mercoledì 7 settembre 2016

Intervista di fine estate (7) - Olimpiadi

- Va be', abbiamo capito che preferisce parlare delle Olimpiadi.
"Una volta ogni quattro anni si potrà pure. Anche se si potrebbero dire le stesse cose di 4 anni fa, di 8 anni fa, eccetera. O di due anni fa ai Mondiali. Ovvero che contro gli Usa non ce n'è. Peggio che nel maschile, dove i discendenti di Abramo Lincoln ci fanno la cortesia di non portare tutti i migliori e giocare talvolta svagati, le suddite del grande Auriemma hanno tutto il meglio del meglio, o pochissimo ci manca; e poi giocano sempre con l'acceleratore pigiato, sempre serie, delle macchine. Anche quando ci mettono un quarto o due a macinare, bastano 5-10 minuti di santabarbara e l'avversario è annichilito, ridotto a sofficino Findus.
Il paradosso è che quest'eccesso di perfezione toglie qualsiasi pathos ai loro trionfi. E' un'assoluta ingiustizia che quando la nazionale Usa di calcio ha vinto la Coppa del Mondo, è stato vissuto come un trionfo epico, mentre quella di basket, ogni volta che stravince, sembra scontato e non ottiene più dei doverosi applausi e di qualche articolo che giustamente la mette nel novero delle squadre più dominanti di tutti i tempi e tutte le discipline (ne abbiamo letto su Espn). E la Wnba, nonostante tutte le sue stelle impeccabili nel gioco e serie nell'atteggiamento, sopravvive sì (è al ventesimo anno, credo record per le leghe professionistiche femminili americane d'ogni sport) ma non sfonda oltre la nicchia".

- Giusto, la Wnba: c'è anche lei d'estate, in due tronconi prima e dopo le Olimpiadi. Due parole?
"Sì, ma proprio due, che la gente cambia canale, se non l'ha già fatto. Sempre 12 squadre, manca poco alla fine della regular season e stanno dominando alla pari (24 vinte-5 perse a oggi) Los Angeles di Nneka Ogwumike e Minnesota di Maya Moore. Bene anche New York di Tina Charles. Arranca Phoenix di Taurasi e Griner. Capocannoniera Delle Donne davanti a Charles, Ogwumike e Moore. Ottimo impatto della prima scelta Breanna Stewart, che abbiamo visto pure in nazionale alle Olimpiadi.
Che altro? Ah sì: la Wnba sta sperimentando una nuova formula per i playoff, magari per conto dell'Nba. Non contano più i piazzamenti di conference ma quelli assoluti; ci sono quattro turni ma le prime due saltano direttamente al terzo, la n° 3 e la n° 4 al secondo; dalla 5 alla 8 fanno il primo turno a eliminazione diretta in gara secca; le due superstiti fanno ancora gara secca con la n° 3 e la n° 4, le due che passano vanno in semifinale contro le top 2, al meglio delle 5 come la finale. Chiarissimo, no?"

- Altroché... la stele di Rosetta, in confronto, fu decifrata con agio. Ma torniamo alle Olimpiadi: visto il dominio americano, solo noia in quel di Rio?
"Assolutamente no, perché, prima di tutto, vedere gli Usa è una gioia per l'occhio dell'appassionato. Un basket completo, bilanciato tra perimetro e area, con le prodezze individuali che affiancano e non offuscano le giocate di squadra. E poi è sempre bella la battaglia per i due posti di contorno sul podio: argento e bronzo olimpici non vorremo mica disprezzarli, specialmente noi che la ribalta a cinque cerchioni la vediamo col binocolo dal 2000 compreso. Stavolta è andata bene a Spagna e Serbia, ovvero le due campioni continentali delle edizioni disputate fra la scorsa edizione dei Giochi e questa. Un po' delusa la Francia, medaglia di legno dopo i due argenti europei di fila. Incompiuta la Turchia, che aveva la tempia della Spagna a portata di grilletto ma non l'ha premuto: chissà se potevano infilarsi fino all'argento, le suddite di Erdogan. Ma la grande frastornata di quest'edizione è l'Australia, che dopo 5 volte di fila sul podio si fa infinocchiare nei quarti dalla Serbia dopo aver vinto il suo girone, mentre ovviamente gli Usa avevano fatto il vuoto nel loro: tra l'altro un +40 sulla Spagna nell'antipasto della futura finale".

