- Siamo arrivati al 1° luglio e alla semifinale del Mundial Under 17. Con la Cina il capolavoro della nostra spedizione. Quante possibilità avevamo, sulla carta?
«Non saprei di preciso, ma non eravamo favoriti. La Cina, sostenuta da un folto pubblico (ma erano cinesi emigrati nella zona o sono venuti tutti da casa loro?), aveva battuto Francia e Spagna; schierava la superlunga Han, filiforme ma con un buon senso del gioco e non solo centimetri, che peraltro le sarebbero stati sufficienti per essere un fattore, con quell'apertura alare. La statura ufficiale era 2.00 ma vedendola vicina a Cubaj mi sa che forse è qualcosa di più; sarà cresciuta durante la manifestazione… Loro si mettono a zona, con la torre in mezzo, a mo' di ragno in mezzo alla tela; c'invischiano solo all'inizio, però, quando scivoliamo sul 2-11. Replichiamo col quintetto da 3 lunghe e, dirà coach Lucchesi, 'un basket con pochi schemi, qualche regola di base e tante letture delle ragazze stesse'. Solo con una prova di cervello e personalità, giocando una semifinale mondiale sentendone l'importanza ma non il peso, si poteva venirne a capo. Nel 3° quarto proviamo una fughetta ma ci riprendono. Sul 49-48 a 5' dalla fine la giocata-chiave è di Madera, che attacca in 1 contro 1 Han, la pertica, e la infilza con un lavoro di piedi sopraffino, al punto che il telecronista dice: "Kevin McHale ne sarebbe orgoglioso". :D Citazione un po' passatista, perché l'ex ala grande dei Celtics di Bird ha smesso di giocare ben prima che Madera nascesse; ma dà l'idea della qualità dell'azione. Un segnale così, con la tua punta che uccella quella avversaria, mette le ali alla squadra. Voliamo infatti sul 57-48 con altri 6 punti di fila, e mancano solo 2'30". E addirittura finiamo a braccia alzate senza più rischiare: 62-51. Madera assomma 21 punti e 8 rimbalzi, Han viene limitata a 13. Trucco importante con 14. Tocchiamo il dito con un cielo. Intanto l'Australia scopre definitivamente le sue carte battendo gli Usa senza nemmeno troppo soffrire (73-60)».
- Sulla finale meglio soprassedere?
«Be', non sarebbe giusto ma in effetti conviene. Purtroppo non siamo riusciti a giocarla davvero, non so se per la forza soverchiante delle avversarie o per esaurimento delle batterie fisiche e mentali delle nostre, che erano andate oltre ogni limite. Succede spesso, quando c'è una finale tra una favorita e una squadra che ha già fatto molto più del dovuto, che quest'ultima s'afflosci non riuscendo più a fare miracoli, sicché la partita è stata abbastanza uno strazio, non solo per noi ma anche per i neutrali. I 38 punti segnati dall'Italia sono nettamente il minimo nella storia delle finali del Mondiale U17 (peraltro era solo la quinta edizione) e in sostanza era tutto deciso già all'intervallo sul 16-31, frutto di un parzialaccio di 0-14 dopo il nostro orgoglioso ma unico sussulto per tornare a -1 nel 2° quarto: un 16-17 poco prima del 14', dopo un rocambolesco canestro di Del Pero che è finito al 5° posto nel video delle "top 5" migliori azioni del Mondiale (in cui Pinzan è stata messa al primo, per un triplone contro gli Usa di cui abbiamo parlato nella puntata scorsa). Le nostre leader purtroppo non hanno ingranato: Madera 2 punti, Pinzan 4, Cubaj 2, Fassina 0, Trucco appena un po' di più con 7. L'Australia, oltre che fortissima, sapeva bene come limitare le nostre; ha trovato qualche spazio Verona e l'ha sfruttato (13 punti) ma non è che si potesse impensierire le lanciatrici di boomerang con così poco. Le neo-campionesse hanno avuto come mvp del torneo la lunga Magbegor, presumo d'origine africana anche se è nata in Australia, e nel quintetto ideale anche le esterne Simmons e Conti (quest'ultima una vera tappa, fa impressione nelle foto della premiazione di fianco a Han, pure lei insignita): tutte e tre in doppia cifra in finale, ed è chiaro che se l'altra squadra annulla le tue migliori mentre tu non riesci a limitare le migliori altrui, finisce com'è logico che finisca. Ha detto Lucchesi: "Abbiamo provato a lavorare nel prepartita cercando soluzioni difensive per contenere il loro pick and roll, ma si sono mostrate troppo forti per noi questa sera". Semplice ma c'era poco altro da dire».
- Fermo restando che abbiamo fatto un'impresa vera, già ieri dicevamo che non è stato un miracolo da cenerentole ma la messa a frutto di un potenziale da top team d'Europa per quell'annata. Cos'è che rende così forte questa squadra?
