3x3 olimpico, finali:
- Francia-Cina (3° posto). Nella serata tokyense del 28 luglio, a breve distanza dalle semifinali perdute, tornano in campo le aspiranti bronzee. Cina con meno tempo per rifiatare (avendo perso la seconda semi, la quale si disputava dopo la prima semi maschile, quindi un'ora dopo l'altra femminile) ma con meno rimpianti nella capoccia, avendo perso contro le russe con ben poca storia, mentre le francesi avevano fallito in volata la grande impresa in rimonta sugli Usa. Dice il saggio che in questi casi chi ha meno scorie della partita precedente ha più probabilità di vincere la finalucola di consolazione. Non è una legge ma in questo caso vige.
La Cina è subito sul pezzo con una gran Wang, la guardia tanto ficcante al tiro quanto in penetrazione (1-5, 3-8). La Francia si sblocca con Touré, si riavvicina ma è sempre ricacciata indietro a elastico. Anche stavolta stecca la partita la guapa Guapo, che incarna un certo difetto della pur brillante scuola cestistica gallica: quelle ali di ottimo fisico e buona tecnica che però, in certi momenti, da saper fare un po' di tutto passano a saper fare un po' di niente. E soprattutto smarriscono l'arte del canestro. Arte che invece Wang continua a sciorinare e fa 9-14 a -2'20".
La Francia aumenta l'intensità della difesa, risale a 12-14; poi scambio di duple tra Yang e Paget (14-16 a 1' dalla fine). A quel punto la Francia ha due volte la dupla del pareggio ma la sbaglia.
Poi c'è un instant replay (alias "challenge") su una palla carambolata fuori dal palleggio cinese; gli arbitri danno rimessa francese ma ormai mancano solo 3" e Paget butta barbinamente il passaggio per Touré.
Finisce dunque 14-16 per le suddite di Xi Jinping, prime medagliate nella storia olimpica 3x3. Lacrime per entrambi i quartetti alla fine, ovviamente d'umori opposti. A bocc'asciutta la Francia, ed è un fallimento per la numero 1 del ranking. Sì, è mancato poco che battesse gli Usa e se fosse successo staremmo a parlare d'altro, ma i fatti dicono che le sottoposte a Macron hanno perso 5 partite su 10 in questo torneo, e che tra semifinale e finalina non sono state davanti un solo secondo. Troppo poco per mettersi del metallo al collo. La Cina è più grezza nel gioco ma più essenziale; ha meritato.
- Usa-C.Ol. Russo (1° posto). Tamburi che rullano all'ingresso in campo delle giocatrici (non in senso metaforico: han chiamato dei suonatori locali). E c'è pure del pubblico in tribuna, probabilmente di addetti ai lavori, cioè atleti, allenatori o dirigenti muniti di pass; sarebbe stato bello se un po' di gente avesse mandato a cag... le paranoie nipponiche, zappa sui piedi di queste Olimpiadi, ma presumo non si trattasse di spettatori dal popolo. Amen.
Anche stavolta si conferma la legge che chi parte meglio vince. Usa subito con le idee chiare: Plum a spaccare in entrata, altrimenti palla alla colossa Dolson; se non vanno queste opzioni, tocca alle due ali polivalenti Gray e Young. Le russe danno l'idea di non avere il coltello tra i denti, forse paghe di esser già in medaglia; sono poco reattive, spendono tanti falli e vanno in bonus rapido. Così ogni volta sono due liberi, e anche se le gemelle Frolkhina e socie si sbloccano al tiro, vengono ricacciate dalla lunetta (14-9).
La giocata spacca-partita è di Dolson che prende bene posizione a rimbalzo offensivo, subisce fallo e trasforma i due liberi (17-12 a -1'15").
La fintaRussia ci prova ancora (17-14) ma ancora Dolson trasforma un rimbalzo in attacco (18-14 a -30 secondi).
Finisce 18-15 senza più sussulti né singulti. Usa campioni con merito assoluto; s'è capito fin dal Preolimpico che il quartettone di stars del 5vs5 era più forte di quelli formati da specialiste del 3x3; certo andava dimostrato nell'arena olimpica; missione compiuta. Per la Storia è nobile che il 3x3 scriva "Stati Uniti" all'inizio del suo albo d'oro, così come nel 1936 scrisse "Stati Uniti" al debutto a cinque cerchi del 5 contro 5, nelle Olimpiadi berlinesi di matrice hitleriana, sotto gli occhi di san James Naismith, inventore del nostro sport.
- Bilancino finale sull'evento (dell'Italia dicemmo già ieri). Peccato solo per l'assenza di pubblico, perché l'arena era favolosa e col campo così piccolo l'interazione con la gente è ideale. L'entusiasmo per la prima volta è stato comunque tangibile; l'elettricità di scoprire un pianeta nuovo, dove tutta la storia è da scrivere. A Parigi sarà ancora meglio, dopo 3 anni di consolidamento della disciplina.
Dal punto di vista televisivo il 3x3 ha tempi perfetti, offre 15-20 minuti di adrenalina senza ingorgare i palinsesti. La Rai avrebbe potuto trovare una finestrina per le finali, maschile compreso; non ci risulta l'abbia fatto; del resto è pazzesco il turbiglione di eventi che s'affastellano nella sua programmazione mono-canale (per questioni di diritti); c'accontentiamo dei 3 passaggi televisivi delle nostre più Usa-Francia della prima fase.
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