A proposito di giocatrici effigiate su riviste di basket...
Tra il 2002 e il 2003 uscirono i soli 3 numeri (Dafighter, tu che c'eri, correggimi se sbaglio) di Black Jesus, "trimestrale di basket e cultura americana", come recitava la testata.
Hanno detto del famoso primo album dei Velvet Underground, quello con la banana di Andy Warhol in copertina, che lo comprarono pochissimi, perché era troppo "d'avanguardia" rispetto alla musica dell'epoca e non ebbe un adeguato battage commerciale; ma tutti quelli che l'hanno ascoltato si sono messi poi a fondare una band.
Ecco, con Black Jesus è successa la stessa cosa: l'hanno comprato quattro gatti, perché costava uno sproposito, era distribuito solo a Milano e dintorni (forse neanche) e aveva articoli fin troppo a ruota libera, "psichedelici", molto diversi da quello che si era letto finora in Italia: una roba di élite, insomma. Ma a tutti quelli che l'hanno letto, è venuta voglia di mettersi a scrivere di basket.
Come i Velvet Underground, visto l'insuccesso commerciale quelli di Black Jesus si sono sciolti dopo poche uscite. Poi alcuni di loro (ma non i due più geniali e mattoidi, ovvero Federico Buffa e Chiara Zanini, la Jimi Hendrix del giornalismo di basket) hanno ripreso qualche idea da lì e da altrove, gli hanno dato una bella patina "pop", commerciale, e hanno creato l'attuale Dream Team.
Ed ecco dunque, in omaggio contemporaneamente al Black Jesus che fu e al buon momento attuale di Carugate, oltre che ai numerosi fans della girl in questione, due foto ripescate negli archivi del Comitato, dal numero di febbraio 2003 (ma scattate l'estate precedente) di Silvia Gottardi testimonial per And1 in un playground di Venezia.
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