- Nel mezzo di un discorso in cui parlava soprattutto d'altro, dell'Eurolega maschile, l.a.d. della Virtus Bologna, Baraldi, ha annunciato, nella giornata poco memorabile del 20 giugno, la chiusura della prima squadra femminile.
In casa propria, ognuno è padrone. Non si può pretendere che uno spenda in eterno soldi che non valuta più di poter, o voler, spendere per il nostro sollazzo. Certo, però, dai proclami di grandeur più volte scanditi nel 2022/23, e da patron Zanetti che s'inginocchia festante di fronte alle sue ragazze che hanno conquistato la Supercoppa, a questa repentina chiusura di baracca e burattini, la distanza non è breve. Come quando uno ti giura grande amore, "faremo grandi cose insieme", e poi al primo alito di vento contrario ti molla, e perché? "Perché sì".- A oggi, una motivazione concreta del gesto estremo non è stata fornita dalla società. Non credo che Zanetti si sia stufato di colpo di quello che sembrava il suo giocattolo preferito non molto tempo fa. Difficile immaginare che fosse così ignaro della realtà del femminile da pensare che ci sarebbe stato molto più seguito di quello che ha avuto, in una città dove l'offerta sportiva, e di basket in particolare, è più che abbondante (anche se manca la pallavolo di vertice).
Quello che s'intuisce è che essendo finite le vacche grasse per il gruppo Segafredo, tutte le risorse disponibili vanno destinate alla squadra maschile, quella che genera interesse e fatturato. Che fossero 3,5 milioni, o 5 come dicono altri, quelli del budget annuo della Virtus donne nelle ultime stagioni, vanno tutti dirottati agli uomini per tamponare il ridimensionamento che comunque c'è.
- Ridimensionamento che, a quanto pare, è stato scartato come opzione per la Virtus femminile, dopo che nelle ultime settimane sembrava l'ipotesi più accreditata, o perlomeno così filtrava dalla cortina di silenzio che era calata fin dall'indomani della debacle nei playoff con Ragusa (parliamo del 1° maggio o dintorni). Invece non lo era, oppure c'è stata una svolta negli ultimi giorni, quando è finita la finale scudetto maschile e c'è stato da fare i conti concreti per il prossimo anno.
- Lasciando perdere gli ottusi che esultano perché così, invece di dare 250.000 euro, o quello che è, a Zandalasini, li si darà a uno Zandalasovski qualsiasi per arrivare magari noni anziché decimi in Eurolega, la scelta spacca i pareri, ed entrambi hanno ragion d'essere. C'è chi dice "Giusto così, non aveva senso una Virtus mediocre, al ribasso". Altri dicono: "Perché, invece ha senso mollare tutto di punto in bianco?". In effetti, al primo anno (poi interrotto per Covid) la Virtus non si fece problemi a gestire una squadra da salvezza e nulla più. L'anno dopo era già da semifinale e poi fece le due finali perse. Chiaro, però, che tornare in giù dopo essere stato al vertice è come tornare a fare l'impiegato semplice in un'azienda dove sei stato dirigente.
- Dovremmo essere vaccinati agli addii, anche delle società più importanti. Sono scomparse tutte le società che hanno vinto lo scudetto dal 1990 a oggi, tranne Schio e Venezia: ovvero Cesena, Comense, Priolo, Parma, Taranto, Napoli, Lucca. Figurarsi se contiamo chi non ha mai vinto lo scudo: è un cimitero di guerra.
E quindi perché stavolta fa più male del solito? Perché è la fine di un sogno che l'ingresso della Virtus, 5 anni fa, e poi gli investimenti possenti, e poi i 5300 spettatori e l'aura di "grandeur", avevano alimentato. Uno dei marchi più importanti del basket italiano avrebbe trainato, si vagheggiava, l'intero movimento femminile verso un'altra dimensione. Certo, c'era chi lanciava l'allarme sull'effetto negativo che i costi gonfiati dal nuovo operatore, un elefante nella cristalleria, avrebbe potuto provocare. Ma senza dubbio i pro erano superiori ai contro. Per il giro di soldi, di potenziali spettatori, per l'immagine, perché si poteva dire con orgoglio "ehi, guardate, la grande Virtus crede nel femminile".
- Tutto a rotolacci. Ma come hanno reagito le istituzioni? La Lega ha rilasciato il seguente comunicato:
"La società Virtus Bologna ha dichiarato ufficialmente alla Federazione Italiana Pallacanestro e alla Lega Basket Femminile di voler rinunciare alla domanda per il rilascio di Licenza Nazionale ai fini del riconoscimento del titolo per l'ammissione al Campionato di Serie A1 Femminile per la stagione sportiva 2024/2025.
Pertanto la società Virtus Bologna ha dichiarato di rinunciare alla domanda per la concessione della Licenza Nazionale suddetta e conseguentemente alla richiesta di riconoscimento del titolo per la partecipazione al Campionato di Serie A1 Femminile per la stagione 2024/2025".
