Niente finale di Eurocup per Schio: il Nadezhda di Orenbù si impone anche nel match di ritorno, 67-62, quasi uguale al punteggio dell'andata. Il digiuno europeo per le italiane dura, ricordiamo, dall'Eurocup 2008 proprio di Schio e, in Eurolega, dalla Comense 1995.
giovedì 28 marzo 2019
mercoledì 27 marzo 2019
Eurolega - riassunto playoff
Ma non avevamo detto nulla sui playoff di Eurolega, ormai conchiusi da quasi 3 settimane? Se la gatta Kaysay non c'è, i topi sballano.
Tutte 2-0, con poco pathos, le 4 serie dei quarti:
- Ekaterinburg su Riga
- Sopron su Bourges
- Dynamo Kursk su Polkowice
- e, mannaggia, Praga su Fenerbahce delle nostre Sottana e Zandalasini. La cui Eurolega è finita ingloriosamente: in gara-2 non entrata la Giorgia nazionale e 2 punti in 11 minuti con 1/8 al tiro per la Cecilia planetaria (pur partita in quintetto).
Complessivamente nella manifestazione hanno codeste medie:
- Zandalasini 9 punti in 23 minuti, 3,4 rimbalzi, 39% dal campo;
- Sottana 5,9 punti in 14 minuti, 1,4 assist, 39% dal campo pure lei.
Sintesi? Hanno avuto un ruolo non risibile ma nemmeno primario nell'ambito di una squadra che ha fallito, non di moltissimo, l'obiettivo-Final Four.
Le finali si disputano il 12 e 14 aprile.
Tutte 2-0, con poco pathos, le 4 serie dei quarti:
- Ekaterinburg su Riga
- Sopron su Bourges
- Dynamo Kursk su Polkowice
- e, mannaggia, Praga su Fenerbahce delle nostre Sottana e Zandalasini. La cui Eurolega è finita ingloriosamente: in gara-2 non entrata la Giorgia nazionale e 2 punti in 11 minuti con 1/8 al tiro per la Cecilia planetaria (pur partita in quintetto).
Complessivamente nella manifestazione hanno codeste medie:
- Zandalasini 9 punti in 23 minuti, 3,4 rimbalzi, 39% dal campo;
- Sottana 5,9 punti in 14 minuti, 1,4 assist, 39% dal campo pure lei.
Sintesi? Hanno avuto un ruolo non risibile ma nemmeno primario nell'ambito di una squadra che ha fallito, non di moltissimo, l'obiettivo-Final Four.
Le finali si disputano il 12 e 14 aprile.
martedì 26 marzo 2019
Femminile & politica (aggiornamento)
Un paio di settimane fa citavo alcuni casi di (ex) giocatrici lombarde ora entrate in politica: Chiara Catella candidata sindaco a Cantello, Michela Frantini candidata consigliere ad Arluno; cui s'aggiunge l'eclatante fidanzamento della sarda Virginia Saba col vicepremier Di Maio (a tal proposito, avevo auspicato che abbia le spalle larghe per difendersi dagli odiatori del neo-boyfriend, di cui allego infatti un esempio qui sotto).
Debbo ora citare un personaggio illustre di questo forum, l'utente Ventiquattro Secondi, che avrà una primavera intensa, in quanto oltre a inseguire la salvezza in A2 come d.s. di Varese, col suo nome al secolo di F. Suardi, si è candidato a sindaco di Cura Carpignano, un comune in provincia di Pavia.
E' importante avere persone legate al basket nei posti di comando, va da sé, in modo da attuare politiche a vantaggio del nostro sport, ad esempio la costruzione di nuovi impianti al coperto e all'aperto, la creazione di nuove società cestistiche mediante tariffe agevolate, e contemporaneamente l'applicazione di condizioni vessatorie agli sport concorrenti, precipuamente il volley, in modo da farli chiudere.
Quindi in bocca al lupo ai candidati Catella, Frantini e Suardi, nonché ad altri che magari individueremo nelle prossime settimane di campagna elettorale.
Debbo ora citare un personaggio illustre di questo forum, l'utente Ventiquattro Secondi, che avrà una primavera intensa, in quanto oltre a inseguire la salvezza in A2 come d.s. di Varese, col suo nome al secolo di F. Suardi, si è candidato a sindaco di Cura Carpignano, un comune in provincia di Pavia.
E' importante avere persone legate al basket nei posti di comando, va da sé, in modo da attuare politiche a vantaggio del nostro sport, ad esempio la costruzione di nuovi impianti al coperto e all'aperto, la creazione di nuove società cestistiche mediante tariffe agevolate, e contemporaneamente l'applicazione di condizioni vessatorie agli sport concorrenti, precipuamente il volley, in modo da farli chiudere.
Quindi in bocca al lupo ai candidati Catella, Frantini e Suardi, nonché ad altri che magari individueremo nelle prossime settimane di campagna elettorale.
domenica 24 marzo 2019
Brevi sul weekend: Crema bis in Coppa
Canestro di Marshall allo scadere dopo due liberi di Keys. Venezia era a +3 a 1 minuto dalla fine.
Il Geas beffa Vigarano per il 7° posto, che significa, nel tabellone-playoff, trovarsi proprio sulla strada di Venezia anziché di Schio.
Crema e gusto, ogni momento in Coppa è quello giusto.
Francesca Melchiori nominata mvp di Coppa. Ricordo quando andai a vederla per la prima volta, in una sperduta palestra di s. Donato Milanese, nel 2009, quando aveva 15 anni e mezzo. Godeva già di una certa fama, di diamante grezzo allevato dal padre che aveva tirato su dal nulla la società Cavallino Bianco, di Poasco (frazione appunto di S. Donato), facendo crescere la figlia e un manipolo di coetanee, tra cui ha fatto una buona carriera anche Camilla Conti (play del '94). C'era anche la gemella di Francesca, Serena, meno talentuosa ma anche frenata da infortuni. Non fui deluso da quanto vidi in quella partita del campionato Under 17; il Cavallino giocava in modo anarchico rispetto alle "superpotenze" giovanili ortodosse, dove ti tenevano più a regime (non era ancora giunta la rivoluzione di Costa col suo gioco di corse e tiri da 3), ma certo era divertente; e la ragazza aveva doti.
