Tutto è perduto, perduto è tutto.
Siamo fuori dagli Europei e dalle Olimpiadi 2020, battuti dalla Russia 54-63 nello spareggio. Sui social la foto simbolo è Zandalasini in lacrime. Come 2 anni fa ma senza poter recriminare su un torto arbitrale. Ci siamo sciolti sul più bello. Tutto qui.
Sono in poltrona, davanti alla tv, a notte fonda, riguardando pezzi di partita cercando di reprimere la depressione, perché poi ho da scrivere le cronache quotidiane di Binzago.
L'ultima del girone, con la Slovenia, era stata incoraggiante. Vittoria netta contro una squadra che aveva fatto soffrire l'Ungheria e che poi nello spareggio, oggi, stava per farla ancora più grossa, buttando fuori il Belgio, salvo poi commettere erroracci fatali. Contro le slave di confine abbiamo giocato bene, ma s'intuiva che la loro carenza di stazza si sposava bene alle nostre caratteristiche, tant'è che andavamo a segnare da dentro l'area, come non c'era riuscito con l'Ungheria.
E ci toccava la Russia nel "barrage". Devo ammettere che avevo sopravvalutato le suddite di Putin. Pensavo che Vadeeva e Musina bastassero per riportarla a valori da podio, ma non consideravo la mediocrità delle esterne, che riduce anche il potenziale del pacchetto-lunghe, che dev'essere innescato bene. La stessa Vadeeva, pur essendo il solito animale da canestro che si palesò già 4 anni fa da teenager, ha mostrato qualche limite, segnatamente nella gestione dei falli, auto-costringendosi a soste in panchina. E Musina ogni tanto si fa evanescente.
Sicché la Russia nel girone ha ceduto nel finale con Belgio e Serbia, salvandosi nel dentro o fuori con la Bielorussia all'ultima. Certo, però, con Vadeeva, Musina, Maiga e Vieru, sotto canestro c'era da tremare, per noi povere grissine.
Un pizzico d'ottimismo, però, dopo la buona prova con la Slovenia lo nutrivamo.
Seguivo l'andazzo della partita dal torneo di Binzago. Qualcuna delle giocatrici impegnate nella partita in contemporanea mi chiedeva aggiornamenti.
E fino a quasi metà del terzo quarto si sorrideva. L'inizio della partita era stato preoccupante, con Vadeeva che andava a canestro con un certo agio, fendendo la nostra area come temevamo. Poi però avevamo preso bene le misure a lei, quasi annullato Musina e speculato sulla mediocrità delle loro esterne.
Siamo rientrati dall'intervallo alla grande: un 6-0 di André-Zanda-F. Dotto ci portava sul 39-31 al 23'. Certo, nulla di risolutivo ma meglio di così era difficile pretendere, come situazione di punteggio.
Poi improvvisamente la luce si spegne. Nella scatola nera del disastro, penso che ognuno troverà cause diverse. Fatto sta che incassiamo un 7-30 atroce, che distrugge il nostro Europeo. A mio parere la chiave è stata che, di colpo, le esterne russe si sono svegliate dall'inerzia e hanno iniziato a segnare da fuori. A quel punto la nostra coperta difensiva è diventata corta, non potendo più rischiare sul perimetro: e senza raddoppiare sotto, le loro lunghe sfruttavano la superiorità.
In attacco ci siamo disuniti. Nessuna è riuscita a tenere le fila. Tanti tiri affrettati, forse per il panico nel vedere la Russia che ribaltava la partita. Ma così, anziché mettere toppe allargavamo il buco.
Si è arrivati sul 46-61 a 5'30" dalla fine. Lì era chiaro che tutto era andato a puttane, che non avremmo avuto la forza, né tecnica né mentale, di rimontare tutto.
Non sarebbe onesto dire che ci siamo rassegnati. Da lì abbiamo concesso solo 2 punti, ma ne abbiamo segnati 8, attaccando disordinatamente. Un po' una sintesi della partita: una Russia abbordabile, ma non siamo stati capaci di salire a bordo e portare a termine l'assalto.
