domenica 30 giugno 2024

Coppa Italiana U14: Costa profeta in patria con coach Maiorano. Brilla il talentino Marinari nella Reyer

- Gli aficionados di lunga data di "Basket femminile a ruota libera" ricorderanno che Masha Maiorano, da giocatrice, fu il primo idolo di questo umile ma devoto topic. -_- Si può capire la soddisfazione nel vederla ora conquistare il suo primo trofeo su scala nazionale da allenatrice (aveva già vinto a livello regionale), per quanto la Coppa Italiana U14 non assegni uno scudetto ufficiale a tutti gli effetti. Di fatto però è molto simile a un campionato italiano di categoria.

Personalismi a parte: vittoria di Costa Masnaga in casa sua, battendo la Reyer in finale, mentre in semifinale erano giunte Sanga Milano e S. Martino (quest'ultima capace di sgambettare Costa all'esordio). Le Lupe si sono prese il terzo posto.
Nei quarti out Udine, Firenze, Moncalieri e Pordenone.

Finale molto godibile, ovviamente fatta la tara al gioco acerbo e pieno di scelte ed esecuzioni "naif", diciamo così. Come è giusto che sia a quell'età. Scatta meglio Venezia, massimo +10 nel 1° quarto (poi 15-21 al 10'); più equilibrato il secondo ma la Reyer riesce a restare avanti (36-41 al 20') tirando meglio di un'imprecisa Costa, che all'intervallo ha 10/30 da 2 e 2/10 da 3 contro 15/29 e 1/4. Si nota però che il "volume" di gioco prodotto consente alle discepole di Maiorano di tirare più spesso delle avversarie, il che sarà un fattore a lungo andare.
A siglare il +5 lagunare alla pausa è un elegante palleggio-arresto-tiro di Giulia Marinari, protagonista assoluta della partita e di questa Coppa; è una 2011 (quindi un anno sotto la categoria), biondina (ma questo è marginale), ancora sottile nel fisico ma buona statura in rapporto alle sue doti da esterna, sicuramente con una padronanza dei fondamentali ben sopra la media. Notevole la sicurezza con cui finalizza in attacco. La ragazza è cresciuta finora nel Don Bosco Livorno ma giocherà alla Reyer dal prossimo anno.

Costa però è più squadra, sia come numero di giocatrici competitive, sia come rodaggio del collettivo. E in progressione emerge alla distanza. Sorpassa poco dopo la metà del 3° quarto (44-43), poi la Reyer cristallizza il distacco minimo e si va sul 51-50 Costa all'ultimo mini-riposo.
Le brianzole colgono l'attimo buono per capitalizzare i fattori di cui dicevamo poc'anzi: parziale di 10-2 nei primi 3'40" dell'ultimo periodo, per un 61-52 che non sarà più colmato. Venezia si riavvicina a meno 5 ma è ricacciata da una tripla di Ros e un'entrata di Redaelli (da non confondersi con l'azzurrina 2008) su rimbalzo offensivo di squadra: 66-56 a -3'15".
Punteggio che resta fermo sino a una tripla di Marinari, 66-59 a -2', cui però risponde subito Ros, di tabella: 69-59 a -1'35".
Parrebbe chiusa ma c'è quache brivido nel finale perché Costa pasticcia contro il pressing, e l'indomita Marinari sigla il meno 4 (69-65) a -45" con un'altra tripla. Poco dopo, altra persa masnaghese ma Venezia getta il contropiede del meno 2; ormai non c'è più tempo e finisce appunto 69-65.
Per Costa siglano 21 punti Barraco (seppur con 7/21), 15 Ros, 13 Radice, 10 Redaelli; dato chiave i 21 rimbalzi offensivi contro 8.
Per Venezia ne ha 30 l'eccellente Marinari con 5/6 da 2, 3/4 da 3, 11/14 ai liberi; più di così era difficile fare. L'unica altra a spiccare per le lagunari, però, è Briana, una guardia, che fa 12 punti con 9 rimbalzi e 3 assist.
Palle perse? Un fottìo da entrambe le parti: 33 Venezia, 30 Costa.

Si chiude quindi la stagione giovanile di club, marchiata dai due scudetti di Campobasso, da quello della Reyer U15 e dai due allori di Costa nel "Jr. Nba" U13 e adesso in Coppa Ita U14.
Ora via alle rumbe azzurre.

giovedì 27 giugno 2024

Asia Cup U18 & Wnba: la colossa Zhang Ziyu e la nostra Zanda eroine dei due mondi

- Cecilia Zandalasini è tra le protagoniste della vittoria delle Minnesota Lynx nella Commissioner's Cup, il torneo di metà stagione Wnba (si assegna in partita secca fra le due squadre che, in ogni conference, hanno primeggiato nella classifica delle partite di stagione regolare etichettate come valide per la coppa), con 15 punti in 12 minuti contro le New York Liberty di Breanna Stewart, Ionescu e compagne. Per la bronese ormai ex-Bologna, 3/3 da 2, 2/3 da 3 e 5/6 ai liberi. Con ogni probabilità è la miglior partita (in rapporto all'importanza) per Zandalasini nella sua carriera americana. vedi un po'


