«Provo amarezza», spiega Crespi per telefono. «Penso di essere stato trasparente e leale con Raffaella Masciadri da subito, da quando mi ha chiamato a giugno per dirmi che era senza squadra e io le diedi massima disponibilità al fatto che per rispetto a un impegno preso verso le partite di qualificazione all’Europeo avrebbe sicuramente indossato una delle dodici maglie. Sempre allora, con la massima franchezza, aggiunsi che nel caso di qualificazione non sarebbe più rientrata nel programma». Mercoledì, però, le cose sono andate come neppure Crespi aveva in mente. «L’obiettivo chiaro era qualificarsi e qualificarsi come primi, questa era la cosa più importante al di là di Masciadri. Nella mia testa avevo immaginato di farla entrare all’inizio del quarto tempo, sperando che facesse canestro, per poi toglierla. Ma tutto il vantaggio conquistato all’inizio, dove avevamo dominato tatticamente e intellettualmente, lo abbiamo perso dopo e bisognava rimontare. A sedici secondi dalla fine, non a cinque, ho guardato i miei assistenti, Giovanni Lucchesi e Cinzia Zanotti. Lui mi ha detto: “Possiamo mettere Masciadri”. Lei ha fatto una faccia come a dire: “Ma no, cosa la fai entrare adesso?”. Ho pensato che fosse irrispettoso e ho sbagliato, perché invece ci teneva».
Ma, come succede in queste quando sei il bersaglio di turno degl’indignados da social (vedi anche Gramellini, il cui caso avevo citato l’altro giorno in abbinata a quello di Crespi), non c’è nulla che possa placarli: se stai zitto ti accusano di stare in silenzio, e intanto parlano le controparti rincarando la dose; se parli, il commento medio è del tipo “le scuse non bastano!” (probabilmente neanche il suicidio, sottinteso), “era meglio se stavi zitto, coglionazzo!”, eccetera.
PS: c’è poi il filone della “violenza sulle donne”, sulla scia della lettera di Passaro: i suocial pullulano di veterofemministe che vedono in Crespi il simbolo finale di tutte le angherie commesse dal genere maschile dall’antichità a oggi, e gliene vomitano addosso di ogni. Pazzesco, neanche il peggior nemico di Crespi poteva immaginare una cosa simile.
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