- E siamo quindi alla finale U20 del 17 luglio: una partita che sembrava sepolta all'intervallo e che invece siamo arrivati a un millimetro dal portare al supplementare.
"Col rimpianto che la rimonta sia iniziata con un attimo di ritardo, perché la Spagna nell'ultimo quarto era davvero sulle ginocchia. Spagna che avendo battuto la Russia (poi di bronzo) in semifinale con autorità, 77-61, è favorita alla vigilia, tanto per cambiare. Ma in questa finale perde molto prematuramente Quevedo, il suo miglior elemento, poi inserita nel quintetto ideale come unica esponente delle trionfatrici. Lì la nostra pecca fatale, perché invece di approfittarne prendiamo l'imbarcata (ma non è così raro che la squadra che subisce un infortunio grave abbia, nell'immediato, una reazione che la sospinge anziché abbatterla, mentre l'altra compagine magari si rilassa inconsapevolmente), e finiamo sotto 44-26 all'intervallo. Se solo fossero stati un pizzico meno, questi 18 punti, è possibile che ce l'avremmo fatta. Oppure se non ci fossimo bloccati per qualche minuto all'inizio dell'ultimo quarto. Infatti succede che, dopo un nostro vigoroso risveglio in attacco ma una difesa non impermeabile, la Spagna è ancora avanti 61-49 a 9' dalla fine. Da quel punto in avanti subiamo solo 4 punti in 8 minuti. Ma nei primi 3 di questi 8, nemmeno noi facciamo canestro, con una serie di possessi sciupati anche banalmente. La rimonta vera inizia solo a 6' dalla fine. E questo non fa che alimentare i rimpianti, perché il margine per arrivare al pareggio prima degli ultimi 20 secondi, evitando quindi di finire nelle mani della fatalità, c'era tutto".
- Negli ultimi 6 minuti comunque è grande Italia, è Zanda-show.
"L'inizio della rimonta lo dà Costa, una che nei momenti caldi sa rendersi utile, pur senza troppi centimetri da far valere in area: la ricordiamo decisiva anche nella finale scudetto U20, a marzo, facendo là da spalla a Tagliamento, stavolta a Zanda. Poi c'è un movimento di stordente bellezza, direbbe qualcuno che fa le telecronache Nba, dell'ex Geas, che riceve spalle a canestro, fa un giro dorsale verso il centro dall'area, galleggia nell'etere beffando due avversarie più legate di lei alla forza di gravità, e deposita il 61-53, continuando il suo duello di sguardi verso la panchina spagnola, iniziato già dopo i primi canestri della riscossa italica, come a dire: non mi fermate più. E infatti non la ferma più nessuno. Segna, prende rimbalzi, stoppa, serve assist (finirà con 28 punti, 10 carambole e 5 passaggi decisivi), fa anche un coast-to-coast su palla rubata per il 61-57. Ma non è solo quello che fa a impressionare, perché in fondo i suoi magnifici "jumper" li avevamo già visti tante volte da parte sua. Mai, assolutamente mai invece l'avevamo vista così carica, così espressiva dal punto di vista delle emozioni, lei che normalmente ha quella faccia un po' enigmatica e quel vago "ciondolare" per il campo, da alcuni definito indolente, in realtà tipico di tanti giocatori più talentuosi che guerrieri. Stavolta aveva persino un viso più magro e affilato del solito, quasi che il demone che la stava possedendo la trasfigurasse. E poi è stata anche leader, incitando compagne e panchina, rincuorando ad esempio Cabrini che purtroppo ha commesso qualche errore in quell'ultimo quarto, compreso il fallo che ha deciso la partita a un secondo dalla fine".
- Già, ma c'era veramente quel dannato fallo?
