sabato 6 luglio 2019

Europei: commento alle semifinali

(pubblicato su Basketforum)

Si sono disputate nell'ormai tramontato sabato le semifinali di Eurobasket Women 2019.

- Un prologo non irrilevante s'è avuto nel pomeriggio, con gli spareggi per l'accesso ai Preolimpici 2020. Se li sono aggiudicati Belgio (con agio sull'Ungheria) e Svezia (di misura sulla Russia). Risultati che squalificano vieppiù la qualità dell'Europeo azzurro: come si nota, le due che c'hanno fatto piangere sono state tagliate fuori dalle prime 6.
In poche parole abbiamo perso contro compagini rivelatesi mediocri, o quantomeno non siderali. Sull'Ungheria poco da stupirsi (col Belgio, per quanto quest'ultimo abbia complessivamente deluso, c'era poco da fare), sulla Russia c'è stata una sopravvalutazione, anche mia, giacché era ritenuta da medaglia o dintorni, ma la modestia del reparto perimetrale è emersa in modo imbarazzante.

- Nella prima semifinale, s'impone da pronostico la Francia sulla Gran Bretagna. Ma non certo passeggiando come si poteva ipotizzare. Nemmeno, per la verità, rischiando seriamente di perdere, giacché, dopo il 34-34 all'intertempo, nella ripresa il mini-allungo transalpino era già il vantaggio definitivo, mai colmato dalle soggette alla Brexit. Le quali peraltro meritano applausi per la tenacia nello stare aggrappate alla partita nonostante il (relativo) tradimento della stella Fagbenle, che dopo aver dominato in lungo e in largo l'Europeo s'è fermata a 10 punti con poche iniziative. Certo, contro il pacchetto-lunghe della Francia era tutto più difficile ma è parsa rinunciataria. Più in generale, applausi alla GBR per aver prodotto una squadra da semifinale europea in un paese dove il basket conta meno del tiro allo schioppo da noi: con tanti saluti all'alibi sovente accampato dalle nostre parti, sulla carenza di tesserate, la pallavolo che ci svernicia eccetera. Un movimento cestistico di nulla tradizione e nullo seguito è arrivato dove noi non giungiamo da 24 anni.
Per la Francia, invece, che ha tradizione, un seguito apprezzabile e quant'altro, trattasi della quarta finale consecutiva; l'unico problema è che le tre precedenti le ha perse. Fare poker sarebbe spiacevole, anche se, nella nostra miseria, ovviamente pagheremmo per farne anche sei o sette, di finali perse in filotto. Dopo la super-Gruda del quarto col Belgio, stavolta è stata l'estrosa biondina Johannès a far la differenza con le sue maggiche sospensioni in precario equilibrio. Non è stata una prestazione da urlo, a livello collettivo, ma ipotizzo che dopo aver speso molto col Belgio, e in prospettiva di dover spendere tutto in finale, le suddite di Macron (sarebbe figo se come sponsor tecnico avessero la Macron, tra parentesi; ma non credo) abbiano consciamente tenuto un po' di freno a manopola in questa circostanza, confidando di poter tenere a bada le inferiori albioniche. I conti potrebbero tornare domani, ma vedremo.

- Nell'altra, e più attesa, semifinale, la Spagna dimostra cosa sia l'abitudine a vincere, spezzando i sogni delle serbe dinnanzi a 7200 spettatori (cifra ufficiale, non so se magari con qualche imbucato da aggiungere). Da ricordare che la Spagna gioca senza la stella Torrens, più, volendo, la naturalizzata Lyttle anche se la sua presenza escluderebbe l'ormai quasi altrettanto valida Ndour. Dettagli a parte, le iberiche approfittavano d'un'apparente tensione delle titolari serbe, che attanagliava in particolare Petrovic e Dabovic, andando in fuga nel primo quarto e mantenendo un discreto margine nel secondo e nel terzo. Nell'ultimo, più per gasamento emotivo che per una serata sopraffina (bene comunque Milovanovic alias Brooks e, dalla panchina, Butulija e Stankovic), le casalinghe raggiungevano e sorpassavano le blasonate rivali. Si era sul 66-64 Serbia a 3 minuti dalla fine.
A quel punto accadeva l'imponderabile. Su un'azione a centro area di Ndour, dopo che era già stato fischiato fallo alla difesa, Dabovic si produceva in uno sconsiderato colpo di karate (o comunque con la mano di taglio) sull'ibero-senegalese, non so per quali conti da regolare in maniera primitiva. Antisportivo e quinto fallo. La follia più totale. Da quel momento la Serbia si paralizzava, non segnando più, ma proprio tirando da cani, come in stato di shock. La Spagna ringraziava, col cinismo di chi ne ha vinte tante in situazioni critiche, e la portava a casa, 66-71.
Serbia che getta l'occasione di una finale davanti al proprio popolo; ma per quanto ho visto in questa decina di giorni, credo che le discepole della figlia del grande Bozo siano giunte in flessione rispetto ai giorni gloriosi dell'oro 2015: gli elementi migliori ormai sono sulla trentina e hanno mostrato in parte la corda. Aver vinto con Bielorussia, Russia e Belgio sempre in volata è stato grasso che cola. Se domani le serbe perdono il bronzo contro le britanniche sarà un flop ma, a ben vedere, potevano essere già fuori, se giravano storte le prime giornate.

L'adagio Franza o Spagna, purché se magna, è quantomai valido nell'occasione; sembra la solita eterna solfa ma in realtà è solo la terza volta che le due s'incontrano in finale (nelle ultime 4 edizioni, peraltro). Un po' come Lakers-Celtics degli anni '80: sembrava s'affrontassero tutti gli anni per l'anello ma in realtà avvenne solo tre volte. Nessuna delle due immagino sia granché simpatica dalle nostre parti ma le migliori sono loro, non c'è da opinare. Sia come squadre odierne, sia come movimenti nel loro complesso. Le altre nazioni vivono di cicli, annate buone alternate ad altre di siccità; loro in tutte le categorie sono sempre al top. Magari in futuro la pestilenza calcistica che le ha contagiate di recente produrrà un calo di vocazioni cestistiche e s'indeboliranno; ma se sarà, non si vedrà prima di 5, forse 10 anni.

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