Settimana dal 25 giugno al 1° luglio
--> Nazionale, orgoglio d’Italia. Non stiamo parlando di quella di calcio, ma di quella di Ricchini, che battendo Finlandia e Lettonia nel doppio impegno casalingo di Latina (non un grandissimo pubblico, per la verità, c’è parso) ha fatto un passo avanti importante verso la qualificazione agli Europei 2013. Mercoledì 27, con la Finlandia, era delicatissima perché le nordiche avevano appena battuto la Lettonia ed era quindi uno scontro diretto per il 2° posto. Bisognava non solo vincere, ma anche incamerare uno scarto consistente in vista del ritorno, che sarà l’ultima partita delle qualificazioni. Entrambi i piccioni sono stati presi dalla fava italica, grazie soprattutto alla progressione nel secondo tempo dopo che il primo aveva avuto un andamento strano: garibaldino nel 1° quarto (25-21) e fiacco nel secondo (13-12). Ci hanno sorretto buone percentuali, abbiamo sofferto l’ex napoletana Tuukkanen ma poi Wabara l’ha limitata. Si dilagava alla fine sino al 76-58. Sottana con 15 e Bagnara con 14 le migliori marcatrici (poi Masciadri con 12).
A quel punto la partita di sabato 30, mentre il Paese intero si preparava alla notte maggica di calcio dell’indomani, diventava uno scontro diretto per il primo posto. Una metà gara a punteggio basso, 31-22, in cui l’Italia faceva un gran lavoro tattico e difensivo: la Lettonia ha caratteristiche opposte alle nostre, ovvero almeno 3 lunghe vere contro le nostre…zero (Cinili in quintetto come pivot), eppure in nessun modo riuscivano a sfruttare questo vantaggio, che anzi diventava un danno perché noi correvamo di più e c’infilavamo negli spazi. A inizio ripresa un break aperto da un coast-to-coast del mastino Crippa e consolidato dallo sbloccarsi di Masciadri ci portava a +15. La Lettonia in 8 minuti racimolava solo 2 canestro-e-fallo, null’altro. Poi iniziava a rimontare con l’ala grande Steinberga che non si riusciva ad arginare. Ma a 9’ dalla fine si tornava a +12 con una tripla di Bagnara. Poi ancora +9 con un arresto e tiro di puro talento di Sottana allo scadere dei 24”, sempre da 3. E sul 55-44 a 4’ dalla fine sembrava chiusa. Però a quel punto la Lettonia trovava il modo di rompere i nostri argini, con un classico forcing di quelli che, dopo una partita in cui non ti entra nulla, improvvisamente ti entra tutto; e dopo un errore di Sottana a -10” le baltiche avevano addirittura la tripla dell’overtime, ma andava fuori. Sicché finiva 60-57. Sarebbe stata una somma ingiustizia andare al supplementare: ma lo spavento ci ricorda che dobbiamo sudarci ogni cosa col sangue. Sottana con 18 la top scorer: certo ogni tanto forza (o deve forzare per mancanza d’alternative), però è oggi una giocatrice di valore internazionale. Ma oltre a lei, l’aspetto più consolante è che, quasi pensionate le 30enni e quasi saltata a pie’ pari l’infertile generazione tra l’82 e l’86 (se non fosse per Santucci e Zanoni), la stirpe dall’87 in avanti sta dimostrandosi competitiva.
In generale, è una squadra che ha certo dei limiti ma sembra aver capito bene cosa deve fare per mascherarli e quali doti invece può sfruttare. Per esempio, un difetto connesso certamente con la mancanza di stazza, mi pare essere che concediamo troppi tiri liberi: non avendo budrillone a intimidire, le avversarie entrano spesso in area e dobbiamo spendere falli per fermarle. Però riusciamo, per lunghi tratti, a difendere senza incappare in troppi falli, e soprattutto mordendo le caviglie sul perimetro, in modo che la palla sotto non arrivi così sovente. L’atipicità di quest’Italia crea problemi a squadre più “classiche” e definite nei ruoli, cioè con due lunghe di massa. Tante giocatrici intercambiabili, in cui il talento di Sottana e l’esperienza (e talento) di Masciadri possono dare il valore aggiunto. Importante sottolineare, infine: una Nazionale che piace a chi la guarda, come di rado succede quando c’è l’azzurro di mezzo e il popolo di commissari tecnici si scatena in critiche e mugugni. Certo, quando ci sono aspettative basse, è più facile essere sorpresi in positivo anziché delusi, ma credo che questa squadra piaccia perché ognuna ha l’aria di sapere quello che deve fare, e lo fa senza risparmio.
