venerdì 28 ottobre 2022

Non ha senso sminuire il curriculum di Zanda

Se 3 anni fa Zandalasini è stata nominata nel quintetto ideale di Eurolega giocando nel Fenerbahce che era pieno di stelle, come si fa a sostenere che è "incollocabile in una squadra con compagne forti"

Sarà stato meno forte di altri Fener ma fu primo nel suo girone e quando fu sospesa l'Eurolega aveva già vinto gara-1 dei quarti, quindi aveva ottime probabilità di andare alle F4.
Cioè, stiamo parlando di un quintetto ideale ottenuto in una squadra che era di vertice. O fu un complotto o è evidente che Zanda è in grado di giocare accanto a compagne del massimo livello, rendendo sia lei che la squadra. Non lo sta facendo al meglio adesso? Se ne può parlare ma non si può sostenere che non sia nelle sue corde senza contraddire questo fatto evidente di 3 anni fa..

Sarebbe dovuta rimanere in Turchia e in Wnba se avesse voluto davvero ambire al top? Non è così perché possono influire, come ha detto anche Nonino, motivazioni di vario tipo. Ad esempio Macchi, la più grande giocatrice italiana degli anni 2000, ha sempre rifiutato le offerte da clubs stranieri che potevano vincere l'Eurolega, rimanendo sempre a Schio dove non aveva molte possibilità più di quante ne abbia Bologna adesso. E infatti l'Eurolega non l'ha mai vinta, anzi non è mai nemmeno arrivata alle F4. Non ricordo qui sul forum critiche a Macchi per questo.
Wnba è un discorso ancora più complesso perché negli ultimi anni sono poche le europee che ci vanno, anche quelle più forti di Zanda. Ad esempio Alina Iagupova, l'ucraina, non c'è mai andata. E Zanda poteva tornare nel 2021 dopo l'Europeo ma ha rinunciato lei per motivi fisici.

giovedì 27 ottobre 2022

Le accuse infondate a Zanda per il finale di Valencia-Bologna

Da come alcuni utenti descrivono i fatti, sembra che Ticchi abbia pianificato a tavolino l'azione per Zanda. Ma in realtà è successo che dopo la tripla sbagliata da Zanda stessa (dopo una buona circolazione di palla della Virtus che, però, non ha prodotto nulla di concreto visto che lo sferoide è stato ributtato in mano a Zanda con 5" sul cronometro dei 24", e ha dovuto tirare per forza), il rimbalzo lungo è fortunosamente finito in mano a Zanda medesima che era appostata fuori dall'arco. A quel punto, con 14" per l'azione, Zanda chiede un blocco, ma appena fa un palleggio in avanti, Casas gliela ruba con un misto tra astuzia e fortuna.

Dopodiché, Ticchi chiama timeout, la Virtus rimette, la palla va a Laksa che prende il bordo del tabellone con un tiro difficile in entrata.

Non capisco di quale presunta scelta di Ticchi si stia discutendo, o di quale "idea sbagliata di affidare l'ultimo tiro a Zanda per mancanza di conoscenza delle giocatrici". Ticchi quando ha potuto pianificare l'azione l'ha data in mano a Laksa, l'ultima palla. L'azione precedente è stata frutto della casualità.

Io mi confronto sulla realtà e non su altro. Continuo a non capire dove stia la scelta di Ticchi per un tiro di Zanda. I fatti sono stati:

- sul 71-71 Bologna prende rimbalzo in difesa
- la Virtus attacca, la palla circola, la toccano più o meno tutte, poi la palla viene rimessa in mano a Zanda con 5 secondi sul cronometro dei 24", a quel punto deve tirare per forza, prende una tripla che va sul ferro
- il rimbalzo è lungo, per rimpallo fortuito arriva in mano a Zanda che è 9 metri circa dal canestro, col cronometro dei 14" che non lascia tempo per costruire granché
- chiama la compagna a bloccare, non sappiamo cosa volesse fare, se soluzione personale o gioco a due con lei, perché appena mette palla a terra c'è Casas che gliela frega e va a canestro
- dopo il canestro Ticchi chiama timeout e organizza l'azione per Laksa che sbaglia.