«Ne avevamo già parlato l'anno scorso quando il gruppo si rivelò per la prima volta all'Europeo U16: è una squadra con una dotazione fisica completa, con tutti i vantaggi che ne conseguono, compreso quello, non da poco nell'arco di una competizione lunga, di poter giocare in più modi e non solo in quello obbligato delle nostre tipiche nazionali, che devono mascherare con l'ardore e con la vena delle esterne la scarsità di centimetri. Ai Mondiali abbiamo potuto giocare a volte con 3 piccole e a volte con 3 lunghe, insomma fare partite di tipo diverso in base alle caratteristiche dell'avversario. Assortimento fisico ma anche tecnico, perché abbiamo il tiro, abbiamo il gioco interno, abbiamo una regista di personalità come Pinzan. E con quella statura siamo poco vulnerabili in area nella metà campo difensiva: così non dobbiamo tirarci il collo in attacco per replicare a eventuali canestri facili segnati dalle avversarie. E poi c'è il fattore Lucchesi, non solo sul piano tecnico che è assodato, e su cui comunque lascerei parlare soprattutto i colleghi. Ne dico solo una su di lui come comunicatore, perché oggigiorno vanno valutate anche le 'prestazioni social' dei protagonisti, e non solo quelle sul campo: e Lucchesi, tramite un sapiente uso della comunicazione, sa conferire un alone mistico a ogni evento in cui allena, con i suoi post su Facebook ad alto tasso emozionale, che mietono centinaia di 'mi piace' per volta, e che presumo rispecchino il clima che lui crea in squadra. Le sue ragazze non appaiono solo giocatrici, ma protagoniste di un'esperienza cestistico-religiosa, nel cui percorso, medagliate o meno, trovano il Sacro Graal della realizzazione di se stesse».
- Il Sacro Graal? E la Madonna no? Esagerazioni a parte, se è vero che lo staff conta così tanto in questo e altri risultati ottenuti (anche da altri c.t. nostrani) ci viene il sospetto di un rovescio negativo della... medaglia. Consideriamo, ad esempio, lo scarso sviluppo a livello senior che ha avuto finora la magica annata '92, quella dell'argento U16 e oro U18. Ci fa venire qualche dubbio anche sulla futuribilità di questo gruppo '99-2000, se il loro successo si deve più all'abilità dello staff che all'effettivo potenziale delle ragazze. E' così?
«Mo' l'esagerazione è vostra. Intanto, purtroppo, sul suddetto "sviluppo a livello senior" pesano anche fattori come le opportunità ricevute. Inoltre qui nelle '99-00, come abbiamo appena detto, c'è anche un potenziale fisico che non avevamo mai avuto nei tempi recenti. Sarebbe presuntuoso sentenziare sulla futuribilità di ciascuna, tanto più in un'epoca in cui il futuro delle giocatrici è dettato anche, se non soprattutto, da scelte di vita, oppure da chiusure improvvise di società, insomma fattori extra-tecnici. Credo però che almeno i primi 6 elementi della rotazione possano diventare da A1. Chiaro che le tre lunghe, per fattori fisici, sono quelle più pregiate in prospettiva. Trucco è forse il diamante più grezzo, quello che potrebbe maturare più tardi ma in maniera più eclatante (ricordiamoci che è figlia della grande Palombarini e di un altro ex giocatore, quindi ha il basket nel sangue). Cubaj non ha brillato, rispetto allo scorso anno in cui era stata quintetto ideale all'Europeo; bisogna capire se è in fase di stallo momentaneo o se, in qualche modo, era già vicina al suo picco".
- E poi, anzi prima, c'è Madera, che insieme a Zandalasini è stata la grande protagonista dell'estate, portandosi a casa due medaglie e due quintetti ideali. Siamo di fronte a che tipo di giocatrice?
«Se giocava anche l'Europeo U18 magari si portava a casa pure la tripletta... E' senza dubbio un elemento speciale, come si era già 'intuito' quando fece pizzette del resto d'Italia al Trofeo delle Regioni 2015. Per non parlare della stagione che ha disputato con Pordenone in A2, riuscendo, lei che era la più giovane di tutte, a sembrare un livello sopra il resto delle compagne, che pure sono quasi tutte nazionali. Ha una maturità straordinaria, i 16 anni anagrafici non corrispondono alla sua vera età fisico-mentale. Riesce a fare della sua stazza, non proprio scolpita nel marmo, un vantaggio e non un problema, perché ha un'insospettata rapidità di piedi, sia nelle partenze in palleggio che nel gioco di perni, finte e controfinte che le sono appunto valse l'illustre paragone con McHale. Padroneggia il gioco, ha il senso dei momenti importanti di una partita, in cui non esita a prendersi responsabilità; ma non tende quasi mai a strafare, cioè è sempre nel contesto del collettivo. E difende. Certo, visto che avete nominato Zandalasini, è evidente che Madera non ha la sua leggiadria tipica dei talenti sopraffini. Ma, come già dicevamo mesi fa, è il suo contrario dal punto di vista della percentuale di concretezza rispetto alle qualità. Non ha fumo, è solo arrosto. Quintetto ideale a un Mondiale, un anno sotto età, vuol dire essere di diritto una delle migliori 2000 del globo».