Ovviamente manteniamo il senso delle proporzioni: l’elite europea è lontana parecchio, ma già entrare nelle 16 dell’Europeo sarebbe un anticipo rispetto alle tappe fissate per il rinnovamento. A questo punto è un traguardo da raggiungere. Considerando ovvia la vittoria in Lussemburgo, basterà non scivolare con la Grecia in casa per poter poi gestire il +18 in Finlandia, anzi se la Finlandia perde in Lettonia (come sarebbe secondo pronostico) potrebbe bastare battere la Grecia. La sostanza, per chiudere, è che non siamo lontani dal punto in cui eravamo prima di questa rifondazione. È già molto.
--> Certo, può sembrare poca roba entrare semplicemente tra le prime 16 d’Europa. Ma molti giudicano ancora con la scala di valori degli anni ’80, quando c’erano sì e no una decina di nazionali competitive. Quelle che una volta erano dieci, oggi sono una trentina. Questa diffusa competitività del nostro continente s’è dimostrata anche al Preolimpico conclusosi oggi (domenica 1, ma le partite decisive erano venerdì 29) ad Ankara: tutte qualificate le 4 alfiere europee, ovvero Turchia, Francia, Repubblica Ceca e Croazia. Battute Canada, Argentina, Corea, Giappone; insomma il resto del mondo, a parte i picchi assoluti di Usa e Australia, più il Brasile, arranca in confronto a noi. Ricordiamo che solo la Russia, campione agli Europei 2011, aveva guadagnato il “pass” diretto per Londra. Quindi le europee in lizza saranno 5.
--> Sarebbe cambiato qualcosa, ai nostri fini cestistici, se l’Italia di calcio avesse vinto, domenica, la finale degli Europei? Probabilmente no (perché avrebbe dovuto?); ma ci avrebbe fatto piacere se si fosse dissipato, almeno per un po’, il clima di depressione e di auto-flagellazione che regna sovrano e intossica tutto. Certo, l’umiltà è importante, non credersi meglio degli altri è da persone mature, riconoscere i propri errori è nobile. Ma francamente non se ne può più di leggere o sentire dappertutto che facciamo schifo, che “in qualsiasi altro paese del mondo bla bla, in Italia invece bla bla”, che ognuno pensa solo ai suoi interessi e siamo un popolo di furbastri, che ogni ente pubblico non è altro che un covo di ladri, che stiamo andando allo sfascio eccetera.
Chiaro, ci sono imprenditori che falliscono e giovani che non trovano lavoro, nonché tutta la serie d’altri passi del gambero che ci ottundono, però non credo che altrove in questo momento si stia molto meglio, e la gente che strappa applausi scrivendo su Facebook che l’Italia è un inferno, mentre utilizza l’i-Pad o l’i-Phone ultimo modello comprato il giorno prima e s’appresta a partire per una settimana a Capo Verde dopo essersi già concessa un villaggio turistico in Tunisia a inizio giugno e il ventiduesimo mojito del mese nell’uscita serale con gli amici, costo minimo 25 euro a giro, sinceramente comincia a starmi sui maroni.
Ma soprattutto, visto che, assurdo o no, la Nazionale di calcio è considerata la massima espressione di un Paese, se avesse vinto magari qualche impresa in più con un pizzico di fiducia tale da dire di sì alla quarantasettesima richiesta di sponsorizzazione dal presidente di basket femminile di turno ci sarebbe stata. O qualche presidente che non gettava la spugna perché gli veniva una botta d’adrenalina nei festeggiamenti. Sì, sembra utopia, eppure, dopo la semifinale vinta con la Germania, improvvisamente tutti si sentivano il popolo più fiero del mondo.
--> Ma tanto non lo sapremo mai come sarebbe andata. In realtà non sappiamo neanche come andrà con le società di A1 e A2 in bilico. Ormai è grottesco: è iniziato luglio e rispetto a un paio di settimane fa, non c’è una situazione che abbia fatto passi definitivi né in un senso né nell’altro. In A2 solo Cervia ha ufficializzato il proprio addio. Ma sembrano esserci almeno altri 7-8 club sul rasoio. In A1 né Geas, né Taranto, né Comense hanno battuto colpi. Poi ci si è messa anche la scomparsa della Rassegna stampa dal sito di Lega a rendere ancor più complicata la ricerca di notizie.