Quindi vorrei sapere, se la realtà conta qualcosa: dov'è la scelta di Ticchi per l'ultimo tiro di Zanda e dove avrebbe sbagliato Zanda nelle intenzioni? Ovviamente ha sbagliato a tirare sul ferro e farsi rubare palla ma sono errori di esecuzione, non di scelta.

Doveva passarla a Pasa? Si può fantasticare qualsiasi cosa ma realisticamente era un passaggio arrischiato alla compagna meno forte sul campo: ora che le arrivava la palla (ammesso che non venisse intercettata) il difensore sarebbe stato addosso a Pasa, quindi non ci guadagnava nulla la squadra. E quello che consideri tempo perso tenendo palla, in realtà è la normale e giusta intenzione di lasciare meno tempo agli avversari dopo la tua azione. Il problema è che se poi la palla la perdi, combini una frittata perché il poco tempo si ritorce contro di te, ed è quello che è successo.
Ma ti ripeto, e ti assicuro, che è una questione di cattiva esecuzione, se vuoi dico pure pessima, ma qualunque allenatore l'avrebbe considerata una scelta onesta.

Alla fine, discutere se sia un errore di scelta o di esecuzione è un po' lana caprina. Sempre errore è. Quello che mi importava di più sottolineare è che quello che è successo dal rimbalzo di Bologna a circa 40 secondi dalla fine, sino alla palla persa da Zanda, è stato frutto di casualità più che di pianificazione da parte di Ticchi. Quando Ticchi ha potuto pianificare, chiamando timeout, ha scelto Laksa, che ha sbagliato, ma poco si può eccepire sull'idea.

lunedì 24 ottobre 2022

Faenza è meglio di Brescia e Valdarno

Non si può dire che sul campo Faenza ha dimostrato di essere nettamente meglio di Valdarno e Brescia, visto che le ha appena battute non per episodi ma per superiorità? Poi magari tra qualche mese le due matricole trovano il modo di ribaltare i valori, non lo so, ma adesso è così. Non sono vicine come livello. Al momento Valdarno e Brescia ne beccano 15-20 da tutte tranne che dall'altra (come ieri), mentre Faenza stava per battere una buona squadra come Campobasso.


sabato 22 ottobre 2022

Perché l'ingresso gratuito offerto da Bologna ha senso

La gente paga per la serie A maschile perché soddisfa alcune esigenze di fruizione sportiva, diciamo così, per un discreto numero di persone, che vogliono tifare per una squadra del territorio e/o assistere a un discreto spettacolo. Che c'è da giustificare? Si è visto che c'è un pubblico pagante non di massa ma sufficiente, sia per quanto riguarda gli spettatori nei palazzetti, sia per gli abbonamenti alla pay-tv, tant'è che nell'estate appena trascorsa, come ben sai, c'è stata un'offerta al rialzo da parte di Eleven per portare via i diritti a Discovery. Se non sono fessi lo hanno fatto perché pensano che renda. Per il femminile purtroppo non c'è altrettanto interesse.


Per quanto riguarda il "prezzo pieno": ovviamente non è il prezzo ideale (ma irreale) che coprirebbe le spese, ma il prezzo che fai normalmente pagare. Tipo i classici 10 euro o dintorni per le partite di A1 femminile. E' chiaro che la politica del "campione gratuito" esiste eccome, nel marketing (a partire dai negozi dove ti danno il flaconcino di profumo), però appunto è un "campione", cioè un piccolo saggio del tuo prodotto. Se tu abitui la gente a fruire del prodotto completo in modo gratuito, quando poi decidi di far pagare, devi sperare che la gente abbia bisogno del tuo prodotto o che la concorrenza non faccia pagare di meno, altrimenti è logico che i clienti andranno da un'altra parte.

