mercoledì 5 giugno 2024

Wnba: Clark rookie del mese ma le "colleghe" le fanno la guerra? Sembra una soap

- C'era una volta la Wnba che navigava nel suo tranquillo anonimato, con il suo pubblico di nicchia (relativamente ai grandi sport americani) e in cui le giocatrici giocavano e basta. Poi arrivò il ciclone Caitlin Clark, insieme alle sue "sorelle" del boom mediatico di questi ultimi anni di college basketball femminile, e nulla fu più come prima. Almeno per ora. Magari tra qualche mese, o qualche anno, la bolla scoppierà e tutto tornerà nel seminato. Ma adesso è come se fosse arrivata all'improvviso l'elettricità in un paese che fino a ieri usava le candele. :woot:

Gli indici tv hanno siglato dei record (certo, non i 18 milioni della finale Ncaa ma ben sopra gli standard); gli spettatori nelle arene si sono impennati: lo scorso anno nessuna squadra arrivò a 10.000 di media, quest'anno ce ne sono 4 sopra quella quota, di cui Indiana, ovviamente la squadra di Clark, a oltre 15.000. I biglietti, si è letto, per Las Vegas-Indiana, cioè la visita di Caitlin in casa delle campionesse in carica, costavano un multiplo di quelli della scorsa finale. Si parla di una nuova franchigia in arrivo a Toronto (oltre a quella già stabilita per Golden State dal prossimo anno).
Non solo: mentre prima era quasi impensabile vedere una Taurasi, una Griner o qualunque altra star concedere qualcosa al lato estetico-voyeuristico, adesso con queste new entries super-mediatiche e super-social, i prepartita sembrano sfilate di moda; Caitlin è abbastanza sobria ma comunque si fa notare con i suoi outfits; scatenate Angel Reese e una Cameron Brink che ha fatto anche il giro degli eventi mondani di Los Angeles, sciorinando tenute da far invidia alle statue. Non so, forse c'era già chi faceva così prima; ma passava inosservata. Adesso è tutto un brulicare d'immagini e commenti nei social.
Si è letto anche che Clark ha firmato un contratto da 28 milioni con la Nike: si pensi che il suo salario come giocatrice non assommerà 1 milione nei suoi primi 4 anni, per dire che le veterane prendono di più, in base al contratto collettivo attuale, ma nemmeno lontanamente possono avvicinarsi a quei 28 milioni.

- Insomma, poteva essere pacificamente digerito tutto ciò, dallo zoccolo duro delle giocatrici della Lega? Cioè che in un mese Caitlin Clark e le altre della "new wave" ottengano più attenzioni e più soldi di quante la Wnba ne avesse ottenuti in anni e anni in cui le giocatrici si sono dannate l'anima giocando come meglio non si poteva sul piano tecnico e come più non si poteva sul piano quantitativo (si pensi al mazzo che si facevano giocando 12 mesi all'anno tra Wnba, stagione europea e nazionale dove a differenza dei maschi non mancavano mai)?
Sembra proprio di no, che non digeriscano. :angry:
E' difficile distinguere la realtà dei fatti dalla rappresentazione mediatica, perché mentre prima pullulavano tensioni e botte ma restavano nell'ombra, adesso tutto ciò che riguarda Clark e "sorelle" viene ingigantito, messo sotto la lente, scrutinato da opinionisti, sfrucugliato da orde di lovers e haters che si scannano sui social. Tuttavia, se la rappresentazione non è fasulla, la Caitlin d'America è nel mirino delle avversarie, che la stanno picchiando come un tamburo, allo scopo di demolirla nel fisico e nel morale, limitandone il più possibile le prestazioni nella speranza che presto la gente dica "Bah, non è nulla di speciale 'sta qui". L'avvertimento di Taurasi, quando ancora stava finendo la stagione Ncaa, è stato un segnale di ciò che avrebbe atteso l'aspirante Messia del basket femminile.

- Il culmine si è raggiunto qualche sera fa, quando Chennedy Carter, giocatrice dalla mascella squadrata e dai muscoli da scaricatrice di porto, cioè un elemento che sembra scelto apposta per interpretare la parte della "cattiva" in questa soap opera-Wnba, ha preso di mira Clark marcandola con ferocia, riempiendola d'insulti ("bitch" credo il più gentile) e spedendola al tappeto con una spallata gratuita a gioco fermo. Per poi rincarare la dose dichiarando qualcosa tipo "ma questa qui cos'ha di speciale, a parte forse il tiro da 3".
E' stata ulteriore benzina sul fuoco dei paladini di Caitlin, compresi illustri opinionisti tv, che stanno ravvisando un'autolesionistica "caccia alla donna" innescata dalle invidiose di Clark. Non so fino a che punto sia odiata perché idola dell'America bianca, ancor meno m'addentro su un possibile ostracismo su di lei in quanto etero (non sarà certo l'unica fra le top); perché va notato che pure Angel Reese, che bianca non è, anzi si vanta di essere "quella dal ghetto", è stata vittima di un brutale atterramento, con tentativo di strozzaggio, da parte della veterana Alyssa Thomas, un'altra che per squadratura della mascella e rocciosità del fisico è peggio di un muro di cemento se le vai a sbattere contro. E quindi forse è più un'invidia legata a questa inaudita situazione per cui giocatrici che a livello "pro" non hanno ancora dimostrato nulla fanno più soldi di chi gioca da protagonista in Wnba da anni, e fanno sembrare come se la Wnba solo adesso avesse cominciato ad esistere per il grande pubblico.

- In tutto questo, Clark (nonostante 9 sconfitte su 11 per la sua Indiana in un calendario fittissimo, forse fatto apposta per sfruttare il fenomeno finché il ferro è caldo...) ha vinto il premio di matricola del mese di maggio, con medie di 17,6 punti, 5,1 rimbalzi e 6,6 assist. Cifre che sarebbero da urlo per qualsiasi debuttante. Ma che considerando le attese messianiche nei suoi confronti vanno viste come un chiaroscuro. Anche perché si abbinano a troppe palle perse e una percentuale da 3 mediocre. Che sia solo il fisiologico adattamento a un livello di difficoltà maggiore, oppure il frutto del trattamento speciale che subisce dalle avversarie, oppure al contrario un indizio che non è divina come sembrava nel college, lo vedremo.
Non servono, invece, ulteriori indizi su una certezza ormai assodata: gli americani sono matti.



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