giovedì 26 luglio 2012

Diario (114)

 Dal 16 al 26 luglio


--> Se fino a poco tempo fa mettevamo la firma per un sesto posto (ma a volte, anche per una permanenza in Division A), e adesso invece resta qualche piccolo rimpianto per una finale persa, vuol dire che un salto in avanti lo abbiamo fatto. Oppure un ritorno al passato, giacché potenza giovanile eravamo e potenza giovanile siamo tornati a essere. Quattro medaglie in 5 estati (e magari potremo aggiornare il conto, entro fine agosto) non sono episodiche, né il frutto di una singola annata fortunata o di un singolo allenatore taumaturgico, bensì certificano esattamente questo: l'Italia è, nell'anno 2012, una delle maggiori forze di basket giovanile femminile d'Europa. Dall'annata '92 all'annata '96, ovvero tutte quelle impegnate quest'anno nelle tenzoni continentali (o mondiali) siamo in grado di giocarcela per il vertice.
Su quali siano le cause di tale passo avanti, probabilmente impensabile nella notte buia che regnava fino al 2007 compreso (o meglio, notte che s'era vagamente rischiarata rispetto a qualche anno prima, perché dalla zona retrocessione c'eravamo avvicinati alle prime sei/prime dieci, insomma poco sotto la crema), il dibattito ferve e non c'è probabilmente un'unica risposta valida. :unsure: Di sicuro s'è lavorato meglio che in passato, da parte di tutti, e sono emerse ragazze più competitive delle sorelle maggiori, o che, quantomeno, hanno imparato a non sentirsi battute ancor prima di cominciare dalle varie Spagna, Francia e Russia, precedentemente intoccabili dalle nostre. Poi, magari, come capita a noi di avere un ciclo positivo, così magari a qualche altra nazione sta capitando una serie d'annate meno competitiva. Fisiologico. Sarebbe anche un argomento utile a chi s'arrampicherebbe su qualsiasi vetro pur di non riconoscere alla federazione qualsivoglia merito in questi risultati. Boh, può darsi che non ne abbia, in effetti; però se ha colpe quando i risultati non arrivano, deve pur avere qualche merito quando arrivano; altrimenti, niente meriti, niente colpe.
Il "Corriere della Sera", ricordiamo, vergò lo scorso 16 maggio le seguenti sferzanti parole: "La Federazione (...) si lava la coscienza sprecando qualche euro per iniziative decotte come College Italia o i vari progetti Azzurrina, che assicurano posti ai federales ma pochi risultati". Orbene, può darsi che i "federales" siano dei marcioni, parassiti e quant'altro, come suggeriva tale articolo, tuttavia dopo la quarta medaglia in 5 anni vorrei capire sulla base di quali criteri sia ancora lecito affermare che College e Azzurrina abbiano portato pochi risultati, visto che tra le loro massime finalità c'era il miglioramento delle giocatrici da nazionale giovanile e quindi dei piazzamenti delle rappresentative azzurre. Va be', magari i prossimi appuntamenti andranno da cani per le nostre, così gli sfascisti ritroveranno fiato per le loro trombette.

--> Ma parliamo di questo argento della Nazionale Under 16 di Riccardi, anche se attendiamo per tutti i dettagli il resoconto dei reduci, tra cui il cronista principe Ezio Parisato (a proposito: grande soddisfazione per lui, la croata Misura è stata eletta dal sito della Gazzetta "miss Olimpiadi", ovvero la più gnocca dei Giochi: lui la scoprì già 5 o 6 anni or sono in qualche Europeo giovanile). :D Il motivo per cui può rimanere un po' di rammarico, dicevamo all'inizio, è che la Spagna, nostra dominatrice in finale (70-49), l'avevamo tramortita con identica moneta (67-48) nella primissima partita dell'Europeo di Miskolc. La Spagna, poi, ha rischiato seriamente di uscire, mentre noi, metabolizzato senza danni lo scivolone con l'Olanda, infilavamo con autorità Rep. Ceca, Croazia e Francia (con quest'ultima, partenza pessima ma straordinaria reazione), e demolivamo la Slovacchia nei quarti (75-36).
In semifinale ci scontravamo col Belgio, anch'esso potenza emergente (argento U16 e oro U18 lo scorso anno). Un duello interessante anche sul piano tattico. Il Belgio ricorreva sovente al pressing, l'Italia attuava una "1-3-1" nel momento dell'allungo-chiave, inizio 3° quarto, quando lo scatenarsi del duo Zandalasini-Tagliamento (17 e 16 punti su 58 della squadra) favoriva il break spacca-partita sul +15 al 30' e +19 a inizio ultimo quarto. A quel punto il Belgio si lanciava in un pressing con quintetto a 5 piccole mordaci (reinserivano, senti la raffinatezza, le lunghe in fase d'attacco per poi toglierle quando difendevano), che le riportava fino a -6, ma non tanto da metterci a rischio; finiva 58-50.
Medaglia dunque al sicuro, con la speranza che fosse la più pregiata. Stavolta però la Spagna era un'altra cosa, e la finale non ha avuto storia. Ci hanno seppelliti di triple e altri colpi assortiti, e sul 40-20 all'intervallo, salvo miracoli non c'erano più gatti per trippa. Nel 3° quarto s'accendeva Zandalasini, che finirà con 19 punti, 12 rimbalzi e 4 assist, una prestazione davvero a tutto tondo, ma che non bastava a ridurre la mattanza. Un -21, frutto di una serata storta nostra quanto brillante delle avversarie, che inevitabilmente sul momento brucia: non solo per il discorso dell'aver già battuto la Spagna, ma perché, come spiegavano gli italici alfieri del calcio dopo aver preso 4 pappine dagli iberici nella recente finale europea, quando arrivi in finale ma prendi ceffoni, lì per lì ti resta più l'umiliazione che l'onore dell'argento (personalmente tenderei a confermare, avendo una volta perso una finale di 40 punti, ovviamente non europea...: l'ideale è perderla di una decina-dozzina: se perdi di uno crepi di rimpianti, se perdi di 30 ti deprimi). Tuttavia siamo certi che, passato qualche giorno, prevarrà la soddisfazione, anche perché quando hai 16 anni è lecito immaginare che avrai molte rivincite da prenderti e intanto sei già a buon punto...

--> Questa Nazionale '96 ha dimostrato di essere un gruppo profondo e di talento, ma su tutte si staglia ovviamente Cecilia Zandalasini, eletta Mvp dell'Europeo con medie di 15 punti e 9 rimbalzi circa. Dove può arrivare questa ragazza? Sembra che qualsiasi evento cui partecipa fin dalla nascita, comprese le gare di mosca cieca all'oratorio di Broni quando aveva 6 anni, la veda vincente o almeno in medaglia, Mvp o almeno nel quintetto ideale. A 16 anni ha un palmarès che gente di 30 anni si scorda. Cinque scudetti giovanili (anche se l'ultimo, ahilei, dalla panca perché infortunata), una serie ancor più lunga di titoli regionali o provinciali (compresi quelli a Broni con i maschi), due medaglie europee, allori individuali eccetera. Sembra avere il fisico, le mani, il carattere (cioè il rendimento sotto pressione), persino il sorriso giusto per essere una giocatrice di vertice. Stiamo cauti ma era dai tempi di Sottana, come già dicemmo, che una nostra esemplare non suscitava attese simili. Ma meglio di Sottana, lei ha saputo diventare Mvp di un Europeo. Anzi, a ben pensarci Sottana lo fu, Mvp: ma dell'Europeo U18 di Division B nel 2006. E questo dà l'idea del passo avanti che abbiamo fatto noi come Italia e di cui le nuove stelle, come Zandalasini, si giovano: perché a predicare nella mediocrità, ovvio dirlo, si cresce meno che ad essere la migliore in una grande squadra. :yes: Zandalallero, Zandalallà.

--> Sono questi i momenti in cui si sente ancor più acuta del solito la mancanza di Superbasket. "Si sente", almeno dal mio punto di vista, perché tra gli addetti ai lavori non ho l'impressione di percepire tutto questo rimpianto. Perché, tanto, lo sappiamo, loro sanno già tutto tramite internet, al quale ormai ci si può collegare 24 ore su 24 grazie agli smartphone e ai tablet, anche se sei in vacanza in Zimburgo o in Pupponia. :wacko: A questa visione miope, però, sfugge (e lo si capisce proprio quando c'è qualche grosso evento come una finale scudetto o una medaglia giovanile) che possiamo discutere sulla qualità della rivista, ma non su almeno tre dati di fatto per cui una pubblicazione come Superbasket era fondamentale: a) poter conservare una memoria dei momenti più importanti molto più tangibile delle evanescenti pagine internet; b) avere, per modici 3 euro settimanali, qualcuno che ti filtra le notizie (anziché il magma informe dei siti internet, dove un'unghia incarnita ha la stessa rilevanza di una bomba atomica) e le commenta con un minimo di autorevolezza; c) ottenere per il femminile una vetrina presso chi del femminile non è frequentatore abituale. Della chiusura di SB, hanno notato gli stessi ex giornalisti della testata, i più danneggiati sono quelli che fanno parte del "basket minore": perché la serie A maschile e l'Nba, tanto, una loro visibilità ce l'hanno comunque; ma del resto del movimento, chi parla più, se non la Gazzetta ogni morte di papa?
Prendiamo l'appassionato generico di basket: chi di costoro si prende la briga di scartabellare il web alla ricerca di notizie su partite e personaggi dei dilettanti maschili e delle donne? Oltretutto, non c'è solo l'avanguardia iper-tecnologizzata dai 20 ai 40 anni, in giro, ma anche molta gente che internet lo bazzica ancora poco, tantomeno è disposta a perdere ore per scandagliare articoli sulle donne. Ma se questi gli erano presentati sulla rivista, insieme a ciò che gli interessava di più, lo leggevano, foss'anche per sbaglio, e magari qualche barlume d'interesse gli rimaneva. Era come essere dei piccoli negozianti con una vetrinetta sia pur misera in un grande centro commerciale: tra migliaia di frequentatori, qualcuno che si ferma da te lo trovi. Perdere questa "vetrinetta" vuol dire perdere seguito. Ne sono sicuro. Io, per esempio, non avrei mai saputo nulla del femminile fino al 2000 o giù di lì, se non avessi potuto leggerne spizzichi e bocconi su Superbasket una volta alla settimana. Lettori di questo tipo, sul numero che sarebbe uscito in questi giorni, avrebbero trovato che l'Italia U16 ha vinto l'argento e qualcuno di loro avrebbe detto: "Toh, però il femminile ogni tanto qualcosa di buono lo combina. E interessante quella Zandalasìni... o si dirà Zandalàsini? Boh, comunque non male". :o:
Vorrei che si riflettesse su questo, invece di guardare solo dal proprio limitato punto di vista di super-addetti ai lavori che non avevano bisogno di leggere "Big Roberto" Lurisi per sentirsi informati. :angry:

--> Altro motivo per cui sarebbe stato prezioso avere Superbasket, in questi giorni, è che domani (venerdì 27, con la cerimonia d'apertura) iniziano le Olimpiadi di Londra e nessuno è in grado di presentare dignitosamente il torneo femminile. Anche se, in realtà, da presentare sembra esserci poco: basterebbe elencare il roster degli Usa. Augustus, Catchings, Taurasi, Charles, Parker, Whalen, Bird, Moore, McCoughtry, Ashja Jones, Cash, Fowles. E' qualcosa di pazzesco: come elencare Michelangelo, Donatello, Leonardo, Van Gogh e altri 8 così a un appassionato d'arte. :woot: Probabilmente è il roster più forte mai assemblato, paragonabile al Dream Team maschile del 1992. Perché si mescolano, in una congiunzione astrale difficilmente ripetibile, gli ultimi fuochi di alcune grandissime sulla trentina (Taurasi, Bird, ecc.) alla piena maturità o all'ingresso delle nate dall'86 in giù (Parker, McCoughtry, Moore). E' davvero impossibile trovare un punto debole, una che abbassi il livello. Forse l'unico rimpianto è che non ci sia ancora la futura dominatrice Griner, quella che schiaccia come se bevesse un tè. Ma con un roster così, l'unica incognita è che con l'eliminazione diretta un patatrac può sempre capitare. E poi, è inevitabile che non si possa mai sommare il potenziale per intero, con 12 fenomeni. Altrimenti si partirebbe da 30-0 per le americane ogni volta. Per il resto dovrebbero esserci le solite Australia e Russia a contendersi le piazze da podio: nuove superpotenze, in un panorama non brillante al di fuori degli Usa (come dimostrò un Mondiale 2010 all'insegna del livellamento al basso, dietro le yankee), non se ne vedono. A proposito di "vedere": sarà trasmessa qualche partita del torneo femminile? Mah.

--> Come succede ogni 4 anni, la Wnba è sospesa per le Olimpiadi. La stagione 2012 riprenderà il 16 agosto. E' l'occasione per un mini-punto della situazione: a Est capeggia Connecticut con 15-4 davanti a Indiana; a Ovest avanti le campioni in carica di Minnesota con 15-4 davanti a San Antonio e Los Angeles. Leader di punti, rimbalzi e assist sono le solite McCoughtry, Fowles e Hammon.

--> Per cascare brutalmente dal livello mondiale a quello casereccio, chiudiamo con qualche rimasuglio dal torneo misto di Binzago recentemente concluso. L'ufficio statistico del torneo (formato da Meur e Sault) ha comunicato il dato più atteso per capire l'incidenza della componente femminile nell'edizione 2012. Ebbene, risulta che il 31,2% dei punti è stato realizzato dalle donne, contro il 31,3% dello scorso anno, che rappresentava il record assoluto. -_- Un segnale di stabilità nonostante l'uscita di scena di alcune protagoniste importanti e il ringiovanimento notevole del cast femminile della competizione. Queste invece sono le 12 giocatrici (su 73 partecipanti) che hanno superato i 10 punti di media: De Cristofaro, Farinello, Maiorano, Bossi, Genta, Gottardi, Chiara Rossi, Contestabile, Calastri, Danese, Filippi, Bussola.
Infine, sempre dal torneo di Binzago, un'osservazione che lascia il tempo che trova, ma magari qualcuno la condivide. Potendo confrontare direttamente il modo di giocare maschile e femminile, è parso di notare, al di là delle ovvie considerazioni sull'atletismo eccetera, che le ragazze abbiano una minore capacità di cambiare idea ad azione in corso. Nel senso che all'uomo viene più facile partire per una penetrazione e poi magari scaricare all'ultimo momento, oppure viceversa muoversi piano per cercare un passaggio e poi di botto puntare decisi a canestro. Nelle donne sembra che si debba decidere qualche secondo prima quale sarà l'obiettivo della propria azione, e se si para davanti un ostacolo insormontabile, piuttosto che cambiare idea si finisce per stamparvisi contro. Di qui l'impressione, maggiore che negli uomini, di una tendenza alla scelta irrazionale. Si potrebbe imbastire una tavola rotonda sull'argomento, ma con un'Olimpiade alle porte forse è meglio dedicarsi a qualcosa di più importante. :P

giovedì 19 luglio 2012

"Il Giorno" conferma i guai col fisco della Comense

 "Il Giorno" attesta che la Comense ha avuto problemi fiscali. Certo che, in quel famoso articolo di maggio, Roberto De Ponti del Corriere la sapeva lunga, quando alludeva che anziché gli sponsor, avrebbero bussato quelli della guardia di finanza: non faceva nomi di società, ma la soffiata evidentemente ce l'aveva. Però i 3 milioni e 600 mila in 2 anni devono essere tasse a carico di Pennestrì come privato cittadino, non della Comense: come poteva dover pagare 3 milioni e 600 mila su un budget di meno di 1 milione all'anno? :blink:


Como, 19 luglio 2012 — L’addio alla serie A era stato annunciato lo scorso 6 luglio, quando il presidente Antonio Pennestrì, aveva ufficializzato che la Pool Comense 1872 non avrebbe partecipato al prossimo campionato. Ora sulla società sportiva, di fatto la squadra di basket in assoluto più titolata del panorama cestistico femminile, è arrivata un’altra tegola. L’Agenzia delle Entrate, ha notificato al presidente cartelle esattoriali per un ammontare di 3 milioni e 600mila euro. Sarebbero il corrispettivo, al netto, di tributi non versati negli anni 2007 e 2008, privi del conteggio di mora ed eventuali sanzioni. Solo l’omesso versamento di tasse per due anni.

In particolare, si parla di Iva, Irap (imposta sui redditi delle attività produttive) e Ires, (imposta sul reddito delle società), mai arrivate nelle casse dello Stato. La contestazione, ora formalizzata in cartelle esattoriali, deriva da un accertamento svolto dall’Agenzia delle Entrate lo scorso anno, presso la sede della società sportiva. Dall’esame dei libri contabili e delle documentazioni di versamento dei tributi dovuti, sarebbero emerse le colossali lacune legate alle due annate contestate. Notifica che è arrivata direttamente a Pennestrì, in quanto nelle società sportive dilettantistiche, il presidente è figura di riferimento, chiamato a rispondere personale menti di ogni andamento finanziario e gestionale.

Si tratta della prima fase di un iter destinato a finire davanti alla Commissione Tributaria Provinciale, dove la società – passaggio doveroso e scontato - rappresenterà le proprie ragioni sottoponendole alla valutazione di un organo differente rispetto a chi muove le contestazioni, vale a dire l’Agenzia delle Entrate.

Diario (113)

 Dall’11 al 15 luglio


--> Nazionale, salvezza della patria. Le avevamo chiesto un raggio di sole, un salvagente al quale aggrapparsi in un mare in tempesta per pensare che non tutto va a rotoli. Ce l’ha fatta. :yes: Mercoledì 11, nuovamente a Latina, s’è qualificata con un turno d’anticipo agli Europei 2013 battendo la Grecia. Non è stata all’ultimo tiro, ma dura sì: nel primo tempo siamo stati perlopiù sotto, anche di 8 all’inizio. Poi il sorpasso sul 40-38 all’intervallo e una ripresa molto più difensiva, in cui il 16-9 del 3° quarto è stato determinante.
Nei primi 5’ della ripresa abbiamo tenuto la Grecia a secco, aumentando notevolmente la qualità in difesa dove Dimitrakou ci aveva bucato con 17 punti in metà gara; e in attacco s’è scatenata Sottana, con un contropiede, una tripla e uno dei suoi palleggio-arresto-tiro dalla media, per poi smazzare un assist a Cinili. Il parziale, giusto al rientro dall'intervallo, è stato di 10-0 e ha indirizzato la partita, anche se poi Sottana ha litigato con una greca (doppio tecnico), è uscita e abbiamo perso un po’ l’inerzia. Brave però a rispedire ogni volta indietro la Grecia. Finché a 5’ dalla fine eravamo solo a +3. Ma Sottana con un’entrata, poi Masciadri con due canestri, infine Zanoni con un contropiede, oltre a un nuovo giro di vite in difesa, hanno assicurato la vittoria. Finale 68-61 e festa.
Sabato 14, tanto per maramaldeggiare, siamo andati a stravincere in Finlandia, 62-82. S’è giocato, a giudicare dal punteggio, alla garibaldina e l’abbiamo fatto bene, segnando 67 punti (contro 53) nei primi 3 quarti. Zanoni 21 punti in 19 minuti.
Qualificati, dunque, agli Europei 2013: non era riuscito due anni fa, non era riuscito per il 2001, 2003 e 2005, riuscì sul campo solo per il 2009 mentre nel 2007 eravamo padroni di casa. Tanto per ricordare che veniamo dalla polvere, e non dalle glorie, perché a volte sembra che si utilizzino ancora gli anni ’80 e ’90 come paragone. Ma in generale appare quasi unanime il consenso e anche una certa euforia intorno a questo risultato e a questa squadra. La Gazzetta ha celebrato il ruolo da leader, anzi da stella, di Giorgia Sottana, ricordando i suoi trascorsi da bambina prodigio (a circa 12 anni ammaliava gli spettatori delle partite di Castelmaggiore maschile, dove giocava il fratello, tirando a canestro negli intervalli) e la forza con cui s’è rialzata dai due noti gravi infortuni; indubbiamente con 13 punti di media e quasi 4 assist in 24 minuti (e le cifre sono abbassate dagli 0 punti in 5’ nell’ultima partita), oltre a tanti canestri cavati col talento nei momenti di difficoltà della squadra, ha trasmesso quella sensazione di essere un gradino sopra le altre, che distingue le giocatrici normali dalle grandi giocatrici. Dopo gli mvp di Coppa Italia e di finale scudetto, un’altra consacrazione per lei; per quanto, lo dicemmo già in passato, rispetto alle aspettative da Messia che aveva suscitato, forse non farà mai abbastanza. :unsure:
Dopo di lei, come media, vengono Masciadri con 11,8 (fondamentale “rassicuratrice” per questa squadra) e Zanoni con 10,9 (ci sarebbe Spreafico con 13,0 ma ha giocato solo le due col Lussemburgo; e anche Iaia a ben vedere ha aumentato le cifre grazie alle lussemburghesi e all’ultima con la Finlandia non più decisiva). Le altre dai 5,4 in giù. Tuttavia s’è trattato di un’impresa assolutamente di squadra, e avevamo già notato il lavoro di massimizzazione dei pregi e minimizzazione dei difetti, oltre a una gran convinzione da parte di tutte. Anche il fatto di essere partiti con una sconfitta ed essere diventati (quasi) dei rulli compressori strada facendo è una prova a favore della bontà dell’operato di staff e giocatrici.
Non abbiamo un play “classico”, non abbiamo un pivot; eppure ne abbiamo risentito solo parzialmente. Forse è vero che nel basket attuale i centri contano sempre di meno (anche chi li ha, spesso non sa sfruttarli bene), ed è meglio avere esterne che mordono e corrono (cosa che non ci manca), e comunque tre ali con dinamismo e versatilità come Zanoni, Santucci e Cinili (ovviamente chi più perimetrale e chi più interna) ci hanno dato un tasso di fisicità non così scadente come temevamo.
Certo, si può discutere se il girone sia stato più facile di altri, e se la mancanza di ansie da prestazione a tutti i costi abbia aiutato; tuttavia l’aspetto più interessante è che se ci lamentavamo (anche giustamente) di avere poche giocatrici di valore internazionale, la risposta migliore è stata crearle. :yes:
Le altre qualificate: Bielorussia e Ucraina (in quest’ultima impazza sempre di più la “terminator” Iagupova, la ’92 dal fisico bestiale); Serbia e Montenegro; Rep. Slovacca e Lituania; Svezia e Spagna (da notare le svedesi davanti alle iberiche, con l’ormai ex Geas Halvarsson grande protagonista e una squadra quasi tutta ta i 22 e i 25 anni).