Quindi sbaglia la Virtus Bologna e sbagliava Costa Masnaga a offrire gratis l'ingresso? Credo di no perché evidentemente non hanno fatto un ragionamento di tipo commerciale, cioè per avere più paganti possibili al termine del periodo "promozionale", ma vogliono/volevano, in quel momento, avere più pubblico possibile, preferendo tribune più piene a incassi che non cambiavano la vita.

giovedì 20 ottobre 2022

Confronti: numeri del calcio femminile in Inghilterra e Francia

Curiosità: questi sono i numeri del calcio femminile in Inghilterra e Francia, le due nazioni leader a livello europeo. Spicca che i salari medi sono ancora piuttosto bassi: 2900 al mese in Inghilterra e 2500 in Francia (ancor più bassi se si tiene conto che da loro il costo della vita è più alto).

Le tesserate del calcio in Francia risultano esattamente pari a quelle del basket: la FFBB (federazione francese di basket) dichiara 169.000 tesserate per la stagione '22/23, con un aumento di circa il 15% rispetto allo scorso anno (in cui però probabilmente pesava l'effetto covid). Forse il motivo per cui la loro nazionale è più forte della nostra è che hanno 8 volte le nostre tesserate, non perchè hanno le colonie...

Altro dato interessante sul basket femminile è che da loro le tesserate donne sono il 34% del totale (cioè gli uomini sono il 66% della torta), mentre da noi il rapporto è 14% vs 86%.

Il confronto con la pallavolo? In Francia le tesserate dello pseudo-sport che prende a schiaffi la palla sono 85.000 (al dato più recente che ho trovato) contro le 200.000 abbondanti in Italia. Forse è per questo che la nazionale italiana di pallavolo è ai vertici globali mentre quella francese non è neanche andata ai Mondiali (anche se la Slovenia maschile è riuscita ad andare in semifinale con una base di appena 18.000 tesserati, un miracolo; quindi non è un dogma che i risultati siano proporzionali ai praticanti; certo però è un fattore).



mercoledì 19 ottobre 2022

Basket femminile in un manifesto fascista

Curiosità: siccome qualcuno dice che sta per tornare il fascismo, magari non tutti i mali verranno per nuocere, se è vero che sotto il fascismo il basket (anzi pallacanestro) femminile aveva già un certo sviluppo, più di altri sports di squadra italiani, segnatamente la palla a volo. Questo è un manifesto promozionale del regime, anche se obiettivamente la pallacanestro è messa in secondo piano rispetto all'atletica.



sabato 15 ottobre 2022

Mondiali, fine: USA galassia a parte; podio Cina e Australia; grande pubblico; arranca l'Europa

Finalmente, crisbio. Sono due settimane che ho in canna il riassuntone del Mundobasket di Sydney, e ogni giorno dicevo: "Oggi lo scrivo", salvo rimandare. Credo che l'umanità sia sopravvissuta lo stesso alla mancanza, ma debbo comunque porre rimedio.

- USA campioni, come ogni volta. Tutto normale, tutto logico ma il problema è come hanno (stra)vinto le americane: +46 di scarto medio nelle 5 partite di girone; +31 nelle 3 partite di fase finale. E' come se in una gara di corsa il vincitore doppiasse tutti gli altri: sì, lo applaudi, grande ammirazione ma toglie interesse al nocciolo della competizione, che sarebbe quello di scoprire chi vince perché è il più bravo nella circostanza, senza che sia già determinato prima per eccesso di superiorità. Guardando ad altri sports, gli USA donne sono campioni del mondo in carica nel calcio e campioni olimpici nella pallavolo; ma hanno dovuto sudarsi quei titoli; erano tra le favorite ma potevano vincere loro come altre.
Pensare che, tornando al basket, era un'edizione di ricambio generazionale per le americane, senza più - rispetto a Tokyo 2021 - mostri sacri come Bird, Taurasi, Fowles, Charles e ovviamente la detenuta Griner. Le più anziane erano le '92 Gray e Thomas, poi tutte degli anni '90 tranne la 2000 Austin. E vari elementi arrivavano direttamente dai playoff Wnba; altro che preparazione specifica. Niente da fare: dominio con la pipa in bocca. Ancora un po', arriveranno in sandali mezz'ora prima dell'inizio di un Mondiale od Olimpiade e vinceranno lo stesso di 50 ogni partita. Il fatto è che sono veramente brave, non solo sul piano del talento (il che è scontato) ma su quello dell'applicazione, dell'intensità costante senza concedersi pause, del gioco di squadra che non consente personalismi e sfrutta di volta in volta chi è più ispirato. E conoscono alla perfezione il basket Fiba, visto che ci giocano per la maggior parte dell'anno. Del resto sono donne di ferro che giocano 12 mesi senza dire "ba", altro che le vacanze lunghe dei colleghi uomini. E quando gli USA fanno le cose seriamente, è inevitabile che non ce ne sia per nessuno. Ma è preoccupante appunto che il fossato sia in aumento.