- E ripercorriamola un po', la fase a eliminazione diretta. Quarti di finale.
"Be', la partita più scontata, Usa-Giappone, è stata in realtà un divertimento pazzo. Le nipponiche per tutto il primo tempo erano assatanate, hanno tenuto testa alla pari, con triple a raffica, non pazze ma anzi ben costruite, e un gioco con meccanismi da orologio, che pescavano sovente la donna libera in area, uccellando le americane grosse il doppio. Poi è logico che le Usa si sono stufate e ne hanno fatto piadine nel giro di un quarto e mezzo: da 56-46 al 20' si è finiti 110-64. Ingeneroso per le suddite dell'imperatore, che però sono state rivelazione vera di questi Giuochi, battendo la Francia nel girone e impegnando a fondo l'Australia, che se l'era cavata con 37 punti di Big Liz Cambage. Coach Michelini, commentando per la Rai, diceva che il segreto del Giappone è di avere poche straniere nella loro lega, mentre le cinesi languono dietro i grossi nomi forestieri ingaggiati negli ultimi anni. In ogni caso è importante che si muova qualcosa nel resto del mondo, ultimamente un po' asfittico tranne l'Europa: il Brasile ha confermato di essere in crisi nera, finendo 0 vinte-5 perse in casa propria.
Tornando ai quarti, addì 16 agosto: la Francia piega, soffrendo, il Canada (68-63), altra realtà in ascesa grazie al contatto diretto con gli Usa; tra 4 anni se continua così ambirà alle medaglie. La Spagna se la cava con 'corazon y cojones' (y culatello) contro la Turchia, che con i suoi soliti ritmi passeggiati, la difesa col blindo e l'arma d'importazione LaToya Sanders (22 punti), l'aveva imbrigliata fino quasi a schienarla. Quasi, però, giacché le iberiche rimontavano un -8 nelle ultime battute, sino al canestro vincente di Cruz allo scadere.
E poi il grande giorno della Serbia, esordiente olimpica, che come lo scorso anno agli Europei sale di tono quando conta, dopo una prima fase iniziata in sordina (k.o. con Spagna, Canada e Usa). L'Australia ha l'arma letale Cambage, la 2.03 aborigena grossa come un armadio ma anche mobile e morbida di mano: la Serbia non ha vere pivot e non sa come tenerla (29 punti + 11 rimba). In compenso però le esterne slave sono troppo fantasiose e di talento per le scolastiche pari-ruolo cangure, tra cui cerca di tener botta la veneranda Penny Taylor, litigiosa col canestro però. Un +9 australiano nel 3° quarto è annullato dalle serbe; testa a testa emozionante per tutto l'ultimo quarto; Cambage brutalizzando di culate la leggera Milovanovic deposita l'ultimo vantaggio delle sue (67-66 a -2') ma Milovanovic replica e Petrovic rincara, ambo con partenze dal palleggio di sopraffina qualità individuale (67-70). Taylor serve un lob per Cambage che afferra in mezzo a tre avversarie e, a mo' di gigante in mezzo alle bambine, imbuca. Altro botta e risposta talento-forza con Ana Dabovic in mirabile arresto e tiro e di là un altro lob per Cambage che, segnando, ruzzola malamente al suolo per effetto di un 'ponte' della serba Cado, non sanzionato. Che spettacolo la mastodontica che si scioglie in lacrime per il dolore al coccige. Come finisce? Che Ana Dabovic fa 1/2 in lunetta (71-73) e lascia 10" all'Australia per la replica, ma la costruzione è farraginosa, arriva un lob in area che non porta a nulla. Serbia in paradiso e Australia sotto shock, nella sua prima edizione orfana della grande Lauren Jackson".

