A mio parere c'è un anello che manca nella catena del ragionamento, e cioè il fatto che in America il sistema scolastico consente di svolgere la funzione formativa delle future cestiste, ma è anche fine a se stesso, cioè si regge da sé, grazie all'interesse che suscita o comunque all'abbondanza di finanziamenti che riceve.
Cioè, per spiegarmi meglio: in America tu puoi permetterti di allevare, oltre al supertalento che poi diventerà una giocatrice di mestiere, anche 10-12 oneste ragazze bravine che faranno altro nella vita. Perché comunque la squadra della scuola è importante "qui e ora". Altrimenti sarebbero soldi ed energie a fondo perduto, per tutte quelle che si sa già bene che non diventeranno "professioniste" (a 18 anni è già evidente, figurati a 20 o 21).Per citare le tue parole: "poche ragazze eccellenti che finiranno in division I, alcune in II, la gran parte continueranno in amatoriale o smetteranno". E da noi chi dovrebbe pagare la formazione di questa gran parte che poi continua in amatoriale o smette, ovvero non rende nulla? Considerando oltretutto che mentre nel maschile girano discreti soldi, nel femminile no: ce n'è pochi anche per le eccellenze, figurati le non eccellenze.
Gli investimenti si fanno per il "core business" e quindi ecco le 17enni di talento lanciate in prima squadra.
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