domenica 7 luglio 2019

Europei: semifinali e finale

Se due anni fa era lecito il dibattito sull'antisportivo di Zandalasini, che ci fosse o meno, che il suo intervento fosse pulito o scomposto, l'antisportivo di Dabovic su Ndour ieri sera è spiegabile solo con un attacco di follia pura nella psiche della giocatrice. Una specie di colpo di karate a gioco già fermato dagli arbitri, davanti ai loro occhi, nel momento migliore per la Serbia e auto-escludendosi dalla partita col 5° fallo. Clamoroso per una come lei.

Devastante Spagna, la Francia perde la quarta finale di fila.

sabato 6 luglio 2019

Europei: commento alle semifinali

(pubblicato su Basketforum)

Si sono disputate nell'ormai tramontato sabato le semifinali di Eurobasket Women 2019.

- Un prologo non irrilevante s'è avuto nel pomeriggio, con gli spareggi per l'accesso ai Preolimpici 2020. Se li sono aggiudicati Belgio (con agio sull'Ungheria) e Svezia (di misura sulla Russia). Risultati che squalificano vieppiù la qualità dell'Europeo azzurro: come si nota, le due che c'hanno fatto piangere sono state tagliate fuori dalle prime 6.
In poche parole abbiamo perso contro compagini rivelatesi mediocri, o quantomeno non siderali. Sull'Ungheria poco da stupirsi (col Belgio, per quanto quest'ultimo abbia complessivamente deluso, c'era poco da fare), sulla Russia c'è stata una sopravvalutazione, anche mia, giacché era ritenuta da medaglia o dintorni, ma la modestia del reparto perimetrale è emersa in modo imbarazzante.

- Nella prima semifinale, s'impone da pronostico la Francia sulla Gran Bretagna. Ma non certo passeggiando come si poteva ipotizzare. Nemmeno, per la verità, rischiando seriamente di perdere, giacché, dopo il 34-34 all'intertempo, nella ripresa il mini-allungo transalpino era già il vantaggio definitivo, mai colmato dalle soggette alla Brexit. Le quali peraltro meritano applausi per la tenacia nello stare aggrappate alla partita nonostante il (relativo) tradimento della stella Fagbenle, che dopo aver dominato in lungo e in largo l'Europeo s'è fermata a 10 punti con poche iniziative. Certo, contro il pacchetto-lunghe della Francia era tutto più difficile ma è parsa rinunciataria. Più in generale, applausi alla GBR per aver prodotto una squadra da semifinale europea in un paese dove il basket conta meno del tiro allo schioppo da noi: con tanti saluti all'alibi sovente accampato dalle nostre parti, sulla carenza di tesserate, la pallavolo che ci svernicia eccetera. Un movimento cestistico di nulla tradizione e nullo seguito è arrivato dove noi non giungiamo da 24 anni.
Per la Francia, invece, che ha tradizione, un seguito apprezzabile e quant'altro, trattasi della quarta finale consecutiva; l'unico problema è che le tre precedenti le ha perse. Fare poker sarebbe spiacevole, anche se, nella nostra miseria, ovviamente pagheremmo per farne anche sei o sette, di finali perse in filotto. Dopo la super-Gruda del quarto col Belgio, stavolta è stata l'estrosa biondina Johannès a far la differenza con le sue maggiche sospensioni in precario equilibrio. Non è stata una prestazione da urlo, a livello collettivo, ma ipotizzo che dopo aver speso molto col Belgio, e in prospettiva di dover spendere tutto in finale, le suddite di Macron (sarebbe figo se come sponsor tecnico avessero la Macron, tra parentesi; ma non credo) abbiano consciamente tenuto un po' di freno a manopola in questa circostanza, confidando di poter tenere a bada le inferiori albioniche. I conti potrebbero tornare domani, ma vedremo.

