Intervista esclusiva di inizio 2007 con Meursault. Il patron del Comitato a ruota libera su basket, politica e questo forum.
- Com’è iniziato l’anno in casa-Comitato?
«Con la panza piena per i reiterati banchetti delle feste. Come tutti gli italiani, ci siamo distratti 30 secondi per l’esecuzione di Saddam e poi siamo tornati a rimpinzarci. Anzi, dirò una cosa di destra, ma la devo dire: l’Hussein non mi ha fatto particolarmente pena: ho ripreso a mangiare la macedonia senza troppi problemi».
- Ciò significa che il Comitato sta andando verso il disimpegno politico e il qualunquismo?
«Assolutamente no. È che nella nostra politica la panza piena è uno dei capisaldi, tant’è vero che i due grandi happening della Peluche League, a settembre a Chiaravalle e a novembre in via Bardolino, prevedevano un gigantesco banchetto comune».
- Parliamo dunque di Peluche League. Com’è il bilancio finora?
«Ottimo. Devo ringraziare innanzitutto i 10 patron, che oltre ad aumentare di numero hanno aumentato, se possibile, anche il coinvolgimento nel gioco. È un piacere competere con gente così... competente, anche se sono un po’ diviso: come “commissioner” della lega mi auguro sempre che ciascuno faccia del suo meglio, ma come patron delle Peluchers devo sperare in un fiasco generale dei nostri avversari... sebbene la mia innata sportività m’impedisca di speculare sulle disgrazie altrui.
- Quali sono stati gli spunti principali della stagione, a suo parere?
«Sono emersi quasi subito due dominatori, Back to the Future e Delio. Come aveva pronosticato anche l’acutissimo Nikkolo, le Futures sono la squadra più solida, anche se con l’assenza di Trevisan è un po’ sguarnito il reparto sotto. Delio dipende troppo da Laura Perseu, che è la top scorer assoluta ma non può fare sempre 25 punti. Per il resto c’è molto equilibrio, ancor più dopo il mercato di metà andata. Ogni settimana abbiamo due o tre team che vanno sopra le righe, la volta dopo altri due o tre. L’unico team al di sotto degli altri è Codue, ma anche lui sta crescendo».
- Una sorpresa e una delusione finora?
«Scintilla era la sorpresa iniziale, ma ora è in netto calo per la mancanza di play. Dunque dico Kikka, che ora sta andando a gonfie vele e comunque all’inizio teneva più che dignitosamente con una squadra giovanissima. E pensare che non voleva partecipare perché non sapeva chi prendere! Alla fine ha fatto un mezzo capolavoro, anche se i bilanci veri li faremo alla fine. Come delusione dico Tignuzzo e Mio Mao, anche se l’illustre parmigiano ha la scusante delle troppe assenze e il felino ha fatto un bel colpo di mercato con Maggi. Bisogna dire, poi, che entrambi hanno avuto delle perdite pesantissime durante l’estate, come Ngo Ndjock per Tignuzzo e Sottana e Ghiacci per Mio Mao. In generale, sta pagando dazio chi ha puntato molto sulle trevigiane, non solo per via dell’estromissione di Sottana e del “bluff” Giauro, ma anche perché le altre sono piuttosto discontinue, vincono poco e qualcuna è spesso requisita dall’A1 di Venezia».
- E sul Peluche Team cosa si può dire? C’è stato un periodo buio, con la contestazione del pubblico...
«Si sa, a Milano la gente ha la bocca buona, fischiano pure alla Scala... In effetti abbiamo avuto alti e bassi, ma come tutti. Il terzo posto in classifica generale è ottimo, francamente era impossibile andare oltre perché Back e Delio hanno un altro passo. Bisogna essere onesti e dire che lo squadrone dell’anno scorso, con Micovic, Arioli e Fumagalli insieme, era un’altra cosa: tre giocatrici con 20 punti e passa nelle mani. Ora l’unica vera bomber che abbiamo è Fumagalli, che però gioca in una squadra piena di bocche da fuoco e dunque può capitare che segni poco. Le altre, Calastri in primis, possono andare in doppia cifra ma non sono vere realizzatrici, e purtroppo nel nostro gioco contano solo i punti. Non ci sono giocatrici di cui io sia insoddisfatto, anche se Arturi e Rovida possono sicuramente segnare di più: semplicemente le potenzialità della squadra sono queste. Ogni tanto Marulli (che da quando è stata minacciata di taglio ha risposto alla grande), Pianezzola e Minervino tirano fuori buone prestazioni; Bonalumi e Caccialanza stanno diventando giocatrici “vere”, e inoltre siamo meno dipendenti dalle vittorie del Geas, avendo “differenziato” le provenienze. E poi anche l’anno scorso abbiamo finito terzi, che tra l’altro su 6 squadre vale meno che su 10 come quest’anno».