Non molto tempo dopo passò a College Italia, dove disciplinò il suo gioco, e da lì alla Reyer.
Il Geas beffa Vigarano per il 7° posto, che significa, nel tabellone-playoff, trovarsi proprio sulla strada di Venezia anziché di Schio.
Crema e gusto, ogni momento in Coppa è quello giusto.
Francesca Melchiori nominata mvp di Coppa. Ricordo quando andai a vederla per la prima volta, in una sperduta palestra di s. Donato Milanese, nel 2009, quando aveva 15 anni e mezzo. Godeva già di una certa fama, di diamante grezzo allevato dal padre che aveva tirato su dal nulla la società Cavallino Bianco, di Poasco (frazione appunto di S. Donato), facendo crescere la figlia e un manipolo di coetanee, tra cui ha fatto una buona carriera anche Camilla Conti (play del '94). C'era anche la gemella di Francesca, Serena, meno talentuosa ma anche frenata da infortuni. Non fui deluso da quanto vidi in quella partita del campionato Under 17; il Cavallino giocava in modo anarchico rispetto alle "superpotenze" giovanili ortodosse, dove ti tenevano più a regime (non era ancora giunta la rivoluzione di Costa col suo gioco di corse e tiri da 3), ma certo era divertente; e la ragazza aveva doti.
Non molto tempo dopo passò a College Italia, dove disciplinò il suo gioco, e da lì alla Reyer.
Calcio femminile - prove tecniche d'esplosione
Se non ci fosse questa smania di dare addosso ai governanti del basket per ogni alito di vento contrario, si potrebbe inquadrare il fenomeno-calcio femminile nella corretta prospettiva.
La scorsa settimana l'Atletico Madrid femminile ha fatto 60.000 spettatori per una partita di campionato. Forse colpa di una Federbasket spagnola guidata da incapaci? C'è un Jean Petruche colpevole in Francia, un Johannes Von Petrusch in Germania? Tutti posti dove il calcio femminile è in ascesa verticale negli ultimi anni. E che dire dell'America? Era colpa del commissioner dell'Nba se quello è stato il primo paese dove la pedata in gonnella ha iniziato a fare numeri grossi?
La questione è che il calcio ha imparato a travasare anche nel femminile la sua popolarità di massa. Il calcio e i club più famosi sono religione per milioni di persone. I 35 o 40mila di oggi a Torino erano lì per la religione del calcio e della Juventus, non per il calcio femminile di per sé.
E' un potenziale che nessun altro sport può avere, facesse anche una promozione della madonna come forse possiamo dire del volley, dove i top club sono Conegliano, Novara, Casalmaggiore, insomma piccoli centri che catalizzano interesse nella loro cerchia e un po' di pubblico generico in tv, ma non la massa.
E' lo stesso meccanismo per cui il Galatasaray di basket femminile, lo abbiamo visto lo scorso anno, se va in finale (cioè se c'è il grande evento) riempie un palazzo da 11.000. Ma sono tifosi del club Galatasaray, non del basket femminile di per sé.
Fortunatamente (per la nostra malandata nicchia, anche se è una cazzata) in Italia il pensiero dell'homo medius è lo stesso di Collovati, quando ha detto che le donne non devono pensare alla tattica o robe del genere (ma piuttosto ai fornelli, non so se ha detto pure questo ma l'avrà sicuramente pensato). Ma è solo questione di tempo. Se i club calcistici di serie A continuano a investire nel femminile, prima o poi il tifoso milanista, juventino, interista ecc. troverà normale andare a vedere le donne nei riempitivi tra una partita maschile e l'altra.
C'è solo da capire se questo boom ci toglie qualcosa così come c'ha tolto (e molto) il boom del volley. Ma si tratta di fenomeni molto differenti. Le colpe di Fip e Lega nostrane sono altro paio di maniche, altro tipo di argomento. Altrimenti prendiamocela con tutte le Federbasket mondiali ma va da sé che non ha senso.
Possiamo, e dobbiamo, chiamare in causa Fip e Lega per essersi fatte sverniciare dal volley femminile ben più di quanto la moda di questi ultimi decenni (favorevole al volley) lo giustificasse. Qui infatti si nota in Italia un fenomeno con pochi eguali all'estero. Ma con l'ascesa del calcio femminile, che è un fenomeno di portata mondiale (e anzi, l'Italia è in ritardo), non c'entrano nulla.
PS: peraltro non è che la normalità del calcio femminile in Italia, almeno per ora, siano i 40.000 spettatori. Oggi era il grande evento, partita decisiva per lo scudetto, grande rivalità Juve-Fiorentina in una domenica senza serie A maschile. Ma di solito giocano in stadiuoli di periferia. Così come la normalità del rugby italiano non sono i 30 o anche 50-60mila del 6 Nazioni, ma meno gente che nei nostri palazzetti del basket maschile.
PPS: Ho l'impressione che la Wnba abbia già raggiunto il suo massimo potenziale. Marketing migliore non potrebbe avere (essendoci l'Nba dietro), livello più alto è impossibile... Forse potrebbe individuare piazze in grado di portare maggior affluenza di pubblico ma la sostanza di essere un fenomeno di nicchia non cambia.
D'altronde anche la lega calcistica donne, laggiù, non mi pare in una fase di crescita.
Sul calcio donne in Italia, sicuramente ha una grande chance con i Mondiali di quest'estate, ma bisogna vedere come si attesterà la normalità. Che la Juve sia in grado di attirare 40.000 spettatori per il "main event" non è così stupefacente. Tutte le settimane ho qualche dubbio (anche su 5-10.000).
Risultano 9 squadre per la NWSL (la lega calcistica) e 6000 spettatori di media, dato quest'ultimo in crescita, contro 12 squadre e 7000 di media per la WNBA, dato quest'ultimo in calo ma pur sempre ancora superiore.