- Ma sul web in questi giorni è una giocatrice in età giovanile a spopolare: trattasi della colossale Zhang Ziyu, di cui già si parlò alcuni anni or sono, per le dimensioni spropositate che a 13 anni (se non ricordo male) le consentivano di dominare una malcapitata concorrenza alle finali giovanili cinesi.
Ora la ragazza è diventata grande (s'intende di età, visto che le dimensioni erano già pazzesche), ha 17 anni, essendo classe 2007, è indicata come 2 metri e 20 di statura :woot: e sta giocando con la Nazionale cinese i campionati asiatici U18 (Asia Cup). Ebbene, nelle 3 partite di girone la ciclopica giovine ha fatto registrare: 19 punti (9/9 al tiro) in 13' contro l'Indonesia; 36 punti (13/20 al tiro) + 13 rimbalzi in 23' contro la Nuova Zelanda; addirittura 44 punti (20/22 al tiro) e 14 rimbalzi in 26' contro il Giappone, la partita più significativa sul piano agonistico, vinta 97-81 dalla Cina.
Cifre mostruose, ma i video, viralissimi in questi giorni, che cosa ci mostrano? Senza dubbio qualcosa di inaudito per la sproporzione tra la giocatrice e le avversarie sul piano delle dimensioni (salvo forse Uliana Semionova, ma parliamo di tempi troppo antichi per fare un confronto); Zhang Ziyu arriva molto vicina al livello del ferro semplicemente alzando le braccia per tirare, essendo quindi ovviamente instoppabile per chiunque; ha una discreta mobilità anche se appare fin troppo massiccia (di qui probabilmente il minutaggio centellinato); si vede che ha lavorato su una gamma di movimenti eseguiti in modo un po' robotico ma con padronanza (non solo l'appoggio da sotto ma anche un tiro dalla media); insomma sa giocare anche se condiziona fin troppo le compagne, che con ogni evidenza hanno l'input di darle la palla sistematicamente. E del resto, una che ti fa 20/22 da 2 è un discreto soggetto a cui passare la boccia...
Certo è in controtendenza rispetto al basket odierno, fatto di lunghe dinamiche e di statura non abnorme. Va rivista in partite più probanti (anche se quella col Giappone lo era già), soprattutto con l'Australia che è la principale candidata a trovare la Cina in finale.

Nella foto: Zhang Ziyu troneggia in mezzo alle indonesiane.


lunedì 24 giugno 2024

In medio non stat Virtus, in merda stat campionatus italicus. Tramonta l'utopia delle metropoli

 - Nel mezzo di un discorso in cui parlava soprattutto d'altro, dell'Eurolega maschile, l.a.d. della Virtus Bologna, Baraldi, ha annunciato, nella giornata poco memorabile del 20 giugno, la chiusura della prima squadra femminile.

In casa propria, ognuno è padrone. Non si può pretendere che uno spenda in eterno soldi che non valuta più di poter, o voler, spendere per il nostro sollazzo. Certo, però, dai proclami di grandeur più volte scanditi nel 2022/23, e da patron Zanetti che s'inginocchia festante di fronte alle sue ragazze che hanno conquistato la Supercoppa, a questa repentina chiusura di baracca e burattini, la distanza non è breve. Come quando uno ti giura grande amore, "faremo grandi cose insieme", e poi al primo alito di vento contrario ti molla, e perché? "Perché sì".

- A oggi, una motivazione concreta del gesto estremo non è stata fornita dalla società. Non credo che Zanetti si sia stufato di colpo di quello che sembrava il suo giocattolo preferito non molto tempo fa. Difficile immaginare che fosse così ignaro della realtà del femminile da pensare che ci sarebbe stato molto più seguito di quello che ha avuto, in una città dove l'offerta sportiva, e di basket in particolare, è più che abbondante (anche se manca la pallavolo di vertice).
Quello che s'intuisce è che essendo finite le vacche grasse per il gruppo Segafredo, tutte le risorse disponibili vanno destinate alla squadra maschile, quella che genera interesse e fatturato. Che fossero 3,5 milioni, o 5 come dicono altri, quelli del budget annuo della Virtus donne nelle ultime stagioni, vanno tutti dirottati agli uomini per tamponare il ridimensionamento che comunque c'è.

- Ridimensionamento che, a quanto pare, è stato scartato come opzione per la Virtus femminile, dopo che nelle ultime settimane sembrava l'ipotesi più accreditata, o perlomeno così filtrava dalla cortina di silenzio che era calata fin dall'indomani della debacle nei playoff con Ragusa (parliamo del 1° maggio o dintorni). Invece non lo era, oppure c'è stata una svolta negli ultimi giorni, quando è finita la finale scudetto maschile e c'è stato da fare i conti concreti per il prossimo anno.

- Lasciando perdere gli ottusi che esultano perché così, invece di dare 250.000 euro, o quello che è, a Zandalasini, li si darà a uno Zandalasovski qualsiasi per arrivare magari noni anziché decimi in Eurolega, la scelta spacca i pareri, ed entrambi hanno ragion d'essere. C'è chi dice "Giusto così, non aveva senso una Virtus mediocre, al ribasso". Altri dicono: "Perché, invece ha senso mollare tutto di punto in bianco?". In effetti, al primo anno (poi interrotto per Covid) la Virtus non si fece problemi a gestire una squadra da salvezza e nulla più. L'anno dopo era già da semifinale e poi fece le due finali perse. Chiaro, però, che tornare in giù dopo essere stato al vertice è come tornare a fare l'impiegato semplice in un'azienda dove sei stato dirigente.

- Dovremmo essere vaccinati agli addii, anche delle società più importanti. Sono scomparse tutte le società che hanno vinto lo scudetto dal 1990 a oggi, tranne Schio e Venezia: ovvero Cesena, Comense, Priolo, Parma, Taranto, Napoli, Lucca. Figurarsi se contiamo chi non ha mai vinto lo scudo: è un cimitero di guerra.
E quindi perché stavolta fa più male del solito? Perché è la fine di un sogno che l'ingresso della Virtus, 5 anni fa, e poi gli investimenti possenti, e poi i 5300 spettatori e l'aura di "grandeur", avevano alimentato. Uno dei marchi più importanti del basket italiano avrebbe trainato, si vagheggiava, l'intero movimento femminile verso un'altra dimensione. Certo, c'era chi lanciava l'allarme sull'effetto negativo che i costi gonfiati dal nuovo operatore, un elefante nella cristalleria, avrebbe potuto provocare. Ma senza dubbio i pro erano superiori ai contro. Per il giro di soldi, di potenziali spettatori, per l'immagine, perché si poteva dire con orgoglio "ehi, guardate, la grande Virtus crede nel femminile".

