sabato 30 settembre 2023

A1: vigilia della grande fiera; tentativi di ranking; l'ora delle metropoli

- Nell'aria frizzanticchia di fine settembre, s'appresta ad iniziare il campionato che catalizza le attenzioni d'un Paese intero. La grande fiera dell'Opening Day è allocata quest'anno alla corte di Schio, che pur detronizzata della Supercoppa (dopo 6 titoli di fila in Italia) è pur sempre la regnante assoluta dell'epoca nostra.
Si riattacca la spina dopo 5 mesi (my gosh, quanti) dalla finale-scudetto del record di pubblico; in mezzo purtroppo una malaugurata spedizione europea della Nazionale, che ha un po' freddato gli entusiasmi, peraltro già smorzati dalla riffa di defezioni estive (Crema, Moncalieri, Lucca), solo in parte colmate dai diritti riacquisiti da Brixia e presi ex-novo dall'Oxygen Roma. Ci rassegniamo dunque al campionato dispari, con una che riposa ogni turno e la classifica con gli asterischi. Nulla di nuovo, peraltro; anzi, credo che dopo l'annata a 10 squadre di qualche tempo fa, non c'è possibilità di star peggio, neanche con questo numero 13 che non è tradizionalmente fra i più simpatici.

- Spunto preliminare: è il campionato del ritorno delle grandi metropoli; per anni si sentiva dire che "per il movimento è indispensabile avere Milano e Roma". Bene, ora le abbiamo, vedremo l'effetto. Che secondo me ci sarà, ma devono esserci aspettative moderate, non è che prima c'era l'inverno e adesso arriva la primavera. Di sicuro, però, non siamo più confinati alle cittadine di provincia, se si considera che Roma, Milano e Bologna sono 3 fra le prime 7 città d'Italia per abitanti; e Venezia e Brescia sono n° 12 e n° 17. La famosissima palla a volo, ok, ha Roma e Milano (che formalmente sarebbe Monza), poi Firenze (3 delle prime 8) ma per il resto non ne ha fra le prime 20.

- Delle tre "superbig" si è già detto in sede di commento alla Supercoppa; inutile adesso prevedere "vince Schio", "vince Bologna", "vince Venezia": per ora si può solo dire che la Reyer parte da un gradino sotto (non foss'altro che per la perdita di Santucci), manca troppo tempo a quando si assegneranno i titoli e mancano eventuali aggiustamenti in corso d'opera. Di sicuro è pressoché impossibile che lo scudetto non vada a una di queste tre.

- E quindi, chi arriva quarto? Mah, intanto provo a dire chi non ci arriva, e cioè S. MartinoBresciaFaenzaMilano Battipaglia, con le prime due un gradino sopra le altre tre. Chiaramente è solo una proiezione e non una certezza, considerando ad esempio che Crema lo scorso anno era da retrocessione all'inizio e poi finì ai playoffs. Le Lupe hanno preso una leader affidabile come D'Alie (anche se il tassametro degli anni corre vieppiù), Brescia stavolta sembra aver assemblato un buon quartetto straniero (Garrick su tutte) e con Landi e Tassinari è anche migliorata fra le italiane. Faenza ha rifondato tutto e ha dovuto farlo con economia di risorse (ma c'è Tagliamento; speriamo in un rilancio di Spinelli). Infine le due neopromosse hanno tenuto (soprattutto Milano) il nucleo italiano della promozione (le campane hanno preso Bonasia, le meneghine nessuna) e contano d'aver azzeccato le straniere. Di buono c'è che ne scende solo una, quindi c'è più margine d'errore.

