Frequentando le tribune dell'A2 femminile dal 2004, so benissimo da chi sono (s)popolate, e cioè in gran parte da parenti e amici che entrano gratis o pagano pochissimo; così come so che è un miracolo trovare sponsor che versino più di un obolo eccetera.
Ma i soldi a perdere li mette il presidente di A2 femminile così come quello di serie A di calcio. Ovviamente le cifre appartengono a pianeti diversi, ma la giocatrice di A2 che prende 13.000 all'anno (in regime dilettantistico, quindi senza versamenti, tutele ecc.) è più sovrappagata - rispetto ai ricavi - di un calciatore di serie A che ne prende 6 milioni in regime professionistico? Secondo me no.Perché in entrambi i casi si paga più di quanto si incassa? La logica alla base è la stessa: ci sono poche persone in grado di fare quel mestiere (cioè di giocare in quella categoria), quindi se le vuoi le devi pagare più del dovuto, altrimenti non ne trovi altre. Non le paghi perché ti fanno guadagnare tanto quanto spendi (cosa che non è) ma perché tu ambisci a stare in quella categoria e quindi devi pagare chi ti consente di farlo (con oscillazioni in alto o in basso a seconda dell'obiettivo di classifica che vuoi raggiungere).
Quindi il paragone con l'operaio o l'impiegato qualunque non ha senso.
Ancor meno ha senso dire che "moralmente", per quei soldi che chiedono, dovrebbero fare solo 2 settimane di vacanza. Uno moralmente deve lavorare bene durante la prestazione per cui è pagato, non fare degli extra gratis. Una giocatrice rende male? Dalle il benservito, ma quello che fa nel periodo in cui non è pagata sono cavoli suoi. Altrimenti pagala anche nel periodo estivo e lei viene a sgobbare per te.
PS: per quanto riguarda il presunto aumento delle richieste di ingaggio, io mi ricordo che quelle brave in A2, ingaggiate da fuori, prendevano sui 1500, 1800 al mese già alla fine degli anni 2000 (cioè ormai 15 anni fa), cifre che avevano un potere d'acquisto ben diverso. Resto assolutamente non convinto che le giocatrici di oggi siano più esose.
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