- Sarà, ma il pubblico gradisce meno: da 10.000 spettatori di media siete scesi a 9.990.
«E’ un dato che fa riflettere, ma stiamo pagando la perdita della “purezza etnica” della squadra. Si sa, Milano è una città di destra, un po’ razzista e quindi non tutti hanno gradito che quest’anno non abbiamo più solo giocatrici milanesi. Inoltre, la perdita di elementi come Vujovic e Filippi, che avevano grande appeal (chissà come mai) presso il pubblico maschile ci penalizza. Tra parentesi, Marcella Filippi in grande ascesa come appeal: tanto per stare a chi bazzica questo forum, Dafighter e Paperinik sono suoi grandi fans, e sospetto che non la trovino solo brava o “bella dentro”... Sull’estetica non voglio questionare, ma voglio almeno che la gente apprezzi la squadra meno spettacolare e più operaia che abbiamo quest’anno. Il sostegno del pubblico è indispensabile, perché con così tanto equilibrio basta poco per scivolare indietro. Dobbiamo difendere il terzo posto con ogni mezzo, lecito o illecito».
- L’equilibrio è segno di un livellamento verso l’alto o verso il basso?
«L’anno scorso c’erano più stelle assolute: gente come Bagnara, Ngo Ndjock, Sottana (sia pure solo nella seconda parte di stagione), Micovic... Inoltre, con 10 squadre anziché 6, è logico che le giocatrici migliori siano più sparpagliate, un po’ com’è successo nell’Nba degli ultimi 15 anni. Però in compenso, con un lavoro di “scouting” straordinario ad opera dei proprietari, tutte le under 22 valide in circolazione sono state prese (o almeno credo...), per cui il panorama è più completo. Il che si avvicina al nostro obiettivo, che, a parte l’aspetto ludico, è quello di parlare delle giovani giocatrici del campionato più “italiano” che ci sia, visto che ormai l’A1 è il regno assoluto delle straniere».
- A proposito, il Comitato sta portando avanti una battaglia contro l’eccesso di straniere nel massimo campionato...
«Battaglia è una parola grossa, tanto sappiamo bene che non serve a niente, se non a sfogarsi un po’. Tanto la gente sa già che le motivazioni sbandierate (aumentare la competitività delle nostre squadre in coppa, alzare il livello tecnico del campionato) sono solo un pretesto, e che il vero motivo è solo l’abbassamento dei costi. Infatti poi si vede che in Eurolega facciamo pietà comunque, mentre in Fiba Cup andiamo bene ma già in passato era così, ovvero il problema non è il livello medio ma l’eccellenza che manca. E poi la quarta straniera spesso è una ciofeca, perciò altro che innalzamento dello spettacolo. D’altra parte non si può neanche dare tutti i torti ai proprietari, se per il prestito di un’italiana devono pagare 10.000 euro e passa più l’ingaggio, mentre a una straniera dai solo lo stipendio. Inoltre siamo convinti che al pubblico “generico” non gliene frega niente se in campo ci sono 10 straniere o 10 italiane, ma solo che la sua squadra sia competitiva. Il vero motivo per cui il Comitato è sul piede di guerra è che l’aumento delle straniere va a colpire proprio la fascia di giocatrici a cui siamo maggiormente affezionati, ovvero le italiane di medio valore, sia quelle che in A1 ci sono già, sia quelle che potevano sperare di andarci prossimamente ma ora si vedono ridurre drasticamente le chances».
- Il 2007 è l’anno degli Europei di Chieti, ai quali molti guardano come se fosse l’ultima spiaggia del nostro basket femminile.
«Che ci sia molta attesa è vero ed è un fatto positivo, però non cambierà assolutamente nulla in qualsiasi caso. Il problema di fondo del basket femminile è che non riesce ad andare oltre la sua nicchia di appassionati, che sono molto fedeli ma sono pochi. Un po’ come la musica heavy metal, che ha grandi fans ma il grosso pubblico ne sta alla larga. Che poi alla fine è il problema del basket in generale, solo che nel femminile questa caratteristica è moltiplicata per 10 rispetto al maschile. E anche se l’Italia dovesse vincere gli Europei, cosa peraltro improbabile, al 99,9% degli italiani non importerebbe una mazza. Perciò stiamo rilassati, che le sorti del mondo non dipendono dagli Europei. Certo, sarebbe bello fare un buon risultato dopo anni che prendiamo solo pesci in faccia».
- Però il c.t. Lambruschi è oggetto di molte critiche.
