Premessa: “la volta buona” per quale risultato, parlando ovviamente di Eurobasket 2023? Per una medaglia o, come opzione di riserva, la qualificazione al Preolimpico 2024, che risulta essere - salvo smentita - appannaggio delle prime 5 dell’Europeo, oppure prime 6 se fra queste c’è la Francia (organizzatrice dei Giochi), com’è probabile. Non possiamo accontentarci di meno, del solito “né carne né pesce”, “abbiamo seminato per il futuro”, “tra due anni ci prendiamo la rivincita”.
Perché sì
- Non manca molto: nel 2017 siamo arrivati ai quarti, nel 2019 e '21 ci siamo fermati agli ottavi (o "barrages" che dir si voglia): abbiamo vissuto questi risultati con l'amaro in bocca ma in realtà indicano che non c'è un abisso tra noi e un risultato soddisfacente. Non è scontato qualificarsi sempre agli Europei per chi non fa parte delle "solite note" dell'elite, se guardiamo alla lista di chi rimarrà a casa. Lista di cui abbiamo spesso fatto parte nel decennio 2001-2011.
- Maturazione: il gruppo non è identico (ovviamente) a quello di due anni fa, ma è in forte continuità, a partire dal c.t.; non abbiamo dovuto ricostruire equilibri com’era avvenuto le volte precedenti. Gli elementi portanti sono nell’età giusta, non acerbe né in fase calante per invecchiamento.
- Lunghe: due degli elementi più migliorati sono sotto canestro: Keys e André, quindi il nostro reparto più debole non è poi così debole. C’è l’incognita su Cubaj; se arrivasse al meglio all’appuntamento il discorso sarebbe ancora più valido.
- Zandalasini: nelle sue giornate migliori, è all'altezza di chiunque in Europa; nelle sue giornate standard è comunque un riferimento.
- Motivazioni/unità di intenti: qui dovremmo essere al top, anche se lo diciamo quasi tutte le volte alla vigilia e poi finisce in lacrime perché “lo splendido gruppo” non basta. E anche se, come vogliamo vincere noi, così pure le altre, banale dirlo; però magari qualcuna ha la panza più piena e noi sicuramente no.
- Concorrenza indebolita: lo metto per ultimo ma questo per me è un punto fondamentale, anche se poi sarà da verificare sul campo. Di sicuro non c'è la Russia (che di solito arriva davanti a noi, quindi è come guadagnare automaticamente una posizione), non ci sono squadre medio-buone come Bielorussia, Lituania, Ucraina, la Bosnia se avesse avuto Jones. E le più forti sono in ribasso, come hanno mostrato i Mondiali, a meno che trovino una quadra veloce al ricambio generazionale (il che non è impossibile, soprattutto per Spagna e Francia, mentre sembra più difficile per Belgio e Serbia). Bisognerà vedere gli organici definitivi ma così a spanne, se dovessimo collocare l'Italia guardando banalmente al valore dei roster, non la vediamo sotto il quinto posto, tra le 16 qualificate.
Perché no
- Disabitudine alle alte quote: è passato talmente tanto tempo dall’ultimo grande risultato che ci manca il “know how” in materia. Anche se forse non ha senso estenderlo alle epoche precedenti questa generazione di giocatrici: il fatto che 20 anni fa o 15 anni fa siamo andati male non c’entra nulla con queste ragazze. Anche se forse l’eterno mantra di dover tornare a vincere dopo mille anni aggiunge pressione.
- Pochi test veri: questo è un elemento più concreto. Negli ultimi 2 anni, cioè dopo l’Europeo ’21, abbiamo giocato una sola vera partita punto a punto, con la Slovacchia all'andata, mentre le migliori tra le altre squadre hanno accumulato esperienza ulteriore tra Olimpiadi e Mondiali, oppure hanno avuto qualche partita più impegnativa rispetto alle nostre semi-inutili con Lussemburgo e Svizzera. Non vorrei che lo pagassimo quando, quasi di colpo, ci troveremo dentro la partita-spartiacque tra successo e fallimento e magari le gambe tremeranno e le triple non entreranno a pioggia come col Lussemburgo.
- Leader alternative: abbiamo tante giocatrici brave, questo non si discute, ma non elementi al livello di Zandalasini come leadership tecnica (non dico caratteriale), specie quando il livello si alza. Per intenderci, quello che sarebbe stata Sottana, e che forse sarà M. Villa in futuro se mantiene le promesse, ma non oggi. Non vorrei che nelle situazioni cruciali si vedesse un “palla a Zanda, pensaci tu”, cosa che porterebbe solo danni a meno di giornate di grazia assoluta della suddetta.
- Perimetro. Se il vuoto nelle lunghe si è in parte risolto, rimane un altro ruolo carente, di cui si parla solitamente poco: una guardia vera e propria, cioè una in grado sia di colpire da fuori sia in entrata, di cui Iagupova è il massimo esempio (lei peraltro non ci sarà), ma anche una Johannès, o la spagnola Conde (anche se quest’ultima forse è più ala piccola, ma comunque una perimetrale). Altrimenti succede che ci affidiamo troppo alle triple dei play. Per il tiro nel ruolo di 2-3 dovremmo avere Spreafico; non so se Penna rientrerà in qualche modo; e dubito anche su Pan, perlomeno con un ruolo determinante.
- Reazione alle avversità: il gruppo è storicamente emotivo e Lardo ha pregi, ma non quello (temo) di saper raddrizzare la barca quando le cose vanno male, a costo di attuare terapie d’urto (cioè stravolgere gerarchie, snebbiare con le cattive chi sta facendo male, eccetera), vedi la sua apparente passività durante la sciagura di 2 anni fa con la Svezia. Non so se siamo più vulnerabili sul piano mentale che su quello tecnico, ma rivedere scene come quelle di due anni fa sarebbe ben più doloroso che vederci battuti per semplice inferiorità tecnica.
Nessun commento:
Posta un commento