"Una stagione per alimentare la passione, per reagire ai momenti in cui ti rendi conto che lo sport è altro, è nel tuo cuore, è nella tua testa; ma non è in quella di troppa gente che invece ne approfitta per apparire, per forma e non per sostanza."
Due anni fa quando la chiamai (Madera) nella nazionale U16 98-99, lei solo del 2000, ne sentii di ogni sulla scelta. Come sempre: noi italiani, in particolare, amiamo contestare, andare a cercare l’oscuro anche quando la luce è evidente.
Alla fine tutto torna alla “normalità”. Se vinci sei bravo, se non vinci sei scarso e un altro (colui che critica a prescindere) avrebbe fatto meglio. La sponda del fiume ha solo posti in piedi: troppi aspettano il cadavere del rivale. Gelosia come benzina di una cultura che qui rischia di affossare definitivamente lo sport.
Le emozioni mi danno la spinta a cercarne ancora di nuove e di nuovo. Sono loro che mi spingono a continuare e a tentare di far lo stesso. E spesso devo fare appello a “loro” per non mandare al diavolo tante cose…
A volte mi basta poco per temere che tutto cambi per non cambiare affatto. E se tutto resta immutato, allora il basket femminile continuerà questa sofferenza. I successi o le buone figure delle nazionali giovanili troppo spesso sono morfina per alleviare i dolori del malato. Mentre dovrebbero essere endorfine per i dottori chiamati, per l’ennesima volta, a curare e risollevare il malato. Io non faccio il dottore e vorrei solo essere uno spacciatore sano di endorfina perché finalmente si prenda coscienza della situazione. Altrimenti la chiusura è dietro un paio di angoli, per niente troppo in là."
Cioè, tutto questo in un'intervista di lunghezza limitata e da parte del personaggio forse più stimato dell'intero ambiente... figurati come si sentono quelli che si pigliano solo critiche e siluri.
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