venerdì 2 settembre 2016

Intervista di fine estate (3) - accordo Geas/Biassono, effetti dei Nas, Europeo U20

- Intanto, il 29 giugno, il basket femminile lombardo veniva squassato (si fa per dire) dalla notizia del connubio tra Geas e Biassono, quasi come Milan e Inter.
"Be', non così radicalmente rivali, anche perché negli ultimi anni non erano di pari livello, ma certo fino a qualche anno fa erano due poli contrapposti. Si sono contesi vari titoli giovanili, e pure a livello societario non erano amicissimi, tant'è che ricordo qualche biassonese tifare Crema ai tempi della famosa finale di A2 del 2008 contro il Geas (al di là del fatto che ci fosse la grande ex Fumagalli con le cremasche). Ma non è stato l'unico caso di accordo tra ex 'nemiche', quest'estate in Lombardia: se n'è parlato meno, ma hanno fatto fronte comune anche Costamasnaga e Comense, antiche rivali lariane, e Milano Stars con Basket Femminile Milano, due poli cittadini che lottavano per il ruolo di sfidante numero 1 del Sanga all'ombra della Madonnina".

- E quindi che giudizio ne dà?
"Ha detto papa Francesco tempo fa: 'E chi sono io per giudicare?'. E il suo capo Gesù Cristo: 'Non giudicate, se non volete essere giudicati'".

- Più che Gesù Cristo ci sembra Ponzio Pilato. Franz Pinotti, come ha riportato lei stesso arraffando dal suo Facebook, è stato più esplicito parlando di "unioni mostruose vendute come l'ultima saponetta alla moda". Suvvia, ‘sto giudizio: cosa buona o cosa cattiva? [NB: Pinotti ha smentito che si riferisse a quello]
"Quanto rompete. Diciamo che il vecchio Franz ha vissuto un giugno-luglio dialetticamente frizzante (ricordando anche la discussione post-semifinale U14 con Costa)... Ma io come faccio a dare un giudizio preventivo? Si valuterà dai risultati, e non intendo solo quelli del campo, ma anche lo sviluppo di un piano di crescita reciproca, eccetera. Certo, idealmente la situazione migliore, per il movimento, è quando ogni polo riesce a fare da sé, perché 20 realtà competitive danno un panorama più ricco che 10. Questo è ovvio. Poi, è normale che all'inizio sembri strano se si unisce chi era rivale fino al giorno prima. Però il realismo suggerisce già da tempo a chi opera nel femminile la strada degli accordi. Se giova a entrambe le parti, se qualcuno che rischiava di decadere, o addirittura sparire, rifiorisce, tanto meglio. Sono società che puntano molto sul settore giovanile, e queste collaborazioni mi paiono improntate soprattutto ai vivai, quindi ben vengano. Certo, in tal senso potrebbe acuirsi il problema della polarizzazione dei talenti".

- Vale a dire?
"Che anche in Lombardia aumenta la forza di gravità dei vivai più importanti nei confronti delle ragazze di spicco di ogni annata. E questo pare avvenire sempre più precocemente. Ovvero, già verso i 13-14 anni stiamo vedendo crescere la concentrazione di talenti presso le maggiori potenze, in cui convergono dalle società minori. Un allenatore con cui mi confrontavo al riguardo mi ha confermato, circa 2 mesi fa, che è vero: 'Se vuoi eccellere è così che si deve fare. Alla luce della rarità numerica di bimbe che gioca a basket, chi prima se le accaparra, più probabilità ha di strutturarsi annate floride sul medio periodo!'. E' piuttosto chiaro: la base si restringe, e siccome talenti si nasce e non si diventa (nonostante ciò che a volte si cerca di credere per ottimismo), se non peschi subito le poche baciate dalla sorte in ogni annata, rischi di restare permanentemente indebolito nell'annata medesima, rispetto alla concorrenza. Tutto ciò poi si combina, io credo, con un effetto collaterale dei Nas".

- E che, pure lei adesso vede i Nas dappertutto?
"A lungo termine mi sa che qui c'entrano. Perché con la regola del parametro fisso, mi spiegava una persona della Fip già ai tempi in cui i Nas furono varati, a una società oggigiorno conviene produrre 10 giocatrici medie piuttosto che 2 o 3 forti. Una volta, con la contrattazione singola, tu magari cedevi il fenomeno a mille e la scarsina a dieci. Adesso invece tutte valgono uguale, a parità di categoria: quella da 20 punti a partita e la panchinara fissa. Per cui, se una società riesce ad accaparrarsi un massiccio numero di ragazze futuribili, senza bisogno che diventino stelle del basket, ha una buona polizza sul suo futuro. Ecco perché i top club giovanili, anche se hanno già 15 giocatrici valide di un'annata, s'attivano per farle diventare 20, sebbene finora si giochi sempre in 12 per volta".