- Semifinali del 18 agosto e finali del 20, orsù.
"Sì, andiamo più rapidi perché non c'è più stato equilibrio. La Spagna trova una Serbia malleabile, come svuotata dall'impresa, senza le proverbiali invenzioni e sprazzi: 20-9 il 1° quarto per le iberiche, che subiscono un riavvicinamento (33-28 al 20') ma rincarano nel terzo con un 20-10, quando le serbe tornano a confliggere col canestro; finisce 68-54. Spagna in finale nonostante alla vigilia avesse perso il totem Sancho Lyttle, pur sostituito dall'altra valida naturalizzata Ndour.
La Francia offre una dignitosa resistenza agli Usa, potendo contare sul maggior tasso di fisicità del torneo dopo le americane medesime. Yacoubou e Gruda reggono in area, la sorprendente Johannes ('95) s'inventa improvvisazioni di talento (una tripla in faccia a Moore dopo palleggio incrociato; un sottomano da centro area con effetto impossibile); l'upupa Epoupa ('94) in regia cerca di non far rimpiangere il mostro sacro Dumerc (k.o. in preparazione). All'intervallo è appena 40-36 per gli Usa. Che però, quando scaldano la mano dall'arco, ovviamente con Taurasi in primis, fanno il vuoto: al 30' è 65-43 e buonanotte. Concedono solo un dignitoso scarto finale, -19 (86-67 con 18 di Taurasi).
Velocizzando ancor di più: finale 3° posto, brava Serbia a riprendersi dalla figuraccia di due giorni prima, infilzando la Francia come già lo scorso anno in finale europea. Allungo iniziale slavo, poi un'altra spallata nel 3° quarto con Milovanovic, la Francia non riesce a rispondere, troppo lenta e ligia agli schemi per contrastare la fantasia serba e risalire: 70-60 e bronzo storico per la Serbia di Marina Maljkovic, sempre simpatica con quell'aria seriosa che però sa sciogliersi in sorrisi di soddisfazione.
Finalissima, quanto dura? Un quarto e mezzo, va là. La Spagna si tiene aggrappata con la grande Torrens che ne fa 10 nel 1° periodo; finirà con 18. Ma di Torrens, anzi pure meglio, gli Usa ne hanno una decina abbondante... Così la grandinata scatta implacabile nel 2° quarto (49-32 al 20' con 11 americane già a segno) e prosegue feroce nel terzo, con feroci uppercuts dall'arco da parte di Taurasi, soavi arresto-e-tiro di Whalen, che realizza pure su un poetico assist di Charles, schiacciato a terra dal post alto per il taglio in back door. E' scuola di basket, si arriva addirittura sull'81-46 a pochi secondi dalla fine del 3° quarto, quando Dominguez segna da metà campo sulla sirena, regalando un sorriso di consolazione alla Spagna. Va da sè che l'ultimo quarto è solo passerella sino al 101-72 che dà il sesto oro di fila agli Usa. Tutti in piedi alla Carioca Arena.
Quarto oro per Taurasi, Bird e Catchings, chissà se la divina Diana arriverà al quinto; a Tokyo 2020 avrebbe 38 anni, ma a Rio non ha mostrato segni di declino. Spaventosa capacità di segnare nei momenti importanti della partita; non è solo il talento ma la personalità la sua dote immensa. In questo si è notata la differenza con Delle Donne, talento ancor più cristallino, oltre che 1.95 contro 1.83, ma parsa a volte poco propensa a prendersi il proscenio, cosa che non ci ricordiamo di aver mai visto in Taurasi. Del resto era la prima esperienza internazionale per la grande Elena, che ha meno basket giocato alle spalle di quanto dicano i 27 anni. Il pinnacolo Griner deve completare l'arsenale offensivo ma la presenza in area è impressionante. E se non domina lei ci pensano Fowles e Charles, così come sul perimetro se Taurasi non fustiga c'è Maya Moore (e volendo McCoughtry e Augustus), o se Bird non illumina in regia c'è Whalen pronta... Cioè, le altre nazionali fanno una fatica del diavolo a produrre una, due, massimo tre grandi giocatrici; queste ne hanno due in ogni ruolo".