«Si sa, l’Italia è un paese di commissari tecnici. Mi sembra che ci sia troppa gente in giro con i fucili già spianati contro Lambruschi, con pretesti che spesso trasudano livore personale più che veri motivi tecnici. Gente capace di godere se l’Italia fara fiasco, perché così potrà vomitare veleno sui forum, protetto dall’anonimato, e dire “l’avevo detto, io”. Si invoca la convocazione di questa o di quella (Ress, Zara, Bonfiglio, ecc.) come se fosse in grado di cambiare le sorti della nazionale. Ma io dico: avrà il diritto, Lambruschi, di portare la gente che ha lavorato di più negli anni scorsi per preparare questo appuntamento? La nazionale, a mio modesto avviso, non è la selezione delle migliori 12 giocatrici d’Italia, ma dev’essere una squadra vera, con stelle e gregarie in giusta misura. Tanjevic, ricordo, ha vinto gli Europei del ’99 convocando Myers, Fucka e Meneghin ma lasciando a casa Pozzecco e portando gente come Mian e Damiao. Perciò è inutile dire “Ress è più forte di Tizia”, “Bonfiglio è meglio di Caia”: il fatto che lo siano non implica automaticamente che siano più utili al gruppo. La nostra nazionale si basa su 4 giocatrici: Macchi, Masciadri, Ballardini e Dacic. Non avere una di queste sarebbe un problema, le altre no. Lasciamo lavorare Lambruschi e vediamo cosa tira fuori, tenendo presente, però, che di stelle di livello mondiale non ne abbiamo. E ricordiamoci la lezione di Aldo Giordani: mai prendere come oro colato i risultati, soprattutto quelli delle nazionali dove ti giochi tutto in 40-80 minuti, troppo pochi per essere un vero specchio del valore di un movimento».
- Ma perché, secondo lei, su Internet fioccano giudizi negativi su giocatrici, allenatori, dirigenti e compagnia? Possibile che non ci sia mai un fondo di verità in queste critiche?
«Sicuramente qualche rilievo coglie nel segno, e molti di quelli che scrivono sono competenti, però, come sempre, si ama troppo criticare il lavoro degli altri, spandere m... a destra e a manca. Da un lato è tipico del mezzo (cioè internet), e se non si discute non ci si diverte, però è proprio un vizio degli italiani trovare più gusto nel parlar male che nel parlar bene. Il problema principale, però, è che troppa gente prende sul serio quello che c’è scritto sopra: spesso ci capita di sentire qualche giocatrice, o parente, o allenatore (sebbene questi ultimi meno) che non si dà pace per quello che legge nei forum. Ma regazzì, qui il primo pirla che passa può scrivere liberamente, perciò che autorevolezza può avere della roba così? Come dice il sottotitolo di questo forum, il 90% sono parole a ruota libera».
- Allora sfruttiamo la possibilità di libero sproloquio e andiamo avanti. Anno nuovo, tempo di bilanci sul vecchio. Quali sono state le migliori partite del 2006?
«In assoluto Grecia-Stati Uniti 101-95, semifinale dei Mondiali maschili: colpi di scena, tanti canestri, confronto tra due scuole opposte, coinvolgimento emotivo con i greci in piazza a festeggiare. Il senso del basket condensato in una partita sola. Ovviamente, anche qui, gli espertoni parlano solo della crisi del basket Usa e non vedono invece quanto sia cresciuto il basket mondiale. Sto vedendo in questi giorni una videocassetta del Dream Team del ’92: la più grande squadra, okay, però sembra che giocassero contro dei principianti. Se uno vuol negare l’evidenza, faccia pure ma non gli credo più. Come miglior partita femminile, a parte quelle del Mondiale che purtroppo non ha visto nessuno, direi gara-5 di finale scudetto, Schio-Priolo, finita al supplementare con una grande Masciadri. Peccato che come al solito si è preferito parlare più delle polemiche che del gioco. Un altro vezzo italico. Per il basket di Milano e dintorni, senza dubbio il derby Geas-Carugate del 1° novembre: il massimo che si può chiedere a una partita di A2. L’adrenalina di quella partita mi è rimasta in circolo per un mese».
- Le novità dell’anno?
«Non è una novità ma una tendenza: dal punto di vista tecnico, l’aumento continuo della velocità di gioco e dell’uso del tiro da 3 punti, il che rischia di diventare preoccupante se dovesse crescere ancora, perché un difetto del basket maschile di oggi è che spesso si riduce a una “sparatoria” e non si vede una gamma completa di gesti tecnici. Se il femminile dovesse perdere il pregio di un maggior equilibrio tra soluzioni dentro e fuori, si ridurrebbe a una brutta copia del maschile. Fuori dal campo, la grande novità sono i video delle partite del basket femminile lombardo sul sito imbecilli.it: una rivoluzione, ora possiamo vedere Gaia Angelo e le altre più e più volte senza muoverci dalla scrivania di casa».
