sabato 1 ottobre 2022

Supercoppa: l'ombra di Schio si allunga già sulla stagione

Sembrava tutto apparecchiato per il primo trofeo della Virtus femminile. Ma ci si basava sull'impressione delle due semifinali: superiore quella fatta da Bologna demolendo una Ragusa evidentemente non ancora addestrata alla difesa ferrigna modello-Diamanti (99 punti subiti con 37 canestri da 2); mentre Schio non è che avesse rischiato di perdere, contro una Lucca che pur avendo cambiato pedine ha mostrato lo stesso carattere dell'anno scorso, però aveva un po' viaggiato al minimo indispensabile, apparendo ancora un po' indietro nella costruzione del nuovo tessuto di squadra, al di là delle assenze di Mabrey e Howard.


E quindi si poteva azzardare un pronostico favorevole alla Virtus. Alla faccia. Nella palestrona di Alghero (davanti a un drappello di scledensi e al dinamico duo virtussino Zanetti-Baraldi; tribunette non vuotissime ma le 18 di mercoledì non era forse l'orario ideale per l'affluenza), la finale è stata a senso unico; ma per Schio. Un'asfaltatura devastante, persino avvilente per le "V nere" fatte nere. 28 punti di scarto, ma erano già 31 dopo 19 minuti.
E sì che Bologna partiva 0-6 in suo favore dopo 1'15". Poi succede che Schio segna un tiro dopo l'altro: prima Zahui e Verona da 3, poi Penna 4 punti in fila, poi Verona in coast-to-coast da tiro libero subìto (roba da far schiattare Ticchi) e ancora lei da 3, poi Ndour; ed è un 18-1 in 5 minuti. In questo lasso di tempo la Virtus attacca in modo orrendo, tra palle perse e tiracci; qualche tiro buono per la verità lo prende anche, ma non entra nemmeno quello (soprattutto con Laksa); il pressing a tutto campo non cava un ragno dal buco; e allora è inevitabile piombare in depressione.
Ma non sembrava solo questione di esecuzioni buone da una parte e scadenti dall'altra: il problema pareva a monte, e cioè le idee di Schio erano chiare, la Virtus sembrava non sapere a cosa aggrapparsi. Forse perché Verona e Sottana, con le rispettive diverse caratteristiche, hanno giostrato benissimo in regia, sicché ogni altro elemento faceva perfettamente la sua parte (pure l'ultima arrivata Christinaki: entra e segna al primo pallone toccato), mentre per Bologna non si capiva chi agisse da testa pensante e guida, con la conseguenza di sprofondare tutte nel marasma generale.

In realtà sul 23-11 a fine 1° quarto c'era ancora margine per cambiare verso alla partita; invece in modo forse ancora più inatteso (perché una falsa partenza può capitare, ma l'assenza totale di reazione no) calava la pietra tombale sulla partita, con un 23-4 per Schio nei primi 8'30" del 2° periodo, con la Virtus a realizzare solo dalla lunetta. Cioè 46-15 sul tabellone, pazzesco.
Il resto della partita ha avuto poco senso, se non per annotare che il massimo scarto è stato di 32 a circa 4' dalla fine; che Ndour si è presa il premio di Mvp con 21 punti dopo i 25 in semifinale; che Sottana chiudeva con 13 punti e 8 assist in 15'; che Bologna totalizzava il 26% da 2 dopo il 65% contro Ragusa.

Dunque quarto trofeo di fila per Schio in Italia; terza finale consecutiva vinta sulla Virtus. Il tutto giocando, mercoledì, con 5 giocatrici nuove su 10, di cui 3 in quintetto (Zahui, Penna e Ndour). Mentre dall'altra parte ce n'erano 3 appena strappate al Famila; ok, non contiamo Del Pero (4 minuti) ma André 2 punti in 28' e Laksa 8 con 3/12 dopo che lo scorso anno in ogni finale era stata una macchina da guerra.
Evidentemente il "know how" vincente di una società non è aria fritta ma qualcosa di tangibile. La Virtus avrà altre occasioni ma dovrà togliere il tappo prima che diventi un complesso come quello che ha, probabilmente, abbattuto Ragusa negli anni in cui duellava quasi alla pari con Schio ma quasi sempre perdeva.
Il messaggio per la stagione, lanciato da questa Supercoppa, può essere già inquietante per le rivali di Schio. Al di là dell'occasionale giornata super dell'una e pessima dell'altra, contando che devono ancora arrivare Mabrey e Howard mentre di là solo Rupert (più Barberis che era indisponibile stavolta), e guardando la profondità pazzesca del Famila di quest'anno, mentre per la Virtus c'è qualche elemento leggermente sotto il top, e ancor più per Venezia, Ragusa eccetera, si ha l'impressione che la pole position sia già stabile in mano alle solite arancioni. Tanto più se la mentalità sarà sempre così killer.

Chiusura su Zandalasini. 7 punti con 3/13 (ok, 5 assist) e il peggior plus/minus di tutte, meno 24. Obiettivamente, la differenza tra le due squadre è stata tale che nemmeno una sua prestazione brillante avrebbe invertito l'esito. Però se non mette la sua impronta in queste partite, se vaga anonima senza fare nulla di tangibile per frenare la valanga, il tutto quando doveva essere quella con più fame di tutte, perché dopo due finali perse era chiamata a dimostrarsi leader di una squadra a caccia del suo primo titolo, è inevitabile il sospetto che a 26 anni i suoi limiti siano più agonistici che tecnici. Anche se non saprei se classificare nel primo o nel secondo ambito il suo annoso difetto di non sapersi semplificare la vita; cioè sempre tiri complicati, roba che se entra si grida al capolavoro, ma vedi come fa una Verona, che in apparenza ha molto meno talento eppure è così efficace, sia pure non sempre come mercoledì, chiaro. C'è qualcosa di enigmatico in questo rimanere incompiuta da parte di Zandalasini, almeno se parliamo del massimo livello, quello che ci si attende da lei (e vorremmo che non fosse un peso). Ma ha ancora tempo per far cambiare idea a tutti.

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