- Tutto a rotolacci. Ma come hanno reagito le istituzioni? La Lega ha rilasciato il seguente comunicato:

"La società Virtus Bologna ha dichiarato ufficialmente alla Federazione Italiana Pallacanestro e alla Lega Basket Femminile di voler rinunciare alla domanda per il rilascio di Licenza Nazionale ai fini del riconoscimento del titolo per l'ammissione al Campionato di Serie A1 Femminile per la stagione sportiva 2024/2025.
Pertanto la società Virtus Bologna ha dichiarato di rinunciare alla domanda per la concessione della Licenza Nazionale suddetta e conseguentemente alla richiesta di riconoscimento del titolo per la partecipazione al Campionato di Serie A1 Femminile per la stagione 2024/2025".


Che sembra un po' come quando una tipa molla il tipo e quello ripete inebetito "Mi ha mollato. Mi ha lasciato. Mi ha mollato. Mi ha lasciato". :wacko:
La Fip non risulta aver comunicato alcunché. Paradossale che proprio nell'anno in cui si prepara a ospitare Eurobasket Women 2025, Bologna abbia perso la squadra. :cry:

- Ma possibile davvero che s'incassi la notizia senza battere ciglio? Nessuno che prova a far cambiare idea alla società, o perlomeno che s'incazzi per il danno d'immagine collettivo che provoca questo abbandono? Perché la notorietà della Virtus Bologna fa sì che non sia un addio come un altro, che passa inosservato a parte la nicchia degli appassionati. "La Virtus lascia il femminile" era scritto dappertutto in Rete nei giorni scorsi. Le altre società non s'incazzano per il depauperamento del valore complessivo del prodotto.
Oppure le altre squadre tutto sommato si fregano le mani perché "una forte in meno tra le scatole", e ci sono giocatrici arraffabili a prezzo ridotto. Si può capire ma non sarebbe molto lungimirante.
Non ho idea se ci sia margine di ripensamento, magari trovando un budgettino che tenga in vita la squadra femminile senza togliere nulla alla maschile.

- Ma la defezione della Virtus Bologna è solo la punta dell'iceberg. Negli stessi giorni ha annunciato la defezione dall'A1 - con richiesta di A2 - la Virtus Eirene Ragusa. Questo è un caso che sembra più correlato all'aumento dei costi legato alle nuove norme sul lavoro sportivo; ma anche forse a un venir meno di stimoli e risorse dopo 11 anni vissuti al vertice, che non sono pochi nel femminile. Un esaurimento fisiologico come quello di Lucca lo scorso anno.
Mentre il terzo possibile "crac", quello dell'Oxygen Roma che non dà notizie di sé da settimane, è un'altra tipologia ancora: una proprietà che di punto in bianco entra in A1 e dura quanto durano i soldi e gli stimoli, cioè evidentemente poco. Una casa nella sabbia: e se crollano quelle che sembravano sulla roccia, figurati quelle su terreno friabile... Tutto ciò se finirà male, s'intende. Lasciamo un minimo di speranza finché non c'è nulla di ufficializzato.

- Rispetto a 12 mesi fa, in ogni caso, tramonta l'utopia delle metropoli come volàno per la crescita: c'era entusiasmo per l'ingresso di Milano e Roma in A1, c'era appunto Bologna come punto di riferimento. Adesso, che ne rimane? A Milano la stagione è stata depressiva sul piano dei risultati e non certo esaltante sul piano delle presenze di pubblico o di interesse (perlomeno, nessuna differenza in positivo s'è percepita rispetto agli anni dell'A2, salvo all'inizio quando c'era la novità); a Roma - dove il fabbisogno di basket d'alto livello non è soddisfatto dal maschile - c'è stato un seguito non da poco, ma se il club si scioglie subito "andrà tutto perduto come lacrime nella pioggia", o come diavolo era la frase famosa di Blade Runner; Bologna ha detto "ciao, me ne vado, mi dispiace".

- Se rinuncia anche Roma, siamo a 6 defezioni in due anni (dopo Crema, Moncalieri e Lucca l'estate scorsa). Fossimo catastrofisti, diremmo che si sta sgretolando il campionato. Sforziamoci di non dirlo, certo però suona involontariamente auto-ironico il comunicato emesso da LBF appena 3 giorni prima della defezione della Virtus Bologna, ovvero là dove, dopo aver ribadito il sostegno a Petrucci e aver smentito le voci di dissensi interni, chiude così:

"La pallacanestro femminile ha intrapreso negli ultimi anni un importante processo di crescita e visibilità, con un lavoro costante da parte di tutte le componenti e una progettualità frutto della preziosa collaborazione tra LBF e FIP, fondamentale non solo per il basket di vertice ma per l’intero movimento cestistico nazionale."

Contrariamente a chi rinfaccia spesso a Fip e Lega di dire che "il movimento è in salute", io trovo logico che ogni venditore parli bene del suo prodotto e lo dipinga meglio di quello che è. Però c'è una realtà che fa a pugni con l'ottimismo. Se il risultato di questo "importante processo di crescita e visibilità" è che ogni anno ti mollano 3 pezzi, e quest'anno pure da novanta visto che perdi una semifinalista, la vincitrice della Supercoppa e la capitale (sempre se confermato), se non c'era 'sto processo, cosa succedeva? Che si ritiravano tutte e 13? Occhio che l'A1 è già adesso insostenibile per molti; se i costi fissi continuano ad aumentare (i Nas, le tasse d'iscrizione, il palazzetto da 800 posti, i procuratori che chiedono di più anche se le società non ricavano di più; eccetera), rischia di diventare insostenibile per quasi tutti. Anche per chi in apparenza, e credo anche in sostanza, aveva fatto tutto per bene come Costa Masnaga o Crema, due fra le recenti rinunciatarie.

giovedì 20 giugno 2024

Sulle campane a morto dopo la chiusura della Virtus

Se pensassi che il movimento è morto me ne sarei già andato, non essendo necrofilo.