- Nell'altra, e più attesa, semifinale, la Spagna dimostra cosa sia l'abitudine a vincere, spezzando i sogni delle serbe dinnanzi a 7200 spettatori (cifra ufficiale, non so se magari con qualche imbucato da aggiungere). Da ricordare che la Spagna gioca senza la stella Torrens, più, volendo, la naturalizzata Lyttle anche se la sua presenza escluderebbe l'ormai quasi altrettanto valida Ndour. Dettagli a parte, le iberiche approfittavano d'un'apparente tensione delle titolari serbe, che attanagliava in particolare Petrovic e Dabovic, andando in fuga nel primo quarto e mantenendo un discreto margine nel secondo e nel terzo. Nell'ultimo, più per gasamento emotivo che per una serata sopraffina (bene comunque Milovanovic alias Brooks e, dalla panchina, Butulija e Stankovic), le casalinghe raggiungevano e sorpassavano le blasonate rivali. Si era sul 66-64 Serbia a 3 minuti dalla fine.
A quel punto accadeva l'imponderabile. Su un'azione a centro area di Ndour, dopo che era già stato fischiato fallo alla difesa, Dabovic si produceva in uno sconsiderato colpo di karate (o comunque con la mano di taglio) sull'ibero-senegalese, non so per quali conti da regolare in maniera primitiva. Antisportivo e quinto fallo. La follia più totale. Da quel momento la Serbia si paralizzava, non segnando più, ma proprio tirando da cani, come in stato di shock. La Spagna ringraziava, col cinismo di chi ne ha vinte tante in situazioni critiche, e la portava a casa, 66-71.
Serbia che getta l'occasione di una finale davanti al proprio popolo; ma per quanto ho visto in questa decina di giorni, credo che le discepole della figlia del grande Bozo siano giunte in flessione rispetto ai giorni gloriosi dell'oro 2015: gli elementi migliori ormai sono sulla trentina e hanno mostrato in parte la corda. Aver vinto con Bielorussia, Russia e Belgio sempre in volata è stato grasso che cola. Se domani le serbe perdono il bronzo contro le britanniche sarà un flop ma, a ben vedere, potevano essere già fuori, se giravano storte le prime giornate.

L'adagio Franza o Spagna, purché se magna, è quantomai valido nell'occasione; sembra la solita eterna solfa ma in realtà è solo la terza volta che le due s'incontrano in finale (nelle ultime 4 edizioni, peraltro). Un po' come Lakers-Celtics degli anni '80: sembrava s'affrontassero tutti gli anni per l'anello ma in realtà avvenne solo tre volte. Nessuna delle due immagino sia granché simpatica dalle nostre parti ma le migliori sono loro, non c'è da opinare. Sia come squadre odierne, sia come movimenti nel loro complesso. Le altre nazioni vivono di cicli, annate buone alternate ad altre di siccità; loro in tutte le categorie sono sempre al top. Magari in futuro la pestilenza calcistica che le ha contagiate di recente produrrà un calo di vocazioni cestistiche e s'indeboliranno; ma se sarà, non si vedrà prima di 5, forse 10 anni.

venerdì 5 luglio 2019

La laurea di Keys (anziché giocare)

Siamo in una situazione sociale per cui una delle lunghe che avrebbe fatto assai comodo alle nostre ha ritenuto più utile per il suo futuro prendersi la laurea anziché il pass per le Olimpiadi 2020...

Nazionale: una storia mediocre

Comincio a inquietarmi, perché ormai doveva essere giunta la nostra ora, visto che le '92-93, le quali inaugurarono la nostra rifioritura giovanile, sono ormai nell'età ideale, e invece nulla, siamo allo stallo. Non al cesso totale, perché c'è anche chi non si qualifica agli Europei o chi esce al primo turno, ma nel limbo.

A dirla tutta, non è che la nostra nazionale abbia avuto una storia granché gloriosa. A parte l'oro pionieristico del '38, come si vede dal palmarès c'è solo il bronzo del '74 (a Cagliari) e l'argento del '95. Arrivavamo un po' meglio di adesso perché c'erano meno paesi in ballo: l'Urss ti demoliva ma era una sola, la Jugoslavia era unita, altre nazioni erano all'età della pietra. Le delusioni erano la norma, giacché a quei tempi arrivare quinte o settime era quasi uguale ad arrivare ultime fra le cestisticamente evolute.

