sabato 15 giugno 2024

Usa: Clark lasciata fuori dalle Olimpiadi è un caso... nazionale; c'è del masochismo in tutto ciò

 Nello scorso commento sulla Wnba (vedi qua) chiudevamo con la constatazione che gli americani sono matti. La controversa esclusione di Caitlin Clark da Team Usa per le Olimpiadi 2024 ne è la prova definitiva.

Da quando è uscita la notizia, all’inizio di questa settimana, il mondo dei commentatori sportivi (e anche non sportivi) americani e quello dei socials è esploso. Non ho un misuratore d’opinioni, ma all’apparenza è ampiamente maggioritario il dissenso sulla scelta di escludere Clark dalle 12 elette.
Si distinguono, nella critica, due posizioni:
a) chi la vede come una scelta tecnica comprensibile ma pessima sul piano del marketing (ad esempio il folcloristico ma influente Stephen A. Smith: vedi qua);
b) chi accusa un complotto della fazione anti-Clark, capeggiata dalle non-bianche e non-etero (maggioritarie fra le giocatrici della Lega), che starebbe boicottando il giovane fenomeno già da prima che sbarcasse dal college alle Pro.

Qualche considerazione sparsa mia, se riesco poi a cucirle in una sintesi:

- Che sia Italia o che sia America, da 20 anni che seguo il basket femminile ho sempre quest'inquietante sensazione: ogni volta che sembra che le cose inizino ad andare per il verso giusto, c'è qualche fatto, o qualche persona, che agisce in direzione contraria, così da frenare, guastare e vanificare.
E ho l'impressione che molti si riempiano la bocca del mantra "dobbiamo far crescere il movimento, ottenere più visibilità", ecc., ma intanto pensano "col c..., meglio stare piccoli ma con noi al comando, che ingrandirsi e perdere le posizioni di controllo". :angry:
L'episodio in questione non fa che confermarlo. Improvvisamente la WNBA ha trovato la gallina dalle uova d'oro, +156% di spettatori nel primo mese, audience tv salita a livelli simili all'NBA, a Washington hanno stipato un'arena da 20.500 posti quando Clark è venuta con la sua Indiana (ed era una partita fra ultima e penultima in classifica); e che fai? Non solo la tieni fuori, ma hai tutta l'aria di averlo apposta perché il "sistema" preferisce fare a meno di lei e rimanere nell'ombra, anziché chiamarla, coinvolgendo così tutti i milioni di fans che seguono la fidanzata d'America. I quali, così, vengono ancora più rafforzati nel loro sospetto che Clark e il mondo delle "pro" americane stiano da due lati opposti della barricata, e anziché essere invogliati a seguire anche il resto della Lega (che è l'effetto virtuoso innescatosi in NCAA), avranno ancora più voglia di prima di boicottarla. Il barone von Masoch sarebbe fiero di tutto ciò. :wacko:

- Non credo (o non ho prove di) un complotto dovuto al colore della pelle o alla preferenza sessuale, anche se nella società americana sembrano questioni che pesano eccome, pur nell'anno 2024. Credo però che ci sia una gelosia (forse in italiano si dice più correttamente "invidia") da parte di chi reggeva il sistema finora, giocatrici sia dirigenti. Ed è anche comprensibile: per la massa dei fans di Clark, la WNBA finora era un cesso che non si filava nessuno, e solo ora che è arrivata lei vale qualcosa. Quando Michael Jordan sbarcò in NBA, 40 anni esatti fa, finì subito sotto i riflettori, ebbe un contrattone dalla Nike e al suo primo All Star Game fu boicottato dai veterani. Ma il fenomeno-Jordan all'epoca, fatte le debite proporzioni, non era nemmeno paragonabile all'impatto di Clark sulla WNBA attuale. Quindi figurarsi quanta gelosia corroda le stelle che sono lì da 10 anni, rendimento stellare una partita sì e l'altra pure, ma ogni giorno devono leggere fiumi di commenti social tipo "Non me n'è mai fregato un c... della WNBA, ora la guardo solo perché c'è Caitlin" (e spesso ce n'è di più volgari).
Tutto questo per dire che è possibile che ci sia stato un sondaggio d'opinioni, da parte del comitato di selezione, fra le veterane della Lega a proposito dell'eventuale convocazione di Clark, e quelle abbiano fatto capire che non la volevano.

- E’ evidente che sul piano prettamente tecnico, Clark non è (per ora) tra le migliori 12 giocatrici americane assolute. Le pari-ruolo convocate sono tutte stelle consolidate, lei ancora no. Anche se fa strano che Chelsea Gray, una delle guardie convocate, non abbia ancora giocato mezza partita nella Wnba di quest’anno, eppure ha il posto garantito su fiducia. Va detto che le convocazioni olimpiche tendono ad essere molto conservatrici, un po’ dappertutto. Non è l'occasione in cui si fanno esperimenti o si regala spazio alle giovani. Pure in America dove il ricambio dei talenti non è certo un problema. Delle 12 convocate per Parigi, sono 7 quelle che erano già a Tokyo ’21 (Loyd, Gray, Taurasi, Collier, Stewart, Wilson e Griner), mentre fra le esordienti Plum e Young hanno vinto l’oro nel 3x3; restano Ionescu, Copper e Alyssa Thomas come novizie vere e proprie. Età media sui 30 abbondanti.

