giovedì 12 luglio 2012

Diario (111)

Dal 2 al 5 luglio

EDIZIONE IN NERO

“Mai, mai, scorderai l'attimo,
la terra che tremò.
L'aria si incendiò,
e poi silenzio.
E gli avvoltoi sulle case sopra la città,
senza pietà.
Chi mai fermerà,
la follia che nelle strade va?
Chi mai spezzerà
le nostre catene?
Chi da quest'incubo nero ci risveglierà,
chi mai potrà?”


E la risposta, in questa sigla di un celebre cartone animato degli anni ’80, era lui: Ken il Guerriero. Il supereroe che salvava un mondo devastato dalla bomba atomica, popolato da malconci sopravvissuti che s’aggiravano come spettri in mezzo alle macerie, cercando di scampare alla violenza di efferate bande di sciacalli.
Anche sul basket dilettantistico è caduta la bomba atomica, ma non abbiamo nessun Ken al quale aggrapparci. La catastrofe nucleare è avvenuta oggi, giovedì 5, scadenza delle iscrizioni ai campionati nazionali. Non stiamo parlando solo del femminile, ma di tutto il pianeta del basket semi-professionistico, cioè quello dove gira(va) qualche soldo, tanti o pochi che fossero. Nel maschile, circa 30 società dei campionati LNP (ossia la terza, quarta e quinta serie) hanno gettato la spugna. :woot:
E come nei “day after” nucleari, i sopravvissuti non se la passano bene, tranne qualcuno che per miracolo sembra rimasto incolume. Crollo dei budget, ingaggi ridotti all’osso, campare di basket se non sei un professionista sarà un’utopia di pochi eletti.
E qui sta, probabilmente, la principale differenza rispetto ad altri anni. Non è solo la quantità massiccia di defezioni. Qualcuno che lasciasse la cotenna c’era sempre, anche in passato, però gli altri andavano avanti tranquilli. Quando nel femminile crollò Vicenza, l’imperatrice degli anni ’80, furono cavolacci solo suoi. In fondo, anche la perdita di Venezia, lo scorso anno, avvenne in un quadro in cui le altre stavano, o fingevano di stare, discretamente. Per cui si poteva archiviare il defunto di turno con qualche lacrimuccia più o meno di coccodrillo (in realtà, ovviamente, tutti si fregavano le mani e sciacallavano le giocatrici rimaste svincolate), ma con la confortante certezza che lo show andava avanti.
Oggi suona la campana per la Comense, la società più titolata a livello senior, e suona per Alcamo Vigarano, e non sono poche 3 su 14 di A1. Così come non sono pochissime 3 su 28 in A2 e una decina (per il momento 7, ma solo lunedì 9 si avranno i responsi definitivi dai bollettini di pagamento iscrizione) su 36 in A3. C’è chi ha problemi col fisco, chi ha problemi con gli sponsor, chi è abbandonato dalle istituzioni, a volte tutte e tre le grane insieme.
Suona la campana per costoro, ma le sopravvissute sembrano spesso tali solo per fortunata casualità, non perché stiano bene e al riparo. :blink:

--> Negli anni in cui la Comense dominava il basket femminile italiano, vincendo 9 scudetti e 2 Coppe dei Campioni o Euroleghe (come si chiamava nel ’94 e ’95? Poco cambia, comunque), mai e poi mai si poteva immaginare di essere qui, nel 2012, a parlare della scomparsa del club nerostellato che tremare il mondo faceva, e che, senza scomodare il passato lontano, era in semifinale con Schio due mesi fa. Ma i risultati contano poco quando, evidentemente, ci sono problemi insormontabili.
Nei giorni scorsi s'era ormai capito che l'esito della lunga agonia era ormai scritto, ma in qualche modo si sperava che saltasse fuori un coniglio dal cilindro. Per indurre Pennestrì senior a rinunciare alla sua creatura, dev’essere capitato qualcosa di veramente apocalittico, altro che la bomba atomica. Infatti si sente parlare di un’ingente pendenza col fisco. Ognuno che spettegola, in questi giorni, spara una cifra diversa, in ogni caso troppo grossa per essere sanata. Chi mai poteva subentrare con questo capestro, se è davvero così?
Fatto sta che oggi, giovedì 5, la conferenza stampa in sede a Como ha celebrato il funerale della prima squadra della Comense. Doverosa specificazione, "prima squadra", perché, a quanto ha detto il presidente, le giovanili rimangono vive, e c’è una promessa di tornare in corsa tra le senior tra 2 anni (ma a che livello?).
La conferenza è stata anche trasmessa in streaming, ma non siamo riusciti a origliare granché: abbiamo beccato un momento in cui un giornalista, sembra della “Provincia”, si giustificava per alcuni articoli recentemente apparsi, dicendo che erano i suoi capi a chiedergli di scrivere della Comense, e lui si procurava le notizie dalle fonti che riusciva. :unsure: Stranezze, ma difficile capire qualcosa da quei pochi secondi, e poi che importanza ha rispetto alla notizia del giorno?
Adesso è inutile dilungarsi in un necrologio sulle glorie passate del club (l’han già fatto in molti). Dico solo che, entrando al Palasampietro, nonostante negli ultimi anni fosse spesso semivuoto, si respirava sempre quell’atmosfera di rispetto che incutono i posti dove sai che si è fatta la storia di uno sport. E gli stendardi coi titoli vinti, la voce dello speaker Guido Corti, e quel pubblico che ti dava l’idea di essere competente, di essere lì da tanti anni. Un senso di sacralità del basket femminile che ritrovo anche al PalaNat (ex PalaFalck) di Sesto, anche se com’è noto il Grande Geas non giocava lì e poi è meno "deluxe" come impianto.
Come tutto ciò possa finire così insulsamente è difficile accettarlo, soprattutto quando negli occhi c’è ancora il pienone e l’entusiasmo di gara-4 di semifinale, con le giocatrici in festa che sfilano per il tradizionale "cinque" al pubblico. In quella partita c’era anche, in abbinamento ai roster delle squadre a cura dell’addetto stampa Enrico Levrini (altra istituzione) il bollettino “Pink Basket” a cura del qui scrivente e compari. Ormai rischia di essere un cimelio dell’ultima partita giocata dalla Comense al Palasampietro (mentre la tripla di Maiorano sul finire di gara-5 è l’ultimo canestro in A1), e si può solo dire che è stato un onore collaborare, almeno per un anno, con questa società. Sarebbe stato bello, per dirla tutta, riunire la Comense e il Geas nel medesimo progetto, dopo gli screzi di qualche mese prima sul caso-Wabara, ma non s’è concretizzato. Ma idee, bollettini, pubblico, glorie, grandi giocatrici... la bomba atomica quando esplode tronca tutto.

--> Ironia della sorte ha voluto che l’ultima partita della Comense prima del “day after” sia stata contro il rivale Geas. Si è trattato, ieri (mercoledì 4), della partita decisiva per passare il turno nella prima fase delle finali nazionali Under 15 in corso a Termoli e Vasto (sabato la finale). Ha vinto Sesto 61-54, mentre in stagione lombarda aveva vinto due volte la Comense. Il Geas aveva eliminato Como anche tra le U17; ora cercherà il terzo scudetto stagionale, impresa epica ma per la quale non è favorito.

--> Sempre a proposito di rinunce. La questione di Alcamo sembra avere qualche tinta di giallo. Doveva aver risolto i noti problemi, ma poi all’ultimo momento si è appreso che ha rinunciato all’iscrizione. Intoppi imprevisti? C’è una voce secondo cui potrebbe essere concessa una deroga. Ma a oggi si va verso un’A1 a 12 col ripescaggio possibile di Cagliari.