Ma non penso che siamo morti. Siamo feriti, senza dubbio. Come già altre mille volte, in cui abbiamo visto scomparire realtà che fino a ieri erano in cima e facevano fuoco e fiamme e mille proclami di gloria eterna. Ogni volta reagiamo come se fosse una novità e diciamo che tutto è morto, tutto è finito, siamo non alla frutta ma al dessert, ma alla fine si incassano le botte e si riparte.

sabato 15 giugno 2024

Usa: Clark lasciata fuori dalle Olimpiadi è un caso... nazionale; c'è del masochismo in tutto ciò

 Nello scorso commento sulla Wnba (vedi qua) chiudevamo con la constatazione che gli americani sono matti. La controversa esclusione di Caitlin Clark da Team Usa per le Olimpiadi 2024 ne è la prova definitiva.

Da quando è uscita la notizia, all’inizio di questa settimana, il mondo dei commentatori sportivi (e anche non sportivi) americani e quello dei socials è esploso. Non ho un misuratore d’opinioni, ma all’apparenza è ampiamente maggioritario il dissenso sulla scelta di escludere Clark dalle 12 elette.
Si distinguono, nella critica, due posizioni:
a) chi la vede come una scelta tecnica comprensibile ma pessima sul piano del marketing (ad esempio il folcloristico ma influente Stephen A. Smith: vedi qua);
b) chi accusa un complotto della fazione anti-Clark, capeggiata dalle non-bianche e non-etero (maggioritarie fra le giocatrici della Lega), che starebbe boicottando il giovane fenomeno già da prima che sbarcasse dal college alle Pro.

Qualche considerazione sparsa mia, se riesco poi a cucirle in una sintesi:

- Che sia Italia o che sia America, da 20 anni che seguo il basket femminile ho sempre quest'inquietante sensazione: ogni volta che sembra che le cose inizino ad andare per il verso giusto, c'è qualche fatto, o qualche persona, che agisce in direzione contraria, così da frenare, guastare e vanificare.
E ho l'impressione che molti si riempiano la bocca del mantra "dobbiamo far crescere il movimento, ottenere più visibilità", ecc., ma intanto pensano "col c..., meglio stare piccoli ma con noi al comando, che ingrandirsi e perdere le posizioni di controllo". :angry:
L'episodio in questione non fa che confermarlo. Improvvisamente la WNBA ha trovato la gallina dalle uova d'oro, +156% di spettatori nel primo mese, audience tv salita a livelli simili all'NBA, a Washington hanno stipato un'arena da 20.500 posti quando Clark è venuta con la sua Indiana (ed era una partita fra ultima e penultima in classifica); e che fai? Non solo la tieni fuori, ma hai tutta l'aria di averlo apposta perché il "sistema" preferisce fare a meno di lei e rimanere nell'ombra, anziché chiamarla, coinvolgendo così tutti i milioni di fans che seguono la fidanzata d'America. I quali, così, vengono ancora più rafforzati nel loro sospetto che Clark e il mondo delle "pro" americane stiano da due lati opposti della barricata, e anziché essere invogliati a seguire anche il resto della Lega (che è l'effetto virtuoso innescatosi in NCAA), avranno ancora più voglia di prima di boicottarla. Il barone von Masoch sarebbe fiero di tutto ciò. :wacko:

- Non credo (o non ho prove di) un complotto dovuto al colore della pelle o alla preferenza sessuale, anche se nella società americana sembrano questioni che pesano eccome, pur nell'anno 2024. Credo però che ci sia una gelosia (forse in italiano si dice più correttamente "invidia") da parte di chi reggeva il sistema finora, giocatrici sia dirigenti. Ed è anche comprensibile: per la massa dei fans di Clark, la WNBA finora era un cesso che non si filava nessuno, e solo ora che è arrivata lei vale qualcosa. Quando Michael Jordan sbarcò in NBA, 40 anni esatti fa, finì subito sotto i riflettori, ebbe un contrattone dalla Nike e al suo primo All Star Game fu boicottato dai veterani. Ma il fenomeno-Jordan all'epoca, fatte le debite proporzioni, non era nemmeno paragonabile all'impatto di Clark sulla WNBA attuale. Quindi figurarsi quanta gelosia corroda le stelle che sono lì da 10 anni, rendimento stellare una partita sì e l'altra pure, ma ogni giorno devono leggere fiumi di commenti social tipo "Non me n'è mai fregato un c... della WNBA, ora la guardo solo perché c'è Caitlin" (e spesso ce n'è di più volgari).
Tutto questo per dire che è possibile che ci sia stato un sondaggio d'opinioni, da parte del comitato di selezione, fra le veterane della Lega a proposito dell'eventuale convocazione di Clark, e quelle abbiano fatto capire che non la volevano.

- E’ evidente che sul piano prettamente tecnico, Clark non è (per ora) tra le migliori 12 giocatrici americane assolute. Le pari-ruolo convocate sono tutte stelle consolidate, lei ancora no. Anche se fa strano che Chelsea Gray, una delle guardie convocate, non abbia ancora giocato mezza partita nella Wnba di quest’anno, eppure ha il posto garantito su fiducia. Va detto che le convocazioni olimpiche tendono ad essere molto conservatrici, un po’ dappertutto. Non è l'occasione in cui si fanno esperimenti o si regala spazio alle giovani. Pure in America dove il ricambio dei talenti non è certo un problema. Delle 12 convocate per Parigi, sono 7 quelle che erano già a Tokyo ’21 (Loyd, Gray, Taurasi, Collier, Stewart, Wilson e Griner), mentre fra le esordienti Plum e Young hanno vinto l’oro nel 3x3; restano Ionescu, Copper e Alyssa Thomas come novizie vere e proprie. Età media sui 30 abbondanti.

- Però la presenza di Clark avrebbe avuto un senso, non solo legato al marketing, se si fosse concesso un posto a una rappresentante dell'NCAA, quale Caitlin era sino a pochi mesi fa. Ci sono almeno 3 casi recenti in cui è stato tenuto un posto nel roster olimpico per una “rookie” appena uscita dal college: Taurasi nel 2004, Candace Parker nel 2008, Stewart nel 2016. Obiezione: “Grazie al c…, erano dei fenomeni che stavano già dominando da matricole in Wnba”. :unsure: Può darsi, ma si trattava di premiare con un posticino nel roster una che ha obiettivamente fatto i miracoli a livello di college; e il Comitato USA non può raccontarci che se chiama Clark al posto di una di quelle 12, rischia di mancare l’oro, dopo 20 anni che non perde mezza partita.
In un dibattito trovato su YouTube ho sentito un'opinionista, per giustificare la scelta, avvertire che "abbiamo rischiato di perdere col Belgio pochi mesi fa"; ok, ma era un'amichevole; e poi, ripeto, vuoi farmi credere che la differenza tra vincere o perdere col Belgio, per le americane, sia avere Clark come dodicesima al posto di un'altra guardia?