- Nonostante la mancanza di pathos sul vincitore, il Mondiale è stato un successo di pubblico. 145mila spettatori totali, record "all time" nonostante la diminuzione da 16 a 12 squadre (chissà perché, tra parentesi, mentre gli altri sports tendono ad aumentare); una media di 3.800 a partita che è notevole se si pensa che il mastodontico Mundovolley, in contemporanea, ne ha avuti circa 2.300 a gara (dato aggiornato dopo le finali di oggi); e se si pensa che solitamente gli eventi Fiba femminili non brillano per capacità di popolare gli spalti... Lo spettacolo dei 15.900 della finale 1° posto (facciamo 16.000 con gli imbucati) è stato straordinario; eppure mancava la squadra di casa. Ma tantissimi erano i cinesi, con ogni probabilità appartenenti alle abbondanti comunità locali. Indice comunque di popolarità del basket sia in terra di canguri che in quella della soia. Australia-Cina in semifinale ha avuto 12.000 spettatori, ma anche partite della prima fase hanno registrato affluenze imponenti. Da quel punto di vista, dieci e lode.

- Nella prima fase, le vicende più interessanti sono state quelle del girone B, dove c'erano 5 squadre sulla carta dello stesso livello. Poi si è visto che il Giappone finalista olimpico stavolta era un gradino sotto, vincendo solo col materasso Mali; ma le altre 4 si sono scannate a vicenda. Alla fine l'ha spuntata l'Australia grazie alla vittoria di 3 sul Canadà, il quale aveva messo in riga sia Serbia che Francia; le transalpine hanno infilzato le ospitanti in esordio ma poi hanno perso anche con la Serbia all'ultima giornata. Il grottesco, o quantomeno incoerente rispetto agli esiti del campo, è stato che la nuova formula con sorteggio dei quarti ha reso inutile il 3° posto della Serbia, spedendola contro gli USA nei quarti, mentre la Francia beccava la Cina, da cui poi ha perso, ma almeno aveva qualche chance.
Nel girone A invece classifica lineare (cioè 10-8-6-4-2-0) con quella che poi è stata anche la finale, Usa-Cina, vinta dalle yankee di 14 (era solo +9 dopo 3 quarti, massima "difficoltà" per le americane in tutto il torneo); tirata la vittoria del Belgio su Portorico, per il resto scarti abbondanti, compreso il +19 di Portorico sulla Corea del Sud nella sfida decisiva per passare il turno; addirittura 3 partite con oltre 60 di fossato: due degli USA ma anche Cina-Corea.

- Quarti di finale a senso unico: USA +33 sulla Serbia; Canada +19 su Portorico confezionato in meno di 20'; Australia +17 sul Belgio orbo di Meesseman; un po' d'incertezza solo in Cina-Francia, col +14 finale per le asiatiche che nasconde qualche riavvicinamento francese, anche se mai mettendo la freccia dal 2° quarto in avanti.

