Non esageriamo, il Geas ha vinto 8 partite su 10 di campionato, nonostante varie assenze e acciacchi, e pure con un bel gioco: non avrebbe potuto farlo senza essere una squadra.
Diciamo che ora sta emergendo qualche problema di equilibri interni.
Non mi stupisco più di tanto: negli ultimi anni il gioco del Geas era completamente sbilanciato sulle esterne, con le lunghe a raccogliere le briciole dei tiri lasciati dalle piccole e a far manovalanza in difesa e a rimbalzo. Ora però hanno un pivot che non hanno mai avuto, la giocatrice forse più immarcabile del campionato. Chiaramente, per sfruttare al meglio il suo potenziale, le esterne devono fare un passo indietro. Dopo la "luna di miele" iniziale, probabilmente il nodo sta venendo al pettine. D'altra parte, ahò, la palla è una sola e nel Geas ci sono anche un terminale principe come Frantini, una giovane in prepotente ascesa come Crippa, una che ha scoperto di poter essere protagonista dopo anni di gregariato totale (Marulli), un play che pensa prima di tutto a far gioco ma che ogni tanto giustamente si prende i suoi tiri (Arturi).
Meno male che c'è una Ponchiroli che i tiri se li procaccia da sola con i rimbalzi d'attacco e una Calastri che se sbaglia i primi 2 tiri ci pensa 2500 volte prima di provarci ancora (ovviamente questo è un difetto, ma in questo caso è quasi un vantaggio per gli equilibri...). Ma quando torna Censini cosa succede, tagliano la palla a fettine per darne un po' a ciascuna?
Però non sono troppo pessimista, perché questo Geas è pieno di persone intelligenti, coach Galli in primis ma anche le giocatrici, perciò immagino che se la situazione diventerà a rischio, troveranno il modo di risolverla.
Dico semplicemente che quest'anno per il Geas ci sono tutte le condizioni (giocatrici, tecnico, presenza di uno sponsor, livello forse inferiore al passato delle avversarie) per fare una stagione di vertice, a differenza delle ultime due di medio cabotaggio, e quindi non avrebbe senso sciupare l'opportunità con eventuali discordie interne, che siano personali o solo tecniche.
L'esempio di Costamasnaga nel gestire la presenza di un "crac" come Rios l'anno scorso è stato... esemplare: c'era un gruppo di solide giocatrici italiane che ha accettato di fare un passo indietro per far sì che Rios e l'altra straniera Drew fossero un valore aggiunto e non un elemento di disgregazione del gruppo, a costo che tutti gli elogi se li prendessero loro e che tutti dicessero: "Bella forza che vincete, avete Rios". Così facendo hanno dominato il campionato e dopo anni di piazzamenti sono salite.
Dice: ma quella era la B2, quindi più facile per le ragazze di Costa accettare di rinunciare a qualcosa in favore di Rios. Non ne sono così certo, perché anche in B2 le giocatrici hanno il loro orgoglio e la loro voglia di essere protagoniste.
Ma poniamo che sia valida l'obiezione. Allora cito a esempio la grande Milano (maschile) dell'84/85: campioni come D'Antoni, Meneghin, Premier, Russ Schoene, quando arrivò Joe Barry Carroll che era una stella dell'Nba e un carattere potenzialmente a rischio, seppero accettare un ruolo meno da protagonisti pur di sfruttare al 100% l'arma di un pivot come nessun altro l'aveva in quel campionato. Così Carroll non andò mai per conto suo e, dopo un periodo iniziale di adattamento, capì che non era capitato in mezzo a delle chiaviche ma a dei super compagni e giocò in perfetta armonia con la squadra.
Risultato: vinsero lo scudetto in carrozza e pure la Coppa Korac. E furono vittorie del collettivo, non solo di Carroll, anche se logicamente lui era l'elemento più in vista. E' una storiella della mia infanzia, sapete com'è, ho qualche capello grigetto, certe giocatrici del Geas attuale non erano nemmeno nate... Ma credo possa valere ancora il discorso.
Ahò, sia chiaro che questo è un appello "preventivo", nel senso che non mi risulta sia successo niente di sconvolgente dentro questo Geas. E poi, come dicevo, gli appelli alla calma e gesso portano sfiga.
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