Dal 16 al 26 luglio
--> Se fino a poco tempo fa mettevamo la firma per un sesto posto (ma a volte, anche per una permanenza in Division A), e adesso invece resta qualche piccolo rimpianto per una finale persa, vuol dire che un salto in avanti lo abbiamo fatto. Oppure un ritorno al passato, giacché potenza giovanile eravamo e potenza giovanile siamo tornati a essere. Quattro medaglie in 5 estati (e magari potremo aggiornare il conto, entro fine agosto) non sono episodiche, né il frutto di una singola annata fortunata o di un singolo allenatore taumaturgico, bensì certificano esattamente questo: l'Italia è, nell'anno 2012, una delle maggiori forze di basket giovanile femminile d'Europa. Dall'annata '92 all'annata '96, ovvero tutte quelle impegnate quest'anno nelle tenzoni continentali (o mondiali) siamo in grado di giocarcela per il vertice.
Su quali siano le cause di tale passo avanti, probabilmente impensabile nella notte buia che regnava fino al 2007 compreso (o meglio, notte che s'era vagamente rischiarata rispetto a qualche anno prima, perché dalla zona retrocessione c'eravamo avvicinati alle prime sei/prime dieci, insomma poco sotto la crema), il dibattito ferve e non c'è probabilmente un'unica risposta valida.
Il "Corriere della Sera", ricordiamo, vergò lo scorso 16 maggio le seguenti sferzanti parole: "La Federazione (...) si lava la coscienza sprecando qualche euro per iniziative decotte come College Italia o i vari progetti Azzurrina, che assicurano posti ai federales ma pochi risultati". Orbene, può darsi che i "federales" siano dei marcioni, parassiti e quant'altro, come suggeriva tale articolo, tuttavia dopo la quarta medaglia in 5 anni vorrei capire sulla base di quali criteri sia ancora lecito affermare che College e Azzurrina abbiano portato pochi risultati, visto che tra le loro massime finalità c'era il miglioramento delle giocatrici da nazionale giovanile e quindi dei piazzamenti delle rappresentative azzurre. Va be', magari i prossimi appuntamenti andranno da cani per le nostre, così gli sfascisti ritroveranno fiato per le loro trombette.
--> Ma parliamo di questo argento della Nazionale Under 16 di Riccardi, anche se attendiamo per tutti i dettagli il resoconto dei reduci, tra cui il cronista principe Ezio Parisato (a proposito: grande soddisfazione per lui, la croata Misura è stata eletta dal sito della Gazzetta "miss Olimpiadi", ovvero la più gnocca dei Giochi: lui la scoprì già 5 o 6 anni or sono in qualche Europeo giovanile).
In semifinale ci scontravamo col Belgio, anch'esso potenza emergente (argento U16 e oro U18 lo scorso anno). Un duello interessante anche sul piano tattico. Il Belgio ricorreva sovente al pressing, l'Italia attuava una "1-3-1" nel momento dell'allungo-chiave, inizio 3° quarto, quando lo scatenarsi del duo Zandalasini-Tagliamento (17 e 16 punti su 58 della squadra) favoriva il break spacca-partita sul +15 al 30' e +19 a inizio ultimo quarto. A quel punto il Belgio si lanciava in un pressing con quintetto a 5 piccole mordaci (reinserivano, senti la raffinatezza, le lunghe in fase d'attacco per poi toglierle quando difendevano), che le riportava fino a -6, ma non tanto da metterci a rischio; finiva 58-50.
Medaglia dunque al sicuro, con la speranza che fosse la più pregiata. Stavolta però la Spagna era un'altra cosa, e la finale non ha avuto storia. Ci hanno seppelliti di triple e altri colpi assortiti, e sul 40-20 all'intervallo, salvo miracoli non c'erano più gatti per trippa. Nel 3° quarto s'accendeva Zandalasini, che finirà con 19 punti, 12 rimbalzi e 4 assist, una prestazione davvero a tutto tondo, ma che non bastava a ridurre la mattanza. Un -21, frutto di una serata storta nostra quanto brillante delle avversarie, che inevitabilmente sul momento brucia: non solo per il discorso dell'aver già battuto la Spagna, ma perché, come spiegavano gli italici alfieri del calcio dopo aver preso 4 pappine dagli iberici nella recente finale europea, quando arrivi in finale ma prendi ceffoni, lì per lì ti resta più l'umiliazione che l'onore dell'argento (personalmente tenderei a confermare, avendo una volta perso una finale di 40 punti, ovviamente non europea...: l'ideale è perderla di una decina-dozzina: se perdi di uno crepi di rimpianti, se perdi di 30 ti deprimi). Tuttavia siamo certi che, passato qualche giorno, prevarrà la soddisfazione, anche perché quando hai 16 anni è lecito immaginare che avrai molte rivincite da prenderti e intanto sei già a buon punto...
