martedì 26 settembre 2023

Supercoppa: Bologna scrive una nuova storia. Episodio o svolta?

- Ci sono vittorie che segnano lo spartiacque fra due epoche, e altre che restano invece episodiche eccezioni, interruzioni solo momentanee nello strapotere della dinastia regnante. Lo scudetto di Milano nel 1973, ad esempio, fu storico ma rimase l'unico; poi il Geas riprese a vincere per tutto il decennio. Quando invece Vicenza cedette lo scettro, nel 1989, non l'avrebbe più riconquistato.

E' presto per capire se questa Supercoppa alzata a Pordenone dalla Virtus Bologna ai danni di Schio apparterrà alla prima o alla seconda categoria, cioè se sarà svolta epocale o fuoco di paglia. Finora, chi ha battuto le suddite di Cestaro negli ultimi 10 anni (cioè da quando è scomparsa Taranto, l'ultima vera rivale alla pari), non è mai riuscito ad andare oltre uno o due lampi occasionali: Lucca col suo famoso scudetto nel '17, Venezia col tricolore '21 e una Supercoppa, Ragusa con un paio di Coppe Italia.

- Intanto, però, la novità c'è. La Virtus vince il suo primo trofeo nel femminile (o il “primo importante” se mettiamo nel conto anche il campionato italiano 3x3 di giugno, che era pur sempre un evento ufficiale). Lo fa dalla porta principale, cioè non per fortunato accoppiamento con avversarie inferiori ma battendo le due massime rivali, Venezia e appunto Schio. E del resto, a proposito di... porta, il club felsineo era da parecchio che stava bussando a vuoto: era nell'aria che prima o poi, insistendo e tirando spallate, l'avrebbe buttata giù.
Era lo scenario più pronosticabile alla vigilia della finale, dopo la vittoria risicata di Schio su Sassari e quella netta della Virtus su Venezia. A consigliare prudenza c'era però il fresco ricordo di varie altre volte, in cui ci si era fatti trarre in inganno dall'apparente maggior brillantezza delle "V nere" rispetto alle arancioni nel turno precedente, salvo poi constatare che al momento della verità queste ultime erano spietate killers, mentre le concittadine delle Due Torri si scioglievano (vedi Supercoppa 2022, meno 28 senza quasi entrare in campo), o comunque non riuscivano a fare quell'ultimo, essenziale passo tra il quasi vincere e il vincere (vedi finale scudetto '23).

- E quando, all'inizio dell'ultimo quarto della finale, Bestagno segnava la tripla del sorpasso, coronando un tenace inseguimento di Schio nei confronti di una Virtus che era apparsa sin lì più forte ma senza riuscire a prendere il largo, la sensazione di "déjà vu" era forte. Bologna, in 8 minuti a cavallo tra 3° e 4° periodo, metteva a referto solo una tripla con Cox; per il resto s'incartava fra attacchi frettolosi, specie contro una vischiosa zona di Dikaioulakos, e nervosismi che da un lato denotavano una comprensibile pressione sulle spalle (quella di chi non può fallire per l'ennesima volta), dall'altro erano imperdonabili, perché rischiavano di compromettere tutto.
Aveva iniziato Dojkic, irandosi oltremodo per un fischio contrario in fase difensiva, a cui nell'immediato reagiva con un canestro incassato per distrazione e con forzature senza successo nella foga di rimettere le cose a posto. Poco dopo, Zandalasini: tripla importante, per ribattere a una di Keys e riportare Bologna a +7; ma appena segnato, fallo tecnico per qualche parola di troppo (non ho capito se agli arbitri o alle avversarie). Il pubblico scledense, che pure fu il suo in passato, le dedicava il coro "Buffona, buffona". :blink: Ma, ben peggio di questo, la sanzione dava il via al break di Schio che, dal meno 9 toccato poco prima (soprattutto in virtù di due triple di Cox in avvio di ripresa), arrivava al già menzionato sorpasso con Bestagno. Seguiva ancora un libero per Schio (55-53) nella perdurante siccità di Bologna.