- In semifinale imbarazzante supremazia degli USA nel derby col Canadà: 15-0 dopo 3'45", 67-29 dopo 3 quarti, 83-43 alla fine, giusto perché hanno avuto pietà.
Seguiva la partita-top dell'edizione, Australia-Cina. Questa sì da ricordare. Pubblico cinese numerosissimo e quasi più rumoroso di quello casalingo; partono davanti le marsupiali ma il 2° quarto è dominato dalle discepole di Mao (le quali, va notato, avevano perso dopo i quarti la top-scorer Li Meng); sempre avanti la Cina di poco, sinché a 4' dalla fine arriva il sorpasso. Testa-a-testa thrilling in cui si segna poco; l'Australia sogna sul 59-57 all'inizio dell'ultimo minuto e palla in mano, ma arriva la svolta cruciale con una rubata di Wang Siyu che porta a un contropiede arzigogolato ma concluso con successo dalle comuniste per il pareggio. L'Australia sbaglia; sull'attacco cinese, che stagnava ancora lontano dal canestro, malaugurato fallo di Whitcomb sul palleggio di Wang Siyu che segna i 2 liberi del 59-61. Timeout, ultima chance delle australi, Magbegor si scaglia in entrata ma il suo appoggio a tabellone è un po' troppo forte. E dunque tripudio Cina, che torna in finale dopo 28 anni.

- Della finale 3° posto, dominata dall'Australia sulle foglie d'acero ma meno di quanto dica il +31 conclusivo (a metà 3° quarto era solo +7), rimarrà nella memoria il canto del cigno, inaspettato e abbagliante, di Lauren Jackson, la quale totalizza 30 punti, e non perché si siano messe d'accordo per regalarle una passerella. Il totem sciorina una serie di magistrali giro-e-tiro dal post basso e segna in ogni altra occasione. Alla standing ovation che accompagna l'uscita, piangeva metà del palazzo e dell'utenza mondiale collegata, me compreso che a stento piango quando defungono parenti.

- Sulla finalissima non si può dire che sia stata priva d'interesse, però si è capito dopo 5 minuti che il miracolo cinese non aveva margine per materializzarsi. La Cina annaspava per restare aggrappata, e il meno 10 dell'intervallo (43-33 con tripla asiatica sulla sirena) era un risultato lodevole, ma a inizio ripresa gli USA hanno girato non una ma dieci viti in difesa, al punto che la Cina non solo non riusciva a segnare, ma nemmeno a tirare perché si faceva intercettare i passaggi o scadevano i 24". Appena gli USA hanno ripreso ritmo al tiro da fuori, è calata la notte: 68-47 al 30' e oro in tasca. La Cina con dignità ha portato a casa uno scarto accettabile lottando sino in fondo (bene il torrione Xu Han e la razzente guardia Wu Tongtong), ma l'83-61 fotografa una finale impari.

- A'ja Wilson corona il suo 2022 da paura (già in tasca l'mvp di stagione regolare Wnba + titolo) prendendosi l'mvp (17,2 punti col 66% da 2); per una volta Stewart è "solo" quintetto ideale. Poi il pinnacolo Xu Han per la Cina, l'efficace anche se non stellare Talbot per l'Australia e l'aletta Carleton per il Canadà. Onestamente se ci fossero state 4 americane tra le top-5 c'era poco da obiettare, ma il collettivo era tale che c'è l'imbarazzo della scelta; però Kelsey Plum, seconda marcatrice di squadra e sempre elettrica, meritava.

