Dall’11 al 15 luglio
--> Nazionale, salvezza della patria. Le avevamo chiesto un raggio di sole, un salvagente al quale aggrapparsi in un mare in tempesta per pensare che non tutto va a rotoli. Ce l’ha fatta.
Nei primi 5’ della ripresa abbiamo tenuto la Grecia a secco, aumentando notevolmente la qualità in difesa dove Dimitrakou ci aveva bucato con 17 punti in metà gara; e in attacco s’è scatenata Sottana, con un contropiede, una tripla e uno dei suoi palleggio-arresto-tiro dalla media, per poi smazzare un assist a Cinili. Il parziale, giusto al rientro dall'intervallo, è stato di 10-0 e ha indirizzato la partita, anche se poi Sottana ha litigato con una greca (doppio tecnico), è uscita e abbiamo perso un po’ l’inerzia. Brave però a rispedire ogni volta indietro la Grecia. Finché a 5’ dalla fine eravamo solo a +3. Ma Sottana con un’entrata, poi Masciadri con due canestri, infine Zanoni con un contropiede, oltre a un nuovo giro di vite in difesa, hanno assicurato la vittoria. Finale 68-61 e festa.
Sabato 14, tanto per maramaldeggiare, siamo andati a stravincere in Finlandia, 62-82. S’è giocato, a giudicare dal punteggio, alla garibaldina e l’abbiamo fatto bene, segnando 67 punti (contro 53) nei primi 3 quarti. Zanoni 21 punti in 19 minuti.
Qualificati, dunque, agli Europei 2013: non era riuscito due anni fa, non era riuscito per il 2001, 2003 e 2005, riuscì sul campo solo per il 2009 mentre nel 2007 eravamo padroni di casa. Tanto per ricordare che veniamo dalla polvere, e non dalle glorie, perché a volte sembra che si utilizzino ancora gli anni ’80 e ’90 come paragone. Ma in generale appare quasi unanime il consenso e anche una certa euforia intorno a questo risultato e a questa squadra. La Gazzetta ha celebrato il ruolo da leader, anzi da stella, di Giorgia Sottana, ricordando i suoi trascorsi da bambina prodigio (a circa 12 anni ammaliava gli spettatori delle partite di Castelmaggiore maschile, dove giocava il fratello, tirando a canestro negli intervalli) e la forza con cui s’è rialzata dai due noti gravi infortuni; indubbiamente con 13 punti di media e quasi 4 assist in 24 minuti (e le cifre sono abbassate dagli 0 punti in 5’ nell’ultima partita), oltre a tanti canestri cavati col talento nei momenti di difficoltà della squadra, ha trasmesso quella sensazione di essere un gradino sopra le altre, che distingue le giocatrici normali dalle grandi giocatrici. Dopo gli mvp di Coppa Italia e di finale scudetto, un’altra consacrazione per lei; per quanto, lo dicemmo già in passato, rispetto alle aspettative da Messia che aveva suscitato, forse non farà mai abbastanza.
Dopo di lei, come media, vengono Masciadri con 11,8 (fondamentale “rassicuratrice” per questa squadra) e Zanoni con 10,9 (ci sarebbe Spreafico con 13,0 ma ha giocato solo le due col Lussemburgo; e anche Iaia a ben vedere ha aumentato le cifre grazie alle lussemburghesi e all’ultima con la Finlandia non più decisiva). Le altre dai 5,4 in giù. Tuttavia s’è trattato di un’impresa assolutamente di squadra, e avevamo già notato il lavoro di massimizzazione dei pregi e minimizzazione dei difetti, oltre a una gran convinzione da parte di tutte. Anche il fatto di essere partiti con una sconfitta ed essere diventati (quasi) dei rulli compressori strada facendo è una prova a favore della bontà dell’operato di staff e giocatrici.
Non abbiamo un play “classico”, non abbiamo un pivot; eppure ne abbiamo risentito solo parzialmente. Forse è vero che nel basket attuale i centri contano sempre di meno (anche chi li ha, spesso non sa sfruttarli bene), ed è meglio avere esterne che mordono e corrono (cosa che non ci manca), e comunque tre ali con dinamismo e versatilità come Zanoni, Santucci e Cinili (ovviamente chi più perimetrale e chi più interna) ci hanno dato un tasso di fisicità non così scadente come temevamo.