E' chiaro che non si pretende una medaglia ogni edizione, perché non è mai stato nelle nostre corde; però si riusciva, non di rado, ad andare a Mondiali e Olimpiadi, sino a metà anni '90. E' la sommatoria tra digiuno di medaglie europee e sistematiche mancate qualificazioni agli eventi intercontinentali che dura da un tempo inconcepibile. In pratica da 24 anni ogni volta che c'è una partita decisiva per un obiettivo (salvo quelle di qualificazione agli Europei) la falliamo. Se poi per spiegarlo vogliamo far credere che Macchi o Masciadri o Betta Moro fallivano per carenza di fondamentali...

giovedì 4 luglio 2019

Europei: commento quarti di finale

(pubblicato su Basketforum)

Disputati giovedì i quarti di finale di Eurobasket donne.

- Per Cenerentola Gran Bretagna non suona ancora la mezzanotte. Batte l'Ungheria 62-59 e va in semifinale. Per uno sport misconosciuto in terra d'Oltremanica (tanto più mentre sono in corso Mondiale di calciodonne, Wimbledon e Mondiale di cricket) è un risultato straordinario. La messia britannica è la nigerio-americana Fagbenle, 29 punti contro l'Ungheria che dunque perde a sua volta l'occasione della vita, quella che avremmo potuto cogliere noi al posto delle magiare se solo le avessimo battute nel girone.

- La Spagna fa pizzette della Russia, nostra giustiziera: 78-54. Probabile che avremmo fatto la stessa fine, se non peggio, ma valeva la pena di farla, visto che poi ci saremmo almeno giocati lo spareggio-Preolimpico. Uno squadrone contro una squadra media, questo è stato il confronto. Ndour, 24 punti, domina il duello con Vadeeva rimandandola alla prossima edizione quando la bebè-prodigio russa avrà ben 22 anni e mezzo (e sarà già al quarto Europeo).

- In una possibile finale (o quantomeno semifinale) anticipata, la Francia uccella il Belgio, 84-80 previo overtempo, dopo che le vallon-fiamminghe avevano ribaltato l'iniziale predominio delle galle. A un minuto o poco più dal termine, la situazione sembra in mano a Meesseman e compagne, fra cui spicca l'utilissima spallelarghe Linskens, ma tra tiri liberi sciupati e un andare a farfalle in difesa nell'azione decisiva, il Belgio concede il pareggio con una tripla di Hartley a -10 secondi. Nell'overtime continua a dominare la scledense Gruda (33 punti) mentre Meesseman esce per falli ed esce di scena. Un Belgio che è entrato papa ma esce cardinale da questo Europeo, con appena 2 vittorie in 5 partite (per la verità può ancora conquistare il Preolimpico ma è un'altra corsa). Ora la Francia sembra avere un canale diretto verso la finale (sarebbe la quinta consecutiva), trovando la Gran Bretagna nel derby della Manica. La perfida Albione dovrebbe vieppiù superarsi.

- Davanti a circa 6000 spettatori (pochi se fossero maschi, tanti per gli attuali chiari di luna femminili) la Serbia s'esalta anziché paralizzarsi per la pressione, e salta sopra la Svezia come un materasso molle e privo d'ogni resistenza: 87-49. Sabato, contro la Spagna, si capirà se è vera gloria quella delle slave, anche se avendo già battuto Russia e soprattutto Belgio, non si può dire che abbiano avuto la strada spianata sinora.