- Le altre 5 potrebbero tutte (non con le stesse probabilità) arrivare quarte in stagione regolare. La storia recente indica che è una posizione aperta a chi sa cogliere l'occasione: vedi Lucca due anni fa, o Sassari lo scorso anno (anche se ambo poi hanno perso al primo turno di playoff, rispettivamente con Ragusa e Geas).
Le più accreditabili sono Sesto Ragusa, con la differenza che la formazione di Zanotti ha confermato quasi tutte (e ha recuperato Gwathmey, non una da poco), con un ben di dio in play (Dotto, Bestagno, Conti, Arturi) e forse un po' meno a livello di guardie/ali piccole pure (ma c'è Panzera); quella di Lardo ha cambiato quasi tutte (in pratica è rimasta solo Juskaite) con inserimenti italiani di spessore, come Spreafico, Milazzo, Pastrello.
C'hai poi 3 squadre che o hanno cambiato tutte le straniere, o sono proprio nuove di pacca, e allora come fai onestamente a prevedere se la miscela funziona o no? Però dai nomi puoi quantomeno strologare che s'aggireranno in questa fascia tra il quarto e l'ottavo posto.
Sassari, dopo aver stupito, si conferma? Di solito le straniere le sceglie molto bene. Del resto Raca e Kaczmarczyk le si conosce, Joens e Hollingshed hanno un curriculum di rilievo. Con Crudo e Togliani al posto della sola Ciavarella ha anche una rotazione in più fra le italiane e non deve tirare il collo a Carangelo.
Anche Campobasso aveva straniere mica male da sostituire (Parks in primis), però soprattutto Morrison e Kunaiyi-Akpanah dovrebbero garantire un livello simile al 7° posto dello scorso anno; tra le "babies" spazio sicuro per Quinonez, speriamo ce ne sia per Giacchetti dopo il bronzo U16.
A chiudere questa fascia non tricolore ma d'onore, dovrebbe esserci l'Oxygen Roma, la cui prima mission sarà guadagnare seguito in città, dove è l'ultima arrivata e non ha una base societaria e giovanile pascolata negli anni come il Basket e la Stella Azzurra (oltre al fatto che per ora gioca a Guidonia). Il roster però è rispettabile, avendo calamitato chi per vari motivi era libera fra le italiane (Romeo dopo il repulisti a Ragusa; Gilli e Natali dopo il crac di Lucca, ecc.); anche le straniere non dovrebbero essere male (Sventoraite già la si conosce).

- Cristiano Garbin e soci di All-around.net hanno pubblicato una serie d'interviste all'allenatore e a una giocatrice a testa per ognuna delle 13 squadre (per la verità manca Bologna, se non mi sono perso via; immagino provvederanno). Qualcuno è stato più laconico, qualcuno si è prestato meglio a raccontare cose interessanti, ma merita di essere letto tutto quanto. Da segnalare purtroppo una Cinzia Zanotti che lamenta la palude burocratica in cui si è arenato il progetto di nuovo palazzetto a Sesto, indispensabile per poter dare al Geas una dimensione più ampia, anche europea con le coppe. :angry:

Nella foto: Ragusa è tra le squadre più rinnovate.

venerdì 29 settembre 2023

Supercoppa europea: il Fenerbahce fa già capire che non c'è trippa?

- Si è giocata giovedì 28 la Supercoppa europea, tra le conquistatrici di Eurolega ed Eurocup della scorsa primavera, ma non è stata una partita: è stato un massacro, un'umiliazione, uno scartavetramento. Il Fenerbahce d'Istanbul ha vinto 109-52 all'Astroballe di Lione, casa delle avversarie. :o: Mvp è il nuovo acquisto Napheesa Collier, 20 punti, ma in luce anche l'ex scledense e bolognese Laksa, che con 18 si presenta bene. Strano a dirsi, è solo la prima volta che una squadra turca vince la Supercoppa, ma d'altronde i clubs della mezzaluna avevano collezionato parecchi secondi posti in Eurolega ai tempi (che ora sembrano lontanissimi) del dominio delle russe, attualmente e per chissà quanto bandite.

Scarto record così come lo era stato, ricordiamo, quello nella finale di Eurolega vinta dalle gialloblù nel derby turco con Mersin (99-60). Insomma a 5 mesi di distanza nulla è cambiato, e nulla potrebbe cambiare nella stagione di Eurolega che s'accinge ad iniziare, già la prossima settimana.
Qualcosa, per la verità, è cambiato nell'armata del Fener: sono giunte le già nominate Collier e Laksa, poi anche Yvonne Anderson, Nikolina Milic, sono rimaste Meesseman e McBride, mentre non ci sono più varie mammesantissime come Stewart, Vandersloot, Sabally e Iagupova (quest'ultima è passata proprio alle rivali di Mersin), ma insomma diciamo che il materiale umano rimane discreto... Anche perché poi, se qualcosa girasse storto, la casa madre apre il portasghèi e piglia il rinforzone.
La panchina è "switchata" da donna a donna, ovvero da Marina Maljkovic all'ex c.t. francese Valérie Garnier. Non senza polemica l'addio della santona serba, la quale verso fine agosto ha comunicato al club di volersene andare, nonostante l'anno rimasto di contratto (almeno così è stato riportato).

- La concorrenza non sembra aver ridotto il divario dalle detentrici, almeno a valutare i nomi messi a roster (ma immagino che, smaltita la Wnba, potrà esserci qualche inserimento americano a bocce in corso, magari verso dicembre-gennaio).
Interessante la classica sfida tra l'emisfero ovest (spagnole, francesi e italiane) e quello est (ungheresi, polacche, rumene, ceche), equamente distribuite sul piano numerico, cui s'aggiungono le due turche. I preliminari, disputati nei giorni scorsi, hanno rimpolpato la componente orientale, promuovendo Polkowice, Miskolc e Sepsi. Già sparito il timido affacciarsi della Grecia (Olympiacos) dello scorso anno, ci ha provato Londra ma è stata respinta appunto nei preliminari, così come una classica presenza quale le lettoni di Riga.