- Ma spesso sono le ragazzine stesse a voler trasmigrare per prime.

"Non lo metto in dubbio. Il vecchio adagio di Giulio Cesare, 'meglio essere primi in provincia che secondi a Roma', ovvero protagoniste nella propria squadretta che panchinare (o tribunare) nello squadrone, non sembra seguitissimo. Ma è comprensibile. Se una società importante è interessata a te, e prospetta finali nazionali, giro azzurro, futuro in serie A eccetera, o comunque un lavoro serio e motivante, mentre l'alternativa è restare nella propria squadretta, condannata a navigare a metà classifica nelle giovanili e poi a zuzzurellare tra serie C e dintorni, ahò, è dura rinunciare.
Il punto è che questo approdo nella grossa squadra lo vedrei come un sacrosanto traguardo a 15-16 anni, anche 17-18; rimango un po' perplesso se avviene con frequenza già a 12-13-14. Beninteso, non c'è nulla di scorretto; e certo non si può chiedere a una società importante di privarsi di un'occasione, anche se poi magari ad essa stessa gioverebbe lasciare qualche giocatrice bravina nelle società minori, così anziché vincere di 100 punti in Under 13 o 14, vincerebbe solo di 60 o 70 e sarebbe un po' più allenante (a che giova fare cotolette di avversarie inconsistenti?)... Il problema degli eccessivi squilibri nel femminile fu indicato dalla presidenza Fip lombarda di Mattioli come una priorità da risolvere, quando si insediò; ma lo squilibrio nasce in gran parte da questa concentrazione di giocatrici forti, e come si fa a intervenire? La circolazione è libera, non siamo nell'antica Urss; ed è giusto che ogni società faccia i suoi interessi; l'unica soluzione sarebbe che le tesserate si moltiplicassero, così di talenti ce ne sarebbero per tutti, ma qui siamo nell'utopia più totale".

- Altra tendenza recente, sempre per le giovani, anche se più grandi, è l'espatrio negli Usa. Come vede quest'emorragia di talenti? Ormai siamo all'allarme rosso.

"Calma, anche qui bisogna vedere i dritti e i rovesci della medaglia. Quest'estate, ci riepiloga il grande Daniele Tagliabue di Basketinside, sono emigrate nei college Pan, Pazzaglia, Gianolla, Lulù Costa e Mariella Santucci. Ovvero un brillante quintetto di '97, che s'aggiunge al già massiccio contingente di '94-95-96 che svernano oltreoceano dalle scorse stagioni, le varie Penna, Peresson eccetera, anche se in (mini)compenso è tornata Ravelli. In pratica la fascia dai 19 ai 22 anni rimasta in Italia è decimata: il solito ritornello "non ci sono più giovani di talento in A1", stavolta potrebbe essere anche vero per mancanza fisica della materia prima, non semplicemente per scarso rendimento... Tuttavia, dobbiamo accettare che nell'anno 2016 sia normale trasferirsi all'estero, come fanno migliaia di giovani a prescindere dal basket. Che puoi dire a 'ste ragazze? "No, restate in Italia che vi diamo 10 minuti a partita in un'A1 di metà classifica con un rimborso spese miserando e zero tempo per procurarsi un titolo di studio per il dopo-basket?" Umanamente fanno bene a prendere il volo, anche se poi non è detto che funzioni bene per tutte, sia sul piano cestistico che accademico (ma c'auguriamo di sì). Anzi, io spero che, se qualcuna di loro riuscirà a fare del basket la sua professione, non abbia problemi a migrare all'estero se ci sono opportunità migliori che negli angusti confini patrii, come si tendeva invece a fare con riluttanza nella generazione precedente di giocatrici (vedi Macchi che non s'è mai mossa dall'Italia, lei che poteva militare nei top team d'Europa se l'avesse voluto, e finirà la carriera senza titoli internazionali). Insomma rassegniamoci all'esodo, se non siamo in grado di tenerci il meglio che abbiamo. Il paradosso? Che proprio colei che da più tempo era data in procinto di trasferirsi negli Usa, ovvero Zandalasini, alla fine è tra quelle che rimangono..."