martedì 2 luglio 2019

Europei - l'eliminazione dell'Italia

Tutto è perduto, perduto è tutto.
Siamo fuori dagli Europei e dalle Olimpiadi 2020, battuti dalla Russia 54-63 nello spareggio. Sui social la foto simbolo è Zandalasini in lacrime. Come 2 anni fa ma senza poter recriminare su un torto arbitrale. Ci siamo sciolti sul più bello. Tutto qui.
Sono in poltrona, davanti alla tv, a notte fonda, riguardando pezzi di partita cercando di reprimere la depressione, perché poi ho da scrivere le cronache quotidiane di Binzago.
L'ultima del girone, con la Slovenia, era stata incoraggiante. Vittoria netta contro una squadra che aveva fatto soffrire l'Ungheria e che poi nello spareggio, oggi, stava per farla ancora più grossa, buttando fuori il Belgio, salvo poi commettere erroracci fatali. Contro le slave di confine abbiamo giocato bene, ma s'intuiva che la loro carenza di stazza si sposava bene alle nostre caratteristiche, tant'è che andavamo a segnare da dentro l'area, come non c'era riuscito con l'Ungheria.
E ci toccava la Russia nel "barrage". Devo ammettere che avevo sopravvalutato le suddite di Putin. Pensavo che Vadeeva e Musina bastassero per riportarla a valori da podio, ma non consideravo la mediocrità delle esterne, che riduce anche il potenziale del pacchetto-lunghe, che dev'essere innescato bene. La stessa Vadeeva, pur essendo il solito animale da canestro che si palesò già 4 anni fa da teenager, ha mostrato qualche limite, segnatamente nella gestione dei falli, auto-costringendosi a soste in panchina. E Musina ogni tanto si fa evanescente.
Sicché la Russia nel girone ha ceduto nel finale con Belgio e Serbia, salvandosi nel dentro o fuori con la Bielorussia all'ultima. Certo, però, con Vadeeva, Musina, Maiga e Vieru, sotto canestro c'era da tremare, per noi povere grissine.
Un pizzico d'ottimismo, però, dopo la buona prova con la Slovenia lo nutrivamo.

Seguivo l'andazzo della partita dal torneo di Binzago. Qualcuna delle giocatrici impegnate nella partita in contemporanea mi chiedeva aggiornamenti.
E fino a quasi metà del terzo quarto si sorrideva. L'inizio della partita era stato preoccupante, con Vadeeva che andava a canestro con un certo agio, fendendo la nostra area come temevamo. Poi però avevamo preso bene le misure a lei, quasi annullato Musina e speculato sulla mediocrità delle loro esterne.
Siamo rientrati dall'intervallo alla grande: un 6-0 di André-Zanda-F. Dotto ci portava sul 39-31 al 23'. Certo, nulla di risolutivo ma meglio di così era difficile pretendere, come situazione di punteggio.
Poi improvvisamente la luce si spegne. Nella scatola nera del disastro, penso che ognuno troverà cause diverse. Fatto sta che incassiamo un 7-30 atroce, che distrugge il nostro Europeo. A mio parere la chiave è stata che, di colpo, le esterne russe si sono svegliate dall'inerzia e hanno iniziato a segnare da fuori. A quel punto la nostra coperta difensiva è diventata corta, non potendo più rischiare sul perimetro: e senza raddoppiare sotto, le loro lunghe sfruttavano la superiorità.
In attacco ci siamo disuniti. Nessuna è riuscita a tenere le fila. Tanti tiri affrettati, forse per il panico nel vedere la Russia che ribaltava la partita. Ma così, anziché mettere toppe allargavamo il buco.
Si è arrivati sul 46-61 a 5'30" dalla fine. Lì era chiaro che tutto era andato a puttane, che non avremmo avuto la forza, né tecnica né mentale, di rimontare tutto.
Non sarebbe onesto dire che ci siamo rassegnati. Da lì abbiamo concesso solo 2 punti, ma ne abbiamo segnati 8, attaccando disordinatamente. Un po' una sintesi della partita: una Russia abbordabile, ma non siamo stati capaci di salire a bordo e portare a termine l'assalto.
Zandalasini ha finito con 24 punti, unica in doppia cifra. Numericamente sui livelli dei giorni belli di due anni fa. Sul piano individuale non ha perso il duello con Vadeeva, che ha fatto 19+9 rimbalzi. Certo non è lei a essere mancata: che dire di Sottana, zero punti (era acciaccata); F.Dotto, 6? Qualcosina meglio Penna e André, 8 a testa. Ma il resto poco o nulla. La Russia ha segnato con 11 giocatrici, noi con 7.
E però la stessa Zanda non ha avuto l'effetto trascinante di due anni fa. Una paura mi viene, che col tempo la colga lo stesso male oscuro di Gallinari, il suo equivalente maschile. Cioè uno che resta bellissimo stilisticamente, ma che in qualche modo non riesce a essere decisivo nel risultato di squadra, laddove invece da giovane sembrava un mix perfetto tra estetica e concretezza.
Ma non è solo lei che mi fa vedere inquietanti analogie con l'Italia maschile di quest'epoca. una manciata di canestri meravigliosi, carpiati all'indietro da 7 metri con l'avversario addosso, peccato che l'altra squadra ne segna una manciata e mezza da sotto o da 3 con spazio e fa più punti, anche se con meno stile.