- Le italiane che combineranno? Mah, aspettiamo di vederle con le straniere al completo per capirne il potenziale effettivo, però temo che (come già detto commentando la Supercoppa) Schio non abbia più le fuoriclasse assolute che aveva lo scorso anno e quindi sarà difficile bissare l'approdo alle Final Four (anche se per i playoff se la giocherà ancora), mentre per Bologna rimane irrisolto il nodo della regia, che in Europa si paga vieppiù che in Italia, anche se in compenso c'è una stagione in più d'esperienza dopo lo scotto del noviziato del 2022/23 (ricordiamo le 4 sconfitte in volata con Valencia e Bourges, costate la qualificazione). Insomma possiamo già allungare, salvo miracoli, a 29 anni l'astinenza da titolo assoluto per i nostri clubs (1995-2024), ma è ragionevole ipotizzare che una figura dignitosa la faranno.

Nell'immagine: sito sportivo turco con la notizia della Supercoppa vinta dal Fener.

martedì 26 settembre 2023

Supercoppa: Bologna scrive una nuova storia. Episodio o svolta?

- Ci sono vittorie che segnano lo spartiacque fra due epoche, e altre che restano invece episodiche eccezioni, interruzioni solo momentanee nello strapotere della dinastia regnante. Lo scudetto di Milano nel 1973, ad esempio, fu storico ma rimase l'unico; poi il Geas riprese a vincere per tutto il decennio. Quando invece Vicenza cedette lo scettro, nel 1989, non l'avrebbe più riconquistato.

E' presto per capire se questa Supercoppa alzata a Pordenone dalla Virtus Bologna ai danni di Schio apparterrà alla prima o alla seconda categoria, cioè se sarà svolta epocale o fuoco di paglia. Finora, chi ha battuto le suddite di Cestaro negli ultimi 10 anni (cioè da quando è scomparsa Taranto, l'ultima vera rivale alla pari), non è mai riuscito ad andare oltre uno o due lampi occasionali: Lucca col suo famoso scudetto nel '17, Venezia col tricolore '21 e una Supercoppa, Ragusa con un paio di Coppe Italia.

- Intanto, però, la novità c'è. La Virtus vince il suo primo trofeo nel femminile (o il “primo importante” se mettiamo nel conto anche il campionato italiano 3x3 di giugno, che era pur sempre un evento ufficiale). Lo fa dalla porta principale, cioè non per fortunato accoppiamento con avversarie inferiori ma battendo le due massime rivali, Venezia e appunto Schio. E del resto, a proposito di... porta, il club felsineo era da parecchio che stava bussando a vuoto: era nell'aria che prima o poi, insistendo e tirando spallate, l'avrebbe buttata giù.
Era lo scenario più pronosticabile alla vigilia della finale, dopo la vittoria risicata di Schio su Sassari e quella netta della Virtus su Venezia. A consigliare prudenza c'era però il fresco ricordo di varie altre volte, in cui ci si era fatti trarre in inganno dall'apparente maggior brillantezza delle "V nere" rispetto alle arancioni nel turno precedente, salvo poi constatare che al momento della verità queste ultime erano spietate killers, mentre le concittadine delle Due Torri si scioglievano (vedi Supercoppa 2022, meno 28 senza quasi entrare in campo), o comunque non riuscivano a fare quell'ultimo, essenziale passo tra il quasi vincere e il vincere (vedi finale scudetto '23).

- E quando, all'inizio dell'ultimo quarto della finale, Bestagno segnava la tripla del sorpasso, coronando un tenace inseguimento di Schio nei confronti di una Virtus che era apparsa sin lì più forte ma senza riuscire a prendere il largo, la sensazione di "déjà vu" era forte. Bologna, in 8 minuti a cavallo tra 3° e 4° periodo, metteva a referto solo una tripla con Cox; per il resto s'incartava fra attacchi frettolosi, specie contro una vischiosa zona di Dikaioulakos, e nervosismi che da un lato denotavano una comprensibile pressione sulle spalle (quella di chi non può fallire per l'ennesima volta), dall'altro erano imperdonabili, perché rischiavano di compromettere tutto.
Aveva iniziato Dojkic, irandosi oltremodo per un fischio contrario in fase difensiva, a cui nell'immediato reagiva con un canestro incassato per distrazione e con forzature senza successo nella foga di rimettere le cose a posto. Poco dopo, Zandalasini: tripla importante, per ribattere a una di Keys e riportare Bologna a +7; ma appena segnato, fallo tecnico per qualche parola di troppo (non ho capito se agli arbitri o alle avversarie). Il pubblico scledense, che pure fu il suo in passato, le dedicava il coro "Buffona, buffona". :blink: Ma, ben peggio di questo, la sanzione dava il via al break di Schio che, dal meno 9 toccato poco prima (soprattutto in virtù di due triple di Cox in avvio di ripresa), arrivava al già menzionato sorpasso con Bestagno. Seguiva ancora un libero per Schio (55-53) nella perdurante siccità di Bologna.

- Ecco però la storia prendere un'altra svolta, deviando dal copione che pareva ineluttabile. Succede che Schio non coglie l'attimo, si pianta anch'essa non segnando più per alcuni minuti; e Bologna, come un pugile alle corde che viene graziato dall'avversario, esce dalla crisi e torna a colpire. Si ha così il pareggio di Dojkic con un'entrata frontale; poi Cox con tre liberi per il contro-sorpasso; poi il jolly inatteso, Pasa, per la verità fin lì non brillante nel mettere ordine nel gioco, così come Orsili; ma qui si tratta d'un altro mestiere, cavare dal cilindro un paio di canestri estemporanei; e lei lo sa fare. Segna infatti una tripla e poco dopo da sotto, raccogliendo lesta un "cross" di Cox. Bologna va così sul +5 (58-63) a 3' e rotti dalla fine.
Una partita che è stata tutto tranne che noiosa potrebbe girare di nuovo. Guirantes infatti realizza due volte con iniziative in avvicinamento: parità, 65-65, e ormai manca solo 1'10". Situazione simile a quelle in cui la Virtus aveva visto sfuggire le due gare di finale-scudetto. La differenza probabilmente è che stavolta Schio non ha né una Howard né una Mabrey che mettano dentro i palloni pesanti. Sbagliano Zanda e Reisingerova. Poi si palesa la vera match-winner, ma ha la maglia delle V nere: scarico di Zanda sul perimetro, Cox insacca la tripla frontale a 16 secondi dalla sirena. Sottana sbaglia la replica. Dojkic sigilla con 2 liberi: 65-70.

Cifre: Schio meglio da 2 (20/41 contro 10/27) ma molto meno ficcante da 3 (4/19 contro il decisivo 13/30 delle felsinee); Guirantes 16 + 8 rimbalzi, Reisingerova 15, Sottana e Verona 10 cadauna; per le trionfanti Cox 21 (2/9 da 2 ma 4/9 da 3 e 11 rimba, eletta MVP), Dojkic 14 (4/11), Zanda 11 con un sobrio 1/1 da 2 + 3/6 da 3 (lunghi frangenti senza quasi toccare palla quando è stata francobollata da Crippa, che ha anche preso da lei uno sfondo magistrale) + 4 assist.

- Gran scimmia dalla spalla, anzi un elefante, che la Virtus si è scrollata di dosso; lo si capiva dall'esultanza, che per Schio sarebbe certo stata più compassata. Scena madre quella di patron Zanetti che s'inginocchia davanti ad André. :woot: Giusto così, comunque. Anzi, da applaudire che il re del caffè abbia preferito seguire le ragazze che i maschi, impegnati in contemporanea nella loro Supercoppa.
Vittoria più agonistica e mentale che tecnica, se si considera che a Schio mancavano due straniere (Parks e Juhasz) e a Bologna solo una (Rupert). In chiave-campionato, però, non so se questa finale dica che la Virtus diventa la favorita numero 1 per lo scudetto. In definitiva Schio, senza due straniere, ha rischiato seriamente di vincere ancora una volta. Ma in realtà anche la Virtus ha un margine di crescita rispetto a quanto visto a Pordenone, considerando poi che adesso ha la testa libera dall'ossessione del primo trofeo (senza la quale forse avrebbe vinto con più agio, sabato). Facciamo prima a dire - banale ma vero - che entrambe le squadre sono da rivedere al completo e per il momento partono alla pari.
Sembra però già evidente che, in attesa di capire quanto vale Juhasz (di cui si parla molto bene), il reparto-straniere delle arancioni è meno stellare dello scorso anno, con tre califfe assolute (o due più una quasi) come Mabrey, Howard e Ndour; mentre ora le ha tutte buone ma forse nessuna fuoriclasse.
Mentre per Bologna il nodo che mi pare irrisolto è quello della regia, almeno quando si alza al massimo il livello delle avversarie. Ponendo pure che Orsili e Pasa siano maturate, resta il fatto che non tengono in mano la squadra come fanno le top players, costringendo Dojkic ad adattarsi alla regia, cosa che crea qualche squilibrio e non fa sfruttare appieno il potenziale della squadra. In più, fra le due nuove straniere, se Cox si è presentata benissimo, Peters è parsa poco incisiva, anche se è giusto darle tempo.
Bene coach Vincent, un nome una garanzia, nell'esordire con una vittoria là dove i suoi predecessori avevano fallito; ma a ben vedere se quella tripla di Cox non fosse entrata, e quella di Sottana sì, staremmo parlando della stessa sorte toccata a Ticchi.

- Le semifinali. Schio rischia grosso con Sassari che in assenza di Joens ha ruotato 7 elementi; vantaggio mai risolutivo per le arancioni, le quali da 57-50 a 3' dalla fine si piantano sorprendentemente, fino a concedere a Carangelo la tripla per vincere allo scadere; lei più d'una volta ha messo quel tipo di tiri, stavolta no (almeno in parte ostacolata dalla difesa). Poteva saltare subito il banco e invece no (57-55). Anche in questa partita Schio ha tirato malissimo da 3 (4/21); imprecise soprattutto Verona e Penna; 18 punti per Reisingerova, unica in doppia cifra; per le nuragiche Raca e Carangelo 16, buone percentuali al tiro ma fatali le 23 perse.
La partita più attesa è in realtà meno equilibrata; scatta forte Venezia (26-17 al 10') ma Bologna sciorina un 2° quarto dominante, 9-25, e non si fa più pigliare, anzi allunga pesantemente fino a +17 in avvio d'ultima frazione. Da lì controlla il margine anche se la Reyer ha una fiammata con un 10-1, però senza arrivare oltre un meno 7 (finale 65-74). Virtus molto bene nel bilanciamento delle conclusioni, solo 15 tentativi da 3 e un decisivo 49% da 2 con André sugli scudi (20 con 9/13 + 9 rimba); Zanda 17 + 6 assist. Per le lagunari Makurat 14, Berkani e M. Villa 12. Certo una Reyer senza Kuier e Shepard è ancor meno giudicabile delle contendenti.

- Nota di chiusura sul pubblico. Non esattamente oceanico per le semifinali (strano, un venerdì lavorativo in quell'ombelico geografico d'Italia che è Pordenone, ci aspettavamo folle immense... :shifty: ), e nemmeno per la verità in finale, quando però si è perlomeno presentata un'affluenza dignitosa, grazie soprattutto agli scledensi, che avevano un viaggio non troppo scomodo. Fino a 2 anni fa si giocava in casa di una delle finaliste (di solito la tricolore in carica), ultimamente si batte la strada del "campo neutro" (presumo in base a chi versa qualche soldo per il diritto a organizzare), però è chiaro che così solo un miracolo può riempire le tribune. Pazienza, sarà più importante riempirle ogni settimana sui campi.
Resta irrisolto, credo, il problema della mancata esposizione televisiva. Lo scorso anno avevo applaudito al ritorno su MS Channel, ma non avevo ancora appreso che era sparito dal digitale terrestre ed era rimasto solo nel bouquet Sky. Il che equivaleva quasi all'invisibilità (lasciando perdere la qualità atroce). Nel momento in cui viene annunciato il ritorno della A2 maschile su RaiSport, il pensieruccio "ma perché non cerchiamo uno spazio anche noi, sia pur in orario non comodissimo?" è inevitabile che serpeggi. Se non si fa nulla, e si rimane solo sullo streaming a pagamento di LBF, poniamo pure che la nuova versione della tv di Lega sia ben fatta, non entro nel merito, ma è strano poi se i patrons a fine campionato si lamentano che "ci vorrebbe più visibilità per questo meraviglioso sport", dopo che loro stessi (visto che LBF è loro) non hanno manovrato a sufficienza per ottenerla.

Nella foto: dall'esultanza di Zandalasini s'intuisce quanto ci tenesse.

giovedì 21 settembre 2023

Impressioni varie dopo la nomina di Capobianco a c.t.

Crespi era finito nel pestacarne mediatico come "violento sulle donne" dopo l'affaire-Masciadri, cui era seguito un Europeo né fallimentare né esaltante (sconfitta agli ottavi con la Russia). Forse è stata più la prima componente a incidere che la seconda ma forse lui stesso non sarebbe rimasto volentieri.

Lardo, francamente, dopo due Europei in cui usciamo in malo modo agli ottavi (ok, stesso risultato di Crespi, ma per due volte siamo crollati contro una squadra inferiore), era difficile dargli continuità.

Come c.t. Capobianco è quello che è andato più vicino a ottenere un ottimo risultato, visto che arrivò ai quarti nel 2017 e a un passo dalla qualificazione ai Mondiali, poi persa per quel famoso antisportivo di Zandalasini.

Io non so cosa sia vero e cosa falso sui presunti colloqui con le azzurre di riferimento, prima di nominare Capobianco, ma scandalizzarsi perché si va a parlare con le giocatrici di riferimento sarebbe abbastanza ipocrita o ingenuo, dopo quello che è venuto fuori quest'estate sulle nostre care nazionali di calcio e pallavolo femminili.

Sulle polemiche interne alle nazionali di quest'estate: da un lato abbiamo delle situazioni che sono certificate nero su bianco, quelle del calcio e della pallavolo. Dall'altra siamo al livello del "si dice, si vocifera".
I fatti dicono che anche nel basket sono state fatte delle scelte di tenere fuori individualità importanti. Giorgia Sottana, elemento che era assolutamente fondamentale nella nazionale di basket, è stata fatta fuori senza complimenti. Raffaella Masciadri, un monumento del nostro basket femminile, è stata tenuta in panchina nella sua ultima partita con la nazionale perché il c.t. ha valutato che non servisse.
I c.t. di calcio e pallavolo, sottolinei, "hanno potuto e voluto assumersi quella responsabilità (a ragione o torto che sia) e le ovvie conseguenze". Ok, e nei due casi che ho appena citato non è stato così anche nel basket? Mettiamo pure che nel caso di Sottana non sia stato il c.t. ma direttamente i piani alti. Si tratta pur sempre di una situazione "stella che fa le bizze" (a torto o a ragione, qui non si tratta di stabilirlo) = "stella accompagnata alla porta".
Però, siccome c'è la diceria che Zandalasini fa il bello e il cattivo tempo (poi sarebbe da spiegare come mai Petrucci, al potere assoluto da secoli, si farebbe comandare da una ragazza di 27 anni), allora ecco che scatta il solito meccanismo "gli altri sport sono bravi, il basket è un asino".

L'ho scritto anch'io che Sottana è stata fatta fuori (a quanto risulta) dai piani alti. Ma è un caso che dimostra che anche nel basket succede che individualità importanti vengano messe fuori, compresa Masciadri da parte di Crespi.
Poi, se vogliamo credere che i c.t. di calcio e pallavolo abbiano fatto le loro scelte senza nessuna interferenza dei presidenti federali, crediamolo pure. Così come possiamo credere che alla Virtus Bologna sia Zandalasini a far fuori gli allenatori e non Zanetti (magari anche Scariolo l'ha fatto fuori lei, chissà).

Sulla polemica Masciadri-Crespi del 2018: siccome Masciadri aveva (e ha tuttora) un'immagine impeccabile, mentre Crespi aveva già la fama del cattivo, i ruoli furono rapidamente assegnati: lei era la vittima e lui il carnefice. Del fatto che la partita fosse decisiva per passare, e che l'obiettivo fosse stato raggiunto, sembrava non fregarne nulla a nessuno.
Sfiga volle che il fatto capitasse a ridosso della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, per cui serviva carne da rosolare al fuoco, un esempio eclatante di sopruso su cui gli strali dei moralizzatori potessero scatenarsi. Vi fu anche qualche vecchia gloria che colse l'occasione per raccontare quante violenze e umiliazioni avesse subìto ai suoi tempi. Fu probabilmente una catena imprevedibile anche per chi l'aveva innescata.
Il risultato fu che la Nazionale (di cui i media giammai parlano per fatti agonistici), e il basket femminile in generale fin dalle origini, fu dipinto come un luogo perverso, dove le giocatrici erano spesso oggetto di violenza. Per fortuna poi la cagnara si spense, ma il danno ormai era fatto.

Peraltro, rivangare a distanza di ormai 4 anni ne farei volentieri a meno. Ma era solo per dire che capitò sia a Masciadri che a Sottana, per quanto importanti, di subire estromissioni.

mercoledì 20 settembre 2023

Followers su Instagram: le nostre cestiste arrancano rispetto alle "stars" di altre discipline

Curiosità. Circa 3 settimane fa ho fatto una ricognizione su Instagram per vedere quanti followers hanno attualmente le principali giocatrici italiane di basket, per poi confrontarle con atlete di punta di altri sports.

Chiaramente non è che avere tanti o pochi followers su uno dei molti social esistenti sia un segnale esatto di quanto si è popolari (dipende anche da quanto viene curato il proprio profilo e che tipo di contenuti si pubblicano), però qualche indicazione si ottiene.

Ebbene, al 31/8/2023 le cestiste italiane (s'intendono donne che fanno del basket la propria attività principale, non elementi del mondo dello spettacolo con l'hobby del basket) con più followers sono, nell'ordine:

Zandalasini 68.000
Sottana 21.000
M.Villa 18.900
Tagliamento 16.400
Cubaj 12.100
D'Alie 11.000

Queste le uniche sopra quota 10.000, a rispecchiare il fatto che sono le uniche con una certa notorietà anche all'estero e/o anche fra chi non è specializzatissimo in basket femminile italiano.

Altre giocatrici italiane di spicco sono così messe (in ordine sparso):

Keys 7.700
André 3.600
Spreafico 2.100
Santucci 6.800
Pan 6.700
Verona 4.300
M.Bestagno 4.100
M.Fassina 3.600
Trucco 3.000
Madera 4.900
Orsili 4.300
Pasa 3.900 (account privato)
E.Villa 4.800

Insomma qualche cifra discreta ma non oltre la notorietà "di nicchia".

Restiamo nel basket femminile ma di livello mondiale/europeo:

Sabrina Ionescu 811.000
Caitlin Clark 741.000
Brittney Griner 722.000
Aja Wilson 719.000
Breanna Stewart 331.000
Marine Johannès 119.000
Emma Meesseman 57.000

ma attenzione, straccia tutte Angel Reese, detta "la Barbie del Bayou", quella che ha vinto l'ultimo titolo Ncaa con Louisiana State battendo la cocca d'America Clark: 2,5 milioni:woot:

Passiamo ora ad esponenti femminili italiane di altri sport (in neretto le 5 più seguite):

Egonu (pallavolo) 472.000
Orro (pallavolo) 182.000
Sylla (pallavolo) 152.000
Brignone (sci alpino) 212.000
Goggia (sci alpino) 525.000
Raffaeli (ginnastica ritmica) 84.000
Gama (calcio) 166.000
Girelli (calcio) 226.000
Bonansea (calcio) 674.000
Bergamaschi (calcio) 52.000
Iapichino (atletica) 91.000
Folorunso (atletica) 17.000
Wierer (biathlon) 612.000
Giorgi (tennis) 729.000
Quadarella (nuoto) 135.000
Pilato (nuoto) 91.000

martedì 19 settembre 2023

Presentato il Sanga di A1, bella atmosfera

Mi sono recato oggi alla presentazione del Sanga Milano di A1, nella prestigiosa location (come si dice sempre, ma in questo caso è effettivamente così) di un salone storico di Palazzo Marino, cioè il municipio.

Sala piena nonostante un malaugurato sciopero dei mezzi pubblici abbia impedito a qualcuno di arrivare.
Conduzione a cura del giornalista S. Pugliese; tra i presenti, anche se non ha parlato, il venerabile Dan Peterson.
Ancora vivo l'entusiasmo per la promozione del maggio scorso; soddisfazione per aver trovato sponsors (compreso quello annunciato proprio oggi, EA7 di Armani, per le divise) anche grazie all'intermediazione del Comune.
Molto rilievo, come d'abitudine alle presentazioni del Sanga, è stato dato alla doppia vocazione agonistica e sociale del club (Baskin, lavoro nelle scuole ecc.).
Obiettivi sul campo, per quanto riguarda l'A1, logicamente non ne sono stati proclamati, se non quello ovvio di mantenere la categoria.

Luca Chiabotti, ex responsabile del basket sulla Gazzetta, ha giustamente sottolineato che il gruppo italiano della promozione è stato confermato quasi in blocco (tra quelle con minutaggio consistente, solo Novati non è rimasta).

Quando ormai stavano finendo gli interventi (mancavano solo quelli degli sponsors), e stavo tirando un sospiro di sollievo per non aver sentito pronunciare il nome di quel mefitico sport (o presunto tale), ecco arrivare in tackle scivolato il presidente di Fip Lombardia, Maggi, il quale s'è pregiato di sottolineare che "fare pallacanestro femminile in Italia è difficilissimo, in quanto soffriamo la concorrenza della pallavolo", e ha sciorinato codesti dati (non specificato l'anno di riferimento, presumo sia l'ultimo disponibile): in Italia per il basket 179.000 tesserati uomini, 22.500 donne; in Francia 440.000 uomini, 280.000 donne (cifre mostruose anche nel maschile, peraltro).
Inevitabile per me l'attacco improvviso d'orticaria, con pruriti e bolle. Ma è stato solo un attimo, per fortuna.

Avendo dovuto andare via subito dopo la conclusione, non ho avuto modo di constatare se veniva offerto rinfresco agli astanti (erano circa le 13.10 quando è finito l'evento).

domenica 17 settembre 2023

I "casi" delle nazionali femminili di calcio e pallavolo: non è questione di genere

Visto che ci si sta allargando su altri fronti, rivango quello che è successo quest'estate alla nazionale di calcio femminile (almeno si parla di donne), essendo appena uscito questo retroscena da parte dell'ormai ex c.t. (va ricordato che all'indomani dell'eliminazione, le giocatrici produssero una lettera aperta via Instagram (clicca qui se interessa), in cui dicevano di non essere state messe in condizioni di far bene (sottinteso: per colpa dell'allenatrice):


Milena Bertolini, ex c.t. dell’Italia femminile, intervistata dal Corriere della Sera dopo il fallimento al Mondiale e la nomina del nuovo commissario tecnico un uomo: Andrea Soncin. Bertolini si sofferma sul clima che si è creato in squadra per il ricambio generazionale.
Il clima era buono, fino alla vittoria sull’Argentina.
«Vedevo sorrisi, allenamenti partecipati, giovani entusiaste: mi sembrava che la professionalità prevalesse su qualsiasi necessità individuale. Ma dalla partita con la Svezia, quando sono diventate titolari le piccole, chi non ha giocato ha messo il muso. E l’atmosfera è cambiata».
Emerge il quadro di un gruppo molto immaturo, però, a partire dalle veterane.
«Non è facile vedere le piccole che ti passano davanti. Dragoni ha 16 anni ma la testa da grande: potrebbe essere la prima italiana a vincere il Pallone d’oro. Ma se sei una professionista devi riuscire a starci dentro a prescindere se la c.t. ti sta antipatica. La Spagna ha vinto il Mondiale dopo che metà delle calciatrici avevano sfiduciato l’allenatore. Quella è maturità».
«Finita la partita col Sudafrica sono andata a consolare le giovani, mentre le altre mi scansavano. C’era troppa rabbia in spogliatoio per fare discorsi. Non è vero che mi sono chiusa in camera. È vero che loro si sono riunite e hanno scritto quel comunicato. Il volo di ritorno è stato allucinante. C’è chi non ha più avuto il coraggio di guardarmi in faccia né di salutarmi».
«La forza del Mondiale 2019 era stata una squadra di donne, con un c.t. donna, capace di fare gruppo. Questo, per l’Italia, era stato il cambiamento culturale. Dove sono oggi le donne negli staff della serie A femminile? Forse il 10%… Siamo considerate immagine: le quote rosa diventano necessarie. E noi ci mettiamo del nostro, siamo le peggiori nemiche di noi stesse: aveva ragione Murgia quando diceva che servono due donne per far fuori una donna. Ma così andiamo indietro, torniamo al patriarcato».


Osservazioni sulle frasi evidenziate in nero:

1) pensando a quanto è successo anche nella nazionale di pallavolo femminile qualche settimana fa (sostanzialmente la stella assoluta della squadra che viene degradata a panchinara e poi rinuncia al successivo impegno con la nazionale; vedi qui se interessa), e a quanto forse è successo nella nazionale di basket (anche se qui non è stato confermato nulla), c'è un problema grave di personalismi che arrivano al punto di compromettere il risultato collettivo, oppure c'è una tendenza a lavare i panni sporchi in piazza, che prima non c'era?

2) Il discorso sulle donne che si fanno fuori tra di loro è interessante, però nel caso della pallavolo, e anche nel caso della Spagna di calcio che la Bertolini cita, si tratta di allenatori uomini. Forse è una pista sbagliata buttarla in una questione di genere.

lunedì 4 settembre 2023

Basta con la litania che "una volta eravamo..."

Sempre 'sta storia che "una volta eravamo il primo sport nazionale e poi ci hanno superato"... e anche se fosse? Dovremmo stare sempre lì a rivangare i tempi quando Berta filava? Una volta il ciclismo era lo sport nazionale, poi il calcio l'ha sorpassato in tromba. E allora? Stanno sempre lì a piangere che non sono più i tempi di Coppi e Bartali? Colpa della Federciclismo che non si è accorta del calcio che la superava? Ma dai.

E' chiaro che una federazione ha responsabilità sul proprio sport ma ci sono dinamiche sociali, ci sono delle mode, non è tutto governabile dall'alto a tavolino. In certi periodi va più di moda uno sport, poi arriva il momento di altri, poi magari cambia ancora. Star sempre lì a recriminare che "una volta eravamo così, adesso siamo cosà" a che diavolo serve se non a fare sempre i depressi?

A cosa serve questo continuo rievocare un passato mitico per dire quanto fa schifo il presente? E’ come se Nonino ogni volta dicesse “una volta noi del Geas eravamo campioni d’Italia ed Europa, adesso bene che vada siamo quarti in Italia, quanto siamo stati cretini, facciamoci delle domande”. Le condizioni cambiano, a volte si sale, a volte si scende, inutile rimpiangere i tempi d’oro.