- Il 2006 è stato anche l’anno di un’amara sconfitta per la squadra del Comitato al torneo estivo misto di Binzago.
«Già, ma intanto, come dice il saggio, per perdere in finale bisogna saperci arrivare. Sarebbe stato un fantastico bis ma non è andata così. Comunque non ho niente da rimproverare a Maiorano, Rovida, Calastri e Angelo. Purtroppo qualche dettaglio non è filato per il verso giusto come nel 2005 e alla fine l’abbiamo pagato. Ma non mi è spiaciuto tanto perdere, quanto il fatto che a batterci sia stata una squadra in cui le ragazze, salvo “Sisa” Scarciello, facevano le portaborracce agli uomini, mentre la nostra scommessa era vincere dando il 50% dell’importanza alle girls. Se ci avesse battuto la squadra di Micovic o quella di Censini e Frantini, mi sarebbero girati di meno, a parte il fatto della contestazione di una parte del pubblico, sulla quale meglio non rivangare».
- Già, meglio passare al basket “indoor” e fare quindi un consuntivo delle squadre milanesi: noblesse oblige, cominciamo dal Geas.
«Be’, la parte finale della scorsa stagione è stata all’insegna del “6 politico”: senza infamia e senza lode, anche perché l’infortunio di Arturi è pesato. Adesso stiamo vedendo spunti più interessanti, ma i risultati sono in linea con l’anno scorso, ossia sul 50% di vittorie: peccato per 2-3 sconfitte di misura, perché con l’equilibrio che c’è nel girone bastava poco per essere lì a giocarsela con le prime. L’aspetto positivo è che la dipendenza da Censini e Frantini è diminuita: loro sono sempre le giocatrici-chiave, ma di volta in volta ce ne sono altre che si rendono protagoniste, con la grande novità Crippa, che ci voleva perché in Lombardia dall’88 in avanti non è che abbiamo molto, dopo le annate felici fino all’87. Ma anche una Ponchiroli che viene dalla B1, e una Kuzmaite che viene dalla B2: se riescono a rendersi protagoniste, sarà anche merito di chi le gestisce, no? Ovviamente, però, visto che lo sport nazionale è il “tiro al coach”, sento molte critiche a Signorini. Ma anche qui, vogliamo lasciar lavorare lui e il suo vice “Eo” Guzzi e fare il bilancio a fine stagione?
- Carugate è la grande novità di vertice di quest’anno.
«Già, ma i soliti sapientoni storcono la bocca perché pensano che basti mettere insieme Fumagalli, Arcangeli, Gottardi e Micovic per vincere tutte le partite di 30. Invece ne han perse 4 in casa, di cui 3 scontri al vertice pasticciando nel finale, ed ecco tutti addosso a coach Bianchi e alla dirigenza. Ma bisogna valutare la realtà nel suo complesso, non solo la parte che fa più comodo. Voglio dire che quelle 4 giocatrici è fantastico averle tutte insieme, anzi dico: finalmente c’è una società della zona di Milano che fa un mercato così ambizioso. Ma si trascura un dato fondamentale: Carugate è al terzo anno di A2, viene da due stagioni in cui ha lottato per la salvezza: non si diventa grandi dall’oggi al domani, si costruisce passo per passo con calma. La PentaMedia sta già bruciando le tappe, ma è logico che ci voglia un po’ prima che nell’intero ambiente si creino tutte le condizioni necessarie a portare all’A1. I soliti sapienti, poi, danno dei malati di mente ai dirigenti. Ma dimenticano che se certa gente è venuta a Carugate, è perché i dirigenti sono stati bravi a procurarsi le risorse necessarie coinvolgendo gli sponsor della zona, cosa che a qualcun altro non è riuscita. Peraltro c’è da vedere come si evolve la situazione di Gottardi, perché per impegni di lavoro ultimamente è a mezzo servizio e per il tipo di giocatrice che è lei, non mi sembra il massimo per la squadra».
- In B1 si va a gonfie vele, con Biassono in testa e Rho subito dietro.