- In un bilancio per continenti, dettano legge l'America e l'Asia/Oceania. Per il Nuovo Continente, a parte gli USA che sono fuori categoria, in attesa che il Sudamerica torni a dare segnali di vita, il Canada a parte le due debacles finali ha mostrato ottime cose, e ha la freccia in su ormai da un quinquennio; e Portorico ha sorpreso. Ripescata grazie al bando della Russia, la compagine isolana si è giovata della classica possibilità di attingere al serbatoio USA, inserendo (rispetto a Tokyo '21) due assi giovani come Mya Hollingshed ('99) e Ariella Guirantes ('97, quest'ultima top scorer del Mundial con 18,2 di media), che hanno fatto pentole, coperchi e l'intera cucina a gas, portando la squadra al massimo possibile (quarto di finale).
Quanto al settore orientale del pianeta, cioè le asiatiche più l'Australia, il doppio podio fa bilancio grasso. Le cangure, non solo col rispolvero di Jackson (che nel grosso delle partite è stata una componente marginale), ma con una buona organizzazione di squadra, hanno sopperito all'ormai cronica defezione del moloch Cambage. La Cina ha avuto una crescita impressionante negli ultimi anni, che andrebbe analizzata; di fatto si ritrova con una squadra giovane (la coppia di lunghe dominanti, Xu Han e Li Yueru, è del '99) ed entusiasmante per come gioca. E' come se in Asia ci fosse stata un'evoluzione tecnico-tattica improvvisa (cioè, è parsa tale a noi osservatori, ma evidentemente è il frutto di un lavoro nel tempo), per cui se prima vedevi buone individualità, anche fisiche, che però pagavano dazio sul piano della reattività, del sapere cosa fare in campo al di fuori di standard meccanizzati e un po' robotici (cioè sapevano fare bene 2-3 cose, eseguire 2-3 giochi, ma appena la partita andava fuori copione si perdevano), adesso invece sembrano sveglissime e ultra-sgamate. Valeva lo stesso discorso per il Giappone di Tokyo '21, che qui non s'è visto, forse per l'assenza del funambolo Machida, ma immaginiamo sia solo un passaggio a vuoto. Anche l'asiatica più debole, la Corea, ha fatto vedere cose interessanti, specie quando ha strapazzato la Bosnia con 37 punti della fromboliera Kang.

- Liquidando l'Africa, ahilei, in una riga (Mali capitato lì per caso, dopo il forfait della Nigeria), resta la nota dolente dell'Europa. Neanche un posto fra le prime 4 è una debacle storica. E non è stato per episodi sfavorevoli nell'eliminazione diretta, ma perché fin dall'inizio è apparso che le "nostrane" non ne avevano per fare strada lunga. Gli alibi non mancano: la Francia era all'anno uno di un ricambio generazionale (finalizzato a Parigi '24); la Serbia idem; il Belgio ha perso Meesseman in corso d'opera; la Bosnia non ha proposto quasi nulla di decoroso intorno a Jonquel Jones (e nemmeno lei alla fine ha potuto far molto), inanellando una serie di batoste. E se la Spagna è stata vittima del taglio delle squadre, la Russia è incappata nelle sanzioni ben note, proprio quando avrebbe avuto il duo Vadeeva-Musina ormai maturo per riportarla in alto.
Però, però... la sensazione è che l'Europa sia in fase di stagnazione: poche stelle nuove, poca innovazione sul piano del gioco, si ricorre alle naturalizzate (Gabby Williams, Anderson, Jones...) per mettere pezze, ma non basta. Servirà aspettare 2 anni per capire se è solo una sentenza occasionale o se è un ciclo sfavorevole, come a volte succede.
Il dubbio spiacevole è che l'Europa abbia perso la capacità di sviluppare talenti. E il pensiero va al Mondiale U17 del 2016: nel quintetto ideale ci furono Magbegor, oggi elemento importante dell'Australia (anche se forse leggermente sotto le attese), Xu Han, miglior centro di questo Mondiale 2022, e... Sara Madera, la quale aveva un anno meno di loro ma era sullo stesso livello, oggi decisamente no; temo neanche domani. Ma anche nelle annate che precedono di poco le '99-00 si fatica a vedere superstars europee come sono state le varie Gruda, Torrens, Petrovic (ora Vasic) nate a fine anni '80, o Meesseman ('93): pure la nostra Zandalasini è chiamata in causa. Tante buone giocatrici, per carità (Johannès, classe '95, assente a Sydney, possiamo considerarla anche super; ci sarebbe la belga Linskens, '96, ma non vale Meesseman), ma poche eccellenze assolute.

Nella foto: un tiro di Breanna Stewart in finale sullo sfondo dei 16.000 di Sydney.