L'"analisi costi-benefici" in stile-Tav non sono in grado di farla, cioè chi perda o guadagni più soldi (sarebbe probabilmente il dato più importante, perché non è che 500 spettatori in più o in meno cambino la vita di una lega).
Per completezza, bisogna notare che l'attuale NWSL è nata nel 2013 come rimpiazzo per la WPS, durata solo dal 2008 al 2011, a sua volta successora della defunta WUSA (2000-2003). Insomma si può dire che adesso le cose per il calcio "pro" americano stanno andando meglio, ma c'è un'instabilità ricorrente.
PS: un indicatore social, certo non probante di chissà che: su Instagram la Wnba ha 594.000 followers, la lega calcistica solo 174.000.
La scorsa settimana l'Atletico Madrid femminile ha fatto 60.000 spettatori per una partita di campionato. Forse colpa di una Federbasket spagnola guidata da incapaci? C'è un Jean Petruche colpevole in Francia, un Johannes Von Petrusch in Germania? Tutti posti dove il calcio femminile è in ascesa verticale negli ultimi anni. E che dire dell'America? Era colpa del commissioner dell'Nba se quello è stato il primo paese dove la pedata in gonnella ha iniziato a fare numeri grossi?
La questione è che il calcio ha imparato a travasare anche nel femminile la sua popolarità di massa. Il calcio e i club più famosi sono religione per milioni di persone. I 35 o 40mila di oggi a Torino erano lì per la religione del calcio e della Juventus, non per il calcio femminile di per sé.
E' un potenziale che nessun altro sport può avere, facesse anche una promozione della madonna come forse possiamo dire del volley, dove i top club sono Conegliano, Novara, Casalmaggiore, insomma piccoli centri che catalizzano interesse nella loro cerchia e un po' di pubblico generico in tv, ma non la massa.
E' lo stesso meccanismo per cui il Galatasaray di basket femminile, lo abbiamo visto lo scorso anno, se va in finale (cioè se c'è il grande evento) riempie un palazzo da 11.000. Ma sono tifosi del club Galatasaray, non del basket femminile di per sé.
Fortunatamente (per la nostra malandata nicchia, anche se è una cazzata) in Italia il pensiero dell'homo medius è lo stesso di Collovati, quando ha detto che le donne non devono pensare alla tattica o robe del genere (ma piuttosto ai fornelli, non so se ha detto pure questo ma l'avrà sicuramente pensato). Ma è solo questione di tempo. Se i club calcistici di serie A continuano a investire nel femminile, prima o poi il tifoso milanista, juventino, interista ecc. troverà normale andare a vedere le donne nei riempitivi tra una partita maschile e l'altra.
C'è solo da capire se questo boom ci toglie qualcosa così come c'ha tolto (e molto) il boom del volley. Ma si tratta di fenomeni molto differenti. Le colpe di Fip e Lega nostrane sono altro paio di maniche, altro tipo di argomento. Altrimenti prendiamocela con tutte le Federbasket mondiali ma va da sé che non ha senso.
Possiamo, e dobbiamo, chiamare in causa Fip e Lega per essersi fatte sverniciare dal volley femminile ben più di quanto la moda di questi ultimi decenni (favorevole al volley) lo giustificasse. Qui infatti si nota in Italia un fenomeno con pochi eguali all'estero. Ma con l'ascesa del calcio femminile, che è un fenomeno di portata mondiale (e anzi, l'Italia è in ritardo), non c'entrano nulla.
PS: peraltro non è che la normalità del calcio femminile in Italia, almeno per ora, siano i 40.000 spettatori. Oggi era il grande evento, partita decisiva per lo scudetto, grande rivalità Juve-Fiorentina in una domenica senza serie A maschile. Ma di solito giocano in stadiuoli di periferia. Così come la normalità del rugby italiano non sono i 30 o anche 50-60mila del 6 Nazioni, ma meno gente che nei nostri palazzetti del basket maschile.
PPS: Ho l'impressione che la Wnba abbia già raggiunto il suo massimo potenziale. Marketing migliore non potrebbe avere (essendoci l'Nba dietro), livello più alto è impossibile... Forse potrebbe individuare piazze in grado di portare maggior affluenza di pubblico ma la sostanza di essere un fenomeno di nicchia non cambia.
D'altronde anche la lega calcistica donne, laggiù, non mi pare in una fase di crescita.
Sul calcio donne in Italia, sicuramente ha una grande chance con i Mondiali di quest'estate, ma bisogna vedere come si attesterà la normalità. Che la Juve sia in grado di attirare 40.000 spettatori per il "main event" non è così stupefacente. Tutte le settimane ho qualche dubbio (anche su 5-10.000).
Risultano 9 squadre per la NWSL (la lega calcistica) e 6000 spettatori di media, dato quest'ultimo in crescita, contro 12 squadre e 7000 di media per la WNBA, dato quest'ultimo in calo ma pur sempre ancora superiore.
L'"analisi costi-benefici" in stile-Tav non sono in grado di farla, cioè chi perda o guadagni più soldi (sarebbe probabilmente il dato più importante, perché non è che 500 spettatori in più o in meno cambino la vita di una lega).
Per completezza, bisogna notare che l'attuale NWSL è nata nel 2013 come rimpiazzo per la WPS, durata solo dal 2008 al 2011, a sua volta successora della defunta WUSA (2000-2003). Insomma si può dire che adesso le cose per il calcio "pro" americano stanno andando meglio, ma c'è un'instabilità ricorrente.
PS: un indicatore social, certo non probante di chissà che: su Instagram la Wnba ha 594.000 followers, la lega calcistica solo 174.000.
venerdì 22 marzo 2019
Coppa Italia A2 - quarti di finale
Faenza fa lo scalpo ad Alpo. Cade la numero 1 del Norte. Idem Campobasso con Moncalieri.
In tre edizioni col formato a 8 squadre, 5 teste di serie numero 1 sono cadute al primo turno. Unica eccezione: Bologna 2017 che arrivò in finale. Sarà anche affascinante ma il senso tecnico dei risultati è difficile da cogliere.