--> E la lunga estate delle nazionali sembra promettere bene anche a livello giovanile. È iniziato l’Europeo Under 16 in Ungheria, allenatore Roberto Riccardi, e dopo il bronzo dell’anno scorso possiamo ora sfruttare a pieno titolo l’annata ’96 che sembra la più fulgida delle nostre giovanili. Siamo partiti alla grandissima travolgendo la Spagna di 19 (inaudito fino a ieri) e la Germania di 35, poi c’è capitato uno scivolone oggi (domenica 15) contro l’Olanda, 47-49. Peccato, due punti sciupati per la seconda fase ma nulla di compromesso. Zandalasini è la miglior ’96 d’Europa? Deve ancora dimostrarlo, oggi con le tulipane s’è fermata a 4/17 al tiro. Però è la prima volta dai tempi di Sottana che possiamo avanzare una candidatura al riguardo.

--> Consiglio federale, consiglio federale. Ieri (sabato 14) ce n’era uno particolarmente atteso, perché si facevano i ripescaggi nelle categorie nazionali. In breve: Alcamo, nonostante la proroga di una settimana, non ce l’ha fatta a iscriversi, subentra Cagliari; Faenza c’è (A1 a 12); confermate le defezioni di Cervia, Bolzano e Pomezia in A2 (subentrano Valmadrera, Viterbo e la terza è forse College Italia ma a oggi non c’è la comunicazione ufficiale); in A3 manca una squadra nel girone centro-sud: saranno riaperte le iscrizioni. Domanda: perché Faenza può fare l’escamotage di un nuovo club lasciando i debiti al vecchio, mentre Treviso maschile è stata bocciata? Risposta: perché nel comparto dilettantistico la scissione è permessa. Certo che il mondo è bizzarro: nei playout Alcamo festeggiò e Cagliari pianse; due mesi dopo, Cagliari balla il girotondo e Alcamo affonda. Oggigiorno, i campionati si decidono tanto in primavera quanto in estate, anzi magari di più in estate. <_<
Infine, un dettaglio però importante: lo svincolo a parametro non entra in vigore già da quest’anno. Quindi si possono sbloccare alcuni prestiti per i quali s’attendeva di capire le regole.

--> Il mercato di A1 è destinato a ingranare in queste settimane, però finora non è che fiocchino le notizie: Gianolla a Lucca, Halman a Umbertide. Una cosa che dicono gli addetti è che le poche che si sono buttate a far la squadra subito (cioè tra maggio e giugno, Schio, Parma e in parte Umbertide) hanno gettato un sacco di soldi perché han pagato ai vecchi prezzi di mercato (cioè salati) quello che ora viene a prezzo di saldo. Il Geas conferma Crippa e Arturi mentre perde Zanon e Zanoni.

--> E’ finito oggi (domenica 15) il torneo misto di Binzago. Ha vinto per l’ennesima volta la squadra di Claudia Biscari, Marta Ceppi, Cristina Bonalumi, Ilaria Brino e Carolina Bossi. Quest’ultima è stata eletta “mvp” femminile: è andata in crescendo nelle fasi finali, chiudendo con 13 punti di media, e impressionando per l’eleganza dei suoi sottomano in entrata e in contropiede, spesso quasi galleggiando in aria come dalle donne si vede raramente fare. Quanto a Biscari, ha vinto il suo quinto Binzago in carriera e non è una casualità; a parte che il solo fatto di essere in campo con profitto a 3 mesi dalla maternità è notevole, ha dimostrato ancora una volta intelligenza tattica, capacità di controllo delle situazioni e pensiero costantemente rivolto alla squadra, mai ai personalismi, difetto che specie in un torneo coglie giocatrici anche più modeste. :B):
Come dicevamo la volta scorsa, in generale non è stata un’edizione propizia, dal punto di vista dei risultati di squadra, per le giocatrici di maggior talento individuale. Avrebbe potuto esserlo se Marcella Filippi, giunta appositamente per il weekend conclusivo dopo essere mancata per un camp, non fosse stata rocambolescamente eliminata in semifinale da una squadra di minor spessore che ha rimontato 15 punti di scarto, vincendo 106-105. Filippi ha comunque segnato 44 punti tra semi e finale 3° posto, distillando classe e leggiadria in egual misura.
Sconfitta piuttosto bruciante anche per le ragazze di Valmadrera (Bussola, Cotti e l’ormai ex Gariboldi), battute nei quarti, dopo 2 supplementari, dalla squadra che ha infinocchiato poi anche Filippi.
La classifica marcatrici, e relativo premio, l’ha vinta Jessica Genta con 94 punti in 5 partite, ovvero 18,8 di media. Nei quarti la sua squadra è uscita contro quella di Vera Ponchiroli, Stefania Mandonico e Alessandra Rigamonti, pagando la giornata opaca della siciliana Minardi che era piaciuta nelle altre partite, attirando concupiscenze di mercato che però pare siano inutili perché la 20enne è a Milano per studiare e non vuole un basket troppo impegnativo.
Il dato positivo di questa edizione, dal punto di vista femminile, oltre alla partecipazione di 73 giocatrici (che in tempi di crisi e rantoli non è poco), è che hanno preso in mano il palcoscenico varie giocatrici nate dal '90 in poi, come avevamo già notato. E' forse la prima volta che m'accorgo del trascorrere del tempo, perché quelle ragazze erano alle elementari quando seguivo le prime volte il torneo (circa 10 anni fa); e addirittura la primatista di gioventù a Binzago, Camilla Mariani (premiata appositamente), andava all'asilo. La ragazzina del '99 ha finito con 4 punti in 5 partite, per cui gli 821 in carriera binzaghese di Maiorano sono ancora lontani (la Masha interplanetaria, a proposito, ha 497 punti di vantaggio sulla seconda, Scarciello), però promette bene per due motivi: fisico ancora acerbo (c'è chi a 13 anni è già formata e dunque non destinata a crescere, lei direi proprio di sì) e personalità disinvolta, cioè m'è parsa stare tranquillamente con gente di 10-15 anni più vecchia, sentendosi una del gruppo e interagendo con naturalezza. :)