Il c.t. sembra il primo alla sbarra. Chi aveva bile nei confronti di Crespi la sta già sversando sui social, con la solita violenza dei drogati da web, che non considerano la persona reale che sta dietro l'entità astratta cui pensano di rivolgere l'insulto.
Lasciando perdere gli estremisti, è chiaro però che Crespi ha fallito. A sua scusante, continuo a pensare che l'onda lunga del casino di novembre scorso si sia proiettata fino a questo Europeo. Magari inconsciamente; magari se lo chiedessimo alle giocatrici negherebbero convinte. E però, qualcosa s'è spezzato in modo irrimediabile, in quelle settimane.
Certo ora le clip di Sky con le perle di dottrina del c.t. suonano vacue. Progetti abortiti. Le "ragazze in tiro", perché s'era accorto che le italiane tiravano ogni tot secondi mentre il resto del mondo ogni tot (cioè meno tempo, ovvero più di frequente), roba che onestamente c'ho messo un po' a capirla. Alta ingegneria cestistica per poi incartarci come sempre nel momento della verità.
Lo si era pensato un po' tutti, due anni fa, quando fu nominato Crespi: una scommessa a rischio, può funzionare ma si cammina su un filo sottile. Viste le antipatie pregresse che si porta dietro, visto il suo modo particolare d'essere, o gira tutto bene o sarà un fallimento. Alla fine purtroppo, se non sarà tutto da buttare sarà però un'incompiuta.

Non è un fallimento di quelli totali, tragici, catastrofici. Ma è la prospettiva storica a far piangere. Il conto degli anni di vacche magre s'aggiorna ulteriormente. Quasi una litania che ogni volta va peggiorando: "è dal 1996 che non andiamo alle Olimpiadi, è dal 1994 che non andiamo ai Mondiali, è dal 1995 che non vinciamo una medaglia agli Europei".
Mi vengono in mente gli Europei 2007, quelli di Chieti. Macchi con lo sguardo perduto nel vuoto dopo l'eliminazione. E anche lì la sensazione di un cedimento caratteriale. Che poi diventa anche tecnico-tattico, perché appunto si tira a casaccio, si va a farfalle in difesa, eccetera. Di solito mi piace poco metterla sul piano emotivo, quando c’è da spiegare una sconfitta. Un po’ semplicistico. Però cambiano le giocatrici, cambiano i c.t., cambiano le avversarie, ma mi sembra di rivedere lo stesso film ogni volta.
Mettiamola così: abbiamo sistematicamente fallito, negli ultimi 23 anni, le partite più importanti. Ognuno se lo spieghi come vuole. Io dico che se ogni volta puntiamo sulla retorica del cuore, i sentimenti, il video emozionale in cui la giocatrice racconta quanto sono legate eccetera, poi rischia d’essere facile scivolare in una china pericolosa quando la pressione sale.
Dovremo aspettare all’infinito perché giri la ruota?