- Ma quindi deve prevalere l'aspetto tecnico o quello promozionale in una selezione per le Olimpiadi? Gli USA erano nella fortunata posizione di poter prendere ambo i piccioni con una fava.
Una donna che è membro del comitato di selezione (forse la capa, non vorrei essere impreciso) ha detto che “il nostro scopo è vincere l’oro, non fare propaganda”. :D: Ottusità pura. Alle Olimpiadi, è vero, si gareggia per fare risultato, ma al contempo ogni sport si mette in vetrina per aumentare la sua popolarità. Scopo che si ottiene nel modo più diretto con le vittorie; ma nel basket femminile, come si è già visto molte volte durante l’infinita collezione di ori americani (dal ’96 al 2021), vincere non basta a smuovere un interesse superiore al minimo sindacale. Il che spiace, perché gli Usa femminili (a differenza dei maschi) hanno sempre giocato in modo impeccabile, oltre a presentarsi sempre con le migliori in assoluto. Ma proprio per questo, paradossalmente, non hanno mai suscitato particolari entusiasmi, se non ad Atlanta ’96, quando erano in casa, c’era l’oro da riconquistare (nel ’92 aveva vinto l’ex Urss) ed era in rampa di lancio la Wnba per cui il marketing lavorò sodo. Dopo, però, è stato arduo avvincere le plebi americane con cavalcate scontatissime in cui le partite sudate si vincevano di 20…
Davvero un peccato, perché è come se l’eccellenza fosse un difetto anziché un pregio, dal punto di vista dell’interesse suscitato. E spiace ancor di più che nessuna delle grandi campionesse prodotte dal basket Usa negli ultimi 20 anni (Taurasi, Delle Donne, Candace Parker, Sue Bird, Stewart, Griner, ecc.) abbia mai calamitato l’amore delle masse com’è riuscita a fare Caitlin Clark. Ma questa è la realtà. E stavolta che c'era l'occasione d'oro di cambiare tutto, che fai, la butti via? Sì.

- Un altro paradosso è che due "paggette" di Clark, nella nidiata di personaggi-cult dell'Ncaa degli ultimi anni, alle Olimpiadi ci andranno. A Cameron Brink, la statuaria bionda ex Stanford, e che adesso è rookie a Los Angeles, è stato dato un posto per Parigi nella Nazionale 3x3, così come alla stelluccia, molto "uccia" nel senso che viene da una stagione negativa, Hailey Van Lith, guardiola che deve parte della sua popolarità al visino carino e ai codini da country girl. E se guardi il ranking mondiale, non è che le due siano le migliori americane: Van Lith è 29esima, Brink 68esima.

- Chiudo con due screenshot allegati qui sotto, un piccolo saggio del caravanserraglio di questi giorni: su uno ci possiamo ridere sopra, è l'annuncio (fake, ovviamente) che Clark, snobbata dagli USA, sarebbe pronta a giocare per l'Italia alle Olimpiadi (e migliaia mettono "mi piace" senza nemmeno controllare se l'Italia ci sia o meno, a Parigi); l'altro, più serio e preoccupante, è una polemica specchio della lotta tra fazioni che sta usando Clark come pedina per i propri giochi (in sostanza Caitlin ha detto che non può farci molto se il suo nome viene usato per sostenere cause che non hanno niente a che fare col basket, come il razzismo e l'omofobia; e un'altra giocatrice la rampogna dicendole che non può lavarsene le mani). Speriamo che non le facciano passare la voglia di giocare, che in NCAA sprizzava così meravigliosamente; ma il tempo delle mele è finito, e ora c'è quello delle botte da orbi, delle frasi taglienti delle "colleghe", del circo equestre di fazioni che si scannano usando lei come pupazzo. Auguri.

sabato 8 giugno 2024

Finali nazionali U17: Campobasso, due fuoriclasse e uno scudetto. Battuto il Geas nella "finale dell'anno"

Possono bastare due fuoriclasse, un manipolo d'oneste gregarie e un bravo allenatore a vincere uno scudetto giovanile, battendo collettivi più profondi ed equilibrati? Ebbene sì, l'esperimento è riuscito con successo alle finali nazionali U17 di Roseto e Mosciano S. Angelo, autrice Campobasso di Giacchetti-Moscarella e di coach Diotallevi.

Decisamente la kermesse tricolore più interessante fra le tre di questa primavera 2024, quantomeno l'unica in cui non si era capito dall'inizio chi avrebbe vinto. Anzi, si è arrivati al supplementare della finalissima per saperlo.
Non avendo qui Quinonez, più altre del gruppo che ha spadroneggiato in U19, Campobasso non era la favorita numero 1, ruolo che veniva assegnato a Geas Venezia (almeno 3 nazionali a testa nei loro rosters), con le molisane in seconda fila della griglia insieme a Costa.