--> E a proposito del torneo di Binzago, veniva quasi da evitare contatti con le giocatrici presenti per giocare o per assistere, perché sono fioccati gli annunci di ritiro da parte loro... :woot: Abbiamo già riferito, due puntate or sono, delle sorelle Bonfanti costrette a smettere per un problema cardiaco congenito. Successivamente altre 3 giocatrici hanno detto che è finita per quanto le riguarda. Sembra l’estate dei necrologi, tra società e giocatrici: ne faremmo volentieri a meno ma qualche parola la meritano, anche più di qualche ma per ora accontentiamoci.
- Manuela Zanon. Non ha accettato il rinnovo al ribasso col Geas e, visto il panorama desolato, ha preferito non cercare in mezz’Italia un’offerta soddisfacente, anche se lascia aperto un 10% di possibilità di ripensarci. Nei suoi 4 anni al Geas, in cui ho potuto seguirla dappresso, non sempre ha potuto contare sulla piena salute fisica (specialmente nella seconda stagione), per cui il suo rendimento è stato alterno; tuttavia ha sempre svolto un ruolo fondamentale di collante tra italiane e straniere nonché tra piccole e lunghe; capace di incidere in area e fuori, segnando o anche senza bisogno di segnare, a seconda delle necessità della partita e anche della vena al tiro (c’erano serate in cui era veramente ispirata, altre in cui non la metteva mai, non so bene perché). Ha chiuso su una nota alta perché quest’anno è stato il suo migliore a Sesto per percentuali al tiro, punti al minuto e direi anche impatto sulle partite, venendo dalla panchina: il Geas versione 2011/12 aveva il problema delle false partenze, spesso lei entrava e rappezzava la situazione. Fuori dal campo, rispetto alle altre italiane del Geas provenienti dall’A2, si notava la sua maggior naturalezza con il “professionismo”, tipo le interviste a fine partita, che rilasciava con voce pacata, direi pure dolce, quasi in sorprendente contrasto con l'imponenza del suo fisico e la durezza del suo gioco. Il fotogramma con la quale la ricorderemo di più è il miracolo sulla sirena, lo scorso novembre, col quale salvò il Geas nel derby con la Comense. Ha vinto l'oro ai Giochi del Mediterraneo 2009.
- Elisa Zanon. Sua sorella minore, com’è noto (30 anni contro 32). Dopo la promozione a Broni, e svariati guai fisici, ha in programma un’operazione al ginocchio che la terrebbe fuori fino a gennaio. Appende le scarpe al chiodo, pure lei salvo ripensamenti una volta recuperata fisicamente. In realtà di lei avevo già scritto un “epitaffio” allorquando lasciò Biassono, per cui evito doppioni (anche perché, da allora, non l’ho più vista giocare dal vivo), però era una combattente, una che non si tirava indietro nei momenti difficili, certo con meno classe della sorella (lo stile di tiro era un attimino poco ortodosso) ma per l’A2 era una giocatrice importante. Ha vinto uno scudetto nel 2004 da panchinara della Comense, ma soprattutto ha vinto... un torneo di Binzago :P e centrato due promozioni con Biassono e appunto Broni. Celebri le sue liti con Yadi Rios quando giocarono insieme a Biassono, ma poi quando ci fu da salvare la squadra, ce ne mise di più lei che la blasonata cubana.
- Nadia Rovida. Qui si tratta di una delle mie preferite dei primi tempi (vedi concorso sulle “5 esordienti lombarde in A1” del 2004/05: vinse lei), per cui il lutto è anche personale e non solo tecnico. :cry: Già, ha solo 27 anni ma dice che dopo 20 anni e rotti che gioca, vuole provare una vita più “standard”. La prima reazione è: "ma perché voler essere una donna qualsiasi quando lo sarai in ogni caso dai 35 in su?", ma giustamente ognuno sceglie i suoi tempi e non si ha il diritto di interferire solo perché si prova dolore nella perdita.
Con la sua uscita di scena (però pure lei, curiosamente, dice che magari a gennaio ci ripensa...) è ancor più vicina l’estinzione delle lunghe con movimenti classici. Visto che 2 mesi fa è uscito un profilo su Nadia in “Pink Basket”, lo riporto qui: “Chi ripete che i “pivot vecchia scuola” non esistono più, probabilmente non ha mai visto i ganci, i semiganci e altri movimenti del bagaglio tecnico della quasi 27enne nata a Garbagnate ma milanese di città... Del resto la sua formazione ha due marchi “d.o.c.”: primo anno dopo il minibasket al Geas, poi tutto il resto delle giovanili a Vittuone (campionessa d’Italia categoria Allieve nel 1999) tranne l’ultimo anno Juniores di nuovo a Sesto... Lì si è affermata presto in A2, meritandosi una chiamata in A1 da Alessandria, stagione 2004/05: sfortunata perché il club entrò in crisi economica, ma lei non sfigurò... Tornata al Geas, lo lasciò a metà del 2006/07 per rientrare nell’altra sua “alma mater”, Vittuone: 3 anni e mezzo di B1, poi nell’estate 2010 accetta la chiamata del Sanga per dimostrare di valere ancora, e ampiamente, l’A2... Col suo gioco intelligente s’è resa utile sia da titolare fissa, lo scorso anno, sia da cambio di qualità (circa 17’ di media) in questa stagione... Molto gradita alle compagne per la sua capacità di prendersi, in attacco, quello che c’è, senza ‘mangiare palloni’, e di farsi trovare sempre nella posizione giusta... Essendo leggera, patisce le avversarie di stazza, ma non si tira indietro... L’ultima volta che è stata vista arrabbiata risale agli anni ‘80... Unica sposata della squadra (dal 2010 con Marco), è fisioterapista presso la Fondazione Don Gnocchi a Milano”.
Aggiungo che Rovida è stata una di quelle giocatrici che creano un clima positivo in squadra (o perlomeno, che non lo peggiorano creando rogne e facendo personalismi: il che non significa essere una cui va bene tutto, ma solo non mettere le proprie esigenze e i propri umori davanti al resto) e una persona di quelle che trasmettono serenità quando parli con loro: quante volte m'è successo, abbacchiato per l'egocentrismo, la permalosità o la scarsa comunicatività di qualcuno, di trovare conforto nella matura saggezza di Nadia (a 20 anni era già così). :wub:
Forse il rovescio della medaglia era che, pur sempre seria nell'impegno, non sembrava avere addosso quel sacro fuoco che ti fa giocare alla morte e schiumare di bile in caso di sconfitta o di prestazione poco brillante (e che dunque ti può spingere al di sopra dei tuoi limiti, facendoti essere un giocatore migliore); ma ha avuto comunque una carriera significativa, col massimo picco nel 2005... quando vinse il torneo di Binzago. :lol: Scherzi a parte, un'ottima difensora con, all'occorrenza, prestazioni da protagonista in attacco. Il rammarico vero, forse, è che quando spiccò il salto in A1 capitò nella peggior situazione possibile (Alessandria in disfacimento), per cui, nonostante se la sia cavata più che dignitosamente, fu qualcosa che le fece scappare la voglia di fare la professionista, e da allora ridiscese in A2 e, di lì a breve, in B1 non trovandosi bene con la gestione-Signorini al Geas.

sabato 14 luglio 2012

Diario (112)

Dal 6 al 10 luglio

--> Sticazzi, Comense! Eravamo rimasti alla funesta conferenza stampa del 5 luglio, con l'annuncio che, se l'attività senior era chiusa, quella giovanile continuava. Si presumeva, cioè, che il vivaio andasse avanti come prima. Invece, ieri (lunedì 9), s'è diffusa una notizia-shock, poi confermata dai giornali: la società non ha fatto la riaffiliazione alla Fip, che scadeva anch'essa il 5, di conseguenza oggi è come se non esistesse più. :woot: :woot: Per fare attività dovrebbe creare un nuovo club da zero. E le giocatrici, dalla più grande alla più piccola, sono libere come uccel di bosco (ovviamente Spreafico e Pasqualin potevano già chiedere lo svincolo per via della mancata iscrizione all'A1). Insomma, il vivaio nerostellato è anch'esso raso al suolo. Una svista clamorosa? Pare di no: Stefano Pennestrì, sul "Corriere di Como", afferma che "è stata una precisa scelta della società per fattori di natura economica". Ovvero, evidentemente non c'erano danari neanche per la riaffiliazione. Quanto sono gravi i guai della famiglia di patròn lariani? Certo sono altrettanto gravi, anzi peggio, i guai per il basket comasco. Ci sarà, forse, una diaspora delle giocatrici più pregiate, sia senior che del vivaio (oltre a "Sprea" e "Pasqua" ci sono varie ‘91 non da A1 ma bravine, tipo Mandonico, Bossi, Tunguz, poi le ’95 Smaldone e Mistò, le ’97 Diouf e Rossi, e sicuramente ne dimentico; mentre Maffenini è un caso a parte perché dovrebbe ritornare di proprietà-Cantù, non essendo stato saldato il parametro con cui fu svincolata l'anno scorso), ma molte rischiano di smettere se non c'è un "piano B". Un territorio intero è privo del suo punto di riferimento fondamentale. Le bambine del minibasket e le tredicenni cosa faranno? Si daranno al volley e al nuoto? Viene da piangere. :cry:
Quel che sta succedendo laggiù (o meglio lassù, vista la latitudine nord) è talmente surreale che, dopo il lutto di settimana scorsa, ora prevale lo sconcerto. Lo shock è tale che nessuno sembra avere in mente nulla per salvare il salvabile. Il contesto non aiuta. L'impressione, da parte di uno che non abita in provincia di Como ma solo vicino (cioè io), è che sia un periodo di crisi per la provincia nel suo complesso: il capoluogo sta vivendo una stagione politica convulsa e la classica floridità economica locale sembra un ricordo. Recentemente sono passato dal mobilificio dove avevo comprato una camera: chiuso. Sono passato dal ristorante che m'aveva organizzato il pranzo di nozze: chiuso, al suo posto c'è un locale di slot machines. La stessa Cantù di basket maschile sembra in ridimensionamento. E persino Marco Ranzani, il personaggio radiofonico creato da Linus, quello che faceva la parodia degli stereotipi del “bauscia” brianzolo, mi sa che non se la passa bene. :blink: Questo per dire che intorno alla Comense, tramontato Pennestrì, rischia d'esserci il nulla pneumatico.

--> Nazionale, provaci tu a portare un raggio di sole. La squadra di Ricchini timbra il cartellino in Lussemburgo, e domani (mercoledì) a Latina se batte la Grecia va agli Europei con un turno d'anticipo. Poco da annotare, ovviamente, sulla tenzone lussemburghese, se non che dopo un quarto eravamo... solo a +1 e a metà gara +11 (ma c’erano minuti equi per tutti). Spreafico notevole con 19 punti in 21 minuti, 5/6 da 3, che le sono valsi un titolo elogiativo dal sito Fiba. Lenitivo piacevole per la profuga di Como, che secondo voci sarebbe vicina a Lucca.

--> La Magika Castel S. Pietro ha vinto lo scudetto Under 15, domenica 8. In finale dominato 69-42 l’Arcobaleno Carrè. Santucci e Franceschelli le due individualità di spicco delle neo-campionesse, almeno dal punto di vista realizzativo. In semifinale perdono S. Raffaele Roma e Triestina, mentre il Geas è uscito nei quarti con le future tricolori: sfuma dunque l’utopia di un tris di scudetti, ma obiettivamente qui Sesto non era favorita. Anche se ha legittimato il titolo lombardo (vinto per differenza canestri) risultando l’unica delle 4 della regione a passare il turno: già detto nella scorsa puntata che la Comense ha perso proprio col Geas ma sono uscite subito anche Bergamo e Busto Arsizio. L’impressione, mescolando questi risultati col Trofeo delle Regioni e con l’equilibrio del campionato regionale, è che queste ’97 lombarde, dopo gli splendori delle ’95-96, siano un buon numero di giocatrici capaci, ma che per ora manchi il picco di valore assoluto, sia come individualità che come squadra.