"No alle recriminazioni di stampo calcistico. E poi è difficile dire dallo streaming, perché non c'è stato un replay ravvicinato. Si vede la spagnuola Flores cadere in tuffo nella confusione, non si capisce se per una spinta rilevante o perché appena sfiorata o cosa. Mi pare però che l'Italia non abbia recriminato per il fischio, ma solo per la sfiga che sia capitato l'episodio. Vediamo un po' come ci si è arrivati: a -1'40" dalla fine, Cabrini si mangia un appoggio da sotto; rimedia l'invasata Zanda prendendo uno sfondamento magistrale in aiuto e poi realizzando in palleggio-arresto-tiro dai 6 metri sulla faccia di mezza difesa spagnola. E siamo 65-63 Spagna a 1' dalla fine. Risponde subito la compagine iberica con un'entrata di sinistro, 67-63. Timeout, palla nostra, bizzarro imprevisto con una spagnola che cade a terra per un colpo e resta giù dolorante, tutte si fermano, c'è Pan che rimane sola in angolo e segna da 3. La Spagna crede che il canestro vada annullato, invece è valido: 67-66. Poi Kacerik, anche lei tra gli elementi che hanno propiziato la rimonta, commette fallo cercando di strappar palla a Flores; 2/2 ai liberi a -31". Tre da recuperare, ci pensa Zanda che riceve a metà campo, palleggia verso destra con l'avversaria incollata, e con sicurezza incredibile si alza per la tripla realizzandola tra il boato del numeroso pubblico, in maggioranza di fede spagnola ma con tanti a nostro favore, credo anche fra i neutrali. Subito dopo, l'indemoniata bronese si tira ripetutamente la maglietta mostrando la scritta Italia: un senso scenografico straordinario".
- Ma il finale non è da cinema, almeno non per noi...
"La Spagna pasticcia all'inizio dell'ultima azione, il tempo sta scadendo, va a centro area Flores ma Zanda la stoppa in modo sontuoso. Lì purtroppo è questione di dove carambola la palla, e a dire il vero è anche merito di Flores reagire rapidissima, avventandosi per prima sulla sfera e franando subito dopo al suolo. A quel punto nella mischia arriva la chiamata arbitrale per spinta di Cabrini. Un secondo dalla fine, eppure ne succedono ancora. Flores segna il primo libero, poi ingenuamente anche l'altro, quando bastava sbatterlo sul ferro e sarebbe finita. Così invece la Spagna rischia, perché Kacerik dalla rimessa fa un lancio lungo di grande precisione e intelligenza, la palla arriva a Pan in relativamente buona posizione, appena dentro l'arco ma centrale; il tiro è persino buono, nonostante le avversarie addosso, ma va sul ferro: 71-69 e Spagna campione. Da mordersi mani, caviglie e quant'altro per la rabbia. Un attimo dopo la sirena, Zanda è seduta a terra, in lacrime e persino ruvida con chi cerca di consolarla. Altra scena di grande impatto. Ci restano, però, l'argento e l'epica (oltre al titolo di Mvp per Zanda), quelli non ce li toglie nessuno".
- Infatti, come dicevamo qualche puntata fa, l'eco dell'impresa è stato qualcosa di mai visto per le giovanili femminili (nonostante il rammarico per la mancata trasmissione tv della partita, mentre in Ispagna la finale è andata sull'equivalente del nostro RaiSport). Non che ci risanerà l'emorragia di tesserate, ma se non altro ci siamo goduti il momento...
"Decisamente. Nella settimana tra il 18 al 25 luglio, all'incirca, cioè prima del rompete le righe per le ferie di massa, le nostre alfiere sono state l'argomento numero uno, consolando, per quanto potessero, gli appassionati depressi dal fallimento della Nazionale maschile. La cosa più bella è stata la quantità di apprezzamenti da parte di chi solitamente segue solo gli uomini. Chiaro che la maggioranza dei commenti d'ammirazione erano per Zandalasini: il video con i suoi highlights della finale (vedi qui su Pianeta Basket che lo riporta da Daniele Tagliabue: www.pianetabasket.com/video/italia-...sini-mvp-115736) ha avuto un successo senza precedenti per le donne; è andata sulla Gazzetta; lei stessa ha prodotto status su Facebook che hanno ricevuto raffiche di 'mi piace'. Qualcuno forse non avrà gradito che si sia polarizzata troppa attenzione su una singola, ma è comprensibile quanto avvenuto perché c'è stata una sommatoria perfetta di ingredienti: una finale europea; rimonta epica dell'Italia; la propensione dell'epoca social a esaltarsi più per il singolo che per la squadra; l'indubbio impatto scenico delle prodezze di Zanda (definita "highlight vivente" in uno status Facebook della Federazione) rispetto alle classiche 'belle azioni' del femminile, magari impeccabilmente eseguite ma... femminili, agli occhi degli habitués del maschile. Ho sempre notato invece, anche quando era più giovane, che Zanda ottiene rispetto pure dai poco avvezzi al basket-donne, perché i suoi arresto-e-tiro in sospensione, i giro-e-tiro cadendo all'indietro, insomma i suoi marchi di fabbrica, sono belli in assoluto, non solo "belli per essere una donna" (cioè il massimo che di solito i maschilofili sono disposti a concederci), non so se mi spiego. Estetica, però, abbinata all'efficacia, perché il rispetto vero lo ottieni coi risultati. Ecco perché, se Zanda riuscisse a portare tutto questo a livello senior, ora che lascia definitivamente l'età giovanile, diventerebbe il volto del nostro basket femminile come lo è un Valentino Rossi per le moto, ovviamente con le relative proporzioni in base alla popolarità dei due sport. Cioè quegli interpreti per antonomasia di una disciplina in un Paese. Quello che poteva diventare Gallinari nel maschile e che invece, per motivi vari, non solo colpa sua, è riuscito a essere solo in parte".