Certo, si può discutere se il girone sia stato più facile di altri, e se la mancanza di ansie da prestazione a tutti i costi abbia aiutato; tuttavia l’aspetto più interessante è che se ci lamentavamo (anche giustamente) di avere poche giocatrici di valore internazionale, la risposta migliore è stata crearle.
Le altre qualificate: Bielorussia e Ucraina (in quest’ultima impazza sempre di più la “terminator” Iagupova, la ’92 dal fisico bestiale); Serbia e Montenegro; Rep. Slovacca e Lituania; Svezia e Spagna (da notare le svedesi davanti alle iberiche, con l’ormai ex Geas Halvarsson grande protagonista e una squadra quasi tutta ta i 22 e i 25 anni).
--> E la lunga estate delle nazionali sembra promettere bene anche a livello giovanile. È iniziato l’Europeo Under 16 in Ungheria, allenatore Roberto Riccardi, e dopo il bronzo dell’anno scorso possiamo ora sfruttare a pieno titolo l’annata ’96 che sembra la più fulgida delle nostre giovanili. Siamo partiti alla grandissima travolgendo la Spagna di 19 (inaudito fino a ieri) e la Germania di 35, poi c’è capitato uno scivolone oggi (domenica 15) contro l’Olanda, 47-49. Peccato, due punti sciupati per la seconda fase ma nulla di compromesso. Zandalasini è la miglior ’96 d’Europa? Deve ancora dimostrarlo, oggi con le tulipane s’è fermata a 4/17 al tiro. Però è la prima volta dai tempi di Sottana che possiamo avanzare una candidatura al riguardo.
--> Consiglio federale, consiglio federale. Ieri (sabato 14) ce n’era uno particolarmente atteso, perché si facevano i ripescaggi nelle categorie nazionali. In breve: Alcamo, nonostante la proroga di una settimana, non ce l’ha fatta a iscriversi, subentra Cagliari; Faenza c’è (A1 a 12); confermate le defezioni di Cervia, Bolzano e Pomezia in A2 (subentrano Valmadrera, Viterbo e la terza è forse College Italia ma a oggi non c’è la comunicazione ufficiale); in A3 manca una squadra nel girone centro-sud: saranno riaperte le iscrizioni. Domanda: perché Faenza può fare l’escamotage di un nuovo club lasciando i debiti al vecchio, mentre Treviso maschile è stata bocciata? Risposta: perché nel comparto dilettantistico la scissione è permessa. Certo che il mondo è bizzarro: nei playout Alcamo festeggiò e Cagliari pianse; due mesi dopo, Cagliari balla il girotondo e Alcamo affonda. Oggigiorno, i campionati si decidono tanto in primavera quanto in estate, anzi magari di più in estate.
Infine, un dettaglio però importante: lo svincolo a parametro non entra in vigore già da quest’anno. Quindi si possono sbloccare alcuni prestiti per i quali s’attendeva di capire le regole.
--> Il mercato di A1 è destinato a ingranare in queste settimane, però finora non è che fiocchino le notizie: Gianolla a Lucca, Halman a Umbertide. Una cosa che dicono gli addetti è che le poche che si sono buttate a far la squadra subito (cioè tra maggio e giugno, Schio, Parma e in parte Umbertide) hanno gettato un sacco di soldi perché han pagato ai vecchi prezzi di mercato (cioè salati) quello che ora viene a prezzo di saldo. Il Geas conferma Crippa e Arturi mentre perde Zanon e Zanoni.
--> E’ finito oggi (domenica 15) il torneo misto di Binzago. Ha vinto per l’ennesima volta la squadra di Claudia Biscari, Marta Ceppi, Cristina Bonalumi, Ilaria Brino e Carolina Bossi. Quest’ultima è stata eletta “mvp” femminile: è andata in crescendo nelle fasi finali, chiudendo con 13 punti di media, e impressionando per l’eleganza dei suoi sottomano in entrata e in contropiede, spesso quasi galleggiando in aria come dalle donne si vede raramente fare. Quanto a Biscari, ha vinto il suo quinto Binzago in carriera e non è una casualità; a parte che il solo fatto di essere in campo con profitto a 3 mesi dalla maternità è notevole, ha dimostrato ancora una volta intelligenza tattica, capacità di controllo delle situazioni e pensiero costantemente rivolto alla squadra, mai ai personalismi, difetto che specie in un torneo coglie giocatrici anche più modeste.