«Sì, ottima Biassono che ha già 4 punti di vantaggio sulle inseguitrici. Dopo la delusione dei playoff mancati l’anno scorso, stavolta stanno facendo molto bene. Non hanno lunghe di ruolo ma sono tutte “atipiche” che sanno giocare sia da sotto che da fuori e nei finali salgono sempre di colpi. Mi fa piacere per le varie ragazze che sono venute al torneo di Binzago, come Scudiero, Zanon e Viganò, anche se è stata estromessa Bratovich che era un’altra habituée del torneo. Anche Rho va molto bene, ha il miglior reparto guardie con le ex Carugate Bosio e Bassani più varie altre, però ora sta pagando gli infortuni. Vittuone arranca nelle zone medio-basse, ma senza più Contestabile e Reali, più Delle Stelle non al meglio, era arduo ripetere il miracolo dell’anno scorso. Infine Usmate, per essere una matricola che non ha cambiato nulla dalla B2, se la sta cavando dignitosamente e in casa è temibile perché sono “tripliste” micidiali. A proposito, la promozione di Usmate è per noi l’”impresa dell’anno” tra le squadre milanesi di ogni categoria: a gennaio 2006 era a metà classifica, poi ha messo il turbo e ha sorpreso tutti con una squadra di ragazzine.
Nella B2 di quest’anno, per ora, sono al vertice soprattutto le squadre lariane: Mariano, Costamasnaga e Cantù, più Canegrate che è mezza milanese e mezza varesina. Bel campionato, comunque, tra l’altro con un grosso seguito di pubblico, il che è significativo per una quarta serie femminile: c’è quasi più gente a vedere Canegrate o Villasanta in B2 che la Comense in A1... Persino le due di Milano-città, Idea Sport e San Gabriele, hanno un discreto seguito».
- Però la classifica dell’Idea Sport è drammatica.
«Già, quella che per anni è stata la squadra cittadina numero 1 rischia di fare il doppio passo del gambero, visto che è in fondo con 1 vinta e 10 perse. Tristezza. Ma ora per fortuna dovrebbe tornare la nostra amata Chiara Lestingi, se non altro sarà utile sul piano emotivo. Ora il primato di Milano è al San Gabriele, che anche a livello giovanile ha effettuato il sorpasso. So che stanno cercando di smuovere qualcosa nelle istituzioni cittadine per poter avere una palestra in gestione o un terreno per costruirla, perché adesso sono costretti a pagare uno sproposito per le ore che raccattano qua e là negli impianti comunali, il che si riflette sulle quote “mostruose” che devono far pagare alle loro giovani. Purtroppo è un problema gravissimo, quello degli impianti, che riguarda un po’ tutti a Milano. Grida vendetta il fatto che negli ultimi anni stanno trasformando vastissime aree industriali in complessi residenziali, ma un fazzoletto di spazio per una palestra sembra impossibile da tirar fuori! A Dergano, un quartiere a nord, ci sono riusciti e l’hanno data in gestione alla Mojazza. I maligni fanno notare che la Mojazza è in orbita-Comunione e Liberazione, la quale come tutti sanno è assai vicina a chi governa Milano. Ma francamente non mi interessa: va benissimo quello che fa la Mojazza, ma vorrei vedere 10, 100 palestre come la loro, ricavata da un’ex fabbrica di cartone».
- Meglio archiviare questo tasto dolente e cercare qualche sorriso nei giudizi sul 2006 delle Favorite del Comitato. Alessandra Calastri va bene per cominciare?
«Come no? Tra l’altro è quella geograficamente più vicina a casa-Meursault. I primi mesi del 2006 per “Big Cala” sono stati ancora all’insegna del recupero da quel maledetto infortunio del 2004. Poi la cosa strana è che l’anno scorso sembrava che le lunghe non potessero, per legge, avere più di 20-25 minuti e 7-8 punti. Boh. Quest’anno alterna ottime prove ad altre incolori, ma la crescita c’è. Ci spiace quando gioca poco perchè fa 2 o 3 errori e il coach la panchina per Kuzmaite, ma d’altronde non è che la lituana non meriti. Il mio augurio per il 2007 è che diventi più “cattiva” perché il patrimonio fisico, tecnico e d’intelligenza c’è tutto, almeno per essere una protagonista in A2. Per l’A1 credo che al momento abbia lasciato perdere».
- E la sua compagna Nadia Rovida?
«Beh, come sempre il suo fascino è intatto, ma non credo che si offenda se dico che deve fare di più. L’ultima prova è stata incoraggiante, ora vediamo».
- Gaia Angelo?
«Ho il timore che in B2 possa solo ingrigirsi, non lavorare sui propri difetti, anche se con Varese lotta nelle zone alte. Ormai ha 21 anni e se non vuole restare una giocatrice “di categoria”, prima o poi dovrà salire. Ha il difetto di essere talvolta poco concreta, ma se ne vedono poche di ragazze, in tutte le categorie, che tirano regolarmente in sospensione come fa lei».
- Claudia Biscari?