- Prima fase. Nel gir. A il Geas padroneggia, anche se S. Martino la impegna per 3 quarti. Le altre 3 compagini finiscono appaiate a 2 punti; passano le Lupe e Firenze nell'ordine, fuori Parma.
Il gir. B era l'unico con due corazzate, Costa e Venezia, le quali piallano Bin Trieste e Alghero per poi, prevedibilmente, sfidarsi per il primato. Lotta titanica che dopo sorpassi alternati nei primi 3 quarti vede le lombarde issarsi sul 73-70 e palla in mano a 13" dalla fine più tecnico alla Reyer per palla toccata anzitempo su rimessa avversaria. Nonostante ciò, le lagunari acciuffano il pareggio con 3 liberi di Ruzza a -6". Nell'overtime ancora gran duello con Gorini che sigla due volte il sorpasso masnaghese; stavolta la Reyer sbaglia dalla media sul meno 1 e non trova (per poco) il miracolo da metà campo allo scadere (84-86). Bernasconi 26 punti e Gorini 25 per Costa, mentre Venezia subisce il primo scossone alle sue ambizioni di titolo, venendo costretta allo spareggio pre-quarti.
Nel gir. C fa il suo Campobasso; Futurosa Trieste precede S. Lazzaro.
Nel gir. D, dominio inatteso (almeno in queste proporzioni) per Ororosa Bergamo, terza in Lombardia, che uccide le partite sul nascere, +88 totale di scarto; passano anche Pordenone e Basket Roma.

- Spareggi. Ribaltone totale: vincono tutte le terze ai danni delle seconde. Lo shock assoluto è la caduta di Venezia per mano di Firenze: onestamente difficile negare che qualcosa non abbia funzionato nella gestione della Reyer, stante la differenza di potenziale fra le due squadre; e stante anche il modo in cui le orogranata hanno giocato nell'ultimo quarto, prima non segnando per 4 minuti e subendo il sorpasso (da 55-49 al 30' a 55-57 al 34'), poi entrando in modalità "ghe pensi mi" (non so come si dica in veneto), ovvero forzature individuali dimenticandosi di sfruttare la netta supremazia fisica (ma anche tecnica). Firenze è stata bravissima a infilarsi nelle crepe di Venezia fino a farla crollare. Dopo il sorpasso, Hassan è l'unica a segnare per la Reyer, due canestri ricavati con buon agonismo su rimbalzo offensivo (in assenza appunto di azioni ben costruite dalla squadra), ma viene sostituita a 2'40" dalla fine in favore del play Sablich, tra le migliori nello scudetto U15 ma che in questo frangente combina poco di buono, anzi fa un fallo inutile sulla 2010 Montesi, freddissima nel fare 2/2; si è sul 59-63 a ormai 1' dalla fine. Venezia è uno strazio, sbaglia da sotto con D'Este, poi c'è una roulette di tiri liberi in cui la Reyer riesce a riavvicinarsi a -2, ma Montesi chiude con un altro 2/2 (62-66). Venezia perde nonostante 20 rimbalzi in più, tirando 17/53 da 2 e 2/20 da 3.
Per il resto, Alghero batte S. Martino con 28 di Pysmennyk e 21 di Murgia; il Basket Roma all'overtime infilza la Futurosa Trieste con 25 di Lani; S. Lazzaro fa fuori Pordenone con 24 di Giuliani.

- Quarti. Il turno più piatto; le favorite passano senza patemi. Il Geas spazza il Basket Roma, 73-34 (14 di Ostoni, marcature molto suddivise); Costa fa subito il vuoto con S. Lazzaro (33-11 1° quarto, 79-55 alla fine; 19 di Bernasconi e 18 di Gorini). Qualche fatica in più, ma comunque sempre comandando, per Campobasso contro Alghero, 76-61 (duello tra straniere: Moscarella 33+23 rimba, Pysmmenyk 18+16 rimba; anche 14 di Mascia per le molisane, solo 9 per Giacchetti). Abbastanza equilibrata, ma era preventivabile, tra Ororosa e Firenze; ma le tosche non riescono a ripetere l'impresa del giorno prima, restando indietro d'una decina di punti per tutto il 2° tempo (finale 59-51; per le bergamasche 5 giocatrici fra gli 8 e gli 11 punti).
Dunque la Lombardia, che s'era aggrappata solo a Costa nelle kermesse U19 e U15, stavolta gode: tre semifinaliste su quattro (solo che poi sarà la quarta a portarsi a casa lo scudo...). Per Costa, giova sempre sottolineare la statistica, diventano 17 le semifinali nazionali consecutivamente raggiunte; una cifra pazzesca, che indica la qualità di un vivaio a prescindere dalle "stelline" del momento; perché non hai sempre le gemelle Villa, ma riesci ogni volta a portare la squadra nelle prime 4 d'Italia.

- Semifinali. Nel derby lombardo è favorito il Geas, ma Ororosa conferma di aver ridotto al minimo la differenza rispetto alla fase regionale; le sestesi fanno l'andatura ma le bergamasche resistono a ogni tentativo di fuga avversaria, in particolare ricucendo dal 45-34 Geas al 25' fino a trovare la parità sul 53-53 a 3'50" dal termine. A sua volta, però, le rossonere mostrano carattere abbassando la serranda in difesa, dove non subiscono più un punto; le bergamasche perdono un paio di palloni cocenti; un 6-0 firmato da Volpato, Minora e Trezzi manda in finale Sesto (59-53; Ostoni 17, Volpato 11 e la '09 Magni 10 per le vittoriose; Poma 16, Tall 14 per le battute).
Costa scatta fortissimo contro Campobasso: 1-11 dopo 3'30". Poi però diventa un'altra partita, con le molisane che prendono il comando sulla spinta di una Giacchetti incredibile: il suo primo tempo da 30 punti è uno dei più impressionanti della storia recente delle finali giovanili. In una delle ultime azioni prima dell'intervallo, parte in palleggio dal fronte sinistro, poi al limite dell'area effettua una virata concludendo a una mano da centro area con grande tocco e padronanza del corpo. Costa non trova risposte a codesto ciclone, sicché all'intervallo è 48-36 per Campo. Che poi allunga a +16 a inizio ripresa. Le brianzole però possono contare sulla maggior profondità, quindi più energie alla distanza, e anche grazie al fatto che Moscarella va in panca con 4 falli danno vita a una rimonta furente che per due volte le avvicina a meno 3 nel corso del 4° periodo. Entrambe le volte però commettono palle perse che spezzano il momento favorevole. A 5' dalla fine, sul 76-73, si scatena la Moscarella che segna una gragnola di canestri d'un altro pianeta rispetto a un'Under 17. Il parziale è di 15-2 e porta a uno scarto troppo severo per Costa, 91-75.
Giacchetti chiude a 36 punti (6/15 da 2, 5/12 da 3, 11 rimbalzi), Moscarella a 35 (10/15 da 2, 2/4 da 3, 9/12 ai liberi, 10 rimba). Da sole hanno prodotto quasi quanto Costa; cui non bastano 23 di Olandi (con 11/11 ai liberi) e 19 di Bernasconi; 12 di Gorini nell'impari duello con Giacchetti.