- Bravo che ha nominato la stelluccia da Broni, così possiamo tornare alle cronache degli eventi, con l'Europeo Under 20 di Matosinhos, che tanta gloria ha offerto a lei, al c.t. Riga e ai nostri colori.
"Yoh. Senza dubbio è al secondo posto nella hitlist dell'estate (hit parade per i vecchi). Partiamo il 9 luglio con un sudato 61-54 sulla Germania. Eravamo rimasti, a giugno, col resoconto di amichevoli un po' a luci ed ombre, una struttura fisica leggera (le '99-00 per noi sono un'eccezione, non la regola) e un attacco fin troppo polarizzato su Zandalasini e Tagliamento. Le nostre due fuoriclasse totalizzano 37 punti (21 Zanda) in questa vittoria inaugurale sulle mangia-crauti.
La seconda partita è la svolta per vari motivi. Demoliamo la Serbia, tradizionale rivale per piazzamenti importanti in quest'annata (Crvendakic, l'alter ego dinarico di Zandalasini, ha poi fatto anche le Olimpiadi senior), con un 68-41 sontuoso, già +19 all'intervallo. E con Pan miglior marcatrice, quindi un terzo polo che spunta. Solo che ne perdiamo uno, Tagliamento, per infortunio al ginocchio. Si scoprirà che è crociato rotto. Che sfiga boja per l'Italia e anche per lei, in procinto d'iniziare l'avventura alla corte di Schio.
In questo momento siamo quindi a un bivio: o ci deprimiamo per la perdita della nostra numero 2, o anche 1 per quanto aveva detto il campionato, o ci esaltiamo per la prestazione contro le serbe, facendo quadrato per sopperire a Tagliamento col gruppo, consegnando a Zanda la leadership indiscussa nella speranza che lei sia pronta a prendersela. Si realizza questo secondo scenario e inizia una grande cavalcata.
La prima fase finisce con un 60-56 sulla Svezia, ininfluente perché eravamo già primi, ma, dirà coach Riga, un test utile per la mentalità, non si voleva mollare, anche perché andavano ricostruiti gli assetti dopo il crac di Taglia. Ne fa 16 Zandalasini e 13 Porcu; risolve una tripla della 'francese' Cabrini due giorni prima della strage nella sua nativa Nizza".

- Ma il bello doveva ancora venire. Chi si aspettava di arrivare in finale, con 3 turni di barrage da superare?
"Forse le ragazze, io onestamente no. Va ricordato che il precedente riscontro con quest'annata, gli Europei U18 di 2 anni fa, sempre a Matosinhos, era finito con un 7° posto e con Zandalasini un po' sottotono. E ora dovevamo fare a meno di Tagliamento. Forse ci porta bene questa nuova formula, la stessa dei Mondiali U17, in cui non si sprecano energie in una logorante seconda fase di 3 partite ma si va direttamente agli ottavi. Anche se poi per le U18 non ha funzionato altrettanto... Comunque, si parte con la Bosnia, non fortissima ma ostica; la pieghiamo 76-69 con un illusorio +14 a fine 1° quarto, un +8 all'intervallo, una crisi rischiosissima tra terzo e inizio quarto che conduce al sorpasso slavo; infine il nostro brillante rush guidato da Zandalasini e Costa. E' la prima sinfonia di Zanda, con 20 punti, ma non è sola a suonare: Pan 18, Kacerik 14, Costa 11. Insomma non siamo una corazzata ma siamo una squadra consistente".

- Con la Lettonia e la Serbia è capolavoro, anche se i cardiopatici avranno smadonnato, visti gli andamenti thrillers.

"Contro le baltiche, nei quarti del 15 luglio, siamo in realtà da mani nei capelli fino a quasi fine 3° quarto. O meglio, l'inizio è buono ma nei due periodi centrali siamo in balia delle avversarie, un blackout totale e in apparenza irrimediabile. Siamo a -16 con 11 minuti da giocare. Incredibilmente rovesciamo tutto con un 29-6 di lì alla fine e vinciamo 61-54. Zandalasini rompe ogni ormeggio, si palesa con fattezze da Messia quando tutto sembrava perduto, totalizzando 31 punti e 11 rimbalzi (già, perché in carenza di lunghe serviva pure che presidiasse i tabelloni). Non è che l'abbia vinta da sola, perché le compagne le han preparato il terreno, però è raro vedere una prestazione individuale così determinante, specie in U20 dove i tatticismi sono elaborati e Zanda è ben nota a tutti come minaccia da curare.
E quindi siamo in zona-medaglie. Ma non ci fermiamo. In semifinale ci si ripresenta la Serbia, non sorprendentemente. Come spesso succede, la rivincita tra due squadre nell'arco della stessa manifestazione è una partita del tutto diversa dalla prima: infatti stavolta si viaggia punto a punto. Brave le nostre a trovare il modo di vincere lo stesso. Porcu, una delle migliori, sbaglia il tiro-partita nei regolamentari, poi si scatena Zanda con 9 punti nell'overtime. Vinciamo 63-60, con 27 della divin bronese e 14 della playmaker dal cognome suino. Siamo di nuovo in finale, peccato ci sia la bestia nera Spagna ma sarà comunque una partita epica".

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