 

domenica 9 ottobre 2022

Le prime evidenti conseguenze delle 4 straniere

Tra i pretesti che si sono sentiti la scorsa primavera per presentare come buono e giusto l'aumento delle straniere da 3 a 4, c'era pure quello che "così si possono ridurre le differenze tra grandi e piccole". Certo, come no. Oggi Schio, invece di dover tenere fuori una tra Mestdagh, Zahui, Ndour e Howard, cioè quattro califfe di livello internazionale, le ha potute mettere tutte insieme, di fronte a Crema che ha 3 straniere prese un po' come capitava l'occasione. La differenza diminuisce o aumenta?
Certo, uno può obiettare: è Crema che sceglie di non prendere la quarta straniera, se volesse potrebbe. Sì, ma sono soldi in più da tirare fuori, e poi non è che una quarta straniera così-così ti pareggerebbe il valore di una quarta straniera di Schio, che è super.
In poche parole è una riforma che non fa altro che aumentare dislivelli già enormi. Se Schio giocasse 40 minuti spingendo sull'acceleratore, vincerebbe di 50 ogni volta, tranne che con 4-5 avversarie (forse). Sono partite senza senso sportivo, come un match di boxe tra un peso massimo e un peso medio, per non dire piuma. Chi vince non è perché è stato più bravo nell'occasione (che sarebbe il senso dello sport) ma perché è fisiologicamente di un altro pianeta rispetto all'avversario.

domenica 2 ottobre 2022

Considerazione su Diamanti

 Diamanti è un fanatico integralista, con i lati positivi e negativi che ne conseguono. Per lui non cambia nulla tra essere punto a punto in finale scudetto o essere a +40 all'inizio dell'ultimo quarto alla prima giornata, vuole sempre in campo quelle che applicano meglio il suo gioco. Credo che sia già uno sforzo per lui "regalare" un paio di minuti alle panchinare fisse sul +50. E se fai una palla persa banale sul +70 dopo aver segnato 30 punti con 15/15 al tiro, ti urla dietro come se avessi causato la fine dell'umanità.
Chiaramente, se riesci a seguirlo fino in fondo, ti fa arrivare al margine estremo del tuo rendimento, là dove altri allenatori non riescono a spingerti. Per quello dico che ci sono dei pro e dei contro nel suo modo di allenare.

sabato 1 ottobre 2022

Supercoppa: l'ombra di Schio si allunga già sulla stagione

Sembrava tutto apparecchiato per il primo trofeo della Virtus femminile. Ma ci si basava sull'impressione delle due semifinali: superiore quella fatta da Bologna demolendo una Ragusa evidentemente non ancora addestrata alla difesa ferrigna modello-Diamanti (99 punti subiti con 37 canestri da 2); mentre Schio non è che avesse rischiato di perdere, contro una Lucca che pur avendo cambiato pedine ha mostrato lo stesso carattere dell'anno scorso, però aveva un po' viaggiato al minimo indispensabile, apparendo ancora un po' indietro nella costruzione del nuovo tessuto di squadra, al di là delle assenze di Mabrey e Howard.


E quindi si poteva azzardare un pronostico favorevole alla Virtus. Alla faccia. Nella palestrona di Alghero (davanti a un drappello di scledensi e al dinamico duo virtussino Zanetti-Baraldi; tribunette non vuotissime ma le 18 di mercoledì non era forse l'orario ideale per l'affluenza), la finale è stata a senso unico; ma per Schio. Un'asfaltatura devastante, persino avvilente per le "V nere" fatte nere. 28 punti di scarto, ma erano già 31 dopo 19 minuti.
E sì che Bologna partiva 0-6 in suo favore dopo 1'15". Poi succede che Schio segna un tiro dopo l'altro: prima Zahui e Verona da 3, poi Penna 4 punti in fila, poi Verona in coast-to-coast da tiro libero subìto (roba da far schiattare Ticchi) e ancora lei da 3, poi Ndour; ed è un 18-1 in 5 minuti. In questo lasso di tempo la Virtus attacca in modo orrendo, tra palle perse e tiracci; qualche tiro buono per la verità lo prende anche, ma non entra nemmeno quello (soprattutto con Laksa); il pressing a tutto campo non cava un ragno dal buco; e allora è inevitabile piombare in depressione.
Ma non sembrava solo questione di esecuzioni buone da una parte e scadenti dall'altra: il problema pareva a monte, e cioè le idee di Schio erano chiare, la Virtus sembrava non sapere a cosa aggrapparsi. Forse perché Verona e Sottana, con le rispettive diverse caratteristiche, hanno giostrato benissimo in regia, sicché ogni altro elemento faceva perfettamente la sua parte (pure l'ultima arrivata Christinaki: entra e segna al primo pallone toccato), mentre per Bologna non si capiva chi agisse da testa pensante e guida, con la conseguenza di sprofondare tutte nel marasma generale.