- Troppa grazia in campo e molta grazia anche poter vedere parecchio di tutto ciò in tv...
"E già, diciamolo per una volta: molto meglio del previsto. Senza le nostre nazionali, temevamo che il basket scomparisse dalla programmazione. Ci rassegnavamo alle solite ore di scherma, tiro al piattello e compagnia, rimpiangendo che Sky avesse mollato i diritti. Invece, qual sollazzo con decine e decine di ore (pazienza se spesso in orari boja), di cui anche il femminile ha avuto la sua parte, con qualche partita di girone e poi 2 quarti, le due semifinali e le due finali, sempre per intero. Ci è piaciuto sentire il buon Fanelli al microfono, lui che iniziò proprio con le donne. Ma la cosa più sorprendente era la programmazione intelligente, cioè le partite venivano infilate negli spazi tra un evento e l'altro in modo da non sovrapporsi e non venire magari interrotte sul più bello o irradiate da metà del terzo quarto (sembra scontato ma viste le abitudini del passato...): inevitabile sospettare la sapiente mano di Max Mascolo dietro tutto ciò, lui che ora coordina e miscela. Insomma, non avremo certo avuto audience oceaniche ma tutta Italia ha potuto teoricamente vedere il basket femminile al massimo livello mondiale".

- Però certe discipline concorrenti, specie quella con la rete in mezzo, hanno avuto occasioni ben più cospicue di farsi vedere alla vasta platea...
"Ne abbiamo già discusso a sufficienza, con la consueta pacatezza di toni, :alienff: su queste frequenze. Aggiungiamo solo che, per uno strano effetto forse legato all'amore che uno ha per una certa disciplina, sembra sempre che le altre riescano a sfruttare meglio la vetrina olimpica, ad apparire più appassionanti, a farti pensare: 'Mannaggia, se io fossi una ragazzina, mi verrebbe una voglia pazzesca di iscrivermi a questo sport entro 24 ore', eventualmente mollando il basket se per puro miracolo stesse praticando la nostra vessata disciplina. Lo so, è una fissazione, ma siamo appesi a un filo: in quasi tutta Italia le squadre si reggano su una decina-dozzina di mosche bianche che si ostinano a giocare a basket mentre le loro coetanee lo snobbano e schifano; bastano una o due che mollano, magari la figlia di quella che gestiva più trasporti (perché per giocare sotto casa o sei nata col camicione o devi macinare chilometri), e buonanotte alla squadra. Insomma, anche solo l'idea che per colpa delle Olimpiadi 50 o 100 ragazze in tutta Italia possano dirottarsi dal basket su altri sport, mi crea incubi più di una fagiolata a mezzanotte".

- E quindi ci estingueremo?
"No, be', messi meglio della pallamano o dell'hockey a rotelle credo che resteremo. E poi, in un attacco di sindrome di Pollyanna, quella che porta a cercare lati positivi nelle disgrazie, penso che chi rimane nel basket femminile avrà il doppio delle motivazioni di chi fa uno sport più per moda e per comodità che per vocazione, come magari capitava a noi 30 o 40 anni fa quando eravamo tra gli sports più gettonati fra le ragazze.
Inoltre, per chi tiene duro, c'è un vantaggio: che le migliori devono fare meno strada per arrivare al vertice, giacché una piramide da 30.000 tesserate è più semplice da scalare di una da 500.000 o quel che è il volley".

- Cerchiamo di finire con una nota lieta. Ha citato poc'anzi il grande Mascolo: si vocifera che stia per tornare in stampa dopo 9 anni il suo Almanacco del Basket Femminile, la summa della storia della pallacanestro in rosa italica e non solo. Che ne pensa?
"Davvero? Non ne sapevo nulla".

- Verità! Sarà disponibile dal 20 settembre suppergiù, andrà ordinato all'editore di Superbasket, che ha prodotto la ristampa. La quale ovviamente è aggiornata alle ultime stagioni, e contiene anche una nuova sezione storica, con particolari spunti sui decenni ruggenti, dalle pioniere ai favolosi '80.
"Favolosi '80? Allora mi viene da commentare come il grande Jerry Calà: libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi".

Fine

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