- Tutto bello, ma la futuribilità?
«E dalli con 'sta parolaccia. Godiamocela nel presente e poi vedremo. Dico solo che non sono così preoccupato che non abbia margini di miglioramento, perché lo si diceva già l'anno scorso e invece è salita ancora di livello. C'è sicuramente da aggiustare qualcosa nel ruolo, perché a 1.90 non arriva e quindi per essere un'ala grande internazionale manca qualche centimetro. La mano però è buona, non le è impossibile diventare un 3-4 ibrido alla Charles Barkley, tanto per tirar fuori un altro mito del passato; certo non ha l'esplosività di quell'animale del Dream Team, ma relativamente alle donne non è certo bolsa».
- Torneremo a parlare di Madera a proposito delle Under 16, ma intanto, già che si è citata Zanda: qualcuno ha notato che l'argento delle U20 ha avuto più rilievo di quello U17, pur essendo teoricamente meno importante.
«In parte è vero, ma non è che quello U17 sia stato trascurato. Solo che ha avuto la sfortuna, da questo punto di vista, di collocarsi durante gli Europei di calcio, che tiene il popolo sotto ipnosi per un mese. La finale si è giocata la stessa sera di Italia-Germania, per la serie 'concorrenza schiacciante'; ma anche i turni precedenti hanno pagato un po' la contemporaneità col maxi-evento di distrazione di massa. In più, il nostro movimento era proiettato al Preolimpico maschile che stava per iniziare a Torino. Situazione opposta per l'Under 20: la finale è capitata in un weekend di vuoto, con il calcio terminato da una settimana, il Preolimpico idem, le Olimpiadi ancora di là da venire; in più c'era voglia di rivalsa dopo il fiasco di Gallinari e soci; la finale con lo show di Zanda e la rimonta è stata epica… insomma, si può capire il perché di questa apparente differenza nell'eco dei due traguardi».
- Un po' inosservata è stata anche la qualificazione all'Europeo di 3 contro 3, avvenuta negli stessi giorni delle fasi finali U17.
«E be', quel pochetto di attenzione libera dal calcio era normale dedicarla alle ragazze di Lucchesi. Adesso, nel mortorio agonistico di settembre, la fase finale a Bucarest avrà più seguito. Certo non sono mancate le emozioni, laggiù a Parigi per quelle qualificazioni. Le nostre Filippi, Visconti, Quarta e Tognalini hanno fatto 5 partite su 5 all'ultimo tiro, praticamente. Han perso all'esordio con l'Azerbaigian ma hanno battuto Russia e Slovacchia. Poi in semifinale un 13-12 sulla Spagna ha garantito la qualificazione; la sconfitta 11-12 con la Russia in finale valeva solo per la gloria.
Va notato peraltro che, alle finali nazionali 3 vs 3 del 31 luglio, il quartetto azzurro è stato sconfitto da quello guidato da D'Alie con Rulli, Capoferri e Milani».
- Ma quanto vale 'sto 3 contro 3? C'è chi non lo considera vero basket.
«Sta come il beach volley alla pallavolo. I puristi l'han sempre snobbato ma è una versione 'in pillole' del nostro sport. E nel mondo d'oggi le pillole sono apprezzate. Nel senso che piacciono le cose semplificate e veloci. Una partita di basket canonico dura un'ora e 45, se non di più, e ha mille complessità e tatticismi che non tutti riescono a digerire. Una di 3 contro 3 è rapida e ridotta all'osso; si prende e si tira; si vince o si perde nel giro di pochi minuti; si finisce spesso in volata. Nonostante le donne siano molto meno 'campettare' degli uomini, negli ultimi anni è nato un bel movimento anche in Italia; giocatrici come Visconti e Filippi, numero 1 e 2 del mondo al momento (a quanto pare la tipologia di giocatrice che funziona meglio è l'ala intorno all'1.85, atletica, con centimetri da 4 ma mano da 3), nientemeno, si sono specializzate in questo che ormai non è più un gioco-esperimento ma una realtà consolidata, anche se il sogno di far sbarcare il 3 contro 3 alle Olimpiadi non è così immediato. Se avvenisse, sarebbe l'impulso definitivo a questa attività. In tal senso, il Join the Game, anch'esso vituperato da certi puristi, è una bella propedeutica in materia. Secondo me dovremmo considerare il 3 contro 3 il fratello un po' pazzo, ma simpatico e non certo reietto, del nostro serioso basket». [aggiornamento del 3/9]: Purtroppo la spedizione a Bucarest va male: perdiamo nel girone di strettissima misura con Ucraina e Serbia, venendo eliminati subito; arriviamo noni. Oro all'Ungheria.
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