Come dicevamo la volta scorsa, in generale non è stata un’edizione propizia, dal punto di vista dei risultati di squadra, per le giocatrici di maggior talento individuale. Avrebbe potuto esserlo se Marcella Filippi, giunta appositamente per il weekend conclusivo dopo essere mancata per un camp, non fosse stata rocambolescamente eliminata in semifinale da una squadra di minor spessore che ha rimontato 15 punti di scarto, vincendo 106-105. Filippi ha comunque segnato 44 punti tra semi e finale 3° posto, distillando classe e leggiadria in egual misura.
Sconfitta piuttosto bruciante anche per le ragazze di Valmadrera (Bussola, Cotti e l’ormai ex Gariboldi), battute nei quarti, dopo 2 supplementari, dalla squadra che ha infinocchiato poi anche Filippi.
La classifica marcatrici, e relativo premio, l’ha vinta Jessica Genta con 94 punti in 5 partite, ovvero 18,8 di media. Nei quarti la sua squadra è uscita contro quella di Vera Ponchiroli, Stefania Mandonico e Alessandra Rigamonti, pagando la giornata opaca della siciliana Minardi che era piaciuta nelle altre partite, attirando concupiscenze di mercato che però pare siano inutili perché la 20enne è a Milano per studiare e non vuole un basket troppo impegnativo.
Il dato positivo di questa edizione, dal punto di vista femminile, oltre alla partecipazione di 73 giocatrici (che in tempi di crisi e rantoli non è poco), è che hanno preso in mano il palcoscenico varie giocatrici nate dal '90 in poi, come avevamo già notato. E' forse la prima volta che m'accorgo del trascorrere del tempo, perché quelle ragazze erano alle elementari quando seguivo le prime volte il torneo (circa 10 anni fa); e addirittura la primatista di gioventù a Binzago, Camilla Mariani (premiata appositamente), andava all'asilo. La ragazzina del '99 ha finito con 4 punti in 5 partite, per cui gli 821 in carriera binzaghese di Maiorano sono ancora lontani (la Masha interplanetaria, a proposito, ha 497 punti di vantaggio sulla seconda, Scarciello), però promette bene per due motivi: fisico ancora acerbo (c'è chi a 13 anni è già formata e dunque non destinata a crescere, lei direi proprio di sì) e personalità disinvolta, cioè m'è parsa stare tranquillamente con gente di 10-15 anni più vecchia, sentendosi una del gruppo e interagendo con naturalezza.
--> E a proposito del torneo di Binzago, veniva quasi da evitare contatti con le giocatrici presenti per giocare o per assistere, perché sono fioccati gli annunci di ritiro da parte loro...
- Manuela Zanon. Non ha accettato il rinnovo al ribasso col Geas e, visto il panorama desolato, ha preferito non cercare in mezz’Italia un’offerta soddisfacente, anche se lascia aperto un 10% di possibilità di ripensarci. Nei suoi 4 anni al Geas, in cui ho potuto seguirla dappresso, non sempre ha potuto contare sulla piena salute fisica (specialmente nella seconda stagione), per cui il suo rendimento è stato alterno; tuttavia ha sempre svolto un ruolo fondamentale di collante tra italiane e straniere nonché tra piccole e lunghe; capace di incidere in area e fuori, segnando o anche senza bisogno di segnare, a seconda delle necessità della partita e anche della vena al tiro (c’erano serate in cui era veramente ispirata, altre in cui non la metteva mai, non so bene perché). Ha chiuso su una nota alta perché quest’anno è stato il suo migliore a Sesto per percentuali al tiro, punti al minuto e direi anche impatto sulle partite, venendo dalla panchina: il Geas versione 2011/12 aveva il problema delle false partenze, spesso lei entrava e rappezzava la situazione. Fuori dal campo, rispetto alle altre italiane del Geas provenienti dall’A2, si notava la sua maggior naturalezza con il “professionismo”, tipo le interviste a fine partita, che rilasciava con voce pacata, direi pure dolce, quasi in sorprendente contrasto con l'imponenza del suo fisico e la durezza del suo gioco. Il fotogramma con la quale la ricorderemo di più è il miracolo sulla sirena, lo scorso novembre, col quale salvò il Geas nel derby con la Comense. Ha vinto l'oro ai Giochi del Mediterraneo 2009.
