non i soliti della cerchia, già appassionati da secoli. Quando leggo di euforia per "audience di 100.000 spettatori" mi vien da ridere o piangere a seconda dell'umore del momento.
Sì, lo so, non è solo da quello che dipende la pratica dei giovani, se no saremmo già estinti da tempo; oltretutto i giovani di adesso si raggiungono forse più sui cellulari che con la tv generalista. Però anche la gente di mezza età e gli anziani, a me non farebbe schifo raggiungerla. E' gente che magari oggi vede la nazionale e domani viene a seguire la squadra locale in campionato, porta soldi come pubblico pagante. Gli stessi sponsor, come fai a convincerli a finanziare il basket se è uno sport che non vede nessuno?
Nell'ultimo mese e mezzo il pubblico generico, cioè quello che non segue uno sport specifico ma s'interessa a ciò che passa il convento (sì, esiste ancora, nonostante chi s'ingozza d'internet e pay-tv fatichi a rendersene conto), si è nutrito di pallavolo. Debbo confermare il dato ma leggo di un'audience boia per la finale di ieri, tipo 6 milioni di media e 14 milioni di contatti. Ma sono gli stessi che ai tempi di Atene 2004 mi davano di gomito, con sorrisoni sempliciotti ma genuini, per dirmi che avevano visto la nazionale di basket battere la Lituania in semifinale olimpica.
Da 14 anni questa gente non ha più idea dell'esistenza del basket. E' una cosa deprimente ma sembra non fregare a chi governa. Perché vuoi mettere quanto son belle le immagini di Sky e quanto bravi i commentatori? Ho capito, ma non lo vede nessuno, se non i soliti della cerchia, già appassionati da secoli. Quando leggo di euforia per "audience di 100.000 spettatori" mi vien da ridere o piangere a seconda dell'umore del momento.
Sì, lo so, non è solo da quello che dipende la pratica dei giovani, se no saremmo già estinti da tempo; oltretutto i giovani di adesso si raggiungono forse più sui cellulari che con la tv generalista. Però anche la gente di mezza età e gli anziani, a me non farebbe schifo raggiungerla. E' gente che magari oggi vede la nazionale e domani viene a seguire la squadra locale in campionato, porta soldi come pubblico pagante. Gli stessi sponsor, come fai a convincerli a finanziare il basket se è uno sport che non vede nessuno?
venerdì 19 ottobre 2018
Rosicamento per il volley finalista mondiale
Pensare che “ai piani alti” del basket ci sia gente che piange perché la pallavolo combina qualcosa è quanto di meno intelligente ci sia.
Ai piani alti (dovunque, mica solo in Fip) si è felici o tristi in base alle possibilità di conservare la poltrona al giro successivo, eventualità in cui i risultati degli altri sport contano zero.
Ma il problema non è come si sentono quelli ai piani alti della Fip, cosa di cui non mi frega nulla perché nulla cambia nella mia esistenza; il problema sono certe palestre del basket femminile più vuote dei seminari per preti e dei conventi per suore; il problema sono i campionati cancellati per mancanza d’iscrizioni; le ragazze che devono fare 40 km all’andata e 40 al ritorno per giocare e alla fine mollano perché se non sono fenomeni non ne vale la candela.
Si può discutere se e quanto c’entri la concorrenza del volley in questo; di certo c’è che godere perché “i piani alti” della propria federazione lo prenderebbero in quel posto per una vittoria del concorrente (cosa che non sussiste), in realtà è più da rosiconi dei presunti rosiconi che si vorrebbe sfottere.
Tutto ciò lasciando perdere il fatto che, nell’improbabile caso che la nazionale di basket combinasse qualcosa, difficilmente vedresti in un forum di volley utenti che esultano e fanno il dito medio ad altri pallavolisti. Ma è evidente che ogni sport ha gli utenti che si merita.
Di sicuro hanno un sacco di soldi: per organizzare 3 Mondiali in 8 anni (2010 e ’18 maschili, ’14 femminile) con formule faraoniche di 3 settimane, ma anche solo per sostenere le spese di nazionali perennemente impegnate (20 giorni in Giappone, con almeno 30 persone fra giocatrici e staff, quanto costerà?), devono avere la gerla piena zeppa.
Detto questo, rimane il fatto che nel basket (5 contro 5 a livello senior, insomma quello più importante) non combiniamo nulla di rilevante da 14 anni né tra i maschi né tra le femmine e non c'è segnale che a breve si combini qualcosa. Aggiungo: e se anche combinassimo qualcosa, lo vedrebbero solo i quattro gatti delle pay-tv, almeno allo stato attuale dei contratti.
E l'anno prossimo ci tocca pure il Mondiale di calcio femminile a rompere i maroni, il nuovo fenomeno in espansione, con l'Italia qualificata dopo un sacco di tempo. Mentre noi siam qui che recriminiamo ancora con l'arbitro o con le poche tesserate per non aver saputo battere la Lettonia, paese di 2 milioni d'abitanti. Invece di pensare se rosicano i forumisti o i kapatàz della Fip, che rosichino le nostre giocatrici, per non aver ancora combinato nulla a livello internazionale senior da una generazione intera.
Ai piani alti (dovunque, mica solo in Fip) si è felici o tristi in base alle possibilità di conservare la poltrona al giro successivo, eventualità in cui i risultati degli altri sport contano zero.
Ma il problema non è come si sentono quelli ai piani alti della Fip, cosa di cui non mi frega nulla perché nulla cambia nella mia esistenza; il problema sono certe palestre del basket femminile più vuote dei seminari per preti e dei conventi per suore; il problema sono i campionati cancellati per mancanza d’iscrizioni; le ragazze che devono fare 40 km all’andata e 40 al ritorno per giocare e alla fine mollano perché se non sono fenomeni non ne vale la candela.
Si può discutere se e quanto c’entri la concorrenza del volley in questo; di certo c’è che godere perché “i piani alti” della propria federazione lo prenderebbero in quel posto per una vittoria del concorrente (cosa che non sussiste), in realtà è più da rosiconi dei presunti rosiconi che si vorrebbe sfottere.
Tutto ciò lasciando perdere il fatto che, nell’improbabile caso che la nazionale di basket combinasse qualcosa, difficilmente vedresti in un forum di volley utenti che esultano e fanno il dito medio ad altri pallavolisti. Ma è evidente che ogni sport ha gli utenti che si merita.
Di sicuro hanno un sacco di soldi: per organizzare 3 Mondiali in 8 anni (2010 e ’18 maschili, ’14 femminile) con formule faraoniche di 3 settimane, ma anche solo per sostenere le spese di nazionali perennemente impegnate (20 giorni in Giappone, con almeno 30 persone fra giocatrici e staff, quanto costerà?), devono avere la gerla piena zeppa.
Detto questo, rimane il fatto che nel basket (5 contro 5 a livello senior, insomma quello più importante) non combiniamo nulla di rilevante da 14 anni né tra i maschi né tra le femmine e non c'è segnale che a breve si combini qualcosa. Aggiungo: e se anche combinassimo qualcosa, lo vedrebbero solo i quattro gatti delle pay-tv, almeno allo stato attuale dei contratti.
E l'anno prossimo ci tocca pure il Mondiale di calcio femminile a rompere i maroni, il nuovo fenomeno in espansione, con l'Italia qualificata dopo un sacco di tempo. Mentre noi siam qui che recriminiamo ancora con l'arbitro o con le poche tesserate per non aver saputo battere la Lettonia, paese di 2 milioni d'abitanti. Invece di pensare se rosicano i forumisti o i kapatàz della Fip, che rosichino le nostre giocatrici, per non aver ancora combinato nulla a livello internazionale senior da una generazione intera.
giovedì 11 ottobre 2018
Sulla questione-tv di Lega a pagamento
Se vale il principio della gratuità a scopo di diffusione, non sarebbe doveroso anche mettere l'ingresso gratuito a ogni partita? Perché certamente col gratuito verrebbero molte più ragazzine con famiglia, anziché dover spendere qualche decina d'euro ogni volta (non so quanto sia il biglietto a Ragusa, magari anche gratis per i minori, ma i genitori immagino paghino).
Invece il biglietto è a pagamento e lo si ritiene giusto, no? Si offre uno spettacolo e si stabilisce un prezzo per potervi assistere. Sì, uno può dire: "Lo offro gratis per attirare più gente". Ok, ma alla fine i conti devono tornare. Se attiro più gente ma nessuno paga, sarà una soddisfazione morale ma come tiro avanti, visto che i costi di realizzazione del prodotto non sono pochi?
Arriva, cioè, un momento in cui la fase promozionale gratuita termina e si valuta se c'è il modo di creare un valore per il tuo prodotto, trovare cioè abbastanza gente che te lo paghi per avere un guadagno, o perlomeno non andare troppo in perdita. Presumo che alla Lega abbiano fatto un ragionamento di questo tipo. Dopodiché, se sarà un fiasco colossale dovranno fare le inevitabili valutazioni.
Per l'aspetto promozionale gratuito (per l'utenza) rimane comunque la partita su Sportitalia, e poi ora c'è anche la pagina sulla Gazzetta dello Sport cartacea, ogni martedì a quanto è stato annunciato (sono uscite le prime due volte). Tra l'altro noto che, tempo fa, utenti del forum scrivevano "ah, come mai la Lega non si fa promozione sulla Gazzetta", come se fosse la panacea; ora che c'è non ne ha ancora parlato nessuno. Mentre ora che è stato tolto lo streaming gratuito, sembra che senza quello si vada tutti in malora.
Invece il biglietto è a pagamento e lo si ritiene giusto, no? Si offre uno spettacolo e si stabilisce un prezzo per potervi assistere. Sì, uno può dire: "Lo offro gratis per attirare più gente". Ok, ma alla fine i conti devono tornare. Se attiro più gente ma nessuno paga, sarà una soddisfazione morale ma come tiro avanti, visto che i costi di realizzazione del prodotto non sono pochi?
Arriva, cioè, un momento in cui la fase promozionale gratuita termina e si valuta se c'è il modo di creare un valore per il tuo prodotto, trovare cioè abbastanza gente che te lo paghi per avere un guadagno, o perlomeno non andare troppo in perdita. Presumo che alla Lega abbiano fatto un ragionamento di questo tipo. Dopodiché, se sarà un fiasco colossale dovranno fare le inevitabili valutazioni.
Per l'aspetto promozionale gratuito (per l'utenza) rimane comunque la partita su Sportitalia, e poi ora c'è anche la pagina sulla Gazzetta dello Sport cartacea, ogni martedì a quanto è stato annunciato (sono uscite le prime due volte). Tra l'altro noto che, tempo fa, utenti del forum scrivevano "ah, come mai la Lega non si fa promozione sulla Gazzetta", come se fosse la panacea; ora che c'è non ne ha ancora parlato nessuno. Mentre ora che è stato tolto lo streaming gratuito, sembra che senza quello si vada tutti in malora.
domenica 7 ottobre 2018
L'A1 in mano alle straniere
In generale, vedansi i tabellini, le straniere han fatto il bello e il cattivo tempo in tutte le squadre. D'altronde le migliori due italiane attuali sono all'estero e la terza ha 39 anni e accetterà probabilmente un ruolo di supporto alle straniere (ovviamente intendo Macchi, che comunque ha fatto 13 punti).
Certo, nel maschile la cosa è ancora più accentuata perché gli stranieri per squadra sono il doppio. Però, là, gli stranieri sono elementi che attirano pubblico, creano spettacolo. Purtroppo, fra le donne, le straniere, pur indiscutibilmente più brave della media delle italiane, non fanno prodezze tali per cui le folle paghino per vederle giocare. Alla fine che vai a vedere? La Johnson, la Smith o la Zunkuliute di turno che giocano e le italiane che gli passano la palla o le incitano dalla panca.
C'è 'sto problema di fondo nell'A1, secondo me. Ieri sera so' stato a vedere il derby di A2 Carugate-Sanga Milano, con la vendetta dell'ex Maffenini che ha segnato 29 punti facendo vincere Carugate; in campo gente che vedi in giro da anni, giovani varie, una straniera per squadra ma la partita le fanno le nostrane; insomma un livello non paragonabile all'A1 ma c'è sale, pepe e sugo. Sarà che l'ultima A1 che ho seguito è stata la sofferta stagione del Geas di 2 anni fa; nel precedente quadriennio 2008-2012 mi ero divertito indubbiamente; però boh.
Certo, nel maschile la cosa è ancora più accentuata perché gli stranieri per squadra sono il doppio. Però, là, gli stranieri sono elementi che attirano pubblico, creano spettacolo. Purtroppo, fra le donne, le straniere, pur indiscutibilmente più brave della media delle italiane, non fanno prodezze tali per cui le folle paghino per vederle giocare. Alla fine che vai a vedere? La Johnson, la Smith o la Zunkuliute di turno che giocano e le italiane che gli passano la palla o le incitano dalla panca.
C'è 'sto problema di fondo nell'A1, secondo me. Ieri sera so' stato a vedere il derby di A2 Carugate-Sanga Milano, con la vendetta dell'ex Maffenini che ha segnato 29 punti facendo vincere Carugate; in campo gente che vedi in giro da anni, giovani varie, una straniera per squadra ma la partita le fanno le nostrane; insomma un livello non paragonabile all'A1 ma c'è sale, pepe e sugo. Sarà che l'ultima A1 che ho seguito è stata la sofferta stagione del Geas di 2 anni fa; nel precedente quadriennio 2008-2012 mi ero divertito indubbiamente; però boh.
martedì 2 ottobre 2018
Mondiali - finale: Usa campioni
La giornata finale del Mundial di Tenerife. La Spagna batte 67-60 il Belgio per il bronzo, in una partita dalle discrete emozioni anche se di qualità alterna. Rispetto al precedente di pochi giorni prima, il Belgio oltrepassa troppe volte il confine tra creatività e dissennatezza, perdendo oltre 20 palloni; inoltre il trio Meesseman (24)-K. Mestdagh-Allemand (quest'ultima in parte) fa il suo ma le compagne sono dannose. Brave le iberiche a riprendersi dalla delusione della semifinale, che certamente avevano vissuto molto più delle vallon-fiamminghe, le quali avevano messo in ampio preventivo di perdere con gli Usa (oltre a godere di qualche ora in più di riposo). Il Belgio rimonta da -13 a -1 ma non concretizza il sorpasso e nel finale è affondato da una Torrens rediviva (15) e dalla puntuale Xargay (17).
Il team rivelazione rimane a secco di medaglia; spedizione comunque da voto 9 la sua (anche per bellezza di gioco in rapporto all'organico). La Spagna però non avrebbe meritato di uscire dal podio, per quanto fatto almeno dai quarti in avanti. Nelle ultime 3 edizioni ha fatto bronzo-argento-bronzo; agli ultimi 3 Europei ha collezionato oro-4° posto-oro; ultima Olimpiade argento; certo qualche segnale di flessione c'è (le nate negli anni '90, a parte Ndour, non sembrano ancora all'altezza della generazione-Torrens né di quella Palau-Cruz), ma vorremmo averle noi queste flessioni.
Finalissima con poco sale. Il pepe, per la verità, l'hanno messo i tifosi spagnoli, fischiando e dileggiando Lizzona Cambage, rea di aver bozzato con mezzo mondo in semifinale, o semplicemente di aver demolito da sola le idole di casa. Se davvero il pubblico è riuscito a mandare in tilt mentale la star australiana, come sosteneva Crespi in telecronaca, quei pitali vanno curati per masochismo grave, perché evidentemente godevano per una finale a senso unico. Sta di fatto che Cambage è stata l'ombra di se stessa (7 punti con 2/9; aveva 28 di media), almeno in attacco perché 15 rimbalzi e 5 stoppate non sono nocciuoline. Ma va considerato che di fronte non c'erano le malleabili lunghe spagnole (certo, Ndour brava, ma 20-25 kg di meno), bensì un babau come Griner attorniato, in quintetto, da Tina Charles e Stewart, cioè tre fra l'1.90 e i 2.02. In più, quando la difesa sulle esterne morde, alla lunga arrivano pochi palloni buoni. Insomma c'è anche una spiegazione tecnica al crac di Cambage. Alla vigilia si leggeva che Brondello, la coach australiana, avrebbe imbrigliato Taurasi e Griner visto che le allena pure a Phoenix. In realtà è finita che la rivale Staley ha imbrigliato Cambage mentre Griner ha spadroneggiato (mettendo a nudo con 1 vs 1 dal palleggio la relativa carenza di mobilità della mastodonte oceanica) e Taurasi, pur calata alla distanza, ha aperto il 10-0 iniziale che ha incanalato tutto nella direzione degli Usa. Poi l'Australia, più con canestri estemporanei dei cambi (quando gli Usa han fatto riposare le totem) che con una vera presa in mano della partita, si è riportata a contatto, ma è bastata un'altra scrollatina americana a inizio 3° quarto per affondare definitivamente ogni emozione. Si è tirato a campare fino al 73-56 della sirena.
Griner mvp della finale (giusto); quintetto ideale per Stewart, Taurasi, Cambage, Meesseman e Ndour. Anche qui giuste scelte, salvo che sono 4 lunghe su 5. E l'unica guardia ha 36 anni; al contrario del maschile, fra le donne sono più in auge le lunghe delle piccole al momento. Positivo che 4 su 5 siano nate negli anni '90; nomi nuovi ce n'è, ad esempio la regista belga Allemand che è del '96 come la stella canadese Nurse; tra chi era fuori c'è la Russia che ha due '98 come migliori giocatrici. L'mvp Stewart, che fa triplete dopo mvp di stagione e di finali Wnba, è del '94.
Eravamo più pessimisti alla vigilia, sul valore del resto del mondo; invece si son viste buone cose dalla Cina, oltre che dall'atteso Giappone; il Canada è calato alla distanza ma in prospettiva c'è eccome.
Curiosamente, però, dopo una settimana che pareva smentire l'annunciato dominio in pantofole per gli Usa (sempre favorite, ma con un gap che sembrava ridursi), la finale ci ha riportato al quadro previsto inizialmente. E cioè che nessuno del resto del mondo si trova in un momento storico tale da poter competere contro le padrone assolute, per quanto queste fossero tutt'altro che al massimo, tra assenze e acciacchi (peccato aver visto Delle Donne trascinarsi). Va ricordato che l'Australia iridata 2006, e 3 volte argento olimpico, oltre alla divina Lauren Jackson aveva un'altra superstar come Penny Taylor, un armadio a muro come Batkovic e play-guardie come Timms e l'attuale c.t. Brondello. Questa Australia può essere al top per Tokyo 2020 (le migliori sono fra i 24 e i 30, mi pare), ma al momento ha solo Cambage come elemento di valore assoluto. Tant'è che, nella serata negativa del faro, nessuna era in grado di compensare: miseri i 19 punti totalizzati dal quintetto di partenza australiano.
Non oceanica ma nemmeno disprezzabile l'affluenza di pubblico: fra le 3000 e le 4000 unità per tutte e 4 le serate finali. Però questo Mundial è finito troppo compresso, l'abbiamo già notato, fra la stagione Wnba e quella imminente dei club europei e asiatici. Con la finale, oltretutto, in corrispondenza di eventi come la Ryder Cup di golf, il Mondiale di ciclismo, la finale mondiale di volley uomini, un GP di Formula 1 e la stagione calcistica in pieno svolgimento. Insomma, effetto promozionale scarsino, temiamo.
Tanto per fare la volpe e l'uva, se noi ci fossimo andati, con la ridotta platea di Sky anziché quella totale di Raidue di cui ha fruito il volley per una dozzina di prime serate, non avremmo potuto granché lanciare i famosi "spot per il movimento" che vagheggiamo. D'altronde nel basket contano più i club (Wnba compresa) che le nazionali, a differenza della pallaschiaffa che impernia ogni stagione su queste ultime, tra Mondiali, Grand Prix, SuperTrophy (invento) e altri eventi a getto continuo. Ma noi siamo noi e loro restano loro, cioè fuffa. Precisato questo, però, le prossime volte gradiremmo esserci; e pure alle Olimpiadi se Dio ci farà la grazia.
Il team rivelazione rimane a secco di medaglia; spedizione comunque da voto 9 la sua (anche per bellezza di gioco in rapporto all'organico). La Spagna però non avrebbe meritato di uscire dal podio, per quanto fatto almeno dai quarti in avanti. Nelle ultime 3 edizioni ha fatto bronzo-argento-bronzo; agli ultimi 3 Europei ha collezionato oro-4° posto-oro; ultima Olimpiade argento; certo qualche segnale di flessione c'è (le nate negli anni '90, a parte Ndour, non sembrano ancora all'altezza della generazione-Torrens né di quella Palau-Cruz), ma vorremmo averle noi queste flessioni.
Finalissima con poco sale. Il pepe, per la verità, l'hanno messo i tifosi spagnoli, fischiando e dileggiando Lizzona Cambage, rea di aver bozzato con mezzo mondo in semifinale, o semplicemente di aver demolito da sola le idole di casa. Se davvero il pubblico è riuscito a mandare in tilt mentale la star australiana, come sosteneva Crespi in telecronaca, quei pitali vanno curati per masochismo grave, perché evidentemente godevano per una finale a senso unico. Sta di fatto che Cambage è stata l'ombra di se stessa (7 punti con 2/9; aveva 28 di media), almeno in attacco perché 15 rimbalzi e 5 stoppate non sono nocciuoline. Ma va considerato che di fronte non c'erano le malleabili lunghe spagnole (certo, Ndour brava, ma 20-25 kg di meno), bensì un babau come Griner attorniato, in quintetto, da Tina Charles e Stewart, cioè tre fra l'1.90 e i 2.02. In più, quando la difesa sulle esterne morde, alla lunga arrivano pochi palloni buoni. Insomma c'è anche una spiegazione tecnica al crac di Cambage. Alla vigilia si leggeva che Brondello, la coach australiana, avrebbe imbrigliato Taurasi e Griner visto che le allena pure a Phoenix. In realtà è finita che la rivale Staley ha imbrigliato Cambage mentre Griner ha spadroneggiato (mettendo a nudo con 1 vs 1 dal palleggio la relativa carenza di mobilità della mastodonte oceanica) e Taurasi, pur calata alla distanza, ha aperto il 10-0 iniziale che ha incanalato tutto nella direzione degli Usa. Poi l'Australia, più con canestri estemporanei dei cambi (quando gli Usa han fatto riposare le totem) che con una vera presa in mano della partita, si è riportata a contatto, ma è bastata un'altra scrollatina americana a inizio 3° quarto per affondare definitivamente ogni emozione. Si è tirato a campare fino al 73-56 della sirena.
Griner mvp della finale (giusto); quintetto ideale per Stewart, Taurasi, Cambage, Meesseman e Ndour. Anche qui giuste scelte, salvo che sono 4 lunghe su 5. E l'unica guardia ha 36 anni; al contrario del maschile, fra le donne sono più in auge le lunghe delle piccole al momento. Positivo che 4 su 5 siano nate negli anni '90; nomi nuovi ce n'è, ad esempio la regista belga Allemand che è del '96 come la stella canadese Nurse; tra chi era fuori c'è la Russia che ha due '98 come migliori giocatrici. L'mvp Stewart, che fa triplete dopo mvp di stagione e di finali Wnba, è del '94.
Eravamo più pessimisti alla vigilia, sul valore del resto del mondo; invece si son viste buone cose dalla Cina, oltre che dall'atteso Giappone; il Canada è calato alla distanza ma in prospettiva c'è eccome.
Curiosamente, però, dopo una settimana che pareva smentire l'annunciato dominio in pantofole per gli Usa (sempre favorite, ma con un gap che sembrava ridursi), la finale ci ha riportato al quadro previsto inizialmente. E cioè che nessuno del resto del mondo si trova in un momento storico tale da poter competere contro le padrone assolute, per quanto queste fossero tutt'altro che al massimo, tra assenze e acciacchi (peccato aver visto Delle Donne trascinarsi). Va ricordato che l'Australia iridata 2006, e 3 volte argento olimpico, oltre alla divina Lauren Jackson aveva un'altra superstar come Penny Taylor, un armadio a muro come Batkovic e play-guardie come Timms e l'attuale c.t. Brondello. Questa Australia può essere al top per Tokyo 2020 (le migliori sono fra i 24 e i 30, mi pare), ma al momento ha solo Cambage come elemento di valore assoluto. Tant'è che, nella serata negativa del faro, nessuna era in grado di compensare: miseri i 19 punti totalizzati dal quintetto di partenza australiano.
Non oceanica ma nemmeno disprezzabile l'affluenza di pubblico: fra le 3000 e le 4000 unità per tutte e 4 le serate finali. Però questo Mundial è finito troppo compresso, l'abbiamo già notato, fra la stagione Wnba e quella imminente dei club europei e asiatici. Con la finale, oltretutto, in corrispondenza di eventi come la Ryder Cup di golf, il Mondiale di ciclismo, la finale mondiale di volley uomini, un GP di Formula 1 e la stagione calcistica in pieno svolgimento. Insomma, effetto promozionale scarsino, temiamo.
Tanto per fare la volpe e l'uva, se noi ci fossimo andati, con la ridotta platea di Sky anziché quella totale di Raidue di cui ha fruito il volley per una dozzina di prime serate, non avremmo potuto granché lanciare i famosi "spot per il movimento" che vagheggiamo. D'altronde nel basket contano più i club (Wnba compresa) che le nazionali, a differenza della pallaschiaffa che impernia ogni stagione su queste ultime, tra Mondiali, Grand Prix, SuperTrophy (invento) e altri eventi a getto continuo. Ma noi siamo noi e loro restano loro, cioè fuffa. Precisato questo, però, le prossime volte gradiremmo esserci; e pure alle Olimpiadi se Dio ci farà la grazia.
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