--> Si vocifera che Alcamo potrebbe rientrare in A1 dalla finesta, tramite una deroga ai termini d’iscrizione. Ma è solo un’ipotesi. La data fondamentale dovrebbe essere sabato 14 con il Consiglio federale a decidere ripescaggi e reintegri. Intanto non è che i dubbi intorno ad altri club, in primis Taranto, si siano risolti. Mentre sul Geas trapela che non tutte le italiane senior accetteranno il ribasso dell’ingaggio: le più accreditate per dire no e salutare sarebbero Zanon e Zanoni, mentre Crippa e Arturi rimarrebbero. Certo che Crippa, ormai nazionale fissa, intorno alla doppia cifra di media lo scorso anno, ha l’unica sfiga di essere nata nell’89: dieci anni fa probabilmente i club di A1 si sarebbero sbranati per averla. Ma anche due anni fa, magari, se sono vere le cifre che s’attribuiscono al biennale di Modica con Umbertide, la quale Modica è indubbiamente stata un’ottima giocatrice ma ora vale molto meno di Crippa. E però Modica prenderà circa il quadruplo di Crippa, a meno che il suo procuratore Roberto Galli non s’inventi qualche giuoco di prestigio. :cry:

--> E’ iniziata la settimana decisiva al torneo misto di Binzago. Oggi (martedì 10) sono finite le eliminatorie, domani e dopodomani i quarti di finale, sabato semifinali, domenica 15 le finali. Tutte le informazioni, dai risultati agli ingredienti usati per i pizzoccheri (una delle specialità della gastronomia presente in loco) si trovano qui.
Devo ammettere che l’effetto-palliativo di cui parlavo le volte scorse, cioè che il torneo aiuta a dimenticare la catastrofe nucleare in atto, funziona solo in parte. Perché poi, quando a bordo campo si parla tra addetti ai lavori, è un pianto e stridor di denti. Giocatrici che vagano con aria smarrita, senza avere la minima idea di dove giocheranno l’anno prossimo (ancor meno, di quanti danari porteranno a casa l’anno prossimo), allenatori e dirigenti che scuotono la testa commentando il crac di turno e ripetendo il mantra che “non ci sono soldi”. Anche se, in questi ultimi giorni, si sta finalmente muovendo qualcosa: prima del fatidico 5 luglio, quasi nulla. Ora, perlomeno, qualcuno che contatta gente, che sta mettendo nero su bianco (Valmadrera, Carugate, Cremona, Broni: tutti presenti con qualche dirigente o coach a bordo campo lì a Binzago), che gioca a nascondino con i nomi manco fossero segreti di stato (poi basta che vai a chiedere all’altro gli affari dell’uno, e all’uno gli affari dell’altro, e i segreti già non sono più tali). :ride:
Ma parliamo di basket giuocato in salsa binzaghese, sopportando gli uomini di torno. Purtroppo molte delle ragazze migliori, individualmente parlando, sono già eliminate o hanno poche possibilità di arrivare in fondo. Jessica Genta, che fa parte della squadra meritoriamente più “femminista”, i Black Sheep, ha chiuso in testa la classifica marcatrici della prima fase, con 79 punti in 4 partite e un massimo di 28. In squadra con lei anche Chiara Rossi, non la nota omonima play di serie A ma una più che rispettabile guardia realizzatrice di C a Mariano Comense, e Veronica Minardi, una ’92 siciliana che sta a Milano per studio e in passato giocava in A2 a Ragusa. Sarebbe un elemento interessante per il mercato, perché è un’esterna che ha fatto vedere buone doti (compreso un canestro decisivo allo scadere) e ha solo 20 anni, però sembra che non sia alla portata come cartellino (questo trapelava oggi, poi non so). :unsure: La loro squadra, di cui ha fatto parte anche Silvia Gottardi prima di partire, ieri = lunedì 7, per il suo terzo rally con la GazzaMobile, ha passato il turno (stasera ha giocato con loro pure l’ex nazionale Flavio Carera, che qualcuno di voi ricorderà sicuramente), per cui domani giocano i quarti di finale, ma è difficile che vadano oltre.
Masha Maiorano, invece, è già fuori, ultima nel girone. Giornate molto storte per lei, nonostante l'interessante look con bandana rossa durante le partite: domenica, oltre alla sconfitta che ne ha sancito l’uscita dal torneo, non è andata in doppia cifra per la prima volta dagli anni di piombo, non ha passato le eliminatorie della gara di tiro da 3 e ha perso la possibilità di vincere la classifica marcatrici, inoltre probabilmente sarà superata nella classifica realizzatori d’ogni tempo. Lo so, sembra tutto risibile visto che è un torneo, ma lei, che capisce le cose importanti della vita, ci tiene. -_- E se non altro era utile consolarsi del crac Comense, anziché aggiungere scorni su scorni. Tieni duro.
Eliminate anche Alessandra Calastri, nel frattempo diventata seconda miglior marcatrice della storia di Binzago, e Antonella Contestabile, che nella partita decisiva per passare il turno, dopo aver fatto 20 punti in 3 quarti è stata costretta dai suoi compagni maschi a un allenamento d’atletica senza toccar palla (nel senso che per tutto l’ultimo quarto ha fatto avant’indrè per il campo e non le hanno passato una boccia).
Eliminata pure Giulia De Cristofaro, a nostro parere la sorpresa più positiva (insieme a Minardi) di quest’edizione. C’è un ricambio generazionale in atto: le ragazze nate negli anni ’90 emergono (non male anche le ’91 Carolina Bossi, Stefania Mandonico e Maria Locatelli, e la ’92 Cristina Danese) e lei, che è del ’93, ha fatto vedere buone doti realizzative e anche un certo “caratterino” (un paio di mini-litigate in campo e fuori). :woot: De Cristofaro non ha avuto un ruolo di primo piano né a Carugate né nel Geas U19, però in B qualche volta aveva mostrato sprazzi interessanti, tipo 3 triple di fila o cose così. Per puntare in alto, la figlia d’arte (la madre è Miriam Cogliati) dovrebbe forse asciugare un attimino il fisico.
Potrebbero invece arrivare fino in fondo le ragazze di Valmadrera (Bussola, Cotti e Gariboldi), che hanno fatto 4 vinte su 4 nella prima fase. Mentre s’attende con ansia il possibile arrivo di Marcella Filippi, finora assente per un camp ma che, se la sua squadra giunge in semifinale, sarebbe un rinforzo di lusso. Tra l’altro pare che abbia superato la selezione della Nazionale Basket Modelle. :yes:

--> A proposito del torneo di Binzago, il sito www.canecaccia.com, che non parla di cani ma di basket delle serie minori lombarde e da un po’ di tempo segue anche le squadre femminili bergamasche, ha voluto fare un’intervista al qui scrivente per parlare del torneo. Ma in questa sede riporto la risposta a un paio di domande sulla situazione generale del femminile. Così, tanto per parlare, sperando che le attuali radiazioni atomiche prima o poi svaniscano, perché finché ciò non succede, sembra inutile qualsiasi altro ragionamento.

D.: Secondo te cosa deve fare il movimento femminile per ottenere più' seguito tra il pubblico ed i mass media?
R.: In questo momento, più che di ottenere più seguito la questione è salvare il salvabile... A livello di vertice, perché con la crisi economica sono a rischio tanti club (è notizia di questi giorni la rinuncia della Comense all'A1: ed era appena arrivata in semifinale-scudetto!): anche chi riesce a tirare avanti, fa fatica, salvo poche eccezioni. A livello di base, perché il calo di praticanti purtroppo è costante, soprattutto fuori dalla Lombardia. Difficile indicare soluzioni quando sono almeno 20 anni che si parla di questi problemi ma non si riesce a risolverli.
Non si può, ad esempio, cambiare la testa delle donne italiane medie, sia le madri sia le ragazzine, che attualmente non considerano il basket tra le prime 5 o 6 opzioni quando si tratta di scegliere uno sport da praticare... Non so se eventuali grandi risultati della Nazionale, o l'emergere di un personaggio super, una Pellegrini del basket, potrebbero cambiare le cose: al momento, comunque, non se ne vedono i segnali.

D.: Ma allora non c'è proprio nulla da fare?

R.: Qualcosa sì. E' fondamentale rivitalizzare il reclutamento: lo sanno già diverse società lombarde e sembra averlo capito anche la Federazione, di recente, con il progetto "Basket School". Miracoli non ne avverranno, ma qualche risultato sì. Mi piacerebbe poi, da parte di tutti gli operatori del femminile, che si facesse di tutto per valorizzare ciò che è positivo. Giocatrici valide ce ne sono ancora, così come partite belle e palazzetti pieni (anche se, in proporzione, spesso c'è più seguito nelle serie minori che nelle maggiori): sottolineiamo anche questo, anziché dire in continuazione che tutto è pessimo e in disfacimento, come tendono a fare gli "addetti ai lavori" del femminile, rimpiangendo un passato che non esiste più o ipotizzando cambiamenti e riforme la cui efficacia sarebbe dubbia. Se uno è nel basket femminile e ne parla solo male, perché uno dall'esterno dovrebbe interessarsi e seguirlo? Ma in realtà, al di là del pessimismo diffuso, vedo che molte società fanno un gran lavoro per coinvolgere praticanti e pubblico intorno a sé: e finché ci sono loro c'è speranza.
Infine, spero che da parte degli appassionati del maschile cessi quel disprezzo nei confronti del femminile che spesso purtroppo riscontro. "E' un altro sport", si sente dire. Certo, non ci sono le schiacciate e i rimbalzi presi sopra il ferro, se è questo che uno vuole. Eppure, come ho sentito dire qualche anno fa da Dan Peterson, una volta non c'era "il maschile" e "il femminile" ma solo "il basket": e in fondo, visto che siamo partiti parlando di Binzago, forse la lezione più bella del torneo è proprio questa.

giovedì 12 luglio 2012

Diario (111)

Dal 2 al 5 luglio

EDIZIONE IN NERO

“Mai, mai, scorderai l'attimo,
la terra che tremò.
L'aria si incendiò,
e poi silenzio.
E gli avvoltoi sulle case sopra la città,
senza pietà.
Chi mai fermerà,
la follia che nelle strade va?
Chi mai spezzerà
le nostre catene?
Chi da quest'incubo nero ci risveglierà,
chi mai potrà?”