In realtà sul 23-11 a fine 1° quarto c'era ancora margine per cambiare verso alla partita; invece in modo forse ancora più inatteso (perché una falsa partenza può capitare, ma l'assenza totale di reazione no) calava la pietra tombale sulla partita, con un 23-4 per Schio nei primi 8'30" del 2° periodo, con la Virtus a realizzare solo dalla lunetta. Cioè 46-15 sul tabellone, pazzesco.
Il resto della partita ha avuto poco senso, se non per annotare che il massimo scarto è stato di 32 a circa 4' dalla fine; che Ndour si è presa il premio di Mvp con 21 punti dopo i 25 in semifinale; che Sottana chiudeva con 13 punti e 8 assist in 15'; che Bologna totalizzava il 26% da 2 dopo il 65% contro Ragusa.

Dunque quarto trofeo di fila per Schio in Italia; terza finale consecutiva vinta sulla Virtus. Il tutto giocando, mercoledì, con 5 giocatrici nuove su 10, di cui 3 in quintetto (Zahui, Penna e Ndour). Mentre dall'altra parte ce n'erano 3 appena strappate al Famila; ok, non contiamo Del Pero (4 minuti) ma André 2 punti in 28' e Laksa 8 con 3/12 dopo che lo scorso anno in ogni finale era stata una macchina da guerra.
Evidentemente il "know how" vincente di una società non è aria fritta ma qualcosa di tangibile. La Virtus avrà altre occasioni ma dovrà togliere il tappo prima che diventi un complesso come quello che ha, probabilmente, abbattuto Ragusa negli anni in cui duellava quasi alla pari con Schio ma quasi sempre perdeva.
Il messaggio per la stagione, lanciato da questa Supercoppa, può essere già inquietante per le rivali di Schio. Al di là dell'occasionale giornata super dell'una e pessima dell'altra, contando che devono ancora arrivare Mabrey e Howard mentre di là solo Rupert (più Barberis che era indisponibile stavolta), e guardando la profondità pazzesca del Famila di quest'anno, mentre per la Virtus c'è qualche elemento leggermente sotto il top, e ancor più per Venezia, Ragusa eccetera, si ha l'impressione che la pole position sia già stabile in mano alle solite arancioni. Tanto più se la mentalità sarà sempre così killer.

Chiusura su Zandalasini. 7 punti con 3/13 (ok, 5 assist) e il peggior plus/minus di tutte, meno 24. Obiettivamente, la differenza tra le due squadre è stata tale che nemmeno una sua prestazione brillante avrebbe invertito l'esito. Però se non mette la sua impronta in queste partite, se vaga anonima senza fare nulla di tangibile per frenare la valanga, il tutto quando doveva essere quella con più fame di tutte, perché dopo due finali perse era chiamata a dimostrarsi leader di una squadra a caccia del suo primo titolo, è inevitabile il sospetto che a 26 anni i suoi limiti siano più agonistici che tecnici. Anche se non saprei se classificare nel primo o nel secondo ambito il suo annoso difetto di non sapersi semplificare la vita; cioè sempre tiri complicati, roba che se entra si grida al capolavoro, ma vedi come fa una Verona, che in apparenza ha molto meno talento eppure è così efficace, sia pure non sempre come mercoledì, chiaro. C'è qualcosa di enigmatico in questo rimanere incompiuta da parte di Zandalasini, almeno se parliamo del massimo livello, quello che ci si attende da lei (e vorremmo che non fosse un peso). Ma ha ancora tempo per far cambiare idea a tutti.