--> Tutto ciò s’inserisce in un quadro che costringerebbe, per non limitarsi a un superficiale latrato di dolore (sì, salire su un tetto e ululare alla luna è la reazione più spontanea, ma lascia il tempo che trova) ad addentrarsi in discorsi molto complessi sulla situazione del Paese intero, sulla situazione dello sport semi-professionistico (perché anche il calcio maschile dilettanti, e il volley sia maschile che femminile, stanno pure loro nei guai), sui provvedimenti fiscali del governo, sul concetto di onestà, inevitabile quando si parla di società che, a quanto pare, hanno campato per anni sul nero e sulle finte fatturazioni, e ora non possono più farlo. Siccome un discorso organico richiederebbe un tempo e uno spazio che al momento non ci sono, mi limito a qualche considerazione sparsa:
1) L’onestà, il rispetto delle regole, sono importanti. Tuttavia, il loro difetto è che a volte sembrano sinonimi del tarpare le ali a qualsiasi iniziativa che, per sua natura, deve andare un po’ sopra le righe dell’ordinaria piattezza quotidiana. Gesù Cristo, ricordiamolo, era considerato uno che non rispettava le regole, in quanto se uno stava crepando di sabato, lui gli faceva il miracolo anche se in base alla legge ebraica di sabato non poteva muovere un muscolo. :blink: Lieti tutti se qualcuno riuscirà a mostrare una via onesta e specchiata di portare avanti questo mondo dello sport dilettantistico, ma attenzione: per “portare avanti” non intendiamo un campare di stenti come se si fosse società d’oratorio. Intendiamo il tenere in vita un mondo che, per quanto non impeccabile dal punto di vista etico, legale, eccetera, e per quanto indubbiamente fosse un carrozzone dove si spendeva troppo in rapporto al reale interesse generato (società di A1 donne che davano, e magari daranno, 80.000 euro a una straniera per poi avere 150 persone a una partita decisiva di playoff...), costituiva una valida occupazione per tante persone e movimentava un sottobosco economico certo risibile in confronto a ciò che conta davvero in Italia, ma tuttavia rilevante. -_-
2) C’è chi si rallegra del fatto che il crollo degli ingaggi costringerà tante giocatrici dei campionati nazionali a giocare per un piatto di lenticchie. Certo, a volte sentire di gente che pigliava 1500 euro al mese per 3 o 4 allenamenti nemmeno troppo faticosi più una partita (sì, magari con svariate ore di pullman annesse, ma pur sempre meglio che andare in ufficio), e tutto ciò per un’attività che magari smuoveva la “bellezza” di un centinaro di persone in tribuna, faceva venire qualche dubbio che fosse sensato. Però non so se è meglio la situazione attuale, dove arrivare a 1000 euro pare sia più raro di una cinquina al lotto, dove giocatrici fisse in nazionale non hanno un’offerta seria che sia una, dove non conta se vieni da un gran campionato o da uno mediocre, perché quel che le società possono offrire è poco per le brave come per le scarse.
Si dirà: “meglio, così giocheranno per passione e andranno a lavorare”. Certo: notoriamente il mondo del lavoro, in questi anni, offre miriadi di possibilità alle giovani... :sick: A me fa stare piuttosto male il fatto che certe ragazze hanno solo il torto di essere nate dall’88-89 in avanti: perché, a parità di valore, chi è nato 10-15 anni prima ha fatto a tempo a fruire della greppia quando era ancora abbondante. Una volta magari c’erano troppi soldi senza meriti; ora ci sono troppi meriti senza soldi. Questa nuova generazione ha Facebook e la Playstation fin dall'infanzia, ma opportunità di farsi valere come individui. ne ha poche.
3) Finirà che a giocare saranno le ragazze ricche di famiglia... Intanto, alla base, con le società sempre più misere sarà fisiologico che le quote d'iscrizione aumentino. A Milano mi risulta che da qualche parte si sia già sui 500 euro l'anno: metti che hai due figli e devi fare un mutuo. Poi, a livello senior: io ho qualche dubbio che una 25-30enne possa permettersi di fare un lavoro vero, cioè di quelli che ti occupano 8 ore al giorno più gli spostamenti e la pausa pranzo (arriviamo spesso a 11-12 ore), e poi di passare le sere a giocare a basket a livello A2 per, che so, 500-600 euro al mese moltiplicato 8 mesi. E men che meno penso che possa fare vita da professionista in A1 (allenamenti mattina e pomeriggio) per 1000 euro, sempre moltiplicato 8. Magari ce la fanno lo stesso. Lo spero. :unsure: Però, se una ragazza prima poteva concentrarsi solo sul basket e ora invece deve lavorare tutto il giorno prima di andare in palestra, dubito che il suo livello di gioco possa evitare di calare. Insomma, vedremo del basket peggiore, con interpreti inadeguate ma arruolate ad alto livello per necessità di conti, e interpreti che sarebbero brave ma non possono esprimersi al 100%.
4) Un problema delle lamentele nei confronti della Fip e della Lega è che spesso sono gratuite e con toni sbagliati, così poi finisce che si fatica a capire quelle che sono realmente fondate. :huh: Credo, però, che come il governo attuale (intendo quello politico) stia procedendo in maniera discutibile - che sia necessario o meno - nel moltiplicare tasse e gabelle mentre le aziende chiudono e la gente ha sempre meno danari (statistiche alla mano), così l’impressione è che chi governa il basket, in questo momento, farebbe cosa opportuna a imporre meno regole e lacciuoli possibile, perché altrimenti questi lacciuoli sono cappi al collo di società già agonizzanti. :angry: Certo, c’è chi piange miseria ma ha i soldi nascosti nel materasso, però non saranno mica tutti dei piagnoni a vanvera se, per fare un esempio, il sistema dei parametri, già in uso nel maschile e prossimamente nel femminile (“prossimamente” quando, tra l’altro? In teoria doveva iniziare dal 2017 per le 19enni, ma di recente s’è parlato di una norma per le 21enni forse già da presto) :unsure: sta sul gozzo a tutti quelli che si sentono al riguardo. L’idea di dover pagare la stessa somma, ad esempio, per un giocatore che fa la differenza e uno che scalderà la panchina (giacché conta solo la categoria di militanza e non il valore), lascia perplessi molti. Ma bisognerebbe parlarne in modo molto più approfondito. Al di là dell’esempio scelto, il senso è che un segnale di semplificazione, di sgravio, di agevolazione sarebbe ben accolto. Se fosse possibile, sensato e soprattutto utile, s’intende. Valuti chi di dovere.

Nessun commento:

Posta un commento