- Sognar non nuoce. Ma sa bene che Zanda non era reduce da una stagione esaltante con Schio, e non è uno show in un Europeo giovanile che possa cancellare tutti i dubbi.
"Chiaro. Ma questa esperienza speciale può averle regalato la spinta decisiva per diventare quello che tutti si attendono fin da quando aveva 13 anni e la paragonavano già a Macchi. A volte forse non consideriamo abbastanza quanto le aspettative da noi create pesino, per poi gettare la croce addosso a chi non le adempie. Vedi anche Sottana o altre grandi promesse prima di lei. D'altra parte sono sempre stato convinto che uno sportivo di altissimo livello è tale anche perché sa gestire tutto questo: la pressione è un banco di prova da superare al pari degli avversari. Comunque sia, dalle dichiarazioni di Zanda post-Europeo emergeva la consapevolezza di aver attraversato un periodo critico. Se i numeri che ha fatto a Matosinhos le ridanno sicurezza sul suo talento superiore, con in più la maturità che ha dimostrato sul piano agonistico e della leadership, allora riuscirà a portare tutto questo anche a Schio, dove prima o poi le varie Macchi e Masciadri le lasceranno il bastone del comando, non foss'altro che per motivi anagrafici.
Insomma potremmo riassumere così quello che vorremmo vedere da parte sua prossimamente: 1) essere consapevole di avere doti speciali, e intendiamo la consapevolezza del campione, che è ben diversa dall'arroganza; 2) essere leader come lo è stata a Matosinhos, senza accontentarsi di fare solo la sua parte; 3) non legarsi troppo ai 'numeri' intesi come azioni complicate e spettacolari ma puntare anche ai 'numeri' intesi come cifre consistenti, che si costruiscono anche cercando l'azione banale ma concreta; 4) non accontentarsi di fare benino, oppure benissimo una volta su tre, ma voler fare il massimo ogni sera. A 17 anni, col Geas, la vedemmo imbastire uno show memorabile contro il Sanga in A2, perché poi altre volte limitarsi a un cabotaggio da 6,5 in pagella? Se puoi farne 20 ogni partita fanne 20. Questo fanno i grandi, ma lo fa anche Madera, per dire una con meno doti ma che le sfrutta tutte, mentre Zanda ai tempi non mi dava la sensazione di avere questa mentalità".
- Ma non l'avrebbe sviluppata meglio, la mentalità, andando in un posto diverso da Schio, cioè non direttamente in un top team bensì uno medio, tipo Tagliamento con Battipaglia? Molti lo pensano.