E la risposta, in questa sigla di un celebre cartone animato degli anni ’80, era lui: Ken il Guerriero. Il supereroe che salvava un mondo devastato dalla bomba atomica, popolato da malconci sopravvissuti che s’aggiravano come spettri in mezzo alle macerie, cercando di scampare alla violenza di efferate bande di sciacalli.
Anche sul basket dilettantistico è caduta la bomba atomica, ma non abbiamo nessun Ken al quale aggrapparci. La catastrofe nucleare è avvenuta oggi, giovedì 5, scadenza delle iscrizioni ai campionati nazionali. Non stiamo parlando solo del femminile, ma di tutto il pianeta del basket semi-professionistico, cioè quello dove gira(va) qualche soldo, tanti o pochi che fossero. Nel maschile, circa 30 società dei campionati LNP (ossia la terza, quarta e quinta serie) hanno gettato la spugna. :woot:
E come nei “day after” nucleari, i sopravvissuti non se la passano bene, tranne qualcuno che per miracolo sembra rimasto incolume. Crollo dei budget, ingaggi ridotti all’osso, campare di basket se non sei un professionista sarà un’utopia di pochi eletti.
E qui sta, probabilmente, la principale differenza rispetto ad altri anni. Non è solo la quantità massiccia di defezioni. Qualcuno che lasciasse la cotenna c’era sempre, anche in passato, però gli altri andavano avanti tranquilli. Quando nel femminile crollò Vicenza, l’imperatrice degli anni ’80, furono cavolacci solo suoi. In fondo, anche la perdita di Venezia, lo scorso anno, avvenne in un quadro in cui le altre stavano, o fingevano di stare, discretamente. Per cui si poteva archiviare il defunto di turno con qualche lacrimuccia più o meno di coccodrillo (in realtà, ovviamente, tutti si fregavano le mani e sciacallavano le giocatrici rimaste svincolate), ma con la confortante certezza che lo show andava avanti.
Oggi suona la campana per la Comense, la società più titolata a livello senior, e suona per Alcamo Vigarano, e non sono poche 3 su 14 di A1. Così come non sono pochissime 3 su 28 in A2 e una decina (per il momento 7, ma solo lunedì 9 si avranno i responsi definitivi dai bollettini di pagamento iscrizione) su 36 in A3. C’è chi ha problemi col fisco, chi ha problemi con gli sponsor, chi è abbandonato dalle istituzioni, a volte tutte e tre le grane insieme.
Suona la campana per costoro, ma le sopravvissute sembrano spesso tali solo per fortunata casualità, non perché stiano bene e al riparo. :blink:

--> Negli anni in cui la Comense dominava il basket femminile italiano, vincendo 9 scudetti e 2 Coppe dei Campioni o Euroleghe (come si chiamava nel ’94 e ’95? Poco cambia, comunque), mai e poi mai si poteva immaginare di essere qui, nel 2012, a parlare della scomparsa del club nerostellato che tremare il mondo faceva, e che, senza scomodare il passato lontano, era in semifinale con Schio due mesi fa. Ma i risultati contano poco quando, evidentemente, ci sono problemi insormontabili.
Nei giorni scorsi s'era ormai capito che l'esito della lunga agonia era ormai scritto, ma in qualche modo si sperava che saltasse fuori un coniglio dal cilindro. Per indurre Pennestrì senior a rinunciare alla sua creatura, dev’essere capitato qualcosa di veramente apocalittico, altro che la bomba atomica. Infatti si sente parlare di un’ingente pendenza col fisco. Ognuno che spettegola, in questi giorni, spara una cifra diversa, in ogni caso troppo grossa per essere sanata. Chi mai poteva subentrare con questo capestro, se è davvero così?
Fatto sta che oggi, giovedì 5, la conferenza stampa in sede a Como ha celebrato il funerale della prima squadra della Comense. Doverosa specificazione, "prima squadra", perché, a quanto ha detto il presidente, le giovanili rimangono vive, e c’è una promessa di tornare in corsa tra le senior tra 2 anni (ma a che livello?).
La conferenza è stata anche trasmessa in streaming, ma non siamo riusciti a origliare granché: abbiamo beccato un momento in cui un giornalista, sembra della “Provincia”, si giustificava per alcuni articoli recentemente apparsi, dicendo che erano i suoi capi a chiedergli di scrivere della Comense, e lui si procurava le notizie dalle fonti che riusciva. :unsure: Stranezze, ma difficile capire qualcosa da quei pochi secondi, e poi che importanza ha rispetto alla notizia del giorno?
Adesso è inutile dilungarsi in un necrologio sulle glorie passate del club (l’han già fatto in molti). Dico solo che, entrando al Palasampietro, nonostante negli ultimi anni fosse spesso semivuoto, si respirava sempre quell’atmosfera di rispetto che incutono i posti dove sai che si è fatta la storia di uno sport. E gli stendardi coi titoli vinti, la voce dello speaker Guido Corti, e quel pubblico che ti dava l’idea di essere competente, di essere lì da tanti anni. Un senso di sacralità del basket femminile che ritrovo anche al PalaNat (ex PalaFalck) di Sesto, anche se com’è noto il Grande Geas non giocava lì e poi è meno "deluxe" come impianto.
Come tutto ciò possa finire così insulsamente è difficile accettarlo, soprattutto quando negli occhi c’è ancora il pienone e l’entusiasmo di gara-4 di semifinale, con le giocatrici in festa che sfilano per il tradizionale "cinque" al pubblico. In quella partita c’era anche, in abbinamento ai roster delle squadre a cura dell’addetto stampa Enrico Levrini (altra istituzione) il bollettino “Pink Basket” a cura del qui scrivente e compari. Ormai rischia di essere un cimelio dell’ultima partita giocata dalla Comense al Palasampietro (mentre la tripla di Maiorano sul finire di gara-5 è l’ultimo canestro in A1), e si può solo dire che è stato un onore collaborare, almeno per un anno, con questa società. Sarebbe stato bello, per dirla tutta, riunire la Comense e il Geas nel medesimo progetto, dopo gli screzi di qualche mese prima sul caso-Wabara, ma non s’è concretizzato. Ma idee, bollettini, pubblico, glorie, grandi giocatrici... la bomba atomica quando esplode tronca tutto.

--> Ironia della sorte ha voluto che l’ultima partita della Comense prima del “day after” sia stata contro il rivale Geas. Si è trattato, ieri (mercoledì 4), della partita decisiva per passare il turno nella prima fase delle finali nazionali Under 15 in corso a Termoli e Vasto (sabato la finale). Ha vinto Sesto 61-54, mentre in stagione lombarda aveva vinto due volte la Comense. Il Geas aveva eliminato Como anche tra le U17; ora cercherà il terzo scudetto stagionale, impresa epica ma per la quale non è favorito.

--> Sempre a proposito di rinunce. La questione di Alcamo sembra avere qualche tinta di giallo. Doveva aver risolto i noti problemi, ma poi all’ultimo momento si è appreso che ha rinunciato all’iscrizione. Intoppi imprevisti? C’è una voce secondo cui potrebbe essere concessa una deroga. Ma a oggi si va verso un’A1 a 12 col ripescaggio possibile di Cagliari.