--> Questa Nazionale '96 ha dimostrato di essere un gruppo profondo e di talento, ma su tutte si staglia ovviamente Cecilia Zandalasini, eletta Mvp dell'Europeo con medie di 15 punti e 9 rimbalzi circa. Dove può arrivare questa ragazza? Sembra che qualsiasi evento cui partecipa fin dalla nascita, comprese le gare di mosca cieca all'oratorio di Broni quando aveva 6 anni, la veda vincente o almeno in medaglia, Mvp o almeno nel quintetto ideale. A 16 anni ha un palmarès che gente di 30 anni si scorda. Cinque scudetti giovanili (anche se l'ultimo, ahilei, dalla panca perché infortunata), una serie ancor più lunga di titoli regionali o provinciali (compresi quelli a Broni con i maschi), due medaglie europee, allori individuali eccetera. Sembra avere il fisico, le mani, il carattere (cioè il rendimento sotto pressione), persino il sorriso giusto per essere una giocatrice di vertice. Stiamo cauti ma era dai tempi di Sottana, come già dicemmo, che una nostra esemplare non suscitava attese simili. Ma meglio di Sottana, lei ha saputo diventare Mvp di un Europeo. Anzi, a ben pensarci Sottana lo fu, Mvp: ma dell'Europeo U18 di Division B nel 2006. E questo dà l'idea del passo avanti che abbiamo fatto noi come Italia e di cui le nuove stelle, come Zandalasini, si giovano: perché a predicare nella mediocrità, ovvio dirlo, si cresce meno che ad essere la migliore in una grande squadra.
--> Sono questi i momenti in cui si sente ancor più acuta del solito la mancanza di Superbasket. "Si sente", almeno dal mio punto di vista, perché tra gli addetti ai lavori non ho l'impressione di percepire tutto questo rimpianto. Perché, tanto, lo sappiamo, loro sanno già tutto tramite internet, al quale ormai ci si può collegare 24 ore su 24 grazie agli smartphone e ai tablet, anche se sei in vacanza in Zimburgo o in Pupponia.
Prendiamo l'appassionato generico di basket: chi di costoro si prende la briga di scartabellare il web alla ricerca di notizie su partite e personaggi dei dilettanti maschili e delle donne? Oltretutto, non c'è solo l'avanguardia iper-tecnologizzata dai 20 ai 40 anni, in giro, ma anche molta gente che internet lo bazzica ancora poco, tantomeno è disposta a perdere ore per scandagliare articoli sulle donne. Ma se questi gli erano presentati sulla rivista, insieme a ciò che gli interessava di più, lo leggevano, foss'anche per sbaglio, e magari qualche barlume d'interesse gli rimaneva. Era come essere dei piccoli negozianti con una vetrinetta sia pur misera in un grande centro commerciale: tra migliaia di frequentatori, qualcuno che si ferma da te lo trovi. Perdere questa "vetrinetta" vuol dire perdere seguito. Ne sono sicuro. Io, per esempio, non avrei mai saputo nulla del femminile fino al 2000 o giù di lì, se non avessi potuto leggerne spizzichi e bocconi su Superbasket una volta alla settimana. Lettori di questo tipo, sul numero che sarebbe uscito in questi giorni, avrebbero trovato che l'Italia U16 ha vinto l'argento e qualcuno di loro avrebbe detto: "Toh, però il femminile ogni tanto qualcosa di buono lo combina. E interessante quella Zandalasìni... o si dirà Zandalàsini? Boh, comunque non male".
Vorrei che si riflettesse su questo, invece di guardare solo dal proprio limitato punto di vista di super-addetti ai lavori che non avevano bisogno di leggere "Big Roberto" Lurisi per sentirsi informati.
--> Altro motivo per cui sarebbe stato prezioso avere Superbasket, in questi giorni, è che domani (venerdì 27, con la cerimonia d'apertura) iniziano le Olimpiadi di Londra e nessuno è in grado di presentare dignitosamente il torneo femminile. Anche se, in realtà, da presentare sembra esserci poco: basterebbe elencare il roster degli Usa. Augustus, Catchings, Taurasi, Charles, Parker, Whalen, Bird, Moore, McCoughtry, Ashja Jones, Cash, Fowles. E' qualcosa di pazzesco: come elencare Michelangelo, Donatello, Leonardo, Van Gogh e altri 8 così a un appassionato d'arte.
--> Come succede ogni 4 anni, la Wnba è sospesa per le Olimpiadi. La stagione 2012 riprenderà il 16 agosto. E' l'occasione per un mini-punto della situazione: a Est capeggia Connecticut con 15-4 davanti a Indiana; a Ovest avanti le campioni in carica di Minnesota con 15-4 davanti a San Antonio e Los Angeles. Leader di punti, rimbalzi e assist sono le solite McCoughtry, Fowles e Hammon.
--> Per cascare brutalmente dal livello mondiale a quello casereccio, chiudiamo con qualche rimasuglio dal torneo misto di Binzago recentemente concluso. L'ufficio statistico del torneo (formato da Meur e Sault) ha comunicato il dato più atteso per capire l'incidenza della componente femminile nell'edizione 2012. Ebbene, risulta che il 31,2% dei punti è stato realizzato dalle donne, contro il 31,3% dello scorso anno, che rappresentava il record assoluto.
Infine, sempre dal torneo di Binzago, un'osservazione che lascia il tempo che trova, ma magari qualcuno la condivide. Potendo confrontare direttamente il modo di giocare maschile e femminile, è parso di notare, al di là delle ovvie considerazioni sull'atletismo eccetera, che le ragazze abbiano una minore capacità di cambiare idea ad azione in corso. Nel senso che all'uomo viene più facile partire per una penetrazione e poi magari scaricare all'ultimo momento, oppure viceversa muoversi piano per cercare un passaggio e poi di botto puntare decisi a canestro. Nelle donne sembra che si debba decidere qualche secondo prima quale sarà l'obiettivo della propria azione, e se si para davanti un ostacolo insormontabile, piuttosto che cambiare idea si finisce per stamparvisi contro. Di qui l'impressione, maggiore che negli uomini, di una tendenza alla scelta irrazionale. Si potrebbe imbastire una tavola rotonda sull'argomento, ma con un'Olimpiade alle porte forse è meglio dedicarsi a qualcosa di più importante.
