E passiamo alla più tradizionale competizione, cioè il 5 contro 5 canonico.
Da notare, intanto, che la formula è stata abbreviata rispetto alla tradizione: non più 5 partite nella prima fase, ma solo 3. Passano comunque in 8 su 12.Gli USA vincono ininterrottamente dal 1996 compreso e il problema delle ultime edizioni è stata l'assenza d'interesse per il risultato, stante l'eccesso di supremazia delle americane. Un paradosso: talmente brave da essere noiose.
A guardare l'organico loro, e considerando il momento storico non esaltante delle altre nazionali, sembrerebbe che il leit motiv sia invariato.
Senonché, nella breve preparazione effettuata dopo l'interrompersi della stagione WNBA, le suddite di Biden sono state battute due volte: dalle WNBA All Stars (per quanto fosse solo un'esibizione nel quadro dell'All Star Game della Lega) e dall'Australia, che pure ha dovuto fare a meno di Lizzona Cambage. La colossale (sia di stazza che di rendimento) aborigena ha rinunciato alle Olimpiadi "per problemi di salute mentale", così si è letto. Giocatrice purtroppo non nuova a periodi di apparente "burnout" che la tengono lontana dai campi.
L'esito di tale amichevole non dovrebbe dunque indicare un ribaltarsi dei valori; al massimo un campanello d'allarme sul fatto che potrebbe non trattarsi di una passeggiata. L'organico USA resta stellare ma lo è di meno rispetto a Rio 2016: mancano Delle Donne e Maya Moore, sono invecchiate le varie Bird (che ha fatto da portabandiera della spedizione USA, al pari della canadese Ayim e della serba Vasic per il rispettivo Paese), Taurasi, Fowles, Tina Charles, però c'è gente ancora nel fiore della carriera come Breanna Stewart, Diggins, Griner, più qualche novità (o relativa novità) come Atkins, Collier, Chelsea Gray, Jewell Loyd e direi soprattutto A'ja Wilson, una delle lunghe-top della nuova generazione.
Quello che potrebbe pesare per loro è la preparazione raffazzonata, più del solito perché ci sono state pochissime amichevoli per precauzione sanitaria. Invece - altra anomalia - le Olimpiadi sono quest'anno il secondo grande evento nel giro di un mese per le squadre europee, reduci dal campionato continentale (lo stesso vale anche per Portorico, che si è piazzato secondo nell'Americano disputato in contemporanea con l'Europeo; primi gli USA ma con le universitarie). Il che significa che le varie Serbia, Francia, Spagna, Belgio arrivano a Tokyo già cariche a mina, soprattutto sul piano del rodaggio agonistico. Potrebbero, per converso, essere a corto di energie ma non credo.
Ma quindi chi, se gli USA si rivelassero battibili, potrebbe approfittarne? O chi comunque lotterà per argento e bronzo, se le americane nuovamente spadroneggiassero?
La Serbia arriva coi galloni da campionessa d’Europa, e il morale evidentemente al top; ma come organico non è meglio né della Francia, né della Spagna che recupera Torrens, né del Belgio della divina Meesseman. Per me è la Francia l’europea più forte, come combinato tecnica-fisicità-profondità nei 5 ruoli. Ma tutte e 4 le alfiere del nostro continente sembrano di livello simile; se gli episodi girassero diversamente rispetto a un mese fa, non sarebbe per nulla strano vederle piazzate in ordine diverso se non addirittura opposto (tipo la Spagna argento e la Serbia fuori ai quarti, magari con Francia e Belgio semifinaliste).
Gli altri continenti sembrano in rialzo, nel complesso. L’Australia senza Cambage potrebbe avere in compenso un gioco più garibaldino e meno condizionato dalla centrona; propone il nome nuovo Magbegor, classe ’99 (che qualcuno ricorderà fin dai Mondiali U17 in cui l’Italia fu argento).
Pare molto quotata la Cina, che già 3 anni fa ai Mondiali aveva dato segnali di risveglio dopo il sonno del decennio scorso; sulle individualità però francamente non abbiamo profili che spicchino, se non la lunga Xu Han (la torre di 2.05 del ’99, magra come un’acciuga, anch’ella in evidenza ai Mondiali U17 del 2016) la quale ha militato per una stagione anche in WNBA.
Sempre fra le asiatiche va considerato con rispetto il Giappone paròn di casa (anche se ultimamente questo ruolo porta sfiga nelle competizioni FIBA), che è piaciuto sia come gioco che come risultati negli anni recenti. E’ in gruppo con USA, Francia e Nigeria, alquanto infernale; una delle quattro sicuramente va fuori subito.
E a proposito della Nigeria, è il caso di non sottovalutarla perché – al di là del banale “fisicità da paura” – ha un roster pieno di gente che gioca in Europa a livello alto. Ha anche una delle sorelle Ogwumike, Erica, ma non Nneka, la più forte, che voleva giocare per il suo Paese d’origine ma le è stato impedito dalla FIBA per aver già militato con gli USA.
Altra extraeuropea da considerare con rispetto è il Canadà. Le foglie d’acero avevano ben impressionato ai Mondiali 2018; hanno in Nurse e nell’ex-scledense Achonwa i diamanti; il dubbio è sull’astuzia tattica non raffinatissima rispetto alle europee, cosa che nell’eliminazione diretta potrebbe pesare.
Corea e Portorico materassi non sono, ma dovendo sceglierne un paio sotto il livello medio, inevitabile scegliere loro.
Dobbiamo però tenere conto che la competizione intercontinentale più recente risale a 3 anni fa, un tempo sufficiente ad alterare i valori più di quanto possiamo esserci accorti, con la pandemia a mescolare ulteriormente le carte.
Qui immaginiamo che la Rai (almeno per la prima fase) non faccia vedere molto, se non a mo’ di riempitivo se avanza tempo; in compenso tutto sarà visibile su Eurosport e Discovery.
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