--> Tutto ciò s’inserisce in un quadro che costringerebbe, per non limitarsi a un superficiale latrato di dolore (sì, salire su un tetto e ululare alla luna è la reazione più spontanea, ma lascia il tempo che trova) ad addentrarsi in discorsi molto complessi sulla situazione del Paese intero, sulla situazione dello sport semi-professionistico (perché anche il calcio maschile dilettanti, e il volley sia maschile che femminile, stanno pure loro nei guai), sui provvedimenti fiscali del governo, sul concetto di onestà, inevitabile quando si parla di società che, a quanto pare, hanno campato per anni sul nero e sulle finte fatturazioni, e ora non possono più farlo. Siccome un discorso organico richiederebbe un tempo e uno spazio che al momento non ci sono, mi limito a qualche considerazione sparsa:
1) L’onestà, il rispetto delle regole, sono importanti. Tuttavia, il loro difetto è che a volte sembrano sinonimi del tarpare le ali a qualsiasi iniziativa che, per sua natura, deve andare un po’ sopra le righe dell’ordinaria piattezza quotidiana. Gesù Cristo, ricordiamolo, era considerato uno che non rispettava le regole, in quanto se uno stava crepando di sabato, lui gli faceva il miracolo anche se in base alla legge ebraica di sabato non poteva muovere un muscolo. :blink: Lieti tutti se qualcuno riuscirà a mostrare una via onesta e specchiata di portare avanti questo mondo dello sport dilettantistico, ma attenzione: per “portare avanti” non intendiamo un campare di stenti come se si fosse società d’oratorio. Intendiamo il tenere in vita un mondo che, per quanto non impeccabile dal punto di vista etico, legale, eccetera, e per quanto indubbiamente fosse un carrozzone dove si spendeva troppo in rapporto al reale interesse generato (società di A1 donne che davano, e magari daranno, 80.000 euro a una straniera per poi avere 150 persone a una partita decisiva di playoff...), costituiva una valida occupazione per tante persone e movimentava un sottobosco economico certo risibile in confronto a ciò che conta davvero in Italia, ma tuttavia rilevante. -_-
2) C’è chi si rallegra del fatto che il crollo degli ingaggi costringerà tante giocatrici dei campionati nazionali a giocare per un piatto di lenticchie. Certo, a volte sentire di gente che pigliava 1500 euro al mese per 3 o 4 allenamenti nemmeno troppo faticosi più una partita (sì, magari con svariate ore di pullman annesse, ma pur sempre meglio che andare in ufficio), e tutto ciò per un’attività che magari smuoveva la “bellezza” di un centinaro di persone in tribuna, faceva venire qualche dubbio che fosse sensato. Però non so se è meglio la situazione attuale, dove arrivare a 1000 euro pare sia più raro di una cinquina al lotto, dove giocatrici fisse in nazionale non hanno un’offerta seria che sia una, dove non conta se vieni da un gran campionato o da uno mediocre, perché quel che le società possono offrire è poco per le brave come per le scarse.
Si dirà: “meglio, così giocheranno per passione e andranno a lavorare”. Certo: notoriamente il mondo del lavoro, in questi anni, offre miriadi di possibilità alle giovani... :sick: A me fa stare piuttosto male il fatto che certe ragazze hanno solo il torto di essere nate dall’88-89 in avanti: perché, a parità di valore, chi è nato 10-15 anni prima ha fatto a tempo a fruire della greppia quando era ancora abbondante. Una volta magari c’erano troppi soldi senza meriti; ora ci sono troppi meriti senza soldi. Questa nuova generazione ha Facebook e la Playstation fin dall'infanzia, ma opportunità di farsi valere come individui. ne ha poche.
3) Finirà che a giocare saranno le ragazze ricche di famiglia... Intanto, alla base, con le società sempre più misere sarà fisiologico che le quote d'iscrizione aumentino. A Milano mi risulta che da qualche parte si sia già sui 500 euro l'anno: metti che hai due figli e devi fare un mutuo. Poi, a livello senior: io ho qualche dubbio che una 25-30enne possa permettersi di fare un lavoro vero, cioè di quelli che ti occupano 8 ore al giorno più gli spostamenti e la pausa pranzo (arriviamo spesso a 11-12 ore), e poi di passare le sere a giocare a basket a livello A2 per, che so, 500-600 euro al mese moltiplicato 8 mesi. E men che meno penso che possa fare vita da professionista in A1 (allenamenti mattina e pomeriggio) per 1000 euro, sempre moltiplicato 8. Magari ce la fanno lo stesso. Lo spero. :unsure: Però, se una ragazza prima poteva concentrarsi solo sul basket e ora invece deve lavorare tutto il giorno prima di andare in palestra, dubito che il suo livello di gioco possa evitare di calare. Insomma, vedremo del basket peggiore, con interpreti inadeguate ma arruolate ad alto livello per necessità di conti, e interpreti che sarebbero brave ma non possono esprimersi al 100%.
4) Un problema delle lamentele nei confronti della Fip e della Lega è che spesso sono gratuite e con toni sbagliati, così poi finisce che si fatica a capire quelle che sono realmente fondate. :huh: Credo, però, che come il governo attuale (intendo quello politico) stia procedendo in maniera discutibile - che sia necessario o meno - nel moltiplicare tasse e gabelle mentre le aziende chiudono e la gente ha sempre meno danari (statistiche alla mano), così l’impressione è che chi governa il basket, in questo momento, farebbe cosa opportuna a imporre meno regole e lacciuoli possibile, perché altrimenti questi lacciuoli sono cappi al collo di società già agonizzanti. :angry: Certo, c’è chi piange miseria ma ha i soldi nascosti nel materasso, però non saranno mica tutti dei piagnoni a vanvera se, per fare un esempio, il sistema dei parametri, già in uso nel maschile e prossimamente nel femminile (“prossimamente” quando, tra l’altro? In teoria doveva iniziare dal 2017 per le 19enni, ma di recente s’è parlato di una norma per le 21enni forse già da presto) :unsure: sta sul gozzo a tutti quelli che si sentono al riguardo. L’idea di dover pagare la stessa somma, ad esempio, per un giocatore che fa la differenza e uno che scalderà la panchina (giacché conta solo la categoria di militanza e non il valore), lascia perplessi molti. Ma bisognerebbe parlarne in modo molto più approfondito. Al di là dell’esempio scelto, il senso è che un segnale di semplificazione, di sgravio, di agevolazione sarebbe ben accolto. Se fosse possibile, sensato e soprattutto utile, s’intende. Valuti chi di dovere.

venerdì 6 luglio 2012

Il vuoto che lascia la mannaia della giustizia (dopo la chiusura della Comense)

 Sì, reati indubbiamente, però se l'irruzione del fisco e la chiusura dei disonesti porta come conseguenza la falcidia delle società, non so se esserne contento. Se l'onestà lascia il deserto, cosa festeggeremo? Purtroppo, in una visione basket-centrica della vita, un mafioso che costruisca una grande squadra (magari persino con un settore giovanile florido) per riciclare il suo danaro lercio è preferibile a un onest'uomo che non fa una mazza per il basket.

'Sta storia delle società che chiudono per colpa dei controlli fiscali inaspriti mi fa venire voglia di sputare in un occhio al primo fucking negoziante che non mi fa lo scontrino. Ad esempio, la libreria all'angolo tra piazzale Cadorna e via Carducci a Milano (non la Libreria dello Sport, a scanso equivoci), tutte le volte che ho comprato da loro, mai uno scontrino. Approfitto per denunciarli pubblicamente. Perché la Comense deve chiudere e quegli stronzi di librai sono ancora aperti? 

A proposito, mi viene in mente che la pizzeria all'angolo tra via Binda e via Zumbini, a Milano, non mi ha fatto lo scontrino nemmeno una volta su 30 che ci sarò andato. E i preti del santuario di Santa Rita, io li ho visti che vendono ogni maggio le rose della santa a prezzi boja: mai uno scontrino. Perché non vanno a far chiudere quella gente lì, anziché rompere le scatole alla Comense?

martedì 3 luglio 2012

Diario (110)

 Settimana dal 25 giugno al 1° luglio


--> Nazionale, orgoglio d’Italia. Non stiamo parlando di quella di calcio, ma di quella di Ricchini, che battendo Finlandia e Lettonia nel doppio impegno casalingo di Latina (non un grandissimo pubblico, per la verità, c’è parso) ha fatto un passo avanti importante verso la qualificazione agli Europei 2013. Mercoledì 27, con la Finlandia, era delicatissima perché le nordiche avevano appena battuto la Lettonia ed era quindi uno scontro diretto per il 2° posto. Bisognava non solo vincere, ma anche incamerare uno scarto consistente in vista del ritorno, che sarà l’ultima partita delle qualificazioni. Entrambi i piccioni sono stati presi dalla fava italica, grazie soprattutto alla progressione nel secondo tempo dopo che il primo aveva avuto un andamento strano: garibaldino nel 1° quarto (25-21) e fiacco nel secondo (13-12). Ci hanno sorretto buone percentuali, abbiamo sofferto l’ex napoletana Tuukkanen ma poi Wabara l’ha limitata. Si dilagava alla fine sino al 76-58. Sottana con 15 e Bagnara con 14 le migliori marcatrici (poi Masciadri con 12).
A quel punto la partita di sabato 30, mentre il Paese intero si preparava alla notte maggica di calcio dell’indomani, diventava uno scontro diretto per il primo posto. Una metà gara a punteggio basso, 31-22, in cui l’Italia faceva un gran lavoro tattico e difensivo: la Lettonia ha caratteristiche opposte alle nostre, ovvero almeno 3 lunghe vere contro le nostre…zero (Cinili in quintetto come pivot), eppure in nessun modo riuscivano a sfruttare questo vantaggio, che anzi diventava un danno perché noi correvamo di più e c’infilavamo negli spazi. A inizio ripresa un break aperto da un coast-to-coast del mastino Crippa e consolidato dallo sbloccarsi di Masciadri ci portava a +15. La Lettonia in 8 minuti racimolava solo 2 canestro-e-fallo, null’altro. Poi iniziava a rimontare con l’ala grande Steinberga che non si riusciva ad arginare. Ma a 9’ dalla fine si tornava a +12 con una tripla di Bagnara. Poi ancora +9 con un arresto e tiro di puro talento di Sottana allo scadere dei 24”, sempre da 3. E sul 55-44 a 4’ dalla fine sembrava chiusa. Però a quel punto la Lettonia trovava il modo di rompere i nostri argini, con un classico forcing di quelli che, dopo una partita in cui non ti entra nulla, improvvisamente ti entra tutto; e dopo un errore di Sottana a -10” le baltiche avevano addirittura la tripla dell’overtime, ma andava fuori. Sicché finiva 60-57. Sarebbe stata una somma ingiustizia andare al supplementare: ma lo spavento ci ricorda che dobbiamo sudarci ogni cosa col sangue. Sottana con 18 la top scorer: certo ogni tanto forza (o deve forzare per mancanza d’alternative), però è oggi una giocatrice di valore internazionale. Ma oltre a lei, l’aspetto più consolante è che, quasi pensionate le 30enni e quasi saltata a pie’ pari l’infertile generazione tra l’82 e l’86 (se non fosse per Santucci e Zanoni), la stirpe dall’87 in avanti sta dimostrandosi competitiva.
In generale, è una squadra che ha certo dei limiti ma sembra aver capito bene cosa deve fare per mascherarli e quali doti invece può sfruttare. Per esempio, un difetto connesso certamente con la mancanza di stazza, mi pare essere che concediamo troppi tiri liberi: non avendo budrillone a intimidire, le avversarie entrano spesso in area e dobbiamo spendere falli per fermarle. Però riusciamo, per lunghi tratti, a difendere senza incappare in troppi falli, e soprattutto mordendo le caviglie sul perimetro, in modo che la palla sotto non arrivi così sovente. L’atipicità di quest’Italia crea problemi a squadre più “classiche” e definite nei ruoli, cioè con due lunghe di massa. Tante giocatrici intercambiabili, in cui il talento di Sottana e l’esperienza (e talento) di Masciadri possono dare il valore aggiunto. Importante sottolineare, infine: una Nazionale che piace a chi la guarda, come di rado succede quando c’è l’azzurro di mezzo e il popolo di commissari tecnici si scatena in critiche e mugugni. Certo, quando ci sono aspettative basse, è più facile essere sorpresi in positivo anziché delusi, ma credo che questa squadra piaccia perché ognuna ha l’aria di sapere quello che deve fare, e lo fa senza risparmio.
Ovviamente manteniamo il senso delle proporzioni: l’elite europea è lontana parecchio, ma già entrare nelle 16 dell’Europeo sarebbe un anticipo rispetto alle tappe fissate per il rinnovamento. A questo punto è un traguardo da raggiungere. Considerando ovvia la vittoria in Lussemburgo, basterà non scivolare con la Grecia in casa per poter poi gestire il +18 in Finlandia, anzi se la Finlandia perde in Lettonia (come sarebbe secondo pronostico) potrebbe bastare battere la Grecia. La sostanza, per chiudere, è che non siamo lontani dal punto in cui eravamo prima di questa rifondazione. È già molto.