- Ecco però la storia prendere un'altra svolta, deviando dal copione che pareva ineluttabile. Succede che Schio non coglie l'attimo, si pianta anch'essa non segnando più per alcuni minuti; e Bologna, come un pugile alle corde che viene graziato dall'avversario, esce dalla crisi e torna a colpire. Si ha così il pareggio di Dojkic con un'entrata frontale; poi Cox con tre liberi per il contro-sorpasso; poi il jolly inatteso, Pasa, per la verità fin lì non brillante nel mettere ordine nel gioco, così come Orsili; ma qui si tratta d'un altro mestiere, cavare dal cilindro un paio di canestri estemporanei; e lei lo sa fare. Segna infatti una tripla e poco dopo da sotto, raccogliendo lesta un "cross" di Cox. Bologna va così sul +5 (58-63) a 3' e rotti dalla fine.
Una partita che è stata tutto tranne che noiosa potrebbe girare di nuovo. Guirantes infatti realizza due volte con iniziative in avvicinamento: parità, 65-65, e ormai manca solo 1'10". Situazione simile a quelle in cui la Virtus aveva visto sfuggire le due gare di finale-scudetto. La differenza probabilmente è che stavolta Schio non ha né una Howard né una Mabrey che mettano dentro i palloni pesanti. Sbagliano Zanda e Reisingerova. Poi si palesa la vera match-winner, ma ha la maglia delle V nere: scarico di Zanda sul perimetro, Cox insacca la tripla frontale a 16 secondi dalla sirena. Sottana sbaglia la replica. Dojkic sigilla con 2 liberi: 65-70.

Cifre: Schio meglio da 2 (20/41 contro 10/27) ma molto meno ficcante da 3 (4/19 contro il decisivo 13/30 delle felsinee); Guirantes 16 + 8 rimbalzi, Reisingerova 15, Sottana e Verona 10 cadauna; per le trionfanti Cox 21 (2/9 da 2 ma 4/9 da 3 e 11 rimba, eletta MVP), Dojkic 14 (4/11), Zanda 11 con un sobrio 1/1 da 2 + 3/6 da 3 (lunghi frangenti senza quasi toccare palla quando è stata francobollata da Crippa, che ha anche preso da lei uno sfondo magistrale) + 4 assist.

- Gran scimmia dalla spalla, anzi un elefante, che la Virtus si è scrollata di dosso; lo si capiva dall'esultanza, che per Schio sarebbe certo stata più compassata. Scena madre quella di patron Zanetti che s'inginocchia davanti ad André. :woot: Giusto così, comunque. Anzi, da applaudire che il re del caffè abbia preferito seguire le ragazze che i maschi, impegnati in contemporanea nella loro Supercoppa.
Vittoria più agonistica e mentale che tecnica, se si considera che a Schio mancavano due straniere (Parks e Juhasz) e a Bologna solo una (Rupert). In chiave-campionato, però, non so se questa finale dica che la Virtus diventa la favorita numero 1 per lo scudetto. In definitiva Schio, senza due straniere, ha rischiato seriamente di vincere ancora una volta. Ma in realtà anche la Virtus ha un margine di crescita rispetto a quanto visto a Pordenone, considerando poi che adesso ha la testa libera dall'ossessione del primo trofeo (senza la quale forse avrebbe vinto con più agio, sabato). Facciamo prima a dire - banale ma vero - che entrambe le squadre sono da rivedere al completo e per il momento partono alla pari.
Sembra però già evidente che, in attesa di capire quanto vale Juhasz (di cui si parla molto bene), il reparto-straniere delle arancioni è meno stellare dello scorso anno, con tre califfe assolute (o due più una quasi) come Mabrey, Howard e Ndour; mentre ora le ha tutte buone ma forse nessuna fuoriclasse.
Mentre per Bologna il nodo che mi pare irrisolto è quello della regia, almeno quando si alza al massimo il livello delle avversarie. Ponendo pure che Orsili e Pasa siano maturate, resta il fatto che non tengono in mano la squadra come fanno le top players, costringendo Dojkic ad adattarsi alla regia, cosa che crea qualche squilibrio e non fa sfruttare appieno il potenziale della squadra. In più, fra le due nuove straniere, se Cox si è presentata benissimo, Peters è parsa poco incisiva, anche se è giusto darle tempo.
Bene coach Vincent, un nome una garanzia, nell'esordire con una vittoria là dove i suoi predecessori avevano fallito; ma a ben vedere se quella tripla di Cox non fosse entrata, e quella di Sottana sì, staremmo parlando della stessa sorte toccata a Ticchi.