Tra l'altro... 3-1 per il Nord, unico risultato in controtendenza è di Faenza (rima), la quale fino a due settimane fa sembrava in difficoltà (al punto che un utente qui decretava il fallimento dei nuovi acquisti, mentre oggi Preskienyte ha spaccato tutto), ai danni di Alpo, che dopo l'arrivo di Galbiati sembrava corazzatissima.
In tre edizioni col formato a 8 squadre, 5 teste di serie numero 1 sono cadute al primo turno. Unica eccezione: Bologna 2017 che arrivò in finale. Sarà anche affascinante ma il senso tecnico dei risultati è difficile da cogliere.
Tra l'altro... 3-1 per il Nord, unico risultato in controtendenza è di Faenza (rima), la quale fino a due settimane fa sembrava in difficoltà (al punto che un utente qui decretava il fallimento dei nuovi acquisti, mentre oggi Preskienyte ha spaccato tutto), ai danni di Alpo, che dopo l'arrivo di Galbiati sembrava corazzatissima.
giovedì 21 marzo 2019
Coppa Italia A2 - prospettive
Coppa Italia di A2 da domani. Pronosticare la vincente è scientifico quanto scommettere sul numero che esce lanciando un dado a 8 facce: casualità pura. Su due edizioni, nel 2017 ha vinto Costa che era arrivata in crisi, lo scorso anno fuori Geas ed Empoli al primo turno (le due dominatrici della stagione), finale tra le due teste di serie numero 4.
Come mai c'è ancor meno pronosticabilità che in A1 (dove peraltro quest'anno c'è stata almeno una clamorosa sorpresa in Geas-Venezia)? Be', perché i valori tra le 8 squadre sono molto più ravvicinati che in A1, dove c'è il pianeta delle corazzate e quello delle normali; e squadre di A2 non possono preparare le partite con la stessa minuzia e la stessa quantità di lavoro di quelle di A1, il che aumenta la casualità di ciò che accade in partite secche.
Al sodo, le più sorprendenti come vincitrici sarebbero Moncalieri e La Spezia, il che non significa (visti i precedenti) che non ce la possano fare. Sulle altre 6, francamente, quello che si è visto finora in stagione non fa preferire nessuna sulle altre.
Il fattore-campo(basso) può pesare in positivo (come successe per Costa '17) ma anche caricare di pressione, specie nella prima partita d'abbrivio, quella in cui c'è la paura del fallimento.
Palermo-Crema e Alpo-Faenza al primo turno sono accoppiamenti boia.
Come mai c'è ancor meno pronosticabilità che in A1 (dove peraltro quest'anno c'è stata almeno una clamorosa sorpresa in Geas-Venezia)? Be', perché i valori tra le 8 squadre sono molto più ravvicinati che in A1, dove c'è il pianeta delle corazzate e quello delle normali; e squadre di A2 non possono preparare le partite con la stessa minuzia e la stessa quantità di lavoro di quelle di A1, il che aumenta la casualità di ciò che accade in partite secche.
Al sodo, le più sorprendenti come vincitrici sarebbero Moncalieri e La Spezia, il che non significa (visti i precedenti) che non ce la possano fare. Sulle altre 6, francamente, quello che si è visto finora in stagione non fa preferire nessuna sulle altre.
Il fattore-campo(basso) può pesare in positivo (come successe per Costa '17) ma anche caricare di pressione, specie nella prima partita d'abbrivio, quella in cui c'è la paura del fallimento.
Palermo-Crema e Alpo-Faenza al primo turno sono accoppiamenti boia.
venerdì 15 marzo 2019
In ricordo di Nadia Rovida
(pubblicato sul giornalino del Sanga Milano)
Per incredibile coincidenza, nel giorno in cui il Sanga celebra il leggendario quintetto della promozione sfiorata nel 2013, si trova a piangere un'altra sua grande. Nadia Rovida ci ha lasciati, a 34 anni ancora da compiere, dopo una lunga malattia.
Anche per chi ha fede, è difficile darsi pace, soprattutto pensando al marito Marco, al loro piccolo Lorenzo, al fratello, ai genitori che puntuali vedevamo sulle tribune del PalaGiordani per le partite della figlia nei suoi due anni in Orange.
L'unica consolazione che possiamo trovare, in questo momento, è ricordare la traccia che Nadia ha lasciato nel basket: come giocatrice e come persona.
Sul piano tecnico è stata una delle migliori lunghe lombarde dello scorso decennio. Fisico agile, poco sotto il metro e 90, aveva movimenti da pivot classico, spalle a canestro, compresi ganci e semiganci. Nel suo repertorio anche un tiro dalla media eseguito con meccanica poco ortodossa, ma efficace. Ancor meglio rendeva in difesa e a rimbalzo, dove quello che pagava in carenza di chili lo compensava col tempismo e un'attenzione costante.
Ancora più speciale, come sottolineano tutti quelli che stanno ricordando Nadia in questi giorni, era il suo carattere, il suo atteggiamento. Una famosa frase di John Kennedy dice: "Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese". Ecco, Nadia era una che non si chiedeva mai che cosa la squadra potesse fare per lei, ma che cosa potesse fare lei per la squadra.
Eppure stiamo parlando di una giocatrice che a 14 anni vinceva uno scudetto giovanile con Pavia (società con cui si era unita la sua Vittuone) e nel 2001 vestiva la maglia azzurra all'Europeo Under 16, per poi esordire in A2 col Geas. Insomma, una con le doti e il curriculum per essere protagonista sempre. Ma lo faceva solo se necessario: il suo obiettivo era mettersi al servizio del collettivo.
Non aveva quella feroce determinazione a primeggiare, tipica di altre grandi atlete. Forse un limite, ad alto livello; ma quanta serenità trasmetteva alle compagne e all'allenatore, con la sua capacità di non far pesare i problemi, di non pretendere minuti né palloni, di assorbire tutto con un sorriso.
Arriva al Sanga, la squadra della sua città (lei milanese di zona Baggio), nell'estate 2010. Negli anni precedenti ha provato, brevemente, la massima serie ad Alessandria, poi due ritorni: al Geas in A2, quindi a Vittuone in B. Si rimette in gioco in A2 rispondendo alla chiamata di Franz Pinotti, che ha appena preso in mano anche la guida tecnica della prima squadra ma deve ricostruirla dopo tante partenze importanti.