--> Certo, può sembrare poca roba entrare semplicemente tra le prime 16 d’Europa. Ma molti giudicano ancora con la scala di valori degli anni ’80, quando c’erano sì e no una decina di nazionali competitive. Quelle che una volta erano dieci, oggi sono una trentina. Questa diffusa competitività del nostro continente s’è dimostrata anche al Preolimpico conclusosi oggi (domenica 1, ma le partite decisive erano venerdì 29) ad Ankara: tutte qualificate le 4 alfiere europee, ovvero Turchia, Francia, Repubblica Ceca e Croazia. Battute Canada, Argentina, Corea, Giappone; insomma il resto del mondo, a parte i picchi assoluti di Usa e Australia, più il Brasile, arranca in confronto a noi. Ricordiamo che solo la Russia, campione agli Europei 2011, aveva guadagnato il “pass” diretto per Londra. Quindi le europee in lizza saranno 5.

--> Sarebbe cambiato qualcosa, ai nostri fini cestistici, se l’Italia di calcio avesse vinto, domenica, la finale degli Europei? Probabilmente no (perché avrebbe dovuto?); ma ci avrebbe fatto piacere se si fosse dissipato, almeno per un po’, il clima di depressione e di auto-flagellazione che regna sovrano e intossica tutto. Certo, l’umiltà è importante, non credersi meglio degli altri è da persone mature, riconoscere i propri errori è nobile. Ma francamente non se ne può più di leggere o sentire dappertutto che facciamo schifo, che “in qualsiasi altro paese del mondo bla bla, in Italia invece bla bla”, che ognuno pensa solo ai suoi interessi e siamo un popolo di furbastri, che ogni ente pubblico non è altro che un covo di ladri, che stiamo andando allo sfascio eccetera.
Chiaro, ci sono imprenditori che falliscono e giovani che non trovano lavoro, nonché tutta la serie d’altri passi del gambero che ci ottundono, però non credo che altrove in questo momento si stia molto meglio, e la gente che strappa applausi scrivendo su Facebook che l’Italia è un inferno, mentre utilizza l’i-Pad o l’i-Phone ultimo modello comprato il giorno prima e s’appresta a partire per una settimana a Capo Verde dopo essersi già concessa un villaggio turistico in Tunisia a inizio giugno e il ventiduesimo mojito del mese nell’uscita serale con gli amici, costo minimo 25 euro a giro, sinceramente comincia a starmi sui maroni. :angry:
Ma soprattutto, visto che, assurdo o no, la Nazionale di calcio è considerata la massima espressione di un Paese, se avesse vinto magari qualche impresa in più con un pizzico di fiducia tale da dire di sì alla quarantasettesima richiesta di sponsorizzazione dal presidente di basket femminile di turno ci sarebbe stata. O qualche presidente che non gettava la spugna perché gli veniva una botta d’adrenalina nei festeggiamenti. Sì, sembra utopia, eppure, dopo la semifinale vinta con la Germania, improvvisamente tutti si sentivano il popolo più fiero del mondo.

--> Ma tanto non lo sapremo mai come sarebbe andata. In realtà non sappiamo neanche come andrà con le società di A1 e A2 in bilico. Ormai è grottesco: è iniziato luglio e rispetto a un paio di settimane fa, non c’è una situazione che abbia fatto passi definitivi né in un senso né nell’altro. In A2 solo Cervia ha ufficializzato il proprio addio. Ma sembrano esserci almeno altri 7-8 club sul rasoio. In A1 né Geas, né Taranto, né Comense hanno battuto colpi. Poi ci si è messa anche la scomparsa della Rassegna stampa dal sito di Lega a rendere ancor più complicata la ricerca di notizie.
In quest’incertezza sguazzano gli spandi-voci, tant’è che in settimana s’è diffusa la notizia che “la Comense ce la fa”, poi quella che “Armani-Geas è fatta”, poi le voci opposte. Per altri club, stessa cosa. In confronto, nell’Urss di Breznev c’erano più certezze sulle notizie. :wacko: Una cosa che lascia un po’ perplessi (ma è un problema marginale) è che qualcuno, anche su questi schermi, sembra pronto con la pistola ad acqua per rinfacciare, a chi si salverà, di aver pianto miseria per niente. Be’, a parte che preferiamo uno che grida e poi si salva piuttosto di uno che muore senza dir niente a nessuno (perché preferiamo i vivi ai morti), sarebbe come se a uno che sta annegando fosse rimproverato, se la scampa, di aver gridato aiuto. Invece viene applaudito, additato come esempio, qualcuno che molla, magari non per nobile scelta ma perché costretto dopo aver accumulato maldestramente debiti con spese fuori portata…

--> Binzago, antidoto alla depressione. Lo dicevamo già la scorsa settimana: il massimo torneo misto al mondo non risolve alcun problema (e come potrebbe?) ma consente di stordirsi per una ventina di giorni, attenuando le miserie dell’umanità. Ci sono pizzoccheri, lasagne, costine e salamelle che fanno del bene. E poi sul campo, pur infestato dalla presenza degli uomini, strumpallano 80 giocatrici di ogni categoria e foggia. C’è un buon ricambio perché sono uscite di scena varie mattatrici del passato ma sono entrate parecchie nate negli anni ’90. È divertente (anche se inquietante), in questi giorni, improvvisare un sondaggio tra le presenti: ne prendi 10 a caso e chiedi dove giocheranno l’anno prossimo: almeno 7 ti dicono che non lo sanno. Se sono di A1, A2 o A3, poi, si sale a 9 su 10. :woot:
Sul piano agonistico, la notizia della prima settimana è che Masha Maiorano, la divina per eccellenza del torneo (è la miglior marcatrice d’ogni tempo, uomini compresi) è sull’orlo dell’eliminazione, avendo perso le prime 2 partite, in cui comunque ha totalizzato 44 punti. Purtroppo quest’anno ci sono stati dei rimescolamenti di mercato per cui molte delle migliori giocatrici non sono nelle squadre più forti, per cui potrebbero non fare strada. Silvia Gottardi, in ogni caso, non ci sarebbe nelle fasi decisive, perché è in partenza per l’Asia (credo il 7 luglio). È venuta per il suo debutto a Binzago venerdì 29, accolta da fanfare, e ha segnato 16 punti con molta facilità, anche se non è bastato per vincere. Poi s’è piazzata con la socia Carimini a una specie di “stand” delle Donne al Volante con tutti i gadget dei loro rally.
Chi è partita forte senza essere particolarmente attesa è Giulia De Cristofaro, che ha fatto 44 punti in due partite (uguale a Maiorano): apparsa molto migliorata dopo l’anno a Carugate. Poi Valentina Gatti e Alessandra Calastri, solite masse imponenti abbinate a mani dolci (tanto per ripetersi: ma Gatti, con la carestia totale di lunghe, in Nazionale sicuri che non serva? Certo, è da addestrare, però un armadio che si muove benino e ha mano gentile è merce rara nella penisola :blink: ), mentre Marcella Filippi è la più attesa nei prossimi giorni (arriverà? Nel frattempo è tra le più votate della Nazionale Basket Modelle: chi non sa cosa sia veda qui); e infine merita una citazione Camilla Mariani, il talentino di Biassono, che con i suoi 13 anni è la più giovane della storia del torneo. Fa un po’ impressione con le sue gambucce e il fisico acerbo contro donne fatte, però le movenze giuste ci sono e ovviamente la fanno giocare solo pochi minuti. Oggi (domenica 1), nell’anticipo pomeridiano per ragioni calcistiche, ha segnato i suoi primi 4 punti.

--> Un paio di pubblicazioni che circolavano a Binzago in settimana. L’Almanacco del basket femminile lombardo, imperdibile compendio di fine stagione a cura di Ezio Parisato e la truppa Imbecille. Indispensabile riferimento per chi vuol sapere quanti punti ha segnato la Gippa Balossi o la Pina Pigaccio che giocano in C mantovana (per dire) oppure quando è nata la dodicesima giocatrice dell’ultima classificata di Promozione. Perché quella è la specialità della casa. Ma ci sono anche l’A1, l’A2 e la B, le pagelle alle squadre, i resoconti tratti da Imbecilli.it e da qualche contributore esterno tra cui pure il qui scrivente per quanto riguarda partite di A e stagione giovanile. Poi il diario della Transafrica, di Silvia Gottardi e Mariella Carimini, ovvero il resoconto del loro viaggio dell’anno scorso. Costicchia abbastanza (15 euro) e non si parla di basket, però c’è la beneficenza ed è indispensabile collezionare la serie dopo aver già comprato quello sul Mongol Rally, l’impresa del 2010.

--> Dobbiamo purtroppo chiudere con una notizia triste. Le sorelle Bonfanti devono smettere di giocare per colpa di un problema cardiaco congenito che è stato recentemente diagnosticato a entrambe. :cry: Prodotti delle giovanili del Geas, transitate in B1 come massimo livello senior (a Carugate), era difficile, senza saperlo, individuarle come sorelle; anzi, non potrebbero essere più diverse. Chiara, 25 anni, fisico massiccio, ala grande, buon tiro dalla media, carattere solare, giocatrice di grande generosità, uno di quegli elementi che rendono migliore l’ambiente di una squadra. Ricordiamo una sua memorabile stoppata in contropiede in una partita con Rho, fondamentale per l’improbabile salvezza di Carugate nel 2009. Nello stesso anno la ricordiamo eletta "mvp" femminile al torneo di Binzago: era stata importante nella squadra-sorpresa di quell'edizione, ma quando fu chiamata a ritirare il premio guardò tutti con aria stupita, come a dire: "Ma siete matti? Con tutte le giocatrici forti che ci sono, andate a scegliere me?". ^_^
Francesca, classe ’91, fisico sottile, era perimetrale, carattere più introverso, forse dotata di maggior talento rispetto alla sorella, anche se da sviluppare. Certo, capita spesso di perdere giocatrici ancora giovani per mille motivi (studio, lavoro, infortuni gravi, nausea del basket), però due sorelle in un colpo solo per un guaio congenito ci mancava ancora.