(* mai pubblicato - doveva essere un capitolo del riassunto lungo dell'estate)

lunedì 1 luglio 2019

U14: Basket Roma, scudetto-thrilling

Sabato 29 giugno ero a una sagra in provincia di Varese, approfittando di una serata di pausa del torneo di Binzago. Caldo sopportabile.
All'ora di cena, ho seguito in streaming, sul cellulare, gli ultimi minuti della finale scudetto Under 14 tra il Basket Roma e Costa.
Finora non avevamo avuto fortuna, quanto a equilibrio nelle finalissime giovanili, quest’anno: finale U18, 3 settimane fa, dominata da Venezia su Costa; finale U16, la scorsa settimana, stravinta da Costa su Brescia. Mettici pure la finale di Coppa Italiana U20: a senso unico per la Reyer su Battipaglia.

Questa partita invece è appassionante: Roma è scappata in fuga con la possente Lucantoni, aveva 12 punti di vantaggio a fine 3° quarto. Ma Costa, come già fatto nei quarti e ancor più in semifinale con Schio, ha rimontato tutto. Anzi, è andata pure avanti di 4, poco fa. Roma però ha reagito, dimostrando a sua volta una gran personalità.
Ora siamo a 2'30" dalla fine e il punteggio è 60-60. Bestiale: lo scudetto, il sogno di un anno di lavoro, diciamo pure di un'intera giovine vita cestistica per queste ragazze, è sospeso esattamente a metà fra le due squadre, che hanno 150 secondi per tirarlo dalla propria parte.
E sono 150 secondi pazzi. Palle perse, errori da sotto, chiusure difensive generosissime che salvano canestri già fatti. Roma sbaglia un pizzico meno e va 62-60 ma la masnaghese Rotta fa 2/2 ai liberi e pareggia a -32".
Le concittadine della Lupa sbagliano da 3: chi strappa il rimbalzo ha il match-point-scudetto nelle sue mani. Ed è Roma a guadagnarsi una nuova chance. Belluzzo subisce fallo e mette un libero: 63-62.
Timeout Costa, azione ben costruita, circolazione-palla e scarico sul perimetro per Cibinetto, una 2006 dal fisico potente, che 3 settimane fa ho visto trascinare Costa U13 al titolo regionale. Tira per lo scudetto. La parabola che seguo sul telefonino dura meno di un secondo ma sembra una vita.
Ferro. Roma prende il rimbalzo e segna un libero allo scadere. Finisce 64-62.
La gioia delle vincitrici e il dolore delle sconfitte, come sempre nel basket giovanile, sono così intensi e spontanei che ti colpiscono forte anche se hai visto la stessa scena mille volte.
In generale sembra una bell’annata, questa 2005. Già coach Lucchesi l’aveva segnalato, commentandomi le finali U16 per l’ultimo numero di Pink Basket: tante 2005 già in evidenza pur contro le più grandi. Zanardi, Lucantoni ma non solo. In effetti il panorama delle 2003 sembra meno esaltante, tant’è che Costa ha dominato in modo fin troppo semplice e a sua volta Brixia con un nucleo di ’04-05 è arrivata in finale con un certo agio.
La capitale certifica la crescita del suo movimento: oltre al Basket Roma, che a maggio ha vinto anche lo scudetto Join the Game U14, c'erano un bel botto di società in queste finali e in quelle U16. Sotto una scorza di disinteresse per il basket, nella capitale c'è passione. Non è la prima volta che si nota, ma nel femminile è eclatante, negli ultimi tempi. Dicono che Roma della Raggi faccia schifo ma non mi pare proprio.
Quanto a Costa, certo oggi è scornata ma una settimana fa ha vinto a mani basse lo scudo U16. La statistica è bestiale: ha fatto 6 finali scudetto in 2 anni (vincendone 3), cioè tutte quelle disponibili, U20 a parte in cui non era iscritta. Ha almeno 4 annate consecutive, dal 2002 al 2005, in cui è al top d'Italia; poi se vinci o perdi la finale per un tiro ti cambia il palmarès (e l'umore) ma non cambia il senso di un lavoro ben fatto, né la prospettiva futura, perlomeno quella che puoi sperare di avere.