«E’ la nota dolente di questa fine 2006: per il noto “esubero d’organico” ha giocato solo 3 partite. Ho ancora in mente le sue lacrime mentre assisteva dalla tribuna alla prima di campionato. Quella ragazza ha cuore da vendere. Siamo sicuri, ma proprio sicuri, che a Carugate serva meno di altre guardie dal nome altisonante, non dico per far spettacolo, dico per vincere? Nella salvezza della scorsa stagione il suo lavoro oscuro è stato fondamentale».
- Antonella Contestabile?
«E’ un anno chiave per lei, che speriamo veda più spazio nel girone di ritorno e poi una maglia azzurra con l’under 20. Per ora Montichiari deve assicurarsi la salvezza e sta andando più che bene: magari se si salva in anticipo potrà arrischiare un po’ di più la nostra. Spero che si chiarisca l’eterno dilemma se è un 3 o un 4, magari scoprendo che sa fare bene entrambe le cose. Del suo 2006 ricordiamoci comunque la promozione sfiorata con Vittuone».
- Roberta Colico?
«Divina, in tutti i sensi. Sta dimostrando che può fare tranquillamente la regista titolare in A1».
- Annalisa Censini?
«Oh, generale, mio generale. Che altro aggiungere? Quando la vedi giocare, la sua personalità ti impressiona, sono poche le giocatrici capaci di trasmettere qualcosa del genere. L’unico appunto è che ho spesso l’impressione che forzi qualcosa di troppo al tiro, anche se spesso deve pensarci lei perché le altre si tirano indietro».
- Michela Frantini?
«Il 2006 è stato l’anno della consacrazione di “Piccola Barkley” (ha accettato il soprannome, quindi ormai è ufficiale) tra le stelle assolute dell’A2. Il suo modo di giocare ci desta sincera ammirazione perché sembra capace di tirar fuori il 110% del suo potenziale. Un po’ come Censini, ma a volte sembra avere anche più classe. La sua prova contro il Geas a novembre è stata fantastica. Va detto che ha avuto anche dei passaggi a vuoto e d’altronde con la crescita di Crippa può capitare che lei abbia meno spazio e meno tiri. Comunque, tanto per gradire, è stata eletta miglior giocatrice al torneo di Binzago, il che, al di là di quanto possa valere un torneo estivo, significa che piace a chi la vede giocare, perché alla sua prima volta sull’asfalto dell’oratorio brianzolo ha incantato anche chi non la conosceva».
- Laura Fumagalli?
«Se fossi Dan Peterson direi: “ouh, che piacere veder giocare lei!”. Leggiadria, talento e impegno. Però c’è il grosso problema che se non segna da fuori o in contropiede, come può capitare, non ha molte alternative perché con quelle spallucce sottili non può prendere troppi contatti, il che la penalizzò nel suo tentativo in A1 due anni fa. Migliorata in difesa, comunque. Sembra fuori dalla crisi di inizio dicembre. Nel 2006 ha dimostrato, prima a Reggio e poi a Carugate, di essere una pedina importante per squadre di vertice».
- Madalene Ntumba?
«Vale per lei l’ultima frase detta su Fumagalli: lei a Siena e ora a Bologna, sempre nelle zone alte. E’ stata fuori parecchio per infortunio, ma è sempre la stessa: molta quantità, forte a rimbalzo, si procura tanti tiri liberi, un po’ basse le sue percentuali da due per essere una mezza lunga. Comunque in A2 è di prima fascia».
- Dunja Vujovic?
«A parte la fregatura che abbiamo preso col Peluche Team facendocela soffiare da Mio Mao, non si può che sperare in un suo pieno recupero fisico, che purtroppo in questo momento non sembra ancora completato. Quando abbiamo saputo che non era così grave il suo infortunio di inizio stagione, abbiamo tirato un gran sospiro di sollievo, però di fatto finora ha avuto solo qualche piccolissimo scampolo di partita. È la grande incognita in vista del 2007. Restiamo convinti che si tratti del maggior talento under 20 nel settore lunghe per la Lombardia, a parte Contestabile che però per molti è un’esterna».
- Ovviamente non può che chiudere con Masha Maiorano.