- Elisa Zanon. Sua sorella minore, com’è noto (30 anni contro 32). Dopo la promozione a Broni, e svariati guai fisici, ha in programma un’operazione al ginocchio che la terrebbe fuori fino a gennaio. Appende le scarpe al chiodo, pure lei salvo ripensamenti una volta recuperata fisicamente. In realtà di lei avevo già scritto un “epitaffio” allorquando lasciò Biassono, per cui evito doppioni (anche perché, da allora, non l’ho più vista giocare dal vivo), però era una combattente, una che non si tirava indietro nei momenti difficili, certo con meno classe della sorella (lo stile di tiro era un attimino poco ortodosso) ma per l’A2 era una giocatrice importante. Ha vinto uno scudetto nel 2004 da panchinara della Comense, ma soprattutto ha vinto... un torneo di Binzago
- Nadia Rovida. Qui si tratta di una delle mie preferite dei primi tempi (vedi concorso sulle “5 esordienti lombarde in A1” del 2004/05: vinse lei), per cui il lutto è anche personale e non solo tecnico.
Con la sua uscita di scena (però pure lei, curiosamente, dice che magari a gennaio ci ripensa...) è ancor più vicina l’estinzione delle lunghe con movimenti classici. Visto che 2 mesi fa è uscito un profilo su Nadia in “Pink Basket”, lo riporto qui: “Chi ripete che i “pivot vecchia scuola” non esistono più, probabilmente non ha mai visto i ganci, i semiganci e altri movimenti del bagaglio tecnico della quasi 27enne nata a Garbagnate ma milanese di città... Del resto la sua formazione ha due marchi “d.o.c.”: primo anno dopo il minibasket al Geas, poi tutto il resto delle giovanili a Vittuone (campionessa d’Italia categoria Allieve nel 1999) tranne l’ultimo anno Juniores di nuovo a Sesto... Lì si è affermata presto in A2, meritandosi una chiamata in A1 da Alessandria, stagione 2004/05: sfortunata perché il club entrò in crisi economica, ma lei non sfigurò... Tornata al Geas, lo lasciò a metà del 2006/07 per rientrare nell’altra sua “alma mater”, Vittuone: 3 anni e mezzo di B1, poi nell’estate 2010 accetta la chiamata del Sanga per dimostrare di valere ancora, e ampiamente, l’A2... Col suo gioco intelligente s’è resa utile sia da titolare fissa, lo scorso anno, sia da cambio di qualità (circa 17’ di media) in questa stagione... Molto gradita alle compagne per la sua capacità di prendersi, in attacco, quello che c’è, senza ‘mangiare palloni’, e di farsi trovare sempre nella posizione giusta... Essendo leggera, patisce le avversarie di stazza, ma non si tira indietro... L’ultima volta che è stata vista arrabbiata risale agli anni ‘80... Unica sposata della squadra (dal 2010 con Marco), è fisioterapista presso la Fondazione Don Gnocchi a Milano”.
Aggiungo che Rovida è stata una di quelle giocatrici che creano un clima positivo in squadra (o perlomeno, che non lo peggiorano creando rogne e facendo personalismi: il che non significa essere una cui va bene tutto, ma solo non mettere le proprie esigenze e i propri umori davanti al resto) e una persona di quelle che trasmettono serenità quando parli con loro: quante volte m'è successo, abbacchiato per l'egocentrismo, la permalosità o la scarsa comunicatività di qualcuno, di trovare conforto nella matura saggezza di Nadia (a 20 anni era già così).
Forse il rovescio della medaglia era che, pur sempre seria nell'impegno, non sembrava avere addosso quel sacro fuoco che ti fa giocare alla morte e schiumare di bile in caso di sconfitta o di prestazione poco brillante (e che dunque ti può spingere al di sopra dei tuoi limiti, facendoti essere un giocatore migliore); ma ha avuto comunque una carriera significativa, col massimo picco nel 2005... quando vinse il torneo di Binzago.
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