Ci troviamo alla vigilia d'una minaccia nuova.
A cosa potremmo paragonarla? Viene in mente l'Italia del Seicento, descritta da Manzoni nei Promessi Sposi. Territori già devastati in lungo e in largo dai lanzichenecchi (la soldataglia imperiale), improvvisamente arriva la peste che fa ancora più danni.
Naturalmente, fuor di metafora, il basket femminile è il territorio devastato, i lanzichenecchi sono la pallavolo che c'ha spogliato di tutto, la peste è il calcio femminile che s'appresta a riversarsi sulle nostre misere lande.
Come per ogni flagello nuovo, è difficile prevedere l'impatto. Di sicuro la maionese è stata ben montata, persino il serioso "Sette", supplemento del Corriere della Sera, ha dedicato la sua ultima copertina alla ruspante nazionale pedatoria in gonnella che s'appresta alla Coppa del Mondo. Ci sono stati i 40.000 spettatori di Juve-Fiorentina donne, un paio di mesi or sono. E Raidue farà vedere un po' di partite, il che significa un'audience certo non oceanica come per i Mondiali uomini, ma di sicuro abbondante, molto più dei miserabili numeri che totalizzerà il basket maschile con i Mondiali di settembre, in rigorosa esclusiva blindata e transennata su Sky (anche il calcio donne è su Sky, ma la Rai ha comprato i diritti per 15 partite).
Manco parlare, poi, del confronto con gl'imminenti Europei femminili (genialmente in concomitanza con l'evento calcistico in questione), anche quelli visibili a me, voi, i parenti stretti delle giocatrici e quattro cani che transiteranno per caso su Sky.
Se poi l'Italcalciodonne dovesse, a sorpresa, fare parecchia strada, il flagello potrebbe prendere dimensioni abnormi, anche peggio dell'epopea pallavolistica dello scorso autunno.
A quel punto ci troveremmo tra l'incudine e il martello: umiliati dal volley da una parte, dal calcio dall'altra. E tutto sommato all'incudine c'eravamo quasi assuefatti, ripetendoci la teoria consolatoria che non potevamo farci molto perché gl'italiani sono dei retrogradi maschilisti, amanti dei culi in evidenza, e dunque ammaliati pruriginosamente dal volley. Per la verità non mi ha mai convinto questo mantra (o non del tutto), per quanto propugnato anche da forumisti di gran sapienza e pedigree. Ma in effetti se fingevi di crederci ti sentivi meglio.
L'altra teoria consolatoria era che le mamme italiche non vogliono far praticare sport di contatto e troppo mascolini alle proprie figlie. Anche questa, chissà se è vera. Ma ti sentivi meno peggio, credendoci.
E adesso, però, se sfonda pure il calcio donne, dove ci si mena e ci s'infanga più che nel basket, quale filosofia, quale dottrina può inventarsi una spiegazione che lenisca l'immenso dolore del nostro didietro ripetutamente sfondato?
L'unica che mi viene in mente è che gl'italiani sono drogati di calcio dalla nascita, per cui se in qualche modo gli viene fatto digerire che la versione muliebre della loro droga non è così mal tagliata da provocare un collasso (l'opinione più diffusa sino a non più d'un anno fa), essi volentieri se ne praticheranno delle iniezioni, a mo' di palliativo quando la droga migliore scarseggia, come d'estate o nei rari weekend di sosta del campionato maschile.
In fondo è la stessa idea per cui in America hanno creato la Wnba. Ma il calcio è peggio, il calcio è totalitario, il calcio vuole prendersi ogni fetta di torta e lasciare meno delle briciole: atomi, forse.
Che Iddio ce la mandi buona, ma finora non c'ha voluto bene. Almeno non negli ultimi 25 anni.
Già uno deve passare la vita mandando giù che i borborigmi d'un calciatore qualsiasi ("Eh, il Zassuolo è 'n'avverzario importande, è una partita diffijile, dobbiamo fare come dije 'r mister") abbia mille volte più rilievo che se Gallinari fa 50 punti in Nba. Ma veder trionfare quello spettacolo deprimente del calcio femminile (anche se adesso per sembrare progressisti bisogna dire che è fighissimo; se penso che c'è gente che critica l'Nba...) è la mazzata finale. Piuttosto, meglio la pallavolo.
O meglio ancora il suicidio.
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