- Però la presenza di Clark avrebbe avuto un senso, non solo legato al marketing, se si fosse concesso un posto a una rappresentante dell'NCAA, quale Caitlin era sino a pochi mesi fa. Ci sono almeno 3 casi recenti in cui è stato tenuto un posto nel roster olimpico per una “rookie” appena uscita dal college: Taurasi nel 2004, Candace Parker nel 2008, Stewart nel 2016. Obiezione: “Grazie al c…, erano dei fenomeni che stavano già dominando da matricole in Wnba”. :unsure: Può darsi, ma si trattava di premiare con un posticino nel roster una che ha obiettivamente fatto i miracoli a livello di college; e il Comitato USA non può raccontarci che se chiama Clark al posto di una di quelle 12, rischia di mancare l’oro, dopo 20 anni che non perde mezza partita.
In un dibattito trovato su YouTube ho sentito un'opinionista, per giustificare la scelta, avvertire che "abbiamo rischiato di perdere col Belgio pochi mesi fa"; ok, ma era un'amichevole; e poi, ripeto, vuoi farmi credere che la differenza tra vincere o perdere col Belgio, per le americane, sia avere Clark come dodicesima al posto di un'altra guardia?

- Ma quindi deve prevalere l'aspetto tecnico o quello promozionale in una selezione per le Olimpiadi? Gli USA erano nella fortunata posizione di poter prendere ambo i piccioni con una fava.
Una donna che è membro del comitato di selezione (forse la capa, non vorrei essere impreciso) ha detto che “il nostro scopo è vincere l’oro, non fare propaganda”. :D: Ottusità pura. Alle Olimpiadi, è vero, si gareggia per fare risultato, ma al contempo ogni sport si mette in vetrina per aumentare la sua popolarità. Scopo che si ottiene nel modo più diretto con le vittorie; ma nel basket femminile, come si è già visto molte volte durante l’infinita collezione di ori americani (dal ’96 al 2021), vincere non basta a smuovere un interesse superiore al minimo sindacale. Il che spiace, perché gli Usa femminili (a differenza dei maschi) hanno sempre giocato in modo impeccabile, oltre a presentarsi sempre con le migliori in assoluto. Ma proprio per questo, paradossalmente, non hanno mai suscitato particolari entusiasmi, se non ad Atlanta ’96, quando erano in casa, c’era l’oro da riconquistare (nel ’92 aveva vinto l’ex Urss) ed era in rampa di lancio la Wnba per cui il marketing lavorò sodo. Dopo, però, è stato arduo avvincere le plebi americane con cavalcate scontatissime in cui le partite sudate si vincevano di 20…
Davvero un peccato, perché è come se l’eccellenza fosse un difetto anziché un pregio, dal punto di vista dell’interesse suscitato. E spiace ancor di più che nessuna delle grandi campionesse prodotte dal basket Usa negli ultimi 20 anni (Taurasi, Delle Donne, Candace Parker, Sue Bird, Stewart, Griner, ecc.) abbia mai calamitato l’amore delle masse com’è riuscita a fare Caitlin Clark. Ma questa è la realtà. E stavolta che c'era l'occasione d'oro di cambiare tutto, che fai, la butti via? Sì.

- Un altro paradosso è che due "paggette" di Clark, nella nidiata di personaggi-cult dell'Ncaa degli ultimi anni, alle Olimpiadi ci andranno. A Cameron Brink, la statuaria bionda ex Stanford, e che adesso è rookie a Los Angeles, è stato dato un posto per Parigi nella Nazionale 3x3, così come alla stelluccia, molto "uccia" nel senso che viene da una stagione negativa, Hailey Van Lith, guardiola che deve parte della sua popolarità al visino carino e ai codini da country girl. E se guardi il ranking mondiale, non è che le due siano le migliori americane: Van Lith è 29esima, Brink 68esima.

- Chiudo con due screenshot allegati qui sotto, un piccolo saggio del caravanserraglio di questi giorni: su uno ci possiamo ridere sopra, è l'annuncio (fake, ovviamente) che Clark, snobbata dagli USA, sarebbe pronta a giocare per l'Italia alle Olimpiadi (e migliaia mettono "mi piace" senza nemmeno controllare se l'Italia ci sia o meno, a Parigi); l'altro, più serio e preoccupante, è una polemica specchio della lotta tra fazioni che sta usando Clark come pedina per i propri giochi (in sostanza Caitlin ha detto che non può farci molto se il suo nome viene usato per sostenere cause che non hanno niente a che fare col basket, come il razzismo e l'omofobia; e un'altra giocatrice la rampogna dicendole che non può lavarsene le mani). Speriamo che non le facciano passare la voglia di giocare, che in NCAA sprizzava così meravigliosamente; ma il tempo delle mele è finito, e ora c'è quello delle botte da orbi, delle frasi taglienti delle "colleghe", del circo equestre di fazioni che si scannano usando lei come pupazzo. Auguri.

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