Tuttavia l’utente Duepuntozero (il quale negli ultimi giorni ha criticato Schio perché dà troppo la palla al pivot e Costa perché dà troppo poco la palla al pivot: ma giustamente ci ricorda che la virtù sta nel mezzo) quando dice
Ecco perché sia nella stagione scorsa sia quest'anno, Costa ha giocato alcune partite "mangiandosi" addirittura le sue avversarie. Quelle di fascia medio bassa. Quando l'orchestra entra nel flusso ("flow", diciamo meglio noi Templari) sono cavoli amari per le sventurate.
Poi però ci sono due varianti: 1) la cattiva giornata delle costensi; che naturalmente capita, non si tratta di macchine; 2) dall'altra parte c'è una squadra cazzuta che o sa impedire la frenesia fromboliera costense o sa che cosa fare dei possessi in più in attacco. E allora cominciano i guai. Se c'è una cosa ondivaga, nel mondo del basket femminile, è proprio la percentuale del tiro da tre. Ci sono giornate che proprio non entra mai. O molto meno. Gli esempi costensi sono tanti. Lì cominciano molti problemi non sempre di facile soluzione. La discontinuità è il risultato finale.
mi pare rimasto indietro allo scorso anno, quando in effetti Costa bastonava sovente le medio-scarse salvo poi cedere troppo spesso negli scontri diretti. In questa stagione, in realtà, Costa ha avuto una continuità di risultati quasi pari a quella del Geas, modello di continuità per eccellenza; e non ha avuto un differenziale di scarti, fra partite facili e difficili, superiore a quello della compagine sestese, alfiera del giuoco classico.
Costa, nella regular, ha fatto 2-0 con Alpo, 1-1 con Crema, Castelnuovo e Milano, 2-0 con Vicenza, Marghera e Udine, ovvero l’identico ruolino del Geas contro le squadre della fascia-playoff, con la differenza che le sestesi ne hanno persa una con Alpo e vinte ambo con Milano.
I 6 punti in meno in classifica si sono creati con i due scontri diretti (di cui uno a posizioni già decise) e con la sconfitta a Bolzano, cioè una squadra di zona-salvezza. Tutte partite perse dalla compagine masnaghese nell’ultimo minuto se non all’ultimissimo tiro, così come a Milano e a Crema.
Ma non per colpa del tiro da 3 (anche se, certo, uno può pur dire “se tiravano meno da 3 e davano più la palla a Mahlknecht le vincevano di 10 o di 20”; ma allora io dico “se c’era Visconti nell’ultimo mese certe partite non le perdevano”), bensì per reiterata incapacità di risolvere le partite punto a punto. Il che è una grave pecca ma non è questione di tiro da 3 né di discontinuità.
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