Che sembra un po' come quando una tipa molla il tipo e quello ripete inebetito "Mi ha mollato. Mi ha lasciato. Mi ha mollato. Mi ha lasciato".
La Fip non risulta aver comunicato alcunché. Paradossale che proprio nell'anno in cui si prepara a ospitare Eurobasket Women 2025, Bologna abbia perso la squadra.
- Ma possibile davvero che s'incassi la notizia senza battere ciglio? Nessuno che prova a far cambiare idea alla società, o perlomeno che s'incazzi per il danno d'immagine collettivo che provoca questo abbandono? Perché la notorietà della Virtus Bologna fa sì che non sia un addio come un altro, che passa inosservato a parte la nicchia degli appassionati. "La Virtus lascia il femminile" era scritto dappertutto in Rete nei giorni scorsi. Le altre società non s'incazzano per il depauperamento del valore complessivo del prodotto.
Oppure le altre squadre tutto sommato si fregano le mani perché "una forte in meno tra le scatole", e ci sono giocatrici arraffabili a prezzo ridotto. Si può capire ma non sarebbe molto lungimirante.
Non ho idea se ci sia margine di ripensamento, magari trovando un budgettino che tenga in vita la squadra femminile senza togliere nulla alla maschile.
- Ma la defezione della Virtus Bologna è solo la punta dell'iceberg. Negli stessi giorni ha annunciato la defezione dall'A1 - con richiesta di A2 - la Virtus Eirene Ragusa. Questo è un caso che sembra più correlato all'aumento dei costi legato alle nuove norme sul lavoro sportivo; ma anche forse a un venir meno di stimoli e risorse dopo 11 anni vissuti al vertice, che non sono pochi nel femminile. Un esaurimento fisiologico come quello di Lucca lo scorso anno.
Mentre il terzo possibile "crac", quello dell'Oxygen Roma che non dà notizie di sé da settimane, è un'altra tipologia ancora: una proprietà che di punto in bianco entra in A1 e dura quanto durano i soldi e gli stimoli, cioè evidentemente poco. Una casa nella sabbia: e se crollano quelle che sembravano sulla roccia, figurati quelle su terreno friabile... Tutto ciò se finirà male, s'intende. Lasciamo un minimo di speranza finché non c'è nulla di ufficializzato.
- Rispetto a 12 mesi fa, in ogni caso, tramonta l'utopia delle metropoli come volàno per la crescita: c'era entusiasmo per l'ingresso di Milano e Roma in A1, c'era appunto Bologna come punto di riferimento. Adesso, che ne rimane? A Milano la stagione è stata depressiva sul piano dei risultati e non certo esaltante sul piano delle presenze di pubblico o di interesse (perlomeno, nessuna differenza in positivo s'è percepita rispetto agli anni dell'A2, salvo all'inizio quando c'era la novità); a Roma - dove il fabbisogno di basket d'alto livello non è soddisfatto dal maschile - c'è stato un seguito non da poco, ma se il club si scioglie subito "andrà tutto perduto come lacrime nella pioggia", o come diavolo era la frase famosa di Blade Runner; Bologna ha detto "ciao, me ne vado, mi dispiace".
- Se rinuncia anche Roma, siamo a 6 defezioni in due anni (dopo Crema, Moncalieri e Lucca l'estate scorsa). Fossimo catastrofisti, diremmo che si sta sgretolando il campionato. Sforziamoci di non dirlo, certo però suona involontariamente auto-ironico il comunicato emesso da LBF appena 3 giorni prima della defezione della Virtus Bologna, ovvero là dove, dopo aver ribadito il sostegno a Petrucci e aver smentito le voci di dissensi interni, chiude così:
"La pallacanestro femminile ha intrapreso negli ultimi anni un importante processo di crescita e visibilità, con un lavoro costante da parte di tutte le componenti e una progettualità frutto della preziosa collaborazione tra LBF e FIP, fondamentale non solo per il basket di vertice ma per l’intero movimento cestistico nazionale."
Contrariamente a chi rinfaccia spesso a Fip e Lega di dire che "il movimento è in salute", io trovo logico che ogni venditore parli bene del suo prodotto e lo dipinga meglio di quello che è. Però c'è una realtà che fa a pugni con l'ottimismo. Se il risultato di questo "importante processo di crescita e visibilità" è che ogni anno ti mollano 3 pezzi, e quest'anno pure da novanta visto che perdi una semifinalista, la vincitrice della Supercoppa e la capitale (sempre se confermato), se non c'era 'sto processo, cosa succedeva? Che si ritiravano tutte e 13? Occhio che l'A1 è già adesso insostenibile per molti; se i costi fissi continuano ad aumentare (i Nas, le tasse d'iscrizione, il palazzetto da 800 posti, i procuratori che chiedono di più anche se le società non ricavano di più; eccetera), rischia di diventare insostenibile per quasi tutti. Anche per chi in apparenza, e credo anche in sostanza, aveva fatto tutto per bene come Costa Masnaga o Crema, due fra le recenti rinunciatarie.
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