«Il suo obiettivo principale era rimanere in A1 e l’ha centrato, sia pure in extremis. Essere a Parma è sicuramente un’occasione da cogliere, tanto più quest’anno che la squadra sembra in grado di lottare per lo scudetto, oltre che per la Fiba Cup. È chiaro che il suo ruolo è quello di nona-decima con spazi occasionali, però lei lo sta facendo con molta consapevolezza e tranquillità, e questo va a suo merito. Qualche volta poi arriva una buona prova che fa morale e ci dà soddisfazione. Le fa onore anche il fatto di preferire un’A1 da gregaria in un grande club, lavorando molto per giocare poco, piuttosto che un’A2 da protagonista impegnandosi la metà. Non so quante lo farebbero al suo posto. Però credo che prima o poi le tornerà la voglia di essere una giocatrice determinante per le sorti della sua squadra, visto che ormai va per i 25 anni. Nell’estate 2007 ci saranno due squadre in meno in A1, le auguro di riuscire comunque a trovare un ingaggio, se è questo che vorrà ancora».
- I maligni dicono che i vostri rapporti personali non siano più quelli di prima.
«No, non è successo niente di particolare, semplicemente il passato si chiama così perché è passato... anche se non si dimentica. E poi comunque non è che ci fosse chissà quale rapporto. L’ultima volta che siamo andati a vederla di persona è stata emblematica: 30 secondi di saluto e via. Ma non voglio rivangare sulla storia che sono stato io a dare il suo cellulare al suo attuale boyfriend, anche perché presumo che alla fine se lo sarebbe procurato da solo. Per il resto è chiaro che avrà sempre qualcosa di speciale ai miei occhi, anzi il logo della Peluche League, che presenteremo a breve, è ricavato dalla sua immagine mentre palleggia sul campo dell’oratorio San Pio X, Molinello di Cesano Maderno, 1° luglio 2004: un po’ come il logo della Nba modellato sul mitico Jerry West. Però le cose cambiano col tempo, almeno credo, sicché, ripeto, il passato è passato».
- Un altro personaggio-chiave degli anni ruggenti del forum era Pruzzo. Cosa c’è stato realmente dietro il suo allontanamento?
«E’ stata una pagina dolorosa, ma il Comitato opera avendo come modello il Partito comunista sovietico dei tempi della rivoluzione, sicché è successo come quando Stalin e Trotskij si contesero il potere: lui ha perso e quindi è migrato verso altri lidi... Ma Meursault non è come Stalin e quindi Pruzzo non sarà raggiunto dai sicari in Sudamerica, anzi, come è noto lui è il responsabile del catering a ogni evento del Comitato, con diritti di rivendita sugli avanzi di cibo, sebbene ve ne siano ben pochi. E a suo tempo diedi pure a lui il cellulare di Masha, è giusto svelarlo al grande pubblico. Mi spiace che la partecipazione di Pruzzo non sia più come una volta, perché è una gran persona e un gran professionista, sebbene gli si imputi una certa pigrizia innata, ma lui ha scelto così e anche la politica ci ha divisi».
- A proposito di politica: in occasione delle elezioni della scorsa primavera, il forum si è trasformato più volte in un campo di battaglia tra posizioni opposte. Ne è pentito?
«Mica tanto. La competizione è stata aspra, e in quel momento sembrava la cosa più importante. Capisco che il moderatore Delio volesse porre un freno a tutto ciò, ma nella nostra filosofia il basket non è chiuso in un compartimento stagno, ma è spesso un pretesto per parlare della vita in generale, sebbene limitandosi ad alcuni casi particolarmente importanti perché siamo pur sempre in Basketcafè. Comunque è stata una scelta che ha pagato in termini di audience, anche se i picchi massimi li abbiamo raggiunti all’inizio di questa stagione parlando di basket, il che è decisamente meglio. Ma in quei mesi la gente voleva parlare anche di politica».
- Già, ma a cos’è servito? Adesso Romano P. è continuamente criticato e sembra sempre sul punto di cadere.
«Innanzitutto, grazie alla riforma elettorale escogitata dalla destra, e ora definita da loro stessi “una porcata”, è venuta fuori una maggioranza tirata per i capelli. Basta che schiattino due o tre senatori a vita che siamo spacciati. Poi non dimentichiamo che a capo dell’opposizione c’è uno che se domani raccontasse che il sole gira intorno alla terra (tanto per dirne una), tutti i suoi servi e i suoi mass media inizierebbero a ripeterlo all’unisono come una grancassa, e sentiremmo un sacco di gente convinta che “sì, in effetti Silvio ha proprio ragione a dire che il sole gira intorno alla terra, perché lui si è fatto da sé, ha sempre ottenuto grandi cose in tutto ciò che ha fatto e quindi se lo dice lui ci credo”. Son 13 anni ormai che sentiamo ripetere ritornelli del genere. Attenzione: io non sto dicendo che tutti quelli che votano Silvio B. sono lobotomizzati dalla tv, ma il punto è che basta un 5% di persone condizionate dalla tv nelle sue scelte politiche, che l’ago della bilancia pende in modo decisivo dalla parte di chi controlla la tv. E in Italia c’è ben più del 5% di persone condizionate dalla tv. Altro che “la sinistra padrona della cultura”: la cultura riguarda solo una ristretta minoranza di elite, mentre la tv è l’amica e maestra degli italiani dall’infanzia fino alla terza età. Chi nega questo, forse non vive nel nostro mondo. Ma con quelli che votano Silvio B. non discuto più, se si sentono rappresentati da lui, buon pro gli faccia.
