martedì 21 maggio 2019

Promozione Costa (segue)

Qualche ora fa ho scritto la cronaca di ciò che avrei visto nella sua interezza se fossi stato presente e seduto come un cristianaccio normale. Ma per essere seduto avrei dovuto giungere almeno mezz'ora prima dell'inizio, nel palazzetto masnaghese appollajato su una collina, il quale non ha capienza siderale: 300 e rotti. Se c'era il doppio della gente, sabato, non mi stupirei (ma contarli non sarà mai possibile). Arrivando, per inderogabili motivi, a due minuti dalla fine del 2° quarto, mi ritrovavo in una bolgia dantesca, un sovraffollamento da treno delle Ferrovie Nord, con gente una sopra l'altra, almeno 3 file in piedi e chi stava dietro vedeva il campo come si può vedere il mare dall'ultima fila di una spiaggia di Riccione, cioè piccoli frammenti che ogni tanto appaiono da casuali spiragli nella calca.

Una persona di senno, non potendo giungere in orario, sarebbe rimasta a casa, guardandosi comodo la diretta di Sportitalia. Ma volevo esserci nel momento dell'estremo assalto alla gloria da parte di un club che ho seguito nella buona e nella cattiva sorte, e per cattiva sorte non intendo l'allucinante k.o. con Alpo di 12 mesi fa, quella è robetta, bensì quando, nel 2012/13, in seguito al trambusto societario del Geas di cui era divenuta satellite, Costa s'era ritrovata con discrete pezze al didiè, salvandosi in extremis dalla retrocessione con chi? Con il giovane Gabriele Pirola, che sembrava catapultato per caso, perso per perso, e invece è diventato il condottiero della grande ascesa; o meglio, lui sul campo e Bicio Ranieri come factotum che tira ogni filo. In questo lasso di tempo ho visto Costa diventare la prima potenza giovanile d'Italia e scalare i gradini delle categorie senior, dai bassifondi dell'allora "A3" all'elite dell'A2. Mi mancava solo di veder coronato tutto ciò con l'ascesa nell'empireo dell'A1.

Sopportare qualche disagio, insomma, era sacrosanto. Escursione termica impressionante fra gli 11 gradi dell'esterno, in questo maggio subpolare, e i probabili 30-35 dell'interno, nella tonnara di corpi che si respirano addosso. Già sentivo odori preoccupanti di gente sudata.
Dopo aver assistito agli ultimi 2 minuti del 2° quarto dalle scale vicine all'ingresso principale, transumavo nell'intervallo alla ricerca di spazi. Le uniche postazioni per operatori mediatici, apparentemente, erano accaparrate da Sportitalia: in un angolo a bordo campo i commentatori, in cima alla tribuna centrale (nonché unica) la telecamera principe. Attraversando le gradinate inciampavo giustappunto in una specie di borsone piazzato dal cameraman per delimitare il suo spazio. "Secondo lei, cosa l'ho messo a fare?", mi chiedeva costui dopo il cozzo, che lo costringeva a rimetterlo a posto. :ph34r:

Non mi fossilizzavo in una discussione, in quanto erano già passati 2 dei 10 minuti d'intervallo, il lasso di tempo in cui potevo migliorare la mia postazione, magari approfittando di chi era sciamato fuori a fumare o semplicemente respirare. Ma i brianzoli non sono mica fessi: s'era mosso il 10% scarso. Gli altri tutti inchiodati al loro inestimabile posto con vista-campo. Tentavo allora una sortita sulle scale del retro, da cui s'arriva all'accesso posteriore sul campo. Lì all'esterno s'era piazzato il furgone di Sportitalia, la cui postazione intravedevo al di là della porta a vetri, purtroppo chiusa dall'interno. Inutili i tentativi di farmi udire bussando: più facile sentire uno che parla a bassa voce in autostrada, piuttosto che i miei colpi sulla porta in mezzo a quel bordello.
Tornavo quindi di sopra, incuneandomi tra la folla nella balconata del lato opposto all'ingresso principale (quello vicino alla panchina di casa, per intendersi). Terza o quarta fila in piedi, dietro un canestro, visuale libera su circa un quinto del campo. Con un po' di mestiere e il play-by-play sul cellulare ricostruivo comunque la maggior parte delle azioni. Ma le condizioni erano atroci.

Come un miraggio, scorgevo d'un tratto, sulla balconata opposta, una postazione-tavolo cui erano sedute alcune sagome fra cui quella che, ero quasi sicuro nonostante la distanza, era la madre di Masha Maiorano, che conosco da 15 anni suppergiù (sia l'ex gloria del basket italico, sia sua madre, intendo).
Con coraggio leonino decidevo quindi, nell'intercapedine di 2 minuti fra fine terzo e inizio 4° quarto, di transumare nuovamente, passando dall'esterno del palazzetto, sino alla balconata opposta, lato panchina ospite, in cerca del salvifico tavolo cui sedersi in virtù del ruolo d'operatore mediatico.
Fendendo la folla, giungevo appena in tempo alla suddetta postazione. Lì, visione celestiale, m'accorgevo che non solo la madre di Masha Maiorano era in quel punto del carnaio, ma pure la figlia, attualmente trasferitasi a Bologna per scelta di vita. E non solo l'antica musa ispiratrice di questo forum era colà, ma anche un "parterre deluxe" comprendente le sorelle Mistò e Sara Polato, altre ex-Costa, reduci da una sfortunata stagione a Varese.

L'euforia di tali visioni non m'impediva di constatare, con scorno, che il tavolo era una fregatura: c'era sì da sedersi, ma sedendoti non vedevi veramente un cazzo, in quanto lo striscione di uno sponsor copriva tutta la ringhiera della balconata in quel settore. In pratica si scorgeva a malapena la metà opposta del campo. Il tavolo, insomma, serviva solo come deposito per appoggiarvi materiale (infatti trovavo una tortina alla fragola, mangiucchiata), oppure per crollarci sopra in caso di malore.
Mi ricavavo quindi una nicchia in piedi, tutto sommato sopportabile, da cui assistevo all'ultimo vibrante quarto. La fuga di Costa a +13, il rimontone di Alpo, il finale-thriller con la frustata di Frustaci che fa lo scalpo ad Alpo, e l'estremo disperato tentativo di Galbiati. Poi la festa ch'esplodeva. Nell'osservarla dall'alto, sottolineavo a Maiorano: "I primi mattoni di questa promozione li hai messi anche tu". E valeva, ovviamente, anche per le altre ex, comprese quelle dei tempi più remoti della scalata, ad esempio quelle che nel 2007 vinsero la B regionale con la leggendaria Yadi Rios.

Passati alcuni minuti, calmato ogni stress, scendevo anch'io nella festosa calca, dove mi complimentavo con coach Pirola e il suo vice Pierangelo Rossi detto Pier Rossi, il patron Fabrizio Ranieri detto Bicio, e incontravo, rullo (o Rulli) di tamburi, il grande Carlo Besana, utente di lunga data di questo forum, ex patron di varie società liguri ma anche, tre decenni or sono, proprio di Costa. E ora commosso nel vedere il suo antico club tornare in A1 dopo una generazione.
Momenti belli, indubbiamente. C'era, sia nell'incontro con Maiorano e le altre ex, sia in questi personaggi di varie epoche di Costa, ma anche in tutto lo sciame di gente in festa sul parquet inondato di coriandoli, spumanti, pezzi d'ogni materiale, quel lato umano e quel senso della costruzione di una storia negli anni, che la nostra A2 femminile sa regalare.

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