Zandalasini ha finito con 24 punti, unica in doppia cifra. Numericamente sui livelli dei giorni belli di due anni fa. Sul piano individuale non ha perso il duello con Vadeeva, che ha fatto 19+9 rimbalzi. Certo non è lei a essere mancata: che dire di Sottana, zero punti (era acciaccata); F.Dotto, 6? Qualcosina meglio Penna e André, 8 a testa. Ma il resto poco o nulla. La Russia ha segnato con 11 giocatrici, noi con 7.
E però la stessa Zanda non ha avuto l'effetto trascinante di due anni fa. Una paura mi viene, che col tempo la colga lo stesso male oscuro di Gallinari, il suo equivalente maschile. Cioè uno che resta bellissimo stilisticamente, ma che in qualche modo non riesce a essere decisivo nel risultato di squadra, laddove invece da giovane sembrava un mix perfetto tra estetica e concretezza.
Ma non è solo lei che mi fa vedere inquietanti analogie con l'Italia maschile di quest'epoca. una manciata di canestri meravigliosi, carpiati all'indietro da 7 metri con l'avversario addosso, peccato che l'altra squadra ne segna una manciata e mezza da sotto o da 3 con spazio e fa più punti, anche se con meno stile.
Il c.t. sembra il primo alla sbarra. Chi aveva bile nei confronti di Crespi la sta già sversando sui social, con la solita violenza dei drogati da web, che non considerano la persona reale che sta dietro l'entità astratta cui pensano di rivolgere l'insulto.
Lasciando perdere gli estremisti, è chiaro però che Crespi ha fallito. A sua scusante, continuo a pensare che l'onda lunga del casino di novembre scorso si sia proiettata fino a questo Europeo. Magari inconsciamente; magari se lo chiedessimo alle giocatrici negherebbero convinte. E però, qualcosa s'è spezzato in modo irrimediabile, in quelle settimane.
Certo ora le clip di Sky con le perle di dottrina del c.t. suonano vacue. Progetti abortiti. Le "ragazze in tiro", perché s'era accorto che le italiane tiravano ogni tot secondi mentre il resto del mondo ogni tot (cioè meno tempo, ovvero più di frequente), roba che onestamente c'ho messo un po' a capirla. Alta ingegneria cestistica per poi incartarci come sempre nel momento della verità.
Lo si era pensato un po' tutti, due anni fa, quando fu nominato Crespi: una scommessa a rischio, può funzionare ma si cammina su un filo sottile. Viste le antipatie pregresse che si porta dietro, visto il suo modo particolare d'essere, o gira tutto bene o sarà un fallimento. Alla fine purtroppo, se non sarà tutto da buttare sarà però un'incompiuta.
Non è un fallimento di quelli totali, tragici, catastrofici. Ma è la prospettiva storica a far piangere. Il conto degli anni di vacche magre s'aggiorna ulteriormente. Quasi una litania che ogni volta va peggiorando: "è dal 1996 che non andiamo alle Olimpiadi, è dal 1994 che non andiamo ai Mondiali, è dal 1995 che non vinciamo una medaglia agli Europei".
Mi vengono in mente gli Europei 2007, quelli di Chieti. Macchi con lo sguardo perduto nel vuoto dopo l'eliminazione. E anche lì la sensazione di un cedimento caratteriale. Che poi diventa anche tecnico-tattico, perché appunto si tira a casaccio, si va a farfalle in difesa, eccetera. Di solito mi piace poco metterla sul piano emotivo, quando c’è da spiegare una sconfitta. Un po’ semplicistico. Però cambiano le giocatrici, cambiano i c.t., cambiano le avversarie, ma mi sembra di rivedere lo stesso film ogni volta.
Mettiamola così: abbiamo sistematicamente fallito, negli ultimi 23 anni, le partite più importanti. Ognuno se lo spieghi come vuole. Io dico che se ogni volta puntiamo sulla retorica del cuore, i sentimenti, il video emozionale in cui la giocatrice racconta quanto sono legate eccetera, poi rischia d’essere facile scivolare in una china pericolosa quando la pressione sale.
Dovremo aspettare all’infinito perché giri la ruota?
(* mai pubblicato - doveva essere un capitolo del riassunto lungo dell'estate)
Nessun commento:
Posta un commento