- Però a volte sembra più la sinistra a farsi del male da sola, che la destra ad attaccare.
Infatti l’altro problema di fondo è che molti di sinistra si crogiolano nel loro eterno piangervi addosso e fare gli scontenti, vagheggiando mondi ideali che non esistono. Purtroppo si sentono molto a loro agio a fare l’opposizione “dura e pura”, meno a governare sporcandosi le mani se necessario. Ma allora a cos’è servito ripetere per 5 anni che bisognava fermare Silvio B.? Se gli italiani son sempre brontoloni, quelli di sinistra lo sono due volte tanto: ma pensate invece che siamo riusciti a battere Silvio B., l’uomo che ha 11 miliardi di dollari, 3 televisioni e che aveva messo i suoi manifesti giganti in ogni angolo di strada. E no, brontolano perché l’abbiamo battuto di poco. Ma cosa credevate, che fosse una passeggiata? Bush è stato rieletto, Chirac è stato rieletto, Blair pure, anche Aznar lo rieleggevano se non combinava quel pasticcio con le bombe di Al Qaeda spacciate per basche... eppure quelli là non hanno né una tv né tutti i soldi di Silvio B. Abbiam vinto appena dello 0,05%? Tanto meglio! È come vincere con un tiro allo scadere su sospetta infrazione di passi: godimento doppio.
- E quindi l’augurio per il 2007 qual è?
«Ovviamente, che ci sia ancora Prodi al governo il 31 dicembre, e poi, come detto, che la sinistra finisca di farsi del male da sola. L’augurio numero 3 è che la destra smetta di accreditarsi come paladina esclusiva dei valori cattolici in politica. Comunque, anche se fosse, vorrà dire che non sono più cattolico, ma per fortuna Gesù Cristo ha detto: “Non chi grida ‘Signore, Signore’ avrà un posto nel regno dei cieli”, eccetera. Il numero 4 è che gli italiani la smettano di fare i paranoici ogni volta che Silvio B., o chi altro, agita lo spettro delle tasse: è vero che già Machiavelli ammoniva i governanti di stare attenti, che agli italiani puoi fare qualsiasi porcata ma non devi dare l’impressione di “toccargli la roba”. Romano P. è stato davvero temerario a trasgredire questo precetto, mentre il suo avversario sa bene come toccare questo tasto e far andare in pappa il cervello a tutti, come quando tappezzò l’Italia di suoi faccioni con scritto “Meno tasse per tutti”. Io dico solo una cosa: ognuno faccia i suoi conti a fine 2007 e poi vediamo se saremo così in braghe di tela. Ma la verità è che abbiam tutti la panza piena da far schifo, anche l’anno prossimo mangeremo 12 portate a Natale e 10 a Capodanno, e il massimo dilemma degli italiani sarà se andare a Sharm el-Sheikh o a Ibiza. Perciò piantiamola di piagnucolare e forza Romano».
- Per questo forum, invece, che cosa prevede per il nuovo anno?
«Boh? Come al solito navighiamo a vista, senza programmi né obiettivi se non quello di parlare di basket femminile, il che sarà terra-terra ma è così. Finché qualcuno segue e partecipa mi sembra doveroso proseguire, se invece non rimarrà nessuno vedremo, se mi gira scrivo anche da solo, altrimenti ciao ciao e amici come prima. Ma torno a ringraziare chi scrive, chi segue e chi partecipa alla Peluche League perché sembrano prenderla molto sul serio, il che è un grave errore, ma ci fa piacere. A inizio stagione abbiamo toccato record assoluti di audience, ultimamente invece siamo tornati ai livelli dell’anno scorso, ma è normale anche perché purtroppo abbiamo potuto scrivere poco. Vorremmo rilanciare il “Pizza e coca Challenge” per giocatrici di A1 milanesi dal ’78 in poi: ne avevamo proposto il regolamento, tutto era pronto ma poi c’è stato un contenzioso con Masciadri che ha adito alle vie legali per partecipare, avendo in effetti i requisiti previsti. Stiamo studiando un cavillo per estrometterla, altrimenti vincerebbe su un piede solo e non ci sarebbe gusto. Per il momento, comunque, andiamo avanti con la Peluche League che ci stiamo divertendo».
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