In quest’incertezza sguazzano gli spandi-voci, tant’è che in settimana s’è diffusa la notizia che “la Comense ce la fa”, poi quella che “Armani-Geas è fatta”, poi le voci opposte. Per altri club, stessa cosa. In confronto, nell’Urss di Breznev c’erano più certezze sulle notizie.
--> Binzago, antidoto alla depressione. Lo dicevamo già la scorsa settimana: il massimo torneo misto al mondo non risolve alcun problema (e come potrebbe?) ma consente di stordirsi per una ventina di giorni, attenuando le miserie dell’umanità. Ci sono pizzoccheri, lasagne, costine e salamelle che fanno del bene. E poi sul campo, pur infestato dalla presenza degli uomini, strumpallano 80 giocatrici di ogni categoria e foggia. C’è un buon ricambio perché sono uscite di scena varie mattatrici del passato ma sono entrate parecchie nate negli anni ’90. È divertente (anche se inquietante), in questi giorni, improvvisare un sondaggio tra le presenti: ne prendi 10 a caso e chiedi dove giocheranno l’anno prossimo: almeno 7 ti dicono che non lo sanno. Se sono di A1, A2 o A3, poi, si sale a 9 su 10.
Sul piano agonistico, la notizia della prima settimana è che Masha Maiorano, la divina per eccellenza del torneo (è la miglior marcatrice d’ogni tempo, uomini compresi) è sull’orlo dell’eliminazione, avendo perso le prime 2 partite, in cui comunque ha totalizzato 44 punti. Purtroppo quest’anno ci sono stati dei rimescolamenti di mercato per cui molte delle migliori giocatrici non sono nelle squadre più forti, per cui potrebbero non fare strada. Silvia Gottardi, in ogni caso, non ci sarebbe nelle fasi decisive, perché è in partenza per l’Asia (credo il 7 luglio). È venuta per il suo debutto a Binzago venerdì 29, accolta da fanfare, e ha segnato 16 punti con molta facilità, anche se non è bastato per vincere. Poi s’è piazzata con la socia Carimini a una specie di “stand” delle Donne al Volante con tutti i gadget dei loro rally.
Chi è partita forte senza essere particolarmente attesa è Giulia De Cristofaro, che ha fatto 44 punti in due partite (uguale a Maiorano): apparsa molto migliorata dopo l’anno a Carugate. Poi Valentina Gatti e Alessandra Calastri, solite masse imponenti abbinate a mani dolci (tanto per ripetersi: ma Gatti, con la carestia totale di lunghe, in Nazionale sicuri che non serva? Certo, è da addestrare, però un armadio che si muove benino e ha mano gentile è merce rara nella penisola
--> Un paio di pubblicazioni che circolavano a Binzago in settimana. L’Almanacco del basket femminile lombardo, imperdibile compendio di fine stagione a cura di Ezio Parisato e la truppa Imbecille. Indispensabile riferimento per chi vuol sapere quanti punti ha segnato la Gippa Balossi o la Pina Pigaccio che giocano in C mantovana (per dire) oppure quando è nata la dodicesima giocatrice dell’ultima classificata di Promozione. Perché quella è la specialità della casa. Ma ci sono anche l’A1, l’A2 e la B, le pagelle alle squadre, i resoconti tratti da Imbecilli.it e da qualche contributore esterno tra cui pure il qui scrivente per quanto riguarda partite di A e stagione giovanile. Poi il diario della Transafrica, di Silvia Gottardi e Mariella Carimini, ovvero il resoconto del loro viaggio dell’anno scorso. Costicchia abbastanza (15 euro) e non si parla di basket, però c’è la beneficenza ed è indispensabile collezionare la serie dopo aver già comprato quello sul Mongol Rally, l’impresa del 2010.
--> Dobbiamo purtroppo chiudere con una notizia triste. Le sorelle Bonfanti devono smettere di giocare per colpa di un problema cardiaco congenito che è stato recentemente diagnosticato a entrambe.
Francesca, classe ’91, fisico sottile, era perimetrale, carattere più introverso, forse dotata di maggior talento rispetto alla sorella, anche se da sviluppare. Certo, capita spesso di perdere giocatrici ancora giovani per mille motivi (studio, lavoro, infortuni gravi, nausea del basket), però due sorelle in un colpo solo per un guaio congenito ci mancava ancora.
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