"Non voglio avere un'opinione drastica in materia, perché chi può dire cosa sarebbe successo se..., visto che non è successo? Secondo me però Tagliamento è a un livello inferiore come potenziale, quindi non penso che per le due andasse bene la stessa strada. Credo che Zanda a Broni e al Geas avesse già maturato esperienze utili da protagonista; chiaro che Battipaglia o chi per essa sarebbero state un gradino sopra, ma magari là avrebbe acquisito anche qualche vizio, qualche falsa sicurezza, poi difficile da scrostare una volta arrivata a Schio, per esempio nelle scelte di tiro, o nella necessità di impegnarsi in difesa ogni azione e non ogni tanto. Andando a 18 anni alla corte di Macchi, e frequentando i parquet di Eurolega, ha potuto vedere subito come si deve fare al massimo livello. Il messaggio è: tu hai i mezzi per diventare così, ma al momento non lo sei ancora e ti facciamo capire perché. La ragazza mi pare intelligente e quindi a Schio può avere fatto un bagno di umiltà costruttivo, cioè quello che ti fa maturare senza demolirti. Se sei forte incassi, mangi un'equa dose di merda ma poi, quando sei pronta, esplodi più che se fossi rimasta a fare la reginetta a medio livello".
- In effetti, sembra trasparire questo dal suo ormai celebre status su Facebook, che ha superato i 500 like in 7 ore: "da queste settimane ho imparato che i sacrifici vengono sempre ripagati. che il momento arriva, non importa quando, ma arriva. sempre. bisogna solo avere la forza e la pazienza di aspettare. nonostante molte volte aspettare sembri la cosa più difficile. e anche quando sembra andare tutto storto, non mollare, non mollare mai. perché quei sacrifici che hai fatto si accumulano. e più si accumulano più il tuo momento, alla fine, sarà grande. il lavoro paga, e se non paga nell'immediato non preoccuparti. perché quel momento arriverà". Cosa ne pensa?
"Che è parzialmente falso ma che andrebbe appeso in tutte le palestre del femminile, accanto alle solite frasi di Jordan che vanno di moda".
- Impazzito? Un giudizio è il contrario dell'altro.
"Nient'affatto. E' parzialmente falso perché è vero che lavorare e crederci sicuramente non fa male, anzi a migliorare porta di sicuro (e mollando, di certo non guadagni nulla), ma se parliamo di un livello d'eccellenza, quello purtroppo è patrimonio di pochi eletti, altrimenti se tutti ci riuscissero solo col lavoro e la pazienza, non sarebbe eccellenza. E non per tutti arriva il momento buono. Gli altri falliscono. Però è un discorso d'impatto: può essere molto motivante per le nostre ragazzine considerando che le parole vengono da una ragazza italiana che ha vinto l'Mvp all'Europeo crescendo in mezzo a noi, cioè non da un alieno dell'iperspazio come il suddetto Jordan, come il suo emulo Bryant (che, a proposito, è venuto a Milano a luglio e c'era anche Zanda). Ecco perché la frase andrebbe appesa e incorniciata".
- Con questo possiamo chiudere la Zandalaseide (altrimenti chi non l'ama cambia canale se non l'ha già fatto) e dire almeno una parola sul gruppo '96 nel suo complesso, uno dei migliori della storia recente delle nostre giovanili.
"Senza dubbio. Ha avuto la fortuna di accodarsi alle '95, vincendo subito una medaglia con loro, agli Europei U16 del 2011, in cui c'erano già Zanda, Kacerik, Tagliamento e Vitari, ma poi ha fatto molto di suo, con l'argento ancora in U16 nel '12 e ora quest'altra medaglia. Insomma 3 volte sul podio su 6 possibili, di cui però solo la metà come "annata forte". Peccato solo per l'Euro U18 di 2 anni fa, quando, come già ricordavamo, giunsero settime afflosciandosi dopo una gran partenza, pagando anche il fatto che le '97 fossero state dirottate sul Mondiale U17, mentre stavolta c'erano e s'è visto. Se le '96 avessero avuto più peso sotto canestro avrebbero raccolto di più, mentre in pratica l'annata ha prodotto solo Vitari e Cordola, alle quali va un doveroso applauso ma non sono esattamente centroni di stazza internazionale.
In prospettiva, però, l'idea di mettere insieme i talenti delle esterne del '95-96 con la stazza delle '99-00, e ovviamente con chi s'è già affermato nelle annate precedenti, ci fa venire l'acquolina in bocca di poter tornare, voglia Iddio, alle Olimpiadi e a qualche podio europeo senior. Talento, mentalità e 5 ruoli coperti, questo serve, come s'è visto in negativo coi maschi, che probabilmente hanno solo il primo di quei requisiti. Le nostre girls, invece, sembrano poter disporre del pacchetto completo".
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