- Finale 3° posto, nuovo derby lombardo e molte più emozioni rispetto alle abitudini delle "finaline"; si ha una gran prestazione di Ororosa nel 1° tempo (42-27) e una gran rimonta di Costa, quasi tutta nell'ultimo quarto, agguantando il supplementare con due entrate di Gorini e Bernasconi nell'ultimo minuto (69-69); nell'overtime continua ad avere più benzina la squadra di Pier Rossi che tocca anche il +7, poi resiste all'assalto delle discepole di Monica Stazzonelli (80-83; 22 di Olandi, 19 di Bernasconi contro 22 di Margherita Villa, ex di turno, non parente delle gemelle, 17 di Tall).

- Finalissima. Il collettivo del Geas contro le due aliene di Campobasso: sembra destinato a prevalere il primo, quando all'intervallo si va sul 41-31 per le sestesi grazie a un rombante 2° periodo da 25-11, chiuso da Trezzi con un'entrata allo scadere che dà ulteriore gas al clan rossonero. La differenza la fanno per ora le triple, soprattutto di Ostoni: 5/13 per il Geas contro 1/13 per le molisane.
E' all'inizio del 3° quarto che cambia il vento. Diotallevi deve aver aggiustato qualcosa nell'intervallo, o comunque le sue hanno un altro piglio; al contrario le sestesi hanno perso lo smalto dei minuti precedenti la sosta: parziale di 2-15 e sorpasso. Da lì sino alla fine della partita sarà testa-a-testa. Il Geas reagisce, torna al comando (61-57 al 30' con un'altra entrata di Trezzi allo scadere). All'inizio dell'ultimo, esce per falli Mascia, la terza miglior marcatrice di Campo (seppur a distanza siderale dalle due aliene), ma le molisane reagiscono benissimo con un parziale di 0-9 innescato da Giacchetti; ben 4'45" di blackout offensivo per Sesto. Che però viene sbloccata da Magni, 2009 con personalità (e fisico) più grandi della sua età; Ostoni riaccende la mitraglia e pareggia, 66-66 a -4'25". Poi altre triple, una di Moscarella, una di Magni (69-69), poi Moscarella con un recupero e coast-to-coast segnando col fallo; sbaglia l'aggiuntivo ma il Geas concede 3 rimbalzi offensivi e si distrae su rimessa da fondo, punita da Giacchetti (69-73 a -2'). Ostoni segna una tripla alla Caitlin Clark; Giacchetti fa 1/2 ai liberi; ultimo assalto Geas con Ostoni che sbaglia due volte ma il possesso resta alle sestesi che pareggiano con Trezzi (74-74); Giacchetti manca la tripla per lo scudetto.
Overtime ancora in bestiale equilibrio per i primi minuti; da applausi la difesa di Minora su Moscarella che non trova più il canestro. Ma dopo l'ennesimo siluro di Ostoni (79-76) il Geas non segnerà più; invece Giacchetti sì; sul meno 2 Ostoni sbaglia in entrata, Costato fa 2/2 ai liberi (brava lei, dopo aver passato la partita a "fare le vasche" da un lato all'altro del campo senza tirare, come le altre del "supporting cast" molisano) e Moscarella ne aggiunge altri due allo scadere (79-85).
Si hanno, per le scudettate, 38 punti di Moscarella (11/26 da 2, 3/10 da 3, 7/12 ai liberi, 15 rimbalzi, 36 di valutazione), 30 di Giacchetti (7/16 da 2, 3/15 da 3, 7/11 ai liberi, 11 rimba, 4 assist); ovvero le due totalizzano 68 punti su 85 della squadra; 67 tiri dal campo su 78; 26 rimbalzi su 48. Se si è visto qualcosa di simile a questi livelli, almeno nella storia recente, francamente non lo ricordo.
Per il Geas, 34 di Ostoni (3/13 da 2, 8/16 da 3), 14 di Volpato, 11 di Magni, 6+11 rimba di Minora. Le sestesi mancano il ritorno a uno scudetto giovanile dopo 10 anni (l'ultimo della "generazione di fenomeni" di Zanda e socie); avranno grossi rimpianti perché erano la squadra più forte e sono arrivate a un millimetro dal titolo. Però hanno ragazze con un futuro davanti.

Quintetto ideale: ovviamente Giacchetti e Moscarella per le scudettate; altrettanto logiche le altre scelte, Ostoni per il Geas, l'emergente Bernasconi per Costa e il play Poma per Ororosa; quest'ultima è figlia d'arte, giacché tutti ricorderete la grande Silvia Todeschini, regista della Comense dorata. Miglior coach Troncato del Geas.
Al di là dei due fenomeni, sono state finali all'insegna di individualità notevoli, che fanno ben sperare per la nostra annata 2007 in campo internazionale, come del resto è già avvenuto la scorsa estate con il bronzo europeo. Stavolta saranno sull'ancor più difficile scena del Mondiale U17. Peccato non poter portare una come Moscarella, ma tant'è, sarà contenta la Colombia che gli coltiviamo il fiore pregiato... <_<
Ma la domanda finale che rimane in sospeso è: hanno vinto lo scudetto quelle due perché sono troppo forti, o perché le altre squadre non sono riuscite a trovare contromisure adeguate? :huh:



mercoledì 5 giugno 2024

Wnba: Clark rookie del mese ma le "colleghe" le fanno la guerra? Sembra una soap

- C'era una volta la Wnba che navigava nel suo tranquillo anonimato, con il suo pubblico di nicchia (relativamente ai grandi sport americani) e in cui le giocatrici giocavano e basta. Poi arrivò il ciclone Caitlin Clark, insieme alle sue "sorelle" del boom mediatico di questi ultimi anni di college basketball femminile, e nulla fu più come prima. Almeno per ora. Magari tra qualche mese, o qualche anno, la bolla scoppierà e tutto tornerà nel seminato. Ma adesso è come se fosse arrivata all'improvviso l'elettricità in un paese che fino a ieri usava le candele. :woot:

Gli indici tv hanno siglato dei record (certo, non i 18 milioni della finale Ncaa ma ben sopra gli standard); gli spettatori nelle arene si sono impennati: lo scorso anno nessuna squadra arrivò a 10.000 di media, quest'anno ce ne sono 4 sopra quella quota, di cui Indiana, ovviamente la squadra di Clark, a oltre 15.000. I biglietti, si è letto, per Las Vegas-Indiana, cioè la visita di Caitlin in casa delle campionesse in carica, costavano un multiplo di quelli della scorsa finale. Si parla di una nuova franchigia in arrivo a Toronto (oltre a quella già stabilita per Golden State dal prossimo anno).
Non solo: mentre prima era quasi impensabile vedere una Taurasi, una Griner o qualunque altra star concedere qualcosa al lato estetico-voyeuristico, adesso con queste new entries super-mediatiche e super-social, i prepartita sembrano sfilate di moda; Caitlin è abbastanza sobria ma comunque si fa notare con i suoi outfits; scatenate Angel Reese e una Cameron Brink che ha fatto anche il giro degli eventi mondani di Los Angeles, sciorinando tenute da far invidia alle statue. Non so, forse c'era già chi faceva così prima; ma passava inosservata. Adesso è tutto un brulicare d'immagini e commenti nei social.
Si è letto anche che Clark ha firmato un contratto da 28 milioni con la Nike: si pensi che il suo salario come giocatrice non assommerà 1 milione nei suoi primi 4 anni, per dire che le veterane prendono di più, in base al contratto collettivo attuale, ma nemmeno lontanamente possono avvicinarsi a quei 28 milioni.

- Insomma, poteva essere pacificamente digerito tutto ciò, dallo zoccolo duro delle giocatrici della Lega? Cioè che in un mese Caitlin Clark e le altre della "new wave" ottengano più attenzioni e più soldi di quante la Wnba ne avesse ottenuti in anni e anni in cui le giocatrici si sono dannate l'anima giocando come meglio non si poteva sul piano tecnico e come più non si poteva sul piano quantitativo (si pensi al mazzo che si facevano giocando 12 mesi all'anno tra Wnba, stagione europea e nazionale dove a differenza dei maschi non mancavano mai)?
Sembra proprio di no, che non digeriscano. :angry:
E' difficile distinguere la realtà dei fatti dalla rappresentazione mediatica, perché mentre prima pullulavano tensioni e botte ma restavano nell'ombra, adesso tutto ciò che riguarda Clark e "sorelle" viene ingigantito, messo sotto la lente, scrutinato da opinionisti, sfrucugliato da orde di lovers e haters che si scannano sui social. Tuttavia, se la rappresentazione non è fasulla, la Caitlin d'America è nel mirino delle avversarie, che la stanno picchiando come un tamburo, allo scopo di demolirla nel fisico e nel morale, limitandone il più possibile le prestazioni nella speranza che presto la gente dica "Bah, non è nulla di speciale 'sta qui". L'avvertimento di Taurasi, quando ancora stava finendo la stagione Ncaa, è stato un segnale di ciò che avrebbe atteso l'aspirante Messia del basket femminile.

- Il culmine si è raggiunto qualche sera fa, quando Chennedy Carter, giocatrice dalla mascella squadrata e dai muscoli da scaricatrice di porto, cioè un elemento che sembra scelto apposta per interpretare la parte della "cattiva" in questa soap opera-Wnba, ha preso di mira Clark marcandola con ferocia, riempiendola d'insulti ("bitch" credo il più gentile) e spedendola al tappeto con una spallata gratuita a gioco fermo. Per poi rincarare la dose dichiarando qualcosa tipo "ma questa qui cos'ha di speciale, a parte forse il tiro da 3".
E' stata ulteriore benzina sul fuoco dei paladini di Caitlin, compresi illustri opinionisti tv, che stanno ravvisando un'autolesionistica "caccia alla donna" innescata dalle invidiose di Clark. Non so fino a che punto sia odiata perché idola dell'America bianca, ancor meno m'addentro su un possibile ostracismo su di lei in quanto etero (non sarà certo l'unica fra le top); perché va notato che pure Angel Reese, che bianca non è, anzi si vanta di essere "quella dal ghetto", è stata vittima di un brutale atterramento, con tentativo di strozzaggio, da parte della veterana Alyssa Thomas, un'altra che per squadratura della mascella e rocciosità del fisico è peggio di un muro di cemento se le vai a sbattere contro. E quindi forse è più un'invidia legata a questa inaudita situazione per cui giocatrici che a livello "pro" non hanno ancora dimostrato nulla fanno più soldi di chi gioca da protagonista in Wnba da anni, e fanno sembrare come se la Wnba solo adesso avesse cominciato ad esistere per il grande pubblico.

- In tutto questo, Clark (nonostante 9 sconfitte su 11 per la sua Indiana in un calendario fittissimo, forse fatto apposta per sfruttare il fenomeno finché il ferro è caldo...) ha vinto il premio di matricola del mese di maggio, con medie di 17,6 punti, 5,1 rimbalzi e 6,6 assist. Cifre che sarebbero da urlo per qualsiasi debuttante. Ma che considerando le attese messianiche nei suoi confronti vanno viste come un chiaroscuro. Anche perché si abbinano a troppe palle perse e una percentuale da 3 mediocre. Che sia solo il fisiologico adattamento a un livello di difficoltà maggiore, oppure il frutto del trattamento speciale che subisce dalle avversarie, oppure al contrario un indizio che non è divina come sembrava nel college, lo vedremo.
Non servono, invece, ulteriori indizi su una certezza ormai assodata: gli americani sono matti.