- Le semifinali. Schio rischia grosso con Sassari che in assenza di Joens ha ruotato 7 elementi; vantaggio mai risolutivo per le arancioni, le quali da 57-50 a 3' dalla fine si piantano sorprendentemente, fino a concedere a Carangelo la tripla per vincere allo scadere; lei più d'una volta ha messo quel tipo di tiri, stavolta no (almeno in parte ostacolata dalla difesa). Poteva saltare subito il banco e invece no (57-55). Anche in questa partita Schio ha tirato malissimo da 3 (4/21); imprecise soprattutto Verona e Penna; 18 punti per Reisingerova, unica in doppia cifra; per le nuragiche Raca e Carangelo 16, buone percentuali al tiro ma fatali le 23 perse.
La partita più attesa è in realtà meno equilibrata; scatta forte Venezia (26-17 al 10') ma Bologna sciorina un 2° quarto dominante, 9-25, e non si fa più pigliare, anzi allunga pesantemente fino a +17 in avvio d'ultima frazione. Da lì controlla il margine anche se la Reyer ha una fiammata con un 10-1, però senza arrivare oltre un meno 7 (finale 65-74). Virtus molto bene nel bilanciamento delle conclusioni, solo 15 tentativi da 3 e un decisivo 49% da 2 con André sugli scudi (20 con 9/13 + 9 rimba); Zanda 17 + 6 assist. Per le lagunari Makurat 14, Berkani e M. Villa 12. Certo una Reyer senza Kuier e Shepard è ancor meno giudicabile delle contendenti.

- Nota di chiusura sul pubblico. Non esattamente oceanico per le semifinali (strano, un venerdì lavorativo in quell'ombelico geografico d'Italia che è Pordenone, ci aspettavamo folle immense... :shifty: ), e nemmeno per la verità in finale, quando però si è perlomeno presentata un'affluenza dignitosa, grazie soprattutto agli scledensi, che avevano un viaggio non troppo scomodo. Fino a 2 anni fa si giocava in casa di una delle finaliste (di solito la tricolore in carica), ultimamente si batte la strada del "campo neutro" (presumo in base a chi versa qualche soldo per il diritto a organizzare), però è chiaro che così solo un miracolo può riempire le tribune. Pazienza, sarà più importante riempirle ogni settimana sui campi.
Resta irrisolto, credo, il problema della mancata esposizione televisiva. Lo scorso anno avevo applaudito al ritorno su MS Channel, ma non avevo ancora appreso che era sparito dal digitale terrestre ed era rimasto solo nel bouquet Sky. Il che equivaleva quasi all'invisibilità (lasciando perdere la qualità atroce). Nel momento in cui viene annunciato il ritorno della A2 maschile su RaiSport, il pensieruccio "ma perché non cerchiamo uno spazio anche noi, sia pur in orario non comodissimo?" è inevitabile che serpeggi. Se non si fa nulla, e si rimane solo sullo streaming a pagamento di LBF, poniamo pure che la nuova versione della tv di Lega sia ben fatta, non entro nel merito, ma è strano poi se i patrons a fine campionato si lamentano che "ci vorrebbe più visibilità per questo meraviglioso sport", dopo che loro stessi (visto che LBF è loro) non hanno manovrato a sufficienza per ottenerla.

Nella foto: dall'esultanza di Zandalasini s'intuisce quanto ci tenesse.

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