Si prospetta una stagione difficile. Gottardi, Giunzioni e Brioschi sul perimetro, Rovida pilastro d'area, spesso a lottare da sola contro gente più grossa. Non si fa problemi. Nel girone di ritorno entra in una forma strepitosa; in una sfida-salvezza vinta a Cervia, di un punto al supplementare, domina con 22 punti e 15 rimbalzi. Nei playout Milano batte due volte Biassono e resta in A2. C'è un'immagine famosa, subito dopo la sirena della decisiva gara-2, con capitan Gottardi che abbraccia Pinotti sotto gli occhi di Nadia, che ha il viso stravolto dall'emozione.
L'anno dopo è un altro Sanga, con grandi ambizioni. Arrivano elementi di primo piano: Stabile, Frantini, Ntumba, la svedese Lidgren. A Nadia è richiesto un ruolo meno importante; con tante super-attaccanti i palloni per lei non abbondano. Si adatta bene, come sempre: difende, passa, prende rimbalzi. Una stagione di vertice per le Orange, purtroppo chiusa prima del previsto nei playoff, a differenza dell'anno seguente, quello della finale per l'A1, raggiunta però senza Nadia.
La sua carriera, infatti, era virtualmente finita già nel maggio 2012. Aveva altre ambizioni: lavorare come fisioterapista, diventare mamma. Sogni di vita che ha realizzato presto, così come aveva fatto per i sogni sportivi. Purtroppo, altrettanto presto, imprevedibilmente, ha dovuto fare i conti con una malattia incurabile. Ha lottato nel suo stile, con tenacia e riservatezza, ma anche con ironia, al punto che pochi sapevano la gravità delle sue condizioni.
Il Sanga onorerà anche lei in questo sabato speciale; e per tutti quanti l'hanno conosciuta resterà nel cuore la nota amara della sua perdita, ma anche quella dolce del ricordo di com'era Nadia.
Per incredibile coincidenza, nel giorno in cui il Sanga celebra il leggendario quintetto della promozione sfiorata nel 2013, si trova a piangere un'altra sua grande. Nadia Rovida ci ha lasciati, a 34 anni ancora da compiere, dopo una lunga malattia.
Anche per chi ha fede, è difficile darsi pace, soprattutto pensando al marito Marco, al loro piccolo Lorenzo, al fratello, ai genitori che puntuali vedevamo sulle tribune del PalaGiordani per le partite della figlia nei suoi due anni in Orange.
L'unica consolazione che possiamo trovare, in questo momento, è ricordare la traccia che Nadia ha lasciato nel basket: come giocatrice e come persona.
Sul piano tecnico è stata una delle migliori lunghe lombarde dello scorso decennio. Fisico agile, poco sotto il metro e 90, aveva movimenti da pivot classico, spalle a canestro, compresi ganci e semiganci. Nel suo repertorio anche un tiro dalla media eseguito con meccanica poco ortodossa, ma efficace. Ancor meglio rendeva in difesa e a rimbalzo, dove quello che pagava in carenza di chili lo compensava col tempismo e un'attenzione costante.
Ancora più speciale, come sottolineano tutti quelli che stanno ricordando Nadia in questi giorni, era il suo carattere, il suo atteggiamento. Una famosa frase di John Kennedy dice: "Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese". Ecco, Nadia era una che non si chiedeva mai che cosa la squadra potesse fare per lei, ma che cosa potesse fare lei per la squadra.
Eppure stiamo parlando di una giocatrice che a 14 anni vinceva uno scudetto giovanile con Pavia (società con cui si era unita la sua Vittuone) e nel 2001 vestiva la maglia azzurra all'Europeo Under 16, per poi esordire in A2 col Geas. Insomma, una con le doti e il curriculum per essere protagonista sempre. Ma lo faceva solo se necessario: il suo obiettivo era mettersi al servizio del collettivo.
Non aveva quella feroce determinazione a primeggiare, tipica di altre grandi atlete. Forse un limite, ad alto livello; ma quanta serenità trasmetteva alle compagne e all'allenatore, con la sua capacità di non far pesare i problemi, di non pretendere minuti né palloni, di assorbire tutto con un sorriso.
Arriva al Sanga, la squadra della sua città (lei milanese di zona Baggio), nell'estate 2010. Negli anni precedenti ha provato, brevemente, la massima serie ad Alessandria, poi due ritorni: al Geas in A2, quindi a Vittuone in B. Si rimette in gioco in A2 rispondendo alla chiamata di Franz Pinotti, che ha appena preso in mano anche la guida tecnica della prima squadra ma deve ricostruirla dopo tante partenze importanti.
Si prospetta una stagione difficile. Gottardi, Giunzioni e Brioschi sul perimetro, Rovida pilastro d'area, spesso a lottare da sola contro gente più grossa. Non si fa problemi. Nel girone di ritorno entra in una forma strepitosa; in una sfida-salvezza vinta a Cervia, di un punto al supplementare, domina con 22 punti e 15 rimbalzi. Nei playout Milano batte due volte Biassono e resta in A2. C'è un'immagine famosa, subito dopo la sirena della decisiva gara-2, con capitan Gottardi che abbraccia Pinotti sotto gli occhi di Nadia, che ha il viso stravolto dall'emozione.
L'anno dopo è un altro Sanga, con grandi ambizioni. Arrivano elementi di primo piano: Stabile, Frantini, Ntumba, la svedese Lidgren. A Nadia è richiesto un ruolo meno importante; con tante super-attaccanti i palloni per lei non abbondano. Si adatta bene, come sempre: difende, passa, prende rimbalzi. Una stagione di vertice per le Orange, purtroppo chiusa prima del previsto nei playoff, a differenza dell'anno seguente, quello della finale per l'A1, raggiunta però senza Nadia.
La sua carriera, infatti, era virtualmente finita già nel maggio 2012. Aveva altre ambizioni: lavorare come fisioterapista, diventare mamma. Sogni di vita che ha realizzato presto, così come aveva fatto per i sogni sportivi. Purtroppo, altrettanto presto, imprevedibilmente, ha dovuto fare i conti con una malattia incurabile. Ha lottato nel suo stile, con tenacia e riservatezza, ma anche con ironia, al punto che pochi sapevano la gravità delle sue condizioni.
Il Sanga onorerà anche lei in questo sabato speciale; e per tutti quanti l'hanno conosciuta resterà nel cuore la nota amara della sua perdita, ma anche quella dolce del ricordo di com'era Nadia.
giovedì 14 marzo 2019
La scomparsa di Nadia Rovida
Molti i ricordi e le testimonianze d'affetto per Nadia Rovida usciti su internet nelle ultime 24 ore. Tra l'altro hanno riportato alla luce alcune foto legate a questo topic, di cui gli anni trascorsi mi avevano quasi fatto dimenticare: ad esempio quella della consegna del "Premio Peluche", fatta da Censini a Rovida stessa che l'aveva vinto; oppure quella di Nadia con Antonella Contestabile, che avevo scattato alle finali di B lombarda del 2005, quando lei aveva 20 anni e Antonella 17 e mezzo (...).
Segnalo l'articolo commemorativo sul sito Geas, con testimonianze di ex compagne: vedi;
io ho scritto qualcosa su FemBasket (vedi) e anche su Facebook del torneo di Binzago;
mentre più in basso riporto il post su Facebook di Vittuone, l'altra società dove ha più a lungo militato (tecnicamente per la verità le giovanili le fece nel precedente Vittuone, poi sciolto, ma c'è continuità ideale fra i due club).
Il Sanga, che per combinazione proprio sabato (dopodomani) aveva fissato la premiazione del quintetto-base della squadra che sfiorò il salto in A1 nel 2013, con l'ingresso nella "hall of fame" societaria, conferirà la stessa onorificenza alla memoria di Nadia, che militò nelle due stagioni precedenti.

Segnalo l'articolo commemorativo sul sito Geas, con testimonianze di ex compagne: vedi;
io ho scritto qualcosa su FemBasket (vedi) e anche su Facebook del torneo di Binzago;
mentre più in basso riporto il post su Facebook di Vittuone, l'altra società dove ha più a lungo militato (tecnicamente per la verità le giovanili le fece nel precedente Vittuone, poi sciolto, ma c'è continuità ideale fra i due club).
Il Sanga, che per combinazione proprio sabato (dopodomani) aveva fissato la premiazione del quintetto-base della squadra che sfiorò il salto in A1 nel 2013, con l'ingresso nella "hall of fame" societaria, conferirà la stessa onorificenza alla memoria di Nadia, che militò nelle due stagioni precedenti.

martedì 12 marzo 2019
Giocatrici (o ex) & politica
Gossip! Virginia Saba, l'ex guardia cagliaritana che aveva fra i suoi estimatori Bibi Velluzzi, si è fidanzata con Gigi Di Maio, il capo dei 5 Stelle.
Si vedeva dai suoi esordi giornalistici che la tipa era determinata. Ma le serviranno doti agonistiche per reggere ai fuochi degli oppositori del fiancé.
Chiara Catella, ex bandiera di Varese, si candida a sindaco di Cantello.
Dopo Saba e Catella, qui abbiamo Michela Frantini (ex Geas, Sanga eccetera) candidata consigliera comunale ad Arluno.
Si vedeva dai suoi esordi giornalistici che la tipa era determinata. Ma le serviranno doti agonistiche per reggere ai fuochi degli oppositori del fiancé.
Chiara Catella, ex bandiera di Varese, si candida a sindaco di Cantello.
Dopo Saba e Catella, qui abbiamo Michela Frantini (ex Geas, Sanga eccetera) candidata consigliera comunale ad Arluno.
giovedì 7 marzo 2019
Eurocup - andata quarti
Nell'andata dei quarti di EuroCup, il Cukurova fa cucù a Schio: vince 75-79 in terra scledense. 21 punti di Ndour e 20 di Iagupova per le turche. Schio aveva condotto a lungo. Seconda delusione di fila per le pluritricolori dopo la Coppa Italia, ma ovviamente questa è rimediabile.
martedì 5 marzo 2019
Meesseman vince l'Europlayer Gazzetta
Emma Meesseman vince il premio Europlayer della Gazzetta, posticipato di un paio di mesi rispetto alla tradizione.
Succede a Torrens, due volte Petrovic e altre due volte Torrens, andando a ritroso. Unica italiana ad averlo vinto (esiste dal '79, quindi Bocchi non ha mai potuto concorrere) è Cata Pollini, 4 volte.
Succede a Torrens, due volte Petrovic e altre due volte Torrens, andando a ritroso. Unica italiana ad averlo vinto (esiste dal '79, quindi Bocchi non ha mai potuto concorrere) è Cata Pollini, 4 volte.
domenica 3 marzo 2019
Coppa Italia A1: trionfa Ragusa
Oggi vince la favorita: Ragusa 77-61 Sesto.
Break profondo già nel 2° quarto, il Geas non si rassegna, memore delle rimonte già compiute, ma la Passalacqua, a differenza di Venezia ieri, non lascia aperta la porta.
Devastante Hamby, 26 punti e 14 rimbalzi.
Seconda coppa per Ragusa; la Sicilia potrebbe fare un clamoroso bis con Palermo in A2 ma per ora è solo un dettaglio.
Importante invece che Ragusa lancia la sua candidatura a favorita per lo scudetto, perché dopo i tentennamenti d'inizio stagione ora è la squadra più in forma e convincente, grazie all'innesto di Romeo ma non solo.
Il Geas torna da S. Martino con una nuova dimensione. Snobbata nei pronostici (anche comprensibilmente), ha dimostrato non solo qualità tecnica ma anche un carattere e una solidità mentale che finora aveva palesato solo in alcuni guizzi casalinghi ma pressoché mai lontano da casa e mai contro le "big" assolute.
Rispetto a quando la vidi proprio contro Ragusa in gennaio, ora ci sono punti più fermi: sono tornate in condizione tutte e tre le straniere; è stato definito che Arturi è la regista titolare e Verona il cambio (anche perché Arturi stessa è salita di forma); è stato sfrondato qualche dualismo nei cambi, cioè Panzera in e Galbiati out; Barberis in e Schieppati out (anche se rimane in roster).
Se trasporta questa sua versione in campionato, c'è una candidata in più per quel quarto biglietto in semifinale che, dopo il tracollo di Napoli, è più che mai aperto a molte (Broni, Lucca, S. Martino e volendo essere ecumenici anche Vigarano).
Il Geas inoltre rimette sulla mappa del basket femminile di vertice se stesso (senza risalire all'ultimo trofeo vinto, 1978, ricordiamo la semifinale-playoff 2011) e una Lombardia che, può sorprendere ma gli anni passano veloci, non conquista trofei di A1 dallo scudetto+supercoppa della Comense 2004.
L'A1, bisogna dirlo, esce con qualche ammaccatura in meno dopo quelle che aveva a seguito del crash di Napoli. Otto squadre in grado di offrire uno spettacolo dignitoso, e una competitività all'altezza, ci sono. Quando non si sa già da prima chi vince è sempre un bene.
Inoltre, se elenchiamo i nomi di Gruda, Quigley, Lavender, Hamby, Harmon, Sanders, Steinberga, non avremo il top del top come nei gloriosi anni '80, però è una bella batteria di straniere di livello internazionale. Le italiane non recitano da protagoniste assolute, è ampiamente risaputo, però un po' di vitalità s'è vista anche qui.
Grave, però, non aver avuto la copertura televisiva nemmeno per la finale. Ok, la concomitanza con la Coppa di A2, eccetera. Ma ci saremmo accontentati anche di una modesta differita, non per gli appassionati incalliti che si saranno indubbiamente connessi in streaming, ma per far vedere in giro la partita che assegnava il secondo trofeo più importante della stagione.
Break profondo già nel 2° quarto, il Geas non si rassegna, memore delle rimonte già compiute, ma la Passalacqua, a differenza di Venezia ieri, non lascia aperta la porta.
Devastante Hamby, 26 punti e 14 rimbalzi.
Seconda coppa per Ragusa; la Sicilia potrebbe fare un clamoroso bis con Palermo in A2 ma per ora è solo un dettaglio.
Importante invece che Ragusa lancia la sua candidatura a favorita per lo scudetto, perché dopo i tentennamenti d'inizio stagione ora è la squadra più in forma e convincente, grazie all'innesto di Romeo ma non solo.
Il Geas torna da S. Martino con una nuova dimensione. Snobbata nei pronostici (anche comprensibilmente), ha dimostrato non solo qualità tecnica ma anche un carattere e una solidità mentale che finora aveva palesato solo in alcuni guizzi casalinghi ma pressoché mai lontano da casa e mai contro le "big" assolute.
Rispetto a quando la vidi proprio contro Ragusa in gennaio, ora ci sono punti più fermi: sono tornate in condizione tutte e tre le straniere; è stato definito che Arturi è la regista titolare e Verona il cambio (anche perché Arturi stessa è salita di forma); è stato sfrondato qualche dualismo nei cambi, cioè Panzera in e Galbiati out; Barberis in e Schieppati out (anche se rimane in roster).
Se trasporta questa sua versione in campionato, c'è una candidata in più per quel quarto biglietto in semifinale che, dopo il tracollo di Napoli, è più che mai aperto a molte (Broni, Lucca, S. Martino e volendo essere ecumenici anche Vigarano).
Il Geas inoltre rimette sulla mappa del basket femminile di vertice se stesso (senza risalire all'ultimo trofeo vinto, 1978, ricordiamo la semifinale-playoff 2011) e una Lombardia che, può sorprendere ma gli anni passano veloci, non conquista trofei di A1 dallo scudetto+supercoppa della Comense 2004.
L'A1, bisogna dirlo, esce con qualche ammaccatura in meno dopo quelle che aveva a seguito del crash di Napoli. Otto squadre in grado di offrire uno spettacolo dignitoso, e una competitività all'altezza, ci sono. Quando non si sa già da prima chi vince è sempre un bene.
Inoltre, se elenchiamo i nomi di Gruda, Quigley, Lavender, Hamby, Harmon, Sanders, Steinberga, non avremo il top del top come nei gloriosi anni '80, però è una bella batteria di straniere di livello internazionale. Le italiane non recitano da protagoniste assolute, è ampiamente risaputo, però un po' di vitalità s'è vista anche qui.
Grave, però, non aver avuto la copertura televisiva nemmeno per la finale. Ok, la concomitanza con la Coppa di A2, eccetera. Ma ci saremmo accontentati anche di una modesta differita, non per gli appassionati incalliti che si saranno indubbiamente connessi in streaming, ma per far vedere in giro la partita che assegnava il secondo trofeo più importante della stagione.
sabato 2 marzo 2019
Coppa Italia A1 - semifinali: Ragusa allo scadere, impresa Geas
Oh Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? 70-68 Ragusa su Schio con canestro vincente dell'italo-australiana.
Clamorosa impresa del Geas: rosicchia punto su punto dal -10 d'inizio 4° quarto e infilza una Venezia in paralisi finale: 74-78.
L'ex Nicolodi è il fattore che scompiglia le carte.
Un "Davide batte Golia" con pochi precedenti nella storia recente dell'A1, che non ha brillato per imprevedibilità nell'ultima decade. Salvo ovviamente lo scudetto di Lucca.
A inizio anno c'era qui chi dileggiava Zanotti... destino degli allenatori essere capri espiatori quando le cose non girano. Certo, stasera il Geas è sembrato avere le idee molto più chiare.
Se il bordocampista ha riportato correttamente uno degli ultimi timeout di Liberalotto è stato: "Calma! Calma! Stiamo calmi!" (che notoriamente è il modo migliore per trasmettere nervosismo) e "facciamo bene le letture" (senza specificare quali).
Ma questo può anche essere fumo. Di concreto c'è che Venezia si è giocata il finale di partita coi suoi due acquistoni di metà stagione, mentre due di quelle che avevano trainato la squadra in testa alla classifica nei primi mesi guardavano dalla panca. Non è andata bene. A Ragusa con Romeo invece sì, ma mi par di vedere nella giocatrice ben altra energia rispetto a una Macchi francamente a disagio e una Sanders con l'aria di chi fa il suo compitino e stop.
Il Titanic Venezia è affondato e chiaramente il comandante è colpevole. Tuttavia dargli ogni colpa, compresi gli errori da mezzo metro, i rimbalzi difensivi sfuggiti dalle mani e le dormite sui tagli in area, commessi nel finale da sue giocatrici di calibro internazionale, mi pare indice di bile da sfogare nei suoi confronti.
Sottolineo anche la metamorfosi di un Geas che, in stagione, aveva finora zoppicato parecchio lontano da casa, e non aveva mai impensierito le tre corazzate. La vittoria su Broni ci stava, ieri siamo nell'ambito dei miracoli, termine che di solito non amo usare. Anche se parliamo di un organico da sesto posto, quindi non certo mediocre. Però anche il modo in cui è maturata la vittoria, andando a rimontare 10 punti negli ultimi 8 minuti contro gente di quell'esperienza e quel livello, è del tutto inopinato.
Curiosità: in caso di vittoria Geas, Giulia Arturi avrà battuto in due giorni consecutivi le ultime due giocatrici che ha intervistato per Pink Basket, ovvero Macchi e Romeo.
Clamorosa impresa del Geas: rosicchia punto su punto dal -10 d'inizio 4° quarto e infilza una Venezia in paralisi finale: 74-78.
L'ex Nicolodi è il fattore che scompiglia le carte.
Un "Davide batte Golia" con pochi precedenti nella storia recente dell'A1, che non ha brillato per imprevedibilità nell'ultima decade. Salvo ovviamente lo scudetto di Lucca.
A inizio anno c'era qui chi dileggiava Zanotti... destino degli allenatori essere capri espiatori quando le cose non girano. Certo, stasera il Geas è sembrato avere le idee molto più chiare.
Se il bordocampista ha riportato correttamente uno degli ultimi timeout di Liberalotto è stato: "Calma! Calma! Stiamo calmi!" (che notoriamente è il modo migliore per trasmettere nervosismo) e "facciamo bene le letture" (senza specificare quali).
Ma questo può anche essere fumo. Di concreto c'è che Venezia si è giocata il finale di partita coi suoi due acquistoni di metà stagione, mentre due di quelle che avevano trainato la squadra in testa alla classifica nei primi mesi guardavano dalla panca. Non è andata bene. A Ragusa con Romeo invece sì, ma mi par di vedere nella giocatrice ben altra energia rispetto a una Macchi francamente a disagio e una Sanders con l'aria di chi fa il suo compitino e stop.
Il Titanic Venezia è affondato e chiaramente il comandante è colpevole. Tuttavia dargli ogni colpa, compresi gli errori da mezzo metro, i rimbalzi difensivi sfuggiti dalle mani e le dormite sui tagli in area, commessi nel finale da sue giocatrici di calibro internazionale, mi pare indice di bile da sfogare nei suoi confronti.
Sottolineo anche la metamorfosi di un Geas che, in stagione, aveva finora zoppicato parecchio lontano da casa, e non aveva mai impensierito le tre corazzate. La vittoria su Broni ci stava, ieri siamo nell'ambito dei miracoli, termine che di solito non amo usare. Anche se parliamo di un organico da sesto posto, quindi non certo mediocre. Però anche il modo in cui è maturata la vittoria, andando a rimontare 10 punti negli ultimi 8 minuti contro gente di quell'esperienza e quel livello, è del tutto inopinato.
Curiosità: in caso di vittoria Geas, Giulia Arturi avrà battuto in due giorni consecutivi le ultime due giocatrici che ha intervistato per Pink Basket, ovvero Macchi e Romeo.
venerdì 1 marzo 2019
Coppa Italia A1 - nei quarti il colpo è del Geas
Ragusa passa.
Schio nel finale si tira fuori dai guai.
Geas fa il colpo, 56-58, tenendo Broni a 4 punti nell'ultimo quarto.
Curiosità: negli ultimi due anni il Geas si era presentato alle final eight (di A2) da testa di serie numero 1 ed era uscito ambo le volte al primo turno all'ultimo tiro. Stavolta si presenta da ripescato e vince al primo turno all'ultimo tiro.
PS: una chiave, Geas 17 punti dalla panchina contro zero di Broni. In questo momento il Geas ha più profondità delle pavesi e il risultato di oggi è una sorpresa solo per la classifica stagionale, ma allo stato attuale le due squadre sono equipollenti, ovvero di pari livello.
Un 20-8 di Venezia nell'ultimo quarto spegne il sogno delle canidi (Lupe). Out le locali e Broni, il cassiere non ride ma ci son pur sempre due venete.
Accoppiamenti che hanno falsato la competizione (solo in parte, s'intende) e niente TV per la finale. Incassiamo.
Schio nel finale si tira fuori dai guai.
Geas fa il colpo, 56-58, tenendo Broni a 4 punti nell'ultimo quarto.
Curiosità: negli ultimi due anni il Geas si era presentato alle final eight (di A2) da testa di serie numero 1 ed era uscito ambo le volte al primo turno all'ultimo tiro. Stavolta si presenta da ripescato e vince al primo turno all'ultimo tiro.
PS: una chiave, Geas 17 punti dalla panchina contro zero di Broni. In questo momento il Geas ha più profondità delle pavesi e il risultato di oggi è una sorpresa solo per la classifica stagionale, ma allo stato attuale le due squadre sono equipollenti, ovvero di pari livello.
Un 20-8 di Venezia nell'ultimo quarto spegne il sogno delle canidi (Lupe). Out le locali e Broni, il cassiere non ride ma ci son pur sempre due venete.
Accoppiamenti che hanno falsato la competizione (solo in parte, s'intende) e niente TV per la finale. Incassiamo.
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