Due uomini sulla graticola dei social in queste ore: Gramellini, l'editorialista del Corriere reo di aver definito "smania d'altruismo" l'atteggiamento di quella cooperante rapita; e Crespi, reo d'insensibilità nei confronti di Masciadri.
Naturalmente è inutile argomentare su quei canali, dove la modalità "indignazione", che partorisce insulti verso il bersaglio di turno, è considerata assai più divertente di un ragionamento obiettivo.
Chiaro che se la questione è vista solo come "era l'ultima partita di Masciadri e tu, bastardo, non le hai dato neanche un minuto", Crespi è colpevole d'insensibilità, irrispetto per un mito, eccetera, insomma tutto ciò che gli stanno sversando addosso.
Tuttavia mi sembra che vadano considerati più elementi nella vicenda. C'erano delle premesse negative, su cui probabilmente la Federazione doveva stare più attenta, in modo che non sfociassero in quello che è un danno d'immagine nel momento in cui ci sarebbe da festeggiare una qualificazione, giacché appunto ci sono i social che rigurgitano, e il quotidiano più importante d'Italia che s'è scomodato a parlarne. (A proposito, ma che gliene frega al Corriere della Sera di Masciadri, che non ne ha mai parlato una volta per la dozzina di scudetti abbondante che ha vinto; e mo' che finisce nell'unica controversia della sua carriera arriva l'editorialino con la bacchettata a Crespi?)
Le premesse negative erano:
- Masciadri, almeno così è apparso, ha deciso con mesi d'anticipo che avrebbe chiuso la carriera in nazionale con queste partite, cioè si è auto-assegnata una maglia, a prescindere da come avesse giocato nel periodo delle convocazioni. Almeno, io non ho letto cose tipo "Se Crespi riterrà opportuno", "Mi piacerebbe chiudere con quelle due partite di novembre"; no, sembrava un'auto-convocazione sicura. Crespi era d'accordo? Non si sa.
- una passerella individuale cozza contro la delicatezza di una partita decisiva per la squadra. Una passerella la fai, casomai, con una partita speciale organizzata ad hoc, come Masciadri in effetti meriterebbe. Ma quando c'è da giocarsi la qualificazione a un Europeo, cioè il lavoro di due anni, non puoi avere la distrazione di dover onorare il mito. Era un disturbo più che un vantaggio.
- il rendimento di Masciadri s'è flesso ulteriormente in questo scorcio di stagione; è palese che è stata assegnata una maglia a Masciadri a discapito di una delle giocatrici escluse, che tecnicamente la meritavano di più. Certo, come ha detto lo stesso Crespi, il discorso "meglio Tizia di Caia" è limitato, perché si costruisce la squadra migliore, non una sommatoria delle individualità migliori. Quindi Masciadri in un'economia di squadra ci poteva anche stare. Però in due partite tirate non ci stava tecnicamente dentro.
Di conseguenza, è possibile che Crespi si sia sentito costretto a convocarla, ma senza intenzione di darle minuti "reali", cioè a partita aperta. Presumo che se fossimo stati a +15 nel finale l'avrebbe fatta entrare. A meno che il suo "non volevo darle il contentino" (frase per la quale mo' è sulla graticola, ma che io ritengo logica) contemplasse qualsiasi tipo di situazione in cui il suo ingresso avvenisse solo per ragioni celebrative e non tecniche.
In sintesi?
1) Se Crespi metteva dentro Masciadri, si evitava sicuramente qualche rogna.
2) Ma il senso della carriera di Masciadri cambia di mezza virgola con questo n.e.? Perché sembra che sia tutto rovinato, a leggere i social.
3) Masciadri avrebbe probabilmente fatto meglio a ritirarsi a fine stagione scorsa. Poco senso ha questo moncone di fine 2018. C'è una strana linea di confine nella carriera dei miti: se si ritirano un attimo prima sono onorati da eroi, se aspettano un attimo di troppo diventano un peso e creano imbarazzo. Vedi Del Piero alla Juve o Totti alla Roma.
4) Ma Crespi e Masciadri non si sono parlati prima al riguardo? Masciadri è rimasta sorpresa di non essere stata impiegata? Non gettano acqua sul fuoco, adesso, in modo che non si scateni una tempesta in un bicchiere d'